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Questo mese abbiamo chiesto al nostro opinionista oceanico Marco Nannini di analizzare la Class 40, una delle classi in maggior fermento nella regata oceanica o comunque nella grande altura. Nella Class 40 si sono impegnati diversi velisti italiani con risultati che iniziano ad arrivare e i designer continuano a proporre interessanti progetti. Ricordiamo che lo stesso nannini è tutt’ora armatore di un Class 40, Financial Crisis, con cui ha ottenuto il secondo posto all’ultima Global Ocean Race e che sta riportando in questi giorni in Italia dall’Inghilterra. Ecco il suo interessante articolo:

L’evoluzione dei “Class40”

L’associazione Class40 nasce nel 2004 e nel 2005 annuncia il regolamento di stazza, una “box rule” piuttosto semplice che gli organizzatori, si dice, tentarono di contenere in appena due pagine. Questa nuova classe, lanciata al momento giusto e con la formula giusta, andava a coprire l’evidente buco esistente tra i Mini Transat 6.50 e i mostri IMOCA Open 60. La Classe Open 50 stava perdendo di vitalita’ e per chiunque avesse intenzione di avvicinarsi all’altura e alle regate transatlantiche le opzioni erano davvero poche, la Classe Figaro che si corre in monotipo e’ notoriamente frequentatata da professionisti e offre comunque una sola “lunga”, la Transat AG2R, gli altri eventi erano principalmente in IRC, come la Transquadra o la OSTAR.

I Mini 6.50, si sa, sono la palestra di tutti i professionisti, ma rimangono barche piuttosto “scomode” e che richiedono una certa dose di “passione” specie quando il vento aumenta e il cestino di queste lavatrici inizia a ruotare mettendo alla prova la volonta’ dei piu’. Dunque, eccenzion fatta per le regate in IRC, l’associazione Class40 si proponeva di definire un regolamento di stazza che desse vita a una classe di barche da regata, sicure e capaci di una transatlantica, ma dai costi abbordabili tanto da poter offrire uno sbocco sia ai professionisti in ascesa dalla Classe Mini sia offrire l’opportunita’ a non professionisti di poter partecipare ad un circuito di regate d’altura e di transatlantiche, io ovviamente cadevo in questa seconda categoria quando ho iniziato a seguire la classe.

Phil Sharp vince la Route du Rhum 2006 con lo scafo numero 4, un Pogo
Phil Sharp vince la Route du Rhum 2006 con lo scafo numero 4, un Pogo

La box rule della Class40 impose una lunghezza massima, un baglio massimo, un pescaggio massimo, un’altezza massima dell’albero, un peso minimo. Consenti’ l’uso del carbonio solo nella realizzazione dell’albero, boma e bompresso ma lo vieto’ nella costruzione dello scafo che doveva essere in vetroresina. La chiglia doveva essere fissa anziche’ basculante e l’uso dei ballast avevano l’obbiettivo di semplificare al massimo la tecnologia richiesta in costruzione, e anche il numero di vele fu limitato a 8 di cui solo 2 possono essere di materiali cosiddetti esotici (carbonio, kevlar) sempre con l’obbiettivo di contenere i costi. Ci sono ulteriori regole ovviamente, per esempio quella che stabilisce il momento minimo e massimo di raddrizzamento che impone implicitamente dei limiti sui design.

Il risultato fu quello di creare una classe relativamente abbordabile dove rimaneva pero’ ampio spazio per i designer di sperimentare ed esprimere le loro idee. Non un monotipo dunque, i vari design sono diversi fra loro e si sono evoluti nel corso degli anni.

Il successo della classe fu immediato e i principali cantieri sfornarono subito i loro primi Class40, Jumbo, Akilaria e Pogo mentre altri designer iniziavano a studiare i primi prototipi. La consacrazione definitiva avvenne con l’edizione 2006 della Route du Rhum, storica regata francese, dove praticamente dal nulla, dopo poco piu’ di un anno dalla creazione del regolamento di stazza la Class40 annoverava 54 scafi di cui 25 barche alla partenza di questa regata diventando la classe piu’ numerosa.

Queste prime barche vivevano ancora in un limbo in cui la classe, i suoi armatori, i designer e i cantieri dovevano ancora dare una direzione allo sviluppo delle barche, da un lato barche di serie come gli Akilaria RC1 (la barca con cui ho partecipato alla Global Ocean Race) venivano proposti con interni spogli o “ammobiliati” da crociera e con armi “meno spinti” o in “versione regata”. Si cercava dunque di abbracciare un pubblico piu’ ampio possibile di “esperti amatori” e di professionisti senza il budget per una campagna su un Open 50 o 60.

Test di raddrizzamento previsto dalla Box Rule Class40
Test di raddrizzamento previsto dalla Box Rule Class40

A mio parere il vero punto di svolta lo segnò Giovanni Soldini, quando decise di “scendere in campo” con il primo vero prototipo pensato e studiato esclusivamente per essere il piu’ veloce possibile dalla penna di uno dei piu’ quotati dei giovani designer francesi, Guillaume Verdier. I risultato fu il “Tyker” ITA55 Telecom Italia con cui Soldini e Pietro D’Ali’ esordirono e vinsero la Transat Jacque Vabre 2007. Giovanni aveva dunque messo in piedi un progetto ad altissimo livello in una classe ancora giovane dove su alcuni modelli si potevano ancora scegliere la disposizione e i colori degli arredi della dinette. Per esempio sulla mia barca, prima di averci messo mano eliminando il superfluo, in origine c’era il piatto doccia, il lavandino, il frigo, la cabina armatoriale, tutto inutile se si vuole essere veloci. Il “Tyker” aveva un pozzetto che era studiato per le regate in solitaria o in doppio e non ammetteva compromessi come su altri modelli “di serie” che volevano essere apprezzati anche da chi volesse regatare in equipaggio.

Giovanni Soldini e Pietro d'Ali' alla Transat Jacque Vabre 2007
Giovanni Soldini e Pietro d’Ali’ alla Transat Jacque Vabre 2007

Nel 2007 alla Transat Jacque Vabre (in doppio) e nel 2008 alla Artemis Transat (in solitaria) il progetto di Verdier su cui correva Soldini non aveva a conti fatti alcun rivale alla pari, e anche il budget lo dimostrava, in entrambe le regate fu un Akilaria RC1 ad arrivare secondo ma nel 2006 questo progetto di serie di Marc Lombard costava di listino intorno ai 250 mila Euro, il “Tyker Evolution” Telecom Italia costo’ oltre 600 mila Euro, creando di fatto un nuovo standard.

Ci volle un po’ prima che altri designer riuscissero a concepire e realizzare altre barche di quel calibro, forse c’era un’altra eccezione, il Rogers N.30 di Tanguy de Lamotte che pero’ al suo esordio alla Transat Jacque Vabre 2007 arrivo’ solo settimo. Nel 2009, forse grazie anche alla maggiore esperienza di De Lamotte che non partiva certo dai livelli di Soldini iniziarono ad arrivare i primi risultati con una importante doppietta nel 2009, conquistando sia la Rolex Fastnet sia la “lunga” di quell’anno, La Solidaire du Chocolat. Infatti nel 2009 la Class40 decise di non partecipare alla Transat Jacque Vabre dove non avevano ricevuto le attenzioni che questa classe sempre piu’ numerosa pensava di meritare e preferendo dunque un evento dedicato.

Tanguy De Lamotte ha vinto due volte la Rolex Fastnet con il suo Rogers
Tanguy De Lamotte ha vinto due volte la Rolex Fastnet con il suo Rogers

Sia al Fastnet del 2009 sia alla Solidaire du Chocolat Soldini su Telecom Italia furono secondi. In terza posizione in quest’ultima regata comparse un’altro notabile, Bernard Stamm su un’altro Rogers. Il regno del progetto Tyker Evoluton di Verdier su cui correva Soldini era finito, anzi erano in cantiere altri progetti che promettevano di essergli superiori. Non so se queste considerazioni influirono sulle scelte di Giovanni ma fu a questo punto che decise di uscire da questa Classe dove aveva raggiunto ottimi risultati e che sicuramente lo avevano aiutato a tornare sulle prime pagine dei giornali e in qualche modo, credo, gli permisero di aprire una strada per progetti più ambiziosi, come quello di partecipare alla Volvo Ocean Race, ma questo e’ un altro discorso.

Nel 2009, dunque, ci sono da un lato prototipi da regata pura, come i Rogers e il Tyker di Verdier, dall’altro progetti meno costosi e prodotti in serie come gli Akilaria e i Pogo che con budget inferiori permettevano ad aspiranti professionisti e semplici appassionati di partecipare a regate di lungo raggio.

Il 2009 è anche l’anno in cui si concluse la Portimao Global Ocean Race, prima edizione del giro del mondo a tappe per 40 piedi che la Associazione Class40 si rifiuto’ di appoggiare. Le barche in fondo erano nate per partecipare a regate transatlantiche e non per avventurarsi oltre i quaranta ruggenti e nei cinquanta urlanti. Capo Horn e’ troppo per per queste barche affermava la Class40. La prima Global Ocean Race fu un evento piuttosto sottotono, senza l’appoggio della classe l’evento inaugurale passo’ quasi inosservato ma i primi 3 Class40 completarono la regata, due Akilaria RC1 e un Tyker Evolution che dopo aver condotto tutto il giro del mondo ruppe un timone in una collisione con un tronco regalando alla stella nascente, il tedesco Boris Hermann, una vittoria che meritava ampiamente avendo piu’ volte dato filo da torcere a Desafio Cabo de Hornos (la barca gemella nata dallo stampo del progetto Telecom Italia) che sicuramente poteva contare su qualche cavallo in piu’ sotto il cofano.

 

Un recente Pogo S2 in costruzione presso i cantieri Pogo Structures
Un recente Pogo S2 in costruzione presso i cantieri Pogo Structures

Arriviamo dunque al 2010, l’anno prima avevo partecipato alla OSTAR su una vecchia barca da crociera e volevo assaggiare una fetta di questo mondo di grande d’altura che lasciava uno spiraglio anche ai non-professionisti. Per la testa avevo il sogno di fare un giro del mondo e mettendo insieme quanto avevo risparmiato nella mia carriera di manager nella City a Londra acquistai uno dei due Akilaria RC1 reduci dalla Portimao Global Ocean Race, non quello che avava vinto con Hermann, bensì quello che aveva chiuso la linea d’arrivo, “Mowgli” che armato da regata aveva interni da crociera e non aveva neanche tutti i ballast ammessi dalla classe.

Mi tocco’ lavorarci un po’ su, installare ballast posteriori ed elimiare un po’ di peso ma sapevo che il numero di barche veloci come il Tyker di Soldini stavano aumentando rapidamente, la classe infatti stava trovando la sua dimensione, quella della pura regata. Nessuno dei cantieri offriva piu’ l’opzione di interni da crociera e le barche si svuotarono, i pesi si abbassarono e concentrarono per dare piu’ potenza alla barca, le tughe si abbassarono e strinsero sacrificando gli spazi interni a favore di una migliore performance.

La seconda generazione di Class40 nata dai prototipi di Verdier per Soldini e Rogers per De Lamotte era pronta al gran debutto per uno dei piu’ importante dei palcoscenici della vela francese, la Route du Rhum 2010. Ben 45 i Class40 alla partenza, il vero test per skipper e barche. Io arrivavo in pompa magna ma solo per il nome del mio sponsor, UniCredit, la verita’ era che avevo una barca vecchia e pochissima esperienza sia in Class40 sia di regate d’altura in generale – qui parliamo di professionisti non di bancari in oceano. Per me fu la regata in cui cercare di fare il salto almeno a livello di bagaglio di esperienza, mi iscrissi ad un corso di meteorologia con il maestro par-eccelence della materia, Jean-Yves Bernot e feci qualche giorno di allenamento con Tanguy Le Glatin, preparatore a 360 gradi che segue skipper Mini, Figaro, Class40 e Open 60. Non avevo l’illusione di diventare velista professionista in una notte, ma volevo almeno mettermi nella posizione di capire quali errori stavo facendo. Alle Azzorre per esempio Jean-Yves Bernot aveva scitto a caratteri cubitali sugli appunti del corso “SFRUTTARE OGNI OPPORTUNITA’ PER PORTARSI A SUD”, feci di testa mia e dopo un primo terzo di regata rispettabile, decimo alle Azzorre, scivolai quale principiante che ero rimanendo impantanato nell’anticiclone delle Azzorre da cui ne uscii a meta’ flotta senza piu’ riprendermi.

La regata fu anche l’occasione per capire due cose sulle vele che avevo a bordo, e con Roberto Westermann di Lavagna decidemmo di cambiare due spinnaker in vista della Global Ocean Race, evento verso il quale mi stavo avvicinando.

L'Akilaria RC2 Cessna Citation che ha vinto la Global Ocean Race 2011/2012
L’Akilaria RC2 Cessna Citation che ha vinto la Global Ocean Race 2011/2012

La Route du Rhum del 2010 mise in piena mostra come la classe stesse abbandonando le sue radici di classe abbordabile aperta anche ai non professionisti e stesse sempre piu’ rivolgendosi ai professionisti. Il numero di barche con grandi sponsor era aumentato esponenzialmente, se nel 2006 fu il britannico Phil Sharp a vincere la regata, senza sponsor e su un Pogo di prima generazione (quelli c’erano all’epoca), nel 2010 basta scorrere l’elenco degli iscritti per trovare tanti skipper che si erano gia’ distinti sui Mini Transat e con grandi sponsor, primo fra tutti Thomas Ruyant, che dopo aver vinto la Mini Transat 2009 si presento’ per raddoppiare vincendo la Route du Rhum su Destination Dunquerque. In seconda posizione una barca nuova, il Pogo S2, che allontanava il cantiere Pogo Structures dai primi Pogo che avevano caratterizzato la prima ondata di Class40 tentando di proporsi come il piu’ veloce Class40 di “serie” e che poteva essere messo in acqua per una cifra intorno ai 330-350 mila euro.

Il Kiwi FC40, uno scafo molto riuscito ma un pozzetto particolarmente esposto
Il Kiwi FC40, uno scafo molto riuscito ma un pozzetto particolarmente esposto

Anche la penna di Marc Lombard, che aveva dato vita all’ottimo Akilaria RC1 di cui furono costruiti piu’ barche di ogni altro progetto, propose una versione di “serie” piu’ perfomante, l’RC2 che pero’ esordi’ a quest’evento solamente in quattordicesima posizione condotto dal leggendario Pete Goss che a dir la verita’ trovo’ condizioni deboli sulla rotta degli Alisei. Altri progetti riusciti di questo perido sono il Bert Mauri progettato da Manuard e anche Owen Clarke dopo alcuni tentativi un po’ deludenti era riuscito a creare una barca potente se pur particolamente bruttina.

Nel confronto fra i due serie, il Pogo S2 è pero’ senz’altro una barca piu’ riuscita dell’Akilaria RC2, che ha un punto di forza al traverso ma un punto debole nei venti leggeri. Il Pogo S2 sembra piu’ equilibrato con prestazioni piu’ costanti.

Queste due barche rappresentavano, dunque, le barche di “Serie” di seconda generazione e i designer, ben 20 in tutto il mondo, si erano cimentati in moltissimi progetti. A oggi le barche ufficilamente varate sono 131, la crisi si e’ fatta sentire anche per questa classe che aveva prodotto ben 54 scafi nel biennio 2005-2006 per poi rallentare notevolmente ma senza piantarsi completamente.

Il Mach40, uno dei Class40 piu' performanti che ha testato i limiti delle regole di stazza
Il Mach40, uno dei Class40 piu’ performanti che ha testato i limiti delle regole di stazza

Complice di questo rallentamento e’ stato anche il progressivo innalzarsi dei costi, se escludiamo l’Akilaria RC2 e il Pogo S2 per i quali dovremmo arrivare in acqua con meno di 350 mila Euro per altri progetti bisogna andare a scavare ancora piu’ a fondo con alcuni modelli che superano i 500 mila Euro prima di essere pronti per regatare. E’ il caso per esempio dell’ottimo Farr-Cookson FC40, secondo me lo scafo piu’ all-round e riuscito se pur con un pozzetto troppo poco protetto. Questo progetto neozelandese ha pero’ risentito del fortissimo apprezzamento della valuta locale che lo ha reso quasi inavvicinabile, a giudicare dal listino ufficiale una barca finita pronta a regata sarebbe potuta costare fino a 600-700 mila Euro, uno sproposito se confrontato con il Pogo S2. Detto questo vi rendete anche conto di quanto era stato innovativo e futuristico il progetto di Verdier per Soldini che molti anni prima aveva costruito una barca che resse poi il test del tempo per molti anni ma ad un budget che già all’epoca era enormemente piu’ alto di altri.

Da questo punto di vista la Classe è a un punto critico, le barche di prima generazione trovano i campi di regata troppo impari per giustificare la partecipazione o immaginare di poter produrre risultati in campo per i propri sponsor. Prima di partire per la Global Ocean Race parlai con Marc Lombard per chiedergli secondo lui quanti punti percentuali di differenza c’erano fra un Akilaria RC1 e un Akilaria RC2, “difficile dire” mi disse “ma stimo circa il 5%”, che in regata è un abisso. Dopo la mia GOR feci due calcoli, impiegai 158 giorni per essere secondo, contro i 150 del vincitore Cessna Citation, un RC2, circa il 5% appunto… forse e’ solo una coincidenza, ma i numeri sono all’incirca quelli.

 

L'evoluzione degli Akilaria. L'RC3 e' un progetto molto promettente. Foto Liot
L’evoluzione degli Akilaria. L’RC3 e’ un progetto molto promettente. Foto Liot

Ora siamo nel 2013, quali sono dunque le ultime evoluzioni? Sono stati varati alcuni progetti molto interessanti che rappresenteranno i nuovi standard. E’ uscito il modello RC3 dell’Akilaria, su cui il cantiere ha investito molto per superare il modello poco equilibrato precedente. I cantieri Pogo Structures metteranno in acqua il primo Pogo S3 questo autunno. Fra gli altri progetti spicca il Mach40 una barca che ha fatto molto discutere perche’ per la prima volta sfuttava la poca chiarezza di alcuni punti del regolamento di classe e appena varato sembrava imbattibile tanto da costringere la classe a modificare un articolo per impedire la costruzione di barche con albero regolabile. I modelli che dominano le classifiche sono dunque questi, Mach40, Pogo S2, Akilaria RC3 ed RC2, Rogers, Manuard e Verdier l’utimo dei quali e’ stato varato proprio in italia e che speriamo di vedere presto in Atlantico. La tendenza è quella di dare più volume alla prua per rendere le barche ancora piu’ potenti, ma per chi sta gia’ sorspirando chiedendosi se vedremo presto scafi a prua tonda come lo scow “Prysmian” di Giancarlo Pedote nei Mini 6.50 mi spiace deludervi, è già stato vietato.

Per quanto concerne l’evoluzione della Classe èchiaro che tutte le attenzioni sono oramai rivolte ai soli professionisti, la Class40 a differenza delle classi come la Mini 6.50 e l’IMOCA Open 60 non è dominata dai francesi, anzi è una classe molto variegata con protagonisti in moltissimi paesi del mondo rendendola particolarmente affascinante. L’indirizzo ufficiale dell’associazione è quello di continuare a fare il possibile per contenere i costi, trovare il giusto equilibrio fra innovazione e controllo dei budget ma il punto è spinoso. Una barca di prima generazione si trova usata intorno ai 100-130 mila euro e non escludo vi siano affari qua e la’ dove belle barche siano acquistabili a prezzi decenti, per essere competitivi però serve un budget molto più importante e immaginare di mettere in acqua una barca nuova richiede tasche molto molto profonde.

Il nuovo Class40 progettato da Botin visto al RCN Valencia. Foto Tognozzi
Il nuovo Class40 di Gonzalo Botin visto al RCN Valencia. Foto Tognozzi

 

Forse si potrebbe immaginare una classe Vintage dedicato ai modelli più vecchi che spesso non partecipano neanche piu’ agli eventi ufficiali, la associazione Class40 ha bocciato l’idea forse temendo di bloccare l’influsso di nuovi progetti dunque il futuro pare essere nell’immediato ancora quello di un aumento progressivo dei budget e la creazione di una classe sempre meno raggiungibile dai non professionisti, l’opposto di quanto si era prefissata l’associazione alla sua nascita.

Per quanto vorrei fortemente poter regatare su una barca nuova, per il momento non mi è possibile. Porterò la mia barca in Mediterraneo perché è chiaro che l’interesse per questa classe sta crescendo anche nel Mar Nostrum e iniziano a comparire regate con classe dedicata. Organizzerò anche corsi d’altura e come già per la 151 Miglia con l’armatore Italiano Coggi di una barca identica alla mia offrirò l’opportunitàdi partecipare su queste interessantissime barche a regate d’altura in Mediterraneo. Poi, un giorno, chissà, si presenterà l’opportunità di riaffacciarmi in Atlantico su una barca con le carte in regola per vincere.

www.marconannini.com

3 COMMENTS

  1. Bravo marco….Io sonol’armatore della nuova barca di verbi e varata in Italia…. Prima barca tutta Italiana con vele Italiane che andrà in oceano già’ a fine anno…. L’altura come la vela olimpica non ha molti sponsor qui da noi per cui ben vengano persone come te che ne parlano e che creano interesse… nell’andare per mare e regalare… Per cui io ho investito nella classe per passione e per vedere correre la barca al top…. Un abbraccio Lanfranco

  2. Bravo marco….Io sonol’armatore della nuova barca di verbi e varata in Italia…. Prima barca tutta Italiana con vele Italiane che andrà in oceano già’ a fine anno…. L’altura come la vela olimpica non ha molti sponsor qui da noi per cui ben vengano persone come te che ne parlano e che creano interesse… nell’andare per mare e regalare… Per cui io ho investito nella classe per passione e per vedere correre la barca al top…. Un abbraccio Lanfranco

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