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Luigi Berlendis è un giovane e preparato velista bresciano che ha preso parte all’ultima edizione dell’ARC a bordo del Beneteau 50 Orso, con cui ha poi navigato nelle ultime settimane ai Caraibi. Ci invia questo interessante articolo sulla navigazione in era social, che contiene diversi spunti di riflessione. Diteci cosa ne pensate…

Luigi Berlendis con il suo iPad a bordo di Orso ai Caraibi
Luigi Berlendis con il suo iPad a bordo di Orso ai Caraibi

Mi piacerebbe iniziare ponendo una domanda ai lettori: “Quanti di voi hanno a bordo in macchina uno stradario o semplicemente il buon vecchio tutto città?”.
Stento a credere che oltre a qualche nostalgico o “guidatore d’altri tempi” siano molti quelli che possano rispondere: “Io ce l’ho.” Brutto o bello, giusto o sbagliato che sia, la tecnologia ha sconvolto il mondo per come lo conoscevamo.

Ho ventisette anni e anche se per molti sono ancora poco più di un ragazzino, personalmente non mi considero di primo pelo… Non posso dire di aver visto la nascita dei telefoni cellulari ma sicuramente ne ho vissuto in pieno lo sviluppo, la diffusione e l’evoluzione che hanno avuto negli ultimi 15 anni. Mi ricordo di come alle scuole medie il gioco “Snake” e uno schermo a colori fossero considerati il massimo della “figaggine”.
Adesso mi trovo nel mare dei Caraibi, in navigazione da Bequia a Union: per controllare la rotta mi basta accedere all’applicazione di Navionics.
Il tutto con pochi semplici click sullo schermo dell’Ipad e senza nemmeno dovermi alzare dai cuscini prendisole a prua.

Se non fosse per le meraviglie che mi circondano potrei quasi non alzare lo sguardo: sarei comunque in grado di giungere alla meta. Oramai sono sufficienti uno smartphone, un tablet oppure un cartografico qualsiasi per essere in grado di navigare seguendo una rotta. Non me ne vogliano gli eventuali lettori ma penso che il carteggio sia un qualcosa di anacronistico. Infatti, nonostante mi sia piaciuto molto imparare a farlo e trovo che faccia parte della tradizione marinaresca e che quindi non debba mai essere abbandonato, all’atto pratico non l’ho mai utilizzato.

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Vado in barca da quando sono nella pancia di mia mamma, e da quando sono poco più che diciottenne ho avuto la fortuna di poter iniziare a navigare con la barca dei miei genitori per il mitico Egeo. Da allora posso dire di essermi fatto un pochino di esperienza e ho sempre usato le cartine Navionics prima sul plotter di bordo e più recentemente sull’ipad e non mi hanno mai tradito una volta. Anzi, trovo che con l’applicazione si siano superati. È geniale l’idea che si possano lasciare commenti, punti d’interesse e quant’altro. In questo modo si crea una sorta di community a livello internazionale di naviganti, che si scambiano pareri o consigli su quale sia il punto più indicato dove buttare l’ancora o quale sia il migliore tra i ristoranti della baia.

È vero, sono consapevole che in alcune zone “meno navigate” la cartografia elettronica sia ancora lacunosa e che vadano utilizzate più fonti, spesso anche cartacee, ma, personalmente, trovo che sia solo una questione di tempo. Questo non è dovuto ad alcuna imperizia da parte della Navionics, ma semplicemente dal fatto che le carte dell’idrografico locale da cui si parte possano contenere errori. Personalmente, ritengo che sia sempre opportuno consultare più fonti e che nulla potrà mai valere più del consiglio di un pescatore locale.

Quando mi trovo a esporre questa tesi a persone più grandi, a livello anagrafico, di me e spesso con più esperienza, il primo dubbio che viene sollevato è: ” Se l’elettronica a bordo muore sei spacciato”. La risposta è piuttosto semplice. Se navigo in acque conosciute il problema non sussiste; se invece mi trovo in zone sconosciute, magari con mare formato, sono comunque in grado di eseguire un rilevamento ma sono pronto a scommettere che come il mio, anche quello di molti altri lettori sarebbe grossolano e poco preciso.

Sono sicuro che sarebbe in grado di fornire una posizione approssimativa sulla carta, attraverso cui poter ragionare per trovare un riparo o tenere la rotta migliore, ma sono quasi certo che nessuno, se non pochissimi esperti, si fiderebbero, nelle medesime condizioni, a fare un passaggio in un reef, attraverso una pass, basandosi solo sui loro rilevamenti. Inoltre, la famigerata patente senza limiti, che permette di navigare in tutto il mondo, non insegna a usare il sestante per trovare la posizione mentre si naviga in oceano, senza riferimenti. Trovo, a tal proposito, che esista una lacuna  alle fondamenta dell’approccio alla navigazione “old school”, senza elettronica.

Infine, quando navigo con la barca dei miei genitori, mi piace scherzare dicendo che se tre plotter gps con antenne autonome, un iPhone e un iPad mi lasciassero a piedi forse è Dio che mi sta mandando un messaggio, consigliandomi, per quel giorno, di rimanere in porto…

(Luigi Berlendis)

Tutto in effetti condivisibile e realistico, anche se Fare Vela ritiene che preparare la propria rotta e verificarla anche sulla cartografia nautica ufficiale, e controllare la propria posizione con rilevamenti e osservazioni, sia sempre uno dei doveri dello skipper.

3 COMMENTS

  1. Io , anche se quarantenne, mi reputo figlio del gps… come tutti ormai adopero la tecnologia…Ma: navigando Prefossione non dimentico mai di stendere una carta e/o consultare un portolano neanche nelle acque di casa. Un passage plan fa parte della mia rutine. Tutto questo fa parte degli obblighi di un buon Comandante ( odio il termine skipper). Per navigare come si deve L’ unico riferimento deve essere lo standard e la legge inglese…. a Gigi dico: complimenti sai scrivere e forse anche navigare ma stai in campana

  2. Mi piace carteggiare, ho una visone dell’insieme maggiore che con il Plotter.
    Con il tempo ho scoperto quanto sia utile e piacevole tracciare la rotta, marcare i Pn. sulle mie consunte carte nautiche; aggiornare, ogni ora circa, il mio libro di bordo con le coordinate, la Rv., la Ve., il vento reale, la sua intensità, il valore della pressione atmosferica, le osservazioni, le previsioni ascoltate, e ancora le note degli umori, dei piccoli fatti quotidiani, e quando possibile eseguire schizzi dei fondali nelle baie ove si cala il ferro.
    Mi esercito, faccio dei rilevamenti magnetici, li traccio in carta, li verifico con il GPS o il Plotter di turno, il mio sguardo è verso l’orizzonte, lontano.
    In funzione alla navigazione “tradizionale”, come dire, osservo molto e osservando accade che mi accorgo, cose che sarebbero passate inosservate, pensieri, intuizioni, e, al contempo quel famoso sesto senso cresce.
    Ho una patente nave, per superare l’esame bisogna tracciare un punto astronomico, ma poi non avendo più usato il sestante ho dimenticato quest’arte.
    Ho anche qualche strumento, conosco e stimo la cartografia Navionics ma ho fatto una scelta, per il mio piacere, per attenzione verso le persone che imbarco, continuo e continuerò a carteggiare.
    Luigi ti ringrazio, mi hai ricordato che il prossimo investimento dovrà essere un sestante.
    Buon vento.
    Mauro Puntin

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