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Roma- Gli squali bianchi sono anche in Mediterraneo. Lo si sapeva da anni ma mai vi era stata una ricerca completa sulle abitudini del più temibile tra gli squali nel nostro mare. A colmare questa lacuna arriva ora “Mediterranean Great White Sharks” (McFarland & Co. Publishers), la nuova ricerca dello studioso Alessandro De Maddalena. Nelle pagine dell’indagine sono presentati appunto i risultati di 16 anni di ricerca sulla presenza dello squalo bianco nel Mediterraneo.

Sono descritte e analizzate circa 600 segnalazioni di squali bianchi ripartite su un lasso di tempo di oltre tre secoli: è così emerso che le aree dalle quali proviene il maggior numero di avvistamenti, includendo dati attuali e storici, sono nell’ordine: Mare Adriatico, Mare Tirreno, Canale di Sicilia, Mare delle Baleari, Golfo del Leone, Mar Ligure, Mar Egeo, Mar di Marmara, Mar Ionio. Il predatore frequenta le aree vicine alle secche, le isole, gli stretti, i canali, dove può reperire facilmente un maggior numero di prede.

Nel Mediterraneo lo squalo bianco basa la sua dieta soprattutto sui pesci ossei, specialmente tonni, seguiti dai cetacei, soprattutto delfini, e dalle tartarughe marine.

I movimenti degli squali bianchi dipendono strettamente da quelli dei tonni rossi: le segnalazioni dei predatori sono più frequenti da maggio a settembre, mesi durante i quali si riproducono le loro prede.

I dati raccolti hanno permesso di ipotizzare l’esistenza di una popolazione di squali bianchi mediterranea distinta da quella atlantica. E’ emerso che lo squalo bianco può raggiungere una lunghezza di almeno 6,6 metri (comprovata per esemplari pescati nello Stretto di Messina e a Malta). Il periodo durante il quale vengono dati alla luce i piccoli squali bianchi va da maggio ad agosto. I neonati presenti nel Canale di Sicilia, unitamente alle femmine gravide catturate nella stessa zona, indicano questo tratto di mare come l’area preferita per il parto e per far trascorrere i primi anni di vita ai loro piccoli.

L'avvistamento di uno squalo bianco nel Canale di Sicilia nell'aprile 2010. Il predatore si stava cibando di un pesce spada, di cui le acque siciliane sono piene

I casi di attacchi all’uomo e a imbarcazioni registrati nel Mediterraneo sono 55, dei quali 13 devono essere considerati dubbi; l’esito dell’attacco è stato fatale solo in 17 casi; il più antico risale al 1721 e il più recente al 2008. Gli attacchi di squali bianchi sono quindi incidenti rarissimi, e solitamente tali squali non mostrano segni di aggressività quando incontrano bagnanti, subacquei o imbarcazioni.

Ma a emergere è un dato preoccupante: se negli anni i registi e un immaginario collettivo, crogiolo di ataviche paure, hanno creato dei mostri assetati di sangue umano, ora questo studio dimostra non solo che gli incidenti occorsi sono stati casuali, ma soprattutto che, anche a causa della pesca selvaggia, questa è una specie ormai in via di estinzione: infatti, stando a quanto riportato dall’autore della ricerca, il numero di squali che vivono nelle nostre acque è drammaticamente diminuito del 45% rispetto a 20 anni fa.

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