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Stretto di Luzon, Taiwan- Bang… bang… bang… Immaginate di essere dentro una scatola di carbonio lunga una dozzina di metri che da tre giorni, a una media di un colpo ogni 5 secondi, freme, trema e geme ogni volta che un’onda la percuote. E’ quello che sta succedendo ai sei Volvo 70 dalla partenza di questa quarta tappa della Volvo Ocean Race. Frazione che dovrebbe portare barche e uomini ad Auckland dopo 5.000 miglia di mare, ovvero verso sud est, ma che invece vede le prue ancora dirigere verso nord est. Eh sì, succede spesso nel giro del mondo: per avere la velocità migliore il vento bisogna andare a cercarselo dove c’è, e in questo caso, passata la burrasca che ha reso il Mar Cinese Meridionale un gigantesco frullatore con lavatrice incorporata, occorre navigare ancora in bolina mure a dritta verso Taiwan, l’isola che i sei Volvo 70 doppieranno nella serata di oggi, dopo non poche pene. Un bang dopo l’altro, come dimostra benissimo questo video appena arrivato da Telefonica:

“Banging” lo hanno soprannominato i velisti del giro del mondo. In effetti, a vederli, mentre l’immagine trema per il suddetto impatto dello scafo con la milionesima onda cinese, non deve essere proprio una situazione comoda. Ma se lo fosse, evidentemente, non sarebbe la Volvo Ocean Race, la più estrema e dura regata del pianeta. Per cui, i nostri 66 amici si armano di pazienza e, bang dopo bang, provano a studiare una strategia per uscire dal frullatore. Quando i bang sono più forti, come nel primo giorno di questa tappa, allora il primo pensiero va agli dei, invocati per evitare che il carbonio si spacchi all’ennesimo impatto. “Pensi che ogni colpo sia quello decisivo”, dicono i marinai della Volvo, “ma poi ti ci abitui”.

Xabi Fernandez nel pozzetto di Telefonica. Foto Fructuoso

Ed ecco Xabi Fernandez, l’alter ego dello skipper Iker Martinez, oro olimpico e veterano di due giri del mondo, che dalla sua cuccetta dice “Beh… quacosina abbiamo dormito… ora si è calmato un po’ però sì che ci ha sbatacchiato sin’ora… bueno, qui sotto si sta bene… banging, banging… che cos’é? Sono le botte che si prendono, che non smettono mai. Però speriamo di uscire presto da qui e che comincino a migliorare le cose”.

Una situazione che inizia a snervare gli equipaggi. Ken Read, skipper di Puma (che pian piano si è riportato sotto alla flotta), dice: “Non vediamo l’ora di uscire da questo posto il prima possibile. Ne abbiamo avuto abbastanza di bolinare”.

Mike Sanderson di Sanya: “Siamo contenti della nostra posizione. Siamo partiti da Sanya con un piano, il salto a destra del vento ci ha dato una mano. Quindi tutto bene, siamo veloci e felici di essere qui. L’attraversamento dello stretto sembra molto complicato. Ci sarà da decidere quanto spingersi a est prima di far rotta a sud verso l’Equatore, quanta strada si è disposti a percorrere in più e quanto spingersi a est. Al momento sembra dura, con angoli molto stretti, che in poche parole significa qualche giorno ancora di bolina o di lasco stretto.”

Chris Nicholson descrive le onde molto ripide e le pericolose cadute nel cavo: “Non è un grosso problema con la luce del giorno, perché si riesce a evitarle, addolcendo l’impatto, ma durante la notte è molto più difficile”.

Azzam in bolina contro le onde del Mar Cinese Meridionale. Foto Dana

Ian Walker, skipper di Abu Dhabi Ocean Racing: “Dobbiamo timonare “intorno” alle onde. E’ un postaccio, almeno per navigare di bolina. Speriamo che fra un centinaio di miglia questa situazione finisca e si possa liberarsene una volta per tutte. Sono felice che non ci siano 40 nodi, come avrebbe potuto essere. Ci aspettiamo che il vento cali di molto, ma spero che il mare si calmi prima, in caso contrario non sarà facile andare avanti”.

Al rilevamento delle 19UTC di oggi la situazione è quanto mai aperta. La flotta sta facendo letteralmente il “pelo” alla punta meridionale di Taiwan. Puma si è rifatto sotto. Tra le barche che erano state più “basse” (Camper, Abu Dhabi e Sanya) ed erano quelle più vicine al nuovo waypoint (in Nuova Zelanda… con atolli tropicali, isole vulcaniche, calme equatoriali, venti portanti nel mezzo…) il solo Camper sembra essere riuscito a restare nel vento e continua a condurre dopo essere stato il primo a uscire dal Mar Cinese Meridionale: Camper ha 4,3 miglia su Groupama Azzam e 6,9 su Telefonica, che ha trovato vento lungo la costa dell’isola. Seguono Abu Dhabi a 20,3, Puma a 22,3 e Sanya a 24,8. Come dire… tutto da rifare. Tra poco qualcuno dovrà pur dirigere a SE, visto che sulla prua prima c’era l’isolona di Taiwan e ora c’è l’immenso Oceano Pacifico. Non sarà facile decidere il momento migliore per farlo, anche perché per una mezza giornata il vento sembra davvero poco e quindi, nel Pacifico Orientale si dovrà puntare a ovest prima di scendere verso Aotearoa… Ma che diamine, dov’è andata a finire la Nuova Zelanda?

www.volvooceanrace.com

1 COMMENT

  1. Il banging di bolina delle barche di oggi è il caro prezzo che devono pagare per poter planare al lasco a velocità impensabili qualche decennio fa, quando le barche d’alto mare erano limitate dalla velocità massima funzione della lunghezza al galleggiamento, navigando sempre in regime dislocante. Ma quanto erano più marine di bolina! Niente banging, nessuna preoccupazione per l’integrità degli scafi, dei bulbi e degli alberi, nessun problema per il riposo della squadra smontante che dopo 10 minuti già dormiva profondamente in cuccetta. E la velocità di bolina non era poi tanto inferiore a quella delle barche di oggi che sono più che mai barche da lasco.

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