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Paul Cayard, CEO di Artemis. 52 anni, americano di San Francisco. Ha vinto tra l'altro la Louis Vuitton Cup 1992 come skipper del Moro di Venezia, la Whitbread Round the World Race, il Mondiale Star e la One Ton Cup con il Brava di Pasquale Landolfi. .

Valencia, Spagna- Anche senza il mitico “baffo”, Paul Cayard è sempre lui. Disponibile, attento nelle risposte, mai banale. Capace anche in italiano di condensare concetti che farebbero la gioia di un leader d’azienda. Se poi il capo è proprio lui, il CEO di Artemis Racing, il challenger of record della 34 America’s Cup, allora c’è molto da domandare. Il momento per un’intervista approfondita è propizio. Dopo il lancio, non poco tormentato per la verità, della nuova America’s Cup di Russell Coutts, in cui Artemis ha giocato comunque un ruolo importante come challenger of record dopo l’abbandono di Mascalzone Latino, è ora di pensare alla vera sfida, quella che nell’estate 2013 a San Francisco vedrà i quattro big team contendersi la vecchia Coppa delle Cento Ghinee. La fase AC45 passa per il momento in secondo piano, con i quattro grandi (il defender Oracle Racing, Artemis, Luna Rossa ed Emirates Team New Zealand) concentrati sulla progettazione dei misteriori AC72. Da una parte, in questa fase, Artemis e Oracle, dall’altra Luna Rossa e i kiwi, poi, dal primo luglio 2012, data da cui saranno possibili i vari degli AC72, tutti per la propria rotta. Senza, è verosimile, esclusione di colpi. Ambizioni, AC72 grandi e pericolosi, grandi budget, vantaggi del defender, posizione sull’alleanza Luna Rossa/Emirates Team New Zealand, ma anche ricordi personali di vela italiana, di oceano, di esperienze private… Paul Cayard, che di anni ne ha 52 e quindi ha molta vela alle spalle, risponde a tutto con attenzione, affermando, però, che lui, non “pensa al passato ma guarda sempre avanti”. Sarà anche per questo che Cayard continua ad appassionare gli italiani, memori delle notti del Moro o delle epiche sfide AmericaOne/Luna Rossa del 2000?

Ecco quindi l’intervista:

Farevelanet Buongiorno Paul, lei è a Valencia dove Artemis si sta preparando. Quanto sono eccitanti questi mesi in vista di San Francisco 2013? Lasciamo da parte per un momento gli AC45 e concentriamoci sugli AC72.

Paul Cayard E’ tutto in corso in questo momento. Sono dei mesi impegnativi, la barca sarà varata il primo luglio, uno dei due scafi è gia costruito, l’altro sarà finito in un paio di settimane. Ma questo è più facile, poi devono essere attrezzati, il che prenderà tre/quattro mesi. Anche l’ala è avanzata nella sua progettazione. Siamo alla summa di un anno e mezzo di ricerca, sono momenti molto impegnativi per le cento persone che stanno lavorando sul progetto, nel frattempo il sailing team sta facendo un allenamento molto impegnativo con i due AC45 e quindi… siamo in piena Coppa America.

FVN In Coppa America, proprio questa è la sensazione che si percepisce dall’esterno. Ha parlato di cento persone, sono davvero tante, alla fine tutti gli osservatori dicono che a San Francisco sarete in quattro. Secondo lei alla fine ci potrà essere un team che all’ultimo momento riuscirà a costruire un AC72?

PC Teoricamente sì, se quancuno trova i soldi entro giugno, però i tempi per essere competitivi si stanno stringendo, sicuramente.

FVN Gli AC45 li abbiamo visti, i velisti che ci hanno navigato ne sono entusiasti. Ma i 72? Sono al momento degli oggetti misteriosi e traspare anche una certa preoccupazione per la loro potenza. Pare che i numeri che escano dai vostri computer siano un po’ “forti”. Ma queste macchine da vela saranno gestibili o potrebbero anche diventare pericolose?

PC Beh, potrebbero anche essere pericolose, sicuramente oltre i 25 nodi di vento. Sì, la barca ha una potenza molto maggiore rispetto all’AC45. Abbiamo visto i 45 in navigazione a Plymouth l’ultimo giorno, con 25 nodi di vento, e sette barche hanno scuffictao. L’AC72 sarà molto ma molto impegnativo, sarà veloce. Bisogna anche spiegare, però, che il 72 avrà un aiuto che il 45 non ha. Parlo delle derive, che potranno essere inclinate in modo da creare un sollevamento dello scafo sottovento, la prua soprattutto, per evitare che la prua si ingavoni andando sott’acqua. L’eccessiva potenza dell’ala sarà contrastata quindi dalle derive. Ma non sappiamo ancora esattamente il risultato della combinazione tra questi due fattori. Non nascondo che ci sono molti punti da esplorare.

FVN Immaginiamo… E dal punto di vista logistico? Come gestire un’ala di 40 metri che diventa portante già con pochi nodi di vento?

PC Sì, immaginiamo che ci vorranno molte persone. La logistica di alzare e abbassare l’ala implica l’impiego di molte persone, di cime, di tenere la barca in una certa posizione. Già con il 45 siamo in dieci quando dobbiamo mettere o togliere l’ala, quindi immaginate con un’ala grande tre volte, a San Francisco con 20 nodi di vento…

I due AC45 di Artemis in allenamento a Valencia. Foto Artemis

FVN Ci dica la verità, lei personalmente vorrebbe navigare sull’AC72 a San Francisco con 25 nodi di vento?

PC Io… mi piacerebbe, ma non sto facendo un allenamento abbastanza serio per essere coinvolto. Sono occupato da molti altri aspetti che riguardano la sfida e difficilmente potrò essere a bordo. Diversamente dalle vecchie barche, gli ACC Class, dove eravamo in 17 a bordo, e ci poteva essere posto alle volanti, o per lo stratega o il tattico, qui con 11 persone a bordo ognuno ha un ruolo molto impegnativo, molto preciso sui compiti da svolgere e molto fisico.

FVN E infatti state prendendo i migliori atleti e velisti dalle classi olimpiche. Oracle ha ingaggiato Tom Slingsby e Ben Ainslie, voi avete Iain Percy… E’ vero che su queste barche possono andare solo i migliori velisti al mondo, non altri?

PC Sì, i migliori velsti e il livello atletico si è molto alzato rispetto alle ultime edizioni, il che per me è giusto. Nella Coppa America deve essere così.

FVN Quindi i migliori sulle barche più veloci… Voi come challenger of record avete condiviso il progetto di Russell Coutts e Larry Ellison ma adesso, visto che stiamo andando a una Coppa con soli quattro team, ha delle riflessioni da fare? E’ stato tutto troppo veloce o è la strada giusta?

PC Credo molto nel concetto di creare un evento che possa andare oltre il pubblico che già è affezionato alla vela, per tentare di raccogliere persone che non conoscono la vela e per ottenere questo credo che un cambio fosse necesasrio. Le regate di due ore, dove due barche vanno dritte per dieci minuti poi fanno una virata e vanno dritte per altri dieci minuti onestamente sono un po’ noiose. Avere, quindi, barche molto veloci come sono i cat, fare percorsi di 35 minuti e mettere tutto questo nelle baie, che per noi sono come degli stadi, mi convince. Anche se economicamente il momento è difficile, visto che stiamo sopravvivendo… Il fatto del 72, con un’ala di 40 metri, magari sarebbe stato modificabile, si poteva fare diversamente. Come si dice, potendo parlare con il senno di poi è sempre tutto perfetto… se avessimo fatto una barca di 60 piedi o addirittura di 45 piedi, sarebbe stato diverso e avremmo avuto più concorrenti. Questo è sicuro. Però siamo dove siamo e io sono convinto che comunque la finale della Coppa, che comunque è sempre stata solo tra due barche, sarà una grande manifestazione. A soffrirne sarà la Louis Vuitton Cup, che invece di 10 o 11 team ne avrà solo tre. Questo è un peccato, certo, ma che per chi guarderà il finale, lo spettacolo ci sarà.

FVN A proposito, voi siete challenger of record e avete condiviso alcune scelte con Oracle, però fondamentalmente loro sono il defender e voi siete uno dei challenger, quindi a un certo punto Oracle diventerà per voi un “nemico”. Che vantaggio pensa che ancora abbia il team di Russell Coutts, tecnologicamente parlando o vi sentite in grado di poterlo battere?

PC Molto difficila da dire. Noi sappiamo quale tecnologia abbiamo, quali sono i codici che stiamo usando per analizzare la forma dell’ala, le strutture, i materiali che abbiamo scelto e con cui stiamo lavorando sull’ala. Ci sono molti settori in cui pensiamo di essere forti, certo, ma come base Oracle ha già pensato a un’ala per due anni prima di tutti gli altri concorrenti e questo è un vantaggio. C’è anche da dire, però, che la loro ala del 2010 era molto diversa dalle ali che vedrete adesso. Era molto più simile a quella di un AC45, molto semplice, credo che come abbiamo visto sulle barche neozelandesi l’ala a tre elementi sarà la norma per questa edizione. Quindi io darei sicuramente sempre un vantaggio a Oracle, ma allo stesso tempo è più facile battere un defender quando il gioco è tutto nuovo, tutto pieno di carte bianche, perché esiste la possibilità che uno trovi un grosso vantaggio in diversi settori: materiali, struttura, disegno, affidabilità, che sarà molto importante con questa barca nelle condizioni di San Francisco. Quando stai facendo la quinta Coppa con la stessa classe di barche, come nel 2007, le strade sono già conosciute, tutti devono seguire più o meno lo stesso orientamento di design, i vantaggi che puoi trovare sono piccoli, un centesimo qui, un decimo là, sono minuscoli i guadagni. Qui, invece, abbiamo un terreno molto aperto e qualcuno andrà due nodi più di un altro. Per questo anche se Oracle ha avuto un vantaggio, gli sfidanti hanno una grande possibilità di vincere la Coppa.

FVN Certo, ma non ci sarà il rischio che se uno farà 30 nodi e l’altro, grazie a un’intuizione vincente, ne farà 34 non ci sarà partita? Per lo spettacolo, vogliamo dire. Chiaramente vincerebbe chi ne farà 34…

PC Sì, direi che ciò è più probabile che succeda questa volta che nel 2007.

FVN Analiziamo i quattro grandi. Oracle ha Larry Ellison, voi avete Torbjorn Tornqvist, Luna Rossa ha Patrizio Bertelli, poi c’è Emirates Team New Zealand, che ha gli sponsor ma per una sua esclusiva tipicità. Ci pare che la Coppa, alla fine, sia quello che è sempre stata… C’è bisogno di un Gardini, di un Bertarelli, di un Barone Bich per farla a questo livello? Non si riesce a farla in altro modo? Cosa dice la storia della Coppa?

PC Sì, bisogna dire che è così, nonostante che il concetto di questa Coppa America fosse quello di tentare di creare una base di valore commerciale avendo il circuito degli AC45. E’ anche probabilmente giusto dire che questo circuito sin’ora non ha creato il valore necessario per il suo sostentamento commerciale. Però è anche vero che abbiamo fatto solo tre eventi e che magari ci vuole un po’ più tempo con questo tipo di circuito, con dei luoghi che si ripetano nel tempo, ogni anno a Napoli, ogni anno a Venezia. Che la gente, insomma, prenda l’abitudine a certi eventi. Come in Formula Uno, in primavera a Monaco, a settembre sempre a Monza. Lì è dove si trova il valore, nel riconoscimento del pubblico, quindi ci vuole un po’ di tempo.

FVN Parliamo ora di Luna Rossa e del suo accordo con ETNZL. La Giuria si è espressa sulla loro collaborazione a dicembre, voi avete fatto un’azione. La Giuria ha risposto. Come vede questo accordo? E’ pronto a fare un’altra protesta se tale collaborazione fosse diversa da come la Giuria l’ha interpretata?

PC  Io lo vedo come è stato annunciato da Grant Dalton. L’accordo ha due elementi chiave. Uno è la barca di Luna Rossa, il disegno viene da ETNZL e anche parte della costruzione proviene da fornitori loro, quindi la barca è in parte un loro prodotto e questo è un punto chiave della regola 33.4 del Protocollo. La regola dice che se questo succede, ETNZL non può ottenere design o performance informations dall’altra parte, ovvero Luna Rossa. Per me non è solo che non possono navigare insieme, ma anche che ETNZL non può andare a osservare quando Luna Rossa naviga da sola, perché è ovvio che osservando sarebbe possibile prendere design o informazioni sulle prestazioni. Io lo vedo abbastanza chiaro e la difficoltà viene dal fatto che Oracle ha fatto delle domande ipotetiche alla Giuria, che ha risposto ma in realtà noi non sappiamo qual’è l’esatto contenuto dell’accordo tra di loro. Poi c’è anche una submission di TNZL che ha verificato ciò che ha detto Dalton. La Giuria ha poi richiesto l’accorco, e le due parti lo hanno modificato e poi l’hanno fornito alla Giuria, che ha detto che se le due parti seguono quanto scritto nell’accordo non ci sarà un breach, una rottura del Protocollo. Questo, però, ci lascia molto nel buio, è molto difficile per noi. Avremo probabilmente bisogno di fare una protesta se si dovessero allenare insieme, non abbiamo altri fatti a disposizione per giudicare.

FVN Ci pare di capire che quella tra Luna Rossa e i kiwi sia un’allenaza che temete non poco…

PC Spero onestamente che tra oggi e settembre, quando inizieranno a navigare, riusciremo a trovare il modo di chiarire questo aspetto, in modo che non ci sia bisogno di fare delle proteste esplorative per scoprire certe cose. So che hanno chiesto protezione per gli elementi finanziari dell’accordo, di programmazione, tecnici… e questo va tutto bene, non vogliamo sapere quanti soldi Bertelli ha pagato per il disegno, però sugli aspetti regolamentari credo che la Giuria debba dare un minimo d’informazioni agli altri concorrenti.

Paul Cayard è il CEO di Artemis Racing per la 34thAC. Foto Artemis

FVN Da Luna Rossa alla vela italiana. Lei la conosce bene, sin dai tempi di Pasquale Landolfi o Raul Gardini l’ha sempre frequentata molto. Avrà un’opinione su di noi. Ci dica la verità, come ci considera?

PC L’Italia è diventata uno dei paesi più importanti, più forti nel nostro mondo, questo è un fatto indiscutibile. Dal 1992 l’Italia è stata in due finali di Coppa America, ha vinto la Louis Vuitton due volte, è il paese che ha avuto più presenze nelle ultime edizioni della Coppa di qualunque altro paese. Non solo in Coppa, ma anche in altri aspetti dello sport le regate italiane, Punta Ala, Capri, Sardegna o quello che sia, sono sempre assai apprezzate e partecipate. La vela è uno sport importante in Italia e l’Italia è importante nello sport. C’è poi una buona percentuale del pubblico non praticante che ha una conoscenza discreta, soprattutto della Coppa America, in Italia. Questo è impressionante, si vede che siete tifosi per cultura, seguite anche se non siete velisti. Per esempio, lo scorso week end ero a Milano all’evento Sailing Passion e c’erano 500 persone venute alle nove di domenica sera per sentir dire qualcosa di Coppa America. A parte la Nuova Zelanda, non credo che vi sia un paese con un pubblico che possa potenzialmente seguire così la vela.

FVN E i velisti italiani, c’è qualcuno che apprezza particolarmente?

PC  Non farò nomi, ce ne sono molti bravi. Ho avuto la posibilità di navigare con molti di loro e mi è sempre piaviuto navigare con gli italiani.

FVN Andiamo un po’ sul personale. Lei adesso ha un ruolo dirigenziale in Artemis, è ritornato in Coppa, ma ha anche vinto una Louis Vuitton Cup con il Moro, ha vinto da skipper il giro del mondo, il Mondiale Star. C’è qualcosa del suo curriculum che avrebbe voluto fare in modo diverso e c’è qualcosa che vorrebbe ancora vincere?

PC Ovviamente mi piacerebbe vincere questa Coppa America, è la competizione che viene vista come più importante nel nostro sport e questa è la settima volta che sto provando, è certamente un obiettivo importante per me. Spero di farcela. Di rimpianti su quello che ho fatto o che non ho fatto non ne ho, sono molto contento di ciò che sono riuscito a fare e sto sempre guardando avanti, a quello che posso fare.

FVN Tra quello che può fare, abbiamo notato con piacere che c’è anche la Transpac con i figli o il Mondiale 505 come prodiere, c’è sempre quindi il puro piacere di andare in barca a vela…?

PC Sì, mi fa piacere che hai notato questo. Io mi vedo come la persona più fortunata che fa questo sport. Sì, è vero, Russell Coutts ha vinto quattro volte la Coppa America e ha una medaglia d’oro olimpica, però le regate oceaniche ti danno un’esperienza di vita molto ricca, forse la più ricca di tutto il settore. Aver fatto sia le Olimpiadi, sia le regate oceaniche, sia la Coppa, sì… mi sento molto fortunato. Fare la Transpac con i figlii è stato per me un modo di fargli provare le sensazioni che ho avuto nella mia vita, la sensazione di autosufficienza, la sensazione di riuscire su una distanza lunga che all’inizio sembrava irraggiungibile. Mi ricordo benissimo l’ultima mattina, prima di arrivare alle Hawaii, quando il sole si è alzato e si vedevano le isole spuntare all’orizzonte. Mio figlio è venuto e mi ha detto: “Ah, oggi ho capito che stiamo andando alle Hawaii”. Questo è vero, quando sei in mezzo al mare, non vedi niente, stai andando, stai andando, poi un bel giorno vedi terra, quello è un gran momento e sono molto contento di aver potuto condividere queste esperienze con i miei figli tanto che… guarda nel mio screensaver del computer c’è quella barca, il giorno in cui siamo arrivati alle Hawaii.

FVN Splendido. Tra le sue esperienze, ricordiamo sempre le email molto coinvolgenti che inviava dal Southern Ocean durante le sue Volvo Ocean Race, quando spiegava benissimo cosa significava fare il giro del mondo. Sta seguendo l’attuale Volvo Ocean race, chi vincerà secondo lei?

Cayard in versione "Whitbread", il giro del mondo che lui ha vinto come skipper di EF Langiage nel 1997-98. E' stato poi secondo alla Volvo Ocean Race 2005-2006 con Pirates of the Caribbean

  PC Sembra che Telefonica abbia la barca almeno altrettanto veloce delle altre, stanno navigando molto bene e, se non succede nulla di grave, dovrebbero vincere loro. Sì, la sto seguendo un po’. In queste ultime edizioni vanno a nord, in Cina e in India, ed è difficile per me capire bene perché il giro che avevamo l’abitudine di fare era partire da Cape Town e andare a Capo Horn, passando dall’Oceano del Sud e dall’Australia o dalla Nuova Zelanda, quello che fosse. E’ un’altra gara e hanno i motivi di farlo, però vedo che le condizioni sono molto cambiate: fanno tanta bolina o lasco stretto. E’ un giro molto diverso.

FVN Ultima domanda secca, perché secondo Paul Cayard è bello andare a vela?

PC Beh… da giovane era bello perché mi ha dato quella libertà che uno a 8-10 anni non ha con i genitori. Quando ero a bordo ero il gestore del mio destino, cosa che a dieci anni non accade a terra. Oggi è bello perché è uno sport che è allo stesso tempo atletico e tecnologico. Trovo incredibilmente interessante tutto questo discorso dell’ala, dei materiali che occorrono per farla twistare o deformare come vogliamo, però che sia tutto abbastanza robusto perché sia anche affidabile. Il mix tra la tecnologia e lo sport rende tutto questo estremamente interessante. E poi sono vicino al mare, sono sul mare e, sai, l’ufficio non può essere più bello di così…

FVN Ottima risposta, grazie Paul.

 

 

 

 

1 COMMENT

  1. Bellissime le risposte di Paul Cayard, sia tecniche che umane. Se potessi fare una classifica dei grandi velisti dei nostri tempi, Paul Cayard sarebbe sicuramente in testa a tutti!

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