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Tauranga, Nuova Zelanda- La flotta della Volvo Ocean Race sta vivendo in queste ore le condizioni terribili che hanno reso celebre questa regata intorno al mondo. Venti di 40-50 nodi e un’impetuosa corsa tra le onde enormi del Southern Ocean, restando in bilico tra la velocità e la sicurezza. Equilibrio non facile da trovare viste le potenzialità di queste barche, che devono a volte essere “rallentate” per non rischiare di “esplodere” vittime della loro stessa potenzialità. Le medie degli ultimi due giorni hanno ampiamente superato i 22 nodi, con punte di 530 miglia nelle 24 ore.

A bordo di Groupama nei 40 Ruggenti. Foto Riou

I quattro battistrada stanno scorrendo l’Ice Limit posizionato ai 47° Sud in una cavalcata quasi senza freni verso est e Capo Horn. Al rilevamento delle 22UTC in testa era dato Groupama, con 5,2 miglia su Camper, posizionato 25 miglia più a nord, 24,2 su Telefonica e 28,9 su Puma. Abu Dhabi, che ha scelto una rotta più settentrionale finendo col perdere diverse miglia, è ora quinto a 519 miglia.

Sanya ha comunicato che il suo porto di destinazione dovrebbe essere Tauranga, in Nuova Zelanda, dove sarà elaborato un piano per tornare in regata il prima possibile. Lo scenario più probabile, però, sembrerebbe portare il Volvo 70 di Mike Sanderson a Miami a bordo di una nave via Canale di Panama, per la settima tappa. Impossibile proseguire senza uno dei due timoni, così come è difficile trovare una nave che ti porti in Brasile dalla Nuova Zelanda via Capo Horn.

Il video onboard da Camper:

Chris Nicholson dice che a questo stadio la classifica è un dato secondario, visto il rischio costante in cui si trovano a navigare i team. “Non mi sento a mio agio a parlare di essere in testa, perché basterebbe un piccolo problema a far evaporare tutto il nostro vantaggio. Ora stiamo spingendo al massimo, abbiamo 35/49 nodi di vento e pensiamo di essere la sola barca ad avere ancora su lo spinnaker, vorremmo tenerlo fino a che fa buio, ma poi daremo un fiocco. E’ la vecchia questione, quanto possiamo spingere?” si chiede Nicholson. “Il confine è molto sottile.”

Al timone di Puma. Foto Ross

Alla difficoltà di navigare in condizioni estreme si aggiunge il fatto che gli equipaggi comincino a sentire la stanchezza e secondo Chris Nicholson, è proprio quando gli uomini sono stanchi che si possono commettere errori. Durante la notte il team ispano/neozelandese è stato protagonista di due grandi ingavonate. “Se passiamo attraverso questa situazione senza problemi quando arriveremo a terra ce lo ricorderemo per sempre, ma per ora posso dire che sono momenti molto stressanti. A volte, per tenere lontano lo stress cerchiamo di farci due risate, è sempre meglio che piangere. Cerchiamo di ridere quando possiamo, ma in realtà tutte le nostre energie le usiamo per rimanere interi.”

Con la prospettiva di una settimana ancora di navigazione in queste condizioni estreme e a queste velocità, l’obiettivo di tutti è arrivare a Capo Horn con barche e uomini intatti.
Il timoniere di Groupama 4, Phil Harmer ha raccontato che durante tutta la notte il team ha avuto venti sui 30/35 nodi accompagnati da onde di cinque metri, quindi l’imperativo assoluto per gli equipaggi è trovare un compromesso fra la velocità e la sicurezza. “Per finire primo, devi prima finire.” Ha detto Harmer. Il suo co-equipier Charles Chaudrelier con senso dell’umorismo ha descritto così le condizioni: “Quando incontro delle persone del sud della Francia, mi dicono sempre che in Bretagna il tempo è brutto e che al sud è bello. Beh, adesso siamo al sud e non è che il tempo sia un granché! Fa freddo, ci sono 35 nodi, onde grandi ma lunghe. Stiamo attenti alla barca e agli uomini e l’unico modo per non rompere è rallentare, non siamo veloci come vorremmo se il mare fosse meno forte, potremmo andare a 30 nodi ma in realtà siamo sui 20/25. Riduciamo vela e curiamo la barca.” Caudrelier ha detto che probabilmente anche gli avversari hanno seguito la stessa tattica. “Penso che abbiano rallentato tutti, alcuni più di altri, e poi il timoniere deve essere bravo, strategicamente è molto importante. Questa è la tappa più bella della Volvo Ocean Race, ma è anche quella che te la può far perdere, se rompi qui… Ci sarà un sacco di vento fino a Capo Horn, cioè niente riposo per altri sei giorni.”

Il video estremo con le condizioni di queste ore:

Con le barche in continuo movimento anche il lavoro più insignificante diventa un compito enorme e anche comunicare con il mondo esterno, digitando con dita gelate su una tastiera umida è tutto tranne che semplice. Come racconta l’MCM di PUMA Amory Ross. “Qualsiasi cosa in queste condizioni prende tre volte il tempo, cose normali come scrivere. Un tasto alla volta perché il cervello e la tastiera non sono mai d’accordo, la vista e la coordinazione non sono mai buone a sufficienza.” Anche cucinare e mangiare diventano accessori, e spesso i velisti appena finiscono il turno si buttano subito in cuccetta per dormire e riposarsi il più possibile. “Cercare di riempire il bollitore con l’acqua del rubinetto quando sbatte da una parte all’altra del lavandino come una pallina da ping-pong è addirittura più facile che versare l’acuqa bollente nella teiera, dopo 45 minuti. Diciamo che per riuscirci devi provarci almeno due o tre volte…” Ross ha descritto la navigazione a zig-zag di un Volvo Open 70 nel Pacifico come un “giocattolo in una vasca da bagno”.

“A bordo di Azzam avremo bisogno di molta pazienza nei prossimi giorni perché perderemo ancora. Però Itajaì è ancora lontana e dobbiamo continuare a gestire barca e uomini sperando di superare questa fase difficile e di avere una chance di recuperare nelle fasi finali della tappa.” Ha detto lo skipper Ian Walker nel suo blog.

“Abbiamo il supporto totale del nostro sponsor, quindi ora dobbiamo valutare le diverse opzioni logistiche e vedere quando riusciremo a tornare in gara. Vogliamo farlo il prima possibile, e la nostra prima priorità è la sicurezza della barca e dell’equipaggio.“ Ha detto lo skipper Mike Sanderson. “Ovviamente l’ideale sarebbe la In-port di Itajaì, ma le possibilità di spedire la barca non sono molte e il fattore tempo è contro di noi.”

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