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Al centro Mariano e Luigi Berlendis su Orso prima della partenza dell'ARC a Las Palmas de Gran Canaria. Foto Tognozzi

Saint Lucia- Mariano Berlendis, chirurgo bresciano armatore del Beneteau 50 Orso, è uno degli italiani che ha preso parte all’ultima edizione dell’ARC. Arrivato con merito e ottimo risultato, vincitore nella sua classe Cruising, Berlendis ci ha inviato questo resoconto tecnico che analizza il tema delle avarie che una normale barca da crociera può subire durante la sua prima traversata oceanica. Adesso Orso sta navigando, con il figlio Luigi Berlendis, nelle Grenadine prima di affrontare il Canale di Panama e nuove avventure in Pacifico.

Al centro Mariano e Luigi Berlendis su Orso prima della partenza dell'ARC a Las Palmas de Gran Canaria. Foto Tognozzi
Al centro Mariano e Luigi Berlendis su Orso prima della partenza dell’ARC a Las Palmas de Gran Canaria. Foto Tognozzi

Da anni sognavo la pensione per fare il giro del mondo a vela… finalmente il momento é arrivato. A giugno 2016 l’uscita dal lavoro. Già a ottobre 2015 ho riportato la barca dalla Grecia, dove ha stanziato per sei anni, alla Spezia, il posto di mare più vicino alla mia città. Ho passato tutti i weekend invernali in barca, a smontare, controllare, preparare la barca per la mia prima esperienza atlantica fatta, come tanti mi hanno consigliato, con l’iscrizione all’ARC. Il fatto, a posteriori, si è rivelata un’ottima scelta…

Ma iniziamo a parlare della mia barca: un Beneteau 50 del 2003, carena Bruce Farr, versione armatoriale a tre cabine, albero maggiorato, randa su carrelli, motore da 100hp con 1000 ore, pescaggio 2.30 m, winch elettrici, generatore, dissalatore…per dirla in breve full optional. La preparazione ha riguardato una nuova randa triradiale in dacron con due mani di terzaroli con 4 bozzelli cuciti per lo scorrimento delle cime. Ho sostituito tutti i cavi elettrici per le luci di via, sostituito il cavo antenna vhf, posizionata in testa d’albero anche l’antenna navtex. Il vhf col cavo vecchio perdeva circa il 50% di potenza. Ho dovuto sostituire il plotter con uno di ultima generazione, in quanto il vecchio non mi consentiva l’inserimento dell’AIS, strumento di cui non riuscirei più a fare a meno. Ho sostituito le prese a mare, check del motore con sostituzione boccola e cuffia asse elica. Ho smontato e controllato boccole timone.

I bozzelli di rinvio delle mani di terzaroli sulla nuova randa. Foto Luigi Berlendis
I bozzelli di rinvio delle mani di terzaroli sulla nuova randa. Foto Luigi Berlendis

Il rigging è stato controllato da un professionista, e ho montato ssb e antenna per telefono satellitare. Ho montato in parallelo un secondo caricabatterie e un secondo alternatore di potenza da 150 ampere con regolatore esterno, per servire 10 batterie nuove AGM da 110 ampere.

Cosa si è rotto in quasi 5000 miglia? Innanzitutto le circa 2000 miglia sino a Gran Canaria sono state fatte in pieno relax, aspettando le condizioni più propizie per le varie traversate. Praticamente non ho avuto alcun problema. Diversa la situazione della regata atlantica: equipaggio di regatanti, tre pensonauti e tre giovani esperti, di cui due miei figli. Con la barca abbiamo tirato sempre al massimo, con un record di percorrenza di mille miglia in cinque giorni e la soddisfazione di aver tagliato il traguardo in prima posizione di categoria e 16 giorni effettivi di mare.

Cosa si é rotto, dicevamo? Il cinghiolo del motore. Avaria motore per morchia nel serbatoio. Bozzelli gennaker. Bozzelli base albero. Tre gennaker.

A posteriori devo fare un “mea culpa” per tutte le avarie avute a bordo… I bozzelli sono sottoposti a un lavoro esagerato. Chi in Mediterraneo é riuscito a portare una vela colorata per più di 6/8 ore continuative?  In Atlantico ti capita di tenerle issate per più giorni consecutivi, con un’onda formata che all’impatto rallenta la barca e aumenta la pressione su tutto il sistema. In Mediterraneo i bozzelli non mi avevano dato mai alcun problema. In testa d’albero il rigger professionista mi aveva montato due bozzelli spi grossi e di alta qualità: a parte il fatto che sono sbiancato quando ho visto il prezzo, non mi hanno dato alcun problema.

Un trucco è anche quello di ricoprire il pezzo di cima che lavora sulla puleggia con un 50 cm di guaina termoretraente. Le drizze, a fine regata, erano pari al nuovo. Ho montato la guaina termoretraente sul pezzo di cima che lavora nello stopper… l’uovo di Colombo. Per quanto riguarda la drizza randa, in dyneema del 12, l’ho fatta rincalzare con calza pesante, ed è tornata come nuova con una spesa irrisoria. E dei gennaker  scoppiati? Mea colpa, erano stati comprati usati e sarebbero andati bene solo in Mediterraneo… Una bella vela nuova, non grande ma con cuciture rinforzate e due once di peso mi avrebbe fatto tagliare il traguardo con un giorno d’anticipo.

Per quanto riguarda il cinghiolo andava cambiato a prescindere, anche se sembrava in buone condizioni… Per quanto riguarda la morchia nel serbatoio è stata una mia pigrizia… smontarlo e lavarlo con gli appositi prodotti, in un bel cantiere, mi avrebbe fatto risparmiare un pomeriggio di lavoro in pieno Atlantico e con la puzza di gasolio che ci ha allietato per più giorni. Adesso ho rimediato a tutto, e a fine gennaio ripartirò per Panama e Pacifico, ma questa volta non in regata.

Vi farò sapere da Bora Bora o dalle Figi se e cosa si è rotto di nuovo.

Mariano e Luigi Berlendis

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