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Giglio Porto- Non poteva essere altrimenti, per chiunque abbia navigato nell’Arcipelago Toscano. Come Farevelanet aveva scritto già sabato sera, a 20 ore dall’incidente, l’unico punto in cui una nave come la Costa Concordia poteva scontrarsi con uno scoglio era la Secca delle Scole che, ribadiamo, si trova, nel suo punto più esterno (in riferimento al pescaggio di 8,2 m della nave) a 0,2 miglia dalla linea di Costa del Giglio. Sono 370 metri, e nel mezzo ci sono tre scogli emergenti più una serie di secche minori. Chiunque navighi al Giglio sa che, per andare dalla Cala delle Cannelle, ancoraggio estivo per decine di barche, a Giglio Porto, bisogna “allargare un po’ alle Scole”.

La drammatica immagine all'infrarosso raccolta dalla Guardia Costiera nella notte del salvataggio. Si notano (i punti neri a poppa) i passeggeri in evacuazione. Foto Guardia Costiera

Portare una nave di 290 metri, larga 35, di quelle dimensioni e di quel pescaggio, in quel punto è assolutamente inconcepibile per qualunque uomo di mare. Le gravissime responsabilità del comandante Francesco Schettino stanno emergendo con una rapidità e una chiarezza lampante. Così enormi da lasciare esterefatti. Alle 11 di oggi è iniziata a Grosseto l’udienza con il GIP per la conferma del fermo. Le accuse, al momento, come riferito dal procuratore capo di Grosseto Francesco Verusio, sono omicidio colposo plurimo, abbandono nave e naufragio, disastro. Ve ne potrebbero essere anche altre, configurando un dolo grave che aumenterebbe il grado dell’accusa di omicidio plurimo. La situazione ambientale è ugualmente a rischio, con conseguenze che ci auguriamo l’intervento di tutte le agenzie operanti al Giglio riescano a evitare. Se la nave sprofondasse dallo scalino sui 20 metri dove si trova incagliata nella scarpata che precipita a 70 metri, con le sue 2400 tonnellate di gasolio nei serbatoi, i rischi ambientali per il Giglio e tutto l’Arcipelago Toscano sarebbero incalcolabili. Un’ipotesi davvero terrificante, se analizzata nel suo dettaglio.

I passeggeri evacuati dalla Costa Concordia nella notte tra venerdì e sabato scorsi. Foto infrarosso Guardia Costiera

Ecco perché una sconvolgente bravata come quella che sta emergendo in tutta la sua stupida dinamica, farsi vedere dal Giglio con la nave di cui si ha il comando, non riesce ad essere accettata da questa testata nè da tutto il mondo. Portare una nave di quelle dimensioni sulle Scole è semplicemente “criminale” da chi ne ha il comando. Punto. Lo stesso procuratore Verusio, con le dichiarazione rilasciate in mattinata a Radio Uno, era estereffato dalla superficialità e dall’avventatezza di tale manovra. Il successivo comportamento del comandante (davvero proviamo un certo fastidio a chiamarlo ancora così, conoscendo invece le tradizioni e l’attenzione della Marina, sia militare sia commerciale, quando si parla di navigazione e sicurezza) arriva addirittura a sconvolgere: mancanza di consapevolezza del disastro, mancate procedure, mancata attivazione della catena di comando, panico. Il tutto sta emergendo nei dettagli e la magistratura sta procedendo, come è giusto che sia, con i procedimenti del caso.

Sentite la sconcertante telefonata tra la Guardia Costiera e il comandante durante l’emergenza, dal Corriere Fiorentino. Assolutamente inconcepibile che un uomo che ha la responsabilità di una nave così, con 4200 persone a bordo, si comporti in questo modo e un plauso, invece, al comandante della Guardia Costiera Gregorio De Falco, che agisce secondo procedure, con la determinazione e chiarezza propria di questi casi:

http://video.corrierefiorentino.corriere.it/telefonate-il-comandante-capitaneria/cf-167017

La telefonata incredible:

Su De Falco, su cosa davvero significhe essere un comandante e ufficiale di Marina, ecco un articolo da Repubblica di oggi. Niente eroe, solo uomo che ha fatto il suo dovere, migliaia di miglia, oceani e infinite generazioni di gente di mare lontano dalla gretta cafonaggine dello Schettino, che da oggi è agli arresti domiciliari a Meta di Sorrento (attenzione, sorvegliatelo bene) e non merita assolutamente quella parola, comandante, scritta nel suo curriculum. Gli uomini veri si vedono nei momenti decisivi, nell’unico momento in cui conta davvero esserlo. De Falco e gli uomini impegnati nei soccorsi sulla Costa Concordia lo sono stati. Lo Schettino scappava.

La Costa Concordia immersa. Foto Guardia di Finanza

Tra i tanti commenti che abbiamo ricevuto alla nostra ricostruzione (letta da 31.600 persone a stamani), di cui qui ringraziamo tutti gli autori, ve ne sono alcuni di grande competenza. Idee, suggerimenti, ipotesi. La certezza, ormai, è data dalla logica di una banale carta nautica, di un tracciato AIS, dei tempi di reazione di una nave di tali dimensioni. Ci piace segnalare, quindi, questa ottima cartina che un nostro lettore straniero, Jan Forst, ci ha inviato e che, in base ai dati disponibili, riteniamo rispecchi fedelmente quanto è (purtroppo) accaduto:

La ricostruzione con Google Earth e i dati AIS dell'incidente della Costa Concordia. Ogni punto del tracciato AIS ha ora, velocità e rotta. Ciò evidenzia che prima dell'accostata, alle 21:37, la nave procedeva a 15,3 nodi per 285°. In quel momento era 1,2 miglia dalla costa del Giglio e a 2 miglia dalle Scole. Dopo quel punto, con colpevole ritardo, ha iniziato l'accostata a dritta fino a impattare con la carena a poppavia di sinistra con la secca delle Scole. Segnaliamo che le ore scritte da Jan sono UTC: l'impatto è avvenuto alle 21:42, secondo quanto dichiarato dal procuratore di Grosseto, e l'abbandono nave comunicato alle 22:58, oltre un'ora dopo. Grazie al nostro lettore Jan Frost

Concludiamo ripetendo quanto abbiamo già detto. La rotta di avvicinamento al Giglio era troppo bassa, poi l’accostata a dritta in netto ritardo, i tempi di reazione lenti, la “scodata” verso sinistra della poppa. L’impatto. Il panico. Se voleva farsi vedere dal Giglio, lo Schettino poteva passare ad appena mezzo miglio dall’isola, dove l’enorme mole della sua (ex) nave si sarebbe comunque notata e dove, da sempre e per sempre, il fondale è di 115 metri. Basta guardare una carta nautica.

 

Guarda qui il PDF dell’ordinananza del GIP di Grosseto che decide gli arresti domicialiari per Francesco Schettino e ricostruisce il suo comportamento colposo durante l’incidente della Costa Concordia.

 

27 COMMENTS

  1. Gentile Comandante De Falco,

    giusto due righe per ringraziare Lei, la Capitaneria di Livorno e la Guardia Costiera per l’esempio che avete dato e continuate a dare nel gestire la tragedia della Costa Concordia. Il sangue freddo che è riuscito a mantenere nel corso della comunicazione con l’Infame Schettino è ammirevole. Essendomi occupata di comunicazione di crisi in passato so quanto Le sia costato e mi immagino che stia continuando a rivivere quei momenti drammatici. Come velista discendente da generazioni di navigatori Le sono in debito per avermi fatto sentire essere orgogliosa come italiana della nostra Guardia Costiera e Compamare Livorno.

    Un forte abbraccio a tutti e spero un giorno di poterLe stringere la mano di persona.

      • Probabilmente è tollerato perchè in mare non esiste un “codice della strada” e non sono previste sanzioni per quelli che violano le “Norme per prevenire gli abbordi in mare” derivanti dalla Convenzione sul diritto del mare di Montego Bay del 1982. La responsabilità è dei Comandanti delle Navi. Signori, il Comandante di una Nave è (dovrebbe) essere una figura di assoluta preminenza!

  2. Buonasera,
    Innanzitutto esprimo la mia profonda costernazione per la tragedia e le più sentite condoglianze alle vittime. In passato ho lavorato come musicista sulla Costa Magica.
    Ho letto la ricostruzione con Google Earth e i dati Ais come riportato in figura.
    Vorrei chiedere quanto segue: alle 20.37 la nave viaggia a 15 nodi per 285° e si trova a 2 miglia del punto dello sciagurato impatto. Come è possibile che abbia impiegato più di 1 ora a percorrere queste 2 miglia essendo l’impatto alle 21.42?
    La scatola nera immagino che farà chiarezza su tutto ma eventualmente le telecamere di bordo a poppa e prua che di solito si possono consultare on line sul sito Cosa per vedere live dove si trovi la nave potrebbero aver registrato tutto anche se nell’oscurità? Potrebbero aggiungere dettagli importanti? Grazie

    • Ciao Francesco,
      è spiegato nella didascalia della cartina/ricostruzione: le 20:37 sono ora UTC, ovvero le 21:37 in Italia, quindi gli orari tornano perfettamente.
      saluti

      • Salve
        ecco ho capito, quindi a percorrere le due miglia ci mette soltanto 5 minuti?.
        Beh non mi torna ugualmente, 5 minuti per percorrere 2 miglia mi sembrano troppo pochi. Se non ho sbagliato i conti dovrebbe essere state percorse 1,4 miglia. Mi auguro davvero che le indagini portino ad una ricostruzione inattaccabile dell’accaduto perchè troppe volte queste cose in Italia finiscono in beffa.

  3. La tragedia è evidente ma ora vogliamo fare qualcosa perchè la tragedia ambientale non avvenga!!! In tutti i comunicati no ho ancora sentito un ragionevole piano di ancoraggio del relitto nel fondale attuale di venti metri, per scongiurare che possa sprofondare in profondità di oltre 70 metri causando una possibile catastrofe ambientale. Non vedo perchè nessuno abbia pensato di ancorare la nave a poppa e a prua con enormi catene alla scoglierea considerato che dista pochssimi metri e che le previsioni per i prossimi giorni sono di forte mare in burrasca. EVITATE LA CATASTROFE AMBIENTALE NON PERDETE ALTRO TEMPO

    • Sono perfettamente d’accordo: devono assolutamente blccarla piantando dei pali sulla scogliera e incatenarla in modo che nn sscivoli verso il mare.

  4. Schettino dice in Tribunale “ma quello scoglio non l’ho visto. E, comunque dopo, con la mia manovra, ho salvato centinaia, se non migliaia, di vite”.

    Non ha visto lo scoglio e con la manovra ha slavato molte vite. Se si ragiona cosi’…Non ci dovrebbe voler molto anche a chiarire la “bontà” della sua manovra successiva…

  5. Faccio un introduzione per togliere ogni dubbio.
    Cordoglio per le persone scomparse e per il loro familiari.
    Madornale errore per lo scellerata scelta di avvicinarsi con una nave di quella mole a pochi metri della costa.
    Bravo al Capitano De Falco per aver fatto il suo dovere, anche se alcuni toni gli avrei smorzati, ma bisogna essere sul campo per capire.
    Ma quello che non mi piace e che tutti ci erigiamo a giudici con il culo al caldo nella nostra comoda e confortevole vita.
    E se ci fossimo stati noi al posto di Schettino magari avemmo fatto i peggio danni.
    Lasciamo a chi dovere di fare le indagini e accertamenti.
    E cogliamo l’occasione per riflettere su questo incidente e smettiamola di puntare il dito.

    • Gentile Duccio, per come la vediamo noi e per chiunque sul mare va la scelta dello Schettino (avvicinarsi alle Scole del Giglio con una nave di quelle dimensioni) è assolutamente inconcepibile. Ci auguriamo quindi che, nei termini prescritti dalla Legge, paghi questa sua serie di negligenze fino alla fine, fino all’ultimo secondo della pena che gli sarà inflitta.

  6. Condivido il post di Duccio. Facile predicare dalla poltrona di casa!
    Aggiungo che sono infastidita dalla smania “calcistica” che si palesa anche davanti a questa sciagura. Alle stelle De Falco – che “comanda” da Livorno- nelle stalle Schettino. Non penso certo di difenderlo d’ufficio e sembra acclarato che abbia gravi colpe, però non siamo in grado di valutarle con la sicumera retorica ostentata da tutti i media. Anche nella telefonata che ho ascoltato per l’ennesima volta, risponde a De Falco che si trova sulla scialuppa per coordinare i soccorsi (in che modo non lo dice!) e di non poter risalire la biscaglina,come l’altro continua a gridargli, bloccata da un’altra lancia. Nel prosieguo, che ho ascoltato ieri per radio De Falco lo accusa di volere andare a casa, ma lui risponde che è lì e non va da nessuna parte… Insomma, mettendo da parte l’icona del capitano che sparisce nei flutti diritto sul ponte della nave- improponibile data la posizione della sua – mi piacerebbe leggere un parere autorevole sul caso concreto. Doveva rimanere a bordo per rispettare le regole,non ci piove, ma esiste la vaga possibilità che da mare potesse svolgere un ruolo più utile?
    Quanto all’incidente, la dinamica sembra ormai chiara e l’errore di Schettino palese. Difficile però tirarsene fuori sia per la Costa crociera che per la capitaneria. Tutti gli esperti hanno criticato i pericolosi “saluti” alle isole, richiesti e reclamizzati. Di queste esibizioni cretine a sfiorare la costa ne ho viste diverse, navigando nel Mediterraneo, inclusa una nave incagliata davanti a Kytira, in Grecia. E se fosse un diktat pubblicitario delle compagnie, manterrebbe il posto un capitano che si rifiuta?

  7. Francesco Schettino è un fifone e mi fa pena.
    A lui non do nessuna colpa. E’ chi l’ha messo li, chi gli ha dato la patente di capitano che si dovrebbe portare in tribunale.
    Purtroppo ho paura che questo sia il “sistema Italia” dove a dirigere enti pubblici, università, ecc. (tanti eccetera!), ci siano quasi esclusivamente gli amici e i famigliari di politici e persone importanti.
    In Italia se non hai un “santo in paradiso” di strada ne fai poca…
    La Magistratura dovrebbe andare a cercare il “santo in paradiso” di Schettino!

    • parole sante!!è possibile che per diventare capitano bisogna affrontre mille esami(ammesso che schettino li abbia fatti!?)e non ci sia un modo per capire la cosistenza vera di un uomo nel momento del bisogno….?
      E la compagnia Costa Crocere non si sia mai accora di questo???
      Bisogna proprio trovare quel”santo”

  8. Caro Tognozzi, ormai si è detto tutto di tutto e di tutti. Vorrei fare una considerazione. Che differenza passa, in termini di preparazione tecnica, professionale ed umana, fra un comandante di vaporetto ed il comandante di una nave del genere? Mi viene da pensare a quali test deve sottoporsi un comandante di aereo al quale viene affidata, in termini di vite umane, una responsabilità certamente minore. Non crede lei che il percorso professionale di queste persone debba essere ripensato, almeno sotto certi aspetti? Come strideva il confronto fra … i due!
    Saluti

  9. Salve,vorrei sapere perchè la nave continua a non esser assicurata con qualsiasi mezzo alla terra ferma ma lasciata in balia di onde e correnti.Bastano 4 bitte ben ancorate…non ci riusciamo nel 2012 con satelliti che vanno su marte??Queste navi,quando sono in costruzione,sono assicurate con funi d’acciaio e corda su 4 bitte e non si muovono neanche con le raffiche di bora a 100 km/h e più…Quindi????Mi sembra una follia…..

  10. Caro Michele
    come ben sai sono dell’Isola del Giglio da cui sono tornato ieri.Ti dico con assoluta certezza per sopralluoghi fatti da amici che la Concordia ha colpito uno sperone di roccia a circa 3/4 metri di profondità ed a qualche metro verso nord dell’ ultimo scoglieeto affiorante delle Scole.La sfortuna ha voluto che, probabilmente, Schettino è passato incolume con la pinna stabilizzatrice di 4 metri di lunghezza e che vediamo integra e poi resosi conto di quanto in terra fosse ha repentinamente accostato a dritta portando la poppa sullo perone.Se avesse continuato per altri 10 secondi la scellerata rotta passava con tutto lo scafo. Però a quel punto forse sarebbe stato troppo sotto al Porto…

  11. Mi avete definitivamente convinto a non comprare più il vostro mensile … e dire che ero anche un abbonato … errori di gioventù!

  12. non voglio dare giudizi ne fare commenti, ma cercare di analizzare quello che sembra un fatto certo.
    Ultimo punto AIS ore 21.37 locali, impatto ore 21.42, distanza percorsa 2 mg. Alla velocità di 15,3 nodi la distanza percorribile è di 1,275 mg, come ha fatto allora la nave ad arrivare al punto d’impatto in 5 minuti? Se i dati AIS riportati e gli orari sono esatti ci possono essere solo 2 spiegazioni: la prima è che la nave abbia aumentato la velocità a 24 nodi e la seconda è che il gps abbia sbagliato a dare la posizione della nave mettendola 0,7 miglia più lontana dalla secca. Potrebbe forse essere questo il motivo che ha fatto dire al comandante di aver urtato uno scoglio non segnalato?

  13. Ill.mo C.te De Falco,
    Sono un vecchio uomo di mare, ma ancora molto attivo e sono vissuto con un senso di ammirazione e ossequio per la divisa della Marina Militare.
    Mi sento inorgoglito per l’andarivieni di SAR che nella notte hanno portato a terra centinaia e centinaia di formichine (così come si vedevano i naufraghi agli infrarossi) che altrimenti non avrebbero potuto salvarsi con le altre scialuppe inutilizzabili per lo sbandamento della nave.
    Dopo quanto accaduto mi siano consentite le seg. osservazioni:
    1) E’ necessario sottoporre i comandanti soprattutto delle grosse navi da crociera a controlli psicofisici almeno semestrali.
    2) Lavorare su una normativa che renda possibile il comando di una nave da crociera superiore a x metri, esclusivamente a soggetti provenienti dall’Accademia Navale di Livorno. Perchè?
    I Vostri cadetti sicuramente sanno condurre una barchetta a vela, andare sott’acqua, condurre un gommone con braccio-guida, insomma conoscere veramente il mare.
    La maggior parte degli altri, no! Per condurre un JumboJet, o una Costa Crociere non basta essere C.L.C.
    Ma ciò che necessita maggiormente è l’ONORE !
    Un Comandante proveniente dalla Vostra Accademia non si sarebbe comportato in modo tale da disonorarci agli occhi di tutto il mondo.
    Com.te De Falco, la Sua inflessione di voce ci ha restituito dignità.
    Il concetto di STATO è qualcosa di astratto, ma Lei lo ha materializzato. Con osservanza
    Giuseppe Mavilla patente nautica n. 299312/1966

  14. Adesso noi italiani siamo ritornati (dopo Luna Rossa) di colpo tutti navigatori…
    Sono curioso di vedere come andrà a finire quando verrà fuori (e sta già emergendo) che l’inchino delle grandi navi da crocera è sempre stata una pratica diffusa, ma soprattutto tollerata dalle Capitanerie di Porto… Il Capitano De Falco ha fatto la sua bella figura con la telefonata che tutti noi abbiamo ascoltato, ma se è successo tutto questo (una nave di quelle dimensioni doveva navigare almeno a 2 mn dalla costa), anche le Capitanerie di Porto hanno le loro responsabilità!

  15. Mi rivolgo a Tognozzi, io ed altri abbiamo sottolineato quanto sia importante ancorare prima possibile il relitto per non farlo inabissare, scongiurando complicazioni nel recupero di olio combustibile altamente inquinante. Ha da darmi qualche risposta ? Ha potuto avvisare gli organi competenti ? Credo che questo sia prioritario SU TUTTO.

  16. Se lo Schettino era stato destinato dalla Costa Crociere al Comando della nave ammiraglia della Compagnia, probabilmente era ritenuto il miglior fico del bigoncio. Figuriamoci quindi, se le cose stanno come ce le hanno presentate i media, gli altri comandanti delle altre carrette, pardon Navi da Crocera! A proposito qual’era il pescaggio della Concordia, a pieno carico? Il Ministero della Marina, se esiste ancora in Italia, prima di incaricare controlli minuziosi ed eccessivi alle varie Capitanerie di Porto sulle dotazioni di bordo delle imbarcazioni da diporto, con verbali impossibili per quisquilie, dovrebbero pretendere che tutti i croceristi, prima di salire a bordo di tali navi da crocera, siano obbligatoriamente muniti di… rosario.

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