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Iceberg in vista da Angelique 2. Foto Giannoccaro

Pubblichiamo l’undicesima puntata del diario di bordo dell’Angelique 2, tornata in Sud Atlantico verso le Falkland dopo la crociera nella Penisola Antartica.

2 marzo 2016, ore 15:30
Banco Burdwood, Oceano Atlantico del Sud
Lat 54° 26,41‚S; Long 057° 42.21‚W

Lo percepisco, il Drake è alle nostre spalle, siamo nuovamente in Atlantico dopo 15 mesi passati a circumnavigare il Sud America, spingendoci sino al Circolo Polare Antartico.
Nel giro di poche miglia, il grigio piombo che per settimane ha dominato la scena, ha lasciato acqua a un azzurro intenso, quasi accecante mentre il termometro faceva un balzo in avanti di 8 gradi.
Ciao Drake, non metterò l’orecchino anche se ti ho navigato per ben 2180 miglia dal Pacifico all’Atlantico, ma indelebili saranno i ricordi di questi giorni e sincere le storie per chi le vorrà ascoltare.

Iceberg in vista da Angelique 2. Foto Giannoccaro
Iceberg in vista da Angelique 2. Foto Giannoccaro

Sino ad ora le previsioni meteo della partenza si sono rivelate abbastanza corrette.
Sia il 28 che il 29 febbraio sono state due giornate con venti al traverso tra 16 e 20 nodi di reale, con un’onda formata ma ancora accettabile in termini di confort per la navigazione.
Ieri in mattinata, come previsto, il vento ha iniziato a girare a ovest per portarsi progressivamente a 300 gradi, costringendoci a una bolina stretta.
L’intensità era la stessa ma questa volta il vento apparente aveva punte di 30 nodi che sono diventati inaspettatamente 40 nella notte.
Ed è in queste circostanze che il Drake inizia a fa paura.
L’altezza delle sue onde sono di un ordine di grandezza in più rispetto a quelle che questi venti sviluppano in qualsiasi altro mare.
Inoltre non hanno una direzione coerente. Intendo dire che quando “el Drake està malo”, capita di avere almeno due onde, quella generata dalla burrasca in atto e un’altra che arriva da chissà dove, con una direzione tutta sua e tu lì in mezzo, a prendere sberle da tutte le parti.

Poi, a partire da questa mattina, il vento è tornato a girare a sud per portarsi al nostro traverso subito dopo pranzo. Come temevo è stata dura per il nostro equipaggio.
La stanchezza accumulata in due mesi per mare a queste latitudini inizia a farsi sentire.
Si passa molto più tempo in cabina e si sale in quadrato solo per i turni di guardia o per i pasti. La terapia cucina funziona, ma ha una finestra farmacologica troppo stretta, più corta della stessa digestione.
Ma non mollo, sento la responsabilità della coesione di questo gruppo, senza contare che abbiamo davanti almeno altre due settimane di navigazione sino a Buenos Aires.
Buenos Aires, che per me significa anche riparare i danni di questa escursione Antartica.

Una persona a me molto cara, saputo del nostro incidente, ci ha fatto contattare dal management della sua filiale di Montevideo che si è subito messo al lavoro per trovare nell’area una struttura capace di mettere a secco Angelique II per le riparazioni.
Io confidavo sul marina di Piriapolis che ha un grande travel lift (peraltro pare il più grande di tutta la costa Atlantica del Sud America), eredità dei tempi della Whitbread.
Purtroppo da Montevideo mi dicono che può gestire scafi con larghezze sino a 7,50 metri e noi ne necessitiamo 8,00.
Ma mi hanno rassicurato che una soluzione la troveranno.

Dimenticavo di raccontarvi un simpatico aneddoto.
Per poter sbarcare a Buenos Aires dopo essere transitato per le Falkland (Islas Malvinas per l’Argentina, Ndr) senza rischiare incidenti diplomatici e multe salatissime, ho dovuto chiedere un permesso speciale alla Marina argentina di Ushuaia, anche se in realtà l’autorizzazione la rilascia direttamente la Prefectura Naval Argentina della Capitale.
In buona sostanza ho dovuto fare una richiesta formale per poter visitare le Falkland  che ho dovuto indicare come Malvinas, specificando tutti i porti toccati nella mia crociera (data di arrivo e partenza) da Ushuaia sino all’arrivo a Buenos Aires, ovviamente incluso Stanley (Falkland), da chiamare Porto Argentino.

Per cui il documento recitava si autorizza il Sig. Giannoccaro, bla, bla, bla, al comando del veliero bla, bla bla a transitare tra porti ubicati nel territorio Continentale Argentino e Porti ubicati nel territorio Insulare e Antartico Argentino  secondo il seguente dettaglio: Ushuaia, Argentina; Puerto Williams, Chile; Puerto Toro, Chile; Antarctica Argentina, Argentina; Puerto Argentino, Malvinas; Buenos Aires, Argentina.
Alla nostra partenza da Puerto Williams, la marina Cilena mi ha rilasciato lo zarpe, il certificato di navigazione che indica tutti i dati dell’imbarcazione, del suo equipaggio, porto di partenza e porto di arrivo.
Il nostro Zarpe indicava come porto di partenza Puerto Williams, Cile e destinazione Antarctica Internazionale.
Se vi state domandando perché specificare Antarctica Internazionale la risposta è che per i Cileni esiste una Antarctica Chilena.
Infatti, se la nostra crociera avesse previsto il rientro a Puerto Williams o in qualsiasi altro porto Cileno, lo Zarpe avrebbe recitato Antartica Chilena e non avremmo dovuto effettuare l’uscita dal Paese perché il Cile ritiene la Penisola Antartica suo territorio nazionale.

Tra non molti anni il Trattato sull’Antartide scadrà e temo ne vedremo delle belle.
Nel frattempo, come richiesto dalle regole delle Falkland, ho avvisato via email la locale Polizia Doganale che domani intorno alle 18 saremo a Stanley. (11-.continua)

Giambattista Giannoccaro

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