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Il tracking della flotta della Roma x Tutti al passaggio successivo a Capo Linaro nella rotta verso Lipari. Si nota la rotta di due barche (Ottavo Peccato e Costellation) più sottocosta rispetto al resto della flotta. Courtesy Tracking Roma x 2

Riceviamo e pubblichiamo da Gianluca Perego, armatore del Sydney 39CR Sir Biss, questa email relativa a presunte irregolarità di navigazione (attraversamento aree interdette alla navigazione da Istruzioni di Regata) occorse durante la recente Roma x Tutti 2017 del CN Riva di Traiano. Ai citati il diritto di replica.

Gentile redazione,

sono l’armatore di Sir Biss, Sydney 39 CR con cui ho partecipato alla Roma X tutti 2017, conclusasi soltanto ieri con la premiazione.

Purtroppo sul podio sono salite diverse barche che, durante la regata, si sono rese responsabili di gravi scorrettezze e violazioni delle regole di navigazione, così come specificate dalle Istruzioni di Regata.

Il precorso di questa bellissima regata, che da Riva di Traiano porta a passare tra Ventotene e Santo Stefano, per poi passare tra Lipari e Vulcano e fare ritorno al porto di partenza, passa a fianco di due poligoni militari, quello di Furbara subito a sud di Capo Linaro, a poche miglia da Riva di Traiano, ed un altro presso Anzio.

Per prevenire incidenti e garantire la sicurezza durante eventuali esercitazioni di tiro le capitanerie di Civitavecchia ed Anzio hanno regolato con delle specifiche ordinanze la navigazione in quelle aree. In particolare per il poligono di Furbara vi sono due ordinanze della Capitaneria di Civitavecchia, la 33 e la 34 del 2017, che specificano le coordinate in cui è interdetta la navigazione durante i giorni feriali.

Il Comitato di Regata della Roma X, per evitare differenze e disparità di percorso, in funzione del momento di passaggio delle diverse imbarcazioni, ha giustamente  inserito nelle IdR il divieto per i partecipanti alla regata di navigare nelle suddette aree per tutta la durata della manifestazione.

Poiché negli anni passati, sia per quelle aree che per l’area protetta di Santo Stefano, si erano verificate numerose violazioni di navigazione, detto divieto è stato  ampiamente illustrato e sottolineato dal presidente del Circolo Nautico di Riva si Traiano e dal Presidente del CdR nel briefing pre regata.

Purtroppo invece, in presenza di una situazione meteo che dava un forte vantaggio a chi fosse passato nell’area interdetta, subito dopo la partenza, appena passato Capo Linaro, parecchie imbarcazioni hanno messo la prua verso l’area interdetta. Una imbarcazione, Artemisia, le ha richiamate via VHF, e quasi tutte le barche che erano entrate o stavano per entrare hanno virato. Stessa cosa ha fatto Stefano Chiarotti, armatore di Lunatika e Campione Italiano Offshore,

Io, sempre via Vhf, ho dichiarato che avrei protestato chi entrava. Alcune imbarcazioni, nonostante il richiamo, hanno tirato dritto, accorciando di parecchie miglia la rotta e godendo di una rotazione favorevole del vento. L’infrazione è facilmente verificabile da chiunque sull’ottimo tracker della regata.

Il tracking della flotta della Roma x Tutti al passaggio successivo a Capo Linaro nella rotta verso Lipari. Si nota la rotta di due barche (Ottavo Peccato e Costellation) più sottocosta rispetto al resto della flotta. Courtesy Tracking Roma x 2
Il tracking della flotta della Roma x Tutti al passaggio successivo a Capo Linaro nella rotta verso Lipari. Si nota la rotta di due barche (Ottavo Peccato e Costellation) più sottocosta rispetto al resto della flotta. Courtesy Tracking Roma x 2

Le imbarcazioni che hanno violato le prescrizioni di navigazione, da me viste, sono state Areonautica Militare, Constellation, e Ottavo Peccato.

VIolazioni analoghe si sono verificate anche durante la rotta di ritorno. In questo caso, data la lontananza tra le diverse imbarcazioni, il riscontro è possibile soltanto via Tracker. Dall’analisi dei tracciati emerge che a navigare dentro l’area prescritta, in questo caso, sono state le imbarcazioni Junoplano, Andromeda ed ancora Ottavo Peccato.

Al mio arrivo a fine regata ho regolarmente protestato le cinque imbarcazioni suddette per violazione della regola 28 del regolamento di regata, ed ho poi provveduto ad informare della protesta (che avevo già notificato al Comitato di regata al passaggio a Lipari)  i protestati  (tutti tranne Areonautica Militare, che quando mi sono recato al suo ormeggio ho trovato chiusa e di cui non sono riuscito a contattare lo skipper Giancarlo Simeoli).

Come me analoga protesta, per le stesse barche e credo alcune altre è stata presentata da Shirlaf. L’imbarcazione O’Guerriero, che mi aveva dichiarato intenzione di protestare anch’essa e si era offerta come testimone per la mia protesta, non è riuscita a farlo per scadenza dei termini temporali.

La mia protesta purtroppo non è stata ammessa alla discussione di merito perché non ho potuto essere presente all’udienza, convocata alle 12 di sabato 15 Aprile per le 15 dello stesso giorno, a causa di impegni familiari non differibili, dopo 5 giorni passati in mare. Ricevuta la convocazione, avevo dato formalmente disponibilità a partecipare all’udienza in teleconferenza o videoconferenza, oppure di persona a qualsiasi ora della domenica. Non è stato possibile rinvio, e non sono stato neppure chiamato telefonicamente durante l’udienza. Analogamente alla mia, anche la protesta di Shirlaf è in parte decaduta per vizi di forma, in parte è stata respinta perché mancavano testimoni, ed il tracciato del tracker non è stato ritenuto prova valida.

Dato l’esito, e le modalità di rigetto, ho deciso di non fare appello contro questa sentenza, magari formalmente corretta, ma che non penalizza chi ha tratto illecito vantaggio dalla violazione di rotta, e sopratutto è venuto meno alla correttezza sportiva. Penso, forse ingenuamente, che a fronte di una scorrettezza di questo tipo dovrebbero essere gli stessi autori dell’infrazione ad autodenunciarsi e chiedere di essere penalizzati, anziché infischiarsene. Mi dispiace anche particolarmente che una delle imbarcazioni in causa porti le insegne dell’Aeronautica Militare. Tale imbarcazione ha vinto la regata, altre tra le protestate sono andate sul podio.

Con che onore? Provo grande amarezza per l’esito di questa vicenda, e dispiacere per l’impegno e la fatica profusi dal Circolo Riva di Traiano, di cui sono socio, che vede parzialmente compromesso l’esito di questa bellissima regata per la scorrettezza di pochi disonesti.

Ma, al di là dell’episodio specifico, vorrei anche sollevare il problema del mancato rispetto delle prescrizioni di navigazione, che è un problema ricorrente nelle regate d’altura. Nonostante la generale diffusione dei tracking, che permettono di seguire in tempo (quasi) reale la regata e di aumentarne il richiamo mediatico, la normativa federale non ne consente ad oggi in modo adeguato l’uso per dimostrare violazioni di questo tipo.

Ricordo che recentemente, durante la Vendee Globe, alcuni concorrenti sono stati costretti dal comitato a tornare indietro, facendo molte decine di miglia di bolina nei 40 Ruggenti, per aver violato una interdizione di navigazione anche di poche centinaio di metri. Le violazioni sono state verificate tramite l’uso di Tracking GPS.

Penso sia indispensabile, per migliorare la trasparenza ed il rigore di questo tipo di regate, che stanno avendo una grande crescita di numeri e di interesse, rivedere e modernizzare la normativa, definendo meglio le norme da inserire nei bandi e nelle Istruzioni di Regata e utilizzando quanto la tecnologia mette a disposizione (oltre al GPS, ad esempio, l’AIS, che ormai moltissime imbarcazioni hanno a bordo come dispositivo di sicurezza). Deve essere possibile per i Comitati rilevare direttamente tali violazioni e sanzionarle, come avviene in caso di salto di boa per i bastoni, senza dover fare affidamento sulle proteste di altri concorrenti e sull’onere della prova secondo il formale processo di protesta, ideato per regate ove si naviga a stretto contatto ma non per quelle di altrura.

Spero che vorrete pubblicare questo mio intervento, o dare comunque rilevanza al tema.

Con stima,
Giuliano Perego

9 COMMENTS

  1. Concordo pienamente con quanto denunciato dall’armatore di sir biss.
    Solo tra gli italiani si rilevano questi vergognosi comportamenti !!!!
    Fabio Scalzi

  2. Siamo in italia e siamo italiani……..la vela è bella anche senza partecipare alle regate……ecco la mia scelta fatta a malincuore!

  3. Peccato che ls vela imiti il calcio nel trascurare la tecnologia di base, prrmettendo così ai furbi di ptimeggisre in modo scorretto….
    La FIV dovrebbe vergognarsi.
    Elvio Mori

  4. Se la zona è interdetta nn si naviga.punto. Chi è intelligente penso capisca. Appoggio in pieno la protesta.bravo.

  5. Tutta la mia solidarietà all’armatore di Sir Biss. Ho partecipato alla Riva x tutti ed ho segnalato anch’io l’infrazione all’art. 2 delle istruzioni di regata dell’imbarcazione Fintotonto che per ben tre volte è entrato nelle zone interdette, dimostrandolo con immagini allegate del tracker su cui ho riportato le aree interdette. Il comitato di regata, per dimostrare la sua buona fede, avrebbe dovuto/potuto protestare direttamente lui le barche in difetto (art. 60.2 delle regole World Sailing 2017) tutte facilmente individuabili, e lasciare che eventualmente i protestati dimostrassero la inapplicabilità delle sanzioni con tutti i cavilli del caso…

  6. Più che deferire le sole imbarcazioni con “protesta” sarebbe da deferire il comitato di regata che di fronte a dati certi come il tracking approccia i giudizi ancora con carta bollata e soluzioni medioevali, ridicolo e offensivo verso tutti gli altri onesti armatori, solidarietà a Sir Biss; e mi auguro che prevalga il buon senso e non la marca da bollo!!

  7. Concordo pienamente con tutti voi e sono solidale con Sir Biss. Ribadisco che infrazioni del genere debbano essere semplicemente punite dal CDR che, con il tracking (incontestabile) potrebbe penalizzare le imbarcazioni scorrette senza udienza. Basterebbe inserire una clausola nelle IDR….
    Qualche anno fa in una regata costiera monotipo accadde una cosa del genere: 4 proteste contro 6 barche per aver superato i limiti di navigazione imposti dalle IDR. Proteste rigettate per il sistema di tracking non era stato menzionato sulle stesse IDR e quindi la prova fu resa inammissibile.

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