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Prosegue il diario di bordo di Carlotta Domenici de Luca (autrrice delle foto) e Riccardo Gastaldi (autore dei testi e skipper), che a bordo del loro Baltic Bonheur stanno effettuando la circumnavigazione turistico-socio-culturale della Sardegna.

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Alghero-Bosa

Usciti dal porto di Alghero ci siamo diretti a sud verso Capo Marargiu, la costa qui è imponente alta 500 mt e verde, sembra di essere nelle Asturie.
Doppiato Capo Marargiu, abbiamo messo la prua verso Bosa, una vera e propria città fluviale sul fiume Temo, l’unico navigabile della Sardegna.

Abbiamo preferito ancorare a Ridosso dell’isola Rossa, il promontorio alla foce del Fiume Temo.
In questa baia abbiamo visto un famiglia di delfini, ormai stanziale perchè attirata dal gelato che gli viene lanciato dal pontile.

Purtroppo siamo riusciti a fotografarne solo uno, essendo rincorsi da gommoni e barche a vela, come se fossero dei fenomeni da circo e non degli animali belli e sinuosi…
Altro avvenimento davvero curioso è stato un cane, un barboncino taglia grande che si tuffava ripetutamente da una barca a vela, per poi risalire tramite l’apposita scaletta come se fosse stato un essere umano.

Bosa è una città molto suggestiva, essendo però arrivati tardi e non avendo la macchina ci siamo incamminati a piedi per 4 km e l’abbiamo solo potuta ammirare dai suoi ponti sul fiume.

Ci ripromettiamo di visitarla e di mangiare le famose salse di crotracei, quella di Ricci, e la buonissima minestra d’Astice, inoltre abbiamo scoperto che la qualità vinicola di Bosa è una delle più famose d’Italia.

Insomma tutto bellissimo eccetto un’orrenda musica latino – americana che ha reso l’ancoraggio molto poco confortevole fino a tarda notte.

Venerdi 8 agosto

Bosa – Capo San Marco – Tharros

Quando ci si immagina la navigazione ideale si pensa al mare piatto, il cielo senza nuvole, alla bolina lunga ed ad una velocità media di 7 nodi e così abbiamo percorso le 30 miglia da Bosa a Tharros.

La conformazione della costa permette qui lo svilupparsi di un buon vento termico, tra Bosa e Capo Mannu, si trova l’enorme spiaggia di Is Arenas, lunga ben 5 miglia, rivolta a NW e spot rinomato per il Surf da onda.

A SW di Capo Mannu si trova l’isola di Mal di Ventre, riserva marina che non abbiamo purtroppo visitato.
Poggiando ancora fino al gran lasco ci siamo diretti  verso Capo San Marco per poi strambare ed entrare nel golfo di Oristano, e ancorare  subito davanti alle rovine di Tharros.

Tharros è stato un insediamento punico che sorvegliava il golfo di Oristano, una delle poche vie di accesso alla Sardegna da ovest.
Vicino a Tharros c’è il caratteristico villaggio di San Giovanni Sinis che vede a Ovest il mare aperto e a est il golfo di Oristano.

Oristano è nota per i suoi stagni, lunghi fino a 4 miglia come quello di Cabras dove si pescano le anguille e i muggini da cui si ricava la bottarga, l’oro del mare.

 

Tharros con Bonheur alla ruota. Foto Domenici De Luca
Tharros con Bonheur alla ruota. Foto Domenici De Luca

Sabato  9 agosto

Tharros

Essendo ancorati a 50 m dai resti di una colonia cartaginese del VIII secolo a.C. abbiamo deciso di gonfiare il tender e remare fino a riva, siamo approdati su una spiaggetta antistante al sito archeologico dove erano presenti muri e pezzi di capitello franati fino in acqua, l’emozione è stata unica.

Appoggiato il tender su pezzi di capitello ci siamo incamminati verso la torre di Tharros, costruzione aragonese, da dove si ammirava un paesaggio unico: spiagge di sabbia bianca ad ovest, stagno di Cabras a nord, Capo San Marco a sud e rovine cartaginesi ad est.
In verità la colonia fenicia è stata fondata sulle rovine di un preesistente villaggio nuragico del 1200 a.C. e successivamente ricostruita dai romani dopo il crollo di Cartagine; eravamo quindi immersi dentro 3000 anni di storia attraverso 3 differenti civiltà.

La foto più caratteristica è sicuramente quella delle 2 colonne corinzie con Bonheur ancorata sullo sfondo.
Caricati di tutta questa energia millenaria eravamo pronti per affrontare le 50 miglia che ci separavano da Carloforte.

Domenica 10 agosto

Tharros – Carloforte

Consapevoli della sciroccata ci siamo opportunemente spostati ad ovest di Capo San Marco per passare la notte, davanti ad una spiaggia bianca con fondo argilloso ottimo tenitore.

Appena partiti abbiamo avuto vento piuttosto forte fin dopo Capo Frasca (purtroppo ridotto ad essere un poligono di tiro dell’esercito) e navigando davanti alla Costa Verde, fino a Buggerru abbiamo ammirato le bellezze e le particolarità di questa costa.

Buggerru purtroppo non è stato uno scalo fattibile perchè il suo porticciolo si insabbia sovente e non c’è fondo a sufficienza per le barche a vela; dopo Buggerru abbiamo fatto 2 inchini consapevoli e non per nulla pericolosi a Cala Domestica e al Pan di Zucchero, uno scoglio enorme posizionato a 50 metri dalla falesia.

L’acqua era completamente trasparente e ci siamo stupiti della poca popolarità di questo posto; Carlotta avrebbe voluto rimanere qui a nuotare per giorni esplorando tutte le grotte ma Carloforte ci aspettava.
Fra il Pan di Zucchero e Carloforte è presente la tonnara (un sistema di reti a imbuto che convogliano nella camera della morte) che ogni anno cattura il tonno di corsa che arriva dal Mar Nero passando a sud della Sicilia.

Ricordiamo che la tonnara di Carloforte è un sistema di pesca consapevole e conservativo in quanto le reti non catturano tutto il banco di tonni ma solo una parte, quella che serve ai carlofortini per vivere.

L’arrivo nel Canale di San Pietro, tra la Sardegna e Carloforte richiede attenzione e un pilotaggio accurato a causa delle numerose secche (il messaggio è ovviamente rivolto a chi ancora… stranamente usa le carte invece dell’i-pad o del chart-plotter).

 

Bonheur al Pan di Zuccherro
Bonheur al Pan di Zuccherro

Lunedì 11 agosto

Carloforte

Eccoci arrivati nel porto di Carloforte, accolti in modo davvero perfetto dalle Marine Sifredi, ci troviamo nel centro storico, ricco di colori, di profumi e di Storia, una città con forte influenza genovese, sia nell’urbanistica che nel dialetto, incredibile pensare che siamo a così poche miglia dalla Sardegna.
Decidiamo dovendo fare dei piccoli lavori alla barca di fermarci per qualche giorno.
Siamo riusciti a gustare varie specialità di Tonno, essendo questa la patria di questo pesce, e la base della sua economia, abbiamo conosciuto Mario, intento a preparare delle nasse per i pescatori, con una storia lunga e ricca di avventura.
Carlotta si è intrufola nel bellissimo Salone retrò di Mariano Fais che le ha concesso di fotografarlo durante il lavoro.
Abbiamo visitato le Saline nella parte opposta del porto, distese d’acqua, popolate di tanti animali e contornata da folta vegetazione. Poi in cima all’isola per vedere la sua conformazione rocciosa.
Siamo contenti di vedere come questa piccola isola abbia in se una così forte identità.

Domenica 17 agosto

Carloforte – Porto Pino

Le vibrazioni positive di Carloforte, i ragazzi di Marine Sifredi e la compagnia di due nuovi amici, Mauro, Silvia con la cagnetta Din Din ci hanno volutamente “arenato” per ben una settimana, andarsene è stata dura.

Siamo passati tra San Pietro e Sant’Antioco ammirando le loro scogliere che dominano su graziose spiaggette; i fondali tra le due isole sono piuttosto bassi tanto che il fondo era visibile per quasi tutto il tempo.

A est dell’isola di Sant’Antioco c’è una grandissima baia che termina a nord con il ponte che collega l’isola alla Sardegna e con il porto commerciale dell’isola; proseguendo verso est si vedono da più di 5 miglia le dune bianche della spiaggia di Porto Pino, purtroppo facenti parte del poligono di tiro di Teulada che quest’inverno verrà affittato all’esercito israeliano per spararci sopra.

Nella parte nord della rada di Porto Pino c’è un piccolo promontorio coperto da pini marittimi e l’ancoraggio si trova proprio a ridosso di quest’ultimo; la baia è un ottimo ridosso per chi vuole spezzare in due la navigazione fino a Teulada, lo sconsiglio tuttavia durante l’estate a causa di una fastidiosissima musica che proviene da un locale sulla spiaggia; questa musica è talmente disarmonica che dissuade dallo stare nel pozzetto ad ammirare le stelle.

Lunedi 18 agosto

Porto Pino – Tuarredda – Piscinni

Per cercare riparo dalla sciroccata di questa notte ci siamo diretti verso Tuarredda, l’ancoraggio dietro Capo Malfatano ma le numerose barche troppo vicine agli scogli sottovento ci hanno fatto fare dietrofront verso Piscinni, 3 miglia ad ovest di Capo Malfatano.

L’ancoraggio di Piscinni su sabbia bianca della consistenza del borotalco, sotto l’omonima torre di avvistamento domina su tutto il golfo di Teulada delimitato da Capo Spartivento ad est e Capo Teulada ad ovest.

Capo Teulada è un posto bellissimo con 2 ancoraggi, Cala Piombo ad ovest e Porto Zafferano ad est che fanno purtroppo parte del poligono di tiro dell’esercito, ci chiediamo come posti simili possano essere destinati a questo scopo?

Nella bella baia di Piscinni con le sue acque smeraldo abbiamo provato le pinne da profondità Mat-Mas che ci hanno permesso di raggiungere l’ancora con estrema facilità; l’ancoraggio era talmente ben riuscito che usciva solo il fuso dell’ancora dalla sabbia.

Come annunciato dalle previsioni lo Scirocco di 30 nodi si è alzato durante la notte ma l’ancoraggio ben riuscito e la rada protetta dal vento di SE non ci hanno fatto temere; l’aver passato la notte a Piscinni anzichè Tuarredda è stata sicuramente un’ottima idea.

Martedì, 19 agosto 2014

Piscinni- Cagliari

L’essere partiti da Piscinni proprio oggi, con la scaduta dello Scirocco, per andare fino a Cagliari è stata proprio una cattiva idea: abbiamo fatto ben 30 miglia a motore, senza vento, con un’onda di due metri al traverso che ha fatto rollare la barca per 6 ore, dalle 14 alle 20.

Oggi, nonostante l’esperienza, ho veramente capito che disporre di tempo è la condizione fondamentale per poter amare la barca a vela: chi ha tempo può evitare delle brutte giornate come questa, chi non ha tempo è obbligato a subire e, prima o poi, giustificherà con altre motivazioni il fatto di non amare più la vela.
Con questo voglio dire che chi ha tempo non può non amare la barca a vela; oggi noi avevamo deliberatamente scelto di andare fino a Cagliari nonostante le condizioni alquanto noiose.
L’arrivo a Cagliari è stato un salto piuttosto brusco: la raffineria di Sarroch con le sue ciminiere infuocate, le petroliere ancorate nella baia e l’odore della città fino al mare.

A Marina del Sole abbiamo però trovato un’isoletta felice nel grande porto di Cagliari: barche abitate tutto l’anno da stranieri principalmente, panni stesi sulle draglie, vasi di basilico, rosmarino e salvia dentro i pozzetti delle barche e, nella club-house, un tavolo pieno zeppo di libri sotto un cartello su cui scritto “book-exchange”, se vuoi prendere un libro, ne devi mettere uno in cambio; sicuramente qualche libro avrà fatto il giro del mondo…

Giovedì, 21 agosto 2014

Cagliari

Arenati di nuovo, dopo aver passato due notti presso la Marina del Sole, ci siamo spostati a 50 mt più a est, nella Marina di Sant’Elmo.
Accolti da una squadra di ormeggiatori attenti e premurosi abbiamo riormeggiato Bonheur per altre due notti.
La Marina di Sant’elmo è una fortezza tecnologica con chiavi, chiavi magnetiche e una calma e un silenzio concilianti, quasi ci sembrava di essere in rada.

Cagliari è una grande città di Mare, piena di storia e cultura, ma l’immagine che ci è rimasta è quella del Bastione di Saint Remy.
Una terrazza  sul “Mondo” a 360° gradi con una monumentale scalinata sormontata da un arco di trionfo e subito sotto tante piccole strade colorate  del centro storico.

Per non smentirci mai, abbiamo trovato subito una palestra a 1/2Km dal porto, per arrivare ci siamo immersi in una bellissima pista ciclabile accanto ad un canale navigabile da piccole imbarcazioni.
Al nostro ritorno serale, abbiamo preso degli autobus con conducenti simpatici e disponibili a darci ogni tipo di informazione sulla città.

I giorni trascorsi sono volati come al solito e la mattina di sabato abbiamo deciso di ripartire .

Sabato 23 agosto

Cagliari – Villasimius

Uscendo dal grande porto di Cagliari abbiamo visto 6 delfini enormi (sembravano piccole orche) in caccia di muggini; lasciandoci a sinistra Capo Sant’Elia e la lunghissima spiaggia del Poetto abbiamo messo la prua verso il Golfo di Carbonara e Villasimius.

Il paesaggio si è fatto poco a poco più dolce con il passare delle miglia, si inizia a sentire la vicinanza con la costa est, più mite e meno battuta dai venti e dalle onde.

Il Golfo di Carbonara termina con 2 bellissime spiagge attorno al porto di Villasimius, un “marina” a tutti gli effetti in grado di ospitare grossi yacht; sul portolano dove ho fatto la navigazione di avvicinamento erano presenti delle secche all’entrata del porto che sono state rimosse durante i lavori di costruzione del porto e posizionate come rocce decorative al suo interno.

Le terre attorno Villasimius sono valli verdi che degradano dolcemente fino al mare su spiagge, scogliere e promontori sormontati da torri di avvistamento; è stato bello percorrere a piedi i sentieri di Capo Carbonara fino alla spiaggia di Porto Giunco, ad est del capo.

Villasimius
Villasimius

Lunedì, 25 agosto 2014

Villasimius – Capo Ferrato

Usciti da Villasimius ed issate le vele ci siamo diretti verso Capo Carbonara, denso di vegetazione, sormontato dal faro omonimo e contornato da calette con sabbia bianca.

Fra Capo Carbonara e l’Isola dei Cavoli, per la prima volta nel nostro viaggio, abbiamo messo prua a Nord, ora siamo ufficialmente sulla costa est della Sardegna, meno battuta dai venti, con il clima più mite e le coste che degradano più dolcemente verso il mare.

La Costa Rei, fra Villasimius e Capo Ferrato è stato il tratto di costa con l’acqua più trasparente dall’inizio del viaggio, fra l’Isola dei Cavoli e Serpentara si vedeva il fondo del mare in 17 m di acqua, la bellissima spiaggia bianca di Porto Giunco con la sua laguna, le rocce chiare e il verde brillante della vegetazione ci hanno fatto veramente apprezzare questo posto; la brezza di levante faceva correre Bonheur al traverso a 6,5/7 nodi rendendo la navigazione piacevole e per nulla impegnativa.

Capo Ferrato si distingue da lontano grazie a Monte Ferru, alto 300 m, siccome il vento termico tende a girare a destra durante la giornata, abbiamo deciso di dare fondo all’ancora nella piccola baia subito a nord di Capo Ferrato.

Qui le rocce sono già più scure, la sabbia non è più chiara come sulla Costa Rei ma tutte queste piccole baie a nord di Capo Ferrato hanno fondo di sabbia nonostante la vicinanza alle falesie e quindi ottimo tenitore per l’ancora.

Come per magia, alle ore 20 non c’è più nessuno sulla spiaggia, non ci sono chioschi, non c’è musica e si vedono pochissime luci di abitazioni lontanissime…pian piano ci stavamo avvicinando alla Barbagia.

Martedì, 26 agosto 2014

Capo Ferrato – Porto Corallo

Dopo colazione si è alzato un vento di Scirocco abbastanza forte, solo con il fiocco filiamo a una velocità di 7 nodi verso Porto Corallo; l’ammainata del fiocco e l’entrata nel porto, aperto a Scirocco appunto, sono state piuttosto sportive.

Ci ha sorpreso la prontezza di riflessi degli ormeggiatori, uno sul gommone e uno a terra che ci hanno aiutato ad entrare all’inglese (murata verso la banchina) in un posto strettissimo; inoltre, subito dopo di noi, hanno ormeggiato altre due barche in marcia indietro, con 25 nodi vento sulla prua, senza farle intraversare.

Fatto pranzo e calmata l’eccitazione dell’ormeggio abbiamo incontrato Antonio, il giovane direttore di Porto Corallo, Marina di Villaputzu; Antonio, con grande disponibilità e gentilezza, ci ha portato a fare un giro turistico attorno al marina, era da quasi 2 mesi che non ci muovevamo in automobile.

Abbiamo visto la bellissima piana del fiume Flumendosa, fra Villaputzu e Muravera, che con il suo microclima, favorisce la coltivazione degli agrumi, specialmente delle arance uniche nella Sardegna; l’enorme numero di fichi d’india e le file di cipressi che, come muraglie, proteggono gli agrumeti dal vento.

Villaputzu è un paese rurale, comune della provincia di Cagliari, ottimo punto di appoggio per chi vive in barca a Porto Corallo, una navetta offre i collegamenti ma meglio essere automuniti.

Altra curiosità di Villaputzu è il mielificio Anedda le cui arnie sono sparse per tutta la piana del Flumendosa, Antonio ci ha portati direttamente là dove tolgono il miele dai favi, macchine centrifughe apposite “ smielano “ i favi e poi il miele vene raccolto e conservato in grossi contenitori in acciaio inox simili a quelli del vino.

Il ricordo più bello del Marina di Villaputzu è l’atmosfera famigliare che il giovane Antonio ha saputo ricreare, un vero punto di incontro, un collegamento, l’occasione di un legame tra chi viaggia per mare e chi invece vive qui tutto l’anno e qui ci è nato e cresciuto.

L’ultima sera siamo stati invitati ad una cena di amici di Antonio che si conoscevano da una vita, i racconti, i sorrisi, i piatti locali, il vino genuino senza solfiti aggiunti e le belle chiaccherate davanti al mare ci hanno fatto ritornare indietro nel tempo e ci hanno fatto capire che i luoghi sono fatti, prima di tutto, dalle persone.
Venerdì, 29 agosto 2014

Porto Corallo – Santa Foxi Manna

Partiti da Porto Corallo, lasciamo la regione del Sarrabus per dirigerci verso l’Ogliastra.
Subito dopo Capo San Lorenzo la terra si fà sempre più verde, la costa sempre più selvaggia e disabitata, siamo alle pendici del Salto di Quirra, una vasta regione montagnosa del Gennargentu purtroppo adibita a poligono militare.

Dal 1956 è attivo il Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze, che svolge tuttora attività militari missilistiche e di collaudo.
Il Poligono è al centro di un’inchiesta, attivata nel 2011 dal Procuratore Domenico Fiordalisi, della Procura di Lanusei legata alla cosiddetta Sindrome di Quirra, una serie di morti sospette e casi di tumore di militari e pastori, nonché malformazioni di animali allevati nella zona, seguiti dal ritrovamento di una quantità di uranio nell’area del poligono.

Alle sue pendici si trova una lunghissima spiaggia di 3 miglia con dune di sabbia e acqua trasparente; superata la spiaggia si può navigare relativamente vicino alla costa, i fondali sono alti e sicuri per l’assenza di secche potendo cosi’ ammirare la bellezza di questa costa, l’alternanza delle sue valli che sboccano al mare in piccole calette e la sua vegetazione particolarmente rigogliosa, per la prima volta, durante il nostro giro di Sardegna, iniziamo a vedere alberi ad alto fusto a due passi dal mare.
A nord vediamo Capo Sferracavallo e decidiamo di ancorare in una bellissima baia 2 miglia più a sud, davanti un paesino chiamato Santa Foxi Manna; l’acqua è talmente cristallina che vediamo perfettamente l’ancora in 7 metri d’acqua.

Sulle rive ci sono vigneti, casette nascoste sotto alberi d’alto fusto e montagne sullo sfondo; la cornice è grandiosa, sembra di essere su un grande lago alpino o alle pendici di un fiordo dei mari del nord.

Sabato, 30 agosto 2014

Santa Foxi Manna – Arbatax – Santa Maria Navarrese

Dopo il bagno del mattino siamo partiti per passare Capo Sferracavallo e dirigersi verso Capo Bellavista.
Fra i due capi è un alternarsi di valli verdissime che scendono fino al mare dalle montagne dell’Ogliastra, si intravedono anche paesini con un panorama bellissimo sul blù del mare e sul verde delle montagne, Lanusei, Arzana, Villagrande Strisaili e tanti altri; questi erano i paesi dei banditi.

A sud di Capo Bellavista c’è la lunghissima spiaggia di Bari Sardo con la sua torre omonima visibile facilmente dal mare; la cosa che subito notiamo è il bassissimo numero di bagnati sulle spiagge, c’è tanto spazio e il panorama sulle terre circostanti è a perdita d’occhio.
Capo Bellavista è sormontato da un faro molto potente (l’unico in questa regione), ricoperto di alberi ad alto fusto sotto cui ci sono casette residenziali, sembra chiaramente di essere “ al mare in Svizzera “, la località si chiama Porto Frailis, un bell’ancoraggio protetto dai venti da ovest.

Passato Capo Bellavista, che da lontano sembra un’isola, entriamo per un “tour d’oneur” nel porto di Arbatax, un piccolo porto commerciale riconoscibile per le alte gru montacarichi inserito in una cornice verdissima e vicino ad una lunga spiaggia circondata da pini marittimi.
Entrando nel porto evitiamo il traghetto in manovra che ci suona 5 dots ( non comprendo le vostre intenzioni ) e noi mettiamo la prua di Bonheur a 90 gradi rispetto alla prua della nave per farle capire le nostra chiara intenzione di scansarci.

Usciti da Arbatax ci dirigiamo verso l’isola dell’Ogliastra, un bellissimo ancoraggio per tempo buono davanti a Marina di Baunei o Santa Maria Navarrese.
Il simbolo di Santa Maria Navarrese è la chiesetta medievale che si trova al centro della piazza, circondata da maestosi olivastri millenari. Questa chiesa, secondo appunto la leggenda, è stata fatta costruire poco dopo l’anno 1000, dalla Principessa di Navarra, proveniente dall’omonima regione spagnola, in onore della Vergine per essere sopravvissuta al naufragio della sua nave.
Il porto è governato da una torre spagnola con scalinate, sentieri lastricati all’ombra di grossi alberi che conducono fino alla spiaggia della località balneare; il verde, la pulizia e la cura nei dettagli di questo luogo, lo rendono veramente unico nel suo genere, una piccola perla nella Sardegna.

Santa Marina Navarrese. Foto Domenici De Luca
Santa Marina Navarrese con l’isola dell’Ogliastra e Arbatax. Foto Domenici De Luca

Domenica 31 agosto 2014

Santa Maria Navarrese

Ed eccoci qui, mancano solo 45 miglia alla fine del nostro viaggio, ma abbiamo deciso di stare  ancora qualche giorno nella bellissima realtà di Santa Maria Navarrese, una marina a misura d’uomo, con una gestione estremamente attenta e collaborativa, e un ‘insenatura super riparata.

Nonostante la stanchezza e la bellezza della marina, decidiamo di muoverci e salendo lungo la salita ci rendiamo conto di essere in un luogo bello, dove la natura convive in modo estremamente armonico con la cittadina.

Ci perdiamo tra le stradine bianche e ci ritroviamo davanti alla famosa chiesetta, circondata da Ulivi millenari, uno spettacolo che vale la pena vedere.

I turisti sono educati e rispettosi, ci fermiamo a parlare con alcune realtà locali e ci rendiamo conto della grande volontà di vivere in equilibrio di queste zone.
(2-continua)

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