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Napoli- Com’è allora questo AC45? Beh, uno spasso, anche in una giornata uggiosa come questa di Napoli, in cui il vento impazzisce tra nuvole e gocce di pioggia. Bastano 5-6 nodi per spiccare il volo, anche se quando di vento non ce n’è proprio, anche l’AC si siede… e ci mancherebbe. Ma non appena arriva un po’ di pressione, gli incrementi di velocità sono esponenziali con il microcosmo AC45-ala-equipaggio che divora acqua e, quando riesce, avversari. Lo abbiamo provato grazie all’invito di Artemis nella regata decisiva delle AC World Series di Napoli.

L'equipaggio di Artemis impegnato al massimo raddrizzamento. Foto Sander van der Borch / Artemis Racing

Terry Hutchinson, lo skipper, ci saluta con la consueta affabile professionalità yankee e ci dice “Tu stai lì e seguimi nelle virate”… Ok Terry, ci proviamo, anche se per trovare la giusta posizione nel mezzo metro di reticella a noi destinato a poppavia della traversa posteriore, ci ingegnano per qualche minuto, mentre l’equipaggio prova campo e partenze. Attaccarsi a due maniglie di spectra portando il peso al massimo sopravvento (così giusto per aiutare, un po’ di nascosto, i nostri ospiti), pensando anche a come agevolare al massimo il movimento in virata. Alla fine troviamo il giusto assetto e pensiamo che sarebbe proprio comico cadere in acqua nel bel mezzo della prova decisiva, ma non succederà. La vera domanda che ci frulla in testa e se, a noi nati, vissuti e praticanti sui monoscafi, questo cat da fantascienza piacerà. Intanto, non smette di piovere, e il momento dello start si avvicina.

Il momento della partenza nella final race da bordo di Artemis

L’ala sovrasta la navicella spaziale dall’alto dei suoi 25 metri (oggi si regata con la wing extension). Le sartie a coppie e le volanti la tengono ritta sulla sua sfera d’acciaio. Il bompresso-spina dorsale con i suoi puntoni strutturali conferisce all’insieme la giusta rigidità (ci viene in mente il povero Alinghi 5, non poi così diverso anche se molto più in grande). Subito notiamo come l’efficienza dell’armo sia esagerata. In virata, con il classico fiocco a collo dei cat, si percepisce subito come la portanza arrivi fino a pochissimi gradi dalle prue al vento. Una volta appreso il concetto base, ovvero che siamo un’ala che si muove nell’aria con i suoi flussi aerodinamici, la barca non pare poi così diversa da un cat tradizionale. La regolazione più usata è quella della scotta/carrello, il camber si muove nei cambi di andatura delineando il profilo dell’ala. L’altra (apertura flap) viene usata molto poco, almeno oggi.

La capacità di accelerazione è ciò che colpisce di più e ci domandiamo come debba essere navigare qui sopra con vento sui 20 nodi. Nel frattempo il conto alla rovescia prosegue e Terry decide di partire a metà linea. La partenza è al traverso. Splendida la coordinazione dell’equipaggio e, ancora una volta, notiamo come il modo di comunicare  “di quelli bravi” sia una delle chiavi del successo nella vela. Informazioni precise e secche, certezza del comando e apertura mentale. Mai una parola di troppo. Meno trenta secondi al via. Posizione trovata, si parte al traverso ma i principi sono gli stessi di una partenza al vento. Trovarsi il buco e accelerare al massimo verso la boa di disimpegno, da raggiungere al traverso. 3, 2, 1… via. Luna Rossa Piranha scatta sottovento a tutti, più veloce e arriva in un battito d’ali alla boa. Noi ci intruppiamo in un convulso interno, con il gennaker che si apre all’ultimo attimo utile.

La corsa verso il cancello di poppa è una lotteria. “All packed here”, dicono a bordo, visto che il vento ora proprio non c’è. Luna Rossa prende subito il largo e noi ci troviamo un po’ convulsamente davanti a Jimmy Spithill e finiamo per conquistare un ottimo interno in boa che ci riporta tra i primi quattro. Le strambate sono immediate, con il gennaker che viene avvolto per metà e poi riaperto sulle mure opposte. Leggermente più faticose le virate, con il fiocco un po’ a collo, ma certamente il tutto risulta più efficiente degli armi tradizionali. L’approccio fisico è devastante. Si cinghia quasi come su un Laser e in alcuni casi ci si siede sulle murate tipo Star o Soling lavorando di addominali. Tra issate e ammainate, regolazioni e assetto ci si muove di continuo, in apnea. Le mute, le licre, i giubbotti e i caschetti fanno sembrare i velisti un mix tra giocatori di football americano e piloti di F18.

La partenza della final race ieri a Napoli. Foto Martin Raget

Spithill esce dai nostri rifiuti a va a sinistra mentre Piranha è il primo ad agganciare la nuova aria post-pioggia e vola lontano. Noi lottiamo con Energy per la terza posizione. Gli incroci vengono chiamati a velocità da cat… quindi con enorme anticipo. Puggiare dietro andando verso la layline di destra si rivela spesso un vantaggio decisivo. I limiti virtuali del campo di regata sono la nota negativa. Fa strano sentire Hutchinson che chiama “100 metri al limite…. 75 metri al limite… 30 metri al limite” , mentre la luce verde inizia a lampeggiare forsennatamente. Come se ci fosse un muro invalicabile… si finisce spesso per virare per non prendersi una penalità “da evasori” piuttosto che per sagacia tattica. Ah, vecchie layline, vi difenderemo a spada tratta.

Il giro alla seconda boa di Artemis

Il bello arriva quando 7-9 nodi da Libeccio seguono la pioggia. Alla seconda boa di bolina puggiamo sollevandoci su uno scafo, con il gennaker che si apre e l’ooohhhh condito da applausi del pubblico presente sulla barca-boa. Foto a raffica con ogni “device” disponibile. Appena la pressione arriva, l’ala si scatena e si riesce a poggiare moltissimo con il caro vento apparente. 16-17 nodi in un attimo, il doppio del vento reale presente sul campo. Niente di nuovo, quindi, solo una tecnologia tirata al massimo, i migliori velisti e un’efficienza superiore.

Siamo ormai terzi e non resta che matchare Energy per consolidare la posizione. Il match race, a velocità e distanze diverse da quello classico con i monoscafi, appare comunque possibile e tutto è spinto verso il limite. Alla fine Piranha stravince e va a prendersi l’uragano di applausi del pubblico assiepato su ogni scoglio di Via Caracciolo, in ogni tetto e finestra disponibile sul lungomare. Davvero coinvolgente Napoli, quanto a passione, tanto che gli stessi velisti sembrano sorpresi da tanto affetto.
Anche noi tagliamo la linea d’arrivo, praticamente all’ingresso del porto di Mergellina. Ci prendiamo la nostra dose di applausi, con Terry Hutchinson che, decisamente soddisfatto, si complimeta con i suoi con il classico “Good job guys”.

Terry Hutchinson al timone del suo AC45. La nostra posizione, come ospite, era sulla reticella a poppavia della traversa poppiera

Che dire? Questi attrezzi in mano ai migliori velisti al mondo sono uno spasso. Al pubblico generalista piacciono e il formato in video funziona benissimo. Dal vivo contano gli scafi alzati, le scuffie, i sorpassi. Chi ha pensato tutto questo aveva la MotoGP e la Formula 1 come modelli. Per cui dovremo abituarci ad alcune distorsioni veliche sull’altare dell’audience. Tutto questo, poi, sarà proiettato all’infinito sui grandi e misteriosi AC72 dalle ali alte 40 metri. Tutti in coro, a parte Spithill che sembra ormai un professore universitario di marketing quanto a capacità di comunicare la nuova Coppa, dicono che ci sono dubbi, timori e molta incertezza sulle reali prestazioni dei mostri prossimi venturi. La vera Coppa sarà tra poco più di un anno a San Francisco, in un evento che ACEA fatica a lanciare. Le AC World Series sono affrontate da team ridotti visto che il core-business è il 72.

Nella Bay Area non ci sarà la passione di Napoli, i team saranno cinque (compreso il defender) e il vento molto. Mentre Luna Rossa parte con il piede giusto, vincendo all’esordio con gli AC45, alcuni dei suoi ragazzi ci confidano che la notte si sognano già le cavalcate sugli AC72, ma con non pochi sudori freddi… Cosa succederà, Max Sirena ci dice che probabilmente vincerà chi saprà osare di più senza rompere. Potrebbe davvero essere così, intanto godiamoci questi AC45 e questi supervelisti, sinora senz’altro la cosa migliore di questa nuova Coppa che per il resto fatica ancora a decollare. Grazie ad Artemis, a Terry Hutchinson e a Jennifer Hall per la splendida opportunità.

15 COMMENTS

  1. Buongiorno a tutti, ho una curiosità. Ma Luna Rossa prima della prossima acws di venezia si allenerà di nuovo a Gaeta o andrà direttamente in laguna ?

    • Ciao Gigi, ci siamo informati. Luna Rossa si dovrebbe allenare ai primi di maggio, probabilmente in zona Venezia. le barche vanno con la nave da Napoli a Venezia quindi non Gaeta.
      Un saluto

    • Ciao,
      al momento Luca è un po’ arrabbiato con la nuova Coppa… e forse non sarebbe il caso, comunque glielo propongo

  2. Avrei una domanda, nel match race si è vista una superiorità imbarazzante di Artemis in strambata, ma anche nella virata di prua perdevano meno velocità (virtual eye in questo mi ha aiutato parecchio). Hai notato tecniche particolari da loro utilizzate o è proprio una padronanza superiore del mezzo?

    • Ciao Fabio, in strambata Artemis mi è parso sempre molto fluido ma nel match race con i cat devo dire che la partenza risulta decisiva e lì onestamente Artemis è partito meglio sia nella semifinale contro Swordfish sia nella finale con Piranha. Luna Rossa mi è sembrata più in palla sulla gestione della bolina, con bruni particolarmente a suo agio nel trovare la pressione.
      ciao

  3. essere sulla linea al momento e nella posizione giusta aiuta moltissimo ma devi avere anche la pressione dalla tua altrimenti con questi mostri basta una minima raffichetta e voli davanti a tutti.

    • Esatto Giorgio, è quello che ha fatto Piranha domenica, partenza una lunghezza dietro alla linea ma lanciatissimo con la giusta pressione, ciao

  4. Immagino due membri dell’equipaggio appesi al trapezio anzichè alle cinghie!!!!! con queste accelerate certamente si ritroverebbero appesi al bompresso. Comunque sarebbero spettacolari se avessero anche delle mini terrazze tipo i libera del garda. Ciao

  5. Grazie per l’accurata descrizione della regata su Artemis e sul comportamento di queste formula 1 del mare che noi anziani monoscafisti cominciamo ad apprezzare, pur con comprensibili perplessità. D’altra parte volenti o nolenti dobbiamo adattarci al progresso che nella vela da regata è questo, anche nell’alto mare.

  6. L’AC72 può sviluppare in noi ‘velisti amanti delle planate al lasco di altri tempi’ quelle emozioni forti che per riprendere la planata nel cavo dell’onda e mantenere la velocità si doveva dolcemente orzare e dalla cresta via giù per la prossima emozionante schiumata poggiare fino a sertire la deriva fischiare.

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