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Southern Ocean- La navigazione degli ultimi tre giorni alla Volvo Ocean Race è la più dura che si possa immaginare in tutta la vela agonistica. Tanto per chiarire cosa stanno facendo realmente quei marinai su quelle barche, è forse il caso di riassumere in breve la situazione.

Il video di ieri mattina di Telefonica investita da due onde frangenti sta facendo rapidamente il giro del mondo, mentre Groupama continua stamani a mantenere medie superiori ai 20 nodi, che hanno del sensazionale viste le condizioni dell’Oceano Australe. Puma sta inseguendo e pare al momento il più solido rivale per Franck Cammas. Telefonica è terzo e continua a mentenere una media leggermente inferiore per preservare la barca, mossa saggia di Iker Martinez, come lo skipper basco spiega in questo video (in cui, tra l’altro, sono ancora contenute le immagini di Telefonica investita dalle onde).

Camper continua a dirigere verso Puerto Montt, in Cile, per effettuare il pit stop di riparazioni e poi proseguire. Azzam, a mille miglia da Groupama, sta finalmente per agganciare i venti forti dopo aver pagato oltremodo la mossa alternativa verso nord dopo la ripartenza da Auckland. Sanya ha ormai quasi raggiunto Tauranga, in Nuova Zelanda, dove si deciderà la strategia per proseguire la regata.

Groupama ai 50° Sud. Foto Riou

Il Southern Ocean tra la Nuova Zelanda e Capo Horn è il luogo più inospitale e desolato del pianeta. Non vi sono isole, non vi sono rotte comemrciali, gli stessi aerei di soccorso sarebbero fuori autonomia. Se si rompe qualcosa vi sono due alternative: o tornare in Nuova Zelanda (come sta facendo Sanya) o arrivare fino in Cile (come ha scelto di fare Camper). In caso di grave avaria l’unica assistenza può arrivare da un’altra delle barche in regata.

I Volvo 70 sono le barche monoscafo da regata oceanica più potenti e veloci che esistano. La difficoltà, come ci disse Marcelino Botin, progettista di Camper, prima della partenza da Alicante, è di trovare il limite tra prestazioni e affidabilità, confine sempre più sottile per l’evoluzione strutturale, dei materiali. La conseguenzaè che i Volvo 70 sono ormai capaci di medie altissime già con 14-16 nodi di vento. Con venti alle portanti oltre i 30 nodi, queste barche sarebbero capaci, come ha detto Iker Martinez, di medie sui 30 nodi. Il problema nasce dallo stato del mare, che laggiù può essere devastante con onde sui 6-8 metri in media. I Volvo 70 si infilano letteralmente, a velocità di più di 25 nodi, nelle onde. Praticamente le frantumano “quasi entrandovi dentro”, con il risultato che tonnellate d’acqua spazzano la coperta a velocità di 10-15 nodi. Non solo, quando le barche cadono nei cavi delle onde subiscono sollecitazioni tremende che, a lungo andare (pensate quante volte tali impatti possono verificarsi in 24 ore), possono provocare delaminazioni. Proprio qui sta, quindi, il confine tra velocità e sicurezza.

I veri marinai della Volvo Ocean Race sono un’elite mondiale, capace di restare in modalità regata nelle peggiori condizioni immaginabili (guardate, nel famoso video, la rapidità con cui Jordi Calafat rimette in assetto la barca dopo il frangente). Gli stessi uomini sanno, però, quando è il caso di “tirare il freno”, per non rischiare. Cosa che stanno facendo in questi giorni appunto Telefonica, Groupama e Puma.

Le posizioni nella mattinata di lunedì 26 marzo e la meteo prevista per il pomeriggio di oggi. Come si nota, il sistema meteo, sul cui limite nord occidentale stanno navigando Groupama, Puma e Telefonica, ha venti tra i 30 e i 50 nodi e si sposta praticamente alla stessa velocità media dei Volvo 70 verso Capo Horn. Il passaggio si annuncia quindi durissimo, per il noto peggioramento delle condizioni del mare dovuto ai bassi fondali in corrispondenza della piattaforma continentale sudamerica a sud del Capo.

Questa regata, insomma, in questo tratto di mare è l’evento più estremo della vela mondiale. Si tratta di una regata riservata a uomini che sanno resistere in condizioni inimmaginabili per qualunque altra disciplina. Eppure laggiù regatano, su mezzi eccezionalmente potenti, in mari durissimi dove a regnare incontrastata è la natura e dove la prossima boa, dove puntare a velocità da motoscafo tra onde enormi, si chiama Capo Horn. Come si fa ad arrivarci? Si aggancia un sistema meteo e vi si naviga seguendolo alla sua stessa velocità da ovest a est… Ciò che stanno appunto facendo in queste ore Groupama, Puma e Telefonica.

Nelle prime edizioni le barche dislocanti seguivano quella stessa rotta e planavano scendendo dalle onde. I moderni Volvo 70 planano in continuazione. Quando abbiamo avuto il privilegio di timonare Camper con 16 nodi e un metro e mezzo d’onda ad Alicante abbiamo percepito sulla ruota una potenza enorme, che immaginiamo debba diventare devastante nelle condizioni del Southern Ocean. Guardate bene la fatica che fanno i timonieri, che al massimo riescono a restare 50-60 minuti alla ruota. Tutti legati dai cordoni ombelicali alle loro barche. Vestiti come esploratori polari, eppure sempre in regata, anche quando la metà marinaresca di questi campioni impone sicurezza e attenzione.

Noi tratteniamo il respiro ogni ora che passa, immaginando le condizioni ai 50° Sud in rotta per Capo Horn. Chapeau e forza ragazzi, tenete duro.

 

4 COMMENTS

  1. Bravo Michele!! I tuoi articoli colgono sempre nel segno!!Per quanto riguarda le immagini di Telefonica cosa dire..? Continuo a guardarle e riguardarle e rimango ogni volta a bocca aperta!! PAZZESCHE!!!

  2. Come affrontare il mare che il vento l’ho trasforma in condizioni ideali per non solo grandi marinai ma per chi oltre all’avventura cerca in sicurezza di battere record di velocità unendo a ciò la tattica di regata migliore per vincere. Bravi, bravissimi e grandi.

  3. Queste sono vere gare. Avvincenti e spettacolari per chi le segue. Battere record su tratte stabilite, aspettando la giusta finestra, mi danno poco.

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