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Venezia- Com’è un’uscita su Luna Rossa AC45 con dieci nodi di vento e acqua piatta, le condizioni in cui questi cat ad ala rigida naturalmente esprimono il massimo? Provate a leggere tutto d’un fiato queste note e forse avrete quella stessa sensazione che noi abbiamo provato ieri pomeriggio a Venezia, grazie all’opportunità di regatare come sesto uomo su Luna Rossa Swordfish (grazie a Francesco Longanesi Cattani, allo skipper Max Sirena e a tutto il team).

Pubblichiamo anche il video dell’uscita, la cui registrazione e pubblicazione è stata autorizzata dal Team Luna Rossa Challenge.

Pronti, a bordo. Saltiamo sul “pescespada” e balzellando sul trampolino ci sistemiamo nella nostra postazione. Una reticella di mezzo metro di larghezza con quattro maniglie in spectra a cui attaccarsi per non volare in acqua quando il cat (ovvero quasi sempre) sfreccia a più di dieci nodi di velocità. I 5 a bordo, intanto (il timoniere Paul Campbell-James, lo skipper Max Sirena, Alistair Richardson, Manuel Modena ed Emanuele Marino), riprendono fiato dopo la prima prova, in cui sono arrivati quarti: un po’ di cioccolata, bevande energetiche e qualche esercizio di stretching. Si nota subito, come nell’altra nostra uscita su Artemis a Napoli, che la parte fisica riveste un ruolo preponderante sugli AC45. Sport di altissimo livello. Essenziali essere giovani e atletici.

A bordo di Luna Rossa Swordfish durante race 2 a Venezia

Inizia il conto alla rovescia, scandito perfettamente dai ruoli ben definiti. Nessuna parola di troppo. Solo informazioni sul vento sul campo e valutazioni strategiche. L’ala ci sovrasta dall’alto dei suoi 22,5 metri. Avanti e indietro. Estrema l’efficienza dell’insieme che, con il solo fruscio del flusso laminare sull’ala quando l’oggetto volante su cui ci troviamo accelera (e lo fa repentinamente) per trovare la giusta posizione. Tre minuti… inizia la fase decisiva. Paul Campbell-James, con il suo caschetto bianco da fantino, chiama una partenza in barca comitato, quindi sopravvento alla flotta (si parte al traverso). Il timine dell’equipaggio è perfetto. Ognuno al suo posto. 5, 4, 3, 2, 1… Allo sparo Swordfish schizza via sui 16/18 nodi verso la boa di disimpegno. Fuori. A stecca, tutti e cinque. Il timoniere, il “randista” Alistair e Max Sirena come su un Laser olimpico. I due a prua giù in fiancata come su un Soling o una Star, ma senza trapezietto. Solo addominali e quadricipiti. E’ una corsa di velocità con Emirates Team New Zealand ed Energy. Vinciamo noi. Barca/boa a sinistra, gennaker srotolato in un amen e via al lasco. “It’s a long jibe”, chiama il timoniere, non si stramberà subito. Su un scafo. Immediatamente. Log che schizza in alto. I kiwi dietro che provano l’attacco, quella vecchia volpe di Loick Peyron che incalza. L’F18 in picchiata chiamato Swordfish allunga bene. Due strambate. Arrotola, stramba. Srotola sulle nuove mure. Radipo e indolore e, soprattutto, con un sistema inerziale che pare vivere di vita propria. Tutto funziona purchè si muova…

Cancello di poppa, boa di sinistra con lo scafo che quasi passa sopra le teste degli ospiti della barca. Bolina, cinghia, cinghia. Schiena. La barca lo sente. Anche noi allunghiamo fin dove consente il regolamento per l’ospite per offrire un po’ di raddrizzamento. Alistair regola in continuazione l’ala, come se ci fosse un carrello randa. Tre colli sul winch e maniglia. Bastano per mantenere la giusta reattività. Molla. Cazza. E ancora, ci vogliono muscoli, perché l’alona tira, eccome. Basta un nodo in più per doverne modificare il profilo, aprendo o chiudendo. La boa di bolina si avvicina, siamo primi e in controllo. Emanuele Marino balza sul trampolino per issare il gennaker. Pare un misto di sollevatore di pesi, canottiere, grinder, windsurfista. Punta i piedi sul bompressone centrale e spinge. Punta e fatica. Lo sforzo è enorme. Le braccia pompano sangue nel cuore d’atleta. Credevamo che issare una drizza fosse facile? Beh, dopo aver visto quella dell’AC45… ci ricrediamo. Tutto da solo, mentre gli altri quattro ragazzi schizzano al proprio posto, come in un’autosilurante d’attacco lanciata verso l’obiettivo.

Ooooohhhh… urla e fotografa il pubblico sulla barca boa di bolina, quando lo scafo si alza in alto mentre la barca scivola in puggiata con il gennaker aperto e regolato in due secondi. Chi lo fa meglio, e i ragazzi lo fanno benissimo, guadagna metri su metri. Via giù con le raffiche, le differenze di angolo e  velocità sono enormi al minimo incremento di vento. Si può perdere e guadagnare molto. Le strambate sono tutte efficaci. Stand by… three, two, one e via di là. Senza quasi un rumore, se non quello dei timoni che fremono entrando in risonanza alle alte velocità. Top speed… ma Peyron non molla, è sempre vicino. Gli incroci vengono chiamati con largo anticipo. Una tattica diversa ma pur sempre presente. Sbagli e paghi, senza pietà. Manuel Modena, deriva su e deriva giù, dai lati alterni, a ogni virata e strambata. E anche qui muscoli pesanti. Max Sirena chiama le raffiche, spesso da sottovento e aiuta la scotta gennaker a riaprirsi in strambata. Tutto così veloce che quasi non si riesce a percepire dove siamo sul campo. Si pensa in fretta, si agisce con frenesia ma in controllo.

Secondo giro. ancora in testa. Poi un duello di strambate con Energy che attacca da destra trovando un po’ di pressione. Quanto basta per arrivare alla boa di poppa a 18 nodi mure a sinistra. Noi siamo ancora davanti e strambiamo interni, ma la differenza di velocità è tale che Peyron riesce a sfilare da fuori. Ci sembrerebbe un interno in boa per noi, ma come ci dirà poi Max Sirena “meglio non rischiare a queste velocità con gli umpire in acqua, anche perché queste regate sono una preparazione a ciò che ci attende con quelle bestie dei futuri Ac72”.

Ora è Energy a guidare la regata. Gli altri sette Ac45 disseminati sul campo del Lido, tra più di 200 barche spettatori. Proviamo una sfida in velocità ma andiamo uguali. Noi attacchiamo. Loro marcano. Match race con i cat. DNA diverso ma il controllo c’è ancora. Ultima volata in poppa e via all’arrivo. Il cuore pulza. I muscoli pompano. Trenta minuti d’apnea. Balza, scatta, cazza, molla, tira, cinghia, schiena. Nessuna pausa. L’arrivo. Finalmente. Secondi dietro a Energy e davanti a Emirates Team New Zealand.

Grande sport, grande emozione e un gran equipaggio. Luna Rossa cresce, con i tempi giusti. I due Oracle sono indietro. “La mente”, dice Sirena, ormai popolarissimo tra il pubblico italiano, “è a scafi, ali di quaranta metri e appendici con i foil”. Si pensa e si agisce in fretta. La nuova Coppa sarà con dei mostri chiamati AC72, al momento nessuno sa esattamente a cosa si andrà incontro. Respiriamo anche noi, come i ragazzi di bordo. Questo non è un paese per vecchi… Grazie Luna Rossa.

6 COMMENTS

    • Ciao Simone,
      non è possibile utilizzare la GoPro sul caschetto nelle regate delle ACWS, non è consentito dal regolamento. Noi, tra l’altro, avevamo l’esigenza di girarci per verificare anche le altre barche e situazioni tecniche di regata e.comunque, da quella posizione non sarebbe stato possibile farlo con una GoPro sul caschetto.
      Un saluto

    • Caro Antonio,
      il video che ho realizzato non era pensato come prodotto televisivo, ma come documento di cosa si prova e si vede a bordo di un AC45 in regata. Gli operatori video a bordo non sono ammessi durante le regate ufficiali, essendoci già le videocamere onboard gestite da ACTV. Anzi, le riprese sono state possibili solo su espressa autorizzazione di Luna Rossa Challenge. Ti assicuro che un normale operatore, non velista, avrebbe avuto non poche difficoltà a realizzare qualche immagine. Volevamo rendere la concitazione e il dettaglio tecnico delle manovre di bordo e crediamo di esserci riusciti.

      Un saluto

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