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A proposito del caso J/70 Worlds, con sette barche non accettate all’iscrizione per stazza non regolare, riceviamo e pubblichiamo una lettera di Vincenzo Onorato, in cui spiega la posizione del team Mascalzone Latino rispetto alla decisione presa dal Comitato organizzatore di rigettare l’iscrizione di Mascalzone Latino jr.

La lettera è assai diretta e contiene riferimenti al commodoro dello YCCS Riccardo Bonadeo. A Bonadeo, o al diesse del Club Edoardo Recchi, offriamo ovviamente analogo spazio di replica per sostenere le loro ragioni.

Fare Vela riporta la lettera per dovere di cronaca, ma i suoi contenuti sono in toto acsrivibili al team Mascalzone Latino.

LA LETTERA DI VINCENZO ONORATO

“Porto Cervo (SS), 12 settembre 2017 – Il Mondiale J70 è indiscutibilmente l’evento più bello della velica mondiale. Dopo una lunga discussione in famiglia sono riuscito a convincere mio figlio Achille, che abitualmente regata sui Melges 20, a regatare anche sui J70 per avere l’occasione di divertirci insieme e la sera magari sfotterci un po’, davanti ad un buon bicchiere di vino, doverosamente rosso.
Achille non ha mai fatto regate nella classe J70, ha comprato una barca nuova di pacca, e l’ha mandata presso uno dei cantieri di riferimento per sistemare le imperfezioni presenti sulla chiglia, come previsto dal regolamento di classe (C.8.1.C).

La barca così, e ripeto mai messa in acqua prima, si è presentata alla sua prima stazza che, come da accordi tra il venditore e la classe internazionale, sarebbe stata fatta durante i controlli preventivi.
Nel corso dei suddetti accertamenti è stata riscontrata una non conformità della chiglia alla luce della quale lo stazzatore ufficiale ci ha detto che per lui era sufficiente, per passare la stazza, ripresentarsi con una chiglia
nuova e conforme.
Una volta avuto il benestare dello stazzatore abbiamo acquistato, dal rivenditore italiano, la chiglia di una barca nuova, regolarmente certificata dal costruttore francese. La barca a quel punto è stata ripresentata alle stazze entro i tempi previsti dal Notice of Race superando tutti i controlli e ottenendo tutti i documenti di stazza, dove non sono state evidenziate
prescrizioni.

Tutto ciò avveniva, e la stazza della barca veniva superata, domenica 10 settembre alle ore 12.00. Anche la tempistica ha una sua importanza, ma su questo torneremo tra poco. Il giorno 11 settembre, dopo lo skipper briefing, molto dopo la chiusura delle stazze e la suddivisione delle flotte, la barca di mio figlio risultava nel gruppo Red. il Comitato organizzatore,
alle ore 19.00, ha esposto un comunicato con il quale rigettava l’iscrizione di 7 barche su base di un rapporto del Techinical Committee che riportava che le barche interessate avevano modificato la chiglia infrangendo la regola di classe C.8.1. Questo è quanto accaduto.

Per inciso è giusto e sacrosanto che non si possano apportare modifiche alle appendici, ma ci risulta che l’anno scorso al Mondiale di San Francisco è stato concesso ad alcuni partecipanti di lavorare sulle chiglie trovate non conformi, consentendo loro di regatare. Potrei anche aggiungere che i controlli di stazza sono stati giustamente scrupolosi per alcune barche e un po’ meno zelanti con altre, ma come diceva Andreotti “la legge si applica per i nemici e si interpreta per gli amici…”.

Parlavo prima di tempistica ed è a dir poco singolare che il Comitato organizzatore, leggasi lo Yacht Club Costa Smeralda, prenda una decisione così grave comunicandola soltanto poche ore prima della prima regata.

Diverse settimane fa lo Yacht Club Costa Smeralda aveva già rifiutato l’iscrizione dell’amico Pietro Manunta di Olbia, uno dei fondatori di Mascalzone Latino, perché successiva al 3 luglio, data limite, anche se era facoltà dello Yacht Club accettarla con una sovrattassa. Un po’ singolare invece il persistere del rifiuto anche quando siamo stati informati da alcuni amici concorrenti che avevano rinunciato a partecipare alla regata lasciando eventualmente il posto a noi.

A questo punto ho presentato una richiesta formale all’organizzazione per farmi sostituire da mio figlio, al timone della mia barca regolarmente accettata. Ho preso questa decisione animato dal desiderio di avvicinare mio figlio Achille ad una classe magnifica a cui non farò mai venire meno il
mio modesto supporto logistico nei trasporti. La richiesta è stata respinta dallo Yacht Club Costa Smeralda, leggasi organizzazione, senza addurre alcuna motivazione.

E’ un Campionato Mondiale bellissimo, ma nato male a terra escludendo 7 team competitivi, 5 dei quali avevano regolarizzato le proprie barche (San Francisco docet) ed escludendo anche arbitrariamente altri che avrebbero voluto partecipare: a che serve scrivere nel Notice of Race che si possono accettare iscrizioni dopo la data del 3 luglio pagando 250,00 € in più? Forse perché ci sarebbe stato un terzo Mascalzone Latino in gara?
Organizzato pericolosamente male anche a mare, predisponendo ridicolmente un solo campo di regata per 180 concorrenti. Una scelta dettata certamente dal risparmio trattandosi, come ben noto, di uno Yacht Club povero di risorse.

Ciò detto impacchettiamo le barche e ce ne andiamo, anche la mia che potrebbe fare la regata, ma la vela è divertimento, oltre che passione, e ciò che è avvenuto è politica, solo politica e ancora politica. Ho avuto l’onore di essere socio dello Yacht Club Costa Smeralda per qualche decennio e il
grande onore di essere insignito del guidone d’oro del Club. Ma quelli erano altri tempi e con altri uomini. Il Club era governato dal mai troppo compianto Commodoro Gianfranco Alberini, Vero Uomo di mare e Vero Comandante. Ho lasciato il Club quando purtroppo è mancato e sostituito da un commercialista milanese che di mare ha solo il blu del suo blazer in cera lacca che indossa perennemente a mò di guscio di lumaca. Rarissime le sue sortite in mare, ma altrettanto memorabili per chi ha avuto il divertimento di vederlo in azione. Una volta provò a timonare un Farr40 riuscendo magistralmente a mandarlo in straorza ad ogni virata e notate bene ad ogni
virata, non ho detto strambata.

Sarebbe divertente se Bonadeo, al fine di alleviare tutto questo clima di tensione e cospirazione, ci sollazzasse mettendosi al timone di un J70. Giovanotto ti presto il mio, è regolarmente iscritto, devi portare solo il blazer!
Oeh abbiamo comunque buttato un sacco di soldi per non partecipare. La storia continuerà nelle aule dei tribunali civili e sportivi per danni. Gli avvocati ed i commercialisti non esistono forse per questo? Per non far navigare e non per il contrario”.
Vincenzo Onorato

6 COMMENTS

  1. uhm…il succo e’: mi hanno beccato e come giustificazione del mio (presunto) disonorevole reato sportivo dico che e’ solo politica, che un commodoro non sa timonare, che non accettano iscrizioni in ritardo, che il mondo e’ brutto e cattivo. Cose magari tutte giustissime ma che non ci azzeccano niente con il fatto.
    In un ipotetico tribunale quello che sarebbe significativo di tutta la manfrina e’ solo: ” ha comprato una barca nuova di pacca, e l’ha mandata presso uno dei cantieri di riferimento per sistemare le imperfezioni presenti sulla chiglia, come previsto dal regolamento di classe “. E cosa vuol dire?? che hanno fatto dei lavori a sua insaputa? che qualcuno del team ha richiesto di truccare la chiglia senza il suo permesso?? Perche’ non rispondere su questo che e’ l’ unico fatto significativo?

    Personalmente, se mi si accusasse di un tale reato e io fossi innocente direi innanzitutto il nome del cantiere che ha fatto i lavori dichiarando ufficialmente che l’ ho mandato dal cantiere solo per far sistemare le imperfezioni e mi e’ tornata indietro una chiglia fuori stazza. Se poi il cantiere sostiene che e’ stato il committente a richiedere di truccare la chiglia, allora segnalerei alla Classe, alla FIV e all’ ISAF i nomi dei responsabili che a mia insaputa hanno richiesto questi lavori e li allontanerei dal team.
    Il fatto che non lo faccia non e’ una prova, ma sinceramente…

  2. Le motivazioni tecniche dell’esclusione, giuste o sbagliate, qualcuno ce le dovrebbe spiegare ed asseverare, così ci facciamo un’idea.
    Onorato se la prende con il presidente del Circolo, solo un po’ di colore, vivace e sanguigno, ma non guasta, è lo sport. Roba da educande, rispetto a quello che avviene in altre regate, e ancor di più in altre discipline.

  3. Al timone di un farr 40 non avrei probabilmente nemmeno raggiunto la prima boa e il mio abbigliamento sarebbe stato il più ridicolo e fuori luogo. Anche così certo sarei stato uno sportivo ed un velista migliore di chi “dopa” la propria barca, certo sarei stato un uomo migliore di chi svergogna la sua Patria, certo avrei avuto la dignità di ritirarmi in un lungo ed imbarazzato silenzio. Filippo Faruffini, modesto velista, socio dello YCCS

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