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Roma- Meno parole, più fatti. La politica deve avere il coraggio di prendere decisioni forti per il bene dell’Economia del Mare e del Paese. È forte la necessità di un Contratto Collettivo Nazionale dedicato e politiche fiscali-amministrative lungimiranti. Sono questi, in sintesi, i punti chiave che alcune associazioni di categoria hanno evidenziato in occasione del convegno “La nautica al lavoro è Lavoro per il Paese”, organizzato questa mattina dal Partito Democratico al Palazzo di Santa Maria in Aquiro a Roma.

Diverse le forze politiche che vi hanno presenziato e, soprattutto, imprenditori intervenuti per manifestare le loro preoccupazioni per un settore che potrebbe contribuire alla crescita del Prodotto Interno Lordo in maniera significativa e che invece, per colpa di alcune politiche “scellerate” (come sono state definite da alcuni partecipanti al workshop), anno dopo anno rischia di naufragare completamente. Tanto che, come ha sottolineato Gian Marco Ugolini dell’Osservatorio Nautico Nazionale, “dal 2008 a oggi abbiamo assistito a un crollo del mercato nazionale pari al 90%, con la produzione interna che rappresenta dunque solo il 10%”. Al di fuori dei numeri, questo dato indica che in sostanza la domanda interna è sparita.

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da sinistra verso destra: Anton Francesco Albertoni (Presidente UCINA), Luigi Zanda (Capogruppo PD al Senato), il senatore Raffaele Ranucci, il senatore Armando Cirillo

 

A organizzare e introdurre il convegno è stato il senatore PD Raffaele Ranucci. Il primo senatore a prendere la parola è stato Luigi Zanda, capogruppo PD in Senato. Il suo discorso si è incentrato soprattutto sul concetto di patrimonio ponendosi la questione “se vogliamo consumare pezzo per pezzo fino a suo esaurimento oppure proteggerlo e metterlo a reddito?”. Per il senatore del Partito Democratico diviene essenziale “definire regole chiare e precise per porre fine alla cattiva usanza degli operatori di disinteressarsi su come funzioni lo Stato senza poi pagarne le conseguenze”. Per Zanda diviene quindi prioritario anche “rammendare le strutture portuali esistenti, riqualificarli e rivitalizzarli grazie a servizi più moderni e tecnologicamente avanzati”. “Dobbiamo assolutamente evitare – ha ricordato il capogruppo – quanto accaduto in passato con gli aeroporti, quando una politica scellerata ha aiutato ad aumentarne il numero senza una loro valorizzazione  a livello internazionale”.

Dopo Luigi Zanda è intervenuto Gian Marco Ugolini, curatore del rapporto annuale dell’Osservatorio Nautico Nazionale, che ha snocciolato i dati per meglio far comprendere al pubblico in sala “la situazione delicata e drammatica in cui versa la nautica e l’indotto a essa collegata”. A iniziare dalle immatricolazioni delle barche: nel 2012 sono state registrate 932 nuove unità (365 a vela, 556 a motore, 11 navi) contro le 4.500 del 2008. “Dobbiamo ricordare che il 99% delle barche sopra i 10 metri e buona parte di quelle fra i 7 e i 10 sono state acquistate con il leasing e quindi con tracciamento bancario”, ha sottolineato il professore.

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“Il fatturato globale dell’industria nautica, se da una parte era cresciuto sulla spinta della circolare sul leasing, dall’altra è stato affossato dall’adozione della tassa di possesso in un momento delicato per tutto il comparto dovuto alla crisi economica”. Difatti se nel periodo 2008-2012 la nautica ha registrato una flessione del 59%, facendo entrare nelle casse delle aziende 2 miliardi di euro contro i 6 del 2008, da quando è entrata in vigore la tassa di possesso (biennio 2011-2012) il fatturato globale è diminuito del 27%. Ne hanno risentito anche i sottocomparti come accessori (-46,2%), refit (-58,1%) e motori (-50,4%).

Secondo l’Osservatorio, “con l’approvazione della tassa di stazionamento l’industria ha registrato l’85% in meno della produzione per il mercato nazionale, mentre l’export è tornato ai livelli pre-crisi; il turismo nautico ha avuto -26% dio contratti di ormeggio annuali, -34% dio ormeggio in transito, -39% di ricavi per gli approdi e gestione pubblica, -56% la spesa turistica dei diportisti sul territorio, -21% il fatturato del settore charter.  A completare il quadro la fuga del 26% della flotta da diporto”. A fine 2012 il gettito della tassa è stato dio 24,5 milioni di euro contro io 150 milioni previsti dall’esecutivo.

Gian Marco Ugolini
Gian Marco Ugolini

“Oltre a dare in passato lavoro a oltre 85.000 persone, l’economia del mare contribuiva al PIL in maniera importante – conclude Ugolini – visto anche che la spesa media per diportista, depurata dal costo d’ormeggio, è il doppio dio quella effettuata dal turista cittadino”.

Anton Francesco Albertoni, presidente di UCINA, durante il suo intervento ha insistito molto sulla necessità delle politica di agire subito e con coraggio. “La politica deve fare delle scelte per le aziende e le persone che ci lavorano. L’Italia è un Paese che non potrà scommettere su tutti io settori dell’economia e uno dio questi è la nautica che muove io motore dell’economia nazionale e dell’indotto”.

Il presidente dio UCINA ha poi aggiunto come “sia essenziale per ripartire rimediare agli errori del passato rivedendo la fiscalità e dando norme chiare, applicabili, razionali e premianti”. Per lui il secondo passo da compiere diviene la rivitalizzazione del mercato interno per crescere. “Abbiamo perso 250 aziende e questo significa perdere la possibilità di creare posti di lavoro, indispensabili per contribuire alla crescita dell’offerta”.

Tassa-di-stazionamento-sulle-barche

A conclusione del convegno su Nautica e Turismo sono intervenuti alcuni imprenditori, come Giovanna Vitelli del Gruppo Azimut-Benetti e Andrea Razeto dell’azienda omonima, che hanno messo in luce alcuni punti giudicati da loro indispensabili per ripartire: la necessità di un Contratto Collettivo Nazionale specifico, la riduzione dell’IVA sui charter, legislazione più chiara, burocrazia semplificata. Inoltre per Roberto Perrocchio  di Assomarionas l’esecutivo deve rivedere lo sproporzionato aumento dei sovra canoni demaniali regionali sulle concessioni marittime: “Attualmente ci sono 30 marina, come Varazze o Riominio, che sono in grosse difficoltà economiche a causa della Finanziaria del 2007 che ha esteso l’applicazione dei canoni anche alle strutture nate prima del 2007, strutture che hanno investito molto per la loro valorizzazione e che adesso sono scoperte, senza possibilità di pagare il canone”.

A queste due problematiche, Giovanna Vitelli ha aggiunto “che è sbagliata l’equazione armatore=evasore e che l’ossessiva attività di controllo della Finanza non fa altro che scoraggiare il turista da diporto che preferisce navigare in acque più tranquille”.

1 COMMENT

  1. C’è da sperare che il governo nascente prenda in seria considerazione i grossi danni causati dal governo Monti alla nautica, che rappresenta una fetta importante dell’economia nazionale, e cominci a porvi rimedio.

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