SHARE

Aggiornamento ore 12- Camper sta dirigendo verso Puerto Montt, in Cile, dove saranno effettuate riparazioni alla paratia di prua, Chris Nicholson, lo skipper, ha detto che la prima riparazione effettuata dopo la partenza da Auckland ha subito un peggioramento due giorni fa, in seguito alle durissime condizioni nel Southern Ocean. Puerto Montt si trova 800 miglia a nord di Capo Horn e la riparazione dovrebbe premere circa tre giorni, dopo di che Camper riprenderà la regata, doppiando Capo Horn fino all’arrivo a Itajai, in Brasile.

La solidità dei nuovi Volvo 70, capaci di prestazioni eccezionali con venti fino a 30 nodi, viene sempre più messa in discussione dallo stato del mare del Southern Ocean. Il confine tra prestazioni e sicuzza si rivela sempre più sottile, con le conseguenze che vediamo per Camper, Abu Dhabi e Sanya.

A questo punto, la tappa si tra dorma sempre più in una sfida tra Groupama e Telefonica, con Puma pronto ad approfittare di eventuali errori.

Southern Ocean- Il Pacifico australe sta facendo pagare  un prezzo durissimo ai quattro di testa di questa quinta tappa. Il sistema depressionario su cui stanno navigando Groupama, Telefonica, Puma e Camper sta raggiungendo la sua massima potenza proprio in queste ore, tanto che si sono registrate oggi raffiche fino a 61 nodi, con medie sui 40. In tali condizioni la veocità estrema di cui sarebbero capaci i Volvo 70 deve necessariamente essere rallentata. “Potremmo anche andare a 30 nodi in queste condizioni, ma probabilmente non dureremmo neanche dieci minuti e dobbiamo rallentare a 18-20”, ha detto Iker Martinez di Telefonica, “quaggiù prevalgono la marineria e la sicurezza. Le onde che frangono in coperat sono un grosso problema ed è facile essere sbattuti o trascinati”.

A bordo di Groupama. Foto Riou

Nella loro corsa alle portanti i Volvo 70 si infilano letteralmente nelle onde che raggiungono, con un’effetto dell’acqua davvero devastante, come mostrano le immagini questo video da Puma:

La navigazione in questa fase procede lungo il limite di sicurezza dagli iceberg, i 47° Sud. Una rottura laggià sarebbe catastrofica, visto che nel Southern Ocean tra la Nuova Zelanda e Capo Horn non è c’è niente di niente: nè isole, nè navi, nè mezzi che possano essere d’aiuto. Non c’è nulla di nulla, solo acqua, mare, onde, vento e albatross. Le medie attuali, per il rallentamento di sicurezza, sono tornate sotto le 500 miglia al giorno. Ci torna in mente lo strabiliante record stabilito da Ericsson 4 nel 2008: 596,6 miglia in 24 ore a quasi 25 nodi di media. sarà davvero un’impresa batterlo mantenendo le barche tutte d’un pezzo. In un certo senso, ci piace pensare che sia ancora il grande Torben Grael a detenerlo. L’uomo che solo gli albatross hanno avuto il privilegio di vedere sfrecciare a quelle latitudini.

Al rilevamento delle 22UTC in testa era Groupama, a 4.312 miglia dall’arrivo e con 38 miglia su Telefonica e 48 su Puma. Camper, che ha rallentato per effettuate riparazioni alla prua danneggiata nell’urto con il cavo di un’onda, è a 149 miglia. Abu Dhabi, che ha perso molto per la sua scelta nordista, ha raggiunto l’ingresso occidentale dell’Ice Limit e si trova a 732 miglia dal leader. Capo Horn è a 2.400 miglia, che a queste medie sono circa 5 giorni di navigazione, i più duri che i velisti-marinai della Volvo ricorderanno. Il sistema meteo pare, infatti, potente abbastanza da portarli fino al grande Capo, tanto che si annuncia un passaggio che potrebbe restare negli annali per difficoltà.

Su Camper si sta riparando un danno alla paratia di prua, gravemente delaminata e danneggiatasi per le continue cadute nel cavo delle onde. Secondo quando comunicato dalla barca, un impatto particolarmente forte ha causato la delaminazione dell’omega strutturale di prua. Lo skipper Chris Nicholson ha detto che: “La barca non è in pericolo immediato e l’equipaggio sta bene, ma con questo problema di minore rigidità della parte prodiera e le condizioni di vento forte non possiamo spingere quanto vorremmo.” In un’intervista precedente il navigatore di CAMPER Will Oxley aveva spiegato che il team era stato impegnato in lavori piuttosto significativi alla paratia, danneggiata nei primi giorni di navigazione della tappa. “Abbiamo tagliato quasi la metà della paratia e l’abbiamo laminata di nuovo. Nel mezzo della notte si sentivano i rumori pochi consueti di seghe e trapani. Ora dobbiamo aspettare che la resina tiri, speriamo che tutto vada bene e si possa ripartire.”

Il video di oggi:

Da bordo del leader provvisorio Groupama 4, il timoniere Laurent Pages ha raccontato dell’incredibile quantità di acqua che spazza la coperta, tanto che diventa difficile vedere con chiarezza gli strumenti posti sull’albero, e informazioni importanti come la rotta, l’intensità e la direzione del vento. “Con l’acqua e i caschi che indossiamo, praticamene non si vede nulla. Sembra quasi di avere gli occhi chiusi… bisogna seguire le sensazioni che vengono dalla barca, lo sbandamento, l’accelerazione l’assetto longitudinale.” Pages ha spiegato che è difficile riuscire a timonare per più di un’ora alla volta. Il timoniere si tiene stretto alla ruota per evitare si essere spazzato via dalle onde che frangono in coperta, che i muscoli e le spalle fanno male e che anche il più piccolo problema di concentrazione può avere effetti gravi.

Andrew Cape, Telefonica. “Stiamo ancora spingendo, ma sappiamo che c’è ancora molta strada da fare. Ci teniamo un margine di riserva.” Cape ha detto che il team sta navigando con un margine di sicurezza elevato, soprattutto nelle manovre e nei cambi di vele, per evitare il rischio che qualcuno possa cadere in mare. In piena zona dei “quaranta ruggenti” con raffiche oltre i 45 nodi e un mare molto difficile Cape ha detto che il team continuerà ad adottare questa strategia di controllo. “Siamo contenti della nostra posizione, molto più di quanto non lo fossimo qualche ora fa. Per ora non stiamo cercando più vento.” Tuttavia, secondo Cape il gioco cambierà quando la flotta si avvicinerà al secondo dei tre cancelli della zona di esclusione che la protegge dal rischio iceberg, perché i team avranno maggiori possibilità di scelta e in particolare di spingersi più a sud. Superato anche il terzo cancello i team si ritroveranno davanti a una sorta di “foglio bianco” tutto da scrivere. “Sarà un cambiamento importante, quasi una ripartenza. A quel punto tutti dovranno dimostrare di cosa sono capaci. I giochi si apriranno. Penso che rimarremo tutti vicini, e poi sarà interessante quando saremo in pieno oceano aperto.“ Con i leader francesi a meno di 20 miglia davanti alla prua di Telefónica, Cape ritiene di poter essere fiducioso. “Non c’è molta acqua fra noi e Groupama, e potrebbero accadere molte cose. E’ un vero campo minato di pericoli, può succedere di tutto e noi faremo in modo di essere pronti.”

Il navigatore di Puma Tom Addis ha raccontato che le condizioni del tempo sono peggiorate, con l’aria e l’acqua molto più fredde di qualche giorno fa. Quanto alla navigazione, secondo Addis il problema maggiore sono proprio le onde. “Si naviga praticamente in linea retta, ci sono poche manovre. Col mare piatto si tende a regolazioni più di fino ma con queste onde, le manovre, la condotta della barca e la sicurezza diventano l’obiettivo numero uno. Credo che nessuno stia spingendo al 100 per cento, si cerca di andare avanti e navigare in sicurezza.” Addis conferma che le posizioni al momento, hanno un valore relativo. “Cerchiamo di andare veloci, ma non ci preoccupiamo molto della classifica. Una volta passato Capo Horn, con un mare meno duro, allora ci saranno delle opportunità.” Il navigatore australiano di PUMA ha anche rassicurato sullo stato di salute dei due compagni di equipaggio, informando che: “Thomas Johanson si sta riprendendo, ora è al timone e Casey Smith ha ripreso a fare i turni, anche se di tre ore invece che di quattro e quando scende sottocoperta è un po’ rigido, i sicuro il freddo non aiuta.”

Foto Riou

Lontano dal quartetto dei battistrada, Ian Walker e l’equipaggio di Abu Dhabi rimangono intrappolati in un’area di alta pressione con vento leggero, una situazione che non permette al team lo sperato recupero e che verosimilmente si protrarrà ancora per altri due giorni. “Non è esattamente il pacifico meridionale al suo meglio, ma in questo posto bisogna stare attenti anche ai desideri, penso che gli altri si stiano lamentando perché di vento ne hanno troppo.” Ha detto lo skipper britannico. “Ormai è chiaro che avremo due o tre giorni di ritardo a Capo Horn ma non ci possiamo fare nulla.” Lo sfortunato Team Sanya, intanto continua la sua navigazione verso la città neozelandese di Tauranga, dove farà scalo per verificare il danno al timone ed elaborare una strategia per tornare in regata il prima possibile.

Secondo le previsioni del meteorologo della regata Gonzalo Infante sembra che il peggio non sia ancora passato, anzi. “Le condizioni si prevede che peggiorino nelle prossime 24 ore. La flotta cadrà nella parte occidentale e più violenta della bassa pressione, che porterà venti di tempesta con raffiche fino a 55 nodi e onde superiori ai nove metri di altezza. Questo tipo di condizioni molto dure, potrebbero accompagnare la flotta fino al passaggio di Capo Horn.”

www.volvooceanrace.com

Una gallery di immagini dal Southern Ocean:

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here