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Pointe a Pitre, Guadalupa- Il sogno di Giancarlo Pedote e di tutta la vela italiana ha cambiato colore, da un oro splendente a un argento che sa di impresa, perché resta la sostanza di un grandissimo risultato. La Transat 2013 va al francese Benoit Marie che con il suo proto FRA 667 Benoitmarie.com (progetto Finot del 2007, già vincitore della Transat nel 2009) ha concluso alle 22h 46m 05s CET, terminando la regata in 18g 13h 01m 05s, a una velocità media di 8,25 nodi. Complimenti a lui per la tenacia con cui da outsider ha inseguito Pedote per 15 giorni sui 18 di regata, riuscendo a recuperare 47 miglia nelle ultime 50 ore di regata.

Giancarlo Pedote subito dopo l'arrivo. Foto Vapillon
Giancarlo Pedote subito dopo l’arrivo. Foto Vapillon

“La Minitransat è molto faticosa ma anche incredibile. Freud ha detto che la felicità è un sogno di bambino portato all’età adulta. Ebbene, penso di essere diventato adulto…”, è stato il primo commento dopo l’arrivo di Benoit Marie, 36 anni, alla sua prima grande vittoria nella classe Mini 650.

Benoit Marie nelle ultime miglia lungo le coste della Guadalupa. Foto Transat 650
Benoit Marie nelle ultime miglia lungo le coste della Guadalupa. Foto Transat 650

Giancarlo Pedote, autore di una grandissima prova che ha reso orgogliosa tutta la vela italiana, che lo ha seguito con passione e attenzione, ha tagliato il traguardo alle 01:41, poco meno di tre ore dopo Marie. Il suo tempo è stato di 18g 15h 56m 30s a 8,20 nodi di media. Ricordiamo anche che Pedote e Prysmian hanno stabilito la miglior percorrenza nelle 24h, con ben 273 miglia alla strabiliante media per un Mini di 11,37 nodi.

Un risultato importantissimo, che ha tenuto svegli fino a tarda notte centinaia di velisti e appassionati italiani che hanno atteso l’arrivo del velista fiorentino. Una prova che, crediamo, cambierà completamente l’approccio della nostra vela alla disciplina oceanica, dopo questa Transat preparata da Pedote a Lorient con tanto impegno e professionalità.

Prysmian all'arrivo
Prysmian all’arrivo

Queste e prime dichiarazioni di Pedote:

“Dopo tre settimane di silenzio, il cervello fa un po’ di fatica a capire… Ho dato veramente tutto e ci ho creduto fino alla fine. Sono contento di non aver lasciato nulla d’intentato”. “Ho avuto diverse rotture ma ho riparato tutto, il mio deficit di velocità nelle ultime 300 miglia è stato dovuto ai danni al bompresso, mi sono quasi intossicato con le stratificazioni per tentare le riparazioni”.

Sulla rottura del bompresso”Certo non mi aspettavo un finale del genere. A 300 miglia dall’arrivo è scoppiato il bompresso: mi sono immediatamente concentrato sulla riparazione, determinato a lottare sino all’ultimo. Dopo tre ore avevo completato la laminazione e dopo cinque già navigavo sotto gennaker, ma ho comunque perso terreno e le performance sono risultate penalizzate. Inoltre, effettuando la riparazione mi sono intossicato con le esalazioni delle resine e ho riportato alcune ustioni alle mani, dato che sono entrate in contatto con gli agenti chimici. Resta comunque il fatto che la vela è uno sport meccanico e sono cose che possono capitare”.

Sulla regata: “Ho avuto molti problemi, già a partire da Sada: un’onda mi ha preso, la barca ha immerso la prua nell’acqua, io ho urtato molto violentemente la coscia contro un winch, il timone si è completamente staccato e ho passato le 2 ore successive con le mani in acqua. Poi a 5 miglia da puerto Calero mi sono accorto che avevo una crepa nello scafo, quindi mi sono detto “o mi fermo o faccio resina” e ho deciso di fare resina, che ha tenuto, ma ho finito tutta la resina che avevo in barca. A 300 miglia dall’arrivo ho rotto il bompresso, è li che ho perso molto. Avevo un sacchetto con la silice per fare la resina, che si è bucato e la polvere ha invaso tutto l’interno e mi sono intossicato. Alla fine non avevo più guanti, ho fatto la resina con le mani. Quindi ho avuto molte rotture, ma sono riuscito a riparare tutto”.

La mano del minista Pedote dopo 18 giorni di regata, tra vetroresina impastata, calli e scottature. Foto Vapillon
La mano del minista Pedote dopo 18 giorni di regata, tra vetroresina impastata, calli e scottature. Foto Vapillon

Abbiamo raggiunto questa mattina Stefania Salucci, la moglie di Pedote, in Guadalupa, che ci ha detto che Giancarlo sta ovviamente dormendo per recuperare dopo 18 giorni di regata estenuante. Non appena sarà raggiungibile sentiremo le sue impressioni più a freddo, dopo le prime dichiarazioni.

Un risultato comunque storico per la vela tricolore, che ottiene il miglior piazzamento di sempre alla classica transatlantica, una regata durissima durata 18 giorni (e durerà ancora molto per tutti gli altri ancora ben lontani dalla Guadalupa, a parte Aymeric Belloir che tra poco meno di tre giorni vincerà tra i Serie) che Pedote aveva preparato bene per disputarla ancor meglio. Resta il dubbio su cosa sia successo nelle ultime 200 miglia e non potrà che essere il velista fiorentino a fornire una spiegazione tecnica.

Giancarlo Pedote si conferma un velista preparato e serio, che meriterebbe in pieno un investimento ulteriore per passare a una classe maggiore, con il suo progetto Imoca 60 che adesso potrebbe prendere il volo dopo questa splendida campagna Mini. Se lo merita.

Prysmian nelle ultime miglia. Foto Francesca Pradelli
Prysmian nelle ultime miglia. Foto Francesca Pradelli
Subito dopo l'arrivo l'incontro di Pedote con la moglie Stefania e l'erede... Foto Guyader
Subito dopo l’arrivo l’incontro di Pedote con la moglie Stefania e l’erede… Foto Guyader

 

Il video dell’arrivo di Marie:

Teaser arrivée de Benoit Marie, premières… di

L’albo d’oro della Minitransat:
1977 Daniel Gilard
1979 Norton Smith (USA)
1981 Jacques Peignon
1983 Stephane Poughon
1985 Yver Parlier
1987 Gilles Chiorri
1989 Philippe Vicariot
1991 Damien Grimont
1993 Thierry Dubois
1995 Yvan Bourgnon
1997 Sébastien Magnen
1999 Sébastien Magnen
2001 Yannick Bestaven
2003 Armel Tripon
2005 Corentin Douguet
2007 Yves Le Blevec
2009 Thomas Ruyant
2011 David Raison

2013 Benoit Marie

Benoit Marie nelle ultime miglia di regata
Benoit Marie nelle ultime miglia di regata

 

8 COMMENTS

  1. Il perché del “mistero” dell’abbassamento di velocità di Prysmian negli ultimi due giorni della regata, dopo che aveva superato e messo di poppa l’avversario di ben 47 miglia, dando quasi per scontata la sua vittoria, lo ha già detto Giancarlo: ha avuto problemi col bompresso che è riuscito a superare parzialmente con una riparazione d’emergenza ma che gli hanno poi impedito di mantenere l’andatura di migliore VMG per non sollecitarlo più di tanto, altrimenti si sarebbe rotto definitivamente. In poche parole ha dovuto mantenersi col vento quasi in fil di ruota invece di portarsi al gran lasco per far resistere il bompresso. Il vincitore morale di questa mini transat resta comunque lui, è stato grande, ha fatto fare un grande passo avanti alla vela d’altura italiana!

  2. peccato per il secondo posto. resta comunque una strepitosa prova di Pedote che ha dimostrato di aver preparato alla grande la regata. ottima strategia e lettura della regata.
    poi sappiamo che la sfiga ha sempre un binoccolo…..

  3. Il commento dell’amico Giancarlo Basile – con cui abbiamo “vissuto” giorno per giorno la regata per telefono – chiarisce i motivi dello sfortunato finale di Pedote, che rimane comunque un’ulteriore brillante affermazione della vela d’altura italiana, che spesso non riceve dai media e dalla Federazione l’attenzione l’attenzione che meriterebbe.

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