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Roma- Sono stati due giorni di lavori intensi al Consiglio Nazionale delle Ricerche. Alla fine i 39 istituti coinvolti, rappresentati da più di cento ricercatori provenienti da 22 Stati tra Africa, Asia ed Europa, hanno presentato il nuovo progetto CoCoNet.

Scopo dell’iniziativa è la creazione di una rete transnazionale di aree marine protette e di piattaforme eoliche offshore nel Mediterraneo e nel Mar Nero per tutelare il mare e produrre energia pulita, proprio come avviene nei Paesi del Nord Europa. Dunque una risposta alla volontà dell’Unione Europea di cambiare la propria politica in materia di sostenibilità ambientale dando vita a un network di tutela marina sotto una comune visione scientifica, economica e giurisdizionale.

Cartina che mostra i quattro mari europei

L’UE ha finanziato in passato la ricerca marina, lasciando però ai singoli Stati la piena sovranità sulle loro acque costiere. Questo ha portato a politiche di gestione e protezione dell’ambiente che non abbracciano tuttora una visione sintetica del problema. Ogni Stato ha istituito le proprie AMP secondo visioni spesso non convergenti.

Ora, invece, sembrerebbe iniziare un nuovo corso nella politica comunitaria. Infatti la Commissione Europea ha deciso di finanziare con 11 milioni di euro il progetto coordinato da Ferdinando Boero dell’Università del Salento in collaborazione con Conisma (Consorzio nazionale interuniversitario per la scienza del mare) e con l’Istituto di Scienze Marine del CNR.

Dopo questi due giorni di workshop e tavole rotonde la task force di scienziati e ricercatori inizierà il suo percorso in salita, che li porterà a risolvere i problemi e fornire soluzioni riguardo alla creazione di una rete sovranazionale di aree marine protette e a un sistema eolico offshore anche nei due “Mari del Sud”.

Le Aree Marine Protette nel Mediterraneo

Gli operatori dovranno disegnare un nuovo sistema di AMP che comporti un graduale passaggio da una concezione locale, basata su singole aree marine protette, ad una regionale e infine a tutto il bacino. Una sfida che porterà a galla difficoltà connesse ai diversi ecosistemi e biodiversità, e che suggerirà alla fine delle misure per migliorare la conservazione degli scambi effettivi, biologici e idrologici, tra le aree marine.

Allo stesso tempo si dovrà garantire la tutela delle coste e, anche, degli habitat d’alto mare.

Le Aree Marine Protette nel Mar Nero

La protezione dell’ambiente non può comunque esigere un ritorno al passato. Il mondo ha bisogno di energia che deve essere prodotta in modi più eco-compatibili. In Nord Europa le piattaforme eoliche offshore sono una realtà consolidata, mentre non ne esistono in Mediterraneo e Mar Nero. Un altro obiettivo di CoCoNet è proprio la redazione di linee guida per l’avvio di queste iniziative, tenendo sempre in grande considerazione la salvaguardia dell’ambiente.

La produzione di energia implica spesso notevoli rischi ambientali; basti pensare alla catastrofe della piattaforma Deep Water Horizon in Florida. Uno dei compiti di questa task force è dunque quello di studiare e proporre soluzioni che abbiano il minor impatto possibile sull’ambiente e che non alterino l’ecosistema.

Infatti, ad esempio, i cavi di trasporto dell’energia dalle piattaforme a terra producono campi elettrici che potrebbero interferire con i sistemi sensoriali di alcune specie sensibili, come gli squali.

Le piattaforme eoliche, oltre a produrre energia a basso impatto, avranno anche la funzione di dissuasori della pesca a strascico. Inoltre, sulle strutture sommerse si insediano organismi che costituiscono nuovi habitat viventi e attirano molte altre specie, incluse quelle ittiche. Nei Paesi nord europei le piattaforme eoliche in mare sono spesso associate a impianti di acquacoltura, soprattutto a base di mitili. Queste esperienze potrebbero, con le dovute cautele, essere anche trasferite nel Mediterraneo e nel Mar Nero.

Aree offshore e zone montuose

Nel tracciare i principi generali di CoCoNet, i ricercatori si avvarranno di dati estrapolati da due progetti pilota che coinvolgono sia il Mar Mediterraneo sia il Mar Nero.

Il primo sarà condotto nel Canale d’Otranto, e coinvolgerà Italia, Albania, Montenegro e Grecia.
In tutti questi Paesi esistono già Aree Marine Protette, anche se alcune zone non hanno ancora ottenuto un riconoscimento. Ne è un esempio la barriera di coralli bianchi formatasi lungo la costa pugliese.

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