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Antananarivo, Madagascar- Esiste un luogo sulla Terra dove le lancette dell’orologio hanno smesso di correre e si sono rimaste al XIX secolo. È il Madagascar. Su quest’isola, dove la natura regna incontaminata e dove non si percepiscono gli interventi dell’uomo con la sua tecnologia e la sua “modernità”, i villaggi sorti lungo la costa occidentale vivono soprattutto di pesca.

Ex colonia francese, il Madagascar è la quarta isola più grande al mondo e le sue coste sono bagnate dall’Oceano Indiano; questo Stato si trova nella parte meridionale del Continente Nero, di fronte al Mozambico. E proprio alla dominazione francese si deve la cultura della navigazione basata principalmente su dei bialberi, così come è stato insegnato alle tribù africane nell’Ottocento dai commercianti. Non solo lo stile della navigazione, ma anche le tecniche di costruzione sono rimaste tali nonostante il passare dei secoli.

Una goletta per trasporto merci ormeggiata a Belo-sur-Mer

Il primo villaggio ad apprendere l’antica arte della navigazione è stato Belo-sur-Mer. Poi la voce è corsa di villaggio in villaggio e, lungo la costa occidentale di quest’isola ampia 587mila km², si è consolidata una tradizione navale che ha sviluppato e fatta propria la goletta. Tradizione rimasta immutata fino a oggi.

Annualmente sono varate una dozzina di golette e il lavoro per questi ”maestri d’ascia” non manca mai. Anche perché, come gli abitanti hanno raccontato all’agenzia francese France Presse, che ha dedicato un lancio all’argomento, l’unica via di comunicazione percorribile per tenere in contato i diversi villaggi sorti lungo la costa occidentale del Madagascar è proprio il mare. Le strade, infatti, sono poche e fatiscenti, percorribili al massimo con una jeep; l’aumento poi del costo del gas ha spinto sempre più queste popolazioni a rinunciare allo spostamento via terra per preferire quello via mare, certamente meno costoso e oneroso.

“Le golette sono l’ideale per navigare lungo una costa così frastagliata e per visitare i villaggi praticamente irraggiungibili via terra”, racconta uno del posto all’agenzia di stampa francese, per poi aggiungere: “Le stive di queste imbarcazioni sono sempre cariche di 80 tonnellate di merci trasportate da Mahajanga, nel nord, a Toliara, villaggio molto più a sud”.
’Madagascar schooner and Pecho on the bow – a relaxed life’    .
Anche per gli albergatori il mare è l’unica via di salvezza per i propri affari, come spiega uno di loro: “Conservo e trasporto tutti i miei beni sul mare perché è impensabile farlo con un 4×4: le strade sono isolate e quindi pericolose durante la stagione delle piogge”. Ovvero da dicembre ad aprile.

La costruzione delle golette è favorita anche dall’abbondanza e ricchezza di foreste nell’entroterra malgascio: i costruttori hanno così a disposizione diversi tipi di legno che sfruttano secondo le proprie necessità.

Golette in navigazione © Philippe Aimar

L’assenza di energia elettrica nella regione occidentale ha lasciato invariata la tradizione cantieristica risalente al 1860, quando re Radama II ha invitato sull’isola i fratelli Joachim, originari della Bretagna, regione a nord della Francia che si affaccia sul Canale della Manica, per insegnare ai nativi come costruire imbarcazioni veloci e resistenti. Ma le popolazioni locali non hanno saputo rinunciare comunque alla propria tradizione e così, da questo incontro, è nata una nuova tecnica di costruzione che ha mescolato lo stile bretone con quello tribale dei “fomba”, ancora viva nel XXI secolo: prima di iniziare la costruzione di una nuova goletta, i maestri d’ascia locali devono consultare “i guaritori”, ovvero stregoni che vivono in ogni villaggio, per propiziarsi la benevolenza degli antenati . Allo stesso modo queste figure sono consultate poco prima di terminare i lavori per decidere quale giorno sia il più adatto al varo. Ottenuto il benestare, il villaggio si anima febbrilmente per festeggiare l’evento.

Così le lancette dell’orologio in questa parte di mondo si sono arrestate. Siamo sempre nel XIX secolo alla corte di Radama II.

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3 COMMENTS

    • Gentile Paolo, come chiamerebbe lei una barca a due alberi che non e’ tecnicamente una goletta, ne’ un ketch e neanche uno yawl? Siamo aperti a ogni suggerimento. Un saluto

  1. Concordo,la barca in foto non e’una goletta,forse un ketch.Direi che il termine due alberi mi sembra piu consono e usato in marineria.Bialbero mi pare un termine piu motoristico che marinaresco,sempre per quel che vale oggi rispettare la terminologia…Non me ne voglia sig,Tognozzi per questa mia pignoleria.Grazie

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