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Roma- La notizia bomba dell’esclusione del windsurf dal programma olimpica per far posto al kitesurf sta facendo parlare moltissimo gli addetti ai lavori. Il cambio ha subito dato vita a un movimento contrario, che ha intenzione di agire presso l’ISAF, e che sulla pagina Facebook ha superato i 14.000 iscritti in appena due giorni.

Lo confessiamo, anche a noi questa “rivoluzione”, chiaramente dovuta ai timori dell’ISAF di perdere lo status olimpico per tutta la vela (da cui la necessità di inserire discipline giovani e mediaticamente spendibili), lascia molto perplessi. Il Kite è bello e divertente, ma forse è un po’ troppo presto per un cambio del genere, almeno per la sua versione “racing”, lontana pare da quella che tutti conosciamo per averla vista lungo le spiagge più ventose d’Italia. Ci siamo chiesti, però, anche come funziona davvero una regata di kite. Si usano le boe? Si bolina? Quali sono gli atleti che già vi si stanno dedicando… in attesa di vedere una Laura Linares o una Flavia Tartaglini alle prese con gli aquiloni…

A venirci in soccorso è stato Andrea Fornaro, velista professionista con varie esperienze nelle classi olimpiche (470, Star e Finn) e diversi successi nell’altura. Fornaro già si sta dedicando da un paio d’anni al Kite nella sua versione Racing e ha preso parte ad alcune regate del circuito europeo, tra cui una proprio la settimana scorsa in Austria, dove ha concluso 23esimo. Meglio di lui hanno fatto gli italiani Santosfefano (settimo), Beverino (13esimo) e Vannucci (21esimo). Le ragazze hanno fatto ancora meglio, con Alice Brunacci e la napoletana juniores Chiara Esposito prime.

Una regata di Kite Racing

Ecco, quindi, ciò che ci spiega Andrea Fornaro su questa nuova disciplina olimpica:

“Il kite sarà a Rio 2016, questo ha destato molto scalpore nel mondo della vela tradizionale. Io penso che tutto questo stupore sia dovuto al fatto che ai più è sconosciuto il mondo del kiterace e le sue dinamiche.
Io faccio regate con il kite da ormai due anni e conosco a fondo questo mondo, anche perchè collaboro con la Royal Kiteboarding nello sviluppo delle attrezzature da RACE.
Venendo dal mondo delle regate tradizionali, che sono il mio lavoro, mi sono trovato di fronte a regate velocissime e spettacolari ma che in fondo sono sempre regate.

La partenza è esattamente come la nostra, 5 minuti, 4 e via. La bolina si fa bordeggiando contro vento con angoli dai 45 ai 50 reali e velocità trai 16 e i 18 nodi. Durante la bolina sono spettacolari gli incroci e gli ingaggi fatti a velocità pazzesche ma regolamentati dallo stesso regolamento di regata Isaf che usiamo nelle altre regate.
La virata è un gesto tecnico molto complesso, che richiede una buona dose di allenamento e in una bolina normalmente si fanno dalle due alle quattro virate. Data la velocità in andatura una virata fatta male o in più si paga a caro prezzo.

Girata la bolina si prende il via con il lasco a velocità comprese tra i 25 e i 30 nodi, poi passata la boa inizia la poppa con angoli maggiori e velocità intorno ai 22 nodi dove per ragioni tattiche si stramba loopando l’ala. Il percorso che si usa adesso è quindi un quadrilatero che comprende due boline, due poppe e quattro laschi. Il target time di una regata è di 12-15 minuti e nella giornata si arrivano a fare sei prove.

Al momento della stazza vengono presentate tre ali e una tavola.
Le ali vanno da 19 mq fino a 9 mq e coprono tutto il range possibile di vento. Tra una prova e l’altra si può cambiare ala se le condizioni del vento cambiano.
Cosa sorprendente del kiterace è che già con sei nodi plana e raggiunge velocità oltre i venti nodi usando il vento apparente.
Nelle gare possono essere usate solo ali e tavole di serie che vengono registrate della casa produttrice per garantire un contenimento dei costi.

Una tavola di ultima generazione totalmente in carbonio e foam costa intorno ai mille euro.

Discorso a parte sono le pinne, le tavole di adesso usano tre pinne lunghe intorno ai 43 cm di vario materiale e sono determinanti ai fini della velocità, per questo gran parte dello sviluppo e della ricerca si svolge in questo ambito.

Il mio giudizio riguardo all’inserimento del kite nelle discipline olimpiche è naturalmente più che positivo. Le regate di kite infatti richiedono un’ottima preparazione fisica, doti tecniche e tattiche notevoli e una gestione dell’attrezzatura molto attenta.
Il windsurf olimpico era, secondo me, chiaramente stanco e sulle spiagge non si vedeva più mentre le gare di kite sono effervescenti e coinvolgono sempre più giovani che hanno il piede giusto per regatare a venti e più nodi.
Torno adesso da una tappa del tour europeo in Austria dove come nazionale italiana abbiamo vinto in ambito femminile con la nostra Alice Brunacci. Posso dire che le regate sono state tecniche e combattute e ha vinto chi ha saputo navigare meglio dalla parte giusta non facendo errori proprio come si fa sulle classi olimpiche.
La decisione dell’Isaf lascerà scontenti tanti appassionati, ma sono sicuro che apre le porte a una disciplina che farà spettacolo”. (Andrea Fornaro)

1 COMMENT

  1. Il futuro della vela è velocità assoluta, sono sempre più convinto che la strada in planata verso i 50 nodi faranno nascere nuove generazioni di velisti atleti i quali sapranno certamente approfittare delle nuove applicazioni di materiali leggeri e resistenti.

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