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Lorient, Francia, 28 giugno- Sarà un monotipo di 65 piedi la nuova barca per le prossime due edizioni della Volvo Ocean Race. Lo ha annunciato oggi alla Cite de la Voile di Lorient il CEO Knut Frostad, specificando come questa decisione sia l’evoluzione di anni di sviluppo della più estrema e professionale regata oceanica in equipaggio e che l’obiettivo garantito è di avere almeno 8 barche per la prossima edizione. La barca è stata progettata dallo Studio Farr e sarà costruita da un pool di 4 cantieri, tra cui l’italiano Persico Marine, che si occuperà di costruire gli scafi. Ogni cantiere costruirà sempre la stessa parte, in modo da garantire un rigido one design. Unica parte che dovrebbe restare aperta è quella delle vele, anche se il contenimento dei costi ha portato a ridurle da 10 a 7, con il maggior numero possibile di vele avvolgibili a prua (anche per ragioni di sicurezza).

Il rendering del nuovo 65 piedi one design per le prossime Volvo Ocean Race

Gli altri cantieri sono Green Marine, in Inghilterra, che curerà l’allestimento finale e la consegna ai team, Multiplast in Francia e Decision in Svizzera.

La nuova barca sarà progettata, ingegnerizzata e costruita per essere competitiva per almeno due edizioni del giro del mondo. Ci sarà un supporto tecnico di terra comune e tutti i team, che potranno aver accesso agli eventuali pezzi di ricambio.

La barca avrà un equipaggio di 8 velisti, più il mediaman. Eventuali equipaggi femminili avranno dieci persone più il media man.

La costruzione degli stampi inizierà nell’agosto 2012 e la prima barca verrà varata all’inizio di giugno 2013. Con gli stampi disponibili potranno essere prodotti dieci esemplari.

Il budget per una barca tutto compreso, vele incluse, varierà tra i 4 e i 5 milioni di euro, il che porta a stimare il budget per una campagna complessiva tra i 10 e i 15 milioni di euro.

Il pescaggio del Volvo 65 OD è stato portato a 4,7 m contro i 4,5 attuali. Il momento raddrizzante della Canting Keel è di 33 tonnellate. Il peso è di 10,75 ton. L’albero sarà alto 30,3 metri. I bordi liberi saranno di 1,7 metri. Il baglio massimo resta quasi invariato a 5,6 metri, 10 cm meno del precedente. Il bompresso sarà più lungo. 7 le vele da portare a bordo, contro le 10 attuali. Per le vele di prua sarà aumentato il numero di quelle avvolgibili. Due i water ballast. Costruzione interamente in carbonio.

“Questa nuova formula e l’accordo per la costruzione di almeno otto barche segnerà l’ingresso in una nuova era per la Volvo Ocean Race.” Ha dichiarato Knut Frostad, Chief Executive Officer dell’evento. “Rappresenta un altro importante momento per una regata che non ha mai cessato di fare passi avanti nella sua storia quasi quarantennale. Scegliendo un monotipo progrediamo enormemente nella pianificazione delle prossime due edizioni. La Volvo Ocean Race è in gran forma per affrontare il futuro.”

Knut Frostad con i rappresentanti dello Studio Farr e di Multiplast nella presentazione di questa mattina a Lorient

Malgrado sia cinque piedi (1,5 metri) più corta la nuova barca sarà comunque in grado di raggiungere velocità anche superiori di quelle degli attuali Volvo Open 70, e sarà dotata dei più innovativi sistemi di trasmissione video, satellitari e di strumenti di comunicazione per migliorare ulteriormente il lavoro dei Media Crew Member, il cui programma è attivo dall’edizione 2008/09 della regata.

Vista poppiera del Volvo 65 OD. Si nota l’introduzione sulla poppa dei boccaporti d’accesso per motivi di sicurezza e la maggior protezione dei tambucci d’ingresso sottocoperta, motivata anche dal fatto di aumentare la protezione per le riprese televisive live in coperta, che vogliono essere uno dei punti centrali della nuova barca

La Volvo Ocean Race, che nacque nel 1973, è di proprietà di Volvo Car Corporation e del Volvo Group, che insieme hanno riaffermato la loro volontà di sostenere l’evento anche per il futuro nel corso di una conferenza stampa tenutasi ad Alicante qualche giorno prima della partenza, nel novembre 2011. L’annuncio di oggi di Lorient è dunque appoggiato finanziariamente dalle due società. “Volvo Cars sostiene in pieno queste iniziative, che pensiamo possano assicurare il futuro di questo evento unico a tutti i livelli, pur restando fedeli al concetto di base della Volvo Ocean Race di più importante regata oceanica del mondo, a cui partecipano i migliori atleti.” Sono state le parole di Stefan Jacoby, CEO di Volvo Car Corporation.

Anche Olof Persson di Volvo Group ha confermato il suo sostegno pieno all’idea: “Volvo Group ritiene che il progetto presentato da Knut Frostad e dal suo team poterà la Volvo Ocean Race a un livello ancor più alto, con una barca allo stato dell’arte nella vela oceanica e al tempo stesso che ci consentirà di avere una flotta più numerosa. Sono felice come CEO di confermare la mia assoluta sicurezza che la regata stia prendendo la rotta giusta verso un futuro brillante.”

Patrick Shaughnessy, Presidente dello studio Farr Yacht Design ha dichiarato: “Siamo entusiasti di affrontare questa sfida. E’ un progetto importante ma sappiamo di avere quel che serve per affrontarlo, siamo molto felici di parteciparvi. Il nostro coinvolgimento nella Volvo Ocean Race e nella Whitbread Round the World Race dura da più di venti anni ed è un grande onore continuare a farne parte anche nel futuro.”

“Il nostro obiettivo primario, in tutto il processo decisionale sulle prossime edizioni della regata, è stato di rendere più facile e meno costoso partecipare. Questo è un ulteriore e decisivo passo avanti in quella direzione. Questo nuovo monotipo è molto bello e sarà anche molto affidabile, oltre che divertente da portare. Saremo in grado di incrementare l’affidabilità e di ridurre i costi, entrando in una nuova era di questo grande evento, con un futuro divertente e più sicuro.”

 

La nostra intervista a Marcello Persico, direttore generale di Persico Marine, effettuata questa mattina a Lorient, in cui vengono chiariti i termini del progetto:

I dati tecnici del Volvo 65 OD:

Il video ufficiale della presentazione di oggi:

Lorient, Francia, 26 giugno- Mentre la Volvo Ocean Race festeggia i 200.000 utenti su Facebook, Lorient e la Francia si preparano a celebrare Franck Cammas e Groupama, sempre più vicini a una storia vittoria al giro del mondo in equipaggio. Ma non è finita, perché i 23 punti di vantaggio dei francesi su Puma e i 28 su Camper e Telefonica sarebbero ancora ipoteticamente recuperabili, con 42 punti teorici ancora a disposizione. L’impresa, in verità, pare ardua, viste anche le poche miglia a disposizione nelle due Inport Race (a Lorient sabato prossimo e a Galway il 7 luglio) e nella tappa sprint finale (la Lorient-Galway di 485 miglia).

Franck Cammas saluta il suo pubblico a Lorient. Foto Roman/VOR

Saremo presenti a Lorient per documentarvi tutte le fasi finali di questo appassionante Giro del Mondo, proprio dalla Cité de la Voile dedicata al grande Eric Tabarly.

Uno dei motivi di interesse maggiore è l’annuncio che il CEO della Volvo Ocean Race Knut Frostad darà sulla nuova barca prescelta per la prossima edizione del giro del mondo a tappe, prevista nel 2014-2015. Secondo quanto risulta a FareVela la scelta si sarebbe orientata verso un monotipo di lunghezza un po’ inferiore agli attuali Volvo 70. Vi sarebbero interessati almeno tre cantieri a livello mondiale, tra cui un italiano. La scelta ridurrebbe i costi e rinforzerebbe le barche da regata più estreme che si conoscano, o meglio quelle che devono affrontare le condizioni più estreme negli oceani di tutto il mondo.

La conferenza stampa di presentazione del nuovo progetto è prevista per le ore 10 di giovedì 28 giugno all’Auditorium della Cité de la Voile Eric Tabarly. Ovviamente ci saremo per informarvi in tempo reale sulle novità.

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Lorient, Francia- Mentre Groupama ha vinto la Leg 8 della Volvo Ocean Race (arrivo alle 11:31 UTC, le 13:31 italiane) a Lorient e ipoteca la Volvo Ocean Race, arriva questo incredibile video di un’onda frangente su Camper stamani nel Mar di Biscaglia.

L’onda che travolge Camper in planata estrema

Tenetevi forte:

 

Dopo Groupama, che si porta a 219 punti nella classifica generale, sono attesi Camper, che salirà a 191, seguito da Puma, che andra a 196, Abu Dhabi, Telefonica, che dovrebbe andare a 191, e Sanya. Franck Cammas avrà quindi ben 23 punti di vantaggio sul secondo con due inshore e una lunga ancora da disputare. Un margine rassicurante per quella che potrebbe essere la prima storica vittoria francese alla Volvo Ocean Race.

L’arrivo di Groupama a Lorient

Aggiornamento ore 12 Telefonica ha coperto 554,08 miglia nelle ultime 24 ore stabilendo il miglior risultato per IWC Schaffhausen 24-hour Best, la miglior percorrenza nelle 24 ore di questa edizione della Volvo Ocean Race. La lotta con Groupama, Puma e Camper è serratissima, con i francesi che non mollano un metro… Un duello sul filo dei 24 nodi di media, con punte di 30-31. Alle 12 il vantaggio di Telefonica su Groupama era di circa 7 miglia.

Groupama spinge al massimo per riprendere Telefonica. Foto Riou

Il video di questa mattina da Telefonica:

 

Lorient, Francia- Spettacolo allo stato puro, il meglio del meglio per una regata oceanica. Si saranno anche rotti, fermati, trasportati via nave ma ciò che stanno offrendo in queste ore i Volvo 70 nella fase decisiva dell’ottava tappa della Volvo Ocean Race, tocca i limiti dell’immaginabile… Lo ha detto anche Ken Read, lo skipper di Puma, durante il video live di oggi: “Vi sareste immaginati sei mesi fa che quattro barche avrebbero combattuto prua contro prua, sul filo dei metri in una burrasca con medie prossime ai 25 nodi, per ogni singolo punto con la possibilità concreta di vincere? E’ incredibile e pazzesco”.

Puma spinge al massimo nella burrasca. Foto Ross

Dopo aver doppiato Sao Miguel, Telefonica è entrata per prima nel sistema che, dopo i 25-30 nodi di mercoledì, domani giovedì si trasformerà in burrasca a 40-45 nodi con onde fino a sei metri. E,a questo punto della regata, nessuno vorrà togliere il piede dall’acceleratore o, almeno, non vorrà farlo per primo. Così che la giornata di giovedì si annuncia epica, con anche il record sulle 24 ore teoricamente possibile (le 596,6 miglia stabilite da Torben Grael con Ericsson 4 nel 2008).Uno sprint mozzafiato fino a Lorient, con il Golfo di Biscaglia spazzato via a medie folli.

Al rilevamento delle 23:45CET di mercoledì Telefonica aveva circa 11 miglia di vantaggio su Groupama, preceduto anche da Puma, a 7 miglia dagli spagnoli, e da Camper a 10. Cosa fanno i tosti marinai della Volvo? Iker Martinez spinge come un forsennato, consapevole che qui si dà il tutto per tutto: “Non sappiamo se arriveremo primi a Lorient, ma certamente dovranno passare sulla nostra pellaccia per precederci”, ha detto oggi durante il live video. Franck Cammas non molla, anche se ha probabilmente avuto qualche problema nel primo pomeriggio di canting keel ma in serata sfiorara spesso i 25 nodi. Ken Read, che a cinquant’anni trova decisamente esilarante la situazione e sorride come un bambino appoggiato sul ventre materno del suo Mar Mostro, è il più vicino a Telefonica e vede possibile un esito che nell’ormai lontana Tristan da Cunha sembrava impossibile. Chris Nicholson tenta il tutto per tutto e sale in latitudine, più vicino al centro della depressione dove domani i venti saranno terribili. Gli altri due, Abu Dhabi e Sanya, fuori dalla lotta per la classifica finale, sono giustamente più prudenti e seguono a 30 e 50 miglia, ma quei quattro… domani ne vedremo delle belle.

L’arrivo di Lorient, fortino del Groupama leader della classifica, è a 800 miglia, meno di due giorni alle attuali medie per un’ETA che si va facendo spaventosamente vicina, probabilmente già nella mattinata di venerdi.

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Sao Miguel, Azzorre, 13 giugno- Telefonica è riuscita a recuperare l’attacco di ieri, che una scatenata Groupama aveva portato nel passaggio dell’Anticiclone delle Azzorre, e a doppiare in testa l’isola di Sao Miguel. Tre i minuti di vantaggio per Iker Martinez su Franck Cammas, con gli spagnoli che hanno doppiato il waypoint alle 4:56UTC di oggi, seguiti appunto alle 4:59 dai francesi, da Puma alle 5:08 e da Camper alle 5:28. I primi tre, quindi, sono separati da soli 12 minuti, fatto che è ormai prassi in una regata equilibrata al massimo livello come questa Volvo Ocean Race.

Ricordiamo che Groupama precede di 8 punti Telefonica nella classifica generale, per cui sarà indispensabile per gli spagnoli precedere i rivali in questa tappa.

Iker Martinez, al momento in testa alla Leg 8. Foto Fructuoso
Franck Cammas, nella generale precede Telefonica di 8 punti. Foto Riou

Una volta passate le Azzorre, Telefonica è stata anche la prima ad agganciare il nuovo sistema frontale proveniente da ovest che porterà la flotta all’arrivo di Lorient a medie assai sostenute. Alle 10 di questa mattina, Telefonica era a 1.100 miglia dall’arrivo, con circa 2,5 miglia di vantaggio su Puma e Groupama. La velocità era già sui 16/17 nodi ed è destinata ad aumentare notevolmente nelle prossime 24 ore, quando la flotta affronterà la parte meridionale del sistema con venti portanti stimati fino a 45 nodi e mare confuso. L’arrivo a Lorient è previsto per venerdì.

Il video di ieri:

Decisivo sarà probabilmente l’angolo con cui i Volvo 70 affronteranno la burrasca: queste barche, infatti, cambiamo radicalmete le loro prestazioni già con soli 5-10° di differenza nel TWA con il conseguente apparente che creano ottimizzando l’uso della canting keel.

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Sao Miguel, Azzorre, 11 giugno- Sono già fianco a fianco Telefonica e Groupama, l’inseguitore e l’inseguito che, dopo aver invertito i ruoli alla fine della settima tappa, sono ora i due principali candidati alla vittoria finale di questa appassionante Volvo Ocean Race. Ma c’è anche Puma pronto ad approfittare di qualunque errore, e Camper spera ancora. L’incertezza, quindi, regna sovrana.

Groupama, leader della generale

Dopo aver lasciato Lisbona e l’estuario del Tago, è stata Telefonica a spingere al massimo e a prendere la testa, con 418 miglia percorse nelle prime 24 ore. Le condizioni di traverso-lasco stretto che si sono presentate una volta che la flotta si è diretta verso WSW lasciando le coste portoghesi hanno, però, ancora una volta evidenziato la gran velocità di Groupama nelle condizioni “reaching” con vento forte. Il progetto di Juan Kouyoumndjian si distingue proprio per l’ottima messa a punto in tali bagnatissime condizioni. Ecco come, alle 18:30 UTC il vantaggio di Iker Martinez su Franck Cammas si è ridotto ormai a meno di un miglio. I due Volvo 70 navigano a vista in un duello di velocità che, a questo punto della regata, non può conoscere limiti… Puma segue a circa 3 miglia e Camper è a 13, dietro anche ad Azzam. Telefonica è più a ovest ma più a sud rispetto a Groupama, più “interno” al momento rispetto alla boa di Sao Miguel. 1500 le miglia all’arrivo, previsto per venerdì prossimo a Lorient.

Puma al traverso con 20 nodi. Foto Ross

L’incognità è data dall’Anticiclone delle Azzorre che, ovviamente, se ne sta ben stabile propio sulle isole da cui prende il nome: la flotta dovrà lasciare Sao Miguel, che è la più grande isola dell’arcipelago lusitano, a destra, un passaggio obbligato che comporterà una nuova ripartenza. Le incognite delle arie leggere e dell’inevitabile rallentamento, previsto per domani, saranno probabilmente decisive. Chi riuscirà a uscire per primo dall’alta pressione, agganciando il robusto sistema frontale informazione a nord ovest delle Azzorre, sarà forse anche il vincitore a Lorient, dopo un’impetuosa cavalcata in poppa sul filo meridionale della depressione.

Telefonica è obbligata ad arrivare davanti a Groupama in questa tappa. Gli 8 punti di vantaggio dei francesi sono sufficienti a restare in testa anche in caso di un singolo piazzamento in meno rispetto agli spagnoli. ma i calcoli hanno comunque poso senso, visto che anche Puma, che ha 13 punti di ritardo da Groupama e 5 da Telefonica, ha concrete chance di successo.

Xabi Fernández, da bordo di Telefónica in un collegamento video in diretta via satellite questa mattina: “Tutto bene, abbiamo buone condizioni e siamo veloci. E’ passato un po’ d tempo dall’ultima volta che eravamo in testa, è una sensazione positiva. Eravamo molto vicini a Groupama ma siamo riusciti a passarli e ora sono due o tre miglia dietro. Ma anche PUMA è vicino. Abbiamo 18/20 nodi, 90 gradi di vento reale, quindi siamo al lasco con il J1 e la randa piena e facciamo fra i 16 e i 20 nodi di velocità.. Tutta la notte abbiamo dato e tolto la prima mano di terzaroli. Sembra chiaro che tutte le barche stanno seguendo la stessa rotta, è c’è sempre un certo nervosismo quando si sa che si sta per entrare in una zona di poco vento. Ci aspettano 24 ore molto difficili, forse domani o il giorno dopo ed è chiaro che il primo che uscirà dalla bonaccia sarà il vincitore, o perlomeno avrà le maggiori chance, quindi dovremo lottare al massimo.”

Amory Ross, Puma: “Sarebbe facile cadere in questa trappola, perché in una regata oceanica non è sempre possibile andare in copertura, ma pensare ai punti sarebbe una distrazione pericolosa. La cosa più razionale da fare è navigare al meglio possibile, essere tatticamente aggressivi e minimizzare i rischi, sperando nel successo.”

Jules Salter, Azzam: “Andiamo bene, siamo in contatto con tutte le barche, riusciamo a vedere Groupama e PUMA davanti. C’è un bel vento e un po’ di mare, quindi si prendono un po’ di colpi, ma c’è il sole. Cerchiamo di non perdere terreno rispetto a Groupama, PUMA e Telefonica e di stare davanti a CAMPER. Questo vento probabilmente durerà altre otto o nove ore e poi comincerà a calare quando ci avvicineremo all’alta pressione che si sta formando a sud delle Azzorre. Sappiamo di non essere veloci come gli altri a questa andatura, quindi cerchiamo di minimizzare le perdite. Siamo pronti a tentare qualche mossa, ma nulla di troppo radicale, deve essere l’opzione giusta, non c’è ragione di buttare via tutto. E poi ci saranno delle opportunità, sottovento alle isole.”

Mike Sanderson, Sanya: “Facciamo fatica a tenere il passo in queste condizioni, come sapevamo. È bellissimo a dire la verità, 16/20 nodi, al lasco mure a dritta e c’è un sole meraviglioso. A essere onesto, però, sono un po’ stufo di non essere abbastanza veloce. In fin dei conti è un giro del mondo e non possiamo regatare contro gli altri ad armi pari. Siamo sempre in una situazione pericolosa e dobbiamo cercare di trovare qualche soluzione meteo per risolvere i nostri problemi.”

“Il nostro obiettivo realistico è di arrivare alla boa insieme agli altri, per poi provarci nella parte successiva, dove sembra proprio che avremo del vento forte in poppa.” Ha detto il media crew member di CAMPER Hamish Hooper.

Classifica provvisoria Volvo Ocean Race 2011-12 dopo nove tappe:
1. Groupama sailing team, 189 
punti
2. Team Telefónica, 181
3. PUMA Ocean Racing powered by BERG, 176
4. CAMPER with Emirates Team New Zealand, 166
5. Abu Dhabi Ocean Racing, 107
6. Team Sanya, 34
Lisbona- Guarda qui la partenza della Leg 8 della Volvo Ocean Race, a partire dalle ore 13:45 di domenica 10 giugno in diretta streaming da Lisbona:

Lisbona, Portogallo, 9 giugno- Si rafforza la posizione di Groupama in testa alla classifica della Volvo Ocean Race a due tappe dal termine. Franck Cammas e il suo equipaggio hanno vinto con autorità la regata costiera lungo le rive del fiume Tago, imponendosi sugli americani di PUMA autori di un grande ritorno, e sugli ispano/neozelandesi di CAMPER. Quarto Abu Dhabi, quinto Sanya e sesti gli spagnoli di Team Telefonica che hanno subito una contestata penalità appena dopo la partenza.

Groupama in regata sul Tago. Foto Todd

Dopo aver spodestato Team Telefónica dal vertice della classifica generale alla fine della settima tappa, gli uomini di Franck Cammas hanno inferto un altro colpo ai loro avversari con una prova magnifica sulle acque del fiume Tago, portandosi così a 198 punti, ossia con 8 punti di vantaggio sugli spagnoli. E, tuttavia, la lotta per la vittoria finale è tutto meno che decisa, con i primi quattro ancora in corsa per aggiudicarsi il trofeo.

La Oeiras In-Port Race si è disputata sull’affascinante campo di regata della capitale portoghese, a pochi metri da terra e con numerosissime barche spettatori, con condizioni di vento da sud-ovest di circa 16/18 nodi di intensità e su un percorso a bastone, con partenza e arrivo proprio di fronte al Race Village del Doca de Pedrouços di Lisbona.

Fin dall’inizio la lotta è stata durissima, e poco dopo la partenza avveniva un duello fra Telefónica e PUMA, che si è concluso con una dolorosa penalizzazione della barca guidata da Martínez, che la constringeva a inseguire la flotta dalla coda del plotone. Una penalizzazione inflitta agli spagnoli dagli arbitri in acqua a causa di un sopravvento/sottovento. Iker Martinez, skipper di Telefonica, ha detto di essere “sicuro al cento per cento che la decisione degli arbitri è stata sbagliata”. Mentre Telefónica completava la penalità, gli altri cinque Volvo Open 70 potevano proseguire ad alta velocità in poppa in direzione dell’imponente ponte 25 de Abril, con Groupama e CAMPER impegnati in una lotta di strambate in tutto il primo lato. La barca dei francesi girava prima la boa, seguita a breve distanza da quella di Chris Nicholson, da Abu Dhabi, PUMA. Team Sanya e Telefónica ormai attardata di un minuto e 10 secondi dal leader.

Da quel momento in poi Groupama continuava ad estendere il suo vantaggio, mentre CAMPER soffriva la pressione da parte di Abu Dhabi e di PUMA nella lotta per la seconda posizione. Mentre le sei barche risalivano verso la seconda boa, il Comitato di regata annunciava una riduzione di percorso. Con una tattica molto attenta Ken Read su PUMA riusciva a passare CAMPER, mentre in coda un problema con il gennaker toglieva a Telefónica ogni possibilità di recuperare terreno. Attorniati da numerosissime barche spettatori i francesi tagliavano quindi il traguardo, mettendo in carniere altri sei punti, seguiti da PUMA, poi da CAMPER with Emirates Team New Zealand, da Abu Dhabi Ocean Racing da Sanya e infine da Team Telefónica, ancora una volta in ombra in una regata In-port.

La flotta sotto il ponte XXV de Abril. Foto Todd

Franck Cammas: “Abbiamo fatto un ottimo lavoro in partenza, non sono sempre bravo con le partenze, quindi ieri ci siamo allenati molto per gli start in poppa. Sono rischiosi, c’è un sacco da fare negli ultimi 10 secondi” Lo skipper francese a una domanda sull’ottima velocità espressa oggi ha risposto: “Volavamo, ma non abbastanza. In generale camminiamo meglio con aria più forte che con vento leggero, ma anche di bolina siamo andati bene, se riusciamo a scegliere siamo veloci, sicuro. Per noi è un ottimo momento, molto più di quello che ci aspettavamo alla partenza ad Alicante, quindi ce lo godiamo. Daremo il massimo nella prossima tappa e vedremo che succederà, ma per il momento siamo contenti.”

Da parte sua lo skipper di PUMA Ken Read, scherzando ha detto: “Dovremmo cominciare a fare pagare il biglietto per regate così! Di bolina avremo fatto almeno venticinque virate.” E a proposito dell’incidente con Telefonica: “In partenza eravamo sotto di loro, e non eravamo ingaggiati, poi loro sono stati più veloci a dare il gennaker e hanno orzato. Non è stata una decisione troppo difficile da prendere per gli umpire.”

CAMPER è riuscito a rintuzzare gli attacchi di Abu Dhabi, chiudendo per la quinta volta sul podio nelle otto In-port fin qui disputate. “Non siamo molto soddisfatti, ma se si considera quel che sta succedendo ad altri team, tutti hanno i loro alti e bassi. Oggi non è stata una cattiva giornata come qualcuno potrebbe pensare, volevamo sì di più ma poteva andare anche molto peggio, come abbiamo visto.”

Chi è uscito con le ossa rotte dalla costiera di oggi è Telefónica, a nome del team il watch captain Neal McDonald ha detto: “Non è per niente facile, anzi è stata molto dura. Siamo stanchissimi e non abbiamo raccolto molto malgrado tutti i nostri sforzi. Le partenze in poppa sono sempre piene di trappole. Stavamo combattendo con PUMA per la posizione, e le barche erano vicinissime. I giudici hanno deciso che loro avevano ragione e noi torto. Poi fare la penalità è molto, molto costoso.”

Il video

Il risultato di oggi porta Groupama a consolidare la leadership, con otto punti di vantaggio, ma  PUMA è a soli cinque punti da Telefónica, e CAMPER 10 punti dietro agli americani nella classifica generale, dunque ci sono solo 23 punti fra il primo e il quarto e considerando che la vittoria in una tappa oceanica assegna 30 punti, 25 al secondo e così via, molto potrebbe ancora cambiare prima del finale di Galway.

Ora velisti e shore team spostano la loro attenzione sui preparativi finali in vista dell’ottava tappa di circa 1.490 miglia da Lisbona a Lorient, sulla costa atlantica francese, che partirà domani dalle acque portoghesi alle ore 14. La flotta sarà chiamata ad affrontare i capricci dell’Atlantico, e in particolare il famigerato anticiclone delle Azzorre, prima di lasciare a dritta l’isola di São Miguel, la più grande delle Azzorre, e dirigersi verso la costa bretone, dove si prevede che i sei team possano giungere per il 17 giugno.

La partenza della ottava tappa sarà trasmessa in diretta sul sito ufficiale, e su molti siti italiani e stranieri a partire dalle 13.45 di domani domenica 10 giugno.

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Classifica provvisoria Oeiras In-port race Lisbona:

1. Groupama sailing team, 6 
punti

2. PUMA Ocean Racing powered by BERG, 5 punti

3. 
CAMPER with Emirates Team New Zealand, 4 punti

4. Abu Dhabi Ocean Racing, 3 punti

5. Team Sanya, 2 punti

6. Team Telefónica, 1 punto

Classifica provvisoria Volvo Ocean Race 2011-12 dopo nove prove:

1. Groupama sailing team, 189 
punti

2. Team Telefónica, 181

3. PUMA Ocean Racing powered by BERG, 176

4. CAMPER with Emirates Team New Zealand, 166

5. Abu Dhabi Ocean Racing, 107

6. Team Sanya, 34

Lisbona, Portogallo- Inizia la volta finale della Volvo Ocean Race. Quattro team per una sola vittoria. In ordine di classifica Groupama, Telefonica, Puma e Camper sono pronti all’assalto finale verso a gloria di uno dei successi sportivi più importanti della vela internazionale.

Si comincia domani, sabato, con la Oeiras In-Port Race. Campo di regata atipico quello di Lisbona, visto che la regata si correrà sul fiume Tago, caratterizzato dalla corrente e dagli effetti della grande città. 24 ore più tardi, nel primo pomeriggio di domenica, i sei team riceveranno il segnale di partenza della ottava tappa, poco meno di 2.000 miglia fino a Lorient, in Francia, lasciando a dritta il gruppo orientale delle le isole Azzorre. Groupama 4 guida la classifica con 183 punti, tre di vantaggio su Team Telefónica, superato proprio all’arrivo di Lisbona dopo sei mesi di leadership all’inizio pressoché incontrastata poi sempre più “consumata” fino al sorpasso di Franck Cammas. PUMA Ocean Racing powered by BERG è terzo a 171 punti, quarto CAMPER con Emirates Team New Zealand a 162. Ogni punto sarà dunque prezioso e la battaglia si preannuncia aspra, a cominciare proprio dalla Inport sul Tago, che consegna 6 punti al primo, 5 al secondo e via via così fino al punto per l’ultimo.

li skipper alla conferenza stampa di Lisbona

Abu Dhabi, vincitore della Leg 7, potrebbe fare da guastafeste. Per Azzam non ci sono più ambizioni nella classifica finale ma i tre successi sulle boe danno fiducia allo skipper Ian Walker. L’olimpionico britannico ha detto che il suo team è pronto a “fare di tutto” per vincere, sperando che gli avversari siano occupati a controllarsi, ma Walker sa che che la regata non sarà affatto semplice con una previsione di vento da ovest intorno agli 8/12 nodi su un percorso a bastone sulle acque del Tago. “Fortunatamente la regata si svolgerà al giro della corrente e quindi la corrente non sarà troppo forte. Sarà come sempre una lotta serrata, intensa per quel che riguarda le manovre, una cosa che nel passato siamo riusciti a fare bene, quindi spero andrà tutto bene. L’acqua piatta ci aiuterà. Spero che gli altri team, essendo così vicini in classifica, si preoccupino più di controllarsi e non facciano tanta attenzione a noi.”

Chris Nicholson e gli uomini su CAMPER with Emirates Team New Zealand sono affamati di una vittoria, che finora è sempre sfuggita loro. Lo skipper australiano pensa che la prova di domani sarà combattuta tanto quanto lo è stata quella di Miami, quando il leader è cambiato molte volte. “Sembra che il vento salterà molto, quindi potrebbe essere la giornata di chiunque. Lo abbiamo visto a Miami, c’era corrente e vento instabile ed è stata una delle più belle regate da vedere, penso vedremo qualcosa di molto simile anche a Lisbona.”

Lo skipper di PUMA Ocean Racing powered by BERG Ken Read spera che la buona forma dimostrata dal suo team non si interrompa. “E’ importante per noi riuscire a continuare a fare quel che abbiamo fatto ultimamente. Siamo cresciuti fino al livello a cui siamo ora, pensando sempre bene, sforzo, lavoro duro. Dobbiamo andare avanti così, se pensi di poter fare cambi rilevanti, probabilmente sei votato al disastro. Cercheremo invece di migliorare ancora, poco per volta.”

Telefónica, invece, dovrà probabilmente cercare di cambiare qualcosa, visti gli ultimi risultati non del tutto soddisfacenti. Nelle ultime tre in-port gli spagnoli hanno chiuso in ultima posizione a causa di errori gravi, come sbagliare percorso o toccare una boa. Lo skipper Iker Martínez ha detto che il suo team si è ormai messo le prestazioni negative alle spalle ed è concentrato al massimo per tornare ai livelli che gli hanno permesso di vincere le In-port di Città del capo e di Sanya. “Sarà dura come al solito ma cercheremo di fare il nostro massimo, c’è un sacco di corrente, siamo sul fiume e la marea si sente. Nella vela è impossibile non fare errori e specialmente in una regata così, così lunga e impegnativa.”

I francesi di Groupama faranno tutto quello che è loro possibile per mantenersi davanti a Telefónica nella serie delle regate costiere, ma anche per la classifica generale che ora guidano con tre punti di vantaggio sugli spagnoli. Lo skipper Franck Cammas ha riconosciuto che la pressione è molto forte e che il percorso stretto potrebbe rivelarsi un campo minato, con nessun margine per errori di sorta. “E’ una regata complicata, perché ci potrebbe essere una poppa corta, un sacco di manovre, un sacco di possibilità di sbagliare, quindi c’è tanta pressione sugli uomini. Anche la tattica è complicata, ma faremo del nostro meglio, è importante provarci e rimanere concentrati.”

Da parte sua Team Sanya continuerà a cercare una posizione da podio, come sottolineato dallo skipper Mike Sanderson. “Uno degli obiettivi della nostra campagna era di portare la barca almeno una vota sul podio, ora il tempo passa in fretta e le possibilità si riducono, dovremo cercare di fare meglio.”

Ieri a Lisbona si è tenuta la cerimonia ufficiale di premiazione della settima tappa e sono stati assegnati anche i premi speciali per la frazione da Miami a Lisbona, fra cui l’Inmarsat Award per il miglior lavoro da parte dei media crew member che è andato all’americano Nick Dana dell’Abu Dhabi Ocean Racing.

La Oeiras In-Port Race sarà trasmessa in diretta sul sito ufficiale e su Farevelanet alle 13.45 del 9 giugno. Alla stessa ora di domenica sarà dato il via alla ottava e penultima tappa.

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Classifica provvisoria Volvo Ocean Race 2011-12 dopo otto prove:
1. Groupama sailing team, 183 
punti
2. Team Telefónica, 180
3. PUMA Ocean Racing powered by BERG, 171
4. CAMPER con Emirates Team New Zealand, 162
5. Abu Dhabi Ocean Racing, 104
6. Team Sanya, 32

Lisbona, Portogallo, 1 giugno- Tagliando il traguardo alle 23.23.54 di giovedì 31 maggio Abu Dhabi si è aggiudicato la settima tappa della Volvo Ocean Race 2011/2012, ottenendo il suo primo successo in una frazione oceanica. Alle spalle del portacolori degli emirati ha tagliato il traguardo Groupama 4 guidato dallo skipper francese Franck Cammas, che con questo secondo posto ottiene 25 punti che lo portano al primo posto della classifica generale provvisoria.  PUMA ha chiuso in terza posizione, e si porta in terza anche nella generale, mentre l’incredibile  duello finale fra Telefonica e CAMPER si è risolto a favore degli spagnoli, sesto Team Sanya.

Su Azzam si festeggia la vittoria a Lisbona

Finalmente, quindi, l’equipaggio di Abu Dhabi si è scrollato di dosso sette mesi di frustrazione e di delusioni, aggiudicandosi la prima vittoria in una delle tappe più combattute dell’intero giro del mondo a vela finora disputate, riuscendo a resistere ai continui attacchi degli inseguitori, e in particolar modo nel corso dell’ultima e decisiva giornata, da quelli della barca francese, che è giunta sul traguardo di Lisbona appena 6 minuti e una manciata di secondi più tardi. Gli uomini di Ian Walker hanno tagliato la linea del traguardo alle 23:23:54 (ora italiana) dopo quasi 12 giorni di regata e più di 3.500 miglia di navigazione attraverso l’atlantico, da Miami a Lisbona.

Lo skipper Ian Walker, visibilmente emozionato ha dichiarato che questa vittoria è stata uno dei più importanti momenti della sua carriera velica. “Non penso che si possano vivere le ultime dieci miglia di una regata più emozionanti di queste. Mentalmente sono stanchissimo, ma è un sollievo enorme, è stata una regata molto dura, è uno dei momenti più incredibili della mia carriera, non ci sono dubbi. Questa è la mia seconda Volvo, il che significa che ho navigato per circa 70.000 miglia intorno la mondo, senza mai vincere una tappa. 70.000 miglia sono uno sforzo enorme, vincere una tappa era uno degli obiettivi miei e dell’intero team ed è una sensazione bellissima.”

L’arrivo a Lisbona ha rappresentato per Abu Dhabi una sorta di ritorno a casa, dato che il team aveva fissato la propria base a Cascais, a pochi chilometri dalla capitale portoghese “E’ un benvenuto incredibile!” ha detto Walker appena arrivato in banchina. “Lisbona è stata sempre casa nostra, ci abbiamo passato circa otto settimane la scorsa estate e abbiamo navigato molte volte sul fiume come allenamento, ed evidentemente ci è stato utile.” Il team di Abu Dhabi aveva visitato la capitale lusitana anche in un’occasione meno felice, quando era stato costretto a ritirarsi a seguito del disalberamento nella prima tappa e aveva spedito la barca via nave proprio da Lisbona a Città del Capo. Malgrado abbia ottenuto tre vittorie nelle regate In-port, questa è la prima volta che l’equipaggio degli emirati ha avuto la possibilità di primeggiare in una tappa oceanica. Dopo che nelle prime fasi la leadership era stata di Groupama prima e poi di Telefonica, la tappa da uno sprint atlantico si è trasformata presto in qualcosa di molto più complesso per gli effetti della tempesta tropicale Alberto, che ha costretto i team a portarsi molto a nord, quasi a lambire la zona di esclusione dei ghiacci, per trovare le condizioni giuste per sfuggire al successivo ostacolo, l’anticiclone delle Azzorre con i suoi venti deboli e incostanti.

Abu Dhabi ha preso la testa il sesto giorno e dopo un breve avvicendamento con CAMPER, sono tornati alla guida della flotta il giorno seguente, accumulando un discreto vantaggio nelle 48 ore a seguire, sebbene Ian Walker abbia sempre diffidato delle ultime 300 miglia, prevedendo una compressione della flotta. E così è successo.

Con questo primo posto Abu Dhabi ottiene 30 punti, portando il suo totale a 104, mentre Groupama se ne aggiudica 25 salendo a 183. Il secondo posto dei francesi tuttavia è molto più di un premio di consolazione, visto che con il quarto posto, gli spagnoli di Telefonica guadagnano 15 punti e vanno a 180 e dunque Groupama sale in prima posizione nella classifica generale provvisoria dopo sette tappe con un vantaggio di 3 punti sugli spagnoli, che perdono la leadership per la prima volta dalla vittoria nella prima tappa da Alicante a Città del Capo dello scorso novembre. “E’ positivo, non tanto il secondo posto, ma essere in testa alla generale è molto, molto buono.” Ha detto lo skipper francese Franck Cammas. “Non ce lo aspettavamo prima della partenza da Alicante, siamo un team nuovo. Ma la regata è ancora lunga, dobbiamo andare avanti e mantenere questa pressione, è una pressione positiva.”

Franck Cammas risponde alle domande dei giornalisti all’arrivo a Lisbona. Foto Roman

In terza posizione hanno chiuso gli americani di PUMA Ocean Racing powered by BERG che pure guadagnano una posizione nella generale, passando in terza con 171 punti. “E’ un gran risultato, una tappa dove si poteva passare dal primo all’ultimo posto un milione di volte. Una tappa in cui era necessario sopravvivere. Ci sono ancora molti punti da prendere ed essere sul podio è una cosa eccezionale per noi. Adesso dobbiamo guardare ancora avanti.” Ha detto uno stanchissimo ma altrettanto soddisfatto Ken Read, intervistato pochi secondi dopo aver tagliato la linea.

Ma le emozioni non sono mancate fino alla fine, con un duello incredibile fra Telefonica e CAMPER fin sulla linea del traguardo. Con un vento debolissimo e una notevole corrente contraria che li ha costretti a dare ancora, i due team si sono avvicendati in testa in un’incredibile match-race “fluviale”. Nell’ennesimo arrivo al fotofinish per i due team, distanziati da soli 102 secondi, hanno avuto la meglio gli spagnoli guidati da Iker Martinez, mentre CAMPER con il quinto posto ha guadagnato 15 punti e va a 162 nella generale.

In sesta posizione ha chiuso Team Sanya. Per loro i 5 punti del sesto posto, che li portano a 32.

Con ancora due tappe e tre In-port da disputare, e 78 punti da assegnare, il finale della Volvo Ocean Race si fa quanto mai incandescente.

Il video dell’arrivo:

Classifica provvisoria settima tappa, Miami Lisbona:
1. Abu Dhabi Ocean Racing, 11d 4h 23m 33 sec
2. Groupama sailing team, 11d 4h 29m 21 sec
3. PUMA Ocean Racing powered by BERG, 11d 06h 26m 52s
4. Team Telefónica,11d 08h 28m 27s
5. CAMPER with Emirates Team New Zealand, 
11d 08h 30m 09s
6. Team Sanya, 11d 8h 44m 25s

Classifica provvisoria Volvo Ocean Race 2011-12 dopo otto prove:
1. Groupama sailing team, 183 
punti
2. Team Telefónica, 180
3. PUMA Ocean Racing powered by BERG, 171
4. CAMPER con Emirates Team New Zealand, 162
5. Abu Dhabi Ocean Racing, 104
6. Team Sanya, 32

Lisbona, Portogallo, 30 maggio- Chi vincerà questa settima tappa della Volvo Ocean Race? Il vantaggio di Abu Dhabi, in fuga da cinque giorni, si va via via riducendo man mano che la flotta si avvicina alla fascia senza vento che precede gli Alisei portoghesi lungo la costa lusitana. Si tratta di una vera e propria barriera, larga circa 60-70 miglia con velocità che saranno bassissime, che i Volvo 70 dovranno attraversare prima dell’arrivo a Lisbona, previsto per il pomeriggio di domani. Un po’ come un ciclista in fuga, che vede pian piano avvicinarsi il gruppo e con una nuova salita da scalare seguita da un’altopiano dove, dopo tanti sforzi, tutto potrebbe finire in volata…

Ultime miglia in piena velocità, poi la bonaccia a 200 milia dall’arrivo, per il leader Abu Dhabi. Foto Dana

Al rilevamento delle 10UTC di oggi Azzam aveva ancora 420 miglia da percorrere prima dell’arrivo. Il vento durerà ancora per circa 160 miglia, poi si cadrà inevitabilmente nella fase di transizione senza vento. Ian Walker pare intenzionato ad attraversarla da nord, dove la fascia pare più stretta, anche se salgono poi le miglia “in discesa” verso Lisbona. Groupama, che ha scelto invece l’opzione meridionale, sembra più vicina all’arrivo ma sembrerebbe avere anche una fascia più larga da attraversare. Nei commenti da bordo, in effetti, sembra prevalere una convenienza di passaggio nordista. Franck Cammas ha comunque conquistato il secondo posto grazie a ottime medie (ieri sempre oltre le 520 miglia nelle 24h nonostante un problema a un ballast) ed è ora a 15,6 miglia dal leader. Puma è più a nord, terzo a 16,4 miglia. Telefonica, in altezza, è posizionato tra Groupama e Puma, quarto a 30,7 miglia, con Camper quinto a 33,2 miglia. Sanya è sesto a 51,1 miglia. Da nord a sud la flotta è disposta su circa 35 miglia di oceano, con il centro dell’Alta pressione che sarà raggiunto nella tarda serata di oggi.

Si preannuncia un arrivo in volata per il Tour de Monde a la Voile? probabile, anche se il rompicapo per tutti i navigatori di bordo è come attraversare la bonaccia e agganciare per primo l’Aliseo che significherebbe anche la vittoria a Lisbona. Con la classifica cortissima che abbiamo, dove i primi 4 sono racchiusi in soli 14 punti, ogni scelta sarà decisiva. La priorità dei pretendenti alla vittoria finale non è tanto quella di riprendere Azzam, che è ormai fuori dai giochi per la classifica generale, quanto quella di precedere i diretti concorrenti. Per conservare il primato, Telefonica non deve arrivare più di una posizione dietro a Groupama e comunque non peggio di quarta se Groupama sarà terza.

Xabi Fernández, Team Telefónica: “Ci aspettiamo che la prossima notte si calmi il vento e tutti ci avvicineremo. Cominceremo nuovamente. Abu Dhabi ha un vantaggio che piacerebbe a tutti, ma la realtà è che ci sarà una compressione. Credo che c’è la possibilità di ritrovarci tutti assieme, perché 20 miglia non sno niente e lo stop sarà molto grande. La prossima notte sarà molto importante, perché quando sei fermo e senza vento bisogna approfittare di ogni ondina, di ogni raffichetta, per continuare ad avanzare e cercare di uscire dalla calma davanti a te”.

Il video di ieri:

Ha fatto molto parlare ieri la manovra con cui Camper ha evitato una collisione con una balena, che a dire il vero veniva da destra…, con Roberto Bermudez de Castro che, al timone, ha orzato evitando il grande mammifero all’ultimo secondo con la barca che stava navigando a 24 nodi di velocità. “L’impatto sarebbe stato catastrofico”, ha detto il velista spagnolo. Ecco il video:

Azzorre, 24 maggio- Si fa sempre più incerta e combattuta questa settima tappa della Volvo Ocean Race. Telefonica è uascita vincitrice ieri dal duello tattico con Groupama ma oggi si deve guardare dall’attacco del gruppo dei nordisti, con Abu Dhabi, Camper e Puma tutti impegnati a risalire in latitudine. Iker Martinez ha deciso di ristrambare mure a dritta e sta navigando deciso verso est. Groupama è a 30 miglia in una posizione che può essere controllata dagli spagnoli. I tre citati, invece, nel pomeriggio di giovedì navigavano ancora mure a sinistra verso NE, circa 40 miglia più a nord degli spagnoli. Il prossimo ostacolo è l’Anticiclone delle Azzorre, posizionato al momento su una vasta area del Nord Atlantico, che deve quindi essere aggirato da nord prima dell’arrivo a Lisbona. Per farlo, però, i sei Volvo 70 dovranno attraversare diverse zone di transizione, con ampia incertezza.

Al lavoro sulla coperta di Telefonica. Foto Fructuoso

Telefonica, che ha deciso di spingersi più a est, è quella teoricamente più a rischio di restare invischiata nell’Alta Pressione, ma anche per gli altri la transizione non appare affatto semplice.

Secondo Andrew Cape, il navigatore di Telefonica, la situazione che attende i team è davvero complicata: “Una meteo strana. C’erano dei buchi di vento, abbiamo navigato bene, fatto un sacco di cambi di vela, ha funzionato, siamo contenti. Abbiamo strambato a nord un po’ prima di Groupama, una quarantina di minuti prima, e quindi siamo più alti. Le barche dietro hanno un po’ più di aria al momento quindi nelle prossime ore dovrebbero camminare bene. Tutta la situazione davanti è complicata, molto complicata. Domani entreremo in una alta e poi nella bassa successiva, speriamo di passare, sarà interessante. Siamo nel posto che volevamo e speriamo il risultato sia quello che ci aspettiamo, continueremo con il vecchio gioco e staremo a vedere. Al momento abbiamo circa 14 nodi d’aria e presto ci sarà da negoziare un altro fronte.”

La cartina meteo delle 02:50UTC del 24 maggio, si nota l’enorme estensione dell’Anticiclone delle Azzorre

Al momento, il report di mezzogiorno conferma la previsione del navigatore australiano: tutte le barche sono più veloci del leader e, salvo Groupama, hanno accorciato le distanze. Dietro ai due battistrada in terza posizione rimane Abu Dhabi, il cui skipper Ian Walker ha spiegato la situazione in maniera molto lucida: ”Per qualche tempo abbiamo vissuto con la speranza di poter cavalcare l’aria da sud-ovest fino all’alta delle Azzorre, che ci avrebbe portato a Lisbona. Uno scenario perfetto, rotta diretta e andatura larga, evitando il cancello dei ghiacci a nord. Sfortunatamente la realtà è diversa, uno dopo l’altro abbiamo strambato per andare a nord. Davanti a noi c’è una zona di aria leggera da attraversare, un giorno di bolina, temperature più basse e probabilmente qualche giorno in più da passare in mare. Forse dovremo cercare le termiche nelle nostre sacche… Però, alla fine questa sembrerà una “vera” traversata atlantica. Ho il sospetto che potremo vedere un bel rimescolamento in classifica, grandi guadagni e grandi perdite. Dopo esserci tenuti in buona posizione, il nostro obiettivo è mantenerla, metterci al sicuro rispetto agli altri. Sembrerà ovvio, ma cerchiamo di prendere altezza per attaccare quelli davanti e difenderci da quelli dietro. Non mi sorprenderei più di tanto se la flotta si ricompattasse, a meno che Telefonica o Groupama riescano a passare il buco e ad andare a est. Vedremo… tutto d’un tratto Lisbona sembra molto più lontana rispetto a 24 ore fa.”

Il video di ieri:

Alle 16UTC di giovedì Telefonica era a 2.295 miglia da Lisbona, con 20,9 miglia su Abu Dhabi e 28,4 su Camper. Groupama è a 29,6 e Puma a 32,5. Sanya chiude la flotta a 68,2 miglia.

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Miami, USA, 21 maggio- E’ di Groupama il primo break di questa settima tappa della Volvo Ocean Race. Per come si sono messe le cose, la mossa di Franck Cammas potrebbe anche rivelarsi decisiva in un atappa che si annuncia appassionante e forse anche decisiva per la classifica finale. Groupama è riuscita a interpretare al meglio la depressione tropicale “Alberto”, percorrendone il margine sud est con perfetta scelta di rotta e tempi, mentre i rivali Telefonica, Puma e Camper sono rimasti intrappolati nel suo centro. Groupama è stato praticamente “lanciato” verso est dalla depressione e godrà di tale spinta per almeno le prossime 36 ore, in cui la depressione si sposterà verso ENE.

Groupama allunga subito nella settima tappa della VOR. Foto Riou

Al rilevamento delle 19:17 UTC di lunedì sera, Groupama aveva ben 47,3 miglia di vantaggio su Camper, 50,1 su Puma e 53,6 su Telefonica. Abu Dhabi è a 68,7 miglia e Sanya a 87,2. Soprattutto, però, i francesi navigavano a 18 modi di media contro i 12/15 dei rivali. Un vantaggio sicuramente inaspettato a sole 24 ore dalla partenza, in cui Cammas e il suo equipaggio hanno beneficiato anche degli effetti della Corrente del Golfo che conferisce 2-3 nodi supplementari di velocità SOG.

La situazione alle 17:17UTC di lunedì sera con la meteo prevista alle 03UTC di martedì. Si nota come Groupama (in arancio) sia riuscita a navigare sul margine meridionale della depressione

Secondo il navigatore di Groupama Jean-Luc Nélias, il fronte potrebbe spingere la flotta adirittura a ridosso delle Azzorre. “La depressione è la fonte del vento che ci può portare a nord e poi a est, quindi è importante entrare per primi nell’aria”.

Will Oxley, navigatore di CAMPER descriveva così la situazione prima del blitz di Groupama: “Stiamo cercando di andare dalla parte giusta della bassa, l’aria è arrivata fino a 28 nodi e camminiamo veloci, 26/27 nodi. Quasi tutta la flotta è a vista, siamo molto vicini. Moltissimo dipenderà dal tempismo della strambata. Potremmo addirittura essere più veloci del fronte, se è stazionario e lo sorpassiamo non va bene. Se invece riusciremo a muoverci alla sua stessa velocità, potremmo vedere delle belle percorrenze sulle 24 ore. Di sicuro ci stiamo concentrando su questo particolare sistema meteo, c’è un’altra bassa davanti quindi un sacco di dinamismo. Non ci importa quanto durerà la tappa, l’importante è arrivare primi.”

Miami, USA, 20 maggio- Va ad Abu Dhabi la Miami InportRace disputata ieri nelle acque della Florida, alla partenza della settima tappa della Volvo Ocean Race. I risultati della prova, con Telefonica sesto e ultimo preceduto oltre che da Azzan, da Groupama, Puma, Camper e Sanya, riaprono ancora di più i giochi, per una classifica incredibilmente corta. Telefonica mantiene la testa, ma ormai sono solo 7 i punti di vantaggio su Groupama, 13 quelli su Camper e 14 su Puma. Quattro barche in appena 14 punti, con ancora tre tappe e tre inport race da disputare.
Miami, USA, 19 maggio- Inizia la volata finale della Volvo Ocean Race. Quattro regate sulle boe, una traversata atlantica e due altre regate offshore. In palio ancora 114 punti, che saranno decisivi per la vittoria finale nel giro del mondo. Dopo le due vittorie consecutive di tappa di Puma, Telefonica conserva un margine di vantaggio di 11 punti su Groupama, 15 su Camper e 17 su Puma. Fuoti dai giochi ormai Abu Dhabi e Sanya, che torna in regata a Miami.

Molta importanza rivestono quindi ora anche le tre regate Inport. La prima delle quali, la PORTMIAMI In-Port Race, è in programma per le 19.00 ora italiana (le 13.00 a Miami) di domani 19 maggio.

“Alla fine dei conti questa regata significa riuscire a ottenere il maggior numero di punti possibili e ognuno di noi fa cose straordinarie per riuscirci.” Ha detto lo skipper di CAMPER Chris Nicholson.  “Le prendiamo molto sul serio, come abbiamo fatto fin dall’inizio. Solo che vi si dà più importanza perché ci avviciniamo alla fine. Noi abbiamo sempre fatto bene nelle In-port, quindi cercheremo di andare avanti così. Siamo andati bene, ma c’è sempre spazio per migliorare.”

La flotta della VOR è pronta a darsi battaglia per la volata finale. Foto Roman

Lo skipper di Abu Dhabi Ian Walker è convinto che al suo equipaggio piacciano le In-port e che, avendone già vinte due, Miami potrebbe essere una buona occasione per fare tripletta. “Ci piacciono e abbiamo fatto un paio di giorni di allenamento qui a Miami. Una cosa ormai è chiara, le partenze sono molto importanti come navigare in aria pulita e manovrare bene. Ce la possono fare tutti, si tratta di vedere di chi è il giorno fortunato.”

Lo skipper di Telefónica Iker Martínez si è detto certo che il suo team affronterà la regata di Miami con fiducia dopo diversi giorni di allenamento proprio sulle boe. “Penso siamo pronti per la In-port. Ci siamo allenati molto e abbiamo passato molto tempo in mare, quindi ci sentiamo bene. Si tratta di partire meglio e di essere veloci. Passare bene a tutte le boe. Però va così per tutti. Dobbiamo essere certi di andare sul podio, magari una o due barche ci possono battere ma non farà una grande differenza.”

Franck Cammas: “Groupama non è favorito alla vittoria, Telefónica e CAMPER sono molto più continui e hanno più chance di ottenere dei punti pesanti di noi. Ma anche loro fanno degli errori, come è successo l’ultima volta. Se riusciamo a stare vicini, potremmo dire la nostra e prendere dei punti, ne saremmo felici.”

Il ritorno di Team Sanya, dopo il ritiro forzato nelle ultime due tappe, riporta la flotta al completo dopo oltre sei settimane e, in contrasto con le strategie conservative degli altri team, lo skipper Mike Sanderson non nasconde le sue velleità per la costiera di domani. “Di sicuro cercheremo di portare un po’ di scompiglio.” Ha detto un determinato Sanderson. “Regateremo in maniera corretta e pulita ma se gli avversari vogliono navigare di conserva è una loro scelta.”

Dopo il disalberamento nella prima tappa, gli uomini di PUMA sono riusciti brillantemente a rientrare in gioco e si presentano forti di due vittorie di tappa consecutive. Secondo lo skipper Ken Read, l’onda di fiducia che sta attraversando il team è un ottimo viatico per la In-port di domani e anche per un buon risultato nella tappa transatlantica. “Essere di nuovo in gioco è fantastico. Non ci si diverte a stare nelle retrovie e ci è costato un sacco di lavoro ritornare in terreno di caccia. Abbiamo fiducia negli uomini e nella barca. Usciremo per continuare a fare quel che stiamo facendo. Non ci concentriamo su un avversario e non cerchiamo di far nulla di speciale, speriamo di essere nei primi due in questa prova per continuare a prendere punti.” Ha detto il velista americano.

Intanto ieri a Miami si è svolta la cerimonia di premiazione della sesta tappa e dei premi speciali. Gli americani di PUMA hanno ottenuto una triplice vittoria, oltre a quello della frazione oceanica infatti, Ken Read e i suoi hanno ritirato due altri prestigiosi premi, l’IWC Schaffhausen Speed Record Challenge per la migliore percorrenza sulle 24 ore con 511 miglia (per la terza volta in questa edizione della Volvo Ocean Race) e Amory Ross si è aggiudicato l’Inmarsat Media Crew Member Award per il miglior lavoro di comunicazione da bordo.

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Classifica provvisoria Volvo Ocean Race 2011-12 dopo sei tappe:
1. Team Telefónica, 164 punti
2. Groupama sailing team, 153
3. CAMPER con Emirates Team New Zealand, 149
4. PUMA Ocean Racing powered by BERG, 147
5. Abu Dhabi Ocean Racing, 68
6. Team Sanya, 25

Miami, USA, 9 maggio- Puma ha vinto la sesta tappa della Volvo Ocean Race, tagliando la linea d’arrivo a Miami alle ore 18:15 UTC di oggi. per Ken Read e compagni si tratta della seconda vittoria consecutiva dopo quella ottenuto nella Auckland-Itajaì. Con i 30 punti conquistati, Puma si porta a 147 in classifica generale rientrando nel lotto delle quattro barche che nelle ultime tre tappe si giocheranno la vittoria finale. La Volvo Ocean Race ha mentenuto, quindi, le attese e l’equilibrio è massimo, con Telefonica, Groupama, Camper e Puma racchiusi in appena 17 punti, con 108 punti teorici ancora da assegnare (tre tappe lunghe e tre inport race).

Puma taglia l’arrivo a Miami per la seconda vittoria consecutiva alla VOR. Foto Roman

Camper è stato staccato all’arrivo di circa 9 miglia. Groupama sta controllando Telefonica per la terza posizione.

Miami, USA, 7 maggio- Un lunedì snervante per la flotta della Volvo Ocean Race, che ha navigato a medie da Optimist per quasi tutta la giornata. Puma e Camper hanno lasciato a sinistra le Turks and Caicos e stanno ora facendo altrettanto con le prime delle Bahamas. Telefonica, che si è trovata troppo a est, è rimasta invischiata per prima nell’Alta Pressione. Gorupama ha navigato con le Turks e le Bahamas a dritta guadagnando molte miglia. Quanto Telefonica ha strambato per andare a coprirla è arrivata tardi e Franck Cammas è riuscito a “sfilare” da sottovento Iker Martinez. Groupama ha recuperato, quindi, il terzo posto in una fase che potrebbe essere decisiva per l’intero giro del mondo. Ricordiamo, infatti, che Telefonica ha 16 punti di vantaggio sui francesi che, restando così le cose fino a Miami, rosicchierebbero loro altri 5 punti. La regata, però, nonostante manchino solo 400 miglia all’arrivo in Florida, è ancora lungi dall’essere conclusa.

Franck Cammas è riuscito a superare Telefonica grazie alla scelta di navigare con le Bahamas a dritta. Foto Riou

Alle 22UTC di lunedì, Puma aveva 11 miglia di vantaggio su Camper. Groupama era a 62 miglia e Telefonica a 82,7. Azzam, anche lui in recupero, è a 92,7 miglia. Telefonica pare ormai destinato a inseguire Groupama dopo averlo controllato per 15 giorni dalla partenza di Itajaì.

Damian Foxall, timoniere e trimmer di Groupama 4 ha spiegato così la strategia del suo team:
“Sembra che siamo gli unici ad aver scelto di navigare a sud di Turks and Caicos. E’ una decisione che è stata condizionata dal fatto che l’abbiamo presa tardi, e i modelli meteo ci suggerivano una rotta diversa da tutti gli altri. Davanti c’è una zona di vento leggero che vogliamo evitare, e questa era l’unica opzione per avvicinarci agli avversari. E’ un rischio, perché ci separiamo dalla rotta tradizionale, ma d’altro canto potrebbe dimostrarsi positiva.”

Iker Martinez, da lepre si è trasformato ora in cacciatore. Groupama è nel binocolo? Foto Fructuoso

Tom Adis, navigatore di Puma: “Siamo vicinissimi, un paio di ore fa abbiamo visto CAMPER dietro di noi, con il binocolo, la prima volta da quella transizione di qualche giorno fa. Ci risiamo, ma fortunatamente Telefonica non c’è. E’ difficile prevedere esattamente cosa avremo nelle prossime 24 ore ma qualsiasi cosa sia, è certo che non sarà forte. E nella bonaccia possono succedere un sacco di cose.” Il velista australiano ha anche commentato la scelta dei francesi. “L’opzione di Groupama l’avevamo presa in considerazione anche noi, è meglio in termini di forza del vento perché si è più lontani dal centro dell’alta pressione, ma forse sarà più difficile uscire. Credo che guadagneranno, certamente su Abu Dhabi ma per noi non sono una minaccia immediata. Ma con 24 ore di aria leggera non si sa mai, bastano un nodo o due di pressione in più a fare la differenza.”

Contrariamente a quanto sembrano aver fatto gli spagnoli Addis sostiene che a bordo di PUMA non si pensa alla classifica generale. “Non pensiamo ai punti, stiamo cercando di vincere la tappa. Naturalmente ci sono scenari migliori di altri, ma visto che non abbiamo assolutamente il controllo sulla situazione, non ci pensiamo o non ne parliamo.” Questo scenario di instabilità di sicuro terrà alta la tensione a bordo delle cinque barche fino al traguardo, e in particolare dopo l’isola di Eleuthera, ultimo waypoint obbligatorio del percorso prima di Miami, che i team potrebbero affrontare in maniera diversa. Quanto all’ultima parte della navigazione verso Miami, Addis crede che: “Chiunque uscirà per primo avrà un po’ più di respiro perché poi saranno 100 miglia in linea retta, anche se ci sarà da attraversare al Corrente del Golfo, che potrebbe essere leggera e andare nella stessa direzione del vento. Doppiare per primi il faro di Eleuthera sarà importante.”

Miami, USA, 6 maggio- C’è ormai solo un ultimo ostacolo tra Puma e la seconda vittoria consecutiva alla Volvo Ocean Race. Si tratta dell’arcipelago delle Bahamas e dell’ampia zona di alta pressione che lo circonda in questi giorni. Le Bahamas sono sulla rotta per l’arrivo a Miami, per cui Puma dovrà trovare la rotta migliore tra quelle isole, note per i loro bassifondi e le zone di venti instabili. Il vantaggio attuale, che alle 19UTC di domenica sembrava rassicurante, con 33,1 miglia su Camper e 38 su Telefonica, potrebbe quindi svanire in poche ore con ancora 560 miglia da percorrere prima dell’arrivo.

Un dimagrito e barbuto Ken Read al timone di Puma. Foto Ross

In coda alla flotta Groupama e Abu Dhabi, distanti rispettivamente 125 e 148 miglia da Puma, stanno navigando più bassi vicino a Santo Domingo con una rotta che le porterà probabilmente anche a sfiorare le acque di Cuba. L’ETA d’arrivo a Miami è data per mercoledì 9 maggio proprio a causa delle basse velocità attese per le prossime 48 ore.

Neal MacDonald, Telefonica: “Abbiamo cercato di risalire per un po’ di giorni, ma cerchiamo di non accontentarci. C’è ancora molta strada da fare e molta acqua passerà sotto i ponti. Le nostre opzioni si fanno meno aperte, man mano che il tempo passa e le cose cambiano così in fretta che dobbiamo continuare a controllare quel che succede. Tutta la regata potrebbe cambiare stanotte. Una volta che ci si ferma, anche una minima separazione potrebbe costiuire una grande differenza, una barca potrebbe essere in bonaccia e l’altra avere due o tre nodi di più. Nel giro di poche ore il distacco che abbiamo potrebbe diminuire. Dobbiamo essere cauti perché i prossimi giorni saranno complicati. Malgrado la navigazione sia molto piacevole, è stressante perché il tempo cambia spesso, si può vedere tutto il proprio lavoro svanire nel volgere di poche ore. E’ una regata facile in termini fisici ma molto dura in termini mentali”.

Puma naviga in testa verso ovest. Foto Ross

Damian Foxall, Groupama 4: “Le isole caraibiche creano delle zone di vento leggero e dei buchi da evitare, gli alisei sono ritornati ma sono molto leggeri dove ci troviamo noi e a seconda del momento della giornata il vento è un po’ più forte sopra o sottovento. Abbiamo ancora tanto lavoro da fare per tornare sotto ai leader ma stiamo facendo una rotta diversa e nelle prossime 24 ore potrebbe esserci una separazione. Davanti ci sono opportunità, ancora 600 miglia prima di arrivare alle Bahamas e potrebbero esserci anche delle piccole opzioni positive fra le Bahamas e Miami.”

Intanto a Miami è stato aperto il Downtown Miami Race Village, che resterà attivo per il pubblico  fino al prossimo 20 maggio, quando la flotta partirà alla volta di Lisbona per la settima tappa. Prima di affrontare la traversata dell’atlantico, a Miami gli equipaggi disputeranno la PORTMIAMI In-Port Race, che assegnerà punti, sabato 19.

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Miami, USA, 4 maggio- Con circa 1.100 miglia ancora da percorrere, la sesta tappa della Volvo Ocean Race vive la sua fase finale con l’ennesimo sprint. Questa volta la partita è a tre, con Puma che da almeno una settimana sta cercando di resistere agli attacchi continui di Camper e Telefonica. Nella mattinata di oggi il sistema di tracking ha dei problemi tecnici e non riporta i dati strumentali. le posizioni relative delle tre barche, però, mostrano come alle 7 UTC Puma sia posizionata ancora al centro del trio, con Camper sottovento e più a ponente mentre Telefonica è sopravvento e più a levante. La diminuzione dell’Aliseo sembrerebbe essere più repentina nelle prossime ore.

Franck Cammas al timone di Groupama nell’Aliseo. Foto Riou

La velocità media, elevatissima nelle ultime 72 ore con più di 500 miglia percorse nella giornata di ieri dal trio di testa, si abbasserrà per la diminuzione dell’Aliseo una volta superate le Piccole Antille. Puma, alle 7UTC di oggi, era già alla latitudine delle Isole Vergini e di Portorico. L’arrivo a Miami sarà reso ancora più complicato da venti leggeri e instabili all’altezza delle Bahamas, per cui qualche chance di recupero potrebbe avere anche Groupama, che segue a circa 95 miglia. Abu Dhabi è più staccato a circa 130 miglia.

Puma continua a guidare la sesta tappa verso Miami. Foto Ross

Alle 10UTC Camper e Telefonica sembrano essersi avvicinati ai Caraibi mentre Puma prosegue più vicino alla rotta ortodromica.

Il video di ieri sulla volata al lasco negli Alisei:

Così ieri Franck Cammas, Groupama: “Stanotte abbiamo camminato bene, ora abbiamo 20/25 nodi di vento e tutta la tela possibile davanti, si va veloci! Ma dal pomeriggio il tempo sarà più instabile ed è probabile che navigheremo più in modalità VMG (Velocity Made Good ossia velocità in rapporto alla meta) con lo spi. Più tardi potrebbe essere in caso di strambare, ci allontanerebbe dalla rotta diretta ma diversi modelli dicono che potrebbe essere l’opzione corretta per evitare la zona di vento leggero in arrivo da nord. Ci avvicineremmo molto ai Caraibi, è una scelta un po’ estrema. Vediamo se anche gli altri stramberanno e se per noi andrà bene. Dobbiamo stare attenti a non bruciarci con un’opzione estrema, se ne scegliamo una dobbiamo esserne convinti. In ogni caso potrebbe essere la nostra chance migliore.”

Camper in piena velocità. Foto Hooper

Da CAMPER, Chris Nicholson: “Tutto bene. Abbiamo continuato a tirarci dei colpi con PUMA, report dopo report. Loro sono quattro miglia più vicini alla linea, ma è stata una bella battaglia. Siamo riusciti a sganciarci un po’ da Telefónica, ma sappiamo che si riavvicineranno appena le condizioni cambieranno. Per il momento è un bellissimo duello a tre.Il vento sta calando, pensiamo che scenda fino a una decina di nodi nelle prossime 24 ore e ci potrebbe essere un’area dove dovremo lottare contro aria leggera prima di poter ricomunicare al lasco e a dirigerci verso Miami. Se guardiamo come è andata finora, tutte le volte che c’è stato vento leggero e instabile siamo andati piuttosto bene e anche in questa tappa. Alcune condizioni ci sono congegnali, altre no, ma siamo sempre qui, non andiamo da nessuna parte. Anzi pensiamo di esserci fino alla fine, questa volta.”

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Miami, USA, 2 maggio- Una sfida in velocità a tre nell’Aliseo con alcune incognite per le ultime miglia prima dell’arrivo a Miami. Questo è quanto sta succedendo in queste ore nella sesta tappa della Volvo Ocean Race, ormai arrivata a meno di 2.000 miglia dall’arrivo in Florida. Alle 13UTC di oggi Puma aveva 3 miglia di vantaggio su Camper e 6,6 su Telefonica con 1930 miglia ancvora da percorrere… il che significa tutto ancora aperto per la vittoria in Leg 6.

Puma al lasco mure a dritta nell’Aliseo. Foto Ross

L’Aliseo di ESE è stabile sui 20-25 nodi e soffierà copioso ancora per 30-36 ore, per poi inziare a indebolirsi una volta che la flotta avrà superato le Piccole Antille. L’arrivo a Miami, passando attraverso il Mar dei Sargassi e le Bahamas, è reso assai complicato da un’alta pressione a levante della Florida.

Per il momento, comunque, è in atto un lungo speed test, con andatura al lasco sui 130°, ideale per i Volvo 70 che sviluppano la massima velocità con canting keel in azione e gennaker. Le medie di queste ore, infatti, sono tornate superiori ai 20 nodi. Puma sta resistendo ai continui attacchi di Camper e Telefonica. Tutte e tre le barche navigano a vista ormai da tre giorni, con continue regolazioni per trovare la velocità maggiore. Dietro Groupama, come era prevedibile, ha ripreso e superato Abu Dhabi (purtroppo per Ian Walker, la barca progettata dallo Studio Farr, dimostra dei problemi di velocità a parità di condizioni). I due sono al momento a 107 e 111 miglia da Puma.

Decisivo è l’angolo, visto che i Volvo 70 hanno notevoli incrementi di velocità anche con pochi gradi di differenza rispetto al vento reale. In questo senso, Puma si è posizionata al centro, con Camper più a ovest e Telefonica più a est.

Camper e Telefonica duellano a vista nell’Aliseo. Foto Hooper

Andrew Cape, navigatore di Telefonica: “Siamo entrati negli alisei, abbiamo 18 nodi d’aria e voliamo a 20, siamo a vista degli avversari. E’ probabile che avremo altre 30 ore di bella navigazione e poi le cose cambieranno ancora, per ora facciamo quel che si può e vedremo cosa succederà. Sembra che verso la fine il vento calerà quindi per ora ci prendiamo queste ore buone. Le ultime 1.000 miglia saranno complicate, l’ETA al momento pare orribile a causa della bonaccia ma le cose migliorano lentamente. Pensiamo a un possibile arrivo intorno all’11 maggio, ma le cose potrebbero evolvere rapidamente se le previsioni migliorano. Cerchiamo di tornare in seconda posizione, di passare CAMPER. Per ora è una gara di velocità pura, quindi tentiamo di andare il più veloci possibile. E poi non siamo né 100 miglia avanti, né 100 dietro. Siamo nel gruppo di testa e siamo convinti delle nostre possibilità.”

Franck Cammas, Groupama: “Abbiamo recuperato un bel po’ di miglia nei Doldrum, e ne siamo felici. La notte scorsa i team davanti si sono fermati per sei ore, noi abbiamo rallentato meno ed è andata bene, specialmente nei confronti di Abu Dhabi. Siamo ancora 100 miglia dietro ai leader, ma non abbiamo lo stesso vento. Comunque, se pensiamo a quanto eravamo in ritardo in termini di tempo, erano 12 ore quando siamo entrati nei Doldrum e ora le ore di ritardo non sono più di 6. Non è certo abbastanza, ma almeno questa volta non abbiamo sofferto troppo nelle calme equatoriali. Adesso abbiamo preso un’opzione intesa specialmente per recuperare su Abu Dhabi, e anche sui leader, tenendoci sopravento. Visto che il vento continuerà a cambiare, e fra due giorni potrebbe esserci un calo, siamo contenti di una situazione poco stabile perché potremo rientrare in gioco.”

Il meteorologo della Volvo Ocean Race ha confermato che esiste una possibilità di forti temporali d’Aliseo nel corso della giornata odierna. Gli Alisei stanno cominciando a girare a est/sud-est e la questione rimane per i team come meglio sfruttare questa tendenza, per avere angoli migliori quando la direzione del vento sarà consolidata.

Il video di ieri:

Le ultime stime indicano che le barche potrebbero arrivare a Miami il prossimo 9 maggio, benché gli equipaggi siano incerti su questa data e hanno cominciato a razionare cibo e carburanti nel caso di un ritardo maggiore provocato dalla calma prevista nel tratto finale. Secondo quanto racconta Ian Walker a bordo questo è uno degli argomenti di discussione ormai tradizionali, oltre alla voglia di potersi fare una doccia. “A bordo non si parla d’altro che dell’ETA a Miami, che varia di 48 ore, del razionamento del cibo e se finiremo o meno il carburante. Spero che non succeda nulla di tutto questo, ma per il momento siamo in modalità “risparmio” e le razioni già piccole sono state ulteriormente diminuite per essere sicuri di avere cibo per martedì e mercoledì. Almeno ci possiamo consolare pensando che a Miami ce ne sarà un sacco!”

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Fortaleza, Brasile, 30 aprile- Puma ha superato l’Equatore intorno alle 9UTC di questa mattina rientrando nell’Emisfero Boreale in rotta su Miami. Ken Read ha incrementato il suo vantaggio grazie a un ottimo bordeggio lungo le coste del Brasile, portandolo alle 10UTC di oggi a 29,9 miglia su Telefonica e a 36,1 su Camper. Azzam segue a 76,9 miglia mentre Groupama è ancora lontana, a 127,7 miglia. La velocità media è rimasta sui 19 nodi per tutta la mattinata.

Si naviga spesso a vista controllando i rivali in questa sesta tappa della Volvo. Foto Hooper

Oltre l’Equatore sono anche Camper, che lo ha passato per secondo anche se per il tracking è terzo, visto che si trova più a nord, ma anche più a est rispetto a Telefonica. Queste due barche sono state protagoniste di un lungo match race fianco a fianco durato per 48 ore, con le barche spesso a portata di voce.

Telefonica insegue Camper nella giornata di ieri. Foto Fructuoso

In serata Puma e gli inseguitori dovrebbero sentire gli effetti della fascia dei dolldrum, peraltro abbastanza sottile a una longitudine così occidentale come quella dove si trova la flotta, per poi agganciare gli Alisei di Nord Est che faranno divorare miglia su miglia verso l’arrivo di maimi, distante questa mattina ancora 2.600 miglia.

Forataleza, Brasile- Dopo aver resistito agli attacchi di Camper e Telefonica, Puma ha strambato nella prima mattinata di oggi per guadagnare acqua verso ovest e avere un miglior passaggio dell’Equatore e dei dolldrums. Alle 10utc di oggi, Ken Read conservava 11,9 miglia su Camper e 12 su Telefonica. Tutte e tre le barche hanno strambato per navigare al lasco mure a sinistra nell’Aliseo di Sud Est con medie sui 1719 nodi.

Abu Dhabi e’ a 50 miglia mentre Groupama ha perso ancora ed e’ ora a ben 128 miglia di distanza, in una fase che potrebbe anche rivelarsi decisiva per la vittoria finale della Volvo Ocean Race.

Camper e Telefonica stanno duellando fianco a fianco a vista. Interessante il commento arrivato da Puma questa mattina: “Camper e’ comparso all’orizzonte ieri mattina e sembrava inarrestabile, tanto che ci siamo detti che dovevamo riazzerare e ricominciare a portare la barca in una sorta di speed test provando varie regolazioni. Siamo riusciti a mantenere infine le distanze”.

Salvador de Bahìa, Brasile, 27 aprile- Puma sta controllando la rapida volata verso nord e l’Aliseo. Al rilevamento delle 07UTC di oggi, aveva 19,2 miglia di vantaggio su Camper e 32,6 su Telefonica, che ha superato Abu Dhabi per la terza posizione grazie a una velocità media superiore a parità di condizioni (allo Studio Farr non saranno certo soddisfatti, mentre Juan Kouyoumdjian sorride…). Azzam è a 45,6 mentre Groupama è precipitato a 94, essendo uscito per ultimo dal fronte freddo di due giorni fa.

Puma, in testa alla Leg 6. Foto Ross

Puma è a 3.637 miglia da Miami, con la rotta aperta verso l’Equatore, distante ancora 730 miglia. La flotta dovrà passare ora Capo Branco, estremità orientale del Brasile per poi entrare negli Alisei di SE, attraversare l’Equatore e i dolldrum (che verso ovest sembrano comunque poco estesi) per poi agganciare l’Aliseo di Nord Est e lanciarsi nella volata finale verso Miami.

La posizione di Puma, al momento, appare solida, mentre il leader della classifica Telefonica, che dall’inizio della tappa ha controllato Groupama, pare puntare sulla consistenza di un solido podio senza rischi eccessivi.

Il video di ieri:

Salvador de Bahìa, Brasile, 25 aprile- E alla fine tutti di nuovo verso un ricompattamento alla ricerca di una via d’uscita verso gli Alisei. Giunta al quarto giorno di regata la sesta tappa della Volvo Ocean Race vede le distanze tra le barche diminuire vistosamente. Unico un po’ indietro è Groupama, ancora marcato “a uomo” da Telefonica. Al rilevamento delle 19UTC di mercoledì 25 aprile, la coppia occidentale Camper/Abu Dhabi era separata da appena 0,4 miglia, con i due che regatano a vista. Puma è posizionato 27 miglia più a est e, anche se il tracking lo dà terzo a 1,9 miglia, sembra ancora meglio piazzato per attraversare questa zona di transizione verso gli Alisei di SE. Telefonica è a 16 miglia e supera Groupama di altre 14.

Per giovedì e venerdì è previsto ancora vento leggero, spesso in bolina, per cui questa fase è aperta a ogni evoluzione.

Puma, al momento sembra essere la barca meglio posizionata. Foto Ross

Tom Addis, navigatore di PUMA: “Abbiamo preso una specie di scorciatoia a Cabo Frio su  Groupama e Telefónica, siamo stati un poco più in terra, vicino alla corrente. Non era male, la corrente, anzi il nostro report migliore è stato proprio quello. Si tratta di un compromesso fra vento e distanza, ma abbiamo ancora un ostacolo avanti. Mi pare che i rischi siano maggiori sottocosta, quindi preferisco essere più al largo. Tutto però potrebbe cambiare in fretta. La tappa finisce a Miami, molto vicino a dove si esauriscono anche gli Alisei, perciò se i trade vanno da qui a Recife e fino alla linea del traguardo, il primo che riesce a entrarci ha un vantaggio non da poco. Si può prendere tanta strada e poi diventa difficile per gli altri recuperare. Ci sono punti dove le scelte non sono critiche, ma questo sì.”

Il video di oggi:

Pablo Arrarte, Telefonica: “Spingiamo al massimo, come sempre. Sarà una tappa complicata e noi faremo del nostro meglio. Abbiamo iniziato bene, stiamo andando dove vogliamo, abbiamo scelto questa tattica e la stiamo seguendo, vediamo se la meteo ci darà una mano.”

Il navigatore di Groupama Jean-Luc Nélias: “Un sistema che dobbiamo per forza attraversare. È un po’ come i Doldrum. Il primo che entra rallenta e il primo che riesce a uscire riparte e guadagna strada sul secondo, il secondo sul terzo e così via. Però una volta che si è entrati tutto è così rischioso e complicato che non è detto che il primo dentro sia anche il primo fuori…” E, come previsto i modelli meteo non sono di grande aiuto ai navigatori e agli skipper. “I modelli che vediamo sono diversi, uno dice che sarà un disastro per CAMPER e Abu Dhabi, un altro più o meno il contrario. Credo che le barche più a est siano favorite perché avranno un angolo migliore in un aliseo leggero.”

Rio de Janeiro, Brasile, 24 aprile- A due giorni dalla partenza da Itajaì, la sesta tappa della Volvo Ocean Race vive già una fase di estrema incertezza. La flotta si è infatti divisa in due, con Camper e Abu Dhabi che hanno scelto di navigare più sottocosta mentre Puma, Telefonica e Groupama stanno puntando decisamente verso est con la speranza di agganciare per primi i nuovi venti intorno a un fronte freddo che complica la rotta verso gli Alisei portanti di Sud Est, “molla” decisiva per puntare verso l’Equatore. Secondo il tracking il vantaggio, alle 10UTC di oggi, era per la coppia di terra, con Camper in testa con 3,4 miglia di vantaggio su Azzam e 19 su Puma. Telefonica è a 44 miglia e ha a sua volta 5 miglia di vantaggio su Groupama. La sensazione è che Iker Martinez si sia piazzato sulla prua di Franck Cammas, il suo immediato inseguitore nella classifica generale, e non intenda mollarlo in quello che si annuncia come un lungo match race oceanico fino a Miami.

Ken Read al timone di Puma questa mattina in Atlantico. Foto Ross

Dando uno sguardo ai modelli per le prossime 48 ore, però, la posizione più foerte sembrerebbe ancora quella di Ken Read su Puma, al momento ben posizionato al centro e con un buon vento portante previsto per la serata di oggi. La corsa verso gli Alisei è comunque complicata da diverse fasi di transizione.

Così Ken Read di Puma: “Ci siamo tenuti un po’ più alti ma va bene così. Telefónica e Groupama sono entrambi veloci al lasco, quindi riuscire a rimanere alti come loro è buono, dato che sembrano avere qualcosa in più di noi a questa andatura. La nostra prima notte è andata bene, ci piacerebbe essere in po’ più a est ma ci vorrebbe la bacchetta magica”.

Il video di ieri:

Itajaì, Brasile, 22 aprile- E’ Puma a scattare per prima da Itajaì verso Miami, Il Volvo 70 di Ken Read sta volando a 22 nodi nella serata di domenica, seguito da Telefonica a circa mezzo miglio, poi Camper, Groupama e Abu Dhabi a un miglio. In partenza è stata Telefonica, che doveva fasri perdonare l’errore incredibile di ieri, quando una regata vinta si è trasformata in un ultimo posto a causa di una boa scambiata per un’altra. Poi ha prevalso Puma, che è riuscito a lasciare il percorso sulle boe di Itajaì in prima posizione, trovando poi subito un buon vento fuori dalla baia di Itajaì con medie subito sopra i 20 nodi.

Puma ha lasciato Itajaì al comando. Foto Roman

Decine di migliaia gli spettatori che hanno seguito la partenza dalle scogliere di Itajaì per un superbo spettacolo.

La partenza della sesta tappa. Foto Roman

La tappa di 4.800 miglia fino a Miami riporterà la flotta dei 5 Volvo 70 nell’Emisfero Settentrionale fino a Miami. Al solito la fase decisiva potrebbe essere il passaggio dalle calme equatoriali. Prevedibile, comunque, una tappa combattuta miglio su miglio, vista la rotta in parte obbligata

Guarda qui la partenza della sesta tappa della Volvo Ocean Race, Itajaì-Miami. Ore 19, diretta streaming dalle 18:45 i domenica:

Itajaì, Brasile, 22 aprile- Groupama ha vinto la DHL Inport Race di Itajai precedendo Camper, Puma, Abu Dhabi e Telefonica, che dopo un clamoroso errore a una boa di percorso scambiata per quella giusta è passata dal primo all’ultimo posto della regata che stava comodamente conducendo. Con questo risultato Franck Cammas guadagna 6 punti mentre a Telefonica ne vanno solamente 2. Ciò accorcia le distanze nella classifica generale, con Telefonica sempre al comando con 149 punti, 16 in più di Groupama che ne ha 133. Camper è terzo a 124. Lotta più che mai aperta, quindi, per la vittoria finale

Groupama durante la regata di oggi. Foto Roman

Classifica provvisoria Volvo Ocean Race 2011-12:
1. Team Telefónica, 149 punti
2. Groupama sailing team, 133
3. CAMPER con Emirates Team New Zealand, 124
4. PUMA Ocean Racing powered by BERG, 117
5. Abu Dhabi Ocean Racing, 58
6. Team Sanya, 25

Itajaì, Brasile- Tutto pronto a Itajaì, in Brasile, per il week end di regate. Oggi alle ore19 italiane è in programma la DHL InPort Race. Guarda qui la diretta streaming, tramite questo player (live dalle 18:45 CET):

A questo punto della regata, con tre, se non quattro team, in lotta per la vittoria finale, ogni punto è importante e Telefónica, Groupama, CAMPER e PUMA certamente lotteranno senza cedere un metro. Abu Dhabi, d’altra parte, vorrà riscattarsi delle delusioni delle tappe lunghe confermando la sua buona forma nelle Inport, in cui vanta già due vittorie. Questo a patto che i lavori siano finiti in tempo per la partenza.

 

Itajaì, Brasile, 19 aprile- Iniziata per Abu Dhabi la corsa contro il tempo per potere essere alla partenza della Inport Race di sabato e della Leg 6 di domenica da Itajaì a Miami. Il cargo che ha trasportato Azzam da Puerto Montt a Itajaì è arrivato questa mattina e alle 14 ora locali lo shore team dovrebbe poter iniziare i lavori. Come si ricorderà, Ian Walker e il suo equipaggio avevano dovuto effettuare una riparazione di fortuna nel bel mezzo del Southern Ocean per rimediare a una preoccupante delaminazione sulla finacata sinistra del loto Volvo 70. La cosa era stata risolta con 35 bulloni passanti, inseriti nello scafo facendo sbandare la barca da un lato grazie all’uso della canting keel. Operazioni complicatissima ma che era andata a buon fine. Lo skipper, però, non se l’è sentita di doppiare Capo Horn, con una nuova burrasca in arrivo, in quelle condizioni e ha finito con dirigere su Puerto Montt, dove Azzam, per la seconda volta in questa Volvo Ocean Race, è stato caricato su una nave per completare la tappa.

Azzam a bordo della nave all’arrivo a Itajaì. Foto Todd

Il lavoro si riparazione sta coinvognendo ben 18 uomini, suddivisi in 5 squadre, che dovranno fare in appena 40 ore ciò che impiegherebbe in tempi normali almeno 72 ore. Anche così, comunque, non sarà facile per Abu Dhabi essere alla partenza della DHL Inport Race prevista per sabato prossimo. L’augurio, ovviamente, è che Walker e compagni ce la facciano.

Da segnalare anche che la Giuria Internazionale ha rigetttato questa mattina la protesta contro telefonica, per il numero massimo di vele portate a bordo nella quarta tappa. La Giuria ha ritenuto soddisfacenti le assicurazioni presentate dagli spagnoli.

La flotta della Volvo Ocean Race ritorna in azione oggi, con la regata di prova delle 19:00h (ora italiana, le 14 locali) che non assegna punti ma che costituisce la prima occasione per i team di fare conoscenza con il campo di regata brasiliano, dove PUMA Ocean Racing powered by BERG (su cui regata in questa tappa l’italo-antiguano Shannon Falcone), Team Telefónica e Groupama 4 hanno potuto tirare i primi bordi dopo essere stati rimessi in acqua a inizio settimana. Questa sera si svolgerà anche la cerimonia ufficiale di premiazione della quinta tappa. Domani, poi, avrà luogo la Pro-Am race a partire dalle 17 (le 12 ora locale), la prova a cui partecipano equipaggi misti formati da cinque/sette velisti e vari invitati a cui si offre l’occasione unica di vivere in prima persona l’emozione di navigare e regatare a bordo di un Volvo Open 70.

Shannon Falcone. Foto Roman

Le prove che assegnano punti ritornano invece sabato con la DHL In-Port Race Itajaí alle 19 (le 14 ora locale) in cui è prevista la partecipazione di cinque barche, assente Team Sanya che si è ritirato dalla quinta tappa e sta raggiungendo gli USA via nave. La regata assegnerà sei punti al vincitore e a scalare 5, 4, 3, 2 agli altri che, vista la classifica piuttosto corta avranno grande importanza.

Domenica, infine, alle ore 19 italiane, la flotta taglierà la linea di partenza della sesta tappa, 4.800 miglia da Itajaì a Miami, negli USA. In palio 30 punti per il vincitore  e 25, 20, 15, 10 per le altre posizioni.

La sesta regata 
in-port della Volvo Ocean Race 2011-12 e la partenza potranno entrambe essere seguite in diretta sul sito internet dell’evento www.volvooceanrace.com a partire dalle 18.45 CET.

Itajaì, Brasile, 17 aprile- Si è finalmente conclusa la quinta tappa per Camper. Il Volvo 70 ispano-neozelandese ha tagliato il traguardo di Itajaì alle 14:35:44 CET di oggi, concludendo quindi la tappa in quarta posizione con 15 punti in più in classifica. A questo punto a Itajaì deve arrivare solo Azzam Abu Dhabi, che sta giungendo via nave da Perto Montt con una squadra di costruttori già presente sul posto per riparare a tempo di record lo scafo.

Camper arriva a Itajaì. Foto Roman

Camper ha navigato per circa 9.000 miglia e 11 giorni in più rispetto agli avversari. Come si ricorderà lo scorso 3 aprile, Camper era riparato a Puerto Montt, in Cile, per una riparazione allo scafo durata cinque giorni in seguito a gravi danni strutturali riportati nel Southern Ocean.

La nuova classifica vede quindi Camper al terzo posto con 119 punti. Eccola:

Telefonica 147

Groupama 127

Camper 119

Puma 113

Abu Dhabi 55

Sanya 25

Come noto Sanya riprenderà la regata da Miami.

La Inport Race di Itajaì è prevista per sabato 21 aprile, mentre la sesta tappa Itajaì-Miami parte domenica 22.

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Itajaì, Brasile, 10 aprile- Groupama 4 è arrivata a Itajaì intorno alle 16 CET di oggi concludendo quindi al terzo posto questa tormentata quinta tappa. A Cammas e compagni vanno 20 punti che li portano a 127 punti in classifica generale, saldi al secondo posto dietro a Telefonica, che è a 147 punti.

Groupama aveva disalberato domenica scorsa quando era a 600 miglia dall’arrivo impegnata con Puma in un lungo e appassionante match race. Groupama aveva navigato benissimo durante tutta la tappa da Auckland, con medie fantastiche nel duro Southern Ocean e girando in testa Capo Horn. Poi il ritorno di Puma e il lungo duello, interrotto dal disalberamento. Groupama aveva subito riparato a Punta del Este.

Groupama all’arrivo a Itajaì. Foto Roman

Lo skipper Franck Cammas, non appena giunto a Itajaì ha commentato: “Quando abbiamo disalberato eravamo concentrati sulla vittoria, quindi abbiamo dovuto cambiare strategia molto in fretta. Tutti i ragazzi hanno fatto un lavoro meraviglioso, e sono felice di questo piazzamento sul podio. Il morale è alto e siamo ancora in gara. La barca ha dimostrato di essere molto forte e stabile nel Pacifico meridionale, abbiamo preso un sacco di colpi cadendo dalle onde. Tutto è andato bene fino a Capo Horn e poi abbiamo avuto la brutta sorpresa del disalberamento. E’ stata una sorpresa perché non avevamo avuto alcun problema con lo stato del mare. Avevamo preso un colpo prima, ma nulla in quel momento. Ma questa è la legge del nostro sport e il motivo per cui lo amiamo.”

Groupama all’arrivo a Itajaì, notare l’armo di fortuna con la randa issata con tre mani di terzaroli. Foto Roman

Mentre Groupama 4 tagliava il traguardo sospinto da una brezza appena sufficiente, oltre 2.000 miglia dietro e ancora in Pacifico, CAMPER volava a velocità superiori ai 20 nodi a 55° sud con la prua verso Capo Horn. Il team ispano/neozelandese naviga con vento di oltre 20 nodi e mare molto formato, un continuo crash test di verifica dei lavori di riparazione alle componenti strutturali effettuati la scorsa settimana a Puerto Montt. Secondo il media crew member Hamish Hooper lo scafo bianco e rosso è tornato ad essere quello di prima e l’equipaggio sta recuperando piena fiducia nel suo mezzo alla stessa velocità a cui cammina la barca. Il navigatore Will Oaxley ha raccontato: “Eccoci tornati nei Cinquanta Urlanti, la temperatura dell’acqua è scesa fino a 8° e la mia borsa è sempre più vuota, man mano che mi metto strato su strato di vestiti per tenermi caldo. Non è molto normale doppiare Capo Horn a metà aprile. Toccando ferro sembra che riusciremo a passare prima che arrivi una bassa pressione a 935 HPA che avanza da est.”
Al rilevamento delle ore 16 del ventiquattresimo giorno di regata CAMPER si trova a meno di 200 miglia da Capo Horn, se riuscirà a mantenere la media attuale il team potrebbe superarlo già questa notte e entrare in Oceano Atlantico per iniziare la risalita verso itajaì, che dista circa 2.000 miglia.

Camper di nuovo nei Cinquanta Urlanti. Foto Hooper

Intanto nel porto brasiliano, gli shore team di Telefónica e PUMA stanno effettuando una revisione completa delle barche e delle attrezzature, disponendo di oltre una settimana di tempo prima che i team debbano tornare in competizione. Gli spagnoli di Team Telefónica sperano di rimettere la barca in acqua il prossimo lunedì. Il team portacolori degli Emirati, l’Abu Dhabi Ocean Racing è partito oggi da Puerto Montt e raggiungerà Itajaì via nave, sperando di poter essere in acqua e competitivo per la In-port race.

 

Itajaì, Brasile, 6 aprile- Alla fine sono stati solo 12 minuti e 38 secondi a separare Puma e Telefonica sulla linea d’arrivo di Itajaì per la quinta tappa della Volvo Ocean Race. Il ritorno di Telefonica è arrivato fino a 0,3 miglia quando ne mancavano una ventina alla fine, poi Puma è riuscita grazie a un angolo migliore ad allungarsi e a vincere con circa un miglio e mezzo di vantaggio sugli spagnoli. Per Ken Read si tratta della prima vittoria in questa edizione della Volvo, che vale 30 punti portando così il suo totale a 113. Telefonica conquista i 25 punti del secondo posto e sale a 147 in classifica, allungando ancora su Groupama, che dopo essere ripartita da Punta del Este in serata con il suo armo di fortuna, dovrebbe conquistare i 20 punti del terzo posto e salire a 127.

Ken Read esulta all’arrivo a Itajaì

PUMA Ocean Racing powered by BERG ha tagliato la linea del traguardo alle 19.09.51 UTC (le 21.09.51 italiane) di oggi, venerdì 6 aprile 2012 dopo 19 giorni, 18 ore, 9 minuti e 50 secondi e oltre 7.500 miglia di navigazione. Il distacco finale è irrisorio se si pensa alle difficoltà della regata e al fatto che Telefonica ha fatto un pit stop a Capo Horn di 17 ore.

Non appena arrivato a terra lo skipper Ken Read ha dichiarato: “Non ho mai visto un benvenuto simile. Non so chi siano tutte queste persona ma sembra che ci conoscano, quindi non vedo l’ora di conoscere loro. Non ho mai fatto uan tappa oceanica così dura in vita mia. Abbiamo finito il cibo un giorno e mezzo fa quindi non abbiamo più potuto mangiare. E’ stata davvero dura. Il nostro pensiero va ai team che hanno avuto dei danni. Sappiamo cosa vuole dire ed è ancora peggio quando succede in un posto come il pacifico meridionale.”
PUMA è stato protagonista di una crescita costante, dopo il duro colpo subito nella prima tappa, tanto che nelle ultime quattro regate, siano esse tappe oceaniche o In-port race, non ha mai ottenuto piazzamenti peggiori del secondo posto.

Puma precede Telefonica di poche centinaia di metri a Itajaì

Comunque soddisfatto, lo skipper basco di Telefónica Iker Martinez: “Già il fatto di essere qui è fantastico, non ci sembrava possibile. Ogni tappa ha dimostrato che non solo è necessario avere un buon equipaggio ma anche il migliore shore team e noi ce l’abbiamo, come si è visto. Siamo molto stanchi e anche la barca lo è. Avrà bisogno di molti lavori e lo shore team avrà molto lavoro da fare.”

Il diario della tappa più dura

La quinta tappa ha mantenuto tutte le promesse, è stata la frazione più dura, più impegnativa fin dalla prima notte dopo la partenza da Auckland quando la flotta ha subito incontrato condizioni terribili, con onde enormi e vento oltre i 40 nodi. Poche ore dopo, con Team sanya come leader, Abu Dhabi è stato costretto a rientrare nella capitale neozelandese per riparare la paratia di prua e mentre Ian Walker lottava per ripartire, le altre cinque barche si dirigevano verso una forte depressione tropicale posizionata a nord-est della Nuova Zelanda. Il co skipper di CAMPER Stuart Bannatyne, al suo sesto giro del mondo la descriveva così: “Senza ombra di dubbio, la prima notte più dura che io abbia mai visto.”

Dopo una discesa veloce verso i Quaranta Ruggenti, la flotta poteva contare su un breve periodo di relativa calma, all’attraversamento di un sistema di alta pressione con venti più leggeri. Abu Dhabi, avendo portato a termine i lavori a tempo di record, poteva riprendere il mare, salvo doversi riparare da una tempesta con 60 nodi di vento, prima di tornare in regata.

A bordo di PUMA erano gli uomini e il loro stato di salute a far riconsiderare la situazione Ken Read, con Casey Smith e Thomas Johanson feriti lo skipepr americano prendeva in considerazione l’idea di uno stop alle Chatham Islands per sbarcarli, ma dopo lunghe consultazioni con l’équipe medica a terra, la spalla slogata di Johanson veniva “rimessa a posto” dal compagno Jono Swain, mentre Smith doveva passare qualche giorno in cuccetta sotto l’effetto di sedativi. Ma per fortuna alla fine entrambi potevano riprendere il loro lavoro a bordo.

Ancora una volta proprio quando era in testa, Team Sanya veniva colpito dalla sfortuna, rompeva un timone e dopo un attento esame della situazione Mike Sanderson era costretto a gettare la spugna e a rimettere la prua verso la Nuova Zelanda. Una volta arrivato a Tauranga, dopo cinque giorni Team Sanya prendere la decisione di spedire la barca via nave fino agli Stati Uniti, per rientrare in regata a Miami.

Intanto la leadership passava di mano, con gli ispano/neozelandsi di CAMPER in vantaggio di 50 miglia su Groupama e PUMA e le condizioni si facevano sempre più estreme, costringendo gli equipaggi a passare in modalità sopravvivenza, più che regata, lungo le 800 miglia del limite della zona di esclusione dei ghiacci, definita dagli organizzatori per eveitre il pericolo iceberg. Il tempo duro continuava anche per il sesto giorno, con le cinque barche tutte sopra le 500 miglia di percorrenza sulle 24 ore.

Dopo due ingavonate spaventose, lo skipper di CAMPER commentava: “se riusciamo ad uscire da questa cosa indenni, arriveremo a terra e penseremo che è stata l’esperienza migliore della nostra vita. Ma adesso, mi sembra proprio una situazione stressante.” Parole profetiche, quelle di Nicholson che poco prima di passare il muro delle 5.000 miglia all’arrivo, era costretto a tirare il freno, per riparare una delaminazione alla paratia di prua, occorsa a causa di una violenta caduta nel cavo di un’onda. Il giorno seguente, quando il materiale per i lavori  stava cominciando a scarseggiare e dopo essersi consultato con il team di progettazione, lo skipper australiano decideva di dirigersi verso Puerto Montt, in Cile e distante 2.500 miglia per effettuare le riparazioni con l’aiuto dello shore team.

Le condizioni continuavano a peggiorare nei giorni seguenti, il trio di testa doveva affrontare temperature gelide, onde enormi e venti fino a 50 nodi. Team Telefónica, in terza posizione, doveva pure rallentare per evitare di peggiorare un danno alla prua. Mentre Abu Dhabi finalmente riusciva a entrare in un buon flusso di vento, dopo essere riamsto intrappolato uìin una bolla di alta pressione 1.400 miglia alle spalle dei leader, Telefónica annunciava l’intenzione di fermarsi dopo aver doppiato Capo Horn.

I due battistrada, Groupama e PUMA passavano il più mitico e temuto capo del giro del mondo a una sola ora e mezza di distanza, prima di puntare verso nord e il Brasile. Abu Dhabi faceva registrare una velocità di punta di 40 nodi, prima di dover rallentare sensibilmente a causa della scoperta di un’ampia zona delaminata sulla parte prodiera dello scafo. Navigando con cautela, l’equipaggio di Ian Walker compiva una vera e propria operazione eroica in alto mare, con il prodiere Justin Slattery calato sul lato della barca a fissare gli oltre 30 bulloni passati nello scafo per rinforzarlo e unire le pelli interna e esterna.

Telefónica si fermava quindi nel parco nazionale di Capo Horn, dove l’aspettava il suo team tecnico per una riparazione che durava 17 ore. A causa di un problema alla schiena, il prodiere Antonio Cuervas-Mons, soprannominato Ñeti era costretto a scendere a terra. Gli spagnoli rientrava in gara il primo di aprile, con un ritardo di 412 miglia dai primi, una distanza apparentemente impossibile da recuperare. Tuttavia, mentre il duo di testa formato da Groupama e PUMA era impegnato in un match-race oceanico ravvicinato, Telefónica cominciava un rientro spettacolare, favorito anche da migliori condizioni meteo, e riusciva e riprendere terreno in maniera costante. Il diciassettesimo giorno di regata vedeva gli spagnoli farsi sotto, a un centinaio di miglia da Groupama e PUMA, che continuavano ad alternarsi al vertice quando mancavano meno di 800 miglia a Itajaì, di bolina e con un mare confuso e fastidioso.

Ma, proprio il giorno successivo, la sfortuna colpiva i francesi. L’albero di Groupama si spezzava appena sopra la prima crocetta, quando il team francese guidava per sole due miglia. L’equipaggio riusciva velocemente a recuperare la parte superiore dell’albero e le vele e faceva rotta verso Punta del Este, in Uruguay, distante poco meno di 60 miglia per approntare un armo di fortuna. Montato con l’aiuto dello shore team il moncone, Groupama poteva ripartire proprio mentre a poche miglia dal traguardo si svolgeva una delle battaglie più serrate per la vittoria dell’intera regata fra PUMA e Telefónica. Fra decine di barche spettatori, in uno scenario magnifico, cielo azzurro e sole caldo, i due team davano il tutto per tutto, marcandosi strettissimi a poche decine di metri di distanza in una brezza che andava progressivamente calando. Fino alla prima, storica e meritata vittoria di tappa di PUMA.

Puma poco prima dell’arrivo con circa un miglio di vantaggio sugli spagnoli

Intanto nel pomeriggio i francesi di Groupama sono ripartiti con un armo di fortuna dal porto uruguayano di Punta del Este e CAMPER prevede di lasciare questa notte Puerto Montt, in Cile. Entrambi i team riprenderanno la regata verso il Brasile.
Abu Dhabi invece è stato caricato sulla nave che partirà domani per portarlo a Itajaì.

Groupama con l’armo di fortuna preparato a Punta del Este. Foto Riou

Ordine d’arrivo quinta tappa, Auckland/Itajaì:
1. PUMA Ocean Racing powered by BERG: 19d 18h 09m 50s
2. Team Telefónica: 19d 18h 22m 29s
3. Groupama sailing team, suspended racing
4. CAMPER with Emirates Team New Zealand, suspended racing
5. Abu Dhabi Ocean Racing, ritirato dalla quinta tappa
6. Team Sanya, ritirato dalla quinta tappa

Classifica provvisoria Volvo Ocean Race 2011-12:
1. Team Telefónica, 147 punti
2. PUMA Ocean Racing powered by BERG, 113
3. Groupama sailing team, 107*
4. CAMPER con Emirates Team New Zealand, 104*
5. Abu Dhabi Ocean Racing, 55
6. Team Sanya, 25
(*Prima della fine della quinta tappa)

Itajaì, Brasile, 5 aprile- Si deciderà probabilmente in volata questa lunga, dura e controversa quinta tappa della Volvo Ocean Race. Telefonica, che è rimasta più al largo rispetto a Puma, è riuscita a navigare per tutta la giornata di giovedì a una velocità decisamente maggiore di quella del Volvo 70 americano. Iker Martinez ha portato la sua barca a punte di 24-25 nodi con il risultato che alle 23:10 UTC il vantaggio di Ken Read si era ridotto a 18,3 miglia con Telefonica sempre più veloce di un paio di nodi. 244 le miglia ancora da percorrere fino all’arrivo a Itajaì, che ha aperto ieri il Villaggio della regata. L’arrivo è previsto per il pomeriggio-serata di venerdì.

Telefonica insegue Puma. Foto Fructuoso

A Punta del Este, intanto, Groupama sta armando il suo armo di fortuna con cui proseguirà la regata per conquistare il terzo posto e 20 punti necessari alla sua classifica.

Così Franck Cammas: “Stiamo ancora pensando a che opzione scegliere per l’armo di fortuna. Potremmo usare la parte più corta e riuscire a ripartire già questo pomeriggio oppure quella più lunga, per avere una superficie velica più ampia, ma in quel caso dovremmo partire almeno 20 ore dopo. Sarebbe fantastico poter partire stasera, ma non credo sarà possibile. Sono preoccupato perché con questo ritardo potremmo essere troppo lenti e incappare in un vento diverso, che potrebbe costringerci a un altro stop. Non pensiamo di usare l’albero di rispetto. Le condizioni sembrano buone per il prossimi tre giorni, ma poi cambieranno, con l’armo di fortuna potremmo navigare a una velocità di 8 nodi in poppa, ma di bolina saremmo molto lenti, e le cose si complicherebbero.”

Groupama a Punta del Este, prepara l’armo di fortuna con cui arrivare a Itajaì

Il video

Dall’altra parte delle Ande, a Puerto Montt, si trovano Camper e Abu Dhabi. Così ci aggiorna sulla reale situazione Stefano Beltrando di QI Composites, in loco per monitorare le strutture dei due Volvo 70.

Camper “Danni a una paratia e due longitudinali a prua. Lavoro complesso perché richiede più cicli di cottura e l’inserimento di pezzi prefabbricati in Nuova Zelanda. Neil Cox sta facendo un ottimo lavoro. Sono stati spediti qui due container officina e sei boatbuilder. Stanno lavorando 24 ore su 24. Fine dei lavori prevista per venerdì notte dopo di che Camper riprenderà il mare per doppiare Capo Horn e concludere la tappa”.

Abu Dhabi “C’è stato un core crack (rottura dell’anima tra le due pelli di carbonio) per 3,5 metri di lunghezza sul fianco sinistro e basta. Il resto è OK. Non si sono fidati ad andare a Capo Horn a riparare perché avevano pauda di affondare. Cosa peraltro possibile nel momento in cui la flessione del pannello arriva al punto di fratturare le pelli. La riparazione non è difficile ma è tirata con i tempi perché la partenza della nave è stata posticipata a sabato causa meteo”.

 

La dichiarazione di Frostad

Ieri sera, dopo il disalberamento di Groupama, il CEO della Volvo Ocean Race Knut Frostad si è sentito in dovere di emettere un comunicato stampa formale in cui analizza una situazione di avsrie e rotture che sta penalizzando l’immagine del giro del mondo. Eccolo:

“E’ troppo presto per trarre delle conclusioni esatte sulle cause di quanto accaduto ma siamo ovviamente molto preoccupati di vedere così tanti incidenti tecnici alle barche in questa tappa e nella regata in generale.”

“E’ importante che non si salti a conclusioni sui motivi che hanno portato a questi incidenti. Alcuni sono chiaramente non in relazione gli uni con gli altri. Tuttavia, prenderemo in considerazione i problemi in fase di definizione delle regole e della tecnologia per il futuro.”

“Abbiamo già lavorato molto, discusso con i team, i progettisti e tutti coloro che sono coinvolti nell’evento riguardo le barche e le regole che utilizzeremo in futuro, e pensiamo di poter annunciare una decisione prima della fine di questa edizione della regata. Per il momento, la nostra attenzione è focalizzata sulla sicurezza dei velisti. Stiamo facendo tutto il possibile per aiutare Groupama, e gli altri team che sono stati costretti a sospendere o a ritirarsi, perché possano rientrare in regata il prima possibile.”

Punta del Este, 4 aprile- Clamoroso disalberamento nel pomeriggio di oggi (15:40UTC) per Groupama. Franck Cammas si trovava in vantaggio di un paio di miglia su Puma quando l’albero ha ceduto con una ventina di nodi di vento all’altezza della prima crocetta (ricordiamo che quello di Groupama è l’unico albero a tre crocette della flotta). Groupama era a 650 miglia dall’arrivo di Itajai dopo aver condotto una tappa splendida.

A bordo di Groupama poco prima del disalberamento. Foto Riou

Al momento pare che, dopo aver sospeso la regata, si stia valutando se riparare a Punta del Este, distante 59 miglia, o approntare un armo di fortuna per raggiungere Itajai e conquistare almeno 20 punti per il terzo posto.

“L’equipaggio sta bene e stiamo valutando il da farsi, la situazione non è facile”, ha detto uno sconsolato Cammas.

Le opzioni sono due:

1 Continuare con armo di fortuna verso Itajaì, porto d’arrivo a circa 650 miglia.

2 Riparare a Punta del Este, attendere il nuovo albero (attualmente a Rotterdam), armarlo e tornare in regata dal punto in cui è stata sospesa oggi la regata e proseguire per Itajaì.

Che succede alla Volvo Ocean Race?

Che succede alla Volvo Ocean Race? Groupama e Puma stavano duellando fianco a finaco in una sfida entusiasmante. Telefonica macinava miglia su miglia facendo ipotizzare un finale a tre assai coinvolgente. Invece arriva il disalberamento di Groupama, il terzo di questa edizione della Volvo Ocean Race. Ancora con vento a 20 nodi e all’altezza della prima crocetta. Che sia colpa della solita sartia diagonale che aveva già dato problemi ad Abu Dhabi, Puma e a Sanya, che evitò di poco il disalberamento dalle parti del Madagascar.

C’è di più. Groupama era l’unica barca ancora indenne da grandi avarie in questo giro del mondo. Con il suo disalberamento, tutti e sei i Volvo 70 in regata hanno avuto problemi, chi più chi meno, aprendo un ampio dibattito sui confini troppo estremi su cui la progettazione ha spinto queste barche, potenti e velocissime ma anche destinate a sollecitazioni mai viste per qualsiasi altra barca da regata oceanica, con il risultato che… barche si rompe non arriva in porto. Sicuramente alla Volvo Ocean Race staranno analizzando quanto è successo e per la prossima edizione, chissà, si dovrà rinunciare a un paio di nodi di velocità media pur di avere barche più solide. Al momento sono solo due, Puma e Telefonica, le barche che stanno regatando senza danni dopo la terribile traversata del Southern Ocean. Anzi solo una, visto che Telefonica i danni li ha avuti e li ha brillantemente riparati a Capo Horn.

La regata più dura ed entusiasmante del pianeta non può diventare una continua rincorsa logistica e una sfida tra shore team. Le potenzialità sono emorme e i mari da percorrere difficili. Regatare a ritmi da bastone tra gli oceani presuppone botte con le onde, sollecitazioni agli scafi e agli alberi inimmaginabili, per cui è ora di trovare dei correttivi, oltre alle enormi capacità marinaresche degli uomini che stanno regatando in situazioni non facili e a cui va tutta la nostra ammirazione.

Ripercorriamo qui le avarie maggiori dei 6 Volvo 70:

Abu Dhabi Disalbera nel Mare di Alboràn nella prima notte di regata, arriva a Cape Town in cargo. Nella quinta tappa, subisce una delaminazione, che viene riparata in pieno oceano e arriva a Puerto Montt. Da lì sta navigando in nave verso Itajaì.

Puma Disalbera nel Sud Atlantico nel corso della prima tappa.

Sanya Si delamina gravemente nella prima giornata di regata nel Mare di Alboràn, arriva a Cape Town in nave dove viene ricostruita la prua. Nella seconda tappa si rompe la sartia diagonale e il disalberamento viene evitato ma a costo di riparare in un porto del Madagascar dove vine cambiato il sartiame, per poi concludere la tappa fino alle Maldive. Nella quinta tappa, altra delaminazione con la barca che torna in Nuova Zelanda, per essere caricata su una nave che la porterà a Miami saltando la Leg 6.

Camper Grave delaminazione nel corso della Leg 5. la barca arriva a Puerto Montt. Riprenderà il mare per concludere la tappa tra 3-4 giorni.

Groupama Disalbera il 4 aprile a 650 miglia dalla conclusione di una tappa corsa benissimo.

Telefonica Subisce un inizio di delaminazione nel Southern Ocean e deve rallentare le medie. La barca viene ottimamente riparata a Capo Horn e sta proseguendo la tappa in modo egregio.

 

Itajaì, Brasile, 3 aprile- Il match race fianco a fianco (nel senso letterale del termine) tra Groupama e Puma potrebbe durare fino all’arrivo. Ormai le tattiche oceaniche sono svanite e l’imperativo è di coprire l’avversario, che regata da tre giorni sempre a vista. In alcuni casi, come nella serata di martedì, appena un decimo di miglio, ovvero 185 metri, separa le due barche. Una volta davanti l’uno, una volta l’altro per il tracker, che computa la distanza da waypoint fissi, anche se nelle ultime 24 ore Puma ha mantenuto sempre una posizione di sopravvento rispetto a Groupama, quindi un relativo controllo nella lunga bolina nell’Atlantico argentino.

Franck Cammas al timone di Groupama con Puma nella scia. Foto Riou

Al rilevamento delle 21:55, quando la coppia di testa era ormai al traverso di Mar del Plata, Puma aveva circa 0,4 miglia di vantaggio su Groupama. Impressionanti le virate in copertura, con le due barche che seguono la stessa identica rotta con Ken Read che sta virando letteralmente sulle vele di Cammas, proprio come in un match race. Solo che qui la boa d’arrivo è distante ancora 770 miglia. I due, però non possono distrarsi perché dietro Telefonica prosegue nel suo ritorno imperioso e martedì sera era ormai a sole 73 miglia, dopo averne recuperate 330 in tre giorni. Su Telefonica iniziano a sentire di avere una chance, anche perché i due davanti si marcheranno lasciando qualche “leva” libera a Iker Martinez e compagni.

Tappa tutta da decidere, quindi, il che pare incredibile dopo oltre 5.000 miglia di Southern Ocean, tempeste, Capo Horn e riparazioni varie.

Ancora Puma visto da Groupama. Foto Riou

Camper è arrivato in tarda serata a Puerto Montt dove è subito scattato il piano di riparazioni, con Stefano Beltrando di QI Composites presente in loco. Abu Dhabi lo seguirà nella giornata di oggi.

Secondo il navigatore di PUMA Tom Addis, i team stanno usando ogni arma possibile, inclusa una tattica da vero match race. “Cerchiamo di guadagnare qui è là, dove possibile, di stare vicini e di ridurre i rischi.” Addis ha confermato che l’equipaggio si sta godendo la lotta a stretto contatto, soprattutto dopo aver navigato a lungo in solitudine nelle tappe precedenti. “E’ bello avere compagnia, ci piace avere un’altra barca vicino, e ci dà un buon metro di giudizio. Sembra proprio di essere in regata. In queste tappe così lunghe si tende a dimenticare di essere in gara, quando si è soli nel mezzo dell’oceano. Ma quando c’è qualcun altro diventa più facile.”

Punto di vista diverso, ora è Groupama visto da Puma con un binocolo da rilevamento Steiner. Foto Ross

Sulla stessa linea anche lo skipper francese Franck Cammas: “Era quello che volevamo! E’ una lotta molto serrata e alla fine ci ritroviamo in mezzo all’oceano con i nostri avversari. Ieri potevamo quasi parlarci. Sembra il Tour de France, ma intorno al mondo. e’ bello, anche se un po’ faticoso e stressante per l’equipaggio. Non ci sono grandi opzioni, la rotta è abbastanza diretta e ovvia. Ma di bolina qualcosa, giocando sui salti, si può fare. C’è un fronte che arriva da dietro, cercheremo di usarlo, ma noi e PUMA siamo nella stessa zona.”

Il navigatore australiano di Telefonica Andrew Cape commentando il ritorno con modestia ha detto che si è trattato più di benevolenza da parte degli dei del vento che di abilità. “In tutta onestà, è stata una fortuna sfacciata. Ma ora siamo tornati, e non molleremo di certo. C’è ancora molta strada da fare e le cose non sono mai perfette in questa zona, quindi ci sono molte opportunità.” Cape ha ammesso che è più facile attaccare da dietro che difendersi quando si è avanti. “E’ certamente più facile, non hai pressione addosso. Non importa se perdiamo 100 miglia adesso, ma se fossimo davanti sarebbe veramente grave, deprimente. Quindi direi che siamo messi bene.”

Il video di oggi:

www.volvooceanrace.com

Itajaì, Brasile, 2 aprile- Un match race lungo mille miglia. Si preannuncia eccezionale l’esito della quinta tappa della Volvo Ocean Race, con il lungo duello tra Puma e Groupama, iniziato dal passaggio a Capo Horn e destinato, pare, a proseguire fino all’arrivo a Itajaì, in Brasile. Per tutta la giornata di lunedì Puma e Groupama si sono sfidati fianco a fianco, sempre a vista e spesso con poche centinaia di metri di distanza l’uno dall’altro. Al rilevamento delle 21:55UTC era tornato in testa Franck Cammas, dopo che per tutta la giornata era stato Ken Read ad avere la meglio. Il distacco è irrisorio, appena 0,7 miglia, se si pensa a ciò che è avvenuto nella tappa partita il 18 marzo scorso dalla Nuova Zelanda. In realtà la distanza laterale tra le due barche nella serata di lunedì era di appena 300 metri, con i due Volvo 70 impegnati in un vero duello di velocità nell’aria leggera di un sistema anticiclonico al largo della Patagonia argentina. L’arrivo è a 970 miglia ed è prevista molta bolina per i prossimi due giorni.

Groupama in vista da Puma. Foto Ross

A sintetizzare bene la situazione è Ken Read, skipper di Puma: “Se alla partenza da Auckland mi aveste detto che avremmo attraversato il Pacifico, una tempesta dietro l’altra, doppiato Capo Horn, risalito metà della costa del Sud America per poi ritrovarci a 200 metri da un’altra barca in lotta per il primo posto, vi avrei presi per matti. Il fatto che siamo così vicini a Groupama dopo tutto quello che ci è successo va al di là di ogni immaginazione. E’ una grande cosa per lo sport, per la regata.” Read ha spiegato che i due team, testa a testa, hanno affrontato insieme una transizione da un vento a un altro, ma che l’obiettivo di allontanarsi dai francesi è tutto tranne che semplice e che è verosimile che tutto si giochi a poca distanza dalla linea. “Quei ragazzi sono una spina nel fianco! E’ divertente questa corsa di velocità, ma è molto probabile che tutto si vinca o si perda nelle ultime 250 miglia, che sono notoriamente di vento instabile… E’ bellissimo per la vela e per i nostri fan, ma è terribile per la mia ulcera!”

Il video da Puma:

Chi sta recupertando miglia su miglia è Telefonica che, grazie al rallentamento del duo di testa (che navigava a 6-7 nodi di velocità in serata), è ora a 187 miglia di distanza con una velocità doppia rispetto ai leader. Telefonica, che già naviga di bolina, riuscirà ad evitare il centro dell’Alta Pressione e recupererà ancora nelle prossime ore. Iker Martinez potrebbe anche avere una chance nelle ultime miglia prima di Itajaì.

Telefonica recupera. Foto Fructuoso

Dall’altra parte delle Ande, Camper e Abu Dhabi sono ormai quasi a Puerto Montt. I neozelandesi dovrebbero arrivare martedì sera, seguiti a qualche ora da Azzam. Anche se Ian Walker non ha ancora comunicato ufficialmente i piani, secondo quanto risulta a Farevelanet Abu Dhabi dovrebbe ritirarsi dalla tappa ed essere imbarcato a Puerto Montt su una nave il 5 aprile con destino Itajaì. I tempi sono strettissimi, visto che la Inport di Itajaì è il 21 aprile e la sesta tappa parte il 22. Il problema è dato da un nuovo sistema in arrivo nel Southern Ocean con venti fino a 60 nodi a Capo Horn, cosa che sconsiglierebbe la navigazione ad Abu Dhabi con lo scafo riparato in modo provvisorio dopo l’intervento di quattro giorni fa.

Puerto Williams, Cile, 1 aprile- Ci giungono direttamente da Stefano Beltrando di QI Composites, presente a Caleta Martial, i dettagli del pit stop effettuato ieri da Telefonica. Lo strutturista piemontese aveva raggiunto Caleta Martial, il più sicuro ancoraggio dell’arcipelago delle Wollanston (alla cui estremità sud si trova appunto Capo Horn), con il 50 piedi in acciaio partito da Puerto Williams che ospitava il logistic manager Horacio Carabelli e tutto lo shore team di Telefonica.

Il video dell’intervento qui.

Beltrando misura con gli ultrasuoni l’integrità della struttura di Telefonica a Caleta Martial. Foto Fructuoso

Ecco quanto ci ha inviato Beltrando:

“L’operazione è terminata in 15 ore a Caleta Martial. I lavori sono iniziati alle 3:30 del mattino del 31 marzo. Noi eravamo in dieci sul Mago del Sur, uno sloop in acciaio di 15 metri carico di ogni cosa per riparare. Lo scafo è stato aggiustato a prua sul lato sinistro, il resto era ok. Ora una pilotina della marina cilena mi porta a Puerto Williams (la cittadina più a sud del mondo, sulla sponda sud del Canale di Beagle), da cui volerò a Punta Arenas e poi a Puerto Montt, dove avverrà l’intervento su Camper. Avevamo condizioni di forte vento e acqua gelida, comunque un sub ha verificato l’opera viva da fuori e i lavori sono stati svolti con la barca all’ancora correttamente.

Il danno era solo sullo scafo sinistro a prua, ed era dovuto a impatti molto violenti con l’acqua. Da escludere apparentemente urti con oggetti. Pepe Ribes, il comandante della barca, aveva fatto una riparazione di fortuna eccellente con le stecche della randa, che hanno limitato quello che poteva degenerare in un grossissimo problema. Iker Martinez ha detto di aver fiducia sul fatto che la barca possa ora essere portata al cento per cento delle sue potenzialità”.

Telefonica accanto allo sloop a Caleta Martial

Telefonica è ripartito alle 21:33UTC di sabato sera e, dopo aver passato lo Stretto di Le Maire, si è subito lanciato all’inseguimento di Puma e Groupama, recuperando già diverse miglia. Al rilevamento delle 13UTC era a 334 miglia dalla coppia di testa. Il duello tra Groupama e Puma ha dell’incredibile, visto che dopo oltre 5000 miglia di regata, tempeste nel Southern Ocean e il passaggio da Capo Horn, i due sono praticamente appaiati al comando e regatano separati lateralmente da una decina di miglia, con Groupama più vicino alla costa della Patagonia argentina e Puma più esterno.

Camper è a 600 miglia da Puerto Montt mentre Azzam sta ancora considerando le varie opzioni.

Puma in piena velocità nella risalita dell’Atlantico. Foto Ross

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Capo Horn, Cile, 30 marzo- Groupama ha doppiato in testa Capo Horn alle 12:55UTC di oggi, con 11 miglia di vantaggio su Puma, che ha doppiato il mitico Capo alle 13:52UTC. “Un gran sollievo per noi”, ha detto lo skipper Franck Cammas, “perché ci sentiamo come se stessimo lasciando i rischi maggiori dietro di noi, considerando anche ciò che è successo alle altre barche. Siamo orgogliosi di essere passati per primi, è un gran momento per l’equipaggio”.

Groupama a Capo Horn. Foto Riou

Il video del passaggio:

La lotta per il primato di tappa tra Groupama e Puma continua intensa visto che alle 15:55UTC erano solo 12 le miglia di vantaggio per i francesi con 1887 miglia da percorrere prima dell’arrivo a Itajaì. Ma le novità della giornata riguardano soprattutto le barche con avarie. Telefonica, come avevamo ipotizzato ieri grazie alle informazioni di Stefano Beltrando di QI Composites, dopo aver accorciato il ritardo a 287 miglia, ha deciso di effettuare il pit stop di riparazione dalle parti di Capo Horn, in particolare nella Maxwell Bay, un’ampia baia dell’arcipelago delle Wollanston, la cui estremità meridionale è appunto rappresentata da Capo Horn. Lì è diretto lo shore team guidato da Horacio Carabelli, di cui fa parte anche lo stesso Beltrando, strutturista dei team maggiori.

Telefonica spinge al massimo nonostante i danni. Foto Fructuoso

Iker Martinez conta di effettuare i lavori di rinforzo allo scafo con una sosta minima di 12 ore, dopo aver sospeso la regata, dopo di ché ripartirà all’inseguimento del duo di testa.

“E’ sempre un momento importante, il passaggio del Capo.” Ha detto lo skipper Iker Martínez. “Una volta passato le possibilità di completare il giro del mondo aumentano moltissimo, ci si lascia alle spalle l’indiano e il pacifico e ci sono un sacco di punti davanti per giocarsi la vittoria. La barca va bene, la riparazione che abbiamo fatto sembra funzionare, però la velocità che possiamo tenere non supera il 85/90% delle nostre potenzialità, ma abbiamo timore a tirare di più perché potremmo fare un disastro. Fa molto freddo, quando scende la temperatura dell’acqua si abbassa molto anche la sensazione termica, adesso è a 7° e quindi a ogni onda che prendi senti sempre più freddo. Credo che quest’ultima sia stata la settimana più dura di tutta la regata.”

Ha dell’incredibile, invece, la riparazione effettuata in pieno Southern Ocean da Abu Dhabi, che ieri sera aveva preoccupato non poco chi segue la regata. Abu Dhabi è riuscito a portarla a termine nel mezzo del Pacifico meridionale e in condizioni non certo ideali. Secondo quanto raccontato dal team oggi, lo skipper Ian Walker ha supervisionato un lavoro durato oltre cinque ore che ha comportato l’inserimento di 30 bulloni nello scafo di Azzam (il nome della barca che in arabo significa determinazione) per evitare danni ulteriori. Per poter effettuare la manovra, il team ha dovuto rallentare il più possibile e sbandare la barca in modo che il prodiere Justin Slattery, che era legato e indossava l’appropriata attrezzatura di sicurezza, potesse calarsi e stringere i bulloni nella parte esterna dello scafo. All’interno della barca il capitano Wade Morgan e il watch leader Craig Satterthwaite hanno assicurato alla parte danneggiata pezzi tolti dalla barca. “Praticamente abbiamo rimesso insieme la pelle interna ed esterna con un fissaggio meccanico.” Ha spiegato Walker “La situazione è molto migliorata, il rumore si è ridotto e la riparazione sembra abbastanza forte. Ma stiamo ancora procedendo con cautela.”

I bulloni di fissaggio dalla parte interna di Azzam. Foto Dana

 

Il fissaggio dalla parte esterna di Azzam. Foto Dana

Poiché il danno è stato scoperto durante la notte, l’equipaggio ha dovuto aspettare la luce del giorno per potere effettuare la riparazione, che è comunque avvenuta in condizioni piuttosto dure con onda formata e 30 nodi di vento, in una zona isolata a 1.700 miglia dalla terraferma più vicina. Ian Walker ha affermato che tutto il team sta decidendo sul da farsi e che tutte le opzioni sono possibili. “La cosa più importante è che stiamo bene. Al momento stiamo navigando con due persone in coperta, mentre tutti gli altri si stanno riposando. Progrediamo bene verso la costa cilena, a nord est della perturbazione che sta arrivando.” Questa è la seconda riparazione importante che Abu Dhabi ha dovuto effettuare nella quinta tappa della regata, poche ore dopo la partenza da Auckland il team era rientrato in porto per riparare la paratia di prua.

Il video della riparazione:

Capo Horn, Cile, 30 marzo- La lotta per passare in testa Capo Horn si è fatta intensa nelle ultime ore di giovedì 29 marzo. Alle 21:55UTC Groupama si trovava a 230 miglia dal Capo e aveva 34 miglia di vantaggio su Puma, che è riuscito ad accorciare le distanze grazie al minor vento trovato da Cammas in avvicinamento alla costa della Patagonia cilena. La necessità di preservare il massimo Vmg impedisce praticamente ai Volvo 70 di navigare in poppa, per cui sotto la costa cilena saranno necessarie altre strambate, con Ken Read che avrà avuto la possivilità di accorciare ancora il distacco. I francesi, però, sono in grado di controllare dopo la loro stupefacente cavalcata nel Southern Ocean e dovrebbero doppiare il Capo nel primo pomeriggio di venerdì ora italiana.

Groupama verso Capo Horn. Foto Riou

Telefonica era a 340 miglia e naviga veloce sui 20 nodi di media precedendo un nuovo sistema meteo che porterà venti oltre i 50 nodi per l’1-2 aprile a Capo Horn. Iker Martinez e Horacio Carabelli, capo dello shore team di Telefonica, stanno definendo la logistica per il pit stop. Camper continua a dirigere verso Puerto Montt, distante ancora 1350 miglia.

Abu Dhabi ha comunicato l’inizio di una delaminazione e navigava lentamente nonostante il buon vento portante. Azzam sembra ancora più nei guai considerando il forte sistema che lo raggiungerà tra 48-72 ore sulla rotta per Capo Horn. Sapremo nelle prossime ore la reale situazione di Abu Dhabi e il piano deciso da Ian Walker.

Il video di oggi (guardate le terrificanti immagini iniziali da Abu Dhabi per capire di cosa si sta parlando…):

Le rotture nel Southern Ocean di 4 dei 6 Volvo 70 in regata stanno suscitando un ampio dibattito sui media veici internazionali. Al di là del sensazionalismo, bisognerebbe considerare che il limite che i progettisti di queste barche ricercano è proprio nel confine tra prestazioni e affidabilità. La traversata del Southern Ocean in questa tappa è stata dura oltre ogni limite immaginato e senz’altro molte considerazioni verranno fatte in merito dagli organizzatori per trovare un equilibrio diverso per la prossima edizione. Vorremmo sottolienare, però, come ha osservato Ken Read che “ciò che facciamo e chiediamo a queste barche è devastante e inimmaginabile per qualunque altra regata, dovremmo chiederci perchè tutte non si sono aperte dopo tutte le ondate, i colpi che hanno preso”. Tirare 24 ore al giorno su queste barche porta mezzi e uomini davvero vicino ai limiti, per cui proprio questa domanda costituirà uno degli interrogativi più urgenti per le prossime edizioni.

Puma insegue Groupama spingendo al massimo. Foto Ross

Secondo il timoniere di Groupama Thomas Coville: “Sentiamo la pressione di PUMA, che vuole rimanere vicino e possibilmente recuperare e noi dobbiamo fargli vedere che siamo più veloci. Fino a ora abbiamo seguito il nostro ritmo e fatto la nostra regata ma oggi ci avviciniamo al capo e raccogliamo i frutti  di quello che abbiamo fatto negli ultimi giorni, inclusa la stanchezza…” Anche lo skipper Franck Cammas, nel suo consueto collegamento con Parigi ha sottolineato che la lotta è una cosa a due. “Ci concentriamo su PUMA, vorremmo arrivare prima di loro a Itajaì. Sono bravi, navigano bene e sono certo che faranno di tutto per passarci. Sembra proprio che sarà una super regata fino al Brasile. Anche se siamo in buona posizione per doppiare Capo Horn per primi, però, nulla è ancora definitivo. Prima dovremo passare attraverso una zona di calma relativa e poi strambare molte volte. PUMA è vicino e sicuramente pronto ad attaccare.”

E, infatti, questo è un gioco al gatto e al topo che PUMA conosce molto bene e che è più che pronto a giocare. “Dipende da come si riesce a gestire l’aria più leggera e poi cosa fare quando le condizioni cambiano.” Ha detto lo skipper americano Ken Read, per cui sarebbe bello poter passare Capo Horn con una quindicina di nodi, di poppa. Una situazione che tuttavia non è molto probabile. La bassa pressione dovrebbe raggiungere il duo di testa a circa 250 miglia dalla punta meridionale del Sud America. “Renderà questa ultima parte interessante” ha detto con il suo consueto senso dell’humour Read “Bella velocità, in poppa, un po’ di strambate, tutto con 40 nodi di vento!”

Questo stesso vento che i leader vedono come un’opportunità per raggiungere il prima possibile il Capo e affrontare l’ultimo tratto verso il Brasile per gli spagnoli a bordo di Telefónica viene tenuto sotto stretta osservazione. Un aumento del vento, e soprattutto delle onde sarebbe negativo per la barca di Iker Martínez, che sta navigando al di sotto delle sue potenzialità a causa dei danni allo scafo. Per il momento, tuttavia Telefónica mantiene una buona velocità, vicina ai 19 nodi e ha addirittura guadagnato qualcosa sui battistrada, trovandosi ora a 340 miglia. “Stiamo navigando abbastanza veloci, peccato che potremmo esserlo di più” ha scritto nel suo blog il media crew member Diego Fructuoso. “Pepe Ribes ha fatto un lavoro super con la riparazione, siamo sicuri che non avremo nessun problema fino al porto. D’altro canto però, la logistica è molto complicata e lo shore manager Horacio Carabelli ha fatto un sforzo incredibile.”

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Capo Horn, Cile, 28 marzo- Il piano di emergenza di Telefonica è scattato per ridurre al minimo il ritardo causato dalla necessaria riparazione alla prua danneggiata nel Southern Oceam. mentre Groupama continua a volare verso Capo Horn, a più di 22 nodi di media nelle ultime ore, inseguita da Puma a una cinquantina di miglia, la priorità per Telefonica è quella di ridurre al minimo il ritardo per non lasciarsi sfuggire quel terzo posto di tappa che, stando così le cose, la lascerebbe ancora in testa alla Volvo Ocean Race dopo cinque tappe. Abbiamo saputo questa mattina che Stefano Beltrando di QI Composites sta volando verso Capo Horn per l’intervento su Telefonica. La grandezza di questa regata è testimoniata anche da queste difficoltà logistiche. Volo da Malpensa a Buenos Aires, poi a Ushuaia e da lì da qualche parte presso Capo Horn.

Telefonica ai 55° Sud. Foto Fructuoso

Telefonica si trova oggi a 1.100 miglia da Capo Horn, dove alle attuali medie dovrebbe quindi giungere tra tre giorni. Il capo dello shore team Horacio Carabelli sta decidendo dove effettuare l’intervento. L’Arcipelago delle Wollanston, dove si trova Capo Horn, ha un paio di ottimi ridossi, il più noto dei quali è Caleta Martial, solitamente ben ridossata e dove si trova anche una boa fissa dell’Armada del Cile. In alternativa vi è Puerto Toro, villaggio di pescatori di Centolla (il prelibato granchione locale) sulla costa orientale dell’isola di Navarino. Ushuaia è ben collegata ma presuppone anche una deviazione notevole, con il rischio di venire superati da Abu Dhabi. Per cui vedremo dove Carabelli deciderà di dirigere Telefonica.

Stefano Beltrando volerà poi a Puerto Montt, in Cile, per analogo intervento su Camper. Beltrando ci terrà informati nei prossimi giorni sui dettagli di queste operazioni.

Groupama in piena velocità verso l’Horn. Foto Riou

Groupama, intanto, è scesa fino a 58° 13′ Sud dove ha strambato per dirigere verso Capo Horn, distante alle 13UTC di oggi 760 miglia. Alle attuali medie di 22-23 nodi, Franck Cammas e compagni dovrebbero doppiare l’Horn nella notte tra giovedì e venerdì. Puma è sceso ancora più a sud fino a sfiorare i 59° Sud per poi strambare e dirigere verso il Capo sperando di trovare un po’ più di vento… (come se già non ce ne fosse abbastanza…).

Poi è stato il turno di Telefónica, che ha strambato più a nord e malgrado i noti problemi tecnici continua ad avanzare a buona velocità. I due leader hanno quindi messo la prua in direzione nord-ovest e navigano con venti intorno ai 30 nodi con raffiche a 40, fra onde superiori ai tre metri di altezza e un freddo intenso, l’acqua di mare ad appena 5°C.

Al rilevamento delle ore 15, quando entrambi hanno passato la barriera delle 3.000 miglia al traguardo brasiliano Groupama è riuscito a recuperare di nuovo terreno sugli inseguitori di PUMA, distaccati di 50,2 miglia. Thomas Coville, timoniere della barca francese ha raccontato che il morale a bordo è buono. “Di certo è molto motivante sapere di essere davanti, ma fin dalla partenza abbiamo cercato di essere umili al riguardo. Navighiamo sulla nostra rotta e al nostro ritmo, seguendo le nostre sensazioni. Ovviamente teniamo d’occhio PUMA e gli altri, ma abbiamo basato la regata su noi stressi, cercando di non metterci addosso troppa pressione per il fatto di essere in testa. Una rottura può succedere in fretta, e non è facile trovare un equilibrio.” Coville, come Franck Cammas ha una notevole esperienza di navigazione in queste zone, sia in solitario che in equipaggio ma dice che: “Cerco di non fare confronti fra una regata e l’altra perché la situazione è sempre diversa, sono stato in questi posti da solo, in equipaggio, con un multiscafo con un monoscafo, questo è il bello della vela, si può navigare in condizioni molto diverse e con livelli di impegno differenti. Devo ammettere però che avere la possibilità di andare sottocoperta, dormire o parlare al telefono senza l’ansia di lasciare la barche nelle mani del pilota automatico è bello. L’ansia di poter rompere adesso è molto meno intensa. D’altra parte però l’impegno fisico è molto più grande di quanto abbia mai provato, si è molto più esposti e vivere insieme ad altre dieci persone è più dura.”

Il video di oggi:

Amory Ross a bordo di PUMA racconta invece di come il processo di adattamento riprenda ogni volta che la barca cambia bordo o rotta. “E’ incredibile come ci si debba acclimatare. Dopo aver passato così tanto tempo mure a dritta, il fisico si abitua a vivere così, con 28 gradi di sbandamento, la spalla destra verso fuori quando dormi, il piede destro più alto del sinistro per camminare verso prua e il contrario verso poppa. Sai dove sono le cose e inconsciamente ti muovi con sicurezza. Ma quando si vira o si stramba è un po’ come imparare a camminare di nuovo, tutto è al contrario di come l’avevi memorizzato, e tenti di prendere degli oggetti che non sono più lì. E’ una lotta per rimettersi in sincronia, specialmente quando stai volando giù dalle onde a 32 nodi, come ora.”

Guardate a questo link l’ultimo video feed da Puma, con la strambata in piena notte e i rumori assordanti all’interno della barca che vola a più di 20 nodi:

http://new.livestream.com/pumaoceanracing/leg5/videos/391710

Abu Dhabi ha finalmente iniziato a macinare miglia nei Quaranta Ruggenti: “Abbiamo cambiato marcia, in ogni senso. Gli ultimi due giorni abbiamo spostato tutto il materiale a poppa, per cercare di andare il più veloci possibile,e ora che il vento è oltre i 25 nodi con raffiche a 30, sembra di scalare marcia su una Aston Martin. La barca è a posto e l’equipaggio anche, i novellini hanno voglia di passare Capo Horn, magari con la luce del giorno e tutti lavoriamo duro per riavvicinarci. I bollettini delle posizioni sono buoni e stiamo guadagnato, attenti arriviamo…”

A Tauranga in Nuova Zelanda, intanto Team Sanya è al lavoro per gli ultimi preparativi per poter partire domani via nave verso gli Stati Uniti.

Una gallery da brividi dai Cinquanta Urlanti:

In cerca di riparo su Groupama. Foto Riou
Solo gli albatross fanno compagnia a Puma. Foto Ross

 

Southern Ocean, 26 marzo- La navigazione degli ultimi tre giorni alla Volvo Ocean Race è la più dura che si possa immaginare in tutta la vela agonistica. Tanto per chiarire cosa stanno facendo realmente quei marinai su quelle barche, è forse il caso di riassumere in breve la situazione.

Il video di ieri mattina di Telefonica investita da due onde frangenti sta facendo rapidamente il giro del mondo, mentre Groupama continua stamani a mantenere medie superiori ai 20 nodi, che hanno del sensazionale viste le condizioni dell’Oceano Australe. Puma sta inseguendo e pare al momento il più solido rivale per Franck Cammas. Telefonica è terzo e continua a mantenere una media leggermente inferiore per preservare la barca, mossa saggia di Iker Martinez, come lo skipper basco spiega in questo video (in cui, tra l’altro, sono ancora contenute le immagini di Telefonica investita dalle onde).

Camper continua a dirigere verso Puerto Montt, in Cile, per effettuare il pit stop di riparazioni e poi proseguire. Azzam, a mille miglia da Groupama, sta finalmente per agganciare i venti forti dopo aver pagato oltremodo la mossa alternativa verso nord dopo la ripartenza da Auckland. Sanya ha ormai quasi raggiunto Tauranga, in Nuova Zelanda,. Mike Sanderson ha comunicato la decisione di spedire via nave la barca a Miami, perdendo così anche la sesta tappa. Impossibile arrivare in tempo a Itajaì.

Groupama ai 50° Sud. Foto Riou

Il Southern Ocean tra la Nuova Zelanda e Capo Horn è il luogo più inospitale e desolato del pianeta. Non vi sono isole, non vi sono rotte comemrciali, gli stessi aerei di soccorso sarebbero fuori autonomia. Se si rompe qualcosa vi sono due alternative: o tornare in Nuova Zelanda (come sta facendo Sanya) o arrivare fino in Cile (come ha scelto di fare Camper). In caso di grave avaria l’unica assistenza può arrivare da un’altra delle barche in regata.

I Volvo 70 sono le barche monoscafo da regata oceanica più potenti e veloci che esistano. La difficoltà, come ci disse Marcelino Botin, progettista di Camper, prima della partenza da Alicante, è di trovare il limite tra prestazioni e affidabilità, confine sempre più sottile per l’evoluzione strutturale, dei materiali. La conseguenzaè che i Volvo 70 sono ormai capaci di medie altissime già con 14-16 nodi di vento. Con venti alle portanti oltre i 30 nodi, queste barche sarebbero capaci, come ha detto Iker Martinez, di medie sui 30 nodi. Il problema nasce dallo stato del mare, che laggiù può essere devastante con onde sui 6-8 metri in media. I Volvo 70 si infilano letteralmente, a velocità di più di 25 nodi, nelle onde. Praticamente le frantumano “quasi entrandovi dentro”, con il risultato che tonnellate d’acqua spazzano la coperta a velocità di 10-15 nodi. Non solo, quando le barche cadono nei cavi delle onde subiscono sollecitazioni tremende che, a lungo andare (pensate quante volte tali impatti possono verificarsi in 24 ore), possono provocare delaminazioni. Proprio qui sta, quindi, il confine tra velocità e sicurezza.

I veri marinai della Volvo Ocean Race sono un’elite mondiale, capace di restare in modalità regata nelle peggiori condizioni immaginabili (guardate, nel famoso video, la rapidità con cui Jordi Calafat rimette in assetto la barca dopo il frangente). Gli stessi uomini sanno, però, quando è il caso di “tirare il freno”, per non rischiare. Cosa che stanno facendo in questi giorni appunto Telefonica, Groupama e Puma.

Le posizioni nella mattinata di lunedì 26 marzo e la meteo prevista per il pomeriggio di oggi. Come si nota, il sistema meteo, sul cui limite nord occidentale stanno navigando Groupama, Puma e Telefonica, ha venti tra i 30 e i 50 nodi e si sposta praticamente alla stessa velocità media dei Volvo 70 verso Capo Horn. Il passaggio si annuncia quindi durissimo, per il noto peggioramento delle condizioni del mare dovuto ai bassi fondali in corrispondenza della piattaforma continentale sudamerica a sud del Capo.

Questa regata, insomma, in questo tratto di mare è l’evento più estremo della vela mondiale. Si tratta di una regata riservata a uomini che sanno resistere in condizioni inimmaginabili per qualunque altra disciplina. Eppure laggiù regatano, su mezzi eccezionalmente potenti, in mari durissimi dove a regnare incontrastata è la natura e dove la prossima boa, dove puntare a velocità da motoscafo tra onde enormi, si chiama Capo Horn. Come si fa ad arrivarci? Si aggancia un sistema meteo e vi si naviga seguendolo alla sua stessa velocità da ovest a est… Ciò che stanno appunto facendo in queste ore Groupama, Puma e Telefonica.

Nelle prime edizioni le barche dislocanti seguivano quella stessa rotta e planavano scendendo dalle onde. I moderni Volvo 70 planano in continuazione. Quando abbiamo avuto il privilegio di timonare Camper con 16 nodi e un metro e mezzo d’onda ad Alicante abbiamo percepito sulla ruota una potenza enorme, che immaginiamo debba diventare devastante nelle condizioni del Southern Ocean. Guardate bene la fatica che fanno i timonieri, che al massimo riescono a restare 50-60 minuti alla ruota. Tutti legati dai cordoni ombelicali alle loro barche. Vestiti come esploratori polari, eppure sempre in regata, anche quando la metà marinaresca di questi campioni impone sicurezza e attenzione.

Noi tratteniamo il respiro ogni ora che passa, immaginando le condizioni ai 50° Sud in rotta per Capo Horn. Chapeau e forza ragazzi, tenete duro.

 

Southern Ocean, 24 marzo- Il Pacifico australe sta facendo pagare  un prezzo durissimo ai quattro di testa di questa quinta tappa. Il sistema depressionario su cui stanno navigando Groupama, Telefonica, Puma e Camper sta raggiungendo la sua massima potenza proprio in queste ore, tanto che si sono registrate oggi raffiche fino a 61 nodi, con medie sui 40. In tali condizioni la veocità estrema di cui sarebbero capaci i Volvo 70 deve necessariamente essere rallentata. “Potremmo anche andare a 30 nodi in queste condizioni, ma probabilmente non dureremmo neanche dieci minuti e dobbiamo rallentare a 18-20”, ha detto Iker Martinez di Telefonica, “quaggiù prevalgono la marineria e la sicurezza. Le onde che frangono in coperat sono un grosso problema ed è facile essere sbattuti o trascinati”.

A bordo di Groupama. Foto Riou

Nella loro corsa alle portanti i Volvo 70 si infilano letteralmente nelle onde che raggiungono, con un’effetto dell’acqua davvero devastante, come mostrano le immagini questo video da Puma:

La navigazione in questa fase procede lungo il limite di sicurezza dagli iceberg, i 47° Sud. Una rottura laggià sarebbe catastrofica, visto che nel Southern Ocean tra la Nuova Zelanda e Capo Horn non è c’è niente di niente: nè isole, nè navi, nè mezzi che possano essere d’aiuto. Non c’è nulla di nulla, solo acqua, mare, onde, vento e albatross. Le medie attuali, per il rallentamento di sicurezza, sono tornate sotto le 500 miglia al giorno. Ci torna in mente lo strabiliante record stabilito da Ericsson 4 nel 2008: 596,6 miglia in 24 ore a quasi 25 nodi di media. sarà davvero un’impresa batterlo mantenendo le barche tutte d’un pezzo. In un certo senso, ci piace pensare che sia ancora il grande Torben Grael a detenerlo. L’uomo che solo gli albatross hanno avuto il privilegio di vedere sfrecciare a quelle latitudini.

Al rilevamento delle 22UTC in testa era Groupama, a 4.312 miglia dall’arrivo e con 38 miglia su Telefonica e 48 su Puma. Camper, che ha rallentato per effettuate riparazioni alla prua danneggiata nell’urto con il cavo di un’onda, è a 149 miglia. Abu Dhabi, che ha perso molto per la sua scelta nordista, ha raggiunto l’ingresso occidentale dell’Ice Limit e si trova a 732 miglia dal leader. Capo Horn è a 2.400 miglia, che a queste medie sono circa 5 giorni di navigazione, i più duri che i velisti-marinai della Volvo ricorderanno. Il sistema meteo pare, infatti, potente abbastanza da portarli fino al grande Capo, tanto che si annuncia un passaggio che potrebbe restare negli annali per difficoltà.

Su Camper si sta riparando un danno alla paratia di prua, gravemente delaminata e danneggiatasi per le continue cadute nel cavo delle onde. Secondo quando comunicato dalla barca, un impatto particolarmente forte ha causato la delaminazione dell’omega strutturale di prua. Lo skipper Chris Nicholson ha detto che: “La barca non è in pericolo immediato e l’equipaggio sta bene, ma con questo problema di minore rigidità della parte prodiera e le condizioni di vento forte non possiamo spingere quanto vorremmo.” In un’intervista precedente il navigatore di CAMPER Will Oxley aveva spiegato che il team era stato impegnato in lavori piuttosto significativi alla paratia, danneggiata nei primi giorni di navigazione della tappa. “Abbiamo tagliato quasi la metà della paratia e l’abbiamo laminata di nuovo. Nel mezzo della notte si sentivano i rumori pochi consueti di seghe e trapani. Ora dobbiamo aspettare che la resina tiri, speriamo che tutto vada bene e si possa ripartire.”

Il video di oggi:

Da bordo del leader provvisorio Groupama 4, il timoniere Laurent Pages ha raccontato dell’incredibile quantità di acqua che spazza la coperta, tanto che diventa difficile vedere con chiarezza gli strumenti posti sull’albero, e informazioni importanti come la rotta, l’intensità e la direzione del vento. “Con l’acqua e i caschi che indossiamo, praticamene non si vede nulla. Sembra quasi di avere gli occhi chiusi… bisogna seguire le sensazioni che vengono dalla barca, lo sbandamento, l’accelerazione l’assetto longitudinale.” Pages ha spiegato che è difficile riuscire a timonare per più di un’ora alla volta. Il timoniere si tiene stretto alla ruota per evitare si essere spazzato via dalle onde che frangono in coperta, che i muscoli e le spalle fanno male e che anche il più piccolo problema di concentrazione può avere effetti gravi.

Andrew Cape, Telefonica. “Stiamo ancora spingendo, ma sappiamo che c’è ancora molta strada da fare. Ci teniamo un margine di riserva.” Cape ha detto che il team sta navigando con un margine di sicurezza elevato, soprattutto nelle manovre e nei cambi di vele, per evitare il rischio che qualcuno possa cadere in mare. In piena zona dei “quaranta ruggenti” con raffiche oltre i 45 nodi e un mare molto difficile Cape ha detto che il team continuerà ad adottare questa strategia di controllo. “Siamo contenti della nostra posizione, molto più di quanto non lo fossimo qualche ora fa. Per ora non stiamo cercando più vento.” Tuttavia, secondo Cape il gioco cambierà quando la flotta si avvicinerà al secondo dei tre cancelli della zona di esclusione che la protegge dal rischio iceberg, perché i team avranno maggiori possibilità di scelta e in particolare di spingersi più a sud. Superato anche il terzo cancello i team si ritroveranno davanti a una sorta di “foglio bianco” tutto da scrivere. “Sarà un cambiamento importante, quasi una ripartenza. A quel punto tutti dovranno dimostrare di cosa sono capaci. I giochi si apriranno. Penso che rimarremo tutti vicini, e poi sarà interessante quando saremo in pieno oceano aperto.“ Con i leader francesi a meno di 20 miglia davanti alla prua di Telefónica, Cape ritiene di poter essere fiducioso. “Non c’è molta acqua fra noi e Groupama, e potrebbero accadere molte cose. E’ un vero campo minato di pericoli, può succedere di tutto e noi faremo in modo di essere pronti.”

Il navigatore di Puma Tom Addis ha raccontato che le condizioni del tempo sono peggiorate, con l’aria e l’acqua molto più fredde di qualche giorno fa. Quanto alla navigazione, secondo Addis il problema maggiore sono proprio le onde. “Si naviga praticamente in linea retta, ci sono poche manovre. Col mare piatto si tende a regolazioni più di fino ma con queste onde, le manovre, la condotta della barca e la sicurezza diventano l’obiettivo numero uno. Credo che nessuno stia spingendo al 100 per cento, si cerca di andare avanti e navigare in sicurezza.” Addis conferma che le posizioni al momento, hanno un valore relativo. “Cerchiamo di andare veloci, ma non ci preoccupiamo molto della classifica. Una volta passato Capo Horn, con un mare meno duro, allora ci saranno delle opportunità.” Il navigatore australiano di PUMA ha anche rassicurato sullo stato di salute dei due compagni di equipaggio, informando che: “Thomas Johanson si sta riprendendo, ora è al timone e Casey Smith ha ripreso a fare i turni, anche se di tre ore invece che di quattro e quando scende sottocoperta è un po’ rigido, i sicuro il freddo non aiuta.”

Foto Riou

Lontano dal quartetto dei battistrada, Ian Walker e l’equipaggio di Abu Dhabi rimangono intrappolati in un’area di alta pressione con vento leggero, una situazione che non permette al team lo sperato recupero e che verosimilmente si protrarrà ancora per altri due giorni. “Non è esattamente il pacifico meridionale al suo meglio, ma in questo posto bisogna stare attenti anche ai desideri, penso che gli altri si stiano lamentando perché di vento ne hanno troppo.” Ha detto lo skipper britannico. “Ormai è chiaro che avremo due o tre giorni di ritardo a Capo Horn ma non ci possiamo fare nulla.” Lo sfortunato Team Sanya, intanto continua la sua navigazione verso la città neozelandese di Tauranga, dove farà scalo per verificare il danno al timone ed elaborare una strategia per tornare in regata il prima possibile.

Secondo le previsioni del meteorologo della regata Gonzalo Infante sembra che il peggio non sia ancora passato, anzi. “Le condizioni si prevede che peggiorino nelle prossime 24 ore. La flotta cadrà nella parte occidentale e più violenta della bassa pressione, che porterà venti di tempesta con raffiche fino a 55 nodi e onde superiori ai nove metri di altezza. Questo tipo di condizioni molto dure, potrebbero accompagnare la flotta fino al passaggio di Capo Horn.”

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Auckland, Nuova Zelanda, 23 marzo- La sfortuna di Sanya in questa Volvo Ocean Race. Quando si trovava in testa alla flotta per la seconda volta in queste cinque tappe, è arrivata un’altra rottura. Se nella seconda tappa era stata una sartia diagonale a rompersi, questa volta è il timone di dritta a pregiudicare la tappa di Mike Sanderson. La decisione, dopo un primo tentativo di fissare la rottura in oceano, è stata quella di ritornare verso Auckland.

Si lavora nel compartimento di poppa allagato per la rottura del timone. Foto Soriano

Raggiunto al telefono lo skipper di Team Sanya ha spiegato quanto avvenuto a bordo. “E’ incredibile, sono senza parole. E’ triste e ancora una volta non ha nulla a che dare con noi. Il timone si è spezzato fra scafo e coperta, che è la cosa peggiore che possa succedere. I ragazzi hanno appena finito di tappare il buco, un lavoro per cui hanno impiegato due ore e abbiamo montato il timone di rispetto. Stavamo navigando veloci, fra i 20 e i 30 nodi in nuone condizioni, vento a raffiche sui 30 nodi, cioè le condizioni in cui queste barche sono più veloci. Eravamo contenti, in prima posizione e ben messi per guadagnare ancora vantaggio. Era un vantaggio che ci eravamo guadagnati con cinque giorni di duro lavoro. Siamo distrutti, non ce ne rendiamo ancora conto fino in fondo.”

Il video:

Sanderson ha spiegato che il team si è messo subito al lavoro per evitare il peggio. “Eravamo in modalità sicura. Dovevamo preservare la barca, tutto il compartimento di poppa era allagato, direi tre o quattro tonnellate d’acqua che premevano sulla struttura. Il fatto è che avevamo tutte le vele in coperta a poppa, il ballast posteriore pieno e tutto il materiale sottocoperta indietro, quindi la barca era appoppata. Appena ci siamo fermati l’acqua ha cominciato a entrare. E’ la seconda volta che ci capita ed è una cosa che fa paura.” Sanderson ha raccontato di come l’equipaggio si sia accorto del problema. “Richard Mason stava timonando e io ero al carteggio. Abbiamo sentito un colpo fortissimo e abbiamo capito di essere nei guai, non sapevo di cosa si trattasse ma sapevo che era grave. Poi abbiamo strapuggiato cercando di arrotolare il gennaker. Ci siamo sdraiati con le vele in acqua, avevamo la chiglia basculata dalla parte sbagliata e anche tutti i pesi.”

Sanderson ha detto che pur non essendo chiara la dinamica dell’incidente ci potrebbero essere cause diverse. “Le barche vanno veloci, potrebbero essere state due cose, un’onda che è ritornata oppure potremmo aver urtato un’altra volta un oggetto galleggiante. Non sono sicuro, tutto ciò che so che abbiamo un brutto buco nella barca.” Ovviamente l’equipaggio ha subito un forte contraccolpo emotivo. “Siamo devastati, davvero. Eravamo così felici di come avevamo navigato, vinto la Pro-Am e guidato la partenza della tappa quindi è molto, molto triste. Ora abbiamo una corsa contro il tempo da affrontare solo per arrivare in Brasile. La cosa più importante è che stiamo tutti bene.”
Questo è il terzo stop per Sanya dall’inizio della regata. Il team era stato vittima di un grave problema allo scafo poco dopo la partenza della prima tappa da Alicante che lo aveva costretto al ritiro dalla frazione e a spedire la barca via nave a Città del Capo dove era stata riparata. Nella seconda tappa un problema al sartiame aveva obbligato Team Sanya a far scalo in Madagascar per le riparazioni.

Puma lanciato a 25 nodi di velocità. Foto Ross

Intanto, superata la zona di transizione, il resto della flotta è entrata la scorsa notte nel Pacifico meridionale e in un flusso di venti portanti che si prevede possa portarla fino a Capo Horn, nelle ultime 12 ore le barche hanno ripreso a volare con andature in poppa a velocità superiori ai 20 nodi.

Anche il navigatore di PUMA Will Oxley ritiene che i prossimi giorni saranno una questione di sopravvivenza. “Al momento cerchiamo  di andare il più velocemente possibile, non ci preoccupiamo troppo della classifica, ma piuttosto di non rompere nulla.”Alle spalle degli americani, i leader della classifica gli spagnoli di Team Telefónica sono quarti, seguiti da Team Sanya quinto mentre Abu Dhabi continua a chiudere la flotta e a rincorrere, cercando di riavvicinarsi ma ha ancora un distacco superiore alle 380 miglia.

Ieri sera lo scafo guidato da Iker Martínez è stato il primo a scendere a sud per cercare di agganciare il nuovo vento prima degli avversari. Tuttavia la scelta è costata cara agli iberici che all’ultimo rilevamento accusano un ritardo di 50,7 miglia da Groupama. “Non posso nascondere il fatto che sono furioso per la situazione nella quale siamo.” Ha detto lo skipper basco Iker Martínez. “E’ successa una cosa che non ci aspettavamo, non avremmo potuto immaginare che al nord avrebbero preso la stessa aria e un giro a favore. Una separazione laterale di poche miglia ce ne è costata più di 30 da Groupama, un distacco che probabilmente aumenterà nelle prossime 24 ore, speriamo non tanto. Ci aspettano dei giorni complicati, con alte velocità che rendono le manovre e la navigazione molto importanti. Spero riusciremo a tenere tutto sotto controllo e al tempo stesso a essere veloci.”

La flotta avanza con venti da ovest fra i 22 e i 28 nodi, con raffiche superiori ai 40 nodi a una latitudine inferiore ai 47° sud, dove si trova il limite della zona di esclusione dalla navigazione, stabilita per evitare il pericolo di iceberg, distante circa 500 miglia dalla prua dei francesi. Il meteorologo della regata Gonzalo Infante analizza così le prossime ore. “La flotta è un vento da sud-ovest collegato a un sistema depressionario del Pacifico. Non si tratta di un sistema che si muove molto velocemente, quindi i team si ritroveranno nella bassa pressione per i prossimi giorni. La bassa crea venti molto forti, violenti e molto freddi perché provengono da sud, che potrebbero raggiungere una forza di tempesta. Le barche raggiungeranno velocità molto alte, che dipendono comunque dallo stato del mare, e potenzialmente nei prossimi due giorni potrebbero stabilire il nuovo record di percorrenza sulle 24 ore.” Come si ricorderà il primato è stato stabilito da Ericsson 4 nell’edizione 2008/09 della regata con 596,6 miglia, ovvero con una media di 24,85 nodi.

Al rilevamento delle 22utc, Camper era in testa a 5.253 miglia dall’arrivo, con 4 miglia di vantaggio su Groupama e 17,2 su Puma. Telefonica è quarto a 20,7. Abu Dhabi è quinto a 430 miglia e sta cercando di improvviusare una strategia diversa dalla flotta di testa, nella consapevolezza che seguire semplicemente i leader non porterebbe a nulla. Ian Walker sta navigando intorno ai 42° Sud mentre le altre barche si trovano sul filo dei 47° Sud, ovvero sulla latitudine degli Ice Limit fissati per questa tappa.

Southern Ocean, 22 marzo- E’ iniziata la grande corsa verso est nel tempestoso nulla nei Quaranta Ruggenti e, un po’ a sorpresa, è Sanya a guidare la flotta al rilevamento delle 7UTC di oggi. La ragione è semplice: Mike Sanderson è quello che è sceso più a sud, a 47° Sud, trovando venti portanti più forti (sui 30-35 nodi) che stanno spingendo la sua barca a 22 nodi di media. Anche il resto della flotta sta tenendo medie altissime e, cosa più importante, ha agganciato il sistema meteo che dovrebbe portare la flotta per tutto il Southern Ocean fino agli Ice Limit e poi giù fino a Capo Horn. Lo farà, però, con medie di vento spesso superiori ai 40 nodi, in quella che si annuncia una cavalcata pazzesca e spesso al limite delle possibilità di monoscafi in regata.

Iniziano le condizioni leggendarie a bordo dei Volvo 70. Foto Soriano

Alle 7UTC Sanya era a 3250 miglia da Capo Horn e a 5.575 dall’arrivo di Itajaì. Sei le miglia di vantaggio su Camper, 7,4 su Groupama, 31 su Puma e 50 su Telefonica. Le distanze si stanno ora diòlatando dopo che per tutta la giornata di ieri la flotta dei primi cinque aveva navigato nell’arco di appena 5 miglia dopo mille miglia di regata dalla partenza di Auckland.

L’inseguitore Abu Dhabi ha scelto di tenere una rotta un po’ più settentrionale e ha recuperato fino a 334 miglia.

Il video di ieri, prima dell’inizio della cavalcata nei 40 Ruggenti:

“Siamo al momento la barca più a sud”, ha detto stamani Mike Sanderson al suo equipaggio, “e le nostre mamme saranno molto orgogliose di noi adesso”.

Stu Bannatyne di Camper, al suo sesto giro del mondo, ha detto che “Senza dubbio la miglior vela al mondo sono le cavalcate alle portanti nel Southern Ocean… e ci siamo quasi. la nostra tattica da qwui a Capo Horn sarà navigare sicuri e veloci, tutto qui”.

Le condizioni potrebbero permettere di attaccare anche il record sulle 24h, il celebre 596,6 miglia stabilito da Torben Grael con Ericsson 4 nel 2008.

 

 

Auckland, Nuova Zelanda, 20 marzo- Telefonica continua a mantenere la testa nella discesa verso i 40 Ruggenti dopo due giornate durissime in questo inizio di quinta tappa. La fase peggiore sembra passata e alle 22UTC di lunedì sera, gli spagnoli avevano 13,1 miglia di vantaggio su Camper, 26 su Groupama, 30,9 su Puma e 58 su Sanya. Un inizio di tappa convincente per Iker Martinez, che sembrano determinati a contenere gli attacchi di Groupama e Camper. Abu Dhabi, che ha ripreso il mare dopo aver lasciato Auckland ed essere uscito dal ridosso per evitare il grosso della tempesta, è a 757 miglia.

Le condizioni sono state terribili, come dimostra questo video:

“Senza ombra di dubbio è stata la prima notte più difficile che io abbia mai vissuto.” Sono state le parole di Stu Bannatyne di CAMPER, che di Volvo Ocean Race ne ha già corse cinque ed è quindi un testimone più che attendibile, per descrivere la notte scorsa nelle acque del Pacifico. Sopravvisuta a 36 ore di vento molto forte e di onde enormi, la flotta continua ad avanzare, ora con un’andatura più larga e veloce.

A bordo di Puma… Foto Ross

Le condizioni meteo durissime avevano costretto Abu Dhabi a far ritorno ad Auckland per riparare una paratia prodiera danneggiata. Malgrado lo shore team abbia completato i lavori a tempo di record, l’equipaggio guidato da Ian Walker ha potuto riprendere il mare e la regata solo questa mattina, dopo aver dovuto attendere qualche ora a causa di venti intorno ai 60 nodi. I cinque avversari di Abu Dhabi sono ora circa 650 miglia avanti e continuano a combattere contro una meteo terribile, causata da un’intensa depressione tropicale, che li ha costretti a fare rotta verso nord prima di potersi dirigere con la prua a sud est con andature più larghe, che hanno fatto superare loro i 20 nodi di velocità. I primi ad adottare questa strategia sono stati gli spagnoli di Team Telefónica che al rilevamento di oggi hanno preso la testa della flotta, con un vantaggio di poco più di 14 miglia sui secondi, CAMPER with Emirates Team New Zealand. Groupama è terzo, distaccato di altre 14 miglia mentre gli americani di PUMA si trovano in quarta posizione a quasi 32 miglia dai leader, Sanya è quinto e Abu Dhabi sesto a oltre 654 miglia. Anche i francesi durante la notte hanno informato di aver avuto un problema al J4, la vela di prua utilizzata nelle andature di bolina con vento forte, che ha fatto perdere loro alcune miglia e ha costretto l’equipaggio a un duro lavoro per recuperare, portare sottocoperta e aggiustare la vela.

Telefonica. Foto Todd

Chris Nicholson skipper di CAMPER, in un collegamento con il quartier generale di Alicante questa mattina si è detto sorpreso da quanto difficili possono essere le condizioni di navigazione a bordo di un Volvo Open 70. “Prendiamo colpi fin dalla partenza. La notte scorsa abbiamo avuto 45 nodi per un po’. Era buio quindi posso solo immaginare che le onde fossero superiori ai tre metri, ma il mare era confuso e per niente semplice fare degli atterraggi morbidi. Si fa fatica a stare in piedi, più che altro si avanza a quattro zampe. Tutto quello che sarebbe normale, diventa più difficile. Se il trimmer deve andare sottovento per mollare un po’ di scotta, il timoniere è costretto a poggiare un po’ o si rischia che la persona venga trascinata in coperta dall’acqua.” Nicholson ha detto che è sorprendente come a bordo non abbiano avuto alcuna rottura. “Fino a ora non abbiamo rotto nulla, strano che siamo usciti indenni dalle cadute nel cavo dell’onda. Quando c’è vento sui quarantacinque nodi, comunque sopra i 35, dobbiamo cercare di rallentare la barca per passare. Credo che stanotte il vento rimarrà intorno ai 25/30 nodi per poi scendere lentamente verso i 20. Quindi dobbiamo cercare di passare le prossime ore restando in un pezzo solo.” E tuttavia i velisti di CAMPER stanno spingendo a fondo. “Non siamo in modalità di sopravvivenza, è un assaggio di quello che ci aspetta. Se siamo invelati giusti, spingiamo al 100%. ”

Intanto ad Alicante, il Race Control sta tenendo sotto stretta osservazione la presenza di iceberg sulla rotta che la flotta deve percorrere fino a doppiare Capo Horn. Poiché nelle immagini satellitari ricevute durante la notte si sono riscontrate ampie zone di ghiacci nella zona di esclusione, il limite di sicurezza è stato spostato di due gradi (120 miglia) più a nord rispetto alla posizione precedente. Questo spostamento varia la distanza totale alla meta, ma non ha avuto un effetto sulla graduatoria provvisoria. Con la definizione del nuovo waypoint il leader Telefónica ha già passato la barriera delle 6.000 miglia al traguardo.

Tuttavia, secondo il navigatore di CAMPER Will Oxley questa variazione, che è stata comunicata immediatamente alla flotta, avrà delle ripercussioni sulla strategia della tappa. “Le cose cambieranno parecchio. L’alta pressione si trova proprio a quella latitudine, quindi la tappa è diversa, con meno vento e più bolina. Dovremo vedere come affrontare la situazione.”

Auckland, Nuova Zelanda, 18 marzo- Abu Dhabi Ocean Racing ha sospeso la navigazione e sta tornando ad Auckland a causa di un problema a una paratia (parte strutturale dello scafo) accusato poco dopo la partenza della quinta tappa. “Abu Dhabi conferma di aver sospeso la navigazione e sta tornando ad Auckland per un problema alla paratia” il messaggio ufficiale ricevuto dal team. Nessuno a bordo è ferito, tutto l’equipaggio è sano e salvo. Abu Dhabi è attualmente quinto nella classifica generale ed era stato costretto al ritiro nella prima tappa a causa di un disalberamento. La tappa da Auckland, in Nuova Zelanda a Itajaì in Brasile, era partita alle due della scorsa notte (ora italiana).

Abu Dhabi subito dopo l’avaria

Sanya è stato il protagonista della partenza della quinta tappa, dominando la prima fase nel percorso interno alla Waitemata Harbour, sin dalla partenza.

I sei team della Volvo Ocean Race hanno lasciato Auckland per quella che è unanimemente considerata come la tappa regina del giro del mondo a vela.  Team Sanya ha condotto il percorso costiero prima di mettere la prua verso il mare aperto.  Previsioni di tempo molto duro già per le prime 48 ore, che Ian Walker ha definito “diaboliche”, metteranno alla prova barche ed equipaggi.

La quinta tappa della Volvo Ocean Race 2011-12 ha lasciato oggi Auckland, una località che ha segnato un punto di riferimento importante in termini di pubblico, malgrado la sosta sia stata la più breve dell’intero programma. Il Race Village del Viaduct Harbour è rimasto aperto solo 11 giorni ma ha accolto un numero straordinario di persone, oltre 250.000.

E’ stato Team Sanya a condurre la flotta fuori dal golfo di Hauraki e verso le oltre 6.700 miglia della quinta tappa da Aukland a Itajaì. Lo skipper Mike Sanderson ha trovato una partenza pressoché perfetta e ha saputo giocare con le correnti e il vento locale, regalando al suo team  la leadership nella regata costiera che ha aperto la frazione che segna la metà del giro del mondo a vela. Alle spalle di Sanya, Abu Dhabi Ocean Racing, PUMA Ocean Racing powered by BERG e quindi Team Telefónica, CAMPER with Emirates Team Zealand e Groupama 4.

E tuttavia, malgrado la soddisfazione di lasciare Auckland in prima posizione sia Sanderson che tutti gli altri skipper sono già concentrati su quello che li aspetta nelle prossime ore, con previsioni che parlano di condizioni impegnative, per non dire molto dure, che costringeranno la flotta a navigare di bolina con mare formato. Secondo il meteorologo della regata Gonzalo Infante, infatti, un sistema di bassa pressione posizionato a nord est di Auckland si sta intensificando nel suo spostamento verso le acque più fredde dell’oceano pacifico meridionale. “Sta creando molto calore e nell’interazione con l’aria fredda che si trova oltre la Nuova Zelanda potrebbe creare venti molto intensi, da 30 fino a 50 o 60 nodi.” Ha spiegato Infante. Un sistema che offre due opzioni ai team. “Normalmente la rotta ottimale sarebbe passare la baia di Plenty fino all’East Cape (il punto più meridionale della Nuova Zelanda) e andare a sud per agganciare i venti da ovest. Però, poiché questa depressione si sviluppa a sud e ad est, il cammino potrebbe essere bloccato da venti forti. Si crea quindi una seconda opzione: navigare verso nord per avere un angolo migliore.”

Lo skipper di PUMA Ken Read ha detto che la priorità numero uno sarà quella di salvaguardare barca ed equipaggio, viste le condizioni di tempesta dei primi giorni di regata. “Saranno condizioni dure per le barche e per gli uomini e penso che prevarranno i più saggi.”

Dopo il “battesimo del fuoco” proprio dopo la partenza, i velisti si troveranno faccia a faccia con i famosi quaranta ruggenti e cinquanta urlanti dei mari del sud, dove il vento soffia costantemente oltre i 40 nodi e le condizioni del mare sono durissime. I sei Volvo Open 70 doppieranno il mitico Capo Horn, dove si uniscono il Pacifico e l’Atlantico. Per evitare il rischio di incontrare iceberg, gli organizzatori hanno stabilito una zona di esclusione.

Malgrado tre vittorie di tappa e due nelle In-port race, i leader della graduatoria gli spagnoli di Team Telefónica guidati da Iker Martínez hanno un margine di soli 15 punti, e solo 40 punti separano le prime quattro barche. Considerando che una vittoria assegna 30 punti, a metà delle 39.000 miglia totali della regata, i giochi sono ancora quanto mai aperti. “La porta della vittoria è sempre aperta per tutti i team” secondo Martínez. “Gli equipaggi sono molto forti e il livello è tale che ci saranno di sicuro altre barche che vinceranno delle tappe.”

Terzi sul tabellone, gli ispano/neozelandesi di CAMPER hanno lasciato Auckland freschi della vittoria, e della spinta al morale, nella In-port race di sabato e con 18 punti di distacco dai leader, lo skipper Chris Nicholson pensa che il suo team sia ancora saldamente in gara. “E’ ancora tutta da giocare. Secondo me i risultati del podio sono ancora aperti, tanto quanto lo erano alla partenza da Alicante.”

“Seguo la regata dal 1981 e non mi è mai successo di non avere un’idea chiara di quello che potrebbe succedere come questa volta.” Ha dichiarato Mike Sanderson di Team Sanya, attualmente sesto. Dopo il secondo posto nella quarta tappa e nella In-port race, anche PUMA sta vivendo un buon momento e lo skipper Ken Read, che aveva portato il suo team al terzo posto nella tappa dei mari del sud nell’edizione 2008/09 della Volvo Ocean Race ritiene che la sicurezza sia il fattore principale di successo. “Francamente al momento non penso a chi vincerà o perderà. E’ facile parlare ma la verità è che questi sono posti davvero inospitali e bisognerà affrontarli con intelligenza.”

Si prevede che la flotta possa impiegare circa 18 giorni per arrivare in Brasile.
L’andamento della tappa potrà essere seguito con le notizie e la cartografia elettronica sul sito www.volvooceanrace.com

Auckland, Nuova Zelanda, 17 marzo- Splendida regata nella Waitemata Harbour di Auckland, con Camper che coglie finalmente davani al proprio pubblico la prima vittoria in questa Volvo Ocean Race. Spettacolo indimenticabile con i 6 Volvo 70 che si sono dati battaglia in un bastone bolina-poppa con le due sponde della città di Auckland a far da anfiteatro naturale. Camper ha condotto per tutti i 60 minuti della regata, disputata con boline tirate fino ai moli gremiti da spettatori, ingaggi, passaggio sotto il ponte della Baia, strambate e duelli, tra cui magnifico quello tra Puma e Groupama per il secondo posto.

Camper conduce dopo il passaggio sotto al ponte di Waitemata Harbour

Camper coglie così 6 punti che fanno 104 in classifica. Puma è secondo. Groupama è terzo e con 4 punti sale a 107. Poi Sanya, autore di una buona prova, Abu Dhabi che neanche oggi è riuscito a decollare. Ultimo Telefonica, mai brillante oggi sin da una partenza un po’ in ritardo. Con il punto odierno Iker Martinez e compagni salgono a 122, mantenendo la testa ma con un vantaggio un po’ più assottigliato.

Domani (domenica alle 2 del mattino, ora italiana) parte la quinta tappa, l’attesissima Auckland-Itajaì via Capo Horn di 6.705 miglia.

La nuova classifica è:

Telefonica 122

Groupama 107

Camper 104

Puma 83

Abu Dhabi 55

Sanya 24

Regata equilibratissima, come era nelle attese.

La partenza della Inport Race di Auckland

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Auckland, Nuova Zelanda, 16 marzo- E’ arrivato il momento che tutti aspettavano. I velisti della Volvo Ocean Race, gli skipper in testa e quelli che devono inseguire, gli appassionati, il pubblico… tutti in attesa del tappone per eccellenza, quello del Grande Sud e di Capo Horn. Quello in cui i Volvo 70 possono scendere a 40 nodi da onde enormi sfiorando il territorio deserto degli iceberg. In quel nulla infinito tra la Nuova Zelanda e l’Horn, sul filo dei Quaranta Ruggenti e dei Cinquanta Urlanti, laggiù dove  per migliaia di miglia non c’è neanche una terra emersa. Dove si può contare solo su stessi e sui propri compagni, un gruppo sulla stessa barca. Solo che si tratta, appunto, di un Volvo 70, il più potente mezzo a vela mai costruito per navigare in oceano su un solo scafo. In rapporto a quello che sono chiamare a fare, sono barche sempre più sicure (l’ultima vittima, caduta in acqua, risale all’edizione 2005-2006, nel Nord Atlantico) ma i rischi, inutile negarlo, ci sono. Sarà laggiù che la prua frantumerà le onde in planate infinite, con tonnellate d’acqua che spazzano la coperta a trenta e più nodi di velocità. Quando solo i cordoni ombelicali delle cinture di sicurezza e i muscoli delle braccia trattengono a bordo uomini distrutti dalla fatica, ma anche irrimediabilmente attratti da quei momenti unici e irripetibili che, una volta a terra, costituiranno il ricordo di tutta una vita.

Azzam, una delle barche attese al riscatto nella quinta tappa. Foto Dana

La quinta tappa della Volvo Ocean Race, 6.705 miglia da Auckland a Itajaì, in Brasile, è tutta qui. Parte alle 14 locali del 18 dicembre, le due del mattino di domenica in Italia. C’è chi deve difendere la testa (Telefonica), chi vuole continuare ad attaccare (Groupama), chi deve finalmente convincere (Camper e Telefonica), chi deve iniziare a far vedere qualcosa (Abu Dhabi) e chi vuole essere la sorpresa (Sanya).

Una volta lasciata Auckland la strategia sarà quella consueta: scendere il prima possibilre oltre i 45° Sud e iniziare la cavalcata verso Capo Horn. A limitare la discesa tre Ice Limit, per evitare il rischio iceberg, punti posizionati intorno ai 47-48° Sud. Freddo, onde enormi, depressioni che si rincorrono e che anzi, devono essere agganciate per fornire la spinta necessaria verso est e Capo Horn. Chi aggancia la migliore può restare con lo stesso sistema per tutta la traversata del Southern Ocean.

Ian Walker con Anthony Nossiter, neo arrivato su Abu Dhabi

Sin’ora si è fatta molta bolina, ben più di quanto fosse preventivato all’inizio. E in tali condizioni Abu Dhabi, l’unico progetto Farr della flotta, non ha brillato. La sua possente prua aspetta ora con ansia le condizioni dell’Oceano del Sud per riscattarsi. Ian Walker sente la delusione e ha docuto chiamare anche un velista esperto come l’australiano Anthony Nossiter (finnista, veterano di Coppa America, di Volvo e di moltissime Hobart) per sostituire il kiwi Justin Ferris, con cui pare ci siano state alcune incomprensioni.

Puma in condizioni estreme. Foto Ross

Riuscirà Telefonica a manteresi sempre tra i primi, Groupama proseguirà mella sua impetuosa curva di crescita? Sentiamo le voci dei protagonisti.

“Sono luoghi che meritano molto rispetto” ha detto Neal McDonald watch captain di Team Telefónica “Scalare l’Everest non è una cosa priva di rischi o particolarmente divertente ma per le persone è una sfida irresistibile, per noi i mari del sud sono lo stesso.”

”Ci si spinge all’estremo, e navigare in quei posti è incredibile” dice Rob Salthouse, timoniere di CAMPER with Emirates Team New Zealand.

“E’ come ritornare allo spirito avventuroso della Whitbread.”
 E Ian Walker, skipper di Abu Dhabi Ocean Racing, aggiunge: “Stiamo tutti pensando alla prossima tappa, è un classico della Volvo Ocean Race. 
Bisogna stare all’erta, può essere pericoloso ma allo stesso tempo un’esperienza incredibile.”

La rotta ipotetica nel Southern Ocean, con i tre Ice Limit e l’approccio a Capo Horn

Stu Bannatyne co-skipper di CAMPER non è certo inesperto di questi mari, avendo corso non meno di cinque edizioni della regata. “E’ la parte più estrema della regata. Si va veloci e ci sono delle belle onde su cui surfare. E’ quello che i velisti amano fare di più. E’ un richiamo fortissimo.” Malgrado la sua esperienza Bannatybe è convinto che la navigazione oggi presenta pericoli maggiori che in passato. “Oggi è più pericoloso perché le barche sono più veloci. Quando ci si ingavona o ci sono masse enormi d’acqua in coperta, il rischio di farsi male c’è. Dobbiamo preoccuparci della sicurezza degli uomini e delle barche.”

Tony Rae timoniere di CAMPER ha già quattro “giri” sulle spalle e ritiene che questa che la aspetta sia la sfida maggiore per la flotta della Volvo Ocean Race. “Si naviga in posti dove il rispetto per le condizioni meteo è imperativo. L’aria è fredda, il vento più forte e anche la temperatura dell’acqua è molto bassa. Ci si veste più pesante e quindi è più difficile muoversi, ci si mette di più a vestirsi, a entrare e uscire dalla cuccetta. Sono tutte cose che hanno un peso sul fisico.”

Il potenziale pericolo di masse di ghiaccio che si staccano dalla banchisa dell’Antartide hanno costretto gli organizzatori a definire una linea dei ghiacci che impedisce ai team di spingersi troppo a sud, navigando in acque molto pericolose. “Ho visto aree con ghiaccio molto estese, e il limite ci preserva dal pericolo. Bisogna sempre tenere conto del tempo che può essere imprevedibile. Ho navigato in tempeste di neve nel buio più completo, è abbastanza dura…”

“Per chi passa per la prima volta, Capo Horn satà un momento topico” ha concluso Ian Walker “per un velista è come scalare l’Everest”.

Una tappa da seguire ora dopo ora. Noi lo faremo con attenzione riportando i momenti decisivi.

Sabato 17 marzo, ore 14 (le 2 del mattino in Italia), Inport Race Auckland

Domenica 18 marzo, ore 14 (le 2 del mattino in Italia), partenza Leg 5

Diretta livestreaming dei due eventi su www.volvooceanrace.com

Groupama torna in acqua dopo la riparazione della prua

La classifica

1
Team Telefónica
121
2
Groupama Sailing Team
103
3
CAMPER with Emirates Team NZ
98
4
PUMA Ocean Racing by BERG
78
5
Abu Dhabi Ocean Racing
53
6
Team Sanya
22

Auckland, Nuova Zelanda, 11 marzo- E alla fine Groupama 4 ottiene proprio ad Auckland, capitale mondiale della vela, la vittoria che lo lancia definitivamente tra i favoriti di questa appassionante Volvo Ocean Race. Franck Cammas e il suo equipaggio hanno tagliato la linea d’arrivo ad Auckland alle 10:33 utc di oggi, quando era ormai notte in Nuova Zelanda. Una vittoria frutto di una magnifica condotta di regata in questa quarta tappa, che però non ha mancato di avere la suspance finale quando un urto con un oggetto galleggiante, a circa 70 miglia dall’arrivo, ha aperto una falla a prua e solo il crash box stagno e l’uso massiccio delle pompe di sentina hanno consentito di arrivare fino all’arrivo.

Il video dell’avaria:

Secondo quanto dichiarato dai responsabili dello shore team e dallo stesso Cammas, anche la bolina contro onde di 6-8 metri e venti a 30 nodi dei due giorni precedenti l’arrivo in Nuova Zelanda puà aver contribuito alla delaminazione.

Groupama all’arrivo ad Auckland

Groupama ha scelto benissimo la rotta dopo l’uscita dal Mar Cinese Meridionale, posizionandosi a nord e spingendo al massimo verso est, riuscendo a ritagliarsi una posizione di controllo verso il resto della flotta. La velocità della barca, ottima soprattutto nelle tratte con vento forte al traverso/lasco, ha fatto il resto.

“Sono molto emozionato. E’ un grande giorno per Groupama 4 ed è bellissimo vincere ad Auckland. Sono sicuro che sarà una tappa fantastica con tutti i fan della vela neozelandesi. E’ sicuramente un bel posto per vincere.” Sono state le prime parole dello skipper di Groupama Franck Cammas dopo che l’equipaggio francese è stato accolto e festeggiato da due Waka Hourua, le tradizionali canoe a due scafi polinesiane all’ingresso del celeberrimo Viaduct Harbour di Auckland, palcoscenico di molte storiche battaglie veliche del passato. “La chiave della tappa era velocità e prendere buone decisioni. Sapevamo di dover essere veloci e di dover scegliere bene e lo abbiamo fatto. Ed è andata a finire così. Il momento cruciale è stato quando abbiamo preso l’opzione di andare a nord insieme a PUMA, una mossa che ha pagato.”

Le dichiarazioni di Cammas:

La delaminazione nella zona di prua che ha causato una falla nelle ultime ore di regata su Groupama.
Groupama in bolina poco prima dell’arrivo in Nuova Zelanda. Cammas ha descritto le condizioni di quella giornata, in bolina contro 6-8 mettri d’onda e venti fino a 30 nodi, come “le peggiori incontrate sin’ora in questa Volvo Ocean Race”. Foto Riou
L’equipaggio di Groupama festeggia la vittoria

Certamente la persona più felice a bordo dello scafo verde e arancio è il giovane prodiere Brad Marsh, che è nato proprio ad Auckland ed è stato il primo dei 20 velisti neozelandesi a rimettere piede nella sua nazione. “E’ incredibile” ha detto euforico Marsh “per me è un sogno di bambino che diventa realtà. Fino a oggi ho cercato di non pensarci. Ma, man mano che ci avvicinavamo alla costa l’emozione aumentava e mi sono reso conto che stava succedendo davvero.”

Groupama si fa sotto in classifica

Con questi 30 punti Cammas si porta a 103 in classifica. All’arrivo Groupama ha staccato di circa 80 miglia gli inseguitori.Ricordiamo anche che Cammas è il primo skipper francese a portare una barca francese a una vittoria di tappa nella Volvo Ocean Race. Appena arrivato Groupama è stato subito alato per iniziare la riparazione, che dovrà avvenire a tempo di record visto che tra soli 4 giorni le barche dovranno già essere in acqua e che la Inport è prevista per il 17 marzo mentre la partenza della tappa del Grande Sud via Capo Horn è prevista per il 18.

 

Puma ha conquistato il secondo posto arrivando alle 22:55UTC, in tarda mattinata di domenica ad Auckland con moltissime barche di spettatori al seguito. Puma conquista 25 punti in classifica e si porta a 78. Telefonica precede Camper per il terzo posto di poco pià di un miglio.

Puma attorniato da barche spettatori all’arrivo ad Auckland. Foto Roman

Spettacolare l’arrivo di Telefonica e Camper, separati da poche decine di metri, con un’enorme flotta di barche spettatori che li ha seguiti nelle ultime miglia. Telefonica è arrivata alle 23:43 e 15 secondi, Camper alle 23:44 e 48s, ovvero solo 93 secondi di distacco dopo 5.220 miglia di mare. Uno splendido spot per la vela e per il giro del mondo.

Telefonica e Camper separati da poche decine di metri all’arrivo ad Auckland. Attorno a loro un’enorme flotta di barche spettatori. Foto Roman
Telefonica si difende dall’attacco di Camper

Telefonica prende 20 punti mantenendo la testa con 121 punti, Camper 15 e va a 98. Abu Dhabi, quinto, prenderebbe 10 punti portandosi a 53. Sanya, sesta, prende 5 punti andando a 22.

Telefonica 121, Groupama 103, Camper 98, Puma 78, Abu Dhabi 53, Sanya 22: Volvo Ocean Race quanto mai aperta e incerta, con le prime tre barche che sembrano ormai essere le candidate alla vittoria finale.

Auckland, Nuova Zelanda, 9 marzo- Mentre pare ormai certa la vittoria di Groupama ad Auckland, si fa incandescente la battaglia a tre per il secondo posto. Dopo che ieri pomeriggio Puma era riuscito a incrociere davanti a Telefonica nella lunga e dura bolina verso Cape Reinga, l’estremità settentrionale della Nuova Zelanda, questa mattina alle 7UTC era Camper a trovarsi davanti ai due rivali. La sensazione è che la lotta a tre durerà, sul filo dei metri, fino ad Auckland. Puma e Telefonica stanno regatando a vista, separati lateralmente da circa 2,5 miglia. Camper è poco avanti. In tre, quindi, nell’arco di 4-5 miglia.

Franck Cammas sorride in un cambio di timone. Sta per arrivare la prima vittoria in questa Volvo Ocean Race. Foto Riou

In più le condizioni sono molto dure, con vento fino a 30 nodi e onde di 6 metri che stanno massacrando gli equipaggi. Groupama doppierà il Capo nel primo pomeriggio di oggi (ora italiana) per poi proseguire in bolina nelle ultime 170 miglia fino all’arrivo, dove si celebrerà la prima storica vittoria di un equipaggio francese nella nuova Volvo Ocean Race, per di più nella terra dei rivali neozelandesi (almeno nel rugby…) nonché capitale mondiale della vela, ovvero Auckland.

L’ETA di Groupama ad Auckland è intorno alle 10UTC di domani sabato 10 marzo.

Camper, che di Emirates Team New Zealand è l’anima oceanica, farà di tutto per arrivare almeno secondo a casa. Telefonica deve limitare i danni: un secondo posto la lascerebbe leader incontrastato della regata, un quarto limiterebbe a 13 i punti di vantaggio su Groupama, con metà giro del mondo ancora da disputare, ovvero Volvo Ocean Race completamente riaperta anche per le prestazioni sempre più consistenti di Franck Cammas e del suo equipaggio. Puma, da parte sua, deve assolutamente fnore sul podio per crederci ancora.

“Siamo così vicini che può accadere ancora tutto”, ha detto il mediaman di Telefonica Diego Fructuoso, “per il momento abbiamo visto Puma incrociarci davanti e virare. E’ la prima barca che vediamo dopo molto tempo. Speriamo di vederli dietro tra un po’…”.

Tempo duro in queste ore, Qui Sanya. Foto Soriano

Indietro un’altra lotta, tra Abu Dhabi e Sanya, per la quinta piazza. I due sono seprati da un miglio, a 210 dal leader.

Al rilevamento delle 7UTC, Groupama era a 271 miglia dall’arrivo, con 141 miglia su Camper, 155 su Puma e 162 su Telefonica. Ai rilevamenti successivi (sul tracker c’è l’aggiornamento ogni minuto)

Auckland, Nuova Zelanda, 7 marzo- Groupama continua a navigare in modo irreprensibile in questa quarta tappa e, alle 7UTC di oggi, aveva portato a 138 le miglia di vantaggio su Puma e a 160 quelle su Telefonica. Proprio la lotta per il secondo posto tra Ken Read e Iker Martinez sembra a questo punto il motivo di maggior interesse per questa tappa. Franck Cammas ha solo il problema di mantenersi abbastanza a ovest per aggirare un’area di poco vento a nord della Nuova Zelanda e di dover bolinare non poco nell’approccio finale a North Cape, estremità settentrionale dell’isola dei Maori.

Groupama continua a guidare con autorità la quarta tappa della Volvo Ocean Race. Foto Riou

Il vantaggio e la posizione degli inseguitori, che alla fine si sono portati sulla scia dei francesi, sembrerebbe a questo punto rassicurante, anche se Cammas è l’ultimo a sentirsi tranquillo: “Non si può ancora dire che abbiamo imboccato l’autostrada per il traguardo”, ha detto lo skipper di Groupama, “Fra due giorni dovremo superare una transizione, con aria leggera. E poi ci saranno 400 miglia di bolina fino alla punta nord della Nuova Zelanda e da lì fino ad Auckland ci sarà un altro cambio che potrebbe dare alle barche dietro la possibilità di riavvicinarsi. Quindi purtroppo non possiamo ancora raccontare la fine della storia. Anche se abbiamo un bel margine di 100 miglia. Non ci sono grandi opzioni, la sola cosa certa è che i tempi delle transizioni non saranno gli stessi, le barche davanti e quelle dietro saranno posizionate in maniera differente rispetto ai sistemi meteo. Essendo davanti noi potremmo entrare in una zona di aria leggera mentre gli altri potrebbero riavvicinarsi. Dovremo cercare di usare al meglio il nostro vantaggio.”

Il video di un cambio di vela su Groupama:

Cammas ha anche fatto riferimento all’unico velista neozelandese a bordo dello scafo francese, Brad Marsh. “Brad spera di essere il primo kiwi ad arrivare in Nuova Zelanda! Spero che sarà accolto come un eroe nazionale, riceve un sacco di richieste di interviste dalla tv e dalla radio. Spero che l’arrivo sia un grande momento per lui.” E lo stesso Marsh ha dichiarato che sarebbe un “Un momento storico. Ma cerco di non pensarci troppo perché sono una persona che si emoziona facilmente”.

Camper, che di neozelandesi è pieno, spinge al massimo per migliorare un quarto posto che certo non soddisferebbe, ma è a 216 miglia da Groupama e a oltre 50 da Telefonica. Ancor peggio sta Abu Dhabi, quinto a 340 miglia dopo aver sofferto non poco per i ridossi della Nuova Caledonia. Sanya è sesto a 406 miglia.

Nel frattempo Auckland si prepara ad accogliere la flotta. Domani 8 marzo sarà aperto il Villaggio della Volvo Ocean Race, che resterà aperto fino al 18 marzo con una lunga serie di eventi nella City of Sails che, avendo già ETNZL e Luna Rossa in preparazione alla Coppa America in porto, torna a essere la capitale mondiale della vela. Nel corso della conferenza stampa di oggi ad Auckland, il CEO della Volvo Ocean Race Knut Frostad ha detto che per “la vela arrivare ad Auckland è come per un calciatore andare a giocare a Wembley”. Il giro del mondo arriva ad Auckland per l’ottava volta anche se mancava dall’edizione 2001-2002.

Knut Frostad durante la conferenza stampa. Foto Roman

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Nuova Caledonia, 6 marzo- Break decisivo per Groupama? Franck Cammas sta navigando davvero molto bene in questa tappa e il suo Volvo 70 sembra passare indenne anche dal ridosso della Nuova Caledonia. Evidentemente l’isolona francese ha deciso di “collaborare” con il suo team, che infatti ha goduto per tutta la giornata di ieri di un vento superiore a quello dei rivali rimasti a ovest.

Alle 7UTC di stamani Groupama era a 1.122 miglia dall’arrivo e aveva 95 miglia di vantaggio su Puma, che segue la rotta di Groupama, e ben 157 su Telefonica che pian piano vede scomparire anche la distanza laterale ovest-est che era stata mantenuita nell’ultima settimana di regata e nel passaggio dalle Salomone.

Groupama 4 in bolina larga. Foto Riou

Groupama, salvo imprevisti, sembrerebbe quindi destinato ad arrivare per primo ad Auckland, cogliendo quella che sarebbe davvero una gran bella soddisfazione per dei francesi nella terra degli All Blacks…

Telefonica mantiene circa 55 miglia di vantaggio su Camper. Azzam è a 250 miglia da Groupama e Sanya chiude a 371. Alla fine la rotta logica orientale si è rivelata più affidabile, con Telefonica e Camper rimasti ieri a lungo in un’area di vento leggero. Da qui a Capo Reinga, estremità settentrionale della Nuova zelanda, i venti saranno variabili in direzioni ma pare sempre con una discreta intensità, per cui Groupama sembra destinato a compiere un lungo “arco” in senso antiorario fino all’arrivo ad Auckland.

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Nuova Caledonia, 5 marzo- Dopo il passaggio tra le Isole Salomone rasentando isolotti e secche coralline (nel senso letterale per quanto riguarda Sanya), il trio occidentale sta proseguendo nella sua scommessa. Qualche risultato è già arrivato, con una velocità media ieri e oggi leggermente superiore a quella del trio orientale, anche se Groupama sembra in grado di poter controllare il ritorno di Telefonica e Camper.

Will Oxley, il navigatore di Camper, sorveglia i fondali nel passaggio tra le Salomone. Foto Hooper

Al momento la nuova “boa” si chiama Nuova Caledonia, che la flotta lascerà a sinistra per poi dirigere finalmente sulla Nuova Zelanda. L’evoluzione meteo a sud della grande isola francese appare complessa, con una previsione di molta bolina per le ultime 700 miglia fino a Cape Reinga, estremità settentrionale della’isola dei Maori. I due gruppi stanno convergendo, con una distanza laterale ridottasi oggi a 140 miglia. Groupama sta difendendo egregiamente il suo “interno” sulla Nuova Caledonia e potrà contare su qualche grado favorevole in più nell’andatura, con i notevoli aumenti di velocità relativa che i Volvo 70 sono capaci di esprimere non appena si passa dalla bolina stretta ad andature più larghe, anche di pochi gradi.

Tramonto tropicale visto da Abu Dhabi. Foto Dana

Al rilevamento delle 07UTC di oggi Groupama era a 1.415 miglia da Auckland, con 68 miglia di vantaggio su Puma, che lo segue in rotta per cui con poche chance di sorpasso. Il vero rivale sembra quindi Telefonica, a ovest, stamani a 109 miglia ma in realtà solo a 60-70 quando le rotte convergeranno definitivamente. Camper, che ovviamente sta spingendo al massimo per arrivare bene nella sua Auckland, è a 151 miglia. Azzam, il più penalizzato dal passaggio alle Salomone, è a 158. Sanya è a 243 miglia.

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Isole Salomone, 3 marzo- Tre di qua e tre di là. Nel mezzo quattro grandi isole del gruppo delle Salomone, celebre campo di battaglia tra americani e giapponesi nella Seconda Guerra Mondiale e ora forse decisive per l’esito di questa quarta tappa della Volvo Ocean Race. Su Telefonica hanno deciso che l’unica chance per provare a riprendere il leader Groupama era quella piena di rischi che passava nel bel mezzo dell’Arcipelago. E così è stato. Iker Martinez e compagni sono transitati nel pomeriggio di sabato tra le isole di Santa Isabel e Choiseul, con occhi attenti alla cartografia vista le acque poco conosciute, e sfidando ridossi, corrente e secche provano l’azzardo. Sulla loro poppa anche Camper e Sanya, che hanno scelto la stessa rotta.

Telefonica con Pepe Ribes al timone, Iker Martinez ha preso un’opzione radicale decidendo di passare nel mezzo delle Salomone. Foto Fructuoso

A est, con una rotta che lascerà tutte le Salomone a ponente, il leader Groupama, seguito da Puma e Abu Dhabi. Al rilevamento delle 19UTC, Cammas aveva 84 miglia di vantaggio su Puma, 134 su Telefonica, 163 su Azzam, 172 su Camper e 222 su Sanya. Il vero esito di questa scelta estrema si avrà però solo tra due/tre giorni, quando Telefonica potrebbe trovare più vento (ma in bolina) a Nord ovest della Nuova Zelanda, mentre Groupama avrà qualche momento di transizione intorno alle Vanuatu. Proprio per questo anche i francesi sembrano aver rinunciato al passaggio diretto lungo l’ortodromica, che comportava il transito tra le Vanuatu e le Figi, per passare invece tra le Vanuatu e la Nuova Caledonia.

Il video di oggi:

I rischi per Telefonica e Camper sono maggiori, con i ridossi delle isole in agguato e velocità medie ridotte nelle prossime 24 ore, però è l’unico modo per avere una chance contro Groupama, che al momento sta controllando egregiamente la tappa.

Le posizioni alle 19UTC del 3 marzo con la meteo prevista per le 18UTC del 4 marzo. Telefonica (in blu), Camper (in bianco) e Sanya (in verde) sono passati tra le Salomone. Groupama (in arancio), Puma (in rosso) e Azza (in giallo) le lasceranno a dritta.

Ken Read, skipper di PUMA, si dice sorpreso degli sviluppi di questa quarta tappa. “Tre di qua e tre di là. Sembra una follia, solo pochi giorni fa avrei pensato che fosse una pazzia passare attraverso quelle zone, ma oggi è proprio così, tre da una parte e tre dall’altra e potrebbe anche funzionare.” Il navigatore della barca americana concorda nell’affermare che nessuno pensava di passare fra le isole all’inizio della tappa ma che l’opzione è l’unica possibile per coloro che sono rimasti a ovest dopo che nelle ultime 24 ore il vento è girato a destra. “Non è una situazione completamente inaspettata in rapporto alla loro posizione, ma credo che non fosse certo il loro piano passare fra le isole alla partenza da Sanya. Se ci avessero seguito avrebbero probabilmente perso molto, quindi la loro opzione migliore passare da quella parte e tentare di riprenderci in seguito, cosa che potrebbe anche riuscire.” Addis ha tuttavia sottolineato come il passaggio in una zona dove le carte non sono molto dettagliate è sempre difficile, soprattutto di notte. “Ovviamente è un po’ più complicato che navigare in acque aperte. E’ una parte del mondo scarsamente abitata e le carte non sono molto buone. Passeranno di notte, e non credo ci siano fari e boe. Anche noi abbiamo qualche problema con il vento, non so davvero dire cosa succederà.”

“La terza tappa è stata difficile per la meteo, ma questa si sta rivelando ancor più imprevedibile.” Ha detto Iker Martínez, skipper di Telefonica.

“Fino a pochi giorni fa eravamo certi di non avere molte possibilità davanti a noi, e che sarebbe stata una pura gara di velocità fino alla Nuova Zelanda.”

Il navigatore Will Oxley di Camper ha affermato che “Ormai non ci sono mezze misure. Avendo fatto questa scelta di passare fra le Salomone e di prendere una opzione ovest nel mar dei Coralli, adesso seguiremo questa strada. Dobbiamo essere perseveranti fino alla fine dei giochi e in circa sette giorni, quando ci avvicineremoo alla Nuova Zelanda, si vedrà come gireranno le cose.”

Franck Cammas, skipper di Groupama, non rinuncia a farsi la barba in regata. Foto Riou

Franck Cammas, skipper di Groupama: “E’ ovvio che preferiremmo che gli avversari fossero allineati dietro a noi. In zone instabili come quella dei Doldrum è molto rischioso avere delle barche così distanti con una meteo diversa. Hanno già fatto 12 ore molto veloci ed è stata una buona mossa. Erano obbligati a causa della loro posizione, ma potrebbe essere una buona scorciatoia. Forse anche una scelta vincente, se avranno un vento diverso dal nostro. Certo potrebbero avere del ridosso fra le isole, ma anche delle accelerazioni. Noi potremmo avere delle aree di calma”.

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Isole Salomone, 2 marzo- Continua dritta come una lama nel burro la rotta di Groupama nell’Aliseo del Pacifico, in testa alla quarta tappa della Volvo Ocean Race. Franck Cammas e i suoi hanno passato l’Equatore intorno alle sette (ora italiana) di stamani, rientrando quindi nell’Emisfero meridionale per la seconda volta in questa edizione del giro del mondo. Il terzo passaggio dalla fasia dei dolldrum sembrerebbe finalmente quello giusto per i francesi, che nel corso della prima e della seconda tappa, invece, avevano avuto non pochi problemi nell’attraverso il loro “Pot au Noir”.

Franck Cammas timona sicuro il suo Volvo 70 Groupama in questa fase della Leg 4. Foto Riou

Al rilevamento delle 10UTC di oggi Groupama aveva 75 miglia di vantaggio su Puma con 2.294 miglia ancora da percorrere per la Nuova Zelanda. Cosa più importante, aveva una rotta con quello che pare un angolo migliore di avvicinamento all’ortodromica finale verso la Nuova Zelanda, che passa nel braccio di mare tra le Vanuatu e le Figi. Telefonica, da parte sua, sta cercando di restare più a ovest, quindi più vicina all’ortodromica. Iker Martinez è stato il secondo a passare l’Equatore, poco dopo le 10 di stamani, ed è dato in quarta posizione a 109 miglia da Groupama. Terzo è Abu Dhabi, a 107 miglia ma posizionato più a est. Telefonica avrà una rotta che lo porterà a sfiorare le isole Salomone, con conseguenti e insidiose influenze sul vento in quella regione. Anche Camper, quinto a 128 miglia, pare intenzionato a dirigere verso sud per “tagliare l’angolo” con le Salomone. Sanya è sesto a 186 miglia.

Il video di ieri:

La navigazione è influenzata da diversi temporali, fatto tipico per la fascia dei dolldrum, che in questo passaggio stanno comunque sempre concedendo un buon vento, seppur instabile in direzione tra 70 e 110° e intensità, tra i 13 e i 27 nodi nelle ultime tre ore. Azzam ha segnalato un groppo con raffiche fino a 38 nodi.

Abu Dhabi in navigazone nell’Aliseo. Foto Dana

Groupama favorito a questo punto per la vittoria ad Auckland? Come disse Thoams Coville prima della partenza da Sanya: arrivare per primi in Nuova zelanda sarebbe come vincere la Coppa del Mondo di Rugby in casa dei kiwi (ricordate la Francia, sconditta in finale proprio dagli All Blacks nell’ultimo Mondiale disputato proprio in Nuova Zelanda). La rotta di Cammas e del suo navigatore Jean Luc Nelias sembra migliore, per il momento, anche se tra tre giorni vi sarà da attravesare quella che appare una complicata fase meteo a est della Nuova Caledonia, distante ancora 1.200 miglia, che potrebbe anche rimescolare tutte le carte.

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Isole Caroline, Micronesia, 1 marzo- Eccola la Volvo Ocean Race Fast and Furious, quella con tonnellate d’acqua che invadono la coperta a velocità d’idrante sparato in faccia ai marinai più duri del pianeta. Entrata finalmente negli Alisei del Pacifico, la flotta sta macinando miglia su miglia a 20-22 nodi di media con andatura al traverso. Condizioni queste in cui i Volvo 70 danno il meglio di sé con l’utilizzo della Canting Keel e piena potenza nelle vele (normalmente una mano alla randa e J2).

Ecco in questo video la magnificenza di questa regata nelle condizioni che l’hanno resa celebre, in attesa di arrivare alla grandi cavalcate tra le onde nella tappa del Southrn Ocean tra Auckland e Itajaì:

In quest’altro video da Groupama, il Volvo 70 leader che fila al traverso. Da notare la fatica degli uomini in pozzetto, dal timoniere (Thomas Coville in questo turno) al grinder e al tailer, continuamente colpiti da scrosci d’acqua. Da notare ovviamente anche come tutti siano legati con le cinture di sicurezza. Molto significativa anche l’espressione di Coville alla fine del suo turno al timone…

Al rilevamento delle 22UTC di mercoledì 29 febbraio, Groupama era a circa 550 miglia dall’Equatore e a 2930 da Auckland. Il suo vantaggio su Puma era di 82 miglia anche se l’avversario più temuto si trova a ponente ed è il solito Telefonica, terzo a 86 miglia. Camper, ripresosi dall’avaria al J2 scoppiato la scorsa notte, è quarto a 105 miglia. Azzam a 113 e Sanya a 155. Il vento varia tra i 20 e i 28 nodi da ENE, con angoli sul vento reale intorno agli 85°. Tutti e sei coprono intorno alle 500 miglia al giorno, con Puma, più a est di tutti, che è arrivato fino a 525 nella pomeriggio di mercoledì.

Puma al massimo della velocità con andatura al traverso. Una mano di terzaroli alla randa e J2 a riva per punte di 27/28 nodi. Foto Amory  Ross

Thomas Coville, Groupama: “Ci si bagna molto. Navighiamo con un angolo di 90° al vento e 90° alla direzione delle onde. Ci sono tanti spruzzi e in coperta arrivano ondate in continuazione. E’ una situazione molto dura per l’equipaggio, soprattutto per il timoniere. E tutti abbiamo gli occhi rossi e che bruciano per il sale.”

A bordo di Groupama, velocissimo in queste condizioni. Foto Riou

Amory Ross, Puma: “Non male per un lasco stretto con venti nodi di vento e un mare difficile. E’ bello andare veloci, fa bene alla mente. Navigare così è divertente ed è quello a cui tutti pensano quando firmano per fare il giro del mondo a vela!”

Chris Nicholson, Camper: “La cima a cui è murato il fiocco si è rotta, la vela ha cominciato a sbattere e si è strappata in due pezzi”. Si tratta del J2, una vela importante per le condizioni in cui naviga la barca rossa e bianca, e quella utilizzata in sostituzione ha fatto rallentare il team in modo considerevole. In un successivo collegamento, tuttavia, il navigatore Will Oxley ha confermato che l’equipaggio è riuscito ad effettuare una riparazione e a issare nuovamente la vela. “I ragazzi sono stati fantastici, hanno lavorato finchè non era tutto a posto. Ci solo volute circa 20 ore, è un lavoro enorme, si deve portare la vela sottocoperta, asciugarla, trovare il taglio e fare la riparazione rimettendo insieme i due pezzi e aggiungendo uno strato, incollare e cucire. Non so come facciano, la vela è enorme e l’interno della barca così piccolo.” Oxley ha però aggiunto che le condizioni restano: “Piuttosto brutali. Non si può stare al timone senza casco e non si può volgere la faccia al vento perché ci si acceca. Immaginate di mettere la testa fuori da finestrino della macchina a 60 all’ora quando piove e capirete”.

Andrew Cape, Telefonica: “Siamo abbastanza contenti, navighiamo veloci a 90° di vento reale con il due. Forse è quello che ci aspettavamo per la prossima tappa, ma qui le temperature sono molto meglio! Non ci possiamo lamentare, è bello avanzare velocemente e sembra che per i prossimi giorni la situazione resterà così. I doldrum si sono chiusi un po’ a causa dell’aliseo forte che abbiamo qui, quindi non credo saranno un problema come quello che invece avremo quando saremo nell’emisfero sud in approccio alla Nuova Zelanda. Comunque non siamo nemmeno a metà della tappa e c’è ancora molta strada da fare.”

Justin Slattery, Abu Dhabi: “Questa è una passeggiata rispetto a quello che ci aspetta nel grande sud.”

Team Sanya, Andrés Soriano: “Dal tambuccio si vede solo il timoniere perché gli altri tre di turno si riparano dietro ai sacchi delle vele. E’ una bella corsa, bagnata e accidentata, sempre al limite.”
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Isole Marianne, 28 febbraio- Conclusa la tormentata “traversata del deserto” nel Mar della Cina e nel Pacifico occidentale, la flotta della Volvo Ocean Race ha finalmente raggiunto gli Alisei da ENE e sta volando a medie sulle 400 miglia al giorno verso l’Equatore. A uscire meglio di tutti da questa fase è stato Groupama, che con 421 miglia persorse nelle ultime 24 ore e un ottimo angolo per sviluppare la massima velocità ha preso il comando di questa quarta tappa.

Groupama in piena velocità al traverso con una mano di terzaroli. Foto Riou

Al rilevamento delle 13UTC di oggi, Franck Cammas e compagni avevano 55 miglia di vantaggio su Camper e 78 su Telefonica. Puma, che è riuscito a rientrare nel gruppo dopo il suo azzardo “giapponese” è quarto a 86 miglia. Abu Dhabi segue a 107 e Sanya è a 110. Le velocità medie, al lasco stretto, quando le cabntink keel lavorano al massimo e tutta la potenza dei Volvo 70 viene esaltata, vanno dai 18 ai 21 nodi in questa fase, con vento sui 20 nodi.

Più importante della classifica è però il posizionamento da ovest a est delle barche, al momento disposte a scalare in una vera e propria gara di velocità pura. Telefonica si è mantenuto più a est ed è anche quello più a sud, poi abbiamo Camper e Groupama. Queste tre formano la “prima linea”, con una separazione laterale di 225 miglia tra gli spagnoli e i francesi. In seconda linea, da ponente a levante, abbiamo Sanya, Azzam e Puma.

Lo scopo, a questo punto, è quello di trovare l’angolo migliore per approcciare le calme equatoriali (distanti poco meno di 2.000 miglia mentre Auckland è a 3.620 miglia). Saranno circa cinque giorni di sprint, con le barche che dimostreranno le loro doti di velocità, anche se al momento sembra confermato che Telefonica, Groupama e Camper siano le più veloci della flotta. I Volvo 70 riescono ad avere notevoli incrementi di velocità con appena 3-5 gradi di differenza nelle andature tra il lasco e la bolina larga, per cui il miglior posizionamento con il vento sarà decisivo. Il vento al momento da NNE tenderà a ruotare verso NE e poi ENE, con differenze di angolo e pressio variabile pare tra i 15 e i 25 nodi, per cui il posizionamento relativo potrebbe essere fondamentale. In tutto questo c’è anche da considerare che ci sarà da fare lo “slalom” tra gli atolli della Micronesia prima e tra gli arcipelaghi di Salomone e Vanuatu poi… Il tutto a più di 20 nodi di velocità, il che significa decidere per tempo come passare un’isola piuttosto che un’altra.

Nei prossimi giorni alcune barche potrebbero superare anche le 500 miglia al giorno. In questa VOR la miglior distanza sulle 24h è stata stabilita per ora da Camper in Leg 1 con 554,16 miglia. Il record assoluto per un monoscafo a vela è ancora quello di Torben Grael con Ericsson 4 nella prima tappa dell’edizione 2008-2009, con ben 596.6 miglia a quasi 25 nodi di media.

La situazione alle 13UTC di oggi con il vento previsto alla mezzanotte del 29 febbraio. Si nota la disposizione a ventaglio della flotta e l’angolo sui 90° con il vento previsto per le prossime ore. Da ovest a est: telefonica Blu, Sanya Verde, Camper Bianco, Azzam giallo, Groupama arancio e Puma rosso.

Voci da bordo

L’MCM Yann Riou, Groupama: “Eccoci finalmente al lasco, bel vento teso, mare bello, un cielo blu appena punteggiato di piccole nuvole. Dopo una settimana di temperature abbastanza piacevoli, ricomincia a fare caldo e compaiono i primi piccoli ventilatori. Ci prepariamo per un nuovo episodio di “life at the extreme” con forti velocità, torrenti d’acqua in coperta, e tutto il resto… insomma alla Volvo Ocean Race!”

Tom Addis, Puma: “E’ fantastico, lasco veloce. Siamo tornati in mare apero, non ci sono navi, reti da pesca, detriti da evitare, basta lasciare andare la barca a 22, 23 nodi. E’ la specialità di queste barche, quindi le sensazioni sono positive. Il contro è che ci si bagna molto, ma andare veloci verso la meta rende felici. Ci sono oltre 20 nodi d’aria. Poco fa abbiamo toccato 26 nodi di velocità e la media è superiore ai 20. Siamo dietro a un fronte, mentre Groupama è davanti, quindi noi possiamo alzarci un po’ di più. In dodici ore potremmo superare quel fronte e l’aria girerà ancora. Abbiamo ancora quattro o cinque giorni di lasco veloci prima di arrivare ai Doldrum, alle calme equatoriali a sud delle isole Salomone. Per adesso stiamo pensando a un piano, ma abbiamo ancora un po’ di tempo per definirlo.”

Will Oxley, Camper: “Abbiamo circa 1.400 miglia all’equatore e la flotta è allineata su un’asse est/ovest, tutti camminiamo intorno ai venti nodi. Ecco perché abbiamo passato tanto tempo andando a est. Il programma di navigazione che usiamo ci dice se l’angolo è giusto per andare veloci abbastanza da recuperare la distanza maggiore. A questo ritmo saremo vicini all’equatore in qualche giorno. Poi ci saranno molte opzioni da prendere nel Pacifico meridionale, dove io personalmente penso che si deciderà la tappa. Per ora è una gara di velocità in linea e l’idea è di guadagnare quando si può e cercare di non perdere in rapporto alle barche più a est. La linea diretta al traguardo passa attraverso le Salomone, una scelta da fare, e poi c’è la Nuova Caledonia e le Vanuatu sulla rotta, quindi si dovrà decidere come passarle. Sarà interessante. Speravo che, una volta negli Alisei, avrei potuto dormire un po’ di più e invece ogni volta che ricevo i bollettini voglio vedere un po’ più in là nel futuro per vedere di trovare una soluzione che ci porti ad Auckland in buona posizione.”

Ian Walker, Azzam: “Finalmente la Volvo Ocean Race. Basta scarrocciare e basta bolina. Solo potenza, onde in coperta e velocità. Abbiamo appena fatto la nostra prima corsa di 60 migia in tre ore, malgrado un cambio di vela nel mezzo che ci ha sicuramente rallentati. Speriamo nelle prossime tre di farne 65. Dobbiamo anche cercare di tenere la prua sopra la rotta per rimanere dove ci sono gli Alisei migliori. Fortunatamente tutto l’andare a est dell’ultima settimana ora viene ricompensato e ora possiamo navigare con angoli più ampi, al momento andiamo con un angolo di vento regale di 95°, con due mani di terzaroli alla randa e il genoa 2, con un vento di 25 nodi in aumento. La velocità passa dai 18 ai 30 nodi”.

Lo skipper di Team Sanya Mike Sanderson: “Abbiamo lavorato duro per stare nel gurppo, stiamo stati in testa e in cosa, ma ora dobbiamo affrontare la realtà della velocità delle barche di nuova generazione. Camminano un nodo più di noi. Siamo tutti agonisti e a tutti piace vincere, ma ora non siamo abbastanza veloci per tenere il passo. Un nodo di differenza è tanto, significa 24 miglia al giorno. Una prospettiva un po’ paurosa, in tre o quattro giorni il distacco potrebbe essere di 100 miglia”.

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Isole Marianne, 27 febbraio- Ken Read e i suoi uomini sono tornati a sorridere dopo che l’enorme azzardo che si erano presi quattro giorni fa, risalendo fin quasi al Giappone, ha iniziato a pagare. Con 400 miglia percorse nelle ultime 24 ore, ben 100 in più di Camper, Puma è ora risalito al terzo posto, a 39,6 miglia dal nuovo leader, Groupama, che anche lui gode i benefici di una posizione più nordista nella corsa verso est.

Tutto da rifare per Camper, ripreso dalla flotta. Foto Hooper

Al rilevamento delle 7:00UTC di oggi Camper è ora secondo, a 31 miglia da Groupama, e si trova circa 70 miglia più a sud di Puma. Telefonica è quarto a 55,4 miglia, Abu Dhabi quinto a 58,2 e Sanya sesta a 59,8. In generale c’è stata una notevole compressione della flotta, lasciando tutto aperto per la vittoria di questa quarta tappa. Adesso l’obiettivo immediato è trovare il momento giusto per “piegare” verso sud, verso la fascia delle calme equatoriali che, ancora una volta, costituirà un notevole dilemma per i navigatori e gli skipper.

“La cosa importante per noi è esserci riavvicinati”, sono le parole usate da Amory Ross, mediaman di Puma, “Sulle facce dei ragazzi è tornato il sorriso, lo spirito è buono e ci siamo quasi dimenticati della settimana di torture navigando in condizioni molto più piacevoli, quasi perché abbiamo ancora un po’ di orgoglio ferito, di tanto in tanto.” Lo skipper Ken Read ha trovato un modo originale per descrivere il sollievo nell’essere di nuovo a contatto con i rivali. “Credo di avere una spina nella mano destra, perché l’espressione toccare legno (il corrispondente di toccare ferro in italiano n.d.r.) è stata usata spessissimo. Il pezzettino di legno fissato al tavolo di carteggio è praticamente consumato. La frase “se tutto andrà come deve saremo a posto, toccando legno” è stata pronunciata migliaia di volte”.

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Taiwan, 23 febbraio- Fa davvero uno strano effetto vedere la flotta dirigere verso nord est, nel caso di Puma decisamente verso Nord con prua sul Giappone, quando la Nuova Zelanda è a sud est. Eppure è quanto è successo per tutta la giornata di giovedì alla Volvo Ocean Race, con i Volvo 70 che stanno cercando di trovare una rotta che consenta di scendere verso l’Equatore aggirando un’alta pressione da est, obiettivo che oggi per diverse ore è sembrato una chimera. In un caso, quello di Puma, appunto addirittura ci si sta allontanando dall’arrivo… Succede, quando il nuovo vento in arrivo sarà da nord, previsto per la giornata di venerdì, quando finalmente si dovrebbe poter scendere verso la Micronesia e l’Equatore.

Puma naviga verso nord mure a dritta quando la Nuova zelanda è a sud… Foto Ross

Camper, che ieri era uscito per primo dal Mar Cinese meridionale, sta spingendo per dirigere a est, seguito da Groupama, Abu Dhabi e Sanya. Questi ultimi due si trovano più a sud, quindi teoricamente più vicini all’arrivo, tanto che la classifica delle 22UTC li dava in testa. Primo Sanya, a 4599 miglia da Auckland e con 1,2 miglia di vantaggio su Azzam. Con l’arrivo del nuovo vento dovrebbero però essere Groupama e Camper, rispettivamente terzo a 5,8 e quarto a 8,9 miglia ad avere qualche vantaggio.

Per una volta nei guai sembra Telefonica, rimasto attardato in uscita da Taiwan e al momento dietro a Camper di una ventina di miglia. L’opzione di Puma pare quanto mai estrema. Ken Read e il navigatore Tom Addis stanno facendo una notevole scommessa e si sono diretti per tutto il pomeriggio verso NNE con l’obiettivo di agganciare per primi il nuovo vento e, con esso portarsi rapidamente a est e poi a sud. I rischi, a dire il vero, sembrano notevoli. Puma ha lasciato addirittura a dritta l’isola di Ishigaki-Shima, prima terra giapponese nel Pacifico occidentale. Alle 22UTC il Mar Mostro aveva accumulato 121 miglia di ritardo anche se iniziava a sentire finalmente il giro di vento da NE.

La posizione della flotta alle 16UTC di giovedì 23 febbraio con le previsione meteo per le 18UTC del 24 febbraio. La posizione di Puma (in rosso) sembra molto a rischio. Sanya (in verde) è il più a sud e quindi è dato in testa, anche se Camper (in bianco) e Groupama (in arancio) sembrerebbero meglio posizionati per il nuovo vento. Da notare che la Nuova zelanda, rispetto a questa cartina, si trova a sud est.

Il video di oggi:

“Speriamo di dover andare nord ancora per poche decine di miglia,” ha detto Will Oxley, navigatore di CAMPER with Emirates Team New Zealand. “Per ora stiamo andando verso il Giappone. Non è una cosa normale, ma sembra che sia il modo più veloce per andare in Nuova Zelanda. Ci conforta in fatto che sia così per tutta la flotta. In questa tappa sappiamo che stare a est nel Pacifico è meglio, e per ora non ci sono alisei, quindi cerchiamo di rimanere nel vento”.

Il timoniere di Groupama, Charles Caudrelier: “Scegliere la rotta è molto complicato, è dura capire cosa sta succedendo. Il nostro kiwi di bordo (Brad Marsh) è molto dispiaciuto a vedere che ci stiamo allontanando dall’arrivo, ma la rotta diretta è senza vento. Per andare a sud abbiamo bisogno di entrare negli alisei, di andare a est, credo che nessuno voglia prendere un azzardo. Dovremmo riuscire a dirigerci un po’ più verso la meta nelle prossime 24 ore. Non siamo mai stati a Auckland quindi seguiamo i kiwi, loro la strada dovrebbero saperla”.

Il Media Crew Member di Sanya Andrés Soriano: “Oggi con Abu Dhabi a circa duecento metri sottovento e Telefonica e PUMA qualche miglio a poppa, sembra quasi una regata in-port, e tutti a bordo si impegnano al massimo. Aksel (in navigatore Magdhal) è fisso al tavolo di carteggio per decifrare una gran quantità di informazioni e scegliere la miglior rotta possibile”.

Abu Dhabi in velocità. Foto Dana 

Da Telefonica, Iker Martinez: “A causa di queste condizioni, in generale, è difficile decidere dove andare. Non ci sono molte scelte, devi andare dove puoi, cercando di prendere il massimo di quello che hai… non siamo stati molto fortunati e non abbiamo navigato molto bene, ma spero che la ruota giri, se no la differenza sarà troppo grande. Abbiamo anche avuto un piccolo problema al bompresso e ci siamo dovuti fermare. Adesso è tutto ok, ma ci ha fatto perdere della strada.” Lo skipper spagnolo dice che non è chiaro quando finalmente si potrà fare rotta sud. “Non ne ho idea! Vorrei saperlo, ma è complicato, credo che tutti cominceranno ad andare verso la Nuova Zelanda quando il vento sarà più stabile”.

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Stretto di Luzon, Taiwan, 22 febbraio- Bang… bang… bang… Immaginate di essere dentro una scatola di carbonio lunga una dozzina di metri che da tre giorni, a una media di un colpo ogni 5 secondi, freme, trema e geme ogni volta che un’onda la percuote. E’ quello che sta succedendo ai sei Volvo 70 dalla partenza di questa quarta tappa della Volvo Ocean Race. Frazione che dovrebbe portare barche e uomini ad Auckland dopo 5.000 miglia di mare, ovvero verso sud est, ma che invece vede le prue ancora dirigere verso nord est. Eh sì, succede spesso nel giro del mondo: per avere la velocità migliore il vento bisogna andare a cercarselo dove c’è, e in questo caso, passata la burrasca che ha reso il Mar Cinese Meridionale un gigantesco frullatore con lavatrice incorporata, occorre navigare ancora in bolina mure a dritta verso Taiwan, l’isola che i sei Volvo 70 doppieranno nella serata di oggi, dopo non poche pene. Un bang dopo l’altro, come dimostra benissimo questo video appena arrivato da Telefonica:

“Banging” lo hanno soprannominato i velisti del giro del mondo. In effetti, a vederli, mentre l’immagine trema per il suddetto impatto dello scafo con la milionesima onda cinese, non deve essere proprio una situazione comoda. Ma se lo fosse, evidentemente, non sarebbe la Volvo Ocean Race, la più estrema e dura regata del pianeta. Per cui, i nostri 66 amici si armano di pazienza e, bang dopo bang, provano a studiare una strategia per uscire dal frullatore. Quando i bang sono più forti, come nel primo giorno di questa tappa, allora il primo pensiero va agli dei, invocati per evitare che il carbonio si spacchi all’ennesimo impatto. “Pensi che ogni colpo sia quello decisivo”, dicono i marinai della Volvo, “ma poi ti ci abitui”.

Xabi Fernandez nel pozzetto di Telefonica. Foto Fructuoso

Ed ecco Xabi Fernandez, l’alter ego dello skipper Iker Martinez, oro olimpico e veterano di due giri del mondo, che dalla sua cuccetta dice “Beh… quacosina abbiamo dormito… ora si è calmato un po’ però sì che ci ha sbatacchiato sin’ora… bueno, qui sotto si sta bene… banging, banging… che cos’é? Sono le botte che si prendono, che non smettono mai. Però speriamo di uscire presto da qui e che comincino a migliorare le cose”.

Una situazione che inizia a snervare gli equipaggi. Ken Read, skipper di Puma (che pian piano si è riportato sotto alla flotta), dice: “Non vediamo l’ora di uscire da questo posto il prima possibile. Ne abbiamo avuto abbastanza di bolinare”.

Mike Sanderson di Sanya: “Siamo contenti della nostra posizione. Siamo partiti da Sanya con un piano, il salto a destra del vento ci ha dato una mano. Quindi tutto bene, siamo veloci e felici di essere qui. L’attraversamento dello stretto sembra molto complicato. Ci sarà da decidere quanto spingersi a est prima di far rotta a sud verso l’Equatore, quanta strada si è disposti a percorrere in più e quanto spingersi a est. Al momento sembra dura, con angoli molto stretti, che in poche parole significa qualche giorno ancora di bolina o di lasco stretto.”

Chris Nicholson descrive le onde molto ripide e le pericolose cadute nel cavo: “Non è un grosso problema con la luce del giorno, perché si riesce a evitarle, addolcendo l’impatto, ma durante la notte è molto più difficile”.

Azzam in bolina contro le onde del Mar Cinese Meridionale. Foto Dana

Ian Walker, skipper di Abu Dhabi Ocean Racing: “Dobbiamo timonare “intorno” alle onde. E’ un postaccio, almeno per navigare di bolina. Speriamo che fra un centinaio di miglia questa situazione finisca e si possa liberarsene una volta per tutte. Sono felice che non ci siano 40 nodi, come avrebbe potuto essere. Ci aspettiamo che il vento cali di molto, ma spero che il mare si calmi prima, in caso contrario non sarà facile andare avanti”.

Al rilevamento delle 19UTC di oggi la situazione è quanto mai aperta. La flotta sta facendo letteralmente il “pelo” alla punta meridionale di Taiwan. Puma si è rifatto sotto. Tra le barche che erano state più “basse” (Camper, Abu Dhabi e Sanya) ed erano quelle più vicine al nuovo waypoint (in Nuova Zelanda… con atolli tropicali, isole vulcaniche, calme equatoriali, venti portanti nel mezzo…) il solo Camper sembra essere riuscito a restare nel vento e continua a condurre dopo essere stato il primo a uscire dal Mar Cinese Meridionale: Camper ha 4,3 miglia su Groupama Azzam e 6,9 su Telefonica, che ha trovato vento lungo la costa dell’isola. Seguono Abu Dhabi a 20,3, Puma a 22,3 e Sanya a 24,8. Come dire… tutto da rifare. Tra poco qualcuno dovrà pur dirigere a SE, visto che sulla prua prima c’era l’isolona di Taiwan e ora c’è l’immenso Oceano Pacifico. Non sarà facile decidere il momento migliore per farlo, anche perché per una mezza giornata il vento sembra davvero poco e quindi, nel Pacifico Orientale si dovrà puntare a ovest prima di scendere verso Aotearoa… Ma che diamine, dov’è andata a finire la Nuova Zelanda?

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Fuga, Filippine, 21 febbraio- E’ Camper ad aver preso il controllo di questa prima fase della quarta tappa della Volvo Ocean Race. La prospettiva di arrivare per primi nella loro Auckland, certamente incentiva non poco le prestazioni dei kiwi a bordo, che al momento stanno guidando la flotta nell’estenuante bordeggio in uscita dal Mar Cinese Meridionale. Al rilevamento delle 22UTC, Camper aveva 10.4 miglia di vantaggio su Groupama e 17,7 su Sanya. Queste tre barche, mantenendosi più a est, sono riuscite a interpretare al meglio le rotazioni del vento che, per tutta la giornata di oggi, si è mantenuto tra i 13 e i 18 nodi.

A bordo di Groupama nella lunga bolina nel Mar Cinese Meridionale. Foto Riou

Quarto è Abu Dhabi, a 18,4 miglia, mentre a inseguire per una volta è Telefonica, che ha pagato il suo posizionamento più nord occidentale e sta cercando di rientrare nel gruppo con ancora 27,1 miglia di ritardo. Puma chiude la flotta a 40,2 miglia.

Curioso il fatto che per uscire dal Mar Cinese, la flotta abbia dovuto seguire una rotta verso nord est, quando la Nuova Zelanda è decisamente verso Sud Est. Dopo il passaggio del Monsone, che ha lasciato un duro mare confuso, il vento residuo si sta mantenendo più intenso nella zona settentrionale dello Stretto di Luzon, il braccio di mare che separa Taiwan dalle Filippine.

Le posizioni alle 22UTC del 21 febbraio. In bianco Camper che sembra aver preso il controllo di questa fase. In arancio Groupana, in verde Sanya.

Mike Sanderson, Sanya: “Ancora una volta, Telefónica a nord e noi a sud, non prendetevela con noi se non funzionerà, loro sono sempre anche mezzo nodo più veloci… Ma questa volta siamo qui perché volevamo essere in questa posizione, forse abbiamo una possibilità tattica. Teniamo le dita incrociate sperando di aver ragione e di prendere un buon salto per riavvicinarci”.

Will Oxley, Camper: “Penso di poter parlare a nome di tutti dicendo che non vediamo l’ora di uscire dal Mar Cinese Meridionale. Fino ad ora abbiamo virato una sola volta e quasi tutte le barche stanno facendo rotta verso nord-est. Non c’è molta scelta in termini tattici per ora, si tratta di uscire da questo tratto di mare. Sono momenti di nervosismo, ma siamo in buona posizione, speriamo che la barca ci dia una mano”.

Franck Cammas, Groupama: “Dopo la partenza abbiamo avuto un po’ di lasco. Due ore sopra i venti nodi con mare duro. Poi abbiamo cominciato a navigare di bolina, che non è un’andatura che gradiamo molto, specialmente perché non abbiamo preparato la barca in questo senso. Ma resistiamo. Sapevamo di dover soffrire i primi giorni, speriamo che arrivino delle andature più larghe dopo Taiwan. C’è un’onda ogni 3 secondi e ogni volta si prende un colpo, dovrebbe migliorare però. Siamo più preoccupati delle piattaforme petrolifere, che non sono molto ben indicate sulle carte”.

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Sanya, Cina, 20 febbraio- Sono Groupama e Camper i più veloci nella ripartenza della Leg 4, le 5.220 miglia da Sanya ad Auckland che si annunciano piene di insidie. Telefonica, che era stata la prima a partire alla mezzanotte italiana, è stata subito rallentata dal pochissimo vento presente lungo la costa meridionale di Hainan. Stessa sorte per Groupama, Azzam, Sanya e Camper, che sono partiti nell’arco di 9 minuti. Puma, partito alle 00:39, ha subito la stessa sorte ma è riuscito comunque a restare a portata degli altri.

Condizioni dure a bordo di Camper. Foto Hooper

Una volta usciti dal ridosso dell’isola, però, il Monsone si è fatto subito sentire con venti sui 25 nodi e onde di 5 metri, affrontate in bolina larga con J4 e una mano di terzaroli che hanno comunque portato a punte di 20 nodi di velocità, in condizioni definite “brutali” dagli equipaggi, che in alcuni casi hanno sofferto anche il mal di mare (capita anche ai più tosti…). Man mano che la flotta prosegue verso est, il vento si va via attenuando come da previsione e Groupama, posizionatasi al centro della flotta, è riuscita a prendere la testa.

Roberto Bermudez De Castro al grinder e ben legato durante la dura bolina di questa mattina su Camper. Foto Hooper

Il video:

Alle 9UTC Groupama ha 1,5 miglia di vantaggio su Camper, Telefonica ì a 2,1, Abu Dhabi a 3,8, Sanya (posizionata più a sud di tutti) è a 7,9 mentre Puma chiude a 12,9.

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Sanya, Cina, 19 febbraio- Incredibile l’esito della prima parte della Leg 4, disputata oggi a Sanya a ridosso dell’isola di Hainan. Puma, che aveva dominato l’intera regata per le prime tre ore, è addirittura finito all’ultimo posto a causa di un buco di vento nel quale è incappato quando aveva accumulato ormai un miglio di vantaggio. Non solo, alla fine Puma ha accusato un ritardo di 39 minuti da Telefonica, ancora una volta vincitore di questa frazione, e partirà quindi 39 minuti dopo gli spagnoli.

Proprio non ne va bene una a Ken Read in questa Volvo Ocean Race. Iniziare con un tale ritardo una tappa lunga 5.220 miglia non sarà compromettente ma non è certo un buon modo di giocarsi le proprie carte.

Sarà quindi Team Telefonica a partire in prima posizione, alla mezzanotte italiana di oggi per la quarta tappa della Volvo Ocean Race verso Auckland, rimandata di 17 ore dagli organizzatori per evitare la parte peggiore di una tempesta monsonica presente nel Mar Cinese Meridionale. Seguiranno Groupama 4, Abu Dhabi, Sanya, CAMPER e appunto PUMA.

Sono state quattro ore piene di sorprese quelle che ha riservato la Volvo Ocean Race oggi per la prima parte della quarta tappa, e ancora una volta sono stati gli spagnoli di Team Telefónica a concludere in testa le 43 miglia del percorso costiero che ha visto navigare fra la flotta fra le boe nella baia di Sanya e fino all’imponente statua Guanyin Buddha e ritorno. Con questo risultato gli iberici non raccolgono punti ma potranno godere di un vantaggio di due minuti e mezzo per la ripartenza della regata. Questo rinvio di 17 ore rispetto al programma iniziale, permetterà ai sei team di evitare il peggio della tempesta monsonica, con venti a oltre 40 nodi di intensità e onde fino a otto metri.

Il riassunto video:

Oggi il campo di regata si è dimostrato pieno di insidie, soprattutto per un vento molto instabile, con una transizione cruciale a metà del lungo bordo di ritorno verso il Serenity Marina di Sanya. Fin dalle prime battute del percorso costiero di sette miglia, si sono succeduti colpi di scena, con Groupama di Franck Cammas costretto a ritornare sulla linea e a effettuare una penalità. La flotta si è poi divisa in due, con gli americani di PUMA in testa, abili a prendere nel modo giusto un salto di vento, inseguiti da vicino da CAMPER. Mentre alcuni team addirittura mandavano un uomo in testa d’albero per cercare segni sull’acqua di raffiche o buchi di vento, alla terza boa al vento i protagonisti sono stati Abu Dhabi e Telefonica con un passaggio molto ravvicinato che gli umpire in acqua hanno deciso dovesse essere penalizzato con un 720° da parte di Abu Dhabi, che cadeva così in ultima posizione. All’ultima boa, prima del lungo tratto di 80 miglia di lunghezza fino al Guanyin Buddha, era sempre PUMA a guidare con margine la flotta seguito da CAMPER, Telefónica, Groupama, Sanya e Abu Dhabi.

Ma molto doveva ancora succedere, per gli ispano/neozelandesi di CAMPER vittime di un problema a una vela ma, soprattutto per Ken Read e il suo equipaggio di PUMA che dopo aver condotto per tre quarti del percorso, girando in prima posizione anche la boa di metà strada con oltre un miglio di margine, cadevano in un buco di vento quasi totale, che faceva perdere loro non solo tutto il vantaggio ma li faceva scendere dalla prima all’ultima posizione, accumulando un ritardo di quasi quaranta minuti.

Un deluso Ken Read al suo arrivo in banchina ha dichiarato: “Non ho mai visto una cosa partire tanto bene e finire tanto male. Avevamo un vantaggio enorme, avevamo navigato bene, poi siamo finiti in un buco e ci siamo rimasti per un’ora e mezza. Incredibile. Non so cosa dire, è una cosa che rende furibondi. Con questa flotta non si può avere un ritardo di un’ora, sono così arrabbiato. Adesso dobbiamo rincorrere, un modo molto frustrante di cominciare una tappa.”

Iker Martinez, skipper di Telefonica, ha riconosciuto la sfortuna di Puma: “Mi spiace per PUMA perché hanno fatto una grande regata e sono stati molto sfortunati. Noi ci siamo accorti che stava entrando in una zona senza vento e siamo riusciti a evitarla, a passare bene la transizione”.

Bella rimonta anche da parte dell’equipaggio locale di Team Sanya, quarto sul traguardo il miglior piazzamento del gruppo guidato da Mike Sanderson fino a questo momento, mentre un quinto lasciava molto deluso lo skipper di CAMPER Chris Nicholson, che dovrà partire per le oltre 5.200 miglia verso Auckland con più di nove minuti di ritardo. “Avremmo preferito partire con nove minuti di vantaggio sugli altri.” Ha detto il velista australiano. “Abbiamo avuto un paio di problemi tecnici, ma se si guarda quello che è successo a PUMA, avrebbe potuto andare peggio.”

L’ordine d’arrivo della prova di oggi, infatti, ha deciso l’ordine di partenza della terza tappa dalla mezzanotte in punto i team lasceranno la Cina con questa tabella di marcia (ora italiana): Team Telefónica, 00:00h, seguito da Groupama alle 00:02:33, poi 
Abu Dhabi Ocean Racing alle 00:03:34, quarto Team Sanya alle 00:07:28, quinto CAMPER alle 00:09:12 e infine 
PUMA alle 00:39:17.

La quarta tappa, da Sanya ad Auckland in Nuova Zelanda, è lunga oltre 5.200 miglia e assegnerà 30 punti al vincitore, 25 al secondo, 20, 15, 10 e 5 punti per i piazzamenti successivi.

L’appuntamento è quindi fissato per questa notte alle 24 italiane,questi gli orari di partenza UTC:

Team Telefónica: 2300 UTC, domenica 19 febbraio

Groupama sailing team: 23:02:34 UTC

Abu Dhabi Ocean Racing: 23:03:36 UTC

Team Sanya: 23:07:32 UTC

CAMPER with Emirates Team New Zealand: 23:09:13 UTC

PUMA Ocean Racing powered by BERG: 23:39:17 UTC

 

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Classifica generale Volvo Ocean Race 2011-12:

1. Team Telefónica, 101 punti

2. CAMPER with Emirates Team New Zealand, 83

3. Groupama sailing team, 73

4. PUMA Ocean Racing powered by BERG, 53

5. Abu Dhabi Ocean Racing, 43

6. Team Sanya, 17

Sanya, Cina, 18 febbraio- Telefonica vince ancora, mette altri sei punti in carniere e, più di tutto, dà un’impressione di estrema solidità. Iker Martinez e il suo equipaggio di campioni (Xabi Fernandez, Jordi Calafat, altre due medaglie d’oro olimpiche come lui, Pepe Ribes…) hanno dominato la Inport Race di Sanya davanti a Puma, l’unico a tenere il passo degli spagnoli, Abu Dhani, Camper, Groupama e Sanya.

Telefonica sulla destra del campo di regata nella prima bolina oggi a Sanya. Foto Roman

Sin dalla partenza Telefonica appare in forma. Abu Dhabi è il più veloce sulla linea, ma sceglie la sinistra, mentre Martinez gioca perfettamente con le oscillazioni del vento (tra i 15 e i 20 nodi) andando a bolinare sul centro destra fino al “buono” decisivo che lo porta alla boa di bolina. Solo un momento d’incertezza, nell’ammainata di gennaker alla prima poppa quando la scotta del genoa rimane incastrata nella vela ammainata e fa perdere qualche decina di secondi, con Puma che si avvicina. Niente paura, però, perché nella seconda bolina gli spagnoli allungano, stavolta sulla sinistra, dimostrando una perfetta lettura del campo di regata, come del resto è prassi per velisti di quel calibro. I migliori, quindi, vincono ancora e si portano ora a 101 punti in classifica, ben 18 di vantaggio su Camper, che è a 83 dopo i 3 conquistati oggi in rimonta (alla prima bolina era ultimo).

Proprio Camper sperava di meglio, dopo aver avuto Rod Davis come coach in settimana, ma Chris Nicholson non ha brillato oggi, come Groupama e Sanya. Un terzo, senza infamia e senza lode, per Azzam.

“Oggi la tattica è ciò che ha fatto la differenza”, ha detto Iker Martinez, “Eravamo sempre nel posto giusto in bolina e anche nella prima poppa. Anche se non siamo stati bravi nelle manovre, eravamo dalla parte giusta e questo è ciò che importava”.

Il replay della Inport:

Ora l’attesa è tutta sulla partenza della Leg 4 per Auckland, in programma alle 14 locali di domani (le 7 in Italia), con diretta livestream. Previsto tempo molto duro nel Mar Cinese Meridionale, con Monsone da NE fino a 30-35 nodi e onde di sei metri in alcuni punti. Saranno 600 miglia da affrontare in bolina fino alle Filippine, con le barche messe a dura prova.

Il player per la diretta streaming della partenza della Leg 4 (domenica 19 febbraio, ore 7 italiane):

La classifica

1
Team Telefónica
101
2
CAMPER with Emirates Team NZ
83
3
Groupama Sailing Team
73
4
PUMA Ocean Racing by BERG
53
5
Abu Dhabi Ocean Racing
43
6
Team Sanya
17

 

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Sanya, Cina, 16 febbraio- Team Telefonica ha deciso oggi di cambiare il sartiame al suo Volvo 70, alla vigilia della partenza della quarta tappa. Il team leader della Volvo Ocean Race non ha partecipato quindi alla regata di prova di oggi a Sanya. E’ lo stesso skipper Iker Martine a spiegare i motivi di tale scelta:

“Abbiamo visto qualcosa che non ci soddisfaceva nel sartiame”, ha detto lo skipper basco, “per cui abbiamo tolto l’albero e deciso di mettere il sartiame di riserva che avevamo già qui a Sanya. Magari avremmo finito la quarta tappa senza problemi, ma per sicurezza abbiamo deciso questo cambio. Poi vedremo con calma se le nostre sensazioni erano giuste analizzando il sartiame tolto. L’importante, in una tappa come questa, è sapere di non avere problemi. Domani torneremo a navigare nella Pro-Am e saremo pronti per la Inport di sabato”.

Iker Martinez al lavoro sul sartiame. Foto Roman/VOR

Iker Martinez ha parole significative anche sulla previsione di vento duro per la partenza della Leg 4:

“Beh, abbiamo due previsioni”, dice, “una molto forte e l’altra eccessivamente forte… E tutti ci ricordiamo della scorsa tappa, quando la parte più dura del giro fu proprio qui, nel Mar Cinese, con un vento fortissimo, onde enormi e la previsione è simile. Certo dobbiamo essere in grado di affrontare tale condizioni, il giro del mondo è così. Non nascondo che la previsione ci incute non dico paura ma molto rispetto, queste barche sono fatte per il giro del mondo, dovremo navigate con prudenza, evitare che si rompa qualcosa ma è così, il giro è così e dovremo farlo nel miglior modo possibile”.

L’audio di Iker Martinez.120216_TEL_MARTINEZ_ES

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Sanya, Cina, 15 febbraio- Sta per iniziare ad Hainan il lungo week end della Volvo Ocean Race. Sabato 18 è in programma, alle ore 14 locali (le 7 del mattino in Italia) la In Port Race. Domenica 19, sempre alle 14 locali, la partenza della Leg 4 (previsto vento e mare molto duro), 5.220 miglia da Sanya ad Auckland, dove si prevede un’accoglienza trionfale a una flotta che manca dalla Nuova Zelanda dall’edizione 2001. Thomas Coville di Groupama ha detto che “vincere arrivando ad Auckland sarebbe come battere gli All Blacks nella finale di Coppa del Mondo di Rugby”. In effetti, Camper with Emirates Team New Zealand vuol far di tutto per vincere la tappa che arriva in Nuova Zelanda. A Sanya sono volati sia Rod Davis, coach del team, sia il gran capo Grant Dalton, che in quanto a vittorie nel giro del mondo se ne intende.

Proprio Grant Dalton, nell’epico duello dell’edizione 1990, tra il suo Fisher & Paykel e lo Steinlager 2 di Peter Blake (allora non ancora Sir), perse la tappa dell’arrivo ad Auckland per soli 38 minuti, a causa di un salto di vento dopo aver condotto per quasi tutta la tappa. Chi lo conosce bene dice che ancora gli girano…

Puma nell’epica burrasca della quarta tappa nell’edizione 2008-2009. Allora la barca di Ken Read ruppe il boma attraversando lo Stretto di Luzòn. Anche in questa edizione si prevede tempo duro nell’uscita dal Mar Cinese Meridionale. Foto Deppe/Puma

Chi sta cercando di recuperare è Abu Dhabi, quinto in classifica dopo tre tappe e brillante per ora solo nelle regate Inport. A Sanya lo Studio Farr, progettista del Volvo 70 di Ian Walker, ha effettuato una serie di modifiche sotto la supervisione diretta del presidente dello Studio di Annapolis, Patrick Shaughnessy. In particolare Azzam ha bisogno, secondo quanto dichiarato dallo stesso Shaughnessy, di migliorare le prestazioni bolina. Anche su Puma, Ken Read sta facendo di tutto per guadagnare punti che lo avvicinino ai primi tre della flotta: Telefonica, Camper e Groupama.

Il video preview, con le dichiarazioni di Grant Dalton:

Telefonica, vincitrice di tutte e tre le tappe sin qui disputate, pare controllare la situazione, anche se la lunga e insidiosa tappa verso la Nuova Zelanda sarà piena di trappole. Vediamole:

1) La tratta nel Mar Cinese Meridionale fino allo Stretto di Luzon, lasciando le Filippine a dritta. Passaggio questo che comporterà una durissima bolina mure a sinistra. Gli ultimi modelli meteo danno in arrivo il Monsone, con venti da Nord Est fino a 35-40 nodi. Ciò significa che la partenza sarà ai limiti del possibile, con un iniziale ridosso fornito dall’isola di Hainan ma poi uno stato del mare molto duro per circa 600 miglia fino alle Filippine. Rivedremo gli ancoraggi a ridosso di qualche isola in attesa che passi la buriana, come successe nella pazzesca tappa del 2009? Potrebbe anche essere, visto che lo Stretto tra Luzon e Taiwan è notoriamente uno dei mari più pericolosi al mondo con vento forte da NE. Il problema è che, una volta lasciata Hainan, non vi saranno ridossi per 600 miglia, visto che la rotta andrà da ovest verso est.

Il modello meteo del Mar Cinese Meridionale per la giornata di venerdì, quando arriverà il Monsone di Nord Est. Come si vede nello Stretto di Luzon (il braccio di mare tra le Filippine e Taiwan) le condizioni del mare saranno durissime con venti fino a 35 nodi da affrontare in bolina. La flotta navigerà fuori dal ridosso di Hainan nella serata di domenica e per tutta la giornata di lunedì e martedì. In alcuni punti del Mar Cinese meridionale le onde potranno arrivare a sei metri di altezza.Il Monsone dovrebbe attenuarsi poi da martedì

Il Race Control sta monitorando la situazione e l’evoluzione dei modelli ogni 30 minuti, ma al momento la previsione viene definita “molto pericolosa, in grado di portare barche e uomini visino ai limiti del possibile”. La regata In port del 18 si svolge in acque ridossate, quindi sarà spettacolare. Per domenica, invece, sarà dura.

2) La discesa verso l’Equatore. Qui le condizioni saranno probabilmente alle portanti, con una veloce volata. Il successivo passaggio dei dolldrum, il terzo dei quattro previsti in questa edizione della VOR, sarà al solito denso di incognite.

3) L’arrivo in Nuova Zelanda. Dopo i dolldrum ci sono circa 2.500 miglia di Oceano Pacifico fino ad Auckland, lasciando via via arcipelaghi come la Salomone e le Vanuatu a dritta, le Figi a sinistra.

Ricordiamo che la Inport e la partenza saranno visibili in diretta sul livestream della Volvo Ocean Race.

Il video docume ntario che riepiloga la terza tappa:

La classifica dopo tre tappe

1
Team Telefónica
95
2
CAMPER with Emirates Team NZ
80
3
Groupama Sailing Team
71
4
PUMA Ocean Racing by BERG
48
5
Abu Dhabi Ocean Racing
39
6
Team Sanya
16

 

Sanya, Cina, 14 febbraio- Dopo tre tappe della Volvo Ocean Race abbiamo chiesto a Stefano Beltrando, appena rientrato dalla Cina dove ha “curato” i sei Volvo 70 a suon di ultrasuoni con il suo team di Q.I. Composites, come è la situazione della flotta della più dura regata oceanica al mondo.

Interessante la risposta di Beltrando, che fi fa capire quanto siano tirate queste barche e come il confine tra l’affidabilità e la velocità sia davvero difficile da trovare. Fatto che spiega anche le rotture nelle prime due tappe.

Nel frattempo a Sanya la flotta è stata di nuovo varata dopo i controlli a terra in vista della prossima tappa. la Inport Race di Sanya è prevista il 18 febbraio. Il 19 partenza della quarta tappa per Auckland.

Abu Dhabi Azzam torna in acqua a Sanya dopo i giorni di “cure” a terra. Foto Dana

“Tutte le barche da regata oceanica hanno una vita he può essere distinta in 3 fasi.

1-messa a punto e allenamento

2-prime miglia in  regata

3-miglia successive

La prima fase è quella che va dal varo alla partenza della prima regata, in questo periodo l’equipaggio porta progressivamente l’imbarcazione a quelli che ritiene i target di velocità, tuttavia questi target vengono raggiunti in condizioni ideali o quasi. Cioè è ovvio che lo skipper non lascerà la base d’allenamento con previsioni di burrasca né tantomeno proverà la massima velocità di bolina se la taglia delle onde comincia ad essere da record . In questa fase le rotture sono possono essere solo quelle strettamente collegate a difetti costruttivi evidenti oppure a sottodimensionamenti grossolani.

La seconda fase è quella più a rischio. L’equipaggio parte per la regata credendo di aver già spinto la barca al massimo ma va da sé che la competizione induce a dare ancora di più portandosi in condizioni di carico davvero al limite se non addirittura oltre.  Ecco quindi che vediamo i disalberamenti e gli scafi rotti della prima tappa. Anche volendo parlare di altre regate, basti pensare al numero di disalberamenti e danni agli scafi dei primi tre giorni dell’ultima Vendee Globe.

La terza fase invece è quella più tranquilla in cui i danni agli scafi e strutture avvengono principalmente a seguito di eventi eccezionali come manovre errate, condizioni meteo estreme e impatti con fondale o oggetti galleggianti. In pratica la barca ha finito il rodaggio e quello che doveva rompersi si è già rotto ed è stato dimensionato in modo adeguato.

Durante la scorsa Volvo la si è passati dalla fase 2 a 3 nella tappa tra Singapore e Quingdao mentre ad occhio e croce in questa edizione se non ci siamo già, saremo ad Aukland nella terza fase”.

Stefano Beltrando

Sanya, Cina, 9 febbraio- Durante la tappa di Sanya, i sei Volvo 70 sono in questi giorni oggetto delle attente cure degli shore team. Le sollecitazioni a cui sono sottoposte queste potentissime macchine da regata oceanica comporta, infatti, una continua sorveglianza per garantirne l’integrità. Il miglior “dottore” dei Volvo 70 è un apprezzato strutturista piemontese di 36 anni, Stefano Beltrando, che con la sua QI Composites è considerato il miglior specialista sull’integrità strutturale dei materiali compositi e hi-tech applicati alla vela. QI Composites, partner tra l’altro di Farevelanet, è quindi in questi giorni a Sanya per verificare con l’utilizzo di ultrasuoni la presenza di micro-delaminazioni che potrebbero compremettere l’integrità strutturale dell’insieme con successive sollecitazioni.

Stefano Beltrando a Sanya

Stefano Beltrando spiega la sua tecnica “medica” in questo interessante video pubblicato da VolvoOceanRace:

“Il punto principale di questa regata”, spiega Beltrando, “è che bisogna essere capaci di portare la barca alla tappa successiva. Per vincere una regata devi essere in grado di navigare il più veloce possibile senza danni, così che trovare i piccoli difetti e fissarli è una priorità per vincere, in modo da evitare avarie davvero grandi in seguito”.

Un tecnico QI Composites al lavoro su Sanya

E ancora: “Queste barche non hanno protezioni eccessive o materiali extra, sono molto leggere, la sfida è proprio quella di trovare i piccoli difetti prima che diventino grandi problemi”.

E come funziona questo “sonar”? “In sostanza”, spiega Beltrando, “cerchiamo “aria” nelle strutture, se sono integre sono anche piene e quindi gli ultrasuoni hanno un segnale diverso. E’ un po’ come un’ecografia medica a una persona. In fondo è come in un castello di carte, se ne togli anche una sola crolla tutto il sistema… Una piccolissima delaminazione può compromettere alla lunga l’integrità di tutta una struttura..”.

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Sanya, Cina, 4 febbraio- Se tre indizi fanno una prova… allora Telefonica è ormai la barca da battere per la Volvo Ocean Race 2011-2012. Alle 4:58 di oggi l’equipaggio di Iker Martinez ha tagliato il traguardo a Sanya vincendo la seconda parte della terza tappa del giro del mondo. Telefonica è anche la prima barca da Steinlager 2 di Sir Peter Blake (1989-90) a vincere le prime tre tappe del giro del mondo. Telefonica ha impiegato 12 giorni, 19 ore, 58 minuti e 21 secondi dalle Maldive a Sanya attraverso alcuni dei mari più pericolosi del pianeta. Telefonica sale così a 95 punti, sempre più leader nella classifica generale.

Iker Martinez festeggia sul palco di Sanya. Foto Roman

Al secondo posto, alle 6:45, Groupama di Franck Cammas, che conferma la sua rapida crescita tecnica e ottiene un altro risultato che rafforza la sua posizione in classifica generale, ora terzo con 75 punti. Terzo è Camper di Chris Nicholson, arrivato ad Hainan alle 8:28, che sale a 80 punti.

Telefonica, Groupama e Camper: sono questi i tre Volvo 70 più costanti di questa prima parte di Volvo Ocean Race. Veloci, affidabili (gli unici ad aver finito tutte e tre le tappe), determinati come uomini e leader. Due (Telefonica e Groupama) sono progetti di Juan Kouyoumdjian, Camper è dello Studio Botin.

“E’ stata la tappa più pericolosa che abbia mai corso in vita mia” ha detto Iker Martinez “Sono molto orgoglioso del modo in cui si è comportato il mio equipaggio. La chiave della tappa è stata quella di restare sempre lì, non lasciar mai la flotta e lottare ogni miglio, non prendere nessuna opzione rischiosa e, come sempre, credo, navigare la barca al cento per cento”.

Formalità doganali a Sanya per gli spagnoli. Foto Roman

La forza di Telefonica si è manifestata sin dall’approccio allo Stretto di Malacca, dove grazie a una scelta settentrionale gli spagnoli sono giunti per primi, e poi in una capacità effettiva di portare la barca sempre al massimo, lotanndo appunto con Groupama fianco a fianco nello Stretto, comprese difese sopravvento/sottovento da match race, e poi controllare prima e allungare poi nella lunga bolina finale nel Mar Cinese Meridionale. Lo si era già visto nelle prime due tappe: Iker Martinez, Xabi fernandez, Jordi Calafat, Pepe Ribes e tutti gli altri sono capaci di esprimere tecnicamente il massimo dal loro Volvo 70. La barca è assai affidabile, con uno shore team guidato da Horacio Carabelli (vincitore con Torben Greal su Ericsson 3 della scorsa edizione della Volvo) che la cura in ogni suo dettaglio al meglio. Su Telefonica c’è molta esperienza specifica, visto che (insieme a Camper) l’equipaggio vanta il maggior numero di partecipazioni al giro del mondo (il navigatore Andrew Cape ne ha fatte già 4), e molto talento (tre ori olimpici a bordo) confermando l’assioma che i migliori velisti danno il meglio su qualunque barca sia loro affidata. Enhorabuena chicos…

Telefonica in navigazione
Telefonica all'arrivo a Sanya. Foto Todd

 

L’equipaggio spagnolo festeggia sul palco di Sanya. Foto Roman

 

Franck Cammas festeggia il secondo posto del suo Groupama sul palco di Sanya. Foto Roman

Puma si avvia a conquistare il quarto posto mentre Abu Dhabi finirà quinto in mattinata. Sanya, sesto, è atteso per domattina.

La classifica dopo tre tappe diventa quindi:

Telefonica 95

Camper 80

Groupama 71

Puma 48

Abu Dhabi 39

Sanya 15

 

Volvo Ocean Race Game

Per quanto riguarda il sempre più popolare Volvo Ocean Race Game (oltre 170.000 giocatori) la vittoria di Leg 3 è andata a Micke II, 29enne finlandese di Turku. A lui in premio un viaggio ad Auckland per la partenza della Leg 4.

Così gli italiani tra i primi 50: 23.Arione I; 45.Ratman I; 46.Lolafantasy I

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Sanya, Cina, 3 febbraio- Che i baschi siano tipi tosti è noto, ma la determinazione con cui Iker Martinez e Xabi Fernandez stanno portando avanti questa Volvo Ocean Race è davvero una conferma del loro enorme valore. Velisti capaci di eccellere tra le boe di un 49er olimpico e tra gli oceani del pianeta e, udite udite, presto probabilmente anche su un AC72 chiamato Luna Rossa in Coppa America (la voce è molto solida e sarebbe una splendida notizia per la vela italiana, visto che i due sono tra i migliori velisti al mondo). E non ci sono solo loro: su Telefonica c’è un altro oro olimpico, Jordi Calafat, un velista tosto ed esperto come Pepe Ribes, un navigatore eccellente come Andrew Cape…

La lunga e dura bolina lungo le coste del Vietnam compiuta negli ultimi due giorni da Telefonica è un capolavoro di tecnica e tattica.

Il video:

Osservando il tracciato del Volvo 70 spagnolo rispetto a quello dell’inseguitore Groupama (sono rispettivamente le linee blu e arancione nella cartina qui sotto) si nota come la copertura sia diretta, proprio come un match race, e i guadagni sempre da parte della lepre (Telefonica). Il cacciatore (Groupama) è, al rilevamento delle 11 di oggi, a 27 miglia rispetto alle 19 delle prime ore della mattinata. Ha perso qualcosa anche per un’avaria. E non stiamo parlando di avversari deboli: Franck Cammas sta migliorando tappa dopo tappa, con l’umiltà dei grandi a cui piace mettersi in gioco e che accettano le vere sfide. Complimenti anche a lui che, se riuscirà a chiudere tra i primi tre a Sanya, potrebbe candidarsi a questo punto come il più concreto rivale per Telefonica.

La situazione alle 11 di oggi con il vento in tarda mattinata. Come si nota, Telefonica (in blu) e Groupama (in arancio) sono già sulla layline per Sanya.

E non finisce qui, perché dietro Camper continua a lottare (è a 46 miglia), Ken Read le prova tutte per rosicchiare qualche metro (si è portato ancora una volta più a est per avere un angolo migliore nell’approccio finale verso l’isola di Hainan) e Ian Walker su Azzam combatte per chiudere almeno al terzo posto. Alle 11 erano 58 le miglia di ritardo per Abu Dhabi e 74 quelle per Puma. Sanya è a 159 miglia.

Puma in bolina. Foto Ross

Strategicamente intorno alle 9 di stamani, Telefonica ha compiuto l’ultima virata portandosi mure a dritta con prua finalmente su Sanya. Il vento, che nelle ulti 24 ore è rimasto tra i 18 e i 25 nodi con raffiche a 30 e onda di tre metri, si attenuerà man mano che la flotta si avvicinerà ad Hainan girando anche un po’ a destra. Ciò significa che Telefonica e i suoi inseguitori non dovranno più virare e potranno probabilmente “scatenare i cavalli” dei loro Volvo 70, che come noto appena riescono ad allargare rispetto alla bolina aumentano notevolmente la velocità ottimizzando l’uso della Canting Keel.

Al lavoro in bolina nel pozzetto di Telefonica. Foto Fructuoso

La bolina degli ultimi tre giorni, tra vento in faccia, onda corta, ostacoli galleggianti, barche da pesca, corrente contraria, la foce del Mekong, è stata davvero dura. Groupama la scorsa notte ha urtato un oggetto con la chiglia, che fortunatamente non ha prodotto danni, e poi ha rotto la scotta della randa, provocando un gran spavento a Cammas e compagni.

“Un paio di spaventi”, racconta stamani Yann Riou, mediaman di Groupama, “prima l’impatto con un oggetto galleggiante, che ha colpito prima la chiglia e poi il timone di sopravvento… senza danni apparenti. E poi, più importante, la rottura della scotta randa, che era completamente caricata in quel momenti, cioè 3 tonnellate. Una riparazione in 10 minuti, alcune miglia perse e, soprattutto, molta paura.

Quanto ti ritrovi all’interno della barca, e senti un rumore come un’esplosione e la barca che torna piatta improvvisamente, ti domandi che cosa si sia rotto… Questa mattina l’atmosfera è piuttosto pesante su groupama 4. I ragazzi sono stanchi, le loro facce sono stanche. E ancora, dobbiamo spingere e andare avanti perché la partita non è ancora chiusa”.

Condizioni dure su Groupama, l’infaticabile Thomas Coville sulla prua mentre la barca procede di bolina con una mano e J4. Foto Riou

Sanya, Cina, 2 febbraio- Gran battaglia lungo le coste del Vietnam per le ultime 400 miglia della terza tappa della Volvo Ocean Race. Telefonica continua a tirare al massimo contro un vento da 22 a 34 nodi, con onde di tre metri, controllando Groupama, che alle 13UTC di oggi la seguiva a 9,1 miglia. Con condizioni dure i tosti kiwi di Camper si sono rifatti sotto e seguono i francesi a un paio di miglia. Abu Dhabi è quarto a 33 miglia.

Una delle molte virate lungo la costa del Vietnam per il leader Telefonica. Foto Fructuoso

Puma, che sta navigando a una bolina più larga, mure a dritta, dopo la sua opzione orientale, è quinto a 48 miglia, con una velocità media di uno/due nodi superiore al resto della flotta nelle ultime 24h ma anche diverse miglia in più. Sanya è a 229 miglia.

La flotta di terra sta navigando molto sotto costa, con un intenso bordeggio, per mantenere un certo ridosso dalla costa del Vietnam, ridosso che però tra circa 50 miglia cesserà per lasciare il posto all’approccio finale verso l’isola di Hainan, Cina, dove si trova appunto la città di Sanya.

Mike Pammenter e Roberto Bermudez De Castro (opportunamente legati) prendono una mano di terzaroli alla randa su Camper. Foto Hooper

Alle 13UTC Telefonica era a 429 miglia dall’arrivo, previsto a questo punto per il 4 febbraio. Le condizioni del vento si manterranno tra i 20 e i 25 nodi per le prossime 24 ore con un’attenuazione dalla serata di venerdì, quando vi sarà comunque un angolo migliore per i Volvo 70.

La situazione alle 13UTC di oggi, con la meteo prevista per le 18UTC sempre odierne. In blu Telefonica che sta continuando a bordeggiare lungo la costa vietnamita, in controllo di Groupama e Camper. L’opzione orientale di Puma, che ha cominciato a stringere la bolina in tarda mattinata di oggi, non ha pagato come Ken Read sperava anche se probabilmente Puma riuscirà a passare Azzam e ad avvicinarsi a Camper.

 

Un video da Camper che manda un uomo a verificare l’uscita dei daggerboard in modo decisamente acrobatico:

E il video di ieri da Telefonica:

 

Sanya, Cina, 1 febbraio- Telefonica continua a controllare gli attacchi di Groupama nella lunga bolina che porterà all’arrivo di Sanya, distante ancora 720 miglia (alle 9 di oggi). La mossa del giorno è però quella di Puma, che ha scelto di separarasi dalla flotta e navigare da solo verso est, in cerca di un angolo migliore nella risalita finale verso Hainan, l’isola tropicale della Cina.

Xabi Fernandez trimma il genoa su Telefonica. Foto Fructuoso

“Vi domanderete ma perché quelli di Puma stanno facendo ciò che stanno facendo?”, ha scritto stamani il media man Amory Ross, “la verità è che non è una mossa disperata ma quella che secondo noi è una buyona opzione con i modelli meteo che abbiamo al momento. Dovremmo avere una bolina migliore restando più a est e, soprattutto, eviteremo le molte virate lungo le coste del Vietnam. Nella scorsa regata ne fecero fino a 38 in una notte da quelle parti e ciò sui Volvo 70 non è certo veloce”.

La mossa di Ken Read ha ovviamente portato Puma indietro nel tracking, e ciò è dovuto al fatto che la barca sta navigando verso est (mentre l’arrivo è a nord): non c’è quindi “avvicinamento”. Per cui il reale risultato di questa mossa lo scopriremo una volta che Puma avrà virato nuovamente mure a dritta per dirigere verso nord.

Al rilevamento delle 7UTC Telefonica aveva 6,4 miglia di vantaggio su Groupama. Gli spagnoli stanno coprendo i francesi a ogni virata in un entusiasmante duello oceanico. Terzo, vista l’incognita Puma, al momento è Camper, a 37 miglia. Azzam è ora quarto a 72. Sanya è a 250 miglia.

La bolina di ieri della flotta nel Mar Cinese Meridionale ale 16 UTC. Si nota come Telefonica (in blu) stia coprendo Groupama (in arancio) a ogni virata

Il video di ieri:

Singapore, 31 gennaio- E’ stato Telefonica a uscire vincitore dalla battaglia dello Stretto di Malacca. Per lunghe ore gli spagnoli hanno regatato fianco a fianco con Groupama, con addirittura un ingaggio sopra e sottovento con Cammas che cercava prima di uscire da sopravvento e poi da sottovento. Poi, una raffica da sopravvento ha consentito a Telefonica di staccare Groupama. Subito dietro Puma, che è rimasto invischiato in una rete nelle prime ore di ieri. Più staccati Azzam e Camper, che a loro volta hanno lottato vicinissimi.

Puma segue Groupama nella giornata di ieri. Foto Ross

Usciti dallo Stretto di Malacca, attraversando il “parcheggio” di centinaia di navi davanti a Singapore, la flotta è finalmente entrata, alle 16 di ieri, nel Mar Cinese Meridionale, dove è iniziata. come da previsioni, la lunga bolina che porterà la flotta a Sanya (Hainan, Cina). Anche qui il trio di testa, che regata racchiuso in 4 miglia, si sta coprendo con virate tattiche sulle vele, come nel più classico dei bastoni: alle 07:08UTC Telefonica aveva circa 3 miglia di vantaggio su Groupama (vantaggio rispetto al vento e alla rotta logica). Puma segue a circa 7 miglia. Camper e Azzam regatano praticamente alla pari spesso su mure diverse. Una bolina lunga 950 miglia, vedremo chi la spunterà con una certezza, sarà tutto sul filo dei metri da qui all’arrivo.

 

Singapore, 30 gennaio, 0re 11- Alle 10:30 di lunedì mattina Telefonica è ormai nelle acque di Singapore, seguita a un miglio da Groupama e a 8 da Puma. In nottata, Puma è rimasto invischiato nei residui di una rete da pesca e ha perso almeno un’ora e una decina di miglia per liberarsi. Telefonica e Groupama hanno regatato fianco a fianco per tutta la notte, fino a “ingaggiarsi” letteralmente, come dimostrano queste foto:

Groupama e Telefonica navigano fianco a fianco nelle prime ore di oggi. Foto Riou
Telefonica riguadagna qualche metro dopo essersi difesa dall’attacco di Groupama. Foto Riou

Poi Telefonica sembra aver ripreso un piccolo margine, che alle 10:30 era appunto quantificabile in un miglio.

Ecco un video che spiega le molte difficoltà della navigazione nello Stretto di Malacca incontrate dalla flotta:

Singapore, 30 gennaio, ore 00:15- Che duello tra Telefonica e Groupama. Per tutta la giornata di domenica spagnoli e francesi hanno navigato a meno di mezzo miglio di distanza l’uno dall’altro, nella discesa lungo lo Stretto di Malacca verso Singapore. Una vera sfida di velocità con gennaker a riva, sempre a vista diretta, con i due che si sono portati verso la sponda malese dello Stretto, inseguiti da Puma a circa 4/5 miglia di distacco. Abu Dhabi e Camper seguono a una quarantina di miglia mentre Sanya è a circa 130 miglia.

Singapore e l’uscita dello Stretto erano, alle 23:45 di domenica sera, a 80 miglia. Da lì inizierà la navigazione nel Mar Cinese Meridionale, verso l’arrivo di Sanya, distante ancora 1.100 miglia di probabile dura bolina. Alle 23:45 Telefonica aveva 0,2 miglia di vantaggio su Groupama, circa 350 metri, mentre Puma era a 5 miglia. Una sfida appassionante come dimostra questa foto presa da bordo di Puma, in cui si vedono Groupama e Telefonica vicinissimi (dopo 2000 miglia di navigazione in questa terza tappa… tanto per testimoniare l’equilibrio della Volvo Ocean Race).

Kelvin Harrap al timone di Puma segue Groupama e Telefonica oggi nello Stretto di Malacca. Foto Ross

Così Casey Smith di Puma, a proposito dei continui ostacoli nello Stretto: “La situazione è molto variabile, le cose cambiano di ora in ora, quindi cerchiamo di stare con il gruppo di testa e di non fare nulla di sciocco che ci possa far perdere terreno. E’ un momento critico, cerchiamo di regatare con quello che c’è, e rimanere vicini a Telefónica e Groupama. Speriamo che sia una bella lotta fino al traguardo in Cina. Adesso va meglio, ma un po’ di tempo fa siamo entrati in un basso fondale dove c’erano grossi tronchi lunghi cinque/sei metri. Se se ne colpisce uno, di certo potrebbe far saltare il timone.”

I video di oggi:

Franck Cammas timona Groupama con Puma nella scia. Foto Riou

Aggiornamento ore 12, 29 gennaio- In tre in sole 2 miglia dopo 2.000 miglia di regata. Alle 12 di domenica mattina Telefonica ha 0,5 miglia di vantaggio su Groupama e un paio su Puma. Durante la notte gli spagnoli hanno continuato a strambare fino a portarsi davanti a Groupama e Puma che erano invece scesi veso sud da una rotta più orientale. Una volta collocatisi tra gli inseguitori e il waypoint di arrivo, Iker Martinez e compagni stanno ora difendendosi seguendo le strambate di attacco di Groupama e Camper. Una sfida appassionante che proseguirà almeno fino a Singapore. Camper e Azzam seguono a 22 miglia mentre Sanya è a 125.

Singapore, 28 gennaio ore 23- Nonostante le molte insidie dello Stretto di Malacca, Telefonica sta portando avanti una navigazione magistrale. Dopo aver doppiato in testa Pulau We ieri mattina, Iker Martinez e il navigatore Andrew Cape hanno opportunamente deciso di portarsi al largo dirigendo verso NNE, evitando così la bonaccia presente sulla costa nord orientale di Sumatra. Una volta agganciato un buon flusso di pressione si sono di nuovo diretti verso ESE, seguendo l’asse dello Stretto e, cosa più importante, riuscendo sempre a mantenersi tra gli inseguitori e le zone di maggior pressione che si trovano man mano che si scende verso Singapore.

Gran lavoro a bordo di Telefonica. Per ora gli spagnoli sembrano in controllo anche di questa terza tappa. Foto Fructuoso

Nel tardo pomeriggio di oggi Telefonica ha poi potuto strambare dirigendo perfettamente per Sud, mentre Puma, Groupama e Camper si sono portati più vicino alla Penisola Malese. In pratica Telefonica è sempre rimasta nelle zone di maggior pressione con gli angoli migliori per produrre comunque una decina di nodi con Code Zero o gennaker a riva. Più a sud il vento nello Stretto, intorno alla latitudine di Kuala Lampur, è però davvero poco e lo stesso skipper Iker Martinez ha ammesso che “avremo vento ancora per un po’, poi più giù già vedremo, comunque la scorsa notte (quella tra venerdì e sabato, Ndr) per noi è stata ottima, con molte miglia percorse nonostante il vento instabile”.

Il vento varia tra i 4 e i 24 nodi, quando sullo Stretto passano piovaschi che portano a continua instabilità, per cui non ci sarà nulla di sicuro fino all’arrivo nel Mar Cinese Meridionale, distante ancora circa 350 miglia.

A bordo di Azzam. Foto Dana

Il video della riparazione “volante” del Code Zero di Abu Dhabi, danneggiatosi durante una manovra.

Alle 23:10 di sabato sera, la posizione di Telefonica sembrerebbe solida. Grazie all’ultima strambata, eseguita in perfetto timing, il vantaggio su Groupama, che ha superato Puma al secondo posto, si aggira sulle 25 miglia. Groupama e Puma sono molto vicini. Camper è quarto, ADOR quinto e Sanya, che aveva invano cercato di “tagliare” l’angolo dirigendo a est prima degli altri, ha perso diverse miglia e chiude la flotta.

Telefonica avrà ora il problema di evitare di “parcheggiarsi” nella parte meno ampia dello Stretto, tra i 2 e i 3° di latitudine Nord, dove il vento pare assai poco al momento. Gli spagnoli hanno di nuovo strambato intorno alle 23:30 tornando verso est. Oltre al vento e ai piovaschi, la continua sorveglianza con reti da pesca, navi e rifiuti è una delle preoccupazioni maggiori degli equipaggi.

Il video di oggi

Pulau We, Indonesia, 27 gennaio- Erano le 12:27 di oggi quando Iker Martinez, skipper di Telefonica, ha ordinato al suo equipaggio l’ultima virata della lunga bolina dalle Maldive a Pulau We, isola che delimita a nord l’ingresso nello Stretto di Malacca. La stragegia nordista degli spagnoli ha dunque pagato e sono loro a entrare per primi nel difficile braccio di mare che separa l’isola di Sumatra dalla penisola malese.

Le 500 miglia di navigazione nello Stretto si annunciano difficili e piene di insidie: navi, reti da pesca, oggetti galleggianti, piovaschi, con ampie possibilità di guadagni e perdite.

Jordi Calafat al timone di Telefonica questa mattina nei pressi di Pulau We. Foto Fructuoso

Il vantaggio di Telefonica a Pulau We era sulle due miglia su Puma e Camper. Puma è riuscita, con un paio di bordi “in buono” sotto la costa occidentale di Pulau We, a tornare davanti a Camper passandolo da sottovento. Il vento è sui 14 nodi, con i Volvo 70 che filano tra gli 11 e i 12 nodi in bolina. Non appena Pulau We sarà stata completamente doppiata, Telefonica e gli altri potranno puggiare incrementando notevolmente la loro velocità in andatura al traverso. Dopo cinque giorni di mare da Malè, quindi, Telefonica, Puma e Camper sono racchiusi in sole due miglia. Groupama è quarto a circa 8 miglia. Abu Dhabi è a 24 miglia mentre Sanya chiude la flotta a 60. Mancano ancora 1700 miglia a Sanya. Tutto ancora da decidere, perciò, in una tappa che conferma l’equilibrio della Volvo Ocean Race.

L’ultima parte della bolina verso lo Stretto di Malacca. Il fermo tracking è delle ore 12:37CET: Telefonica (in blu) ha appena virato mure a sinistra ed è sulla rotta per lasciare Pulau We a sinistra. Puma (in rosso) ha recuperato su Camper ed entrambi seguono gli spagnoli di un paio di miglia. Groupama (in arancio) segue a circa 8 miglia.

In questo video di ieri Iker Martinez spiega la scelta (poi rivelatasi vincente) di navigare più a nord:

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Aggiornamento ore 23:30 26 gennaio- Telefonica è riuscita a trovare, come avevamo ipotizzato, maggior pressione a nord e a dirigere direttamente verso Pulau We, ingresso dello Stretto di Malacca. Alle 23 di giovedì sera era passata in testa, con 0,7 miglia su Camper, 4,2 su Puma (che ha riportato un piccolo danno a un daggerboard in un urto con un piccolo oggetto galleggiante). Groupama è quarto a 7,2 miglia. ADOR è a 36 e Sanya a 67. Venerdì in tarda mattinata l’ingresso nello Stretto di Malacca.

Telefonica, è passata in testa grazie alla sua scelta nord. Foto Fructuoso

Pulau We, Indonesia, 26 gennaio- Ecco una di quelle giornate che ci fanno considerare la Volvo Ocean Race uno dei più esaltanti eventi della vela professionale. Nel bel mezzo dell’oceano, i sei Volvo 70 sono oggi impegnati in una bolina di 300 miglia verso una boa naturale chiamata Pulau We, isoletta che delimita da nord l’ingresso dello Stretto di Malacca, la via d’acqua tra Sumatra e la penisola malese che conduce barche, uomini e navi dall’Oceano Indiano al Mar della Cina.

Sì, proprio una bolina, di quelle dove si cercano le maggiori pressioni e gli scarsi per poter virare… solo che le dimensioni del lato al vento sono, appunto, “oceaniche”… 300 miglia fino a Pulau We, isoletta rigorosamente sopravvento all’attuale posizione della flotta.

La cartina alle 07:00 UTC di oggi con le previmeteo per le 18UTC di questa sera. Courtesy VolvoOceanRace

E le diverse opzioni dei tattici e navigatori sono evidenti. Iker Martinez e Xabi Fernandez hanno spinto ieri il loro “49er oceanico” Telefonica, più a nord degli altri e mure a dritta, dove sembra esserci un po’ più di pressione e una “leva” migliore per tornare di nuovo mure a sinistra. Gli spagnoli hanno virato, infatti, verso le 9 di stamani e sono ora diretti, come il resto della flotta verso est. Camper, che alle 10UTC di oggi era dato in testa a 1974 miglia da Sanya (ma a 275 da Pulau We, primo “traguardo volante” di questa terza tappa), sta navigando al centro della flotta, mantenendo una prudente posizione centrale che pare comunque abbastanza solida in vista dell’avvicinamento a Sumatra. Vicino a lui, mure a sinistra, sono Groupama, secondo a 8,7 miglia, e capace di superare Puma virandogli “sotto” qualche ora fa. Ken Read è terzo a 10,6 miglia dopo che aveva mantenuto la testa per tre giorni dopo la ripartenza dalle Maldive.

Telefonica mure a sinistra nel Mare delle Andamane. Foto Fructuoso

Telefonica, più a nord, è tornato appunto mure a sinistra con prua verso l’imbocco dello Stretto ed è quarto a 14,6 miglia, ma gode di un angolo migliore (e quindi probabilmente maggior velocità). In più, Telefonica probabilmente eviterà una virata supplementare, che invece gli altri della flotta sembrerebbero destinati a fare per “prendere” Pulau We. Avrà indovinato la mossa Iker Martinez? Lo dovremmo scoprire già questa sera.

Camper, al momento guida la flotta della VOR. Foto Hooper

In quinta posizione è Abu Dhabi Azzam, a 25,5 miglia, mentre Sanya chiude la flotta a 30 miglia. Queste due barche sono rimaste un po’ troppo a sud negli ultimi due giorni, anche se l’obiettivo dichiarato di Mike Sanderson, skipper di Sanya, è quello di “rimanere il più possibile alla flotta fino a Malacca, dove probabilmente si potranno presentare opportunità diverse dalla sola velocità”.

Gran lavoro per i tattici, dunque, in questa fase, con la flotta racchiusa in pochissime miglia. Basta qualche grado di differenza nell’angolo del vento (attualmente proveniente tra 45° e 50°, intensità media 13-14 nodi) o di pressione per causare guadagni o perdite.

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Pulau We, Indonesia, 25 gennaio- Giornata forse decisiva per la prima parte della terza tappa Malè-Sanya alla Volvo Ocean Race. Venti leggeri per oggi potrebbero rimescolare una flotta che, ormai da tre giorni, naviga in uno speed test in bolina, un po’ larga e un po’ stretta a seconda dei momenti, verso Pulau We, ingresso dello Stretto di Malacca. Alle 11 di oggi erano ancora 460 le miglia da percorrere, poco meno di sempre in bolina. Telefonica ha scelto di posizionarsi più a nord di tutti e potrebbe riuscire a raggiungere la parte nord di Sumatra senza ulteriori virate (ne ha fatta già una due giorni fa, “pensando” a medio termine).

Mure a sinistra su Puma: una costante di questi tre giorni di regata nella Leg 3. Foto Ross

Puma è circa 20 miglia più a sud e 12 miglia avanti agli spagnoli, che sembrerebbero comunque ben posizionati per l’approccio finale a Pulau We. Camper, secondo a 3 miglia, ha un po’ di sopravvento su Puma, mentre Groupama, terzo a 6,1 miglia sta praticamente seguendo la rotta di Ken Read.

Abu Dhabi e Sanya sono i più a sud della flotta. ADOR è quinto a 19,9 miglia mentre Sanya è sesto a 25 miglia.

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Palau We, Indonesia, 24 gennaio- A due giorni dalla partenza della terza tappa della Volvo Ocean Race, continua il duello metro su metro tra Puma e Camper. I due Volvo 70 hanno stamani una distanza laterale di 11 miglia ma sono praticamente appaiati, stessa rotta (080°), stessa velocità (12,5/12,9 nodi) e stesso angolo al vento reale (circa 60° in bolina larga). Al rilevamento delle 11 di oggi, Puma si trovava a 2435 miglia da Sanya con 0.9 miglia di vantaggio su Camper. Ken Read sa che in questa tappa, dopo il disalberamento della prima e qualche risultato inferiore alle attese nella seconda, deve assolutamente dare un segnale di forza visto il cumulo di punti che i primi tre, Telefonica, Camper e Groupama, hanno già conquistato.

Al lavoro sulla prua di Camper. Foto Hooper

Terzo è Groupama, a 3,1 miglia, con i francesi che stanno seguendo la rotta di Puma, mentre Camper si è portato più a nord per restare più vicino alla direzione del vento, che continuerà in bolina fino all’inizio dello Stretto di Malacca, con ampie zone di poco vento. Abu Dhabi, invece, è il più a sud della flotta ed è quarto a 10,7 miglia da Puma. Telefonica, che ieri a effettuato un bordo mure a dritta per risalire verso nord, è quinta a 17 miglia. Su Telefonica hanno riparato il punto di mura del code zero che si era rotto poco dopo la partenza da Malé e sono ora di nuovo in piena efficienza. Sanya è sesto a 18,1 miglia.

In realtà l’obbiettivo di questa fase è arrivare per primi a Palau We, imboccatura dello Stretto di Malacca. Da lì inizierà probabilmente una nuova regata, con condizioni difficili (molte navi, reti da pesca, rifiuti galleggianti da evitare. Palau We è distante 725 miglia dall’attuale posizione di Puma, quasi tre giorni di navigazione alle attuali medie.

In questo video, l’incontro tra Puma e una barca da pesca cingalese a sud dello Sri Lanka. Ci domandiamo cosa abbiamo pensato i pescatori vedendo passare questo bolide…

Il video della rottura su Telefonica:

Al lavoro sull’enorme Code Zero all’interno di Telefonica. Foto Fructuoso

 

Malè, Maldive, 22 gennaio- La flotta della Volvo Ocean Race ha lasciato alle 9 di questa mattina Malè, capitale delle Maldive e porto sicuro durante la fase anti pirateria, per dirigersi verso Sanya, Hainan, Cina. In partenza è Camper a scattare in testa e a condurre per le prime miglia. Vento leggero sui sei nodi.  La flotta si sta aprendo a ventaglio, con Puma barca più a nord e Groupama quella più a sud.

Camper conduce alla partenza da Malè. Foto Roman/VOR

Nelle prime miglia Telefonica ha subito la rottura del punto di mura del Code Zero in testa d’albero, avaria che ha fatto perdere agli spagnoli un paio di miglia. Le distanze sono comunque assai ravvicinate e alle ore 22 UTC in testa era dato Puma, a 2849 miglia dall’arrivo di Sanya, con 1,2 miglia su Camper e 1,5 su Groupama. Quarto è Telefonica a 2,7 e quinto Abu Dhabi a 3,3 miglia. Sanya, che si è posizionata più a sud, è a 4 miglia. La flotta sta procedendo a circa 11-12 nodi di velocità in 10 nodi di vento. Per adesso l’andatura è di bolina, con un aumento del vento previsto per lunedì pomeriggio.

A bordo di Puma. Foto Ross

Il primo waypoint per la flotta è Palau We, estrema punta settentrionale di Sumatra e imbocco dello Stretto di Malacca, distante circa 1100 miglia.

Il video delle prime miglia:

 

 

Malè, Oceano Indiano- Dopo l’arrivo giovedì sera di Sanya nel Porto Sicuro dell’Oceano Indiano dopo la navigazione, ancora in regata, dal Madagascar a conclusione della seconda tappa della Volvo Ocean Race, tutto è pronto per la partenza di domenica 22 gennaio. Sanya ha ottenuto 4 punti per la frazione Cape Town-Porto Sicuro, più quelli spettanti per le Inport Race di Abu Dhabi, la seconda frazione della Leg 2 e la prima della Leg 3. Il suo totale è salito ora a 11 punti.

Con il ritorno della flotta al porto sicuro si esaurisce quindi l’emergenza pirateria, che ha imposto alla Volvo Ocean Race un’imponente operazione logistica. Abbiamo, quindi, ora il permesso di svelare il nome del “safe Port”, che era Malé, capitale dell’Arcipelago delle Maldive.

A bordo di Sanya dalle parti dell’Equatore. Foto Soriano

Sanya, che ha affrontato questa navigazione con equipaggio ridotto e con Mason come skipper (Mike Sanderdson era ad Abu Dhabi per impegni di pierre, che ha svolto tra l’altro egregiamente con risposte sempre assai interessanti nelle conferenza stampa), torna quindi a contatto con il resto della flotta. La seconda parte della Leg 3, da Malè, capitale delle Maldive, fino a Sanya (Hainan, Cina), sarà una delle tappe più impegnative della Volvo. La flotta, dopo aver navigato a sud dell’India e nel Mare delle Andamane, affronterà lo Stretto di Malacca tra Malaysia e Sumatra, assai transitato da navi, il Mar Cinese Meridionale, con diverse aree scarsamente cartografate (oltre che contese politicamente da Vietnam, Cina, Taiwan e Filippine) fino ad Hainan, l’isola “tropicale” della Cina.

La flotta della Volvo Ocean Race ad Abu Dhabi. Foto Todd

“Molta la bolina prevista”, hanno detto gli skipper alla conferenza stampa di Abu Dhabi, “ma uno dei problemi maggiori saranno i molti rifiuti galleggianti presenti in quei mari, le reti da pesca abbandonate, sarà necessaria una continua sorveglianza”.

Su Sanya si è svolta anche la classica cerimonia del Re Nettuno, che se la prende con i neofiti del passaggio dell’Equatore. Sanya, come noto, aveva raggiunto Cape Town a bordo di un cargo dopo la delaminazione nel Mare di Alboràn e si era dovuta fermare in Madagascar nel corso della seconda tappa. Non aveva, quindi, ancora attraversato l’Equatore in modlità regata.

La partenza della seconda parte della Leg 3 è prevista domenica 22 gennaio alle ore 9 italiane (8 UTC). Il tracking sarà regolare, con questa cadenza per le prime ore:

08:00 UTC Sunday 22nd, 08:15 UTC, 08:30 UTC, 09:00 UTC, 10:00UTC, 11:00 UTC
Dopo le 11h UTC posizioni ogni tre ore.

Quella che attende i partecipanti è una frazione particolarmente complessa, un vero e proprio campo minato fatto di venti monsonici, una rotta che incrocia quella di centinaia di mercantili e pescherecci e una settimana di navigazione di bolina in condizioni meteo non semplici, in una zona nota per la difficoltà delle condizioni del mare. Il percorso di circa 3.000 miglia porterà le sei barche dalle Maldive oltre l’oceano indiano, verso il temibile Stretto di Malacca e nell’altrettanto insidioso Mar Cinese Meridionale.

Il meterologo della Volvo Ocean Race, Gonzalo Infante spiega che la tappa consiste in tre stadi diversi, un primo tratto lungo circa 1.000 miglia porterà i team dal porto sicuro verso la punta settentrionale di Sumatra, una zona dove cominciano ad affermarsi delle moderate correnti monsoniche provenienti da nord-est, e caratterizzata dalla presenza di frequenti temporali. “Dopo la partenza, c’è però da affrontare un’enorme zona di ridosso provocata dallo Sri Lanka che può estendersi fino a 200 miglia a sud-ovest e che certo rappresenterà il primo ostacolo da oltrepassare” spiega Infante. “Subito dopo gli equipaggi dovranno spostare l’attenzione sulle sfide create dal monsone nord orientale. Ci saranno molti temporali e venti variabili che costringeranno i team a frequenti cambi di vele e a navigare tenendo d’occhio i sistemi nuvolosi.”

La seconda parte del percorso è la più corta, circa 500 miglia dalla punta di Sumatra fino a Singapore, ma non per questo la meno ricca di ostacoli e che certamente terrà velisti e navigatori svegli per notti intere, intenti a evitare le zone pericolose. Il gran numero di navi mercantili che passano lo stretto costituiscono  ovviamente il rischio più grande, ma anche i numerosissimi piccoli pescherecci, le reti e gli oggetti galleggianti potranno creare problemi alla flotta. Il sistema AIS, Automatic Identification System, utilizzato per la localizzazione della navigazione, sarà quindi uno strumento di vitale importanza per tutte le barche.

Le istruzioni di regata prevedono che i partecipanti debbano navigare all’interno di uno stretto corridoio, delimitato da cinque boe che contrassegnano il canale di navigazione commerciale e, secondo Infante, questo sarà un passaggio impegnativo per i concorrenti che dovranno far uso di ogni paio d’occhi disponibile a bordo nell’arco delle 24 ore per evitare ogni rischio. Ad aggiungere complessità venti di solito leggeri e variabili e una corrente che può arrivare fino a quattro nodi, che potrebbe addirittura obbligare i team a dare ancora. “E’ un passaggio molto complicato, si può rischiare di perdere tutto quello che si è guadagnato nell’oceano indiano con una scelta sbagliata o mancanza di attenzione. E’ improbabile che si possa guadagnare molto, ma di sicuro si può perdere parecchio.”

E, infine, concluderà la tappa un lungo tratto nel Mar Cinese meridionale. La flotta dovrà disegnare una stretta curva a sinistra una volta passato Singapore e fare rotta nord verso la Cina, lasciando obbligatoriamente l’arcipelago composto dalle isole di Ritan, Nunsa e Selia a sinistra, prima di navigare al traverso della costa del Vietnam. Sia nel caso che siano venti monsonici o venti d’aliseo quelli presenti nell’area, la direzione del vento sarà quasi certamente da nord-est anche se sarà lo stato del mare il problema più serio da affrontare per gli equipaggi. Il Mar Cinese meridionale infatti è caratterizzato da bassi fondali che, combinati con un notevole fetch (la lunghezza del tratto di mare su cui soffia un determinato vento) spesso creano mare molto mosso. “Si può prevedere che picchieranno di bolina per una intera settimana, in condizioni che metteranno a dura prova le barche e le attrezzature” ha detto Infante “con onde che potrebbero raggiungere quattro o cinque metri ed essere molto ripide.”

Si prevede che saranno necessarie circa due settimane alla flotta per completare la terza tappa, con l’arrivo previsto a Sanya nei primi giorni di febbraio.

Il video della terza tappa al canale YouTube della regata:

Classifica generale provvisoria Volvo Ocean Race dopo due tappe e la prima parte di Leg 3 2011/2012:
1. Team Telefonica, 71 punti
2. CAMPER with Emirates Team New Zealand, 64
3. Groupama sailing team, 51
4. PUMA Ocean Racing powered by BERG, 36
5. Abu Dhabi Ocean Racing, 31
6. Team Sanya 11

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Abu Dhabi, EAU, 14 gennaio, ore 19– Azzam Abu Dhabi ha vinto la prima parte della Leg 3 della Volvo Ocean Race beffando nelle ultime miglia prima dell’arrivo a Shariah Telefonica che era stata in testa sin dalla partenza di stamani ad Abu Dhabi. Secondo posto per Puma, poi Groupama, Telefonica e Camper.

106 le miglia totali. Dopo che telefonica aveva lasciato Abu Dhabi con 18″ di vantaggio su Azzam, la flotta ha iniziato la rotta verso Shariah, con tre boe offshore da lasciare a dritta. Con buone condizioni di vento, inizialmente intorno ai 10 nodi e arrivati poi fino a una ventina, i cinque team si sono quindi affrontati su un percorso di 98 miglia, composto da un veloce tratto al traverso di 70 miglia con rotta nord-est parallelo alla costa, fino a una boa al largo e infine da 17 miglia fino alla linea del traguardo. Ed è stata proprio questa ultima parte in prossimità dell’arrivo, a dimostrare ancora una volta la competitività della flotta, con le cinque barche a darsi battaglia nel buio della notte mediorientale a oltre 20 nodi, distanziate solo di qualche lunghezza.

Azzam durante la regata di oggi. Foto Todd/VOR

La lotta, non si è combattuta solo in termini di velocità pura, ma anche di tattica nell’approccio alla linea. Ian Walker e Ken Read, rispettivamente skipper di Abu Dhabi e di PUMA hanno optato per una rotta più settentrionale e diretta, in copertura degli avversari. Lo scafo nero condotto da Ian Walker ha quindi ottenuto una vittoria all’ultimo respiro ai danni di Read, mentre i francesi di Groupama sono riusciti a distanziare Telefonica, che pure aveva condotto per gran parte del percorso. Sempre ridotti i distacchi, meno di due minuti fra i primi due e meno di dieci fra il primo e il quinto.

“Probabilmente non è stata la nostra migliore regata” ha detto Ian Walker non appena giunto a terra “Abbiamo fatto una brutta partenza ma siamo riusciti a rientrare e il nostro obiettivo era, come sempre, cercare di rimanere fra i leader per poter giocare le nostre carte nel tratto finale, dove sapevamo di essere veloci. Credo che la vittoria sia merito di una buona navigazione e di Jules (Salter, il navigatore di bordo) e di una giusta scelta delle vele. Poi ci siamo posizionati bene per il finale. Spero che potremo essere altrettanto veloci nelle tappe offshore, ma con un tale livello di barche e di uomini non è facile.”

Anche PUMA è stato protagonista di un recupero eccezionale, rientrando dal quinto e ultimo posto fino al secondo, nelle ultimissime fasi della gara, e ottenendo cinque preziosi punti. Lo skipper Ken Read ha dichiarato che il risultato di oggi ripaga il team della delusione del quarto della In-port race di ieri: “Finalmente un po’ di fortuna. Dopo tanta sfortuna ci prendiamo tutto il buono di oggi. Siamo soddisfatti perché siamo più veloci alle andature portanti, grazie a qualche modifica che abbiamo fatto. Tatticamente abbiamo scelto la parte giusta nell’ultima parte. Ci rendiamo conto che abbiamo ancora molta strada da fare e che dobbiamo migliorare molto.”

Franck Cammas, skipper di Groupama si è detto abbastanza soddisfatto della prestazione: “Dal punto di vista della classifica non va male. Siamo un po’ delusi perché fino all’ultimo speravamo in un secondo o persino in un primo posto, ma questa regata così combattuta ci ha permesso di imparare un paio di cose nuove, quindi il bilancio è positivo. Bravi a Abu Dhabi, si meritano la vittoria!”

La sprint assegnava il 20% dei punti della tappa, quindi il vincitore Azzam ha messo in carniere 6 punti, 5 sono andati a PUMA, 4 ai terzi classificati di Groupama, 3 a Telefonica e 2 a CAMPER. Ricordiamo che un punto verrà computato anche per Team Sanya, una volta che l’equipaggio cinese avrà portato a termine la seconda tappa fino al porto sicuro.

La classifica generale non subisce quindi modifiche con Telefonica sempre in vetta a 71 punti, CAMPER a 64 e Groupama a 51 ma che tuttavia fa segnalare un buon bottino da parte di Abu Dhabi, che in soli due giorni ha guadagnato 12 punti e ora ne ha 31 mentre risale in termini numerici anche PUMA, ora a 36 e quarto nel tabellone generale.

Dalla località degli Emirati domani le barche verranno nuovamente, come era successo per la seconda tappa, caricate su un cargo e trasportate oltre la zona più a rischio di attacchi di pirateria. Nel porto sicuro dell’oceano indiano saranno raggiunti anche dal sesto equipaggio, Team Sanya, e saranno pronti a ripartire, verosimilmente intorno al 23 gennaio, alla volta della Cina con una difficile e impegnativa navigazione di circa 4.000 miglia.

Classifica provvisoria sprint Abu Dhabi – Sharjah

1. Abu Dhabi Ocean Racing, 6:29:45 (6 punti)

2. PUMA Ocean Racing powered by BERG, +01:16 (5 punti)

3. Groupama sailing team, +03:24 (4 punti)

4. Team Telefónica, +05:00 (3 punti)

5. CAMPER con Emirates Team New Zealand, +08:49 (2 punti)

6. Team Sanya, DNS **

Classifica generale provvisoria Volvo Ocean Race 2011/2012:

1. Team Telefonica, 71 punti

2. CAMPER with Emirates Team New Zealand, 64

3. Groupama sailing team, 51

4. PUMA Ocean Racing powered by BERG, 36

5. Abu Dhabi Ocean Racing, 31

6. Team Sanya 4*

Abu Dhabi, EAU, 14 gennaio, ore 12:40- Dopo il cattivo risultato di ieri, Telefonica ha messo tutti in riga nella partenza della terza tappa ad Abu Dhabi. Iker Martinez e il suo equipaggio hanno regatato senza alcun errore, balzando in testa sin dalla partenza grazie a un perfetto timing con il code zero per poi controllare il triangolo sulle boe, da cui è poi iniziato il tarsferimento di 98 miglia verso Shariah. Secondo a lasciare Abu Dhabi è stato Azzam, autore di un ottimo lato di bolina, in cui regatando sulla destra ha recuperato dalla quinta alla seconda posizione.

Telefonica guida la flotta nel triangolo davanti alla skyline di Abu Dhabi. Foto Tognozzi

Abu Dhabi ha lasciato l’ultima boa a 18″ da Telefonica, seguito poi, a un paio di minuti da Camper, Groupama e Puma. Da qui è iniziata una bolina verso una boa offshore che Telefonica è sembrato in grado di controllare. Le barche sono comunque tutte nell’arco di 500 metri. Dalla boa offshore seguirà un traverso di 70 miglia fino a una boa davanti a Shariah, con impoppata finale fino all’arrivo, previsto nella serata di oggi.

Ecco come, con un bel tuffo, gli ospiti di Azzam lasciano il Volvo 70 dopo la conclusione del percorso tra le boe davanti ad Abu Dhabi. Nell’occasione si tratta di Graeme Swann e Alistair Cook, star inglesi del Cricket. Foto Tognozzi

Ecco la nostra sintesi video (con commento live) della parte iniziale della Leg 3:

 

 

Una fase della Inport di ieri. Foto Roman

 

Abu Dhabi- Azzam ha vinto nelle acque di casa la Etihad In Port Race disputata oggi con vento leggero sui 6-9 nodi qui ad Abu Dhabi. Ian Walker ha scelto un’opzione a sinistra nella poppa iniziale (la regata è partita con il vento in poppa) che si è rivelata vincente. In partenza il più veloce ad aprire il gennaker era stato però Puma che è stato poi penalizzato dagli umpire in acqua con un 360° (per una strambata giudicata nell’acqua di Telefonica) che ha fatto perdere molto terreno (manovra che comporta issata del genoa, ammainata del gennaker, virata e ancora issata gennaker). Abu Dhabi è risucito a incrociare con circa 4 lunghezze di vantaggio alla boa di poppa.

Azzam controlla Groupama nel secondo giro della Inport Race. Foto Tognozzi

Nella seconda bolina, Groupama e Camper si sono fatti sotto, con Franck Cammas che è riuscito anche a passare Azzam in un incrocio, ma poi la barca di Walker ha guadagnato di nuovo a destra andando a vincere dopo aver incrementato il vantaggio nel secondo giro. Al momento di tagliare la linea d’arrivo al timone c’era il principe Andrea d’Inghilterra, ospite a bordo di Azzam (presente ad Abu Dhabi anche l’ex premier inglese Tony Blair). Terzo è Camper, poi Puma che è riuscito a superare un Telefonica apparso oggi un po’ falloso.

A fine regata abbiamo parlato con Ian Walker, ovviamente molto soddisfatto, che ci ha detto come “La scelta di andare a destra nella prima poppa era pianificata e ha pagato. Alla fine ciò che più importava oggi era rendere il giusto merito ad Abu Dhabi, che ha fatto grandi sforzi per attivare qui l’attività nautica attirando molto interesse, e ne è una dimostrazione la molta gente presente oggi al villaggio e le tante barche in acqua”.

Ancora più felice ci è sembrato Franck Cammas, lo skipper di Groupama, che ha conto un altro secondo posto e altri 5 punti in una classifica che si fa sempre più forte. “Siamo felici per ciò che è successo oggi”, ha detto il campione francese, “stiamo crescendo passo dopo passo e anche in condizioni di vento leggero come oggi, dove di solito non  brillavamo, siamo andati bene. la strada è ancora lunga e d’ora in poi tutti i punti conteranno molto, per cui siamo felici di essere qui e di imparare ogni giorno cose per me nuove”:

Abbiamo approfittato per chiedergli un’impressione sul record strabiliante di Loick Peyron al Trofeo Jules Verne, che ha migliorato di quasi tre giorni il primato che Cammas aveva stabilito nel 2010. “Loick è una persona molto professionale”, ci ha detto, “e il programma di Banque Populaire condotto da Pascal Bidegorry è ad altissimo livello, per cui credo sia un successo davvero meritato. Sono molt0 felice per loro. Se ci riproverò tra qualche anno? Non lo so, al momento sono qui alla Volvo Ocean Race e ogni giorno mi piace di più. Siamo coinvolti anche per la prossima edizione, per cui per i prossimi tre/quattro anni questo sarà il nostro progetto di punta. Poi vedremo…”

Si festeggia a bordo di Azzam. Foto Roman

Domani alle ore 14, le 11 in Italia, partenza della terza tappa, con le prime cento miglia fino a Shariah, dove la flotta sarà ancora una volta caricata sulla nave per il passaggio nella zona della pirateria e arrivo nel porto sicuro, da dove si proseguirà fino a Sanya, Hainan (Cina).

Questa la sintesi video della Inport Race di oggi, con il nostro commento tecnico:

Parte 1

Parte 2

Parte 3

Etihad Inport Race (sintesi ufficiale)

1. Abu Dhabi Ocean Racing 6 points
2. Groupama sailing team 5
3. CAMPER with Emirates Team New Zealand 4
4. PUMA Ocean Racing powered by BERG 3
5. Team Telefonica 2

Overall:

1. Team Telefonica 68
2. CAMPER with Emirates Team New Zealand 62
3. Groupama sailing team 47
4. PUMA Ocean Racing powered by BERG 31
5. Abu Dhabi Ocean Racing 25
6. Team Sanya 4*

 

Riparte il Virtual Game

Ricordiamo, infine, che domani, alle ore 12 italiane, parte la Leg 3 del Volvo Ocean Race Game, fino a Sanya. Sono già saliti a 166.432 i giocatori iscritti. Il primo premio per la terza è un viaggio completo ad Auckland, in occasione della quarta tappa della Volvo Ocean Race. Alessandro Salvagnini, l’italiano vincitore della Leg 2, avrà di che difendersi dagli attacchi di tutto il mondo…

 

Abu Dhabi- Guarda qui su Farevelanet la diretta live streaming della Etihad In Port Race di venerdì 13 gennaio e la partenza della prima tappa della Leg 3, prevista per sabato 14 gennaio. Entrambe le regate partiranno alle ore 14 locali, le 11 in Italia.

Etihad In Port Race, 13 gennaio

Il programma inizierà alle ore 10:30 italiane, con la diretta dalle ore 10:45 e lo start alle ore 11. La regata durerà poco più di un’ora sul consueto percorso con partenza al lasco.

 

 Partenza Leg 3, 14 gennaio

Il programma durerà circa un’ora, con inizio alle 10:45 italiane, con la ripresa in diretta del percorso sulle boe davanti ad Abu Dhabi. Il resto delle 100 miglia fino a Shariah sarà seguito dal livestream new.livestream.com/volvooceanrace con possibili interventi live video dai mediaman di bordo.

Oggi alle 16 qui ad Abu Dhabi si è svolta la confrenza stampa degli skipper. Una lunga chiacchierata che ha testimoniato come questa regata sarà equilibrata fino alla fine. “Troppe le variabili in gioco”, ha detto Iker Martinez, in testa alla classifica con Telefonica, “per credere di essere avvantaggiati. Si può sempre rompere e tutti sono molto veloci, per cui siamo davanti ma c’è ancora molto da fare”.

I sei skipper nella conferenza stampa di oggi ad Abu Dhabi. Foto Tognozzi

 

Abu Dhabi, EAU, 11 gennaio- La Volvo Ocean Race assegna in ogni stopover diversi premi speciali. Oggi si è svolta al Villaggio Volvo Ocean Race di Abu Dhabi la cerimonia di premiazione, che ha visto in un crescndo tutti i premi andare in scena.

La consegna del premio DHL Shore Crew Award a Puma. Foto Roman

L’IWC Schaffhausen Speed Record Challenge, per le migliori 24 ore nella seconda tappa Cape Town-Abu Dhabi, è andato a Groupama 4 di Franck Cammas. A consegnarlo è stato Maxime Ferte, Regional Director di IWC Middle East.

Il DHL Shore Crew Award, per il miglior shore team, è andato a PUMA Ocean Racing powered by BERG. A consegnarlo Henning von Beetzen, Global Customer Manager di DHL Global Customer Solutions. La complessità logistica della Volvo Ocean Race ha in DHL un partner fondamentale. ne sono una prova le spedizioni intercontinentali di alberi, parti di ricambio, container per rimediare ad avarie e rotture.

Per l’Inmarsat Media Crew Member Award, destinato al miglior media crew member di ogni tappa, sono stati selezionati Nick Dana di Azzam Abu Dhabi, Yann Riou di Groupama e Hamish Hooper di CAMPER with Emirates Team New Zealand.

Il video sull’Inmarsat Media Crew Member Award

http://youtu.be/b6X20Wvxka8

Il premio per terzo posto nella Leg 2 è stato consegnato a PUMA Ocean Racing powered by BERG da Faisal Al Sheikh – Abu Dhabi Tourism Authority Events Manager. Quello per il secondo posto, a Camper with Emirates Team New Zealand è stato consegnato da Lex Kerssemakers, Senior Vice President, Product Strategy & Vehicle Line Management, Volvo Cars. Il premio per il vincitore della seconda tappa è andato ancora una volta nelle mani di Iker Martinez di Team Telefonica. A consegnarlo Mats Nilsson, Senior Vice President Sponsorship and Events, Volvo Group.

Telefonica festeggiata sul palco ad Abu Dhabi

La sinergia tra grandi eventi e grandi aziende internazionali è fondamentale in un evento come questo che, come spiegò Knut Frostad, CEO del giro del mondo, esiste proprio grazie al supporto di grandi brand e, come tale, ha le necessità di esplorare nuovi mercati, nuove rotte e nuove strategie di marketing sportivo.

Ricordiamo che la Ethiad Inport Race è in programma per venerdì alle ore 14 locali. La partenza della prima parte della Leg 3 è in programma sabato, sempre alle ore 14 locali.

Telefonica naviga oggi ad Abu Dhabi durante la regata di prova. Foto Todd

Sanya, intanto, prosegue la sua navigazione verso il porto sicuro. Nelle ultime 24 ore ha affrontato condizioni dure e un mare confuso, ma tutto procede al meglio.

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Abu Dhabi, EAU, 9 gennaio- Mentre Sanya continua la sua navigazione verso il porto sicuro dell’Indiano Centrale, dove raggiungerà la flotta per la seconda parte della terza tappa, ad Abu Dhabi continuano le attività promozionali e il refittinf dei Volvo 70. Dopo il deserto e il golf, oggi è stata la volta della visita all’enorme Ferrari World, comprendente anche un velocissimo ottovolante.

Telefonica, leader della regata dopo due tappe, è tornata in acqua ieri dopo una piccola riparazione alla chiglia basculante dovuta a un problema di traino all’ormeggio ad Abu Dhabi.

Telefonica torna in acqua sullo sfondo di Abu Dhabi. Foto Todd

Questo il video delle operazioni di varo di Telefonica (tra controlli, pirateria, stopover ormai una prassi collaudata per tutti i team):

Farevelanet sarà da giovedì a domenica ad Abu Dhabi per documentarvi in diretta gli eventi dello stopover, la Inport Race e la partenza della terza tappa per Sanya (Hainan, Cina), previste rispettivamente per venerdì 13 e sabato 14 gennaio.

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Sanya in navigazione oggi verso il porto sicuro. Foto Soriano

 

Abu Dhabi- Alla fine la spunta Groupama, che batte Telefonica di 52 secondi e conquista i 6 punti della frazione conclusiva della Leg 2. Terzo Camper, poi Puma e Abu Dhabi. Si è trattato, come previsto, di una frazione velocissima, conclusasi in poco mento di 7 ore per le 98 miglia di regata. Con il secondo posto di oggi Team Telefonica vince la seconda tappa in generale e rimane ovviamente in vetta alla classifica con 66 punti, seguita da CAMPER a 58 e da Groupama a 42.

Groupama precede Telefonica nel lato finale della tappa. Foto Roman/VOR

Il percorso di 98 miglia di lunghezza si componeva di tre sezioni distinte, una corta bolina di circa 18 miglia fino a una boa cardinale, da cui le barche hanno poi affrontato un lungo bordo di bolina larga rotta sud-est di meno di 70 miglia parallelo alla costa e infine un ultimo tratto di poppa di 12 miglia fino alla linea del traguardo. Perfette le condizioni meteo, che hanno rispettato le previsioni della vigilia, con sole, e 20 nodi di vento da est che si è mantenuto constante per tutta la prova.

Primo alla partenza CAMPER, che tuttavia alla prima boa ha dovuto lasciare la via a Telefónica, leader della flotta grazie a un ottimo bordeggio di avvicinamento alla boa. Ma, oltre alla tattica, oggi è stata soprattutto la velocità pura a fare la differenza, in special modo nel lungo tratto in linea retta che ha permesso ai francesi di Groupama 4 di recuperare acqua e di avvicinarsi agli spagnoli. I due battistrada si ritrovavano così praticamente fianco a fianco all’ultima boa di percorso e, nell’ultimo tratto, Franck Cammas ha saputo giocare molto bene le sue carte, passando Telefonica e riuscendo a tagliare la linea con un vantaggio di meno di un minuto e aggiudicandosi la sua prima vittoria parziale nella Volvo Ocean Race. 

Terzo CAMPER (a 5:41 dal vincitore), seguito dagli americani di PUMA (a 6:31) e da Azzam del team portacolori locale l’Abu Dhabi Ocean Racing (a 10:12).

L’arrivo:

Parte centrale della tappa:

Groupama ha mostrato un’ottima velocità nel tratto in bolina larga, in cui è riuscito e recuperare due barche prima di portarsi a ridosso di Telefonica per l’attacco finale, riuscito nel lato conclusivo verso Abu Dhabi. Groupama conferma così quanto dichiarato più volte dal suo skipper Franck Cammas, ovvero che la loro barca predilige le condizioni di vento forte.

Lo skipper di Abu Dhabi, Ian Walker, poco prima che avesse inizio lo spettacolo di fuochi artificiali di benvenuto ha detto: “Ovviamente questo non è il risultato che speravamo, ma abbiamo passato dei brutti momenti per arrivare qui. Abbiamo rotto l’albero e a quel punto sembrava persino impossibile raggiungere Abu Dhabi. Essere qui è fantastico.” Come emozionante è stato l’arrivo nelle acque di casa per Adil Khalid, il primo e unico velista degli emirati: “E’ un grande giorno per Abu Dhabi e per me, non risco a credere che tanta gente sia venuta qui per accoglierci.”

Franck Cammas, in tenuta “araba”, festeggia il successo ad Abu Dhabi. Foto Todd/VOR

Maggiore soddisfazione è stata, naturalmente, espressa dallo skipper vincente Franck Cammas: “Eravamo molto veloci oggi. Abbiamo avuto un’ultima opportunità prima della linea ma non ci abbiamo creduto molto. Poi, sfruttando una raffica, siamo riusciti a passarli! Sono molto felice, soprattutto perché ho un team davvero forte. La nostra è una barca per vento forte e aspettavamo proprio una tappa con queste condizioni”. Della stessa opinione il capo guardia di Groupama 4, Thomas Coville: “Una bellissima lotta fino alla fine, per me questa è la VOR, non mollare mai! E oggi la battaglia è stata molto bella, le condizioni fantastiche, sole, vento… cosa chiedere di più?”

I complimenti ai francesi sono venuti, molto sportivamente, anche dagli avversari di team Telefonica, nelle parole di Iker Martinez. “Con una flotta così bisogna regatare bene sempre. Sono felice che Groupama abbia vinto, perché sono in forma migliore che a Città del Capo. Mi sento un po’ così perché non abbiamo vinto, ma va bene per loro, hanno avuto un problema allo scafo ed è bene che siano tornati in questa forma.” A proposito delle prestazioni delle barche Martinez ha affermato che: “Le barche disegnate da Juan K. vanno bene in queste condizioni, ma abbiamo visto oggi che Groupama cammina persino più di noi, sono riusciti ad essere più veloci.”

Telefonica con gennaker nel lato finale della tappa. Foto Roman/VOR

Terzo oggi, ma secondo nella classifica della tappa, Chris Nicholson lo skipper di CAMPER ha mostrato qualche dubbio sulla prestazione: “E’ stata la regata corta più lunga che abbia mai fatto. Il risultato è deludente e in questa regata non mi sembra che abbiamo ancora raggiunto il nostro meglio. Percorsi come quello di oggi non sembrano fare per noi ma siamo consci delle nostre potenzialità in altri campi, e sappiamo che potremo sfruttale quando arriveranno le condizioni giuste.”
Gli americani di PUMA hanno chiuso in quarta posizione, un risultato che non ha soddisfatto lo skipper Ken Read: “Non mi sono proprio divertito oggi. Si trattava di andare al massimo di avere la migliore velocità e noi non eravamo abbastanza veloci. Tutto il mio rispetto per i vincitori, non siamo riusciti a stare al loro passo. Abbiamo ancora tanto lavoro da fare.”

La distribuzione dei punti in questo secondo tratto della seconda tappa ha assegnato sei punti al Groupama sailing team, cinque a Team Telefónica, quattro a CAMPER with Emirates Team New Zealand, tre a PUMA Ocean Racing powered by BERG e due a Abu Dhabi Ocean Racing. Con questo risultato Team Telefónica consolida la sua posizione in vetta alla classifica generale provvisoria con 66 punti, otto più di CAMPER con Emirates Team New Zealand e 24 su Groupama.

Adil Khalid, l’unico velista degli Emirati Arabi a bordo di Azzam, festeggiato all’arrivo ad Abu Dhabi. Foto Todd/VOR

La prossima prova in programma sarà la Etihad Airways In-port che si disputerà il prossimo 13 gennaio, mentre il giorno successivo sarà dato il via alla terza tappa verso la località cinese di Sanya.

Classifica provvisoria secondo tratto della seconda tappa
1. Groupama sailing team (Franck Cammas), 6h. 52m. 09s
2. Team Telefónica (Iker Martínez), 6h. 53m. 01s
3. CAMPER con Emirates Team New Zealand (Chris Nicholson), 6h. 57m. 48s
4.  PUMA Ocean Racing powered by BERG (Ken Read), 6h. 58m. 38s
5. Abu Dhabi Ocean Racing (Ian Walker), 7h. 02m. 21s
6. Team Sanya (Mike Sanderson) – suspended racing

Classifica provvisoria seconda tappa
1. Team Telefónica (Iker Martínez), 24+5=29 punti
2. CAMPER with Emirates Team New Zealand (Chris Nicholson), 20+4=24
3. PUMA Ocean Racing powered by BERG (Ken Read), 16+3=19
4. Groupama sailing team (Franck Cammas), 12+6= 18
5. Abu Dhabi Ocean Racing (Ian Walker), 8+2=10

Classifica generale provvisoria Volvo Ocean Race 2011/2012
1. Team Telefónica (Iker Martínez), 1+30+6+24+5 = 66 punti
2. CAMPER with Emirates Team New Zealand (Chris Nicholson), 4+25+5+20+4 = 58
3. Groupama sailing team (Franck Cammas), 2+20+2+12+6 = 42
4. PUMA Ocean Racing powered by BERG (Ken Read), 5+0+4+16+3 = 28
5. Abu Dhabi Ocean Racing (Ian Walker), 6+0+3+8+2 = 19
6. Team Sanya (Mike Sanderson), 3+0+1+SUS = 4*
* Team Sanya, se completerà la prima parte della seconda tappa, si aggiudicherà punti come segue: 4 punti per la prima parte della tappa 2, 1 punto per la seconda parte della tappa 2.

Aggiornamento ore 11:00 4 gennaio- Telefonica continua in testa, seguita ora solo a 0,1 miglia da Groupama, che è riuscita a passare Puma e Camper e sta spingendo al massimo. Azzam chiude la flotta a 2,2 miglia dagli spagnoli. Telefonica, con 45 miglia ancora da percorrere, pare confermare l’impressione già avuta nelle prime due tappe, ovvero quella di riuscire a sviluppare una velocità media di poco superiore a quella dei rivali a parità di condizioni… merito della mano olimpica di Iker Martinez?

Groupama spinge al massimo all’inseguimento di Telefonica. Foto Riou

Aggiornamento ore 9 4 gennaio- Partita la tappa sprint. Ed è ancora Telefonica a prendere la testa, inseguita da Camper, Puma. Poi Groupama e Abu Dhabi, tutte nell’arco di poco più di un miglio dopo le prime 25 miglia di regata. Il vento è da 280° sui 20 nodi. Cn 72 miglia ancora da percorrere l’arrivo previsto intorno alle 13 di oggi.

Il video della partenza:

 

Camper insegue Telefonica dopo una ventina di miglia della tappa sprint. Foto Hooper

Abu Dhabi, 3 gennaio- Completate senza problemi le operazioni di sbarco, la flotta della Volvo Ocean Race è pronta a scattare per la seconda parte della Leg 2, dopo il successo dell’operazione anti pirati. Si tratta di 98 miglia tra Sharjah e Abu Dhabi, con partenza alle 9:30 locali (le 5:30 UTC, 6:30 in Italia), che assegneranno 6 punti al primo, 5 al secondo, 4 al terzo e così via fino ai 2 al quinto.

Telefonica viene scaricata a Sharjah dalla nave antipirateria. Foto Roman

Nel Villaggio della Volvo Ocean Race ad Abu Dhabi è prevista una grande accoglienza per i 5 Volvo 70 (Sanya, ricordiamo, è ancora in Madagascar e raggiungerà la flotta nel porto sicuro, per la seconda parte della Leg 3). Grazie al vento del deserto, previsto per domani intorno ai 20-25 nodi, la tappa sarà velocissima per una durata di circa 5-6 ore.

Particolarmente atteso è Azzam dell’Abu Dhabi ocean racing, guidato Ian Walker. “E’ tutto abbastanza strano. Ci batteremo per un po’ di gloria nella seconda tappa. Qui è stato fatto un lavoro fantastico e di certo, qualsiasi sarà il risultato verremo accolti da un benvenuto eccezionale, e non solo noi”.

La rotta della seconda parte della Leg 2

La regata si prospetta intensa e combattuta, con previsioni di vento fino a 25 nodi, e porterà la flotta inizialmente al largo di Sharjah per affrontare poi un lungo tratto parallelo alla costa, a virare una boa e, infine, verso la linea del traguardo di Abu Dhabi. Se il vento del deserto, lo Shamal, manterrà le sue promesse i cinque Volvo Open 70 potranno certamente sviluppare grandi velocità.

Telefonica, qualunque sia il risultato della tappa, resterà comunque in testa, visti i 61 punti attuali contro i 54 di Camper.
“E’ una regata molto importante” ha detto Xabi Fernandez di Telefónica. “Vale il 20% dei punti, tanto vista la lunghezza del percorso e il fatto che durerà quattro cinque ore. Le previsioni sono molto buone e speriamo che sia un’altra prova buona per noi.” E il suo skipper Iker Martínez ha aggiunto: “E’ una regata di un giorno, la considereremo più come una In-port. Bisognerà rimanere molto concentrati”.

Chris Nicholson skipper di CAMPER prevede che sarà fondamentale un buon lavoro sui cambi di vele. “Dovremo cambiare le vele in testa d’albero per il lungo bordo alle andature portanti lungo la costa e poi cambiare ancora per l’ultimo tratto fino al traguardo. Scegliere la vela giusta potrebbe essere il fattore chiave per tutti”.

Per lo skipper di PUMA Ken Read, che si trova ora in quarta posizione della classifica generale dopo il disalberamene nella prima tappa, la regata sarà combattuta come sempre: “Non si vedrà nessuno lasciare qualcosa di intentato. Nella nostra posizione, noi abbiamo bisogno di ogni punto disponibile, ma non c’è nessuno che possa dire di non averne bisogno, certo due team sono in una situazione abbastanza sicura, ma noi daremo loro la caccia, per prenderci ogni punto possibile”.

Per i francesi di Groupama 4, guidati dallo skipper Franck Cammas la cosa più importante sarà il vento. “Sarà una vera lotta, una lotta molto ravvicinata. Spero ci saranno le condizioni migliori perché Groupama 4 sia veloce. Mi auguro che ci sia vento, perché nella brezza la nostra barca si comporta meglio. Comunque sarà un bello sprint, bello da vedere da vicino per il pubblico”.

Azzam, pronto ad arrivare nel suo porto di casa ad Abu Dhabi. Da notare le protezioni anti pirati sulla nave con filo spinato elettrificato. Foto Roman

 

Come seguire la prova

Lo svolgimento potrà essere seguito in tempo reale sul sito internet www.volvooceanrace.com grazie allo strumento della cartografia elettronica che, per l’occasione, verrà aggiornata ogni 60 secondi e sul blog a cui i fan possono intervenire in diretta. Da seguire anche il Livestream, con la possibilità di vedere gli aggiornamenti video in quasi tempo reale da parte dei mediaman di bordo.

Classifica generale provvisoria Volvo Ocean Race 2011/2012
1. Team Telefónica (Iker Martínez), 1+30+6+24 = 61 punti
2. CAMPER with Emirates Team New Zealand (Chris Nicholson), 4+25+5+20= 54
3. Groupama sailing team (Franck Cammas), 2+20+2+12= 36
4. PUMA Ocean Racing powered by BERG (Ken Read), 5+0+4+16= 25
5. Abu Dhabi Ocean Racing (Ian Walker), 6+0+3+8= 17
6. Team Sanya (Mike Sanderson), 3+0+1+SUS= 4

 

Abu Dhabi, 31 dicembre- Aperto ieri ad Abu Dhabi il villaggio della Volvo Ocean Race. La buona notizia è stata data dallo skipper Mike Sanderson, che ha confermato che il primo team cinese a partecipare alla Volvo Ocean Race è determinato a portare e termine la regata, una volta completata la riparazione dell’albero che lo aveva costretto a sospendere la competizione e a fare scalo in Madagascar. “C’è voluto del tempo per superare il secondo colpo al nostro progetto. Ma sono cose che possono succedere durante una Volvo Ocean Race e siamo più determinati che mai a tornare a regatare.”

Come si ricorderà Sanya, lo scorso 19 dicembre, era stata vittima di un problema tecnico a una sartia, da quel momento il team ha lavorato senza sosta per effettuare le riparazioni necessarie. A causa dell’alto livello tecnologico dell’armo utilizzato da Sanya, i tecnici di Future Fibres hanno dovuto produrre un nuovo sartiame completo. Il materiale è partito ieri da Valencia, e dovrebbe arrivare oggi in Madagascar per il montaggio e i lavori finali. “Abbiamo impiegato del tempo per valutare le diverse opzioni, mettendo sul piatto della bilancia il vantaggio a breve termine di completare la seconda tappa e il fatto che la barca e l’equipaggio fossero pronti al 100% per la terza tappa e il proseguo del giro. Dopo averne discusso con i nostri sponsor, abbiamo deciso di portare a termine la prima parte della seconda tappa e guadagnare punti che ci potranno essere utili in futuro. Dipendiamo ancora dal fatto che tutto vada bene con il nuovo sartiame, ma siamo fiduciosi di poter riprendere a navigare il prima possibile.” Ha dichiarato lo skipper neozelandese.
Le regole di regata, per le barche che non hanno potuto essere caricate sulla nave, stabiliscono infatti che se Team Sanya raggiungerà il porto sicuro con i propri mezzi, gli verranno riconosciuti quattro punti per il sesto posto nella prima frazione, un’ulteriore punto per la seconda parte, come pure due per la In-Port Race di Abu Dhabi.

Un momenro dell’inaugurazione del villaggio Volvo Ocean Race ad Abu Dhabi. Foto Todd/VOR

In parallelo a questo annuncio positivo, ieri si è svolta la cerimonia ufficiale di inauguarazione del race village di Abu Dhabi alla presenza di Sua Altezza lo sceicco Sultan Bin Tahnoon Al Nahyan, predicente dell’Abu Dhabi Tourism Authority, di Sua Eccellenza Mubarak Al Muhairi, direttore generale dell’Abu Dhabi Tourism Authority, SE Ahmed Thani Al Rumaithi, presidente dell’Abu Dhabi Sailing & Yacht Club, Peter Baumgarten , direttore commerciale della compagnia aerea Etihad e Knut Frostad, CEO della Volvo Ocean Race.

SA Sheikh Sultan Bin Tahnoon Al Nahyan ha dichiarato che l’apertura del villaggio è stata un momento intenso per cui la città ha lavorato a lungo. “Ospitare la regata ad Abu Dhabi è molto positivo per noi, il nostro paese è stato coinvolto nella storia marittima per molti secoli e i nostri antenati erano famosi navigatori nell’oceano indiano, in Africa e nel sub-continente indiano. Navigavano a bordo dei dhow tradizionali e hanno affrontato molte sfide, le loro barche erano simili a quelle che si usano nella regata, si navigava a vela e si correvano forti rischi per attraversare gli oceani. Oggi vogliamo essere parte integrante dello sport della vela con lo stesso spirito che accomuna il nostro popolo: vogliamo essere parte del mondo e di un evento globale come la Volvo Ocean Race ci pone in questa dimensione. Sono certo che nelle prossime due settimane il villaggio sarà molto visitato da chi vuole scoprire di più sulla Volvo Ocean Race.”

Da parte sua Knut Frostad ha affermato che fare tappa ad Abu Dhabi è un momento importante per la Volvo Ocean Race. “Abbiamo sempre condiviso una visione con l’Abu Dhabi Tourist Authority e il governo su come meglio costruire lo sport della vela. Hanno creato una location fantastica e hanno aperto una scuola vela in modo da poter ospitare altri eventi in futuro. Credo che sia davvero l’inizio di qualcosa di speciale.” Frostad ha detto che il race village è ideale per la tappa: “Il village è stupendo, avevo molte speranze e aspettative perché Abu Dhabi è nota per organizzare grandi eventi, ma questo è davvero speciale, rappresenta la mia visione della regata. E’ di alta qualità e ha un vero spirito d’avventura, è aperto a tutti e totalmente gratuito. Sono certo che quando arriveranno le barche riceveranno un benvenuto eccezionale.”

Gli equipaggi delle cinque barche si stanno preparando, intanto, per la regata sprint che costituirà la seconda parte della tappa di cui sono state rese note oggi le date. La regatArrivano buone notizie da Team Sanya, che oggi ha annunciato la sua intenzione di ritornare in regata. Sono stati Sua Altezza lo sceicco Sultan Bin Tahnoon Al Nahyan e un gruppo di dignitary locali ad aprire ufficialmente l’Abu Dhabi Destination village, che nelle prossime due settimane sarà palcoscenico principale della Volvo Ocean Race. Gli organizzatori hanno anche reso note le date della seconda parte della tappa, con il veloce sprint verso l’Emirato

 

 

 

Porto sicuro, Oceano Indiano, 26 dicembre, 0re 23- Che finale ragazzi. Solo un minuto e 57 secondi hanno separato Telefonica e Camper sulla linea d’arrivo del porto segreto dell’Oceano Indiano centro-settentrionale. Ciò dopo 15 giorni di navigazione, tanto per far capire l’equilibrio di questa regata intorno al mondo. Dopo un continuo alternarsi di leadership, nel vento leggero che precedeva l’arrivo, Telefonica è riuscita a effettuare il sorpasso decisivo a 8 miglia dall’arrivo, mantenendo la testa per soli 117 secondi, un’inezia dopo quasi 4000 miglia di regata.

Telefonica festeggia dopo la vittoria. Foto Todd

Ma c’è di più… proprio come in un match race, a poche miglia dall’arrivo c’è stato un sopravvento sottovento, con orzata di Camper e difesa di Telefonica che ha portato a una protesta. Camper ha infatti informato il Comitato di Regata della Volvo di aver protestato Telefonica per quella manovra: entrambi mure a sinistra, ingaggio, Camper orza e Telefonica avrebbe tardato a rispondere…

Esilarante conclusione, non c’è che dire. Ma poi, dopo che anche Telefonica aveva protestato per “comportamento non marinaresco” (!?), una volta a terra i due team si sono parlati e hanno deciso di comune accordo di ritirate le due proteste.

Telefonica, quindi, vince anche la seconda tappa (almeno i primi 3/4 di essa) e consolida la sua prima posizione in classifica gnerale, con 61 punti. Camper è secondo a 54.

Camper subito dopo l’arrivo. Foto Todd

L’ultimo giorno di regata è stato caratterizzato da un vero e proprio match race fra i due, che si sono alternati al vertice più volte, separati solo da qualche decina di metri. E, quando il sole era ormai tramontato, nel buio è stato Telefónica ad emergere e a prendersi la vittoria in una delle battaglie più intense viste nelle ultime edizioni della Volvo Ocean Race.

Al terzo posto è atteso Puma, con 28 miglia di vantaggio su Groupama. Azzam segue a 81.

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Porto sicuro, Oceano Indiano, 26 dicembre, ore 10:30- Una vera e propria volata a due per la vittoria nella prima parte della seconda tappa della Volvo Ocean Race. In nottata Telefonica è riuscita prima ad appaiare Camper e poi a superarlo di pochi metri. Le due barche stanno lottando praticamente fianco a fianco nei venti leggeri attorno al porto sicuro a cui sono destinate.

Telefonica visto dal binocolo di Camper all’alba di oggi. Foto Hooper

Al rilevamento delle 07:11UTC di oggi, Telefonica era avanti di 1,8 miglia dopo una nottata passata praticamente a cercare di sfuggire al controllo diretto di Camper. Da ieri sera, i kiwi si erano posizionati tra l’avversario e il porto di arrivo, per non concedere nessuna “leva” agli spagnoli, proprio come si fa in un match race tra le boe. In mattinata, Iker Martinez è riuscito a passare. L’arrivo al porto sicuro è previsto per la giornata di oggi.

Da Camper si controlla la posizione di Telefonica. Foto Hooper

Ecco il bel video, appena arrivato da Camper, sulla notte passata lottando con Telefonica, vicina, molto vicina:

Nella lotta per la terza posizione, Puma è riuscito a superare Groupama. Ken Read è a 49 miglia dal leader, Groupama lo segue di 13 miglia. Azzam è a 113 miglia.

Porto Sicuro, da qualche parte nell’Oceano Indiano centro-nord, 25 dicembre, ore 21- Sarà un match race a decidere la prima parte della seconda tappa della Volvo Ocean Race. Dopo 14 giorni di navigazione, infatti, meno di un miglio separa Camper e Telefonica nell’approccio finale al porto sicuro (e segreto). L’arrivo è complicato da un’ampia zona di venti leggeri attorno al porto di arrivo, che lasciano un’estrema incertezza sul vincitore di questa frazione, che dovrebbe essere noto nella giornata di domani 26 dicembre.

A bordo di Azzam nel giorno di Natale durante un violento groppo. Foto Dana/Abu Dhabi Ocean Racing/Volvo Ocean Race

A rilevamento delle 19 UTC, Camper precedeva Telefonica di appena 0,7 miglia. I due, quindi, stanno navigando a vista filando ancora 9-10 nodi, una velocità destinata a calare ancora nelle ultime miglia di regata. Potrebbe scapparci addirittura un arrivo con coperture dirette, un vero e proprio match race oceanico. peccato non poterlo seguire in diretta, viste le procedure di sicurezza dovute al rischio pirateria, che impongono ai 5 Volvo 70 ancora in regata di raggiungere il porto per poi essere caricati su una nave che li porterà sulla costa degli Emirati (circa 1700 miglia di trasferimento). Da qui le barche, raggiunte nuovamente dai loro equipaggi, riprenderanno il mare per l’ultima parte di tappa fino ad Abu Dhabi (che assegnerà un quarto del punteggio di tappa).

Iker Martinez, oggi è Natale anche per Telefonica. Foto Fructuoso

Ricordiamo anche che chi tra Camper e Telefonica si aggiudicherà la tappa sarà anche il leader della classifica. Se, infatti, dovesse essere il team ispano-neozelandese Camper a prevalere superebbe gli spagnoli in testa alla classifica per un solo punto (58 punti a 57). Se vinceranno invece Iker Martinez e compagni, Telefonica andrebbe a 61 contro i 54 di Camper.

Accesissima anche la sfida per il terzo posto, con Puma che si è fatto sotto a Groupama. Alle 19UTC i francesi erano a 48,5 miglia da Camper, con gli americani che li seguivano ad appena 1,7 miglia. Azzam Abu Dhabi è quinto a 117 miglia.

“Quasi a mezzanotte, abbiamo preso un temporale con 40 nodi di vento, che ci ha fatto vedere i sorci verdi” ha raccontato lo skipper Ken Read “E’ stato il nostro regalo di Natale, il nostro momento di benvenuto su Mar Mostro. Comunque stiamo tutti bene, siamo felici e il morale è alto. Non vediamo l’ora di festeggiare con le nostre famiglie ma per ora questo è il nostro giorno di festa, con la nostra piccola famiglia di bordo.”

Stessa sorte, stesso inizio tempestoso del Natale anche per il team dell’Abu Dhabi Ocean Racing. “Abbiamo beccato una bella botta di vento stamattina” ha detto lo skpper Ian Walker. “Quaranta nodi di vento e una pioggia torrenziale per cinque ore.”

Il video di oggi:

Hamish Hooper, MCM di CAMPER: “E’ Natale a bordo di CAMPER e sfortunatamente per i ragazzi non c’è molta energia per i festeggiamenti. Non che non vogliamo, è che sono stati alzati tutta la notte lavorando freneticamente nei temporali, uno dopo l’altro, in condizioni dure. Il traguardo si avvicina, e quello che interessa veramente a tutti è poter arrivare prima degli altri, poi ci sarà tempo per festeggiare! Stamattina hanno portato in coperta il mio sacco a pelo, pieno di regali delle nostre mogli, fidanzate e genitori. E’ stata una cosa bella, che ha fatto tornare il sorriso su molte di queste facce stanche. Siamo concentrati sulal parte finale di questa tappa, che sarà una delle più difficili. Telefonica è qui, ci sta con il fiato sul collo, quindi queste ultime miglia saranno decisive. Buon Natale a tutti a terra!”

Nick Dana, MCM di Abu Dhabi: “Sono state 24 ore strane a bordo di Azzam, alla vigilia di Natale non avevamo vento, fermi completi tutti il giorno. abbiamo mangiato di tutto, pensando alla possibile ETA (l’orario dell’arrivo) e a quante borse di cibo avevamo ancora…Ha fatto anche molto caldo, sottocoperta c’erano 35 gradi e più e non circolava un filo d’aria. Fortunatamente abbiamo potuto recuperare un po’ dormendo e mangiando, perché non appena è scoccata mezzanotte siamo stati risvegliati da un temporale. A un certo punto abbiamo avuto 35 nodi di vento reale… fortunatamente adesso il tempo si è calmato, e speriamo che ci dia una mano anche nel pomeriggio per recuperare. Per ora è stato un Natale divertente, abbiamo già mangiato tutto il cioccolato e tutti i dolci!”

Al lavoro sulla prua di Telefonica nella volata finale contro Camper. Foto Fructuoso

Diego Fructuoso, MCM di Team Telefónica: “Siamo qui, continuiamo a regatare al massimo. Ieri la nostra cena della vigilia ha dovuto essere cancellata. Andavamo veloci e si saltava molto, quindi era impossibile cucinare la pasta e abbiamo dovuto mangiare ancora liofilizzati. Meglio così, non abbiamo avuto tempo di pensare al giorno di festa. Ne abbiamo approfittato per chiamare a casa. Oggi è arrivato Babbo Natale ma ha portato regali solo per Iker e Pepe. Sarà perché noi altri non siamo stati buoni… o forse i nostri regali pesavano troppo e qui tutto deve essere leggero, forse ci arriveranno a Abu Dhabi! La lotta con Team New Zealand per vincere la tappa sarà terribile, non manca molto, e quindi dovremo dare il massimo…”

Amory Ross, MCM di PUMA: “Buon Natale da PUMA Ocean Racing! Non posso giudicare chi è stato buono o cattivo, ma una cosa è certa Babbo Natale ci ha portato esattamente quello che desideravamo, quindi forse siamo stati buoni (o forse no, ma finalmente un po’ di fortuna!). Tutti e undici volevamo un po’ di vento e Santa Claus ce l’ha portato. La giornata è cominciata con un temporale a 40 nodi, poi le condizioni sono migliorate un po’. Almeno camminiamo veloci, ed è stato un Natale che pochi di noi dimenticheranno. Le barrette energetiche e il caffè che ho lasciato fuori erano sparite stamattina, quindi penso che siano state rubate, siano cadute in mare oppure veramente Babbo Natale è atterrato su un Volvo Open 70… speriamo che sia così e che Babbo Natale e le sue renne possano usarle per il loro giro del mondo.”

Yann Riou, MCM di Groupama 4: “Il giorno dopo. Natale è un giorno come un altro o quasi a bordo di Groupama 4, un po’ di mal di stomaco, come succede il giorno dopo il veglione. C’è qualcosa che non abbiamo digerito bene sole che per noi, non si tratta del tacchino ripieno o del dolce con la crema pasticciera. Diciamo che Babbo Natale non ci ha fatto dei gran regali in questi ultimi due giorni. Incassiamo, ormai è passato, siamo usciti dal pot au noir ieri e siamo neri. E’ stata una notte agitata, il vento è calato di nuovo. Ci prepariamo per il finale, che di sicuro sarà con poco vento. La barca è in buono stata, al cento per cento del suo potenziale e l’equipaggio in forma. Buona giornata e buon Natale!”

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Aggiornamento ore 18:30- In effetti Camper e Telefonica sono usciti dalla fascia delle calme equatoriali e hanno agganciato un robusto flusso da ovest (22-30 nodi) che li sta portando velocemente verso il porto sicuro di arrivo, distante teoricamente ormai poco più di una giornata di mare. L’arrivo dei primi, secondo le nostre stime, potrebbe, quindi, essere previsto per la mattinata del 26 dicembre. Ricordiamo che il primo classificato conquisterà 24 punti mentre al secondo ne andranno 20 e al terzo 16, poi 12 al quarto, 8 al quinto e 4 a Sanya (se riuscirà ad arrivare a vela al porto sicuro). La sfida tra Camper e Telefonica, quindi, al momento si fa sempre più avvincente.

Adam Minoprio su Camper durante uno dei tipici groppi nei dolldrum. Foto Hooper/Camper

Al rilevamento delle 16utc di oggi, Camper guidava con 28,2 miglia di vantaggio su Telefonica, circa un’ora e mezzo alle attuali velocità intorno ai 20 nodi. Groupama segue a 117 miglia ed è anche lui ormai fuori dal Pot au Noir (secondo la denominazione francese dei dolldrum). Puma è quarto a 172, anche lui con i primi benefici dell’ovest. L’unico ad essere ancora invischiato nelle calme è Abu Dhabi, quinto a 240 miglia.

Su Abu Dhabi tra rovesci e arcobaleni. Foto Dana

Lo skipper di Camper Chris Nicholson ha detto: “Ce la siamo conquistata questa leadership. Stu Bannatyne e i navigatori Will Oxley e Andrew McLean avevano un ottimo piano e i ragazzi sono stati capaci di metterlo in pratica. E’ stato molto bello vedere come hanno lavorato e come hanno preso le decisioni, è una bella sensazione.”

Il video di oggi:

http://youtu.be/IHhNqP2g0nw

Nel porto sicuro dell’Indiano centro occidentale, intanto, ferve l’attività degli shore team per preparare gli invasi che saranno caricati sulla nave che condurrà la flotta nella costa degli Emirati per la parte finale della tappa.

Gli invasi, su cui saranno posizionate le barche per essere caricate sulla nave. A turno, tutti e cinque i gruppi hanno lavorato per montare i pezzi.

Gli invasi che ospiteranno i Volvo 70 nel porto sicuro dell’Indiano. Foto Todd/VOR

“I team sanno che questa situazione è comune a tutti” ha detto il direttore di regata Jack Lloyd, che ha supervisionato le operazioni. “In questa fase della regata tutti sono consci del fatto che non possono essere entità distinte e stanno lavorando davvero bene insieme per preparare le cose prima dell’arrivo degli equipaggi.” Mentre i velisti si stanno dando battaglia in mare, infatti, la sola competizione degli shore team a terra è quella contro il tempo e la sfida logistica di caricare le barche in sicurezza sulla nave. “Non è mai successo prima di dover caricare un Volvo Open 70 armato con albero e sartiame su una nave” ha sottolineato Lloyd. “E’ una grande sfida e ci potrebbero essere notevoli problemi. Un’onda o un colpo di vento potrebbero fare muovere gli scafi nel momento del carico, potrebbero essere danneggiati nello spazio di un minuto.”

Il direttore di regata e i suoi collaboratori hanno anche preso visione del luogo esatto dove posizionare la linea del traguardo della prima tranche della tappa, come pure la grande chiatta che sarà utilizzata per mettere gli invasi prima che vengano imbarcati sulla nave. L’operazione sarà condotta in collaborazione con gli esperti di di DHL, che è il partner per la logistica della Volvo Ocean Race.

 

Calme Equatoriali, Oceano Indiano, 24 dicembre, ore 11- Camper e Telefonica stanno duellando nella “zona fantasma”. In nottata è stato Camper ad avere la meglio e a trovare la nuvola giusta per sfilare gli spagnoli e portarsi in testa, al rilevamento delle 10UTC di 21 miglia. Groupama, posizionato ancora più a ovest, è a 95 miglia, con Puma a 133 e Abu Dhabi a 161.

Tutto è ancora aperto e i dolldrum si stanno rivelando al solito piedi di incognite. La rotta scelta da telefonica e Camper, più orientale, si sta rivelando più veloce, anche se dopo la fascia di convergenza intertropicale (i dollrum appunto) il nuovo vento arriverà da Ovest, ragione per la quale Groupama, Puma e ADOR stanno soffrendo pur di mantenersi a ponente. La sensazione, però, è che Camper e Telefonica stiano riuscendo a passare dalla fascia e ad agganciare per primi il nuovo vento da ovest che li lancerà verso il “porto sicuro” di arrivo.

A bordo di Camper. Foto Hooper

Calme Equatoriali, Oceano Indiano, 23 dicembre, ore 12- I dolldrum in cui da ieri mattina si trova la flotta della Volvo Ocean Race stanno avendo già il loro effetto. Nonostante la Zona Stealth, in cui sono rese note solo le posizioni relative tra le varie barche e non quelle geografiche per i noti scopi anti-pirateria, si può percepire come le chance di vittoria di tappa siano ora estremamente aperte. Groupama ha scelto di attraversare le calme equatoriali più a ovest, mentre Telefonica e Camper si sono portati molto più a est, sui 68° 10′ di longitudine E rispetto ai 66° 55′ di Groupama, ovvero una settantina di miglia di distanza laterale che stanno aumentando in giornata.

Telefonica, ha ripreso la testa al rilevamento delle 10UTC di venerdì. Foto Fructuoso

Al momento pare che Telefonica abbia trovato un buon corridoio di vento, o chissà uno di quei groppi tropicali che portano con sè vento, e al rilevamento “fantasma” delle ore 10UTC in test era dato proprio Telefonica, con 5,4 miglia su Groupama e 6,7 su Camper. Telefonica e Camper stanno regatando a vista e filavano stamani 16 nodi contro i 5 di Groupama. Più impantanati nelle calme sembrano Puma, a 78 miglia e Abu Dhabi, a 95. Tutto da decidere, comunque, vista l’estrema instabilità di quella regione e il diverso posizionamento dei Volvo 70.

“Siamo qui solo da una notte”, ha detto Amory Ross, mediaman di Puma, “ma sembra già una settimana tanta è la tensione e l’imprevedibilità della zona”. A volte, come successe a Ericsson 4 di Torben Greal nella tappa Cape Town-Cochin dell’edizione 2008-2009, basta trovare la nuvola giusta per spiccare il volo mentre gli altri restano impantanati. Succederà anche questa volta? Lo sapremo presto, con le barche attese nel porto sicuro (Maldive? Qualcuno in India?), che assegnerà i 3/4 dei punti di tappa per poi essere imbarcate su una nave per la costa degli Emirati, da dove continueranno con uno sprint fino ad Abu Dhabi (frazioen che assegna 1/4 dei punti di tappa).

Ricordiamo che le misure anti-pirateria non sono da prendersi alla leggera, viste le statistiche del fenomeno criminale e la capacità dei pirati somali di spingersi anche fino a 700/800 miglia dalla costa. In proposito, ecco il video che illustra la logistica:

La schermata che evidenzia l’invio istantaneo delle coordinate in caso di emergenza, tra le varie voci anche quella relatiova ai “pirati”. Foto Hooper/Camper

Per i velisti della Volvo Ocean Race sarà un Natale in mare. Lo spirito a bordo è buono, come dimostra questo video:

 

Da Taolagnaro, in Madagascar, Sanya ha reso noto che per la riparazione completa del sartiame ci vorranno tre settimane. Il sartiame è stato smontato e inviato a Valencia, dove è in corso la ricostruzione completa dello stesso. Ricordiamo che lo scopo di Sanya è di raggiungere la flotta quando riprenderà il mare per la seconda parte della terza tappa, dal porto sicuro a Sanya (Hainan, Cina).

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Sud Indiano, 22 dicembre- Ma cosa significa davvero navigare per 24 ore al giorno a 19-20 nodi di media su un Volvo 70 in oceano? Percorrere tra le 400 e le 500 miglia al giorno, sbattendo sulle onde con rumori sordi che fanno trattenere il fiato a ogni impatto, è prassi in questi giorni per la flotta dei 5 Volvo 70 in Oceano Indiano. Come avevamo scritto ieri, il vantaggio di Groupama è frutto di un miglior angolo rispetto al vento reale (TWA), conquistato grazie al posizionamento più orientale. Poca cosa, 10-15°, ma più che sufficienti per portare a una differenza di 2-3 nodi di velocità media, che sommati per 24 ore fanno appunto le 40 miglia al giorno che Franck Cammas ha guadagnato nelle 48h appena trascorse.

Puma spinge al massimo in una bolina larga a 70°. Immagine Puma/VOR

Giungono ora due video, tecnicamente assai interessanti per capire questa piccola ma decisiva differenza. Da notare le sollecitazioni a cui sono sottoposti i Volvo 70, sempre al limite del confine tra affidabilità e velocità. Un’andatura questa al traverso in cui le Canting Keel e i daggerboard in azione offrono la massima potenza possibile, ma al costo di sforzi davvero fuori dal comune. Un limite così difficile da trovare, come abbiamo visto dalle rotture nella prima tappa, ma che costituisce proprio il fascino e la difficiltà maggiore di questa regata unica al mondo.

Ecco, quindi, il video di Puma, che navigava ieri con un bagnatissimo angolo di 70° con il vento reale. Davvero impressionante l’audio ambiente con il rumore della barca che geme a ogni onda, sentito sopra e sottocoperta:

e il video di Groupama che naviga con un angolo sugli 85°. Da notare lo staysail issato tra la randa e il genoa:

 

Alle 22UTC di mercoledì, Groupama aveva 84 miglia di vantaggio su Puma, 97 su Telefonica, 119 su Camper e 236 su Abu Dhabi. L’ingresso di Groupama nella zona Stealth (dove saranno rese note solo le posizioni relative tra le barche e non quelle geografiche a causa del pericolo pirateria) è previsto per le 10-11 di giovedì mattina. I francesi erano a circa 250 miglia dall’ingresso dei dolldrum, per cui è prevedibile un avvicinamento degli inseguitori con il classico effetto “elastico”.

Sanya in Madagascar per almeno due settimane

Giovedì mattina, a Port Ehoala, lo skipper di Sanya Mike Sanderson ha annunciato che la barca resterà in Madagascar per lo meno per due settimane e mezzo, e che sarà installato un nuovo sartiame completo (il fornitore è Future Fibers). L’equipaggio da regata lascerà Taolagnaro per lasciar spazio allo shore team. La barca navigherà poi con uno shore team verso il porto segreto, in cui cercherà di riprendere la regata quando la flotta sarà di ritorno dalla tappa di Abu Dhabi. Ricordiamo che la terza tappa della VOR parte da Abu Dhabi il 14 gennaio prossimo e che la distanza che Sanya dovrà coprire sarà di circa 2400 miglia.

Sanya ha già tolto l’albero, come si può vedere da queste immagini:

new.livestream.com/channels/5/videos/64787

Per l’equipaggio di Sanya l’incontro con una realtà assai diversa, a Taolagnaro. Foto Soriano

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Taolagnaro, Madagascar, 21 dicembre, ore 15- Sanya ha iniziato i lavori di riparazione del rig a Port Ehoala. Parte dell’equipaggio ha lasciato il porto per passare il Natale con le famiglie, mentre il resto del team, raggiunto da componenti dello shore team, prevede di togliere l’albero già nel pomeriggio di oggi.

Il video di oggi:

La sorte ha portato Sanya, che senza rottura sarebbe stata in queste ore ampiamente in testa alla flotta vista l’evoluzione meteo poi verificatasi, nell’unico porto con gru, fondali e banchine adeguate del Madagascar meridionale. Una fortuna nella sfortuna: “Se la rottura alla sartia fosse capitata nel mezzo dell’Oceano Indiano sarebbe stato uno scenario ben più rammatico”, ha detto l’unico velista cinese di Sanya “Tiger” Teng Jiang He.

Ospiti malgasci a bordo di Sanya. Foto Soriano

Una tappa che si sta rivelando anche molto significativa dal punto di vista umano, visto che quello descritto dallo skipper Mike Sanderson è davvero Terzo Mondo. Così scrive il mediaman Andres Soriano: “Abbiamo avuto alcuni ospiti locali a bordo, che in tutta onestà non potevano credere che questo è qualcosa che noi facciamo, come lo facciamo e che siamo anche pagati per farlo… Ciò mette le cose davvero in prospettiva, e in generale la nostra permanenza qui ci ha fatto davvero aprire gli occhi. Noi siamo naturalemente delusi dalla nostra situazione attuale e in ogni occasione utile ci colleghiamo on line per vedere cosa sta facendo la flotta, così come siamo curiosi di sapere come le cose si metteranno per noi. Ma essere qui ci porta anche indietro a un luogo umile, e questo ci fa capire davvero quanto siamo fortunati ad avere le risorse per fare questo, per essere in grado di fare ciò che amiamo giorno e notte…”

Si asciugano barca e uomini a Port Ehoala. Foto Soriano

 

Groupama saldo al comando

Nel frattempo la flotta continua a spingere al massimo verso i dolldrum, distanti ancora poco più di una giornata di navigazione nell’Aliseo. Groupama 4 ha tratto il meglio dalla sua posizione più occidentale, che ha portato a una differenza di angolo decisiva in termini di velocità, e alle 13utc di oggi era a 400 dall’inizio della zona Stealth, ovvero quella in cui (causa pirateria) saranno rese note solo le posizioni relative delle barche e non quelle geografiche durante l’avvicinamento al porto sicuro (Maldive o qualcuno in India, non ci sono altre possibilità), da cui poi sarà effettuato il trasporto in nave alla costa degli Emirati. Groupama e il resto della flotta hanno lasciato oggi a sinistra l’isola di Joao Rodrigues, a est di Mauritius, e continuano a navigate tra i 17 e i 20 nodi di media nell’Aliseo di ESE.

A bordo di Puma nell’Aliseo dell’Indiano. Foto Ross

Il passaggio dai dolldrum equatoriali, per la seconda volta in questa Volvo Ocean Race, sarà a questo punto decisivo per l’esito di questa prima frazione (che ripetiamo assegna i 3/4 del punti dell’intera tappa). Groupama cerca di mantenere la sua posizione più orientale, mentre Puma e Telefonica, che segueono a 83 e 93 miglia, provano a mantenere un po’ di distanza laterale (circa 40 miglia al momento) senza perdere troppa velocità. Camper segue a 116 miglia, Abu Dhabi chiude la flotta a 226 miglia. Per le prossime 24 ore la posizione dei francesi appare comunque solida, con un arrivo ai dolldrum, distanti circa 500 miglia, che potrebbe essere rassicurante. Al di là dell’Equatore c’è al momento un ottimo flusso da ovest.

Groupama naviga a 19 nodi di media ormai da tre giorni. Foto Riou

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Taolagnaro, Madagascar, 20 dicembre, ore 20- Sanya è arrivata nel porto commerciale di Taolagnaro, sperduta cittadina (pare apprezzata dai surfisti) del Madagascar sud orientale. Ormeggiare un Volvo 70 in carbonio in un porto per navi non è poi così facile e in questo video dal livestream, vediamo come su Sanya si sono ingegnati a fare dei parabordi con i materassini delle cuccette e come sia stato inventato un sistema per dare ancora, con tanto di bagno dell’equipaggio nelle calde acque malgasce.

Una delegazione dell’equipaggio è subito andata verso la cittadina alla ricerca, pare con discreto successo, di sandali, t-shirt, hamburguer, pizza e coca cola fredda. “Sono convinto che se i locali vedessero la nostra barca, penserebbero che arriviamo da Marte”, ha detto Mike Sanderson.

http://new.livestream.com/channels/5/videos/63603

Su Sanya si dà ancora a Port Ehoala con un sistema decisamente avventuroso. Immagine Soriano

Per quanto riguarda la flotta, Groupama continua a guadganre miglia, grazie alla differenza di angolo rispetto alla TWD (direzione del vento reale): sui Volvo 70 bastano 10/15 gradi di differenza al traverso per sviluppare 2-3 nodi di velocità in più. Groupama ha un vento da 100° e dirige per 15°, quindi con un angolo di 85° rispetto al vento reale. Telefonica e Camper hanno un vento da 90/95° e dirigono per 25°, con circa 70° di angolo al vento reale. Ciò grazie al posizionamento più a est conquistato dai francesi nei giorni scorsi. Puma è nel mezzo e anche lui naviga con un bagnatissimo angolo sui 70°. Ecco spiegato il guadagno di Groupama nelle ultime 24 ore: 472 miglia a 19,6 nodi di media contro le 390 di Telefonica. L’intensità del vento è tra i 21 e i 23 nodi per tutti, ma la differenza è tutta lì, in quei 15°.

Il video di oggi:

Da segnalare anche che, a parità di condizioni, Telefonica è riuscita a sviluppare un po’ di velocità media in più rispetto a Camper, che, al rilevamento delle 17 di oggi, era a 16 miglia da Telefonica. Groupama ha 37 miglia di vantaggio sugli spagnoli e 47,8 su Puma. Abu Dhabi segue a 152 miglia.

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Aggiornamento ore 12:30 20 dicembre- Sanya è arrivata al nuovo porto commerciale di Taolagnaro e ha ufficialmente sospeso la sua regata alle 08:07UTC di oggi. Il piano di riparazione del rig è allo studio e non vi sono ancora indicazioni precise, anche se da quanto pubblicato sul Facebook del team sembra che l’ipotesi più probabile sia quella di passare alcuni giorni in Madagascar e poi cercare di raggiungere la flotta quando questa sarà di ritorno nel porto segreto, proveniente da Abu Dhabi, per riprendere la terza tappa.

“Scenderemo a terra e decideremo in breve quale piano attuare”, ha detto lo skipper Mike Sanderson, “I nostri fornitori di albero e sartiame stanno muovendo cielo e terra per consentirci di tornare in regata il più presto possibile”.

A bordo di Sanya si discutono le opzioni possibili. Foto Soriano

Aggiornamento ore 10:30 20 dicembre- Al rilevamento delle 7:00UTC Groupama (443 miglia percorse nelle ultime 24h) ha ripreso la testa sfruttando la sua posizione più orientale (più vicina al flusso dell’Aliseo da E). Aveva 5,8 miglia su Telefonica, 6,8 su Puma, 15 su Camper. Queste quattro barche in realtà sono impegnate in una vera e propria gara di velocità con rotta 020°. Abu Dhabi segue a 106 miglia.

Sanya era alle 7utc a 16 miglia da Port Ehoala di Taolagnaro, per cui in tarda mattinata inizieranno le operazioni di valutazione del danno e il piano di recupero.

19 nodi di media per Groupama nelle ultime 24h. Foto Riou

 

Taolagnaro, Madagascar, 19 dicembre, ore 21- Tra i molti aspetti affascinanti, la Volvo Ocean Race ha anche quello di un continuo ripasso di geografia. Sanya ha appena confermato che la sua destinazione è Taolagnaro, l’unico porto con sufficiente pescaggio nella costa sud orientale del Madagascar. Lo avevamo ipotizzato questa mattina dando un’occhiata alla rotta di Sanya e alle ipotesi possibili in quel tratto di costa. La cittadina di Taolagnaro ha un piccolo porto da pesca e uno più moderno a uso commerciale capace di ospitare anche navi, Port Ehoala, verso cui è diretta Sanya. In più, Taolagnaro ha anche un piccolo aeroporto, di cui lo shore team di Sanya potrà far uso. Lì già domani dovrebbero arrivare lo shore manager Nick Bice e il rigger Frano Tregasgis. Sanya, alle 19UTC di oggi, era a 90 miglia dalla destinazione un po’ rallentata da venti contrari, ma che in nottata gireranno a nord per un’ETA prevista intorno alle 7UTC di domani mattina.

La costa di Taolagnaro: a nord la cittadina, a sud il porto commerciale verso cui è diretta Sanya. Foto Google Earth Pro/FareVela
La sartia D2 di Sanya che deve essere riparata in Madagascar. Foto Soriano

La rottura della sartia ha vanificato l’ottima tappa che il Volvo 70 di Mike Sanderson (l’unico dei 6 non di nuova generazione) stava sin qui conducendo. La scelta nordista attraverso la burrasca tropicale aveva pagato molto e il vantaggio sul resto della flotta era salito ieri notte a 160 miglia. Poi la rottura alla ormai fantomatica sartia diagonale bassa di sinistra D2 che, se non scoperta in tempo prima della virata, avrebbe portato a un disalberamento, fortunatamente evitato.

Sanya è ancora formalmente in regata e si trova ora di fronte a un’altra difficile scelta logistica. Secondo quanto dichiarato in serata lo scopo a questo punto “è di essere in regata per la terza tappa che arriverà a Sanya, lo sponsor del team cinese”. Lo skipper Mike Sanderson ha detto che “Oggi è stata davvero brutta, sicuramente uno dei giorni peggiori che ho avuto nella mia carriera alla Whitbread/VOR. Abbiamo reso possibili i miracoli per essere sulla linea di partenza della seconda tappa e ora dovremo farli di nuovo per la terza che arriva a Sanya”.

In effetti, la logistica è complicata dal fatto che c’è una nave da prendere, in un porto segreto (probabilmente in India), per evitare il pericolo pirati nell’Indiano nord occidentale. Dopo la prima parte della tappa, ricordiamo che vale 3/4 del punteggio totale di una frazione, le barche saranno trasportare verso un porto sicuro a circa un giorno di mare da Abu Dhabi, da dove proseguiranno la regata con 1/4 dei punti in palio. Se la sosta a Taolagnaro si prolungherà, Sanya potrebbe perdere quella nave e dovrebbe quindi  arrivare nel porto segreto, conquistare 4 punti per la prima parte della Leg 2, e lì attendere il ritorno della nave da Abu Dhabi per riunirsi alla flotta. Almeno questa è l’ipotesi fatta dal sito della Volvo Ocean Race. Sanya, stando al bando di regata della VOR, prenderebbe un punteggio come riparazione anche per le inshore race di Abu Dhabi e la prima parte della Leg 3 (in proporzione al punteggio finale conquistato a Sanya).

Lo scenario non è semplice, anche se il vantaggio accomulato nelle giornate di sabato e domenica, potrebbe consentire di riprendere il mare in tempo per raggiungere a vela, e quindi ancora in regata, questo porto segreto.

Sanya naviga verso il Madagascar. Foto Soriano

Per quanto riguarda il resto della flotta, conclusa la tormentata fase di transizione che teneva imprigionata la flotta impedendole di risalire verso l’Equatore, tutti e cinque hanno agganciato gli Alisei da Est dell’Indiano e stanno navigando velocemente verso NNE.

Iker Martinez, skipper di Telefonica. Foto Fructuoso

Nella sfida di velocità Telefonica è tornata a farsi notare e alle 19UTC di oggi Iker Martinez è tornato in testa, con 4,6 miglia su Puma, posizionato più a est, e 5,6 su Camper, che invece lo segue a vista. Groupama è a 35 miglia ma è più vicina al vento fresco (19 nodi di media contro i 16 degli altri tre).

Abu Dhabi, che ha dovuto anche risolvere una piccola delaminazione a una delle scasse dei daggerboard, chiude a 108 miglia.

Su Sanya si mordono le mani, visto che la situazione meteo che si è poi creata dava assolutamente ragione alla scelta di tre giorni fa e avrebbe comportato un notevole guadagno per Mike Sanderson e compagni, ma, purtroppo per loro, è andata in un altro modo. Un’altra delle infinite storie da raccontare di questa appassionante Volvo Ocean Race.

Ecco il video che ricostruisce la giornata:

www.volvooceanrace.com

 

Aggiornamento ore 09:30 19 dicembre- Team Sanya ha informato la direzione di regata di avere problemi a parte dell’attrezzatura e che sta facendo rotta verso la parte meridionale del Madagascar per verificare l’entità del danno e redigere un piano per le riparazioni. Nessuno a bordo è ferito e l’equipaggio sta bene.L’equipaggio di Sanya si è reso conto di un problema a uno strallo durante un cambio di vela nel corso della seconda tappa da Città del capo ad Abu Dhabi e si è messo in contatto con il Race Management. La situazione è sotto controllo e l’albero ancora in piedi, Team Sanya è in grado di navigare.

“Eravamo appena usciti dalla zona di vento forte e stavamo cambiando la vela di prua, dal J4 al frazionato, con un vento di circa 12/14 nodi quando abbiamo notato che un pezzo vitale dell’attrezzatura, la D2, si era staccato dall’albero.” Ha spiegato lo skipper Mike Sanderson.
“Avevamo navigato benissimo durante la notte e stavamo guadagnando molto. La meteo stava migliorando ed eravamo molto soddisfatti della  nostra decisione e in generale del progresso. Avremmo dovuto virare un’ora prima nel buio, ma avevamo deciso di aspettare viste le condizioni. Certamente se lo avessimo fatto, l’albero sarebbe caduto. Come potete immaginare siamo molto giù e non riusciamo a credere che questo ci sia successo quando tutto andava così bene.”
Secondo un portavoce di Dryad Maritime Intelligence la zona dove si trova la barca non è considerata ad alto rischio di attacchi di pirateria.

Aggiornamento ore 00:30 19 dicembre- La volata di Sanya nella burrasca a sud est del Madagascar prosegue per tutta la notte. Il centro depressionario si è portato molto vicino alla costa malgascia, per cui il Volvo 70 di Mike Sanderson deve passare a est della depressione. Il vantaggio accumulato nella giornata di domenica è notevole, e alle 23:00 Sanya aveva 193 miglia su Camper, 194 su Puma, 201 su Telefonica, 233 su Groupama e 273 su Abu Dhabi. La sua velocità era di 17,2 nodicontro gli 11-13 del trio centrale. Anche gli altri 5 hanno finalmente cambiato rotta dirigendo verso nord e, nella giornata di lunedì, dovrebbero acquistare velocità con veloce andatura al traverso.

Sanya, comunque, si trovava alle 23 a 460 miglia da Mauritius, con un vento medio sui 31 nodi da ESE con una punta massima di 39 nodi e 5 metri d’onda. In piena burrasca insomma, con 393 miglia percorse nelle 24 ore tra le 22utc di sabato e le 22utc di domenica.

Sanya naviga nella burrasca. Foto Soriano

Ore 16 18 dicembre- La scelta di Sanya sta pagando decisamente e il Volvo 70 di Mike Sanderson (l’unico della flotta non di ultima generazione) aveva alle 13UTC ormai agganciato la bassa in formazione e navigava a 19 nodi di media (contro i 10-11 di Camper e Puma). Ciò che più conta è che Sanya è diretto rapidamente verso nord mentre gli altri continuano a dirigere a est. Sanya era quindi in testa con ben 117 miglia di vantaggio su Camper, 118 su Puma e 119 su Telefonica (i tre navigano a vista), margine destinato ad aumentare ancora nelle prossime ore. La “mossa di Aksel” (dal nome del navigatore Aksel Magdahl) sembra al momento vincente e continuerà a produrre vantaggi almeno per le prossime 48 ore, anche se i venti sulla prua, pur favorevoli, saranno decisamente impegnativi con previsione fino a 40 nodi. Groupama, a sud, si è bloccata in mattinata ed è tornata a perdere. Tutto, al momento sembra pendere dalla parte di Sanya, che si trova a 270 miglia dal Madagascar e a 670 da Mauritius, in grado teoricamente di coprire in questa fase circa 500 miglia al giorno.

A bordo di Sanya, dopo la conquista della testa della flotta. Foto Soriano

Così Mike Sanderson: “L’opzione era sul tavolo ormai da qualche giorno, e abbiamo dovuto lavorare un bel po’ per riuscire a far calcolare al software di navigazione una rotta est. Ogni volta che facevamo una nuova simulazione, il programma ci diceva di andare a nord. Per noi queste opportunità sono poche. Sono stato chiaro fin dall’inzio del nostro progetto su questo punto, non siamo abbastanza veloci per vincere overall quindi dobbiamo cogliere ogni opportunità per cercare di vincere una tappa o andare sul podio. E una chance come questa di fare qualcosa di diverso potrebbe non ripresentarsi. Abbiamo lavorato molto e cercato di convincerci del contrario, ma alla fine pensiamo che questa scelta ci dia la possibilità di essere in gara, quando arriveranno i Doldrum. Ci sono ancora molti ostacoli, ma crediamo che valga la pena provarci. Non penso stiamo rischiando troppo, e penso che nessuno si sia sorpreso troppo nel vederci fare questa mossa. Di sicuro  tutti i navigatori e gli skipper ci hanno pensato. Chi vivrà vedrà, si potrebbe dire.”

Il video di oggi:

Sud Indiano, 17 dicembre- Mal di testa, frustrazione, scelte estreme, scommesse, manovre continue, piovaschi, calme e groppi… queste ore alla Volvo Ocean Race sembrano destinate a restare nella memoria della vela oceanica. Una situazione meteo così complicata che impedisce alla flotta di fare concreti progressi verso il porto di destinazione situato oltre l’Equatore. A una settimana dalla partenza siamo ancora imprigionati ai 34°-38° Sud, con situazioni che hanno del surreale: Groupama è più distante oggi da Abu Dhabi di quanto lo fosse dalla partenza da Cape Town, Sanya sta praticamente tornando indietro con un'”inversione a U” per scommettere su una nuova depressione in formazione a est del Madagascar. Puma e Camper, che regatano a vista ormai da 36 ore (alle 17 erano separate da appena 900 metri…), sono ancora stretti in una zona di transizione che sembra non finire mai, muovendosi alla stessa velocità delle barche. Abu Dhabi e Telefonica puntano decise verso est separate da 27 miglia in latitudine.

Sanya ci prova, con un’inversione a “U” che la porta verso nord. Foto Soriano

Alle 19UTC la leadership teorica (ma molto relativa) era ancora di Abu Dhabi, con 1,3 miglia su Camper (in realtà il meglio posizionato del gruppo centrista), 1,8 su Puma, 12 su Telefonica. Sanya, ancora diretta per 330°, è a 25 miglia ma inizia a godere di un buon flusso da SE che le fa filare 12 nodi. Groupama è a 56 miglia, ma con 50 miglia guadagnate nelle ultime 6 ore e, soprattutto, naviga a 17 nodi di media.

Il video di oggi:

“Non mi era mai capitata una situazione così nella mia carriera, davvero frustrante”, ha detto Justin Slattery, prodiere di Azzam. E l’incertezza come si spezza? Prendendosi dei rischi, pare. Ed è quello che hanno fatto soprattutto Groupama, andando a sud, e Sanya, “piegando” verso NW.

Groupama crede nella sua scelta sudista. Foto Riou

Franck Cammas sta praticamente navigando da due giorni più veloce degli altri ma sta coprendo anche molta più strada (circa un quarto in più rispetto agli altri cinque). Tanto da far dichiarare al Media Crew Member Yann Riou: “C’è un premio per la barca che fa il maggior numero di miglia in 24 ore, peccato che non ce ne sia uno per la barca che fa più miglia in totale, sarebbe nostro di sicuro”. Groupama, che prima di tornare verso NE era sceso fino a 39° Sud (Cape Town è a 33° 51′ S) sta cercando di aggirare questa zona di transizione da sud e pare destinato nelle prossime 24 ore a trarre benefici da questa mossa, ma poi? La risalita verso l’Equatore pare complicata. Per lo meno loro hanno vento e sole…

Aksel Magdahl, il navigatore di Sanya, ama il “rischio”. Foto Soriano

Aksel Magdhal, il navigatore di Sanya, ci riprova. Come si ricorderà fu proprio lui, con una mossa simile all’attuale, a consentire a Ericsson 3 di vincere l’epica tappa Qingdao-Rio della scorsa edizione della Volvo Ocean Race. Allora, dopo la Nuova Zelanda, abbandonò la rotta diretta per Capo Horn per risalire in latitudine e andare ad agganciare un sistema in formazione. La mossa funzionò e l’equipaggio di Magnus Olsson vinse la tappa. Qual’è questa volta “la mossa di Aksel?”…

Il navigatore di Sanya e lo skipper Mike Sanderson si fidano di un profondo sistema depressionario, in formazione tra 24-36 ore a sud est del Madagascar. Se Sanya riuscirà a prendere quel treno, potrebbe “schizzare” rapidamente, navigando sul bordo occidentale della depressione, verso nord, almeno fino alle Mauritius… poi si vedrà. I rischi ci sono: primo… il vento sarà portante fino a 40 nodi quindi navigazione durissima per una barca che è arrivata a Cape Town via nave per la delaminazione nel Mare di Alboràn, secondo… per arrivarci bisogna navigare bene nelle prossime 24 ore.

Magdahl, in un contatto con in centro di controllo di Alicante, ha descritto così la sua scelta: “Stiamo prendendo un rischio, in confronto al resto della flotta, ma dalla posizione in cui siamo sembra che questa sia la rotta più veloce per il traguardo e noi cerchiamo sempre la rotta più veloce. Abbiamo notato questa situazione ormai da molto e pensiamo che sia ancora fattibile. Ci sono dei rischi, soprattutto per le prime 24 ore. Naturalmente è strano fare quasi un’inversione a U, come stiamo facendo. Puntiamo verso la bassa pressione al largo del Madagascar, sperando di avere del vento buono, e ci troveremo dall’altra parte della bassa. Fra 24 ore vedremo. È frustrante perché ne abbiamo parlato molto negli ultimi tre giorni, e è un peccato che abbiamo deciso solo oggi, se l’avessimo presa ieri la decisione, adesso saremmo molto avanti!”

Camper e Puma più a est, seguiti da Abu Dhabi e Telefonica, sembrano prediligere una soluzione diretta verso levante, in attesa di prendere questi fantomatici venti portanti dell’Indiano.

Chi avrà indovinato? Difficile dirlo, la sensazione è che Groupama potrebbe anche “sfilare” i centrali, ma a medio termine l’azzardo di Sanya potrebbe anche pagare. Una cosa è certa, in questa regata non mancano mai le emozioni.

Le posizioni alle 17 di sabato con la meteo prevista alle 06utc di domenica. Da notare l’inversione a “U” di Sanya (traccia in verde) diretta verso NW. A sud Groupama (traccia arancione). Courtesy VOR
La previsione meteo alle 21UTC di domenica. Si nota la depressione in formazione a sud est del madagascar che Sanya avrebbe intenzione di sfruttare navigando alle portanti nel suo lato occidentale.

Nick Dana, MCM di Abu Dhabi: “Ieri la forza mentale dell’equipaggio è stata messa alla prova. Non per dei danni, e nemmeno per le posizioni, ma per il vento, costante meno di zero. Giudicando dalle urla e dagli improvvisi scoppi di ilarità, ho deciso che era arrivato il momento di salire in coperta. Per non arrivare a mani vuote, ho portato qualche cioccolatino, giusto il tempo di prendere una raffica di vento e un temporale. Provate voi, per 15 ore di seguito a cambiare continuamente scenario. Ho soprannominato questa meteo “il terzo Doldrum” ma spero che non sia vero. Ho chiesto a Junior come era andato il suo turno, e lui mi ha risposto sarcasticamente “Non me le restituirà mai nessuno, quelle quattro ore della mia vita! Adesso sono fuori turno.” Giusto, peccato che dopo un po’ di minuti è stato chiamato un altro cambio vele e quelli di sopra hanno gridato “Svegliati Junior, cambio!”

Hamish Hooper, MCM di CAMPER: “I giorni passano lenti a bordo e si cominciano a vedere i primi segni di mercanteggiamento. La moneta di scambio sono gli snack, che io stesso distribuisco cinque volte al giorno. I pasti principali sono tre, ma oltre a quelli ognuno ha a disposizione diversi snack, ed è proprio allora che comincia il mercato. Ad alcuni piace un tipo, ad altri no, e quindi ci sono degli scambi. Quello che sembra avere più valore è il biltong (una carne secca e speziata tipica del Sudafrica). E’ la legge della domanda e dell’offerta… oggi ho provato a dire che il biltong è la cosa migliore del Sudafrica e qualcuno ha detto che avevo una visione un po’ limitata, che la cosa migliore è Charlize Theron. Negli ultimi due giorni abbiamo ricevuto la visita di molti albatros grigi che hanno seguito la barca, volando con grazia, anche per ore. A un certo punto ne ho contati venti, potrei stare a guardarli all’infinito…”

Andrés Soriano, MCM di Team Sanya: “Un uomo molto saggio, e uno dei miei artisti preferiti, Bob Marley una volta ha detto: “Delle persone sentono la pioggia, altri si bagnano solo.” Credo che noi, su Sanya, sentiamo la pioggia. Anche se non sono state ore molto veloci, di sicuro ci siamo bagnati molto. “Non avrei mai pensato di trovarmi nello stesso sistema meteo dopo cinque giorni dalla partenza” ha detto Richard Mason. Questo fronte freddo ha creato una serie di basse pressioni che rende il mare confuso e il vento instabile, un momento siamo praticamente fermi e quello dopo abbiamo 20 nodi. Quindi per ora, tutto quel che possiamo fare è continuare a spingere, “sentire la pioggia” e andare avanti…”

Amory Ross, MCM di PUMA: “Per ricevere il report da Mar Mostro seguite queste semplici istruzioni: aprite il report di ieri, stampate, leggete a voce alta sotto una doccia fredda. Eccovelo, buon fine settimana. Scherzo, ma in effetti è molto vicino alla realtà, visto che non ci sono stati molti cambi nell’ultima settimana. Siamo ancora alla caccia di questa roba, e il nuovo contributo di Madre Natura oggi è stata la pioggia. E’ ovvio che fare delle previsioni in questo tempo è impossibile… E allora aspettiamo, si va dai 2 ai 13 nodi di vento nello spazio di pochi secondi, e poi dopo 15 secondi cambia di nuovo tutto. Almeno adesso abbiamo compagnia. C’è CAMPER vicino, vediamo chiaramente le loro luci di navigazione. Sembra quasi che non sia cambiato nulla…”

Yann Riou, MCM di Groupama 4: “Notizie dal sud, dove ci troviamo, adesso, abbastanza lontani dai nostri avversari. Sempre la stessa storia del fronte che si sposta insieme a noi e che ci frena. Così abbiamo deciso di provarci a sud! Era la nostra idea iniziale, poi abbiamo esitato non poco, come testimoniato dalla nostra traccia… la prospettiva di una porticina al nord, la tentazione di rimanere su, poi ieri mattina abbiamo deciso di andare! Funzionerà? E’ un po’ presto per dirlo, ma l’atmosfera vicino al tavolo da carteggio è meno tesa, da ieri. Stamattina, c’è ancora ottimismo, anche se attenuato da una rotazione del vento che aspettavamo ma che non arriva. Comunque noi ci siamo!”

Diego Fructuoso, MCM di Team Telefónica: “Un altro giorno con condizioni complicate. Il vento è incredibilmente rafficato e instabile, in più ci sono stati scrosci di pioggia tutto il giorno. Malgrado ciò, stamattina ho visto Iker con le scarpe invece degli stivali e ho pensato che il tempo stesse cambiando, ma no e non penso che si possa giudicare da come ci si cambia a bordo. Ci sono stati molti suggerimenti per il titolo del blog di oggi. Iker voleva chiamarlo il giorno del generatore, riferendosi al fatto che dobbiamo muovere costantemente la chiglia per le raffiche che arrivano all’improvviso. Ñeti ha proposto “la bassa alternativa, per le condizioni che ci sono… Ho scelto un titolo diverso alla fine, ma tutti quelli che sono stati proposti riflettono l’umore di bordo. Let’s go Doldrum!”

 

Sud Indiano, 17 dicembre- Mal di testa, frustrazione, scelte estreme, scommesse, manovre continue, piovaschi, calme e groppi… queste ore alla Volvo Ocean Race sembrano destinate a restare nella memoria della vela oceanica. Una situazione meteo così complicata che impedisce alla flotta di fare concreti progressi verso il porto di destinazione situato oltre l’Equatore. A una settimana dalla partenza siamo ancora imprigionati ai 34°-38° Sud, con situazioni che hanno del surreale: Groupama è più distante oggi da Abu Dhabi di quanto lo fosse dalla partenza da Cape Town, Sanya sta praticamente tornando indietro con un'”inversione a U” per scommettere su una nuova depressione in formazione a est del Madagascar. Puma e Camper, che regatano a vista ormai da 36 ore (alle 17 erano separate da appena 900 metri…), sono ancora stretti in una zona di transizione che sembra non finire mai, muovendosi alla stessa velocità delle barche. Abu Dhabi e Telefonica puntano decise verso est separate da 27 miglia in latitudine.

Sanya ci prova, con un’inversione a “U” che la porta verso nord. Foto Soriano

Alle 19UTC la leadership teorica (ma molto relativa) era ancora di Abu Dhabi, con 1,3 miglia su Camper (in realtà il meglio posizionato del gruppo centrista), 1,8 su Puma, 12 su Telefonica. Sanya, ancora diretta per 330°, è a 25 miglia ma inizia a godere di un buon flusso da SE che le fa filare 12 nodi. Groupama è a 56 miglia, ma con 50 miglia guadagnate nelle ultime 6 ore e, soprattutto, naviga a 17 nodi di media.

Il video di oggi:

“Non mi era mai capitata una situazione così nella mia carriera, davvero frustrante”, ha detto Justin Slattery, prodiere di Azzam. E l’incertezza come si spezza? Prendendosi dei rischi, pare. Ed è quello che hanno fatto soprattutto Groupama, andando a sud, e Sanya, “piegando” verso NW.

Groupama crede nella sua scelta sudista. Foto Riou

Franck Cammas sta praticamente navigando da due giorni più veloce degli altri ma sta coprendo anche molta più strada (circa un quarto in più rispetto agli altri cinque). Tanto da far dichiarare al Media Crew Member Yann Riou: “C’è un premio per la barca che fa il maggior numero di miglia in 24 ore, peccato che non ce ne sia uno per la barca che fa più miglia in totale, sarebbe nostro di sicuro”. Groupama, che prima di tornare verso NE era sceso fino a 39° Sud (Cape Town è a 33° 51′ S) sta cercando di aggirare questa zona di transizione da sud e pare destinato nelle prossime 24 ore a trarre benefici da questa mossa, ma poi? La risalita verso l’Equatore pare complicata. Per lo meno loro hanno vento e sole…

Aksel Magdahl, il navigatore di Sanya, ama il “rischio”. Foto Soriano

Aksel Magdhal, il navigatore di Sanya, ci riprova. Come si ricorderà fu proprio lui, con una mossa simile all’attuale, a consentire a Ericsson 3 di vincere l’epica tappa Qingdao-Rio della scorsa edizione della Volvo Ocean Race. Allora, dopo la Nuova Zelanda, abbandonò la rotta diretta per Capo Horn per risalire in latitudine e andare ad agganciare un sistema in formazione. La mossa funzionò e l’equipaggio di Magnus Olsson vinse la tappa. Qual’è questa volta “la mossa di Aksel?”…

Il navigatore di Sanya e lo skipper Mike Sanderson si fidano di un profondo sistema depressionario, in formazione tra 24-36 ore a sud est del Madagascar. Se Sanya riuscirà a prendere quel treno, potrebbe “schizzare” rapidamente, navigando sul bordo occidentale della depressione, verso nord, almeno fino alle Mauritius… poi si vedrà. I rischi ci sono: primo… il vento sarà portante fino a 40 nodi quindi navigazione durissima per una barca che è arrivata a Cape Town via nave per la delaminazione nel Mare di Alboràn, secondo… per arrivarci bisogna navigare bene nelle prossime 24 ore.

Magdahl, in un contatto con in centro di controllo di Alicante, ha descritto così la sua scelta: “Stiamo prendendo un rischio, in confronto al resto della flotta, ma dalla posizione in cui siamo sembra che questa sia la rotta più veloce per il traguardo e noi cerchiamo sempre la rotta più veloce. Abbiamo notato questa situazione ormai da molto e pensiamo che sia ancora fattibile. Ci sono dei rischi, soprattutto per le prime 24 ore. Naturalmente è strano fare quasi un’inversione a U, come stiamo facendo. Puntiamo verso la bassa pressione al largo del Madagascar, sperando di avere del vento buono, e ci troveremo dall’altra parte della bassa. Fra 24 ore vedremo. È frustrante perché ne abbiamo parlato molto negli ultimi tre giorni, e è un peccato che abbiamo deciso solo oggi, se l’avessimo presa ieri la decisione, adesso saremmo molto avanti!”

Camper e Puma più a est, seguiti da Abu Dhabi e Telefonica, sembrano prediligere una soluzione diretta verso levante, in attesa di prendere questi fantomatici venti portanti dell’Indiano.

Chi avrà indovinato? Difficile dirlo, la sensazione è che Groupama potrebbe anche “sfilare” i centrali, ma a medio termine l’azzardo di Sanya potrebbe anche pagare. Una cosa è certa, in questa regata non mancano mai le emozioni.

Le posizioni alle 17 di sabato con la meteo prevista alle 06utc di domenica. Da notare l’inversione a “U” di Sanya (traccia in verde) diretta verso NW. A sud Groupama (traccia arancione). Courtesy VOR
La previsione meteo alle 21UTC di domenica. Si nota la depressione in formazione a sud est del madagascar che Sanya avrebbe intenzione di sfruttare navigando alle portanti nel suo lato occidentale.

Nick Dana, MCM di Abu Dhabi: “Ieri la forza mentale dell’equipaggio è stata messa alla prova. Non per dei danni, e nemmeno per le posizioni, ma per il vento, costante meno di zero. Giudicando dalle urla e dagli improvvisi scoppi di ilarità, ho deciso che era arrivato il momento di salire in coperta. Per non arrivare a mani vuote, ho portato qualche cioccolatino, giusto il tempo di prendere una raffica di vento e un temporale. Provate voi, per 15 ore di seguito a cambiare continuamente scenario. Ho soprannominato questa meteo “il terzo Doldrum” ma spero che non sia vero. Ho chiesto a Junior come era andato il suo turno, e lui mi ha risposto sarcasticamente “Non me le restituirà mai nessuno, quelle quattro ore della mia vita! Adesso sono fuori turno.” Giusto, peccato che dopo un po’ di minuti è stato chiamato un altro cambio vele e quelli di sopra hanno gridato “Svegliati Junior, cambio!”

Hamish Hooper, MCM di CAMPER: “I giorni passano lenti a bordo e si cominciano a vedere i primi segni di mercanteggiamento. La moneta di scambio sono gli snack, che io stesso distribuisco cinque volte al giorno. I pasti principali sono tre, ma oltre a quelli ognuno ha a disposizione diversi snack, ed è proprio allora che comincia il mercato. Ad alcuni piace un tipo, ad altri no, e quindi ci sono degli scambi. Quello che sembra avere più valore è il biltong (una carne secca e speziata tipica del Sudafrica). E’ la legge della domanda e dell’offerta… oggi ho provato a dire che il biltong è la cosa migliore del Sudafrica e qualcuno ha detto che avevo una visione un po’ limitata, che la cosa migliore è Charlize Theron. Negli ultimi due giorni abbiamo ricevuto la visita di molti albatros grigi che hanno seguito la barca, volando con grazia, anche per ore. A un certo punto ne ho contati venti, potrei stare a guardarli all’infinito…”

Andrés Soriano, MCM di Team Sanya: “Un uomo molto saggio, e uno dei miei artisti preferiti, Bob Marley una volta ha detto: “Delle persone sentono la pioggia, altri si bagnano solo.” Credo che noi, su Sanya, sentiamo la pioggia. Anche se non sono state ore molto veloci, di sicuro ci siamo bagnati molto. “Non avrei mai pensato di trovarmi nello stesso sistema meteo dopo cinque giorni dalla partenza” ha detto Richard Mason. Questo fronte freddo ha creato una serie di basse pressioni che rende il mare confuso e il vento instabile, un momento siamo praticamente fermi e quello dopo abbiamo 20 nodi. Quindi per ora, tutto quel che possiamo fare è continuare a spingere, “sentire la pioggia” e andare avanti…”

Amory Ross, MCM di PUMA: “Per ricevere il report da Mar Mostro seguite queste semplici istruzioni: aprite il report di ieri, stampate, leggete a voce alta sotto una doccia fredda. Eccovelo, buon fine settimana. Scherzo, ma in effetti è molto vicino alla realtà, visto che non ci sono stati molti cambi nell’ultima settimana. Siamo ancora alla caccia di questa roba, e il nuovo contributo di Madre Natura oggi è stata la pioggia. E’ ovvio che fare delle previsioni in questo tempo è impossibile… E allora aspettiamo, si va dai 2 ai 13 nodi di vento nello spazio di pochi secondi, e poi dopo 15 secondi cambia di nuovo tutto. Almeno adesso abbiamo compagnia. C’è CAMPER vicino, vediamo chiaramente le loro luci di navigazione. Sembra quasi che non sia cambiato nulla…”

Yann Riou, MCM di Groupama 4: “Notizie dal sud, dove ci troviamo, adesso, abbastanza lontani dai nostri avversari. Sempre la stessa storia del fronte che si sposta insieme a noi e che ci frena. Così abbiamo deciso di provarci a sud! Era la nostra idea iniziale, poi abbiamo esitato non poco, come testimoniato dalla nostra traccia… la prospettiva di una porticina al nord, la tentazione di rimanere su, poi ieri mattina abbiamo deciso di andare! Funzionerà? E’ un po’ presto per dirlo, ma l’atmosfera vicino al tavolo da carteggio è meno tesa, da ieri. Stamattina, c’è ancora ottimismo, anche se attenuato da una rotazione del vento che aspettavamo ma che non arriva. Comunque noi ci siamo!”

Diego Fructuoso, MCM di Team Telefónica: “Un altro giorno con condizioni complicate. Il vento è incredibilmente rafficato e instabile, in più ci sono stati scrosci di pioggia tutto il giorno. Malgrado ciò, stamattina ho visto Iker con le scarpe invece degli stivali e ho pensato che il tempo stesse cambiando, ma no e non penso che si possa giudicare da come ci si cambia a bordo. Ci sono stati molti suggerimenti per il titolo del blog di oggi. Iker voleva chiamarlo il giorno del generatore, riferendosi al fatto che dobbiamo muovere costantemente la chiglia per le raffiche che arrivano all’improvviso. Ñeti ha proposto “la bassa alternativa, per le condizioni che ci sono… Ho scelto un titolo diverso alla fine, ma tutti quelli che sono stati proposti riflettono l’umore di bordo. Let’s go Doldrum!”

 

Sud Indiano, 16 dicembre- Si complica ancora la seconda tappa della Volvo Ocean Race. I sei Volvo 70 continuano a essere disposti a ventaglio tra una latitudine di 34°22′ (Telefonica, la barca più a nord) e una 36° 28′ (Groupama, la barca più a sud), ovvero in 126 miglia di Oceano Indiano. Tutti stanno navigando verso est cercando di trovare una via d’uscita dalla zona di transizione tra due basse pressioni che ha come “intrappolato” la flotta. Il problema è che tale zona si sta spostando verso levante più o meno alla stessa velocità delle barche, ovvero 12-16 nodi, con il risultato di tenerle un po’ frenate e costrette a continui cambi di condizioni, tra piovaschi e fasi alterne. Un bel rebus per i navigatori che stanno cercando di posizionarsi al meglio per agganciare i venti da nord est posizionati più a levante che consetirebbero di dirigere finalmente verso nord e l’Equatore.

A bordo di Puma. Foto Ross

La sensazione, però, confermata dal servizio meteo della VOR, è che tale stallo proseguirà ancora per almeno 24 ore, con ampia incertezza, quindi, sull’esito di questa tappa. Al rilevamento delle 11:00 di oggi in testa (semplicemente perchè più a nord delle altre e quindi più vicina in teoria all’arrivo) era data ancora Telefonica, con 27 miglia di vantaggio su Abu Dhabi, 44 su Sanya, 75 su Puma, 79 su Camper (Puma e Camper regatano oggi a vista) e 118 su Groupama. I francesi sono mediamente i più veloci ma sono anche quelli che hanno “zigzagato” di più con diversi cambi di scelte.

Telefonica in velocità. Foto Fructuoso

“Stiamo tutti lottando per attraversare questa zona”, ha detto stamani lo skipper di Camper Chris Nicholson, “è difficile farlo ed è anche molto frustrante ma rende certo tutto molto più interessante. Non è facile, ci sono stati molti cambi di vele ed è estremamente difficile lavorare sulla barca con le condizioni delle onde che abbiamo. Tutti sanno che dall’altra parte di questa linea c’è una coppa d’oro e se riesci ad arrivarci per primo farai un bel break sugli altri”.

Le mani “usurate” di Chris Nicholson. Foto Hooper/Camper/VOR

Curioso notare come da nord a sud la flotta sia disposta in diagonale con la stessa prua, un po’ quello che si vede spesso in una bolina di una regata di monotipi sulle boe. Una prova ulteriore dell’equilibrio di questa regata e della sua unicità, visto che si regata in oceano come se si fosse tra le boe. Unica differenza è che qui il “campo di regata” è l’intero Oceano Indiano occidentale. Basterà una rotazione del vento o l’ingresso della tanto desiderata pressione per rivoluzionare la classifica. Chi ci arriverà per primo?

La posizione delle barche alle 11 di oggi con la meteo previste per le 18UTC del 16 dicembre. Evidente la posizione diagonale della flotta e il persistere della zona di transizione tra i due sistemi meteo. Courtesy Volvo Ocean Race

Hamish Hooper, MCM di CAMPER: “I ragazzi sono stanchi, nessuno ha ancora avuto quattro ore di vero riposo fino a ora, con cambi di vele e spostamenti, e sembra che non cambierà nelle prossime ore. Ci vogliono proprio delle persone speciali per riuscire a lavorare al massimo livello e senza dormire, sembra quasi che gli piaccia. Forse piacere non è la parola migliore, diciamo che è un test estremo del carattere, forse. Penso, che in realtà le Nazioni Unite, lo definiscano tortura… Malgrado la pressione costante, il morale a bordo è ancora lato. Non mancano le battute e le risate al momento giusto, che è forse la cosa più importante in tempi duri come questi”.

 

Durban, Sud Africa, 14 dicembre- Dopo tre giorni di passione, tra Buona Speranza e le correnti di Agulhas, finalmente la flotta della Volvo Ocean Race ha lasciato la costa africana dirigendosi in pieno Oceano Indiano. La situazione è quanto mai aperta, con le barche che si sono disposte a ventaglio su un arco di 180 miglia, tra i 33°S di Telefonica e i 36°S di Groupama. Al rilevamento delle 22UTC in testa era Telefonica, con Iker Martinez che è riuscito a trarre il meglio dalla scelta di navigare sotto costa fino oltre Port Elizabeth, attraversando la Corrente di Agulhas nel punto più settentrionale possibile e lasciandosi di poppa la tristemente famosa (per i naufragi) Skeleton Coast. Scelta opposta, invece, per Groupama che per prima si è diretta verso sud est.

A bordo di Telefonica nel Mare di Agulhas. Foto Fructuoso

Telefonica aveva alle 23 italiane 19,5 miglia di vantaggio su Abu Dhabi, 31 su Camper, 33 su Puma, 47,7 su Sanya e 77 su Groupama. I distacchi, però, sono da considerare relativi al fatto di agganciare per primi il nuovo sistema frontale in formazione a est del Mozambico che dovrebbe garantire ottime velocità per almeno 36/48 ore prima di arrivare in una zona di venti da est a levante del Madagascar. La posizione di Telefonica e Abu Dhabi, più a nord, potrebbe alla fine pagare.

Il video della giornata:

Questo il racconto dello skipper di Azzam, Ian Walker: “E’ stata una notte di grande tensione, dopo aver guadagnato molto sul resto della flotta stando sotto costa, abbiamo camminato forte tutta la notte con 20/30 nodi con lo spinnaker grande. Non si riusciva quasi a navigare mure a dritta a causa delle onde. Il solo problema è che eravamo sempre più vicini alla costa e dovevamo strambare! Abbiamo scelto di passare il più velocemente possibile, anche se nella zona c’era più vento. C’erano 30/35 nodi ma siamo riusciti a passare con lo spi e randa piena. Sono zone che hanno una brutta fama e nessuno sa veramente quanto siano difficili, o meglio nessuno che abbia abbastanza buon senso da non venire qui…Dipenderà tutto da chi potrà passare attraverso questa zona di transizione al meglio. Se ci riusciremo, allora potremo avere buoni venti da nord e navigare veloci intorno all’alta pressione, il bordo dell’Alta conosciuta come l’anticiclone dell’Oceano Indiano. Se non ci riusceremo, rimarremo qui a sbattere per giorni”.

Sanya dimostra di poter reggere il passo dei nuovi Volvo 70 in questa seconda tappa. Foto Soriano

La difficoltà del passaggio della corrente è testimoniato anche dalle parole di Charles Caudrelier, timoniere a bordo di Groupama 4: “E’ stato piuttosto duro! Si passava di colpo da un’aria leggera a vento forte e con un mare incrociato. Abbiamo dovuto rallentare la barca, non potevamo spingere al 100% per salvaguardare barca e albero. Le persone a terra tendono a pensare che le onde più sono alte, più sono pericolose ma in effetti non è proprio così, è il mare incrociato e confuso che dà più problemi. Ieri c’era onda corta che veniva da ogni parte, causando notevole stress alla barca, alle strutture e all’albero.” Caudrelier, riguardo alle prossime ore ha detto: “Sembra che ci siano due opzioni, non sappiamo esattamente cosa fare, ma pensiamo che la nostra posizione vada bene. C’è un vecchio adagio che dice che se sei in Atlantico e non sai dove andare, devi andare a ovest e se non sai dove andare nell’Oceano del Sud devi andare a sud. Nella prima tappa non l’abbiamo rispettato, ma in questa sì!”

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Port Elizabeth, Sud Africa, 13 dicembre- Aggiornamento ore 23- Regna l’incertezza nella seconda tappa della Volvo Ocean Race. Al rilevamento delle 22UTC Groupama ha visto svanire il buon vantaggio che aveva sono poche ore prima. La meteo complicatissima pare aver favorito la scelta di Abu Dhabi che stava navigando sottocosta e che è riuscito a sfilare i francesi che sono anche loro rientrati verso la costa sudafricana. In testa è dato Puma, ma Abu Dhabi è a sole 0,8 miglia e ha una velocità ben maggiore (15 nodi contro 9,6). Sembrerebbe anche meglio posizionato per il vento previsto per mercoledì 14 dicembre. I primi 4 sono racchiusi in appena 7 miglia, con Telefonica a 27 e Sanya a 30. Tutto da giocare, insomma, almeno per le prossime 48 ore.

Ore 19- Potrebbe essere di Groupama il primo break di questa seconda tappa della Volvo Ocean Race. Dopo una giornata di grande equilibrio, con i francesi, Camper, Puma e Sanya racchiusi in appena mezzo miglio mentre cercavano di districarsi sotto costa dalle insidie della Corrente di Agulhas, al rilevamento delle 19UTC di oggi, Franck Cammas sembra aver trovato il corridoio giusto.

A bordo di Groupama. Foto Riou

Groupama 4 è in testa, con 6,9 miglia di vantaggio su Camper e 8,1 su Puma e, cosa più importante, filava 17 nodi contro i 13 degli inseguitori. Quarto è Abu Dhabi a 17,5 miglia, poi Telefonica a 26 e Sanya a 28. Questa fase della regata impone di attraversare l’impetuosa Corrente di Agulhas che scorre a 3-4 nodi verso WSW costeggiando la costa africana. Un vero “fiume” che, secondo le analisi può essere aggirato o sotto costa (come sembrerebbe intenzionato a fare Abu Dhabi) oppure con un “taglio” deciso verso sud est (come forse farà Groupama). In tutto questo i navigatori di questa superba regata devono ovviamente tener presente l’evoluzione del vento che per la nottata si presenta in bolina per poi calare e girare a ovest nella mattinata di domani.

La corrente di Agulhas e le due opzioni strategiche per attraversarla. Courtesy Volvo OR

L’equilibrio è massimo e il livello è altissimo: sei barche (anche Sanya, ben comportatasi nel bordeggio sotto costa) tutte in grado di vincere questa tappa. Non ci vengono in mente altri eventi di alto livello che possono vantare tale schieramento di pretendenti al successo. Si dovrà risalire l’Oceano Indiano fino alla zona dei pirati, che inizia a nord del Madagascar e distante ancora 2.450 miglia, in cui la posizione delle barche sarà tenuta nascosta al pubblico, per puntare sul porto segreto che farà da tappa intermedia in vista dell’arrivo ad Abu Dhabi.

Si naviga quasi sempre a vista, come testimoniano questi video della giornata:

 

Nick Dana, MCM di Abu Dhabi: “A volte si stenta a credere che con tutta la tecnologia che c’è nel DNA di queste barche, le migliaia di ore di lavoro per il progetto, i materiali, le menti brillanti, il denaro ancora usiamo sistemi arcaici per spostare le cose, da poppa a prua, da sopravento a sottovento… naturalmente le battute si sprecano a bordo a proposito. Alla fine lo spostare il materiale è solo una delle cose che possono distruggerti, quindi meglio stringere i denti e andare avanti. Ieri sera ho avuto un problema. Stavo filmando con la luce del tramonto e sono rimasto impigliato con un piede. Ho perso una delle mie scarpe Sharx. Devastante, visto che era il mio unico paio di scarpe per il bel tempo, e in questa tappa ci saranno ben due passaggi dei Doldrums! Adesso ho solo gli stivali. Alcuni dei ragazzi sono stati così gentili da offrirmi le loro, per il momento, per fortuna ho navigato abbastanza con loro per sapere che tutto ha un prezzo. Ed essere in debito quando ti appresti ad attraversare l’equatore per la prima volta…”

Ecco un cambio di vela passando al Code Zero su Azzam:

Diego Fructuoso, MCM di Team Telefónica: “Dopo le difficoltà di ieri sembra che si ricominci a navigare, sono state ore complicate, come si vede bene dal report di stamattina, con le velocità bassissime di tutti. Iker dice che non gli è mai successo di vedere una cosa così nella Volvo. Sembra che anche la prossima notte sarà complicata, non staremo attenti a cogliere ogni opportunità di recuperare. Comunque la vista della costa è molto bella. E ora siamo nell’indiano! Abbiamo passato Capo di Buona Speranza e poi Capo di Agulhas, il punto più a sud dell’Africa. Ci sono state discussioni a bordo su quando cominciava veramente l’indiano, ma una volta superati i due punti siamo certi, navighiamo nell’oceano indiano adesso!”

Yann Riou, MCM di Groupama 4: “Lunedì di ritorno al lavoro abbastanza piacevole su Groupama 4. La regata: è vero che essere in gruppo è meglio, soprattutto se sei davanti e non dietro come nella prima tappa! Ne abbiamo approfittato per giocarcela tutto il giorno con CAMPER, un momento siamo noi, un momento siete voi ad andare più forte. Interessante e istruttivo… Le condizioni meteo erano quasi ideali, al lasco fra 12 e 18 nodi, mare piatto. Un’andatura in cui si va relativamente veloci, e poi non ci si bagna. Il tutto sotto un sole splendido e nel mezzo di una fauna incredibile, foche, banchi di pesce, uccelli di tutti i tipi… una sfilata quasi ininterrotta. E poi abbiamo cambiato oceano. Ma come tutte le cose belle non durano a lungo, il vento è calato bruscamente e eccoci di nuovo a due nodi, sballottati da una parte all’altra con un’onda residua al traverso. Come previsto vento debole tutta la notte e CAMPER ne ha approfittato per passarci e prendere qualche lunghezza. Il vento all’alba è tornato e ci sono una decina di nodi. Oggi possono succedere delle cose, in termini di scelte di rotta…”

Hamish Hooper, MCM di CAMPER: “Oggi è il primo giorno della settimana “dì a qualcuno che sta facendo un buon lavoro!” così l’ho detto ai ragazzi, o meglio ci ho provato, ma sono proprio convinto che stiano facendo un buon lavoro. Ho la sensazione che qualcosa sia cambiato a bordo, in positivo. C’è una maggiore intensità, un’unità che cresce fra l’equipaggio, ma non penso che se ne rendano ancora conto. Ero in coperta ieri sera, Groupama era solo un miglio davanti a noi e Nico (Chris Nicholson) ha chiamato un cambio vele. Praticamente nessuno ha pronunciato verbo, si è sentito solo un colpo, che era la testa di Trae (Tony Rae)che sbatteva quando Chuny (Bermudez) lo ha svegliato. Chuny aveva un sorriso da orecchio a orecchio, mentre Tony un’aria un po’ stonata… Tutti e due si sono rimessi al lavoro con il resto del gruppo, tutti e dieci impegnati a testa bassa nel lavoro, finché il cambio non era stato fatto, la vela a punto e tutto messo in ordine. E’ stato un bello spettacolo. Forse la differenza sta nel fatto che nella prima tappa abbiamo avuto poche chance di combattere, eravamo quasi sempre da soli, e quando gli avversari sono vicini si è più coscienti e più concentrati. Il morale è buono a bordo. Qualcuno mi ha chiesto, visto che ormai siamo nell’indiano, se stasera si può avere curry per cena…”

Amory Ross, MCM di PUMA: “Le vittorie qui non sono facili da ottenere, ma quando arrivano devono essere riconosciute… e il nostro shore team a Città del Capo ha fatto un gran lavoro. Stamattina Ken (che è forse il cliente più difficile a bordo) mi ha detto che era la migliore colazione che aveva mai mangiato. Posso confermare che l’oatmeal era davvero buono. I velisti della Volvo saranno anche tosti, ma prendono il cibo davvero sul serio! Ok, basta parlare di cibo, siamo in regata. Le cose vanno bene, la notte è passata tranquilla, poca aria, mare piatto. Andiamo veloci, più forte di quelli davanti e più lenti di quelli dietro. La flotta si è ricompattata e siamo tutti in vista. L’atmosfera a bordo si potrebbe descrivere come calma, si sposta la roba, si regolano le vele, si cammina piano, piano, non si chiacchiera del più e del meno ed è meglio non fare rumore. Oggi dovrebbe arrivare più vento. Siamo a 180 miglia da Port Elizabeth, poi dovremmo andare a sud, sud-est, ma non prima che Tom (Addis) prenda le sue importanti decisioni tattiche riguardo al passaggio della corrente stasera.”

Andrés Soriano, MCM di Team Sanya: “E’ stata una prima notte dura a bordo, forse non brutale come quella della partenza da Alicante, ma dura per il vento leggero che richiede costanza e concentrazione. E anche la mattina non è stata diversa, avevamo Puma proprio sotto di noi e quando è entrata un po’ d’aria l’hanno presa prima e se ne sono andati. Il resto della giornata è stato magnifico, con sole, 12/15 nodi e mare piatto. I ragazzi sono tutti felici a bordo, e il cibo è buono, ieri sera un altro piatto molto gradito: arrosto e puré. Non erano proprio uguale a quelli che fanno mia madre o mia nonna, ma me li ha ricordati e di sicuro quando sarò a casa chiederò loro di cucinarmeli. Il secondo giorno si prospetta “interessante” come dice il nostro navigatore Aksel (Magdhal): ci sarà un po’ di tutto, può succedere di tutto e speriamo ci siano delle opportunità di riavvicinarci ai leader. Tutto sommato è molto bello essere di nuovo in regata…”

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Cape Agulhas, Sud Africa, 12 dicembre- Mancato l’appuntamento con il fronte a sud est del Capo di Buona Speranza per la flotta della Volvo Ocean Race è stata una nottata frustrante, con bonaccia totale, corrente contraria, ancore a mare per non tornare indietro (come ha fatto Telefonica) e tanta pazienza. Solo nella tarda mattinata di oggi, la flotta è riuscita a ritrovare un flusso di vento da sud ovest che la sta ora spingendo, finalmente in rotta diretta, verso Capo Agulhas, l’estrema punta meridionale del Continente africano.

Puma e Sanya affiancate in nonaccia nella serata di ieri. Foto Ross

Non è stato facile, in nottata, doppiare il Capo di Buona Speranza con le barche molto sotto costa impegnate a non farsi spingere dall’onda luna oceanica e dalla corrente contro le scogliere. Groupama e Camper sono riusciti a cavarsela meglio e, alle 13utc di oggi, erano in testa, con Franck Cammas davanti di 0,6 miglia per il tracking e con una posizione più sottocosta. Camper è più esterno al passaggio dal Capo Agulhas, notoriamente uno dei tratti di mare più difficili e insidiosi del pianeta. Puma segue a 4,3 miglia, poi Sanya a 9, Abu Dhabi (che era uscito in testa dalla Baia di Cape Town e aveva consevato la leadership fino a che non è arrivata la bonaccia) a 12,8. Chiude il leader della classifica generale Telefonica, a 19,8 miglia. Tanto per chiarire l’equilibrio di questa regata.

Il video delle prime 24 ore della Leg 2, con le immagini di Telefonica ancorato nella corrente contraria:

Il video da Puma, con balene, arcobaleni e mare lungo-lavatrice:

L’evoluzione meteo si presenta, però, quanto mai complessa ed è probabile che in nottata la flotta finisca di nuovo parcheggiata tra le correnti di Agulhas, non proprio il posto migliore per restare senza vento. Un nuovo fronte da ovest è atteso per il pomeriggio di domani, con grande varietà di scelte a disposizione dei navigatori.

 

Cape Town, Sud Africa, 11 dicembre- Grande spettacolo a Cape Town oggi per la partenza della Leg 2 della Volvo Ocean Race. Vedere la prua possente di Abu Dhabi frantumare le onde a 18-20 nodi di velocità sullo sfondo di Table Mountain è stato un bel vedere per tutte le migliaia di appassionanti che hanno seguito la diretta in streming sul sito www.volvooceanrace.com. Ian Walker e il suo equipaggio su Azzam sono partiti molto bene, trovando per primi il giusto assetto con il code zero a riva. Bene allo start anche Groupama, Camper e Puma mentre un po’ in ritardo sono scattati Sanya e, ancor più, Telefonica, il dominatore della regata di ieri e della prima tappa.

Abu Dhabi precede la flotta all’uscita dalla Table Mountain Bay. Foto Roman/VOR

 

Durante il percorso sulle boe, prima di dirigere verso il Capo di Buona Speranza, ADOR è andato aumentando il vantaggio con costanza senza sbagliare nulla. Camper ha mostrato la consueta solidità riuscendo a sorpassare Puma (a proposito, forse nelle prossime InPort Race una partenza in bolina sarebbe preferibile, in modo da aumentare le possibilità di sorpassi). Groupama dopo l’ottimo start è andato via via calando attestandosi in quarta posizione, seguito da Sanya e da Telefonica. Le posizioni parziali all’uscita da Cape Town, in una tappa di 5.400 miglia, ovviamente contano molto poco. L’attenzione generale è ora sulle 30 miglia di dura bolina fino al Capo di Buona Speranza. Che sia ormai una consuetudine? Anche la prima tappa, come si ricorderà, iniziò con una dura bolina e anche questa leg 2, almeno fino al Capo, sarà un continuo sbattere contro le onde e 25 nodi di vento. E poi?

La meteo si presenta quanto mai complessa e le alternative sembrano essere molteplici.

La cartita meteo alle 00:00UTC del 12 dicembre (le 01:00 di domani in Italia). Come si vede, dopo la bolina fino al capo di Buona Speranza, le opzioni saranno diverse, anche se l’imperativo sembrerebbe quello di agganciare il sistema posizionato nel Mare di Agulhas. Cartina Volvo Ocean Race

 

Ian Walker, skipper di Abu Dhabi Ocean Racing: “La situazione al momento non è molto chiara, dovremo cercare di andare a est il prima possibile, il problema è vedere se riusciremo a tenere il passo nella bassa pressione, se rimaniamo indietro ci sarà aria leggera, prima di riagganciare il fronte successivo da nord. Credo che la flotta andrà a est, sud-est appena uscita dal capo e poi ci potrebbero essere opzioni diverse per il seguito.
Se sei indietro hai sempre la tentazione di fare qualcosa di diverso, penso che Sanya non si preoccuperà molto di quello che faranno gli altri, faranno quello che pensano sia giusto. Quanto a noi, ci piacerebbe navigare nel gruppo, anche perché non sappiamo ancora come va la nostra barca in rapporto alle altre. Credo che per i primi giorni tutti staranno nel gruppo e poi faranno le loro scelte. Questa tappa è in due parti, la prima è importante perché si guadagna la maggior parte dei punti, la seconda per noi è importantissima perché vogliamo arrivare in testa a casa. Faremo del nostro meglio contro barche molto forti e velisti molto bravi. Giocheremo le nostre carte, sperando di essere abbastanza forti.”

Ken Read, skipper di PUMA: “Le prossime 72 ore saranno cruciali, una bassa che ci darà aria per navigare bene al lasco fino al Capo, ma ogni bollettino che arriva è diverso… se cercavamo qualcosa di semplice, non lo avremo, ma la situazione non sembra nemmeno terribile. E’ difficile tenere sott’occhio il resto della flotta, e qualche volta devi scommettere e rischiare, come ha fatto Groupama nella prima tappa. Hanno sbagliato, ma sbagliamo tutti. Ho molta fiducia nel mio navigatore Tom Addis e nel suo background di meterologo. Credo che i miei ragazzi siano ancora un po’ stanchi ma abbiano una gran voglia di rientrare in gioco. Abbiamo qualcosa da dimostrare, credo. Non metterò loro addosso troppa pressione, ma comunque dobbiamo toglierci la cattiva sorte e fare un po’ di punti, far girare la ruota della fortuna a nostro favore. Adesso il nostro nuovo motto è: diventare la prima barca che vince la Volvo Ocean Race senza finire tutte le tappe! Nessuno lo ha mai fatto prima…”.

Abu Dhabi Azzam a 20 nodi di velocità sotto code zero. Foto Todd/VOR

Ricordiamo che per il ben noto rischio di attacchi da parte dei pirati, inoltre, la flotta navigherà verso un porto sicuro che non è stato reso noto nell’Oceano Indiano per essere poi trasportata via nave in un punto della costa di Sharjah nella parte nord degli Emirati, a una giornata dalla linea del traguardo. I sei concorrenti si prevede possano arrivare nel porto di Abu Dhabi, la prima tappa negli Emirati Arabi Uniti nella storia della Volvo Ocean Race, intorno al primo gennaio 2012. La prima parte della tappa assegna l’80% del punteggio (24 al primo, 20 al secondo, 16 al terzo e così via fino ai 4 per il sesto), mentre la seconda assegnerà il restante 20% /6 al primo, 5 al secondo e così via).

Iker Martinez saluta la folla prima della partenza di oggi. La sua Telefonica è in testa alla VOR con 37 punti. Foto Todd

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Cape Town, Sud Africa, 11 dicembre- Telefonica vince ancora e, a questo punto, non è più una novità. La bravura del team spagnolo, che anche oggi ha regatato senza sbavature, il talento del suo skipper, Iker Martinez che timona alla grande il suo Volvo 70 così come timonava (e timonerà… forse… a Londra 2012) il suo 49er olimpionico, l’alta qualità dei suoi velisti (Xabi Fernandez, Jordi Calafat, Pepe Ribes e tutti gli altri), la velocità della barca (ancora Juan Kouyoundjian) e la perfetta scelta delle vele hanno portato Telefonica in testa alla flotta. Sei punti in più in classifca. Leadership con 37 punti contro i 34 di Camper e, soprattutto, l’impressione di una gran concretezza.

Telefonica in regata oggi a Cape Town. Foto Roman

Molto bella la regata, disputata con vento tra i 15 e i 20 nodi don raffiche a 25 nello scenario di Table Mountain. In partenza (con il vento in poppa) è Telefonica a schizzare per prima dalla linea, sopravvento agli altri, e a gonfiare il grande gennaker davanti a tutti. La seguono Puma e Camper. Groupama, Sanya e Abu Dhabi scelgono di partire sottovento e aprono la grande vea con qualche secondo di ritardo. Telefonica prende per prima le raffiche che scendono da terra e si avvia velocissima verso la boa di poppa. Puma incalza. Telefonica ammaina il gennaker con qualche secondo d’anticipo per non rischiare e Puma riesce a prendersi l’interno, tenendo per qualche secondo in più il gennaker gonfio, e a girare per prima, con 7″ di vantaggio sugli spagnoli.

Il replay della regata (inizia dal minuto 21:20, far scorrere il player YouTube cliccando nella barra del minutaggio):

Nella bolina i primi tre, Puma, telefonica e Camper, proseguono mure a sinistra mentre Abu Dhabi, Groupama e Sanya cercano fortuna a sinistra senza trovarla. Il capolavoro di Iker Martinez arriva nella successiva poppa, quando con un gennaker (Puma ha issato un code zero perché il gennaker si era strappato nell’ammainata precedente) riesce a navigare più veloce e profondo di Ken Read. Anche Camper ha il gennaker e alla boa Puma si ritrova addirittura terzo.

Il resto della regata non ha storia con Telefonica che controlla riuscendo anche ad aumentare il vantaggio. Secondo è Camper e terzo Puma. Seguono Azzam Abu Dhabi, Groupama, apparso un po’ troppo conservativo, e infine Sanya.

Telefonica precede Camper, Puma e Abu Dhabi. Foto Roman

Iker Martínez, Telefonica: “Siamo felicissimi. Era importante per noi fare bene qui a Città del Capo dopo la delusione della in-port di Alicante.”

Ken Read, Puma: “Abbiamo rotto lo spinnaker alla boa quando eravamo in testa, perciò abbiamo dovuto provare a usarne un altro e non ha funzionato. Ho forse spinto troppo, quindi mi prendo tutta la responsabilità dell’errore. Comunque è stato bellissimo poter tornare a navigare, la barca ha fatto la sua parte e credo siamo stati noi a deluderla. La lotta va avanti. In ogni caso siamo sul podio e non vediamo l’ora che arrivi domani e la seconda tappa”.

Chris Nicholson, CAMPER: “Un secondo posto è buono, ma sfortunatamente ci allontana dai leader in termini di punti. Abbiamo pagato in partenza poi abbiamo recuperato. Complimenti al mio equipaggio, hanno lavorato molto bene, ci sono state delle manovre con vento che hanno fatto davvero bene.”

Grazie al risultato odierno Team Telefónica guidato da Iker Martínez resta in vetta alla classifica generale con 37 punti, seguito da CAMPER a 34 e da Groupama a 24, la sola variazione nel tabellone è quella che riguarda PUMA, che con il piazzamento nella in-port ha superato Abu Dhabi.

La flotta dispone ora di meno di 24 ore per prepararsi e riposarsi in vista delle oltre 5.400 miglia di navigazione che l’attende. Domani alle 14 ora italiana, infatti verrà data la partenza della seconda tappa che è anche caratterizzata da un sistema di punteggio particolare: l’80% dei punti verranno assegnati nel tratto dal Sudafrica a un porto sicuro (probabilmente in India vista la geografia dell’Oceano Indiano) dove le barche verranno caricate su una nave e trasportate verso una località degli Emirati a una giornata di distanza dal traguardo di Abu Dhabi. Il restante 20% dei punti saranno assegnati nello sprint finale.

Le previsioni meteorologiche per domenica danno condizioni piuttosto dure, con mare formato e vento sui 20/25 nodi per le prime 24 ore di regata, quando la flotta lasciata Città del Capo si dirigerà verso Capo di Buona Speranza per poi scendere probabilmente verso Sud Est, doppiare Capo Agulhas e iniziare la risalita dell’Indiano.

Anche la partenza della seconda tappa da Città del Capo a Abu Dhabi potrà essere seguita in streaming video in diretta sul sito: www.volvooceanrace.com

L’equipaggio spagnolo festeggia la vittoria. Foto Roman

Classifica V&A Waterfront In-port race:
1. Team Telefónica (Iker Martínez), 52.55
2. CAMPER con Emirates Team New Zealand (Chris Nicholson), +0.43
3. PUMA Ocean Racing powered by BERG (Ken Read), +0.52
4. Abu Dhabi Ocean Racing (Ian Walker), +1.19
5. Groupama sailing team (Franck Cammas), +1.49
6. Team Sanya (Mike Sanderson), +4.10

Classifica generale
1. Team Telefonica, 37 punti
2. CAMPER with Emirates Team New Zealand, 34 punti
3. Groupama sailing team, 24 punti
4. Abu Dhabi Ocean Racing, 9 punti
5. PUMA Ocean Racing powered by BERG, 9 punti
6. Team Sanya, 4 punti

 

Cape Town, Sud Africa, 10 dicembre- Tutto pronto a Cape Town per il week end finale della sosta tra la prima e la seconda tappa. Dopo non poche peripezie, una logistica complicatissima e un completo check-in alle barche, tutti e sei i Volvo 70 sono in acqua pronti all’azione. Ieri si è svolta la cerimonia di premiazione della Leg 1, con Telefonica, Camper e Groupama sul podio. Questo il video:

Ieri è stata disputata una Practice Race. Oggi si è regatato nella Pro-Am. L’attenzione è però per domani (ore 13UTC, le 14 in Italia, diretta streaming su www.volvooceanrace.com) con la V&A Waterfront In-Port Race, la regata sulle boe che torna ad assegnare punti (6 al primo, 5 al secondo e così via fino a un punto all’ultimo), e per domenica 11 quando partirà la seconda tappa per Abu Dhabi (divisa in due frazioni per il pericolo pirati, come spiegato nella news precedente dedicata).

Si prova il campo di regata a Cape Town in vista della In-Port di domani. Foto Todd

I tre team che hanno concluso la prima tappa, nell’ordine Telefonica, Camper e Groupama, sono quelli che hanno avuto più tempo per controllare le barche e far riposare gli equipaggi.

“Oggi siamo più forti di quando abbiamo lasciato Alicante”, ha detto il francese Franck Cammas di Groupama, “siamo in ottima forma in termini di preparazione della barca per la prossima tappa e anche psicologicamente.”

Iker Martínez, skipper di Telefonica: “Siamo felici ma anche realistici. Non è perché abbiamo vinto la prima tappa che pensiamo di essere meglio degli altri. Anzi, potrebbe essere un grande errore.”

Sanya ha ricostruito la sua prua e, come ha detto lo skipper Mike Sanderson, “ha ora la priorità di partire bene nella seconda tappa, senza ulteriori danni, se poi viene qualche buon punto in classifica durante la In-Port meglio”. Anche Ken Read, skipper si Puma, ha detto che è tutto pronto e Mar Mostro sarà alla partenza domani: “Sarebbe bello se andasse a finire come nella favola di Cenerentola, con il Puma che arriva da Tristan e vince con un lieto fine, ma in realtà faremo la massima attenzione perché ora non abbiamo più alberi di riserva e ogni grave danno sarebbe un notevole problema per noi. Vorrei poter dire che ce la prenderemo comoda, ma non so se sia la verità””.

Abu Dhabi ha testato il suo albero con il nuovo sartiame e punta in alto. “Cercheremo di vincere” ha dichiarato lo skipper di Abu Dhabi Ocean Racing Ian Walker. “Per noi è ancora più importante perché abbiamo meno punti nella generale e questa è una buona occasione per recuperare. Faremo il massimo, non ci sono dubbi!”.

ADOR è fermo ai 6 punti conquistati nella Inport di Alicante ed è chiaro che altri 6 punti renderebbero meno amara la rimonta.

Il preview della In-Port Race:

Il campo di regata sarà posizionato vicino al porto di Città del Capo nell’area orientale della Table Bay nel caso in vento provenga da sud-est, con una partenza in poppa seguta da un percorso a forma di L. se la brezza dovesse girare da sud-ovest, il campo sarebbe spostato ad ovest della bia, in modo da evitare la zona di ridosso creata dalla imponente Table Mountain.

Le previsioni parlano di un vento intorno ai 15 nodi, condizioni ideali quindi perché i sei Volvo Open 70 possano offrire un grande spettacolo alle migliai di spettatori che si prevede affolleranno le coste della baia.

Classifica

Telefonica 31

Camper 29

Groupama 22

Abu Dhabi 6

Puma 5

Sanya 3

Respinta la protesta di Groupama

La Giuria Internazionale ha respinto oggi pomeriggio la protesta presentata da Groupama contro CAMPER per il presunto uso irregolare dello strallo.

Riparte il Virtual Game

Grande attesa anche dall’esercito di regatanti virtuali (110.000) del Volvo Ocean Race Game, che non vedono l’ora domenica di ripartire per la seconda tappa.

La conferenza stampa

Ken Read ha detto che la causa probabile della rottura dell’albero è stato il cedimento di un piccolo pezzo di acciaio inossidabile che teneva la sartia D1, ovvero la diagonale bassa.

La conferenza stampa di oggi a Cape Town. Foto Roman/VOR

Iker Martinez, Telefonica: “Non sentiamo più pressione di quanta ne avessimo dopo la regata in port ad Alicante.Chiaramente è un gran week end di regate, tutti i team sono felici, vogliono far bene e lotteremo per la regata. Penso che siamo stati molto fortunati a fare ciò che abbiamo fatto e come lo abbiamo fatto e, probabilmente, è un po’ più facile per noi rispetto a chi ha avuto problemi. Guardando avanti, sono certo che saremo tutti vicini…”

Ian Walker, ADOR: “Credo che siamo in buona forma. Abbiamo dovuto prendere alcune decisioni difficili dopo il guaio subito dopo la partenza. Cambiementi che hanno comportato molto lavoro e la riprogettazione di alcune parti e c’era una certa ragionevole dose di rischio in tutto questo per far sì che fossimo pronti in tempo per Cape Town. Ma credo che ora siamo nella miglior posizione che potevamo immaginare tre o quattro settimane fa”.

Ken Read, Puma: “Siamo molto soddisfatti di essere qui, per un po’ non sembravamo messi bene, anzi sembrava andar veramente male. Se fossi stato uno scommettitore 15 giorni fa avrei scommesso sul fatto che non saremmo riusciti a partire domani ma grazie a una gran dose di incredibile lavoro da moltissime incredibili persone e un paio di mosse fortunate siamo qui oggi ed è tutto ciò che potevamo chiedere. Siamo delusi dal fatto che abbiamo perso i punti? Ovviamente lo siamo, ma pensiamo di sapere perché l’albero è caduto e questo conta perché molte volte quando disalberi realmente non sai perché. Crediamo di aver fatto le giuste correzioni e domani non vedo l’ora di finire la regata, questo è il nostro obiettivo”.

Mike Sanderson, Sanya: “la barca è scesa dalla nave solo lo scorso mercoledì e riuscire a navigare già ieri è stato davvero incredibile. Non pocco ringraziare abbastanza tutte le persone coinvolte e che ci hanno spinto. Siamo in una situazione simile a quella di Ken, solo abbiamo bisogno di uscire domani a navigare e saremo già soddisfatto a farlo, a rimettere in moto il meccanismo ed essere pronti per domenica, solo questo è ciò che conta per noi”.

Franck Cammas, Groupama: “Sono felice sul fatto di avere meno crocette rispetto agli altri (quello di Groupama è l’unico albero con tre ordini di crocette invece dei quattro che hanno gli altri, Ndr). Certamente è un aspetto di cui abbiamo parlato molto nel team. Non è un problema di affidabilità e non è un problema. Sono molto fiducioso nel disegno del nostro albero”.
Stu Bannatyne, Camper: “Siamo molto felici di essere a soli due punti dalla vetta, ma ci sentiamo certo soddisfatti di essere al secondo psoto. Sappiamo che ci sono molte migliorie da fare e sappiamo che possiamo migliorare. La In Port Race di domani è una chance per noi di navigare bene e arrivare in testa all’inizio della prossima tappa…”.

Cape Town, Sud Africa, 7 dicembre- Puma è arrivato finalmente (31 giorni dopo aver lasciato Alicante) a Cape Town concludendo la sua “Odissea” nel Sud Atlantico. La Team Bremen è arrivata intorno alle 23 di ieri sera e all’una di questa notte il Mar Mostro era già stato varato e portato alla base americana. Lo skipper Ken Read ha detto che “ci sono ora solo un paio di giorni per rendere la barca pronta alla seconda tappa, c’è ancora molto lavoro davanti a noi”.

Un viaggio per certi versi epico, con una storia che resterà tra le più interessanti della Volvo Ocean Race: duelli di 3.000 miglia con Telefonica, disalberamento a 2.100 miglia da terra, rifornimento di gasolio in mare, approdo a Tristan da Cunha e passaggio via nave…

Ecco il video dell’arrivo di Puma in Sud Africa:

Ricordiamo che la seconda tappa Cape Town-Abu Dhabi parte domenica prossima 11 dicembre (ore 13 italiane, diretta streaming su www.volvooceanrace.com), preceduta sabato 10 dalla InPort Race.

La Team Bremen con il Puma arriva a Cape Town. Foto VOR

 

Cape Town, Sud Africa, 6 dicembre- Cosa succede a Cape Town in attesa della partenza della seconda tappa della Volvo Ocean Race (11 dicembre con Inport per il 10)? Abu Dhabi Azzam ha rialberato questa mattina e dovrebbe uscire a testare il nuovo albero con le modifiche al sartiame nel pomeriggio. Ian Walker, lo skipper, ha detto che “abbiamo trovato una soluzione per il rig che pensiamo sia efficace… ora bisogna navigare. Credo che tutto andrà bene”.

Abu Dhabi torna in acqua con il nuovo rig rinforzato. Foto Roman/VOR

Puma Mar Mostro è atteso intorno alle 22Utc di questa sera a Cape Town, a bordo della Team Bremen. Così scrive Amory Ross da bordo del cargo:

“Ciao a tutti dall’alto mare. Se voi mi dite che questo sarà il mio ultimo blog da Puma sulla Leg 1 vi direi che siete pazzi, visto che è come se stessimo viaggiando per l’eternità verso il Sud Africa. Ma seduto qui dove sono, beccheggiando avanti e indietro nella mia cabina al ponte superiore, ho avuto modo di riflettere un po’. Ho provato a scrivere elenchi, di sentimenti, di humor ma non ha avuto esito. Penso di essere esausto: esausto di questa tappa, esausto del rumore dei motori, esausto di chiedermi quando saremo a Cape Town, quanto tempo potreno star lì, dove sono le nostre famiglie, quante e mail resteranno senza risposta, e quando potremo davvero assorbire lo stress delle ultime settimane. Sfortunatamente, molto di quello stress sarà portato nella seconda tappa. Semplicemente non abbiamo abbastanza tempo prima dell’11 dicembre per scaricarci come dovremmo.

Puma in navigazione sulla Team Bremen, Foto Ross

Ma, ed è un grosso MA, dovremmo raggiungere Cape Town in tarda serata e, a nome di tutto il team, urlo un grande, ma grande: FINALMENTE…

La quantità di sforzi che ci sono voluti per portarci qui è incredibile. Ci sono davvero troppe persone da ringraziare. Tutto ciò che possiamo dire è che vi dobbiamo il fatto di essere ancora in regata. sapete a chi mi riferisco e probabilmente lo avete già sentito, ma semplicemente non possiamo non ripeterlo a sufficienza. Ci avete consentito di passare attraverso difficoltà enormi…

Si lavora alle vela nella stiva del cargo. Foto Ross

Adesso dobbamo solo navigare. Tutti noi vogliamo tornare a fare il nostro lavoro. I velisti vogliono parlare di regolazioni, analizzare polari e way point. Io voglio documentare una regata, non un dramma. Questo è ciò per cui siamo qui e sembra davvero trascorso molto tempo da quando abbiamo avuto la possibiltà di farle…

 

… e a Cape Town contemporaneamente si lavora al nuovo albero. Foto Puma

Il primo impegno è quello di sbarcare il Puma ferito dalla Bremen e metterlo in acqua, immediatamente, visto che la nave deve immediatamente tornare a Durban a causa del maltempo in arrivo. Incontreremo lo shore team, faremo dogana e poi porteremo barca e attrezzature alla base. Subito dopo toglieremo il troncone di albero e alaremo la barca. La lista lavori di domattina prevede: preparare il nuovo sartiame per metterlo in opera verso mezzogiorno, pulire la barca che ha l’aspetto di essere passata dall’inferno. Poi andrà su il nuovo albero e la barca tornerà in acqua… e saremo di nuovo in corso d’opera… Come se niente fosse accaduto, no? Esatto, nient’altro che un miracolo…

Le prossime 48 ore sono cruciali per decidere il nostro grado di possibilità in regata, così augirateci buona fortuna. Abbiamo già fatto molto a essere qui, ma ci prenderemo tutto ciò che potremo.”

Alle 15UTC di oggi si terrà a Cape Town un’udienza preliminare in cui la Giuria verificherà a meno se la protesta di Groupama contro Camper, per il supposto uso irregolare dello strallo di prua (ritenuto regolabile in regata, c’è un sistema fisso e uno mobile a esso collegato, Ndr), potrà essere discussa o no. In caso affermativo verrà fissata un’udienza. Ricordiamo che una protesta per lo stesso caso era stata rigettata prima della partenza ad Alicante.

www.volvooceanrace.com

 

Cape Town, Sud Africa, 3 dicembre- Puma è in salvo sul cargo Team Bremen che lo sta riportando a Cape Town (arrivo atteso per martedì 6 dicembre). Gli ultimi due giorni sono stati un susseguirzi di scadenze fernetiche per gli uomini di Ken Read. C’era la nave in arrivo a Tristan Da Cunha, un’intera isola da salutare nel giusto modo vista l’accoglienza ricevuta, un albero in viaggio da Johannesburg a Cape Town, molti dettagli tecnici da organizzare cominciando da una non facile operazione di alaggio da svolgere in mare aperto, con un vulcano alto duemila metri come ridosso. Come anticipato già ieri, l’operazione si è svolta con successo e il Puma ferito è in viaggio verso il Sud Africa, con un isola e i suoi 262 abitanti che resteranno per sempre nei ricordi dell’equipaggio americano.

Oggi sono arrivate le foto dell”operazione di imbarco:

L’equipaggio di Puma si avvicina al mercantile a Tristan da Cunha. Foto Ross

Puma viene alato a bordo del cargo con l’assistenza del gommone di Tristan. Foto Ross
Foto Ross
Puma saldamente fissato nell’invaso sulla coperta della team Bremen inizia il viaggio verso Cape Town, dove è atteso il 6 dicembre. Foto Ross

Nel frattempo questa mattina è arrivato a Cape Town il trasporto eccezionale che ha portato il nuovo albero dopo un lungo viaggio dagli Stati Uniti via Olanda-Johannesburg. Ecco il video, con anche la situazione di Sanya, che sta procedendo nei lavori di riparazione e ha già sistemato la nuova parte di scafo costruita per rimpazzare quella delaminatasi lo scorso 6 novembre.

Ma è la storia di Puma a Tristan da Cunha, davvero unica nel suo genere, a meritare ancora un momento d’attenzione. Lo fa Amory Ross, il media crew member americano, nel suo resoconto dalla Team Bremen:

“I progressi di PUMA Ocean Racing powered by BERG verso est sono ripresi. Alle 14:30 UTC dirca di ieri il nostro Mar Mostro con il suo brandello d’albero sono stati ripescati dalle acque di Tristan e messi a posto sulla coperta della nave Team Bremen. E’ la nostra nuova casa, e ora stiamo dirigendo verso il Sud Africa e la linea di partenza della Lec 2 a 14 nodi di media. Dire che siamo sollevati sarebbe troppo poco. C’erano cos’ tante variabili, così tanti rischi in una procedura che avrebbe potuto anche andar male, ma è andata bene. Neanche un solo intoppo, neanche uno.

L’equipaggio di Puma saluta gli abitanti di Tristan. Foto Ross

La giornata era iniziata con un emozionante saluto ai nostri graziosi ospiti di Tristan da Cunha, che ci hanno preso con loro come se fossimo stati di famiglia. I letti, il cibo, i sorrisi – ovunque ci girassimo c’era qualcuno che stava facendo qualcosa per noi, offrendoci aiuto in ogni modo. I Tristaniani sono davvero della gran gente e certamente ci hanno reso la nostra sosta molto più facile; siamo stati fortunati a essere capitati lì. Brad indossava la sua t-shirt souvenir ieri notte e tutti con orgoglio hanno fatto mettere il timbro di Tristan sul proprio passaporto questa mattina. Grazie Tristan, grazie a tutti. Sappiamo che state leggendo queste righe.

Una volta sulla barca abbiamo iniziato con l’ancora. C’è voluta un’ora per ripulire la foresta di kelp (la lunga e robusta alga marrone diffusissima nel Sud Atlantico, Ndr) che si era accomulata sull’ancora, un’altra ora a motore per portarci sottovento al vulcano, un’altra ora per incontrarci con la Bremen e fissare le fasce di alaggio, un’altra ora per alare, sistemare e assicurare la barca sull’invaso e finalmente siamo partiti, con i motori e pruna su 085°, proprio al tramonto. E’ dura da crecere che abbiamo ancora tre giorni di mare prima di Cape Town, ma finalmente siamo in marcia e questo è ciò che conta per noi quaggiù.

Chriss Hill dello shore team è venuto portando con sè un container pieno di attrezzi, hardware e birra, cosa che rende il lavoro molto più confortevole…”.

 

Tristan da Cunha, 2 dicembre- Completate con successo le operazioni di carico di Puma Mar Mostro sulla nave Team Bremen che ha raggiunto l’isola di Tristan da Cunha dopo quattro giorni di navigazione da Cape Town. Secondo quanto ha “twittato” il team intorno alle 17:30 di oggi, la nave dovrebbe ripartire prima di sera. Le operazioni, logisticamente non facili, si sono svolte senza problemi.

Il viaggio di ritorno dovrebbe durare altri quattro giorni, per cui Puma potrebbe essere a Cape Town nella serata del 6 dicembre. Il nuovo albero sarà a Cape Town domani mattina, con il tarsporto eccezionale da Johannesburg.

La storia di Puma a Tristan da Cunha è stata riassunta oggi dallo skipper Ken Read in una bella email, che ha riassunto la gratitudine dell’equipaggio americano per l’accoglienza ricevuta dai 262 abitanti della più remota isola del globo.

Tramonto su Tristan visto da Puma all’ancora. Foto Ross

“Come tutto quello che abbiamo fatto negli ultimi cinque anni, si è trattato di una cosa non prima di rischi…” ha detto lo skipper statunitense. Prima di lasciare Tristan da Cunha, Ken Read ha avuto parole di ringraziamento per la piccola comunità locale: “I ragazzi si sono innamorati di questo posto e della sua gente, sono stati degli ospiti assolutamente eccezionali. Non potremo mai ripagarli per quello che hanno fatto per noi, ci hanno dato speranza, comodità in un momento duro per noi. E’ difficile dire arrivederci e grazie a Tristan da Cunha, è un momento dolce e amaro al tempo stesso”.

Ken Read durante la presentazione agli abitanti di Tristan. Foto Ross

“It appears that our ship will be arriving today (Friday) about noon time. Perfect timing, we hope – enough time so we can get prepared during daylight, load during daylight and be off. Knock on wood, everything goes without a hitch.

But of course, as with everything that we have done over the past, lets say 5 years, nothing comes without risk. Our friend or foe will certainly be the weather. It is forecast to get windier as the day goes on, but the big one is the ocean swell. How big will the swells be?

We have certainly been thinking about the loading of the boat for over a week now, and I think we have a plan. Obviously a wave going past the boat at the wrong time creates a very good chance of breaking something if the boat suddenly violently jerks on the cranes lifting cable. We are very wary of this and are coming up with a system that will serve as a bit of a shock absorber for the lift. Fortunately, our Tristan friends are going to assist with two of their RIBs which can help position PUMA’s Mar Mostro and help create this shock absorber. It all has to work perfectly.  Fingers crossed.

I know Amory has been sending photos and video and blogs of our activities here on the island.  It has been nothing short of an amazing experience. We have had time to acclimate into island life. We have seen first hand how this group of people on the island live off the land and the sea, as well as off of periodic shipments coming from South Africa. We have seen industry (lobster) and culture. We have spoken to kids and adults alike. We now appreciate the access we have to basic communication when on the mainland more than ever. Cell phones are a non-entity here.  The internet café’s three computers get you emails at their own pace. And don’t even think about downloading an attachment no matter how small. Community communication happens with pieces of paper posted in certain key locations around the town.

I was sitting in the internet café alongside Brad yesterday getting our emails when all of a sudden a cow walked up to the narrow front door and stuck in her head. After looking around, she backed out and walked away. Brad suggested she was checking to see if a computer was free (which it wasn’t) to check her Facebook page. Welcome to Tristan.

Our team has really fallen for this place and its people. They have been nothing short of exceptional hosts. We owe them more than we could ever repay. They have given us hope as well as comfort in pretty trying times.

One thing that has really stuck out is the fact that they have very strict rules and abide by them without exception. It is what makes this place tick, I would imagine. It would be easy to simply have loose rules and much more of an anarchistic society given what they have to work with and the small number of people. But they don’t, and they stick to their governing authorities and rules and it solidifies a society that simply works.   

To say thank you and goodbye to Tristan da Cunha will be difficult. It will be a bittersweet moment – a moment in time that we have been looking forward to because it means that we are off to hopefully rejoin the race that we are meant to be in. But, it will also mean saying goodbye to our new amazing friends most likely forever. But you never really know. Hope is a strange bedfellow.  Hope that we can stay on schedule, and hope that someday our paths will cross again with some or all of Tristan’s wonderful population.

Thank you friends. May your cows get fat and your lobsters be plentiful. And, may your internet get speedy, but your culture never change”.

 

Cape Town, Sud Africa, 1 dicembre- In attesa dell’arrivo a Tristan da Cunha (ultimo ETA previsto per domani venerdì nel tardo pomeriggio) della nave Team Bremen che riporterà il Puma a Cape Town, l’equipaggio di Ken Read continua a godere delle attrazioni dell’isola più remota del mondo. Se la testa è in Sud Africa, con non poche preoccupazioni visto che anche il trasporto eccezionale del nuovo albero da Johannesburg a Cape Town ha avuto alcuni problemi tecnici (ci vorrà un rito zulu per allontare la sfortuna…?), le gambe dell’equipaggio sono a Tristan. E hanno lavorato non poco, visto che due giorni fa c’è stata l’ascesa al picco più alto del vulcano che domina Tristan. Ecco il bel resoconto del mediaman Amory Ross:

Tramonto su Tristan visto da Puma all’ancora. Foto Ross

“Non perdete la fede. Non perdere la fede, non importa in cosa. Questo è il messaggio da queste parti… Crediamo di sapere ora cosa abbia causato la rottura dell’albero e la fine della nostra tappa, il che porta un po’ di conforto a questa situazione, ma nessuno se ne sta con le mani in mano. La nostra nave soccorso è sempre più vicina e pian piano di stiamo togliendo i vestiti da turisti per reindossare i cappelli di Puma Sailing. Tutti sono impegnati ora nella lista lavori per riuscire a fare i passi necessari per essere sulla linea di partenza per la Leg 2 a Cape Town, così che non appena la Team Bremen arriverà venerdì pomeriggio saremo pronti a metterci sopra il Mar Mostro e ripartire.

Ken Read e gli uomini di Puma si abbuffano di aragoste nel centro di produzione di Tristan. Foto Ross

Ciò non vuol dire che non abbiamo apprezzato la nostra permanenza qui, perché davvero lo abbiamo fatto molto. Gli ultimi giorni sono stati densi di attività e martedì è stato addirittura epico. Lunedì abbiamo visitato il centro di conservazione delle aragoste di Tristan, e ringraziamo Eric MacKenzie che ci ha fatto fare una visita che si è conclusa con una razione supplementare di aragoste locali per undici affamati clienti. e non sono durate a lungo… Eric poi ci ha portato a vedere i 4 grandi generatori Volvo che danno energia a Tristan, molto impressionante. Poi è venuta una presentazione a scuola e una più grande per gli abitanti. Tristan è stata negli anni un rigufio marittimo così che hanno avuto la loro buona dose di visite, ma non hanno mai visto una barca come la nostra e la storia di Puma ha suscitato una gran curiosità. E’ stato il minimo che potevamo fare per un luogo che ci ha accolto a braccia aperte e nel migliore dei modi. Gli dobbiamo molto.

Martedì un gruppo di noi ha deciso che svegliarsi alle 6 del mattino e scalare i 2.000 metri del vulcano sarebbe stata una grande idea. Non solo lo abbiamo fatto con le nostre scarpe da vela Puma, lo abbiamo fatto in fretta: 9 ore da cima a fondo. Le nostre guide locali Simon e Matthew sostengono che sia un record per i visitatori. Dopo il pranzo nel cratere in cima, con un po’ di neve sulle rocce, ci è toccata una discesa più difficile dal lato opposto, una via più dura ma molto più bella come scenario e panorami… Siamo passati attraverso Albatross dal becco giallo, scogliere enormi, pecore, rocce vulcaniche, dune di sabbia rossa, paludi e finalmente abbiamo trovato in fondo la Land Rover che ci aspettava. La strada di ritorno è stata tranquilla, una balena in viata appena fuori dalla costa, mentre già pregustavamo la birra gelata nel frigorifero. Arrivare al Queen Mary’s Peak è stato forse più coinvolgente di quanto di aspettassimo.

I ragazzi di Puma durante la scalata del vulcano. Foto Ross/Puma/VOR

Così ora il divertimento è finito. Un barbecue formale alla casa di Sean Burns per concludere il tutto, lui è il rappresentante del governo britannico, e poi saremo dedicati alla barca al cento per cento. Ma, non importa cosa abbiamo fatto, nessuno ha mai mollato. Non perdete la fede… Come ho scritto appena prima di perdere l’albero, abbiamo una buona barca, un gran team e, se navigheremo bene e in sicurezza, saremo in gran forma. Non è cambiato nulla, nemmeno un po’. Parlo per tutti quando dico che guardiamo avanti per tornare in regata presto per provare di che pasta siamo fatti, per far bene e per dimostrare perché siamo qui:

Navigare veloci, sempre più veloci di tutti gli altri”.

Il video delle giornate a Tristan:

Queste le parole di Amory Ross, certo la storia della sosta a Tristan da Cunha di Puma fa già parte dei libri di storia del giro del mondo. Ce la faranno per il 10? I tempi sono strettissimi: dipenderà molto dalla meteo, se il mare sarà calmo la nave potrà avvicinarsi, nella costa sottovento dell’isola, al Puma e caricarlo in breve tempo (sulla nave è già sistemato l’invaso), altrimenti si perderanno ore prezione. Il viaggio di ritorno (altre 1500 miglia) durerà atri 4-5 giorni… e siamo appunto già tra il 6 sera e il 7 mattina.

L’albero di Puma viene scaricato dall’areo cargo a Johannesburg. Arriverè a Cape Town con due giorni di viaggio su un trasporto eccezionale (il campoion ha avuto dei problemi tecnici ma ora sembra riuscire a partire). Foto VolvoOceanRace

Sanya ricostruisce

Per il resto a Cape Town, Sanya ha tagliato la sezione di prua delaminatasi. Una riparazione enorme, come dimostra questa foto.

Sanya senza la sezione delaminatasi… non certo un lavoretto. Foto VOR

Sarà sostituita nei prossimi giorni con quella costruita a Cape Town.

Il video dei lavori…

 

Groupama riprotesta Camper

Sul fronte della regata giunge la notizia che Groupama ha protestato nuovamente Camper per l’uso, ritenuto non conforme alle regole, dello strallo di prua. I francesci giudicano che tale strallo è mobile e regolabile nel senso prua-poppa in regata, cosa non ammessa dal regolamento. Camper risponde che vi è un sistema fisso e uno mobile che convergono nello stesso punto, ma che lo strallo è sempre attaccato alla prua, e quindi fisso. Sullo stesso argomento la Giuria Internazionale si era già pronunciata ad Alicante, ritenendo conforme la soluzione tecnica di Camper.

Al lavoro sulla prua di Camper. Si nota il sistema d’attacco dello strallo con la prua oggetto della protesta di Groupama. Foto Hooper

 

Cape Town, Sud Africa, 30 novembre- Prosegue a ritmi serrati la corsa contro il tempo dei tre team ritiratisi nella prima tappa del giro del mondo. Il primo ad arrivare a Cape Town è stato Abu Dhabi, che questa mattina ha scaricato il suo Azzam direttamente in mare dal cargo della compagnia Macs che lo ha portato da Lisbona in Sud Africa, 19 giorni dopo il suo ritiro dalla regata. Come si ricorderà ADOR aveva disalberato dopo 7 ore dalla partenza, era ritornato ad Alicante per poi ripartire dopo due giorni con un nuovo albero. I venti leggeri e le incognite legate al rig consigliarono prudenza e lo skipper Ian Walker decise di ritirarsi dalla prima tappa.

Azzam ha navigato a motore fino alla base di ADOR, dove è subito iniziata la fase di messa a punto dell’albero con il nuovo sartiame prodotto da Future Fibers.

Azzam varato stamani a Cape Town dalla nave che lo ha portato in Sud Africa. Foto Todd/VOR

Lo stesso Ian Walker spiega così la situazione: “E’ bello essere qui, anche se non è il modo in cui volevamo arrivare a Cape Town, c’è voluto molto lavoro per organizzarsi e portare la barca qui in sicurezza. C’è ancora una cosa da fare… curare il nuovo rigging. E’ un’altro passo del viaggio. Siamo davvero nelle mani di Future Fibers. Ci vorranno 5 giorni per sistemare il nuovo set del sartiame e dovrebbe essere tutto pronto per il 6 dicembre, in modo da essere in acqua per i test il 7. E’ davvero lunga ancora. Stiamo affrontando tutto nel nodo più positivo possibile. Tutto avrebbe potuto andare anche peggio se guardiamo cosa è successo a Puma e la terribile situazione che hanno dovuto affrontare. Ogni team andrà incontro a problemi in questa regata e dipende tutto da come si riesce ad affrontarli. Sin’ora, nel nostro caso, ce la siamo cavata abbastanza bene”.

Evidente, quindi, l’indiretta ammissione che il problema del disalberamento di Azzam era dato dal sartiame, evidentemente troppo estremo per le sollecitazioni affrontate nella bolina contro 30-35 nodi e tre metri d’onda nella prima notte di regata.

Sanya è arrivata alle 14 a Cape Town, e alle 18 alla sua base, mentre a Tristan da Cunha quelli di Puma attendono per domani l’arrivo della nave che dovrebbe riportarli a Cape Town si spera per il 6 dicembre.

A proposito delle attività di Ken Read e compagni a Tristan da Cunha, dopo il golf, il calcio e la scalata al vulcano c’è stata anche la visita alla locale scuola, come documentano queste foto di Tina Glass dal sito www.tristandc.com

Immaginiamo che la lezione di geografia per i bambini dell’isola sarà stata decisamente appassionante…

 

Cape Town, Sud Africa, 29 novembre- Il vento leggero che da due giorni teneva prigioniero Franck Cammas e il suo equipaggio su Groupama sembrava non voler far toccare terra ai francesi. Alle 17:28.31 UTC, dopo le snervanti ultime miglia, Groupama 4 ha tagliato la linea d’arrivo ottenendo il terzo posto nella prima tappa e 20 punti in classifica, che lo portano con 22 totali al terzo posto dietro Telefonica (31) e Camper (29). Groupama è arrivato tre giorni dopo telefonica, il che per le tradizioni della VolvoOR è un lasso di tempo davvero consistente. Il tutto si spiega con la scelta “sahariana” della prima settimana, poi rivelatasi azzardata.

Groupama 4 all’arrivo. Foto Roman/VOR

Franck Cammas: “Siamo felici di arrivare a Città del Capo avendo imparato molto e avendo acquisito fiducia nella barca, abbiamo fatto esperienza in regata, è molto più importante di tutto l’allenamento che si può fare in due anni. Abbiamo avuto la certezza che la barca è affidabile. La flotta è stata dimezzata dagli incidenti e questo è un punto a nostro favore, arriviamo con una barca in condizioni molto buone, al 100% del suo potenziale, è un fattore molto positivo. Inoltre fin dall’inizio della regata ci siamo resi conto che Groupama 4 si comporta molto bene nelle andature portanti con vento forte. Ce lo aspettavamo per le scelte progettuali e ne abbiamo avuto la prova. Non siamo stati abbastanza vicino agli altri per comparare le velocità, ma è una buona barca da vento, forse non la migliore di bolina con aria leggera, vedremo…”

Quanto al fatto che l’equipaggio è stato messo a dura prova, specialmente quando sono state prese delle decisioni tattiche, il navigatore transalpino ha detto: “In condizioni così difficili, quando sei solo e dietro, è dura mantenere la motivazione e continuare a spingere la barca al massimo. Eppure è proprio quello che abbiamo fatto, quando ci ritroveremo testa a testa con gli altri nelle prossime tappe, metteremo a frutto quello che abbiamo imparato in questa regata. Per quel che riguarda il processo decisionale, le scelte le abbiamo fatte io e il navigatore, insieme, e ce ne prendiamo la responsabilità. Eravamo d’accordo, scegliere può essere complicato, ma è quello che rende il nostro sistema interessante. Siamo in due e possiamo analizzare la situazione e cercare le risposte giuste in due.”

Groupama in vista di table Mountain. Foto Roman/VOR

La prossima opportunità di guadagnare punti per tutti sarà la seconda In-port race di Città del Capo, in programma sabato 10 dicembre alle 13UTC mentre il colpo di cannone della seconda tappa verso Abu Dhabi verrà dato alla stessa ora il giorno seguente, domenica 11.

Ma avete fatto caso a quanto sono belle le foto dei bambini che salutano i loro papà di ritorno dal giro del mondo? Qui Thomas Coville con suo figlio. Foto Roman/VOR

Classifica generale provvisoria della prima tappa Alicante – Cape Town
1. Team Telefónica (Iker Martínez), FIN – 21d, 05h, 14m, 25s
2. CAMPER Emirates Team New Zealand (Chris Nicholson), FIN – 21d, 21h, 48m, 04s
3. Groupama sailing team (Franck Cammas), FIN – 24d, 04h, 28m, 21s
4. PUMA Ocean Racing powered by BERG (Ken Read) ritirato dalla tappa 1
5. Team Sanya (Mike Sanderson), ritirato dalla tappa 1
6. Abu Dhabi Ocean Racing (Ian Walker), ritirato dalla tappa 1

Classifica generale provvisoria:
1. Team Telefonica, 31 punti
2. CAMPER with Emirates Team New Zealand, 29 punti
3. Groupama sailing team, 22 punti
4. Abu Dhabi Ocean Racing, 6 punti
5. PUMA Ocean Racing powered by BERG, 5 punti
6. Team Sanya, 3 punti

Il nostro omaggio in video al vincitore Telefonica e a Camper:

 

Analisi della prima tappa

Innanzi tutto il vincitore. Telefonica ha confermato quanto l’esperienza specifica conti alla Volvo Ocean Race. Sul Volvo 70 spagnolo vantano nel complesso 20 partecipazioni complessive al giro del mondo, il massimo insieme a Camper. Il team preso singolarmente è alla sua terza campagna: la prima finì con un quasi naufragio nel Nord Atlantico, la seconda con due barche (Telefonica Blue e Black) ha visto alcune vittorie di tappa (tra cui la terribile Singapore-Qingdao) e un terzo posto finale, la terza è iniziata con una vittoria nella prima tappa. Ora, la tradizione vorrebbe che chi arriva per primo a Cape Town, poi vince il giro del mondo. Iker Martinez, lo skipper spagnolo, è il primo a tenere i piedi per terra.”Nessuno vincerà tutte le tappa questa volta”, dice. Insomma, qui bisogna venirci più volte e bisogna pure iniziare.

Foto Fructuoso

Iker Martinez, Xabi Fernandez, Jordi Calafat, tre medaglie d’oro olimpiche tra 49er e 470. Cosa significa? che qui oltre a essere grandi marinai bisogna essere grandi velisti, saper far andare veloce una barca in ogni condizione. Continua, quindi, la tradizione dei Peter Blake, Paul Cayard, John Kostecki, Torben Grael, tutta gente che ha saputo vincere sulle classi olimpiche, in America’s Cup e alla Volvo Ocean Race. Bisogna essere, insomma, dei velisti completi. Iker e Xabi, di cui trovate un’intervista nel prossimo numero di FareVela in edicola, sono tra i migliori velisti in circolazione e il Rolx World Sailor of the Year, assegnatoli quando avevano appena passato Gibilterra, è quanto mai sacrosanto. E poi Pepe Ribes, un navigatore come Andre Cape e un uomo come Neal MacDonald, entrambi con 4 edizioni sulle spalle, Joao Signorini e i più giovani. Un gran bell’equipaggio. A terra un responsabile tecnico come Horacio Carabelli, anche lui vincente con Grael nell’ultima edizione.

La barca, firmata da Juan Kouyoumdjian, era stata l’ultima a essere varata. Si è dimostrata affidabile e solo dio Nettuno sa quanto ciò conti là fuori. JuanK. ha vinto come progettista le due ulitme edizioni. Qui ha tre barche. Spettacolare il duello, spalla a spalla, di 3000 miglia tra Telefonica e Puma, con le barche spinte al massimo fino alla rottura da parte di Ken Read. “Dopo la rottura di Puma siamo rimasti senza fiato”, spiega Martinez, “non dico paura, ma eravamo lì, spingendo al massimo, in un luogo abbastanza pericoloso, lui era vicino a noi, aveva le stesse condizioni, probabilmente portava anche le stesse vele… e pensi che questo possa succedere anche a te: in un solo secondo può finir tutto. Abbiamo fatto un passo indietro e ci siamo messi alla difensiva ma a volte avere troppo prudenza è quasi peggio: molta prudenza uccide la fiducia, ciò è sacrosanto”.

Il livello della regata. Strepitoso, se tutte le barche riuscissero ad arrivare in porto. Come spieghiamo per le rotture degli alberi con l’aiuto di Stefano Beltrando, il limite tra prestazioni e affidabilità è così sottile e difficile da percorrere che, se per gli scafi ci si è riusciti, per il sartiame (il maggior indiziato) e gli alberi siamo in terra incognita. Nel Grande Sud, ma anche nell’Aliseo quando si viaggia a 23 nodi al traverso, hic sunt leones sotto forma di sollecitazione infinite alle strutture, bisogno di spingere al massimo contro avversari che premono 24h su 24. “Bisogna sapere quando frenare”, disse Torben Grael parlando di questa regata. Lo sviluppo dei Volvo 70 è tale per cui la questione pare essere sempre più rilevante. Con le 6 barche tutte in acqua, a darsi battaglia su e giù per gli oceani (l’Equatore si passa per 4 volte…) lo spettacolo sarà grandioso.

Camper nei 40 Ruggenti. Foto Hooper

Le prestazioni C’era molta curiosità per vedere chi avrebbe camminato di più tra i 5 nuovi Volvo 70. Possiamo parlare di 4 vista la sorte toccata ad ADOR e Sanya. Puma e Telefonica si sono equivalsi nel lungo duello che li ha portati da Alicante all’Equatore praticamente insieme. Telefonica è sembrata avere qualche spunto in più per la mano dei suoi timonieri in alcune occasioni. Camper è sembrata molto affidabile (è la barca che ha navigato di più prima della partenza) ma ha pagato un’indecisione, come ammesso da Chris Nicholson, all’ingresso in Atlantico quando sembrava voler seguire la scelta di Groupama per cambiare poi idea. Nei 40 Ruggenti ha spinto molto senza rompere, il che pare un buon segno e i kiwi sono tipi tosti. Groupama, lo hanno ammesso loro per primi, deve imparare in fretta la Volvo OR ma è arrivata a Cape Town in buona forma. La scelta “Sahariana” era molto rischiosa e non ha pagato. Sarà interessante vedere Cammas e soci a stretto contatto con gli altri nelle prossime tappe.

La logistica. Complicatissima. Con le soste in porto sempre più corte, un’avaria grave come quella di Puma

Puma a Tristan da Cunha. Foto Ross

può diventare risolutiva. Sono a Tristan da Cunha (oggi hanno scalato la vetta del vulcano, a 2.062 m d’altitudine, il Queen’s Mary Peak, tanto per tenersi in forma), la nave partita lunedì mattina dovrebbe arrivare giovedì notte, poi caricare (mare permettendo) e altri 4-5 giorni. Arrivo stimato il 6 e tre girni per armare il nuovo albero (che domani sarà in Sud Africa) e testarlo, con in mente l’avaria decisiva da rimediare. ADOR e Sanya saranno domani a Cape Town per una settimana di lavori, più rapidi per Abu Dhabi più complicati per Sanya che deve sostituire cinque mettri di barca (già quasi ultimati in Sud Africa). Meno male che uno degli sponsor è DHL e che i budget dei team sono all’altezza di interventi del genere (pur non sfiorando neppure i livelli di quanto richiesto dall’America’s Cup).

 

 Come spiega Pepe Ribes, di Telefonica, “Un VO70 è come un giardino… non ci si ferma mai, bisogna tagliare il prato, potare gli alberi, spargere concime…”, ovvero i 12 giorni che restano sono impegnati tra revisione completa della barca, ottimizzazione per le condizioni della prossima tappa (la Cape Town-Abu Dhabi, dai 40 Ruggenti all’Equatore e al deserto arabico), riunioni per verificare e analizzare le prestazioni (dove si è perso, dove si è guadagnato…) di vele, attrezzature, uomini, routine.

 

L’impatto mediatico YouTube, Facebook, il sito, il gioco Virtual stanno impazzendo. La diretta da Alicante è stata spettacolare e seguitissima. L’arrivo a Cape Town di Telefonica ha avuto qualche problema tecnico che certo sarà risolto per le prossime tappe. L’impatto emozionale dell’evento si arricchisce di storie drammatiche e umane che riescono a coinvolgere anche un pubblico più generalista… Pensiamo al disalberamento di Abu Dhabi con Ian Walker in conferenza stampa alle 10 del mattino dopo una notte insonne per riportare la sua barca al più presto in regata, al duello Telefonica/Puma, al disalberamento di Puma con rifornimento in mezzo al mare e arrivo nell’isola più remota del pianeta, Tristan da Cunha. Le facce di mogli e figli al ritorno dei marinai. Che storie… human drama and great sailing in un unico evento, esattamente quanto vuole il CEO Knut Frostad.

Alcuni dati:

TV 28 stazioni presenti ad Alicante, 86 stazioni che hanno trasmesso clip della regata, 63 reti che hanno trasmesso programmi sulla VOR

Media 711 giornalisti accreditati ad Alicante da 407 testate di 44 nazioni

Visite al Villaggio di Alicante (14 ottobre-5 novembre) 800.882 con un picco di 90.160 il 5 novembre

Website Dalla partenza della regata 13 milioni di visite al sito www.volvooceanrace.com da 200 paesi (l’Italia è nona, con 114.699 visite, la Francia prima con 558.224 seguita dalla Spagna con 526.000). 283.000 visitatori unici

Facebook 73.522 iscritti alla pagina con 5 milioni di posti visti

Twitter 13.310 follower con 4,5 milioni di impression

YouTube 350.256 visualizzazioni canale con oltre 4 milioni di caricamenti

Race Tracker Una media di 60 click/secondo dalla partenza della prima tappa

iPhone e iPad 55.802 applicazioni scaricate

Appuntamento al 10 dicembre, con la In Port Race di Auckland, che sarà trasmessa in diretta streaming su:

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Cape Town, Sud Africa- Con l’arrivo di Groupama 4, terzo classificato, si è conclusa la prima tappa della Volvo Ocean Race. Le navi che stanno portando in Sud Africa Abu Dhabi e Sanya dovrebbero arrivare domani mercoledì, il che lascerà circa una settimana di tempo per i lavori (nuovo albero da sistemare su Azzam, nuova sezione di prua da montare su Sanya) con un varo utile previsto per il 7-8 dicembre (In-Port Race il 10). La nave diretta a Tristan da Cunha per imbarcare il Puma ferito è attesa di ritorno a Cape Town verso il 6 dicembre, il che lascerebbe circa 3 giorni per montare e testare il nuovo albero.

Proprio la questione degli alberi (perché si sono rotti? come possono resistere alle condizioni previste nel proseguio del giro?) sta dominando la discussione dei tecnici e degli appassionati che seguono il giro del mondo. Due su sei si sono rotti, uno (Azzam) in bolina con 30-35 nodi di vento, l’altro mentre Puma filava 22-23 nodi al lasco stretto. Proprio la ricerca del confine tra velocità e affidabilità è uno dei probemi maggiori della Volvo Ocean Race. Ce lo conferò anche Marcelino Botin, il progettista di Camper, che ad Alicante ci disse che “La potenza di queste barche è tale che è davvero complicato capire qual’è il confine, il punto di non ritorno. Non è neanche facile rallentarle. Ma, dato che una barca che non arriva intera in porto non serve a nulla è proprio qui che stiamo lavorando duramente… e ci rendiamo spesso conto di essere su un limite molto sottile”.

Azzam con l’albero rotto, da notare la suddivisione dei tre tronconi, che risulterà molto simile a quella di Puma. Foto Roman/VOR

L’analisi di Stefano Beltrando

Per saperne di più abbiamo chiesto un’opinione a uno dei massimi esperti di strutture hi-tech per la vela da regata al massimo livello, dalla Volvo Ocean Race all’America’s Cup. L’italiano Stefano Beltrando, titolare di QI Composites, si trova a Cape Town in questi giorni e a collaborato sia con Abu Dhabi sia con Puma (oltre che con gli altri team di punta) ed ha l’autorevolezza e la competenza per spiegarci cosa è successo:

“Sicuramente esaltante la vittoria per Telefonica, che ha dominato la tappa e distanzia di più di mezza giornata Camper mentre si parla di giorni per descrivere il distacco del terzo, ovvero Groupama.
Lo sconforto è per il restante 50% della flotta, che si trova caricato su navi mercantili alla volta del Sud Africa. Figurarsi che lo speaker, mentre commentava l’arrivo di Camper ha persino avuto il coraggio di dire che Abu Dhabi arriverà quarto… senza dire che arriverà sul ponte di una nave.

Due alberi rotti e una prua distrutta. Partiamo dagli alberi. Puma e Abu Dhabi avevano rispettivamente Hall Spars e C6 come set albero/sartie, mentre l’equipaggio di Walker aveva Future Spars e Future Fibres. Stessa sorte per entrambi. Tuttavia dicendo che è caduto l’albero, in entrambi i casi parliamo della conseguenza e non della causa, come d’altronde quasi sempre accade per gli alberi in carbonio. Le compagnie assicurative impazziscono di scrupoli per gli alberi in carbonio, le regole di stazza pretendono peso e baricentro, i progettisti prendono i dovuti margini e l’esperienza è ormai vasta, dato che sono almeno due decenni che il carbonio naviga abbondantemente negli alberi.

L’albero rotto su Puma, anche qui tre tronconi. Foto Ross/Puma/VOR

Per il sartiame e l’infinità di fitting, invece, che tengono in piedi l’albero non ci si fà più di tanto caso. Basti pensare al numero di componenti che, partendo dalle lande, arrivano all’albero.  Abbiamo pin,  arridatoi, redance, blocchi vari e qualche incollaggio. Il tutto moltiplicato per 4 (destra, sinistra, poppa e prua). Quindi dov’è il rischio, a voler scommettere solamente in termini probabilistici? Nell’albero fatto in autoclave, con fibre pre preg tenute in frigo e trattate con i guanti, oppure nella catena di pezzi e incollaggi del “sartiame”?

A questo aggiungiamo la guerra aperta tra i produttori di sartie e fitting, per fare il tutto sempre più leggero e piccolo per essere aerodinamico… Ovvio che anche gli equipaggi hanno la loro parte di responsabilità, tirando il collo alle barche in mezzo a onde da 10 metri. Va detto, a onor del vero, che a questi livelli non ci sono prodotti di bassa qualità, semplicemente ci si avvicina talmente tanto al limite che un piccolo contributo di fortuna o sfortuna e si passa dagli onori a un cargo…

La nuova sezione di scafo per Sanya. Foto Roman/VOR

Proprio la sfortuna probabilmente ha giocato lo scherzo a Sanya (ex Telefonica Blue), l’unica barca passata indenne, e con tanto di vittoria, nella tappa più dura della scorsa edizione, quella tra Singapore e Quingdao (l’epica e un po’ folle tempesta affrontata in bolina nello Stretto di Luzon, Ndr).
Ecco l’effetto che fa un impatto con qualcosa di duro e qualche centinaio di onde ben prese. Esattamente la stessa scena vista dall’Imoca 60 di Bernard Stamm, negli stessi giorni durante la Transat Jacques Vabre, e prima ancora da Delta Loyd ed Ericsson 3 (ritiratisi per delaminazione proprio in quella tappa sopra citata, Ndr).

Conclusioni: queste barche reggono, se ben costruite, qualunque mare e vento ma non qualunque impatto con tronchi, bombole ecc. Quindi come non esiste la barca a prova di scoglio, non esiste quella fatta per vincere una regata in grado di spaccare un tronco con la prua. Chi la vorrebbe?”

(Stefano Beltrando, QI Composites)

Il nuovo albero di Puma imbarcato stamani al JFK di New York, sarà a Johannesburg domani mattina e di lì in camion a Cape Town. Foto PumaOceanRacing

Chiara l’esposizione di Beltrando. I Volvo 70 sono macchine da regata oceanica potenti, le più potenti in assoluto, ma sono sempre al limite. Se gli scafi dei 5 nuovi Volvo 70 (Sanya è della generazione anteriore) sono testati e resistenti, visto quello che li aspetta in queste regate, la ricerca sul sartiame e sui fitting è altrettanto estrema e qualcosa, sottoposta a sollecitazioni per giorni e giorni on onde e onde, può rompersi. Il problema è che un disalberamento comporta la perdita dei punti in una tappa e non pochi problemi logistici (vedi Puma, che ha rotto l’albero a 2.150 miglia da terra ed è ora in una sperduta isola del Sud Atlantico giocando a golf e scalando vulcani, in attesa di una nave che lo riporti in tempo a Cape Town). Quindi, la massima di cui parlavamo prima, ovvero che barca che non arriva in porto non serve… è quanto mai d’attualità.

D’altra parte, Life at the Extreme… è il lemma della Volvo Ocean Race, la regata più dura che ci sia per barche e uomini. Forse converrebbe soffermarsi un attimo sulla realtà di questa regata, leggere nelle pieghe dei volti dei velisti che la fanno, guardare i loro video, ascoltarne i racconti come abbiamo fatto noi ad Alicante… “Questa è avventura, un giro del mondo, una storia bellissima, un evento ideale per i nostri sponsor, ma è soprattutto una regata e noi vogliamo vincerla”, dicono praticamente tutti. Immaginiamo cosa significa bolinare a 11,5 nodi contro onde ripide 4 metri e vento a 35 nodi in faccia? Mettere due mani di terzaroli e farne comunque 9,5? Oppure navigare per 48 ore a 23-24 nodi di media tra onde che spazzano la coperta a velocità di uno Tsunami? Torben Grael riuscì a farne quasi 25 per 24 ore consecutive ottenendo un record per un monoscafo (596,6 miglia in 24 ore) destinato forse a durare e, chissà, ci piace pensare che sia proprio lui, il vincitore di 5 medaglie olimpiche che sa far andare una barca veloce alle portanti come nessun’altro al mondo, a detenerlo ancora a lungo. “Impossibile spiegare, far comprendere quanto sia duro fare una cosa così, bisogna esserci stati”, disse di quella navigazione con Ericsson 4. Vogliamo dire, insomma, che questa è una regata estrema e che, come in tutti gli sport estremi, qualcosa si può rompere, almeno quando si naviga come forsennati con un equipaggio di 11 uomini a duemila miglia da terra nei mari più tosti del pianeta. Il segreto, dicono i protagonisti, è capire qual’è il limite e, quindi, non attraversarlo mai…

“Quando Camper ha spinto al massimo nei Quaranta Ruggenti”, ha detto lo skipper di Telefonina Iker Martinez, “siamo stati costretti a farlo anche noi ed è stata dura. Potevamo rompere ma non è successo, a quel punto era la loro unica chance e faceva parte del gioco. Poi, appena possibile, abbiamo tirato un po’ il freno perchè tutti sappiamo che ciò che è successo a Puma o ad Abu Dhabi potrebbe un giorno capitare anche a tutti noi”.

Telefonica naviga in condizioni dure poco prima dell’arrivo a Cape Town. Foto Roman/VOR

Torneremo sull’argomento con una parziale analisi di quanto si è visto in questa prima tappa.

Un video sulla difficile logistica che attende Puma:

Cape Town, Sudafrica, 27 novembre- CAMPER with ETNZL ha appena tagliato la linea d’arrivo a Cape Town (le 10:48:04 utc) conquistando così il secondo posto nella prima tappa della Volvo Ocean Race. Il team dello skipper australiano Chris Nicholson ha trascorso una notte di navigazione in condizioni molto dure, con venti oltre i 30 nodi e onde molto formate. CAMPER with Emirates Team New Zealand, conquista così 25 punti in classifica che vanno ad aggiungersi ai quattro guadagnati con il terzo posto della regata In Port di Alicante. Al momento, quindi, Telefonica guida con 31 punti e Camper è secondo a 29. Groupama, atteso per domani a Cape Town (stamani alle 10 utc era a 534 miglia) dovrebbe conquistare i 20 punti del terzo di tappa.

Il video dell’arrivo, con anche le immagini dell’incontro, nei giorni scorsi, con un’orca proprio mentre un membro dell’equipaggio di Camper si tuffa per liberare la chiglia da rifiuti:

 

Camper in approccio a Cape Town. Foto Roman/VOR

CAMPER ha compiuto una regata molto solida, impegnando Telefonica a lungo nei Quaranta Ruggenti. Per Chris Nicholson, che ricordiamo aveva dominato il percorso tra le boe in partenza da Alicante lo scorso 5 novembre, una sola incertezza, subito dopo l’uscita da Gibilterra. In un primo momento, infatti, era sembrato dirigersi verso le coste del Marocco, per seguire l’opzione “sahariana” di Groupama, per poi ripensarci e seguire la coppia Telefonica/Puma verso ovest, non riuscendo però più a colmare quelle circa 100 miglia di distacco rimediate in quell’occasione. CAMPER si è confermato però assai solido, veloce e capace di spingere a fondo anche nelle situazioni più dure. A lui va, infatti, il premio IWC Speed record Challenge per la miglior prestazione sulle 24h, con ben 554,16 miglia percorse.

Così il mediaman Hamish Hooper: “Ce l’abbiamo fatta… il terribile stato del mare delle ultime ore ci ha rallentato e la nostre ultima notte a bordo è stata decisamente scomoda. Vorresi solo arrivare in porto tutto intero… Siamo saliti in barca in Spagna e scendiamo in Sud Africa, 22 giorni dopo e con una barca davanti a noi. Il che non è un cattivo risultato, ma chiaramente non il risultato che volevamo. Dopo aver fatto una grande partenza e aver guidato la flotta fuori dal Mediterraneo, abbiamo trascorso il resto della tappa inseguendo i leader dopo un errore che abbiamo fatto nel giorno 3. E inseguire i rivali per circa 20 giorni non è molto divertente…”

Lo skipper Chris Nicholson. Foto Todd (VOR)

 

Un abbraccio al papà che fa il giro del mondo. Foto Roman/VOR

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Ecco intanto il video riepilogo della prima tappa del vincitore Telefonica:

http://youtu.be/yjAo4OdDOoA

 

Cape Town, Sud Africa, 26 novembre- Telefonica ha vinto la prima tappa della Volvo Ocean Race tagliando la linea d’arrivo di Cape Town alle 19:14 e 25 secondi di oggi in condizioni dure, vento sui 35-40 nodi. Il tempo della tappa è stato di 21g 5h 14m 25s. Una vittoria eclatante per Iker Martinez e il suo equipaggio che porta il Team spagnolo in testa alla classifica della Volvo Ocean Race. Il Volvo 70 iberico (progetto Juan Kouyoumdjian) è arrivato accolto dal frastuono delle Vuvuzela (evidentemente il Sud Africa porta bene ai team spagnoli).

Ecco il video:

 

Telefonica poco prima dell’arrivo. Foto Roman/Volvo Ocean Race

 

Telefonica, con una mano alla randa e trinchetta, nelle ultime miglia di navigazione prima di Cape Town. Foto Roman/Volvo Ocean Race

Telefonica ha regatato benissimo per  tutti i 21 giorni di questa tappa, confermando la forza del suo skipper, il basco Iker Martinez, degli uomini chiave Xabi Fernandez, Pepe Ribes, Jordi Calafat, Andrew Cape e tutti gli altri. Dopo la dura bolina nel Mare di Alboràn, Telefonica ha dato vita a uno splendido duello di 2.500 miglia, praticamente prua su prua, con Puma. Un po’ avanti l’uno un po’ avanti l’altro, anche quando all’altezza delle Canarie era in testa Groupama, in seguito alla sua scelta “costiera” poi rivelatasi inefficace. Ripresa la testa a Capo Verde, Telefonica e Puma sono passati velocissimi anche dalle calme equatoriali, con Puma che è transitato per primo a Fernando de Noronha, seguito a 50 minuti dagli spagnoli.

Qui è arrivato il capolavoro tattico di Iker Martinez, che ha saputo navigare più alto e veloce rispetto a Puma, acquistando una leva e avvicinandosi maggiormente alla rotta ortodromica senza peraltro finire nelle insidie dell’Anticiclone di Sant’Elena. Quando Puma ha disalberato, nel pomeriggio dello scorso 21 novembre, Telefonica era già in testa di un buon margine. Qui la mano dei velisti-marinai olimpici si è vista chiaramente, confermando che alla Volvo Ocean Race (vedi in passato Paul Cayard, John Kostecki, Torben Grael, tutti vincitori del giro del mondo) l’abilità di far camminare veloce una barca si sposa con la capacità marinaresca e le interpretazioni meteo. Un oro e un argento in 49er per Martinez e Fernandez, un oro in 470 per Calafat, uniti a una tempra marinaresca eccellente e a esperienze professionali complete.

Telefonica scende fino ai 41° Sud, seguendo la rotta migliore, che prevede di aggirare l’Anticiclone di Sant’Elena, per poi piegare a est. Lo fa navigando velocissima per tre giorni a medie tra 21 e 24 nodi, si difende dalla pressione di Camper, che non molla, posizionandosi perfettamente con il fronte in movimento da ovest a est. Il resto è storia di oggi, arrivo a Cape Town al tramonto con 35 nodi di vento, randa terzarolata e una trinchetta. Vittoria meritatisima, un evento storico per la vela spagnola.

Enhorabuena a todos… Ve lo siete meritato.

Dichiarazioni:

Iker Martinez, skipper, “Siamo molto felici, come potete immaginare. Come vedete, tutti sono entusiasti d noi, questo è un gran trionfo per il team. Credo che la chiave di questa tappa sia stata la costanza.Siamo stati lì per tutto il tempo, dall’inizio, e poco alla volta alcuni se ne sono andati restando indietro per questioni strategiche o per rotture e, quando pensavamo che saremmo stati combattento con il Puma, spingendo al massimo per vedere chi vinceva la tappa, disgraziatamente lui ha rotto l’albero e siamo rimasti un po’ da soli. Da quel momento è stata più una regata a non rompere e a fare attenzione”.

Andrew Cape, navigatore, “E’ difficile dire quale sia stato il fattore determinante, credo si possa indicare una capacità di prendere decisioni molto forte. Eravamo quasi sempre sicuri della rotta da seguire. I ragazzi hanno sempre fatto camminare veloce la barca e tutto in ordine a bordo, un aspetto fondamentale perché non si va da nessuna parte se si rompe e si va piano. Tutto l’equipaggio ha lavorato duro per portare a termine lo “show” ed è andato tutto benissimo.”

Jordi Calafat, timoniere, “Questa è andata molto bene. La barca è andata sempre veloce. Il navigatore ha fatto sempre un ottimo lavoto e ci ha portato sempre dove era più conveniente essere. Rotture pochissime, praticamente quelle inevitabili in una tappa così. Un peccato le rotture delle altre barche, stavamo facendo una lotta molto emozionante con il Puma. Voglio mandargli un abbraccio, che gli vada al meglio perché una situazione così è complicata”.

Xabi Fernandez, trimmer, “Vincere una regata rientra sempre negli obiettivi ma abbiamo navigato davvero bene e sono molto felice ora. Sono sicuro che queste barche hanno il potenziale per battere il record. Come ho già detto alla vigilia, sono sicuro che sarà una regata molto equilibrata. Alcune barche hanno avuto problemi, il che è un peccato ma sono tutte veloci, molto veloci. E’ stata una competizione molto dura con Puma e Camper è stato recuperando su di noi spesso così che sarà impegnativa, ecco perché dobbiamo gioire al massimo di questo momento. Questa è la terza volta per Telefonica nella Volvo Ocean Race. la prima volta abbiamo avuto momenti difficili, la seconda siamo andati un po’ meglio e abbiamo vinto alcune tappe. Ma questa volta è speciale, credo che siamo stati davvero bravi”.

Foto gallery:

Lo skipper Iker Martinez. Foto Roman/VOR
Xabi Fernandez. Foto Roman/VOR
Pepe Ribes. Foto Roman/VOR
L’arrivo in banchina del Volvo 70. Foto Roman/VOR

Camper, al momento dell’arrivo, è a 210 miglia, Groupama a 828, distacchi enormi per le tradizioni della Volvo Ocean Race.

Con questa vittoria, Telefonica conquista 30 punti (al vincitore vanno 30, al secondo 25, al terzo 20 e così via fino ai 5 per il sesto) che lo portano in testa alla classifica con 31 punti (un punto conquistato con l’ultimo posto nella Inport Race di Alicante).

Si festeggia con le vuvuzela. Foto Roman/VOR

 

Aggiornamento 0re 10 26 novembre- L’equipaggio di Puma ha toccato finalmente terra a Tristan da Cunha alle 7:30 UTC di oggi, dopo aver messo al sicuro all’ancora il suo Mar Mostro ferito a ridosso dell’isola. L’Odissea degli 11 uomini continua, quindi, nell’isola della “salvezza” e dei “piaceri”, neanche fosse la terra dei Feaci per Ulisse. Già perché i 262 abitanti dell’isola più remota del pianeta si sono mobilitati per far trascorrere al meglio i 4-5 giorni in attesa della nave in arrivo da Durban via Cape Town.

Così si è presentata Tristan da Cunha all’equipaggio del Puma. Foto Ross

Così racconta l’arrivo a Tristan il mediaman Amory Ross:

“Siamo scesi dalla barca. Può sembrare un piccolo passo verso il nostro ritorno a Cape Town, ma c’è voluto un enorme sforzo per arrivare sin qui. Tristan da Cunha ci offrità un po’ di riposo, rifugio e recupero, e non vediamo l’ora di distrarci un po’ in attesa che la nave arrivi da Cape Town. Non ci sono lavori da fare perché abbiamo anticipato tutto nei giorni scorsi e tutti sono d’accordo sul fatto che sarebbe salutare prenderci un po’ di pausa da tutto questo mentre stiamo risolvendo la questione.

Siamo stati in contatto con gli abitanti di Tristan sin da ieri e loro sono molto eccitati dal nostro arrivo. Abbiamo già alcune aragoste che ci aspettano a tavola, un giro di golf nel campo più remoto del mondo, battute di pesca, salite al vulcano… la nostra agenda è piena. Se potessimo fisicamente attraccare a terra, cosa che non possiamo (ancora e battello per scendere), cammineremmo su un tappeto rosso.

E’ giusto dire che vorremmo essere tutti diretti piuttosto a Cape Town, tutti vogliono iniziare le riparazioni e l’allestimento del nuovo albero, ma questa è la situazione in cui ci siamo trovati e vogliamo trarre il meglio dal periodo in cui resteremo qui. La nostra settimana qui sarà un’esperienza che nessuno dimenticherà mai e pensiamo di trarre i maggiori benefici da tutto questo.

Ma, Possiamo riuscire a ripartire il prossimo 10 dicembre? Sì.

Ce la faremo? Non lo so, non ancora.

Potete essere sicuri che non smetteremo di provarci”.

Gli uomini di Puma poco prima dell’arrivo a Tristan

Telefonica, intanto, alle 7utc di oggi era a 200 miglia da Cape Town e ha ripreso a navigare a 20 nodi di media. Il suo arrivo da vincitore è atteso a partire dalla 17UTC di oggi, le 18 in Italia. Il suo vantaggio su Camper è salito a 205 miglia mentre Groupama è precipitato a 766 miglia.

Cape Town, Sud Africa, 26 novembre, ore 3:00- Sarà un grande sabato questo 26 novembre per la Volvo Ocean Race. Telefonica, guidata da Iker Martinez, dovrebbe conquistare la vittoria nella prima tappa. Il suo arrivo sotto la Table Mountain è atteso per il tardo pomeriggio di oggi, dopo che alle 2utc era a 309 miglia dall’arrivo e filava 17 nodi. La tattica seguita dagli spagnoli in questi ultimi giorni è stata esemplare, con una discesa fino ai 41° Sud, un perfetto posizionamento con il fronte che si spostava a est e la strambata finale verso Cape Town, proprio come una regata sulle boe quando si scende con una raffica fino a strambare al salto di vento decisivo. Solo che qui le boe sono distanti migliaia di miglia e nel mezzo ci sono le condizioni più dure che si possano immaginare, come testimoniano queste immagini della giornata di venerdì sul Volvo 70 spagnolo:

In una giornata di relativa calma, la strategia del navigatore Andrew Cape e di Iker Martinez ha lasciato ben dietro Camper (a 191 miglia alle 2 di sabato notte) e ancor più Groupama, a 676 miglia dopo essere rimasto invischiato nella zona di transizione a nord del fronte (seconda scelta azzardata per Cammas in questa tappa che non è sceso in latitudine come gli altri due finendo però per perdere il treno giusto). Per l’arrivo a Cape Town, invece, è previsto un vento sui 25-30 nodi da Sud Est, per cui, salvo imprevisti, il Volvo 70 progettato da Juan Kouyoumdjian dovrebbe tagliare l’arrivo in modalità assai spettacolare.

Telefonica a 25 nodi nella gornata di ieri. Foto Fructuoso

 

Puma Odissey, tappa a Tristan da Cunha

Sarà un sabato da ricordare questo, però, anche per lo storico atterraggio di Puma a Tristan da Cunha. L’intera isola, con i suoi 262 abitanti (la comunità umana più isolata del pianeta, la città più vicina, cape Town, è a 1500 miglia), si è mobilitata per ricevere, rifocillare e allietare in tutti i modi la permanenza di Ken Read e dei suoi 1o uomini. Alle 23 Puma era a 41 miglia da Edinburgh of the Seven Seas, il villaggio abitato di Tristan, adagiato su un pianoro verdissimo che si affaccia sull’oceano sotto le pendici del vulcano. L’arrivo dovrebbe essere previsto all’alba di sabato, ora italiana.

Tristan da Cunha con il villaggio di Edimburgh of the Seven Seas

I velisti saranno alloggiati in due case messe a disposizione dagli abitanti e non c’è dubbio che non mancheranno birre, aragoste e altri “generi di conforto”. La sosta di Puma a Tristan da Cunha ha dell’eccezionale ed è una storia tutta da raccontare. Puma sarà ridossato all’isola in base al vento visto che non c’è un porto (solo un frangiflutti) in attesa dell’arrivo della nave con gru partita da Durban che dovrebbe essere sull’isola tra 5-6 giorni. A quel punto Puma sarà caricato (mare permettendo) e gli uomini inizieranno a prepararlo per il nuovo albero che sarà montato a Cape Town.

Ecco il video della giornata di ieri con il pranzo frugale del Thanksgiving, accompagnato da balene intorno al Puma:

www.volvooceanrace.com

Aggiornamento ore 11.30 del 25 novembre-

Si complica la faccenda per Puma. La nave che arriverà a Tristan da Cunha per caricare barca e uomini e portarli, in una corsa contro il tempo a Cape Town, arriverà da Durban, altre 800 miglia più a est. Considerando le 1500 che separano Tristan da Cape Town, significa che i tempi si fanno davvero strettissimi per farcela a partire per il 10 dicembre. Secondo le ultime stime di ken Read, il “passaggio” della nave da Tristan dovrebbe esserci tra una settimana, quindi intorno al primo dicembre, il che, calcolando 4-5 giorni per arrivare in Sud Africa, lascerebbe solo 2-3 giorni per armare il nuovo albero, testarlo e ripartire…

Puma verso Tristan da Cunha. Foto Ross

Nel frattempo pare che l’equipaggio di Puma non veda l’ora di arrivare a Tristan da Cunha e di vedere di persona com’è l’isola abitata più remota del pianeta. Pare che particolarmente entusiasta sia il mediaman Amory Ross che certo realizzerà fotografie e video da non perdere. Anche i 262 abitanti dell’isola stanno iniziando a organizzarsi per accogliere il Puma ferito… Sul Puma stanno leggendo di tutto su Tristan e si augurano anche che “vi sia un pub ben fornito”…

Tony Mutter timona Mar Mostro verso Tristan da Cunha. Foto Ross

Alle 10:03 utc di oggi, Puma si trovava a 124 miglia da Tristan da Cunha, con un arrivo previsto per domani mattina, sabato 26. Nelle ultime ore Puma è riuscito a tenere una media sui 7 nodi.

Nella serata di giovedì i tre Volvo 70 ancora in regata hanno strambato e stanno navigando ora mure a dritta con un vento un po’ meno intenso. Telefonica, perfettamente posizionata, è a 588 miglia da Cape Town, dove dovrebbe arrivare quindi nel pomeriggio di domani. Sono 134 le miglia d vantaggio su Camper e 486 quelle su Groupama. proprio di Camper è stata la miglior prestazione sulle 24h, con un massimo di 552 miglia nella notte appena trascorsa. Il record di Torben Grael (596,6 miglia) resta intatto, almeno per questa prima tappa. “Una notte da sballo”, ha detto il co-navigatore di Camper Andrew McLean: “E’ stato come navigare alla cieca, come guidare una macchina da rally a 100 km/h in una notte buia su una strada di campagna senza fari e senza mai rallentare”.

Il “bagnatissimo” video di Telefonica a un giorno da Cape Town:

new.livestream.com/channels/6/videos/40785

Ecco il video di ieri da Camper:

Camper durante la csavalcata di ieri. Foto Hooper

Così descrive le ultime 24 ore Diego Fructuoso, mediaman di Telefonica: “Ciao a tutti dai 40°S.Stiamo navigando a queste latitudini ormai da due giorni. Al momento le condizioni sono di freddo e di vento, ciò che unito alla stanchezza accumulatasi nei giorni ci sta facendo desiderare ancora di più l’arrivo a terra. Anche la vita a bordo si sta complicando: ci vuole molto più tempo per riscaldare l’acqua per cucinare, come per vestirsi e spogliarsi, cambiarsi dentro alla barca è un esercizio di equilibrio, e nonostante stia spesso impegnato ad asciugare l’acqua ce n’è sempre molta qua sotto. In più quando i ragazzi che sono di guardia tornano di sotto non vi potete immaginare la quantità d’acqua che portano con loro. Alla fine ti butti nella cuccetta e la condensazione fa sì che vi siano goccioline d’acqua che dal soffitto di cadono proprio sulla faccia. Dormire è ormai molto più complicato per il rumore incredibile che fa la barca e con il movimento, così che a svegliarti ia una goccia d’acqua non è molto simpatico…

Siamo però molto contenti, dato che siamo ancora primi senza nessuna rottura grave, il che è già un risultato. Dietro ci seguono Team New Zealand e Groupama, che credo abbiano la nostra stessa voglia di arrivare”.

Cape Town, Sud Africa, 24 novembre, ore 17:30- Fast and furious significa anche… volare a 25 nodi nei Quaranta Ruggenti, percorrere oltre 500 miglia, mini operazioni chirurgiche per ricucire i compagni, lottare contro il tempo per riparare una barca o un albero, 4 giorni passati a 6 nodi di media con un Volvo da 75Hp che vomita fumi per raggiungere un’isola sperduta che è anche l’unica possibilità di salvezza, resti di rete che si impigliano nella chiglia in mezzo all’Atlantico, desideri di rivedere i propri cari e farsi una birra gelata e una doccia non appena messo piede a terra… perché, come dice Iker Martinez, a essere sinceri cominciamo a “puzzare” un bel po’. Questa è la Volvo Ocean Race, non solo regata ma anche una grande avventura per i migliori marinai del pianeta. Lo avevamo detto che sarebbe stata appassionante, sin dalla partenza di Alicante, ma così…

A bordo di Camper a 25 nodi di media. Foto Hooper

Queste prime tre settimane di giro del mondo si sono susseguite con una tale intensità che neanche il miglior sceneggiatore avrebbe potuto immaginare. Knut Frostad, il CEO dell’evento, ce lo aveva ripetuto: “Questa regata ha qualcosa di speciale, gli equipaggi si trovano nelle situazioni più disparate e bisogna sempre riuscire a venirne fuori. Non tutti hanno il coraggio di farla ma ha qualcosa che ti resta dentro per sempre”.

Questa la situazione nel pomeriggio di giovedì 24 novembre, diciannovesimo giorno di regata nella prima tappa Alicante-Cape Town:

Telefonica sta volando nei Quaranta Ruggenti lungo il 41esimo parallelo Sud e ha sfondato la barriera delle mille miglia dall’arrivo. Alle 16 utc si trovava a 952 miglia da Cape Town, con 21,5 nodi di velocità media nelle ultime tre ore e 98 miglia di vantaggio su un Camper che spinge al massimo. Iker Martinez dovrà iniziare a risalire verso Cape Town, che si trova a 34° S. Si è creata un po’ di leva con Camper, che sta navigando sui 39° 50’S, il che potrebbe comportare qualche rischio, visto che su Camper stanno spingendo al 100 per cento per recuperare in extremis la vittoria di tappa.

Al lavoro sulla prua di Telefonica. Foto Fructuoso

Il navigatore di Camper Will Oxley: “Puntiamo ad avvicinarci a Telefónica, sembra che stiamo facendo a braccio di ferro. Le possibilità di riprenderli se continuiamo in linea retta e non facciamo errori sono ridotte, ma continuiamo a metterli sotto pressione e andando al 100% anche loro sono costretti a farlo. Nell’ultimo rilevamento abbiamo guadagnato sette miglia, andando due nodi più veloce nelle tre ore. Può ancora succedere di tutto. Quando arriverà il fronte, ci saranno punte di vento a 40 nodi, c’è ancora un’opportunità.”

Telefonica pare comunque avere una buona meteo davanti e la possibilità di arrivare a un successo che non farà che confermare il valore di Iker Martinez, Xabi Fernandez, Pepe Ribes, Jordi Calafat e tutti gli altri. A proposito, su Telefonica, che in pochi accreditavano di una chance di vittoria finale, regatano 3 ori olimpici e ben 21 edizioni della Volvo, il che spiega forse l’attuale situazione di classifica.

Ecco il video dove l’equipaggio di Telefonica rivela qual’è il primo desiderio una volta arrivati a Cape Town… C’è un po’ di tutto, ma domina la birra gelata e una doccia…

Camper sta spingendo, quindi, al massimo e sembra la più accreditata per avvicinarsi al record di Torben Grael (596,6 miglia in 24h) anche se forse manca un po’ di spinta in più per farcela. Da notare che questa mattina Camper ha preso un brandello di rete da rete nella chiglia e ha dovuto fermarsi per liberarsi. Ciò non ha fermato però la caccia a Telefonica e al record. “Il record sulle 24h è un obiettivo ben chiaro per noi”. ha detto il navigatore Bill Oxley, “Sappiamo esattamente quali sono le velocità che dobbiamo fare e l’obiettivo di ogni guardia è di cercare di andare il più veloci possibile. Semplicemente al momento non abbiamo una velocità del vento sufficiente per farcela. Abbiamo visto però dei brevi periodi in cui, considerando le prestazioni della barca, il record potrebbe essere infranto, non ci sono dubbi”.
Ricordiamo che il record comporterebbe rompere la barriera delle 600 miglia nelle 24 ore, a più di 25 nodi di media. Per capire cosa significa, immaginate di essere su un gommome lanciato a quella velocità per 24 ore consecutive, con tonnellate d’acqua che vi passano sopra e un rumore assordante che vi accompagna sopra, sotto e intorno a voi. Il tutto con onde di 3-4 metri che lanciano la barca in planate fino a 28-29 nodi.

Ecco il video di oggi da Camper lanciato a 25 nodi:

Groupama sta navigando un po’ più a nord. Questa mattina c’è stato l’esordio di Charles Caudrelier come chirurgo, per ricucire con un paio di punti un sopracciglio ferito di Erwan Israeli. Cammas naviga sui 38° Sud ed è a 344 miglia da Telefonica.

Come va laggiù ce lo racconta Thomas Coville, uno dei timonieri su Groupama 4 e tipo dalla vasta esperienza anche in solitaria: “Le condizioni sono incredibili! E’ esattamente quello che volevo quando sono partito per la Volvo Ocean Race. Queste velocità fanno vivere la barca, è bellissimo. Andiamo veloci, ma non sono ancora condizioni estreme. Abbiamo a riva tutte le vele e lo stato del mare è buono, perché siamo al limite dell’alta. E’ fantastico timonare, la barca risponde bene ma bisogna rimanere comunque concentrati. Se sogni di navigare su una di queste barche, queste sono le condizioni che vuoi. Mentalmente va tutto bene, anche se non è una tappa facile per noi. Non è bello stare dietro ma, almeno, ci divertiamo timonando e regolando le vele, fa dimenticare il resto… Comincia il mio turno e ne sono felice, starò alla ruota per un’ora, un’ora e mezza e mi divertirò!”

Yann Riou, MCM di Groupama: “Che giornata! Collegamenti in diretta, tv, ferite, punti di sutura, sorrisi, sole, vento, velocità… Stamattina ho avuto il privilegio di assistere al primo intervento chirurgico di Charles Caudrelier, coadiuvato da Martin Strömberg e Jean-Luc Nélias. Due punti sull’arcata sopracciliare di Erwan Israël. A dire la verità non era proprio il primo intervento, Charles durante il corso di primo soccorso aveva ricucito un maiale e un’arancia. Ma a quest’ora, in mare, di notte e su un amico non è esattamente la stessa cosa. Anche Erwan è stato bravissimo, non si è mosso e ha guardato con l’altro occhio il team medico all’opera…”.

Charles Caudrelier si appresta a “operare” Erwan Israeli. Foto Riou

E il Puma? L’Odissea del Mar Mostro prosegue a 6 nodi di media verso Tristan da Cunha, l’isola che oggi, Giorno del Ringraziamento per gli americani, Amory Ross ha “ringraziato” per trovarsi lì dov’è, visto che quell’unico pezzo di terra sperduto del Sud Atlantico è anche l’unica speranza di farcela per essere alla partenza nella seconda tappa. Puma si trovava alle 17 di oggi a 260 miglia da Tristan da Cunha, dove dovrebbe arrivare nella mattinata di sabato prossimo. A Cape Town, intanto, si sta organizzando un piano B, visto che la prima nave noleggiata ha “mollato” il Puma per (pare) un lavoro più remunerativo. Ma lo shore team avrebbe già trovato una nave alternativa per raggiungere Tristan, “imbarcare” Puma e tornare a Cape Town in tempo per riarmare il nuovo albero, testarlo ed essere pronti per la seconda tappa (10 dicembre).

Casey Smith prepara una traina per pescare qualcosa per il Giorno del Ringraziamento. Foto Ross

Su Puma Ken Read, novello Ulisse, e i suoi ragazzi si sono dilettati a far traina, nella speranza di pescare qualcosa per il Thanksgiving. Ecco il video della traina, allestira con pezzi di rete anche qui strappati dal bulbo.

http://new.livestream.com/channels/4/videos/40636

Lo sbarco di Puma a Tristan da Cunha sarà tutto da seguire e sicuramente una notevole attrattiva per i 262 abitanti di Edinburgh of the Seven Seas, il minuscolo villaggio abbarbicato sulle pendici di Tristan da Cunha…

Tristan da Cunha. Puma dovrà ridossarsi in attesa dell’arrivo della nave da Cape Town

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Abu Dhabi e Team Sanya sono in viaggio via nave per Cape Town.

La sezione di scafo di Team Sanya in costruzione a Cape Town. Foto VOR

 

Aggiornamento ore 08:20, 24 novembre- Si complica il piano di salvataggio per Puma. Secondo quanto riferito dallo skipper Ken Read, la nave con gru contrattata inizialmente avrebbe “mollato” per un’altro lavoro più semplice. Sarebbe già in atto un piano B per prelevare Puma una volta che questi avrà raggiunto Tristan da Cunha. Alle 8 di oggi Puma si trovava a 320 miglia dall’isola. Puma ha anche avuto la sfortuna di incappare in una rete da pesca in pieno oceano che si è attorcigliata intorno all’elica provocando il momentaneo arresto del motore (e non pochi sussulti nell’equipaggio…).

La coperta di Puma con le reti impigliatesi nell’elica. Foto Ross

Telefonica, Camper e Groupama stanno intando macinando miglia su miglia. Nelle ultime 24 ore il leader Telefonica ne ha percorse 540, quindi a 56,6 miglia dal record assoluto sulle 24h per un monoscafo (596,6 miglia fissato da Ericsson 4 di Torben Grael nel 2008 proprio in queste acque). Al rilevamento delle 8:15 di oggi, Telefonica era a 1.138 miglia dall’arrivo, con 113 miglia di vantaggio su Camper e 334 su Groupama. La velocità media era sempre sui 24 nodi, il che comporta appunto percorrenze ben sopra le 500 miglia. Lo stesso skippèer Iker Martinez ha definito le condizioni “possibili per un record, anche se questa non è la priorità perché è importante mantenere la barca tutta d’un pezzo e arrivare a Cape Town in testa”.

Hamish Hooper di Camperha definito la notte come “fast and furious”, ovvero velocissima e furiosa con le temerature che sono scese drasticamente. “E’ come trovarsi su una ero in volo a bassa quota. Con le velocità che stiamo facendo la corsa fino a Cape Town non è ormai troppo lunga”.

Groupama al massimo della velocità. Foto Riou

Aggiornamento ore 20:20, 23 novembre- Telefonica alle 20 di oggi si trovava a 1416 miglia da Cape Town, con 117 miglia di vantaggio su Camper e 334 su Groupama. Gli spagnoli sono scesi fino ai 41° Sud mentre Camper è rimasto sui 39° 45′ e Groupama è sui 37° 40′. Le velocità medie sono tra i 22 e i 24 nodi.

Puma continua a navigare, “tra fumi di gasolio” come dice il mediaman Amory Ross, verso Tristan da Cunha, distante ancora 418 miglia. Pare che Puma riesca a mantenere una velocità poco superiore sui 5,5 nodi.

Ecco il video della giornata, con alcune sequenze da “Grande Sud” e le barche ricoperte di schiuma mentre filano 25 nodi:

 

Tristan da Cunha- Dove trovare un po’ di gasolio nel punto più sperduto del Sud Atlantic0? Ma da un cargo di passaggio, che diamine, appositamente deviato dall’organizzazione di sorveglianza marittima internazionale, in contatto con il Quartier Generale della Volvo Ocean Race e con il team Puma Ocean Racing.

Ecco la decisamente originale sequenza di immagini del contatto, nella serata di ieri, di Puma con la nave portacontainer Zim Monaco, che ha fornito al Puma disalberato il gasolio necessario per raggiungere Tristan da Cunha, dove sarà imbarcata sulla nave con gru partita oggi da Cape Town, distante 1500 miglia dalla più remota isola del pianeta. Il tutto salvo imprevisti.

Ken Read timona Puma in avvicinamento alla nave Zip Monaco
Dalla Zip Monaco viene lanciato un cavo
Le taniche di gasolio vengono mandate su Puma con un sistema di cime
Si provvede a rimpire il serbatoio di Puma, rimasto a secco, con 450l di gasolio
Rifornimento effettuato, Ken Read saluta l’equipaggio della Zip Monaco (“i nostri migliori amici”, dirà poi)

Amory Ross, mediaman di Puma: “Non avevamo più gasolio, stavamo andando con i vapori. Ogni tanica passata dal super cargo Zim Monaco, significa più miglia verso Tristan, la nostra isola della salvezza atlantica. Ogni contenitore verde ci ha dato la speranza di portare questa barca e noi undici alla linea di partenza a Città del Capo. Ma accidenti, che impresa! Se c’è una cosa da dire sui nostri viaggi recenti, è che è stato tutto molto difficile. Il trasferimento del gasolio è andato bene, ma non sono mancati momenti di paura. Abbiamo recuperato il gasolio, firmato alcuni documenti, mandato a bordo un po’ di magliette sudate di PUMA Ocean Racing, salutato e messo la prua dritta verso Tristan, rotta 125°. Andiamo! Dobbiamo a questi uomini misteriosi un ringraziamento e in molti sensi dobbiamo loro anche la nostra regata. Senza di loro avremmo certamente perso la seconda tappa. Però la nostra è ancora una corsa contro il tempo, dovremmo arrivare a Tristan sabato mattina presto. La nostra nave parte oggi da Città del Capo con lo shore team, dovrebbero arrivare lunedì o martedì. L’albero di rispetto è stato spedito, ci sono un sacco di pezzi del puzzle e poco tempo per metterli insieme, quindi sarà il solo il tempo a darci delle risposte. La notizia più importante è che il morale a bordo è ottimo, siamo tutti pronti a scendere dalla barca e a metterci al lavoro per la “ricostruzione”, date le circostanze comunque stiamo bene. Grazie a tutti per il vostro supporto. E’ un grande team, un grande gruppo di persone, e vi ringraziamo molto.”
Al rilevamento delle 13utc di oggi, intanto, Puma si trovava a 445 miglia da Tristan da Cunha che, a 7 nodi, sono circa 63 ore di navigazione. L’arrivo a Tristan dovrebbe essere previsto quindi tra venerdì e sabato.

Telefonica a 24 nodi di media

Il leader Telefonica, intanto, sta navigando velocissimo con il fronte che lo sta rapidamente portando verso Est. Iker Martinez è sceso fino ai 41° Sud, entrando quindi formalmente nei Quaranta Ruggenti, da cui poi risalirà fino alla latitudine di Cape Town, 34° Sud. La velocità degli spagnoli è di 24,4 nodi con 1661 miglia ancora da percorrere, poco più di tre giorni con queste medie. Il vantaggio su Camper è di 108 miglia, quello su Groupama di 321. La previsione sulle 24 ore è ben superiore alle 500 miglia. Ricordiamo che il record sulle 24 ore per un monoscafo (596,6 miglia) fu stabilito proprio in queste acque nel 2008 dall’Ericsson 4 di Torben Grael.

Telefonica fila 25 nodi oggi nel nei 40 Ruggenti. Foto Fructuoso

Andrew Cape, navigatore di Telefonica: “Siamo in controllo, i prossimi due giorni saranno divertenti. Siamo solo all’inizio del fronte e l’aria sta salendo, arriverà a 25/30 nodi. Ci stiamo preparando a velocità alte, stiamo già navigando a una media di 24 nodi e bisogna fare attenzione. Ci prepariamo a qualcosa di più, e per oltre 36 ore. Nelle ultime due ore il log ha segnato 29 nodi di punta, ma penso che la velocità potenziale sia intorno ai 30. Se vorremo potremo puntare a una media di 26. Non pensiamo al record (delle 24 ore) ma se si può fare è certo in questa zona… La cosa più importante è non rompere. La nostra posizione rispetto a CAMPER ci va bene, siamo 50 miglia più a sud, che è importante. Dovremmo riuscire ad avere un angolo migliore al vento, e rimanere nel fronte più a lungo, mentre loro entreranno nelle arie più leggere prima. In ogni caso li terremo d’occhio e faremo attenzione a non restare scoperti.”

La potenziale minaccia agli iberici viene da CAMPER che secondo le ultime posizioni ha un deficit di 108,5 miglia, ma che sta mantenendo pure buone medie di velocità e il cui equipaggio, guidato dallo skipper australiano Chris Nicholson, ha certo grande voglia di riscossa. “La barca va bene, stiamno navigando a 23 nodi con rotta 110°, ci sono una ventina di nodi e mare piatto. Non credo che il fronte ci permetterà di navigare a velocità da record, non ci saranno le condizioni da “rock and roll” come diciamo noi, anche se con poca onda il mare è perfetto per camminare veloci. Speriamo che in questi ultimi giorni ci sia più azione e per noi qualche buona opzione da prendere.” È la cronaca della situazione a bordo di CAMPER fatta dal timoniere spagnolo Roberto Bermúdez.

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Aggiornamento ore 9 del 23 novembre- Puma ha fatto “rifornimento” in mezzo all’Atlantico, ricevendo ieri sera circa 400 litri di gasolio dal cargo Zip Monaco. L’operazione è avvenuta tramite un sistema di cime. Ken Read in cambio ha regalato all’equipaggio della nave un po’ di magliette del team…

Le operazioni di imbarco delle taniche di gasolio su Puma

Ken Read ha detto di “non riesco a credere che ci siamo riusciti, si tratta della cosa più pazzesca cha abbia mai fatto”. Ora Puma continuerà a vela e motore verso Tristano da Cunha dove troverà la nave con gru inviata in soccorso da Cape Town.

Ecco l’eccezionale video della manovra di “rifornimento”:

Tristan da Cunha- Ecco il piano elaborato da Puma per tornare al più presto in regata. Una situazione che ha fatto dire allo skipper Ken Read che dopo il disalberamento di ieri “non c’è più nulla che possa sorprendermi nella vela oceanica”.

Puma aumenta le vele nel suo armo di fortuna… Foto Ross

Verso le 21 giunge questa email dal Mar Mostro, con il seguente piano d’azione:

“La situazione è questa. Intorno alle 18UTC di questa sera, la nave Zim Monaco dovrebbe arrivare alla nostra posizione e consegnarci 450 litri di carburante diesel. Alla fine della giornata, abbiamo capito che il diesel è il nostro sangue vitale quaggiù. Con lui possiamo fare acqua e guadagnare terreno verso la nostra destinazione insieme con il nostro alberetto di 5 metri. E la destinazione è… credeteci… la bella isola di Tristan da Cunha.

Esatto, l’isola di Tristan. Mia figlia, Tory, mi ha mandato una fantastica e mail dicendo che Tristan ha una popolazione di 275 persone (due dei cognomi dell’isola derivano da marinai liguri naufragati quaggiù più di un secolo fa, Ndr) ed è letteralmente un vulcano largo 6,5 miglia che si erge dal nulla nel mezzo dell’Atlantico. E’ il punto terrestre più vicino a noi, lì potremo rifornirci e iniziare la seconda parte del nostro piano. Non c’è aeroporto, nessun’altro modo di arrivarci se non via nave.

A Tristan abbiamo pianificato di trovare una nave in arrivo da cape Town, con una sua propria gru che possa caricare la barca e metterla sull’invaso che il nostro shore team avrà già carivato a bordo prima del nostro arrivo. E ah, il porto di Tristan è troppo piccolo così che dovremo fare tutto questo in oceano.
Sulla nave ci sarà il nostro shore team con un container pieno di equipaggiamenti, in modo che potremo passare i seguenti 4 giorni di trasporto fino a Cape Town (1500 miglia, Ndr) a rimettere insieme tutti i cocci.

L’albero di riserva sta volando dagli USA e lo troveremo a Cape Town. Dovremo rimettere la barca al piùpresto in acqua a Cape Town in modo di regolare il rig ed essere pronti per la In Port Race e la tappa per Abu Dhabi (10 e 11 dicembre, Ndr).

Cosa può andare storto? Bene, senza le persone della Volvo Ocean Race e i nostri ragazzi, la Rio Maritime Rescue Authority, il radio operatore a Tristan, Antonio Bertone di Puma e Håkan Svensson di BERG e il capitano Borys della Zim Monaco… etc, etc, non c’è nulla del suddetto pazzo scenario che possa essere anche solo lontanamente possibile.

Andrà tutto come previsto? Sicuramente no.

Succederà? Al diavolo, perché no…”

Che storia, ragazzi, una delle tante che ci riserverà questa edizione della Volvo Ocean Race… e non siamo neanche a tre settimane di regata.

Per quanto riguarda la tappa, al rilevamento delle 20 di oggi, Telefonica era a 1863 miglia dall’arrivo, con 105 miglia di vantaggio su Camper. Groupama terzo a 287 miglia. Per domani attesa grande volata alle portanti con venti sui 30 nodi.

 

Tristan da Cunha, Sud Atlantico- Dopo il disalberamento di ieri pomeriggio, Puma sta navigando sotto armo di fortuna a circa 6 nodi verso l’isola più sperduta del pianeta, Tristan da Cunha, distante circa 600 miglia dalla sua posizione attuale. Lo scopo è ovviamente quello di arrivare il prima possibile a Cape Town, distante 2.000 miglia, per avere il tempo per riarmare il nuovo albero, provarlo ed essere pronti per la Inport race del 10 dicembre e per la partenza della seconda tappa dell’11 dicembre. Non è cosa semplice e l’imperativo, come ha detto lo skipper Ken Read, è andarev avanti: “Alla fine della storia, la nostra tappa è finita. Siamo ancora a 2.300 miglia da Città del Capo, navighiamo con un armo di fortuna. Stiamo verificando le varie opzioni. Dire che siamo delusi sarebbe un eufemismo, il più grande del secolo. La barca stava andando benissimo, il team era quello che mi aspettavo, incredibile. E’ una battuta d’arresto per il nostro progetto? Nemmeno un po’! Vivremo per lottare ancora, ve lo prometto!”.

La situazione di Puma:

Elaborazione cartina Tognozzi da tracking Volvo Ocean Race

Ecco cosa attende gli uomini di Mar Mostro. La crocetta a sinistra è l’attuale posizione (martedì pomeriggio di Puma). Al centro la posizione dell’isola di Tristan da Cuhna e infine la rotta finale di 1500 miglia fino a Cape Town. Il modello meteo è quello previsto per le ore 13UTC di domani. In azzurro la posizione alle 17 di oggi di Telefonica, in bianco quella di Camper e in arancione quella di Groupama. Si nota come per domani mercoledì è attesa la volata con venti sui 30-35 nodi alle portanti, che porteranno condizioni durissime e probabili percorrenze oltre le 500 miglia nelle 24 ore.

Calcolando una media sui 6 nodi, e l’eventuale sosta a Tristan per rifornirsi di gasolio, le 2.100 miglia fino a Cape Town potrebbero essere percorse in circa 350 ore, ovvero poco meno di 15 giorni… Considerando che i giorni prima della prossima Inport Race sono 17, ecco che i tempi sono davvero serratissimi e Puma ha l’esigenza di aumentare la sua media di velocità oraria. Già una media sui 7 nodi consentirebbe un arrivo intorno al 4-5 dicembre.

Secondo le ultime notizie, PUMA sta facendo rotta con armo di fortuna verso la sperduta isola vulcanica di Tristan da Cuhna, situata a 1.750 miglia dal Sudafrica e a 2.000 dal sud America.
Il CEO della Volvo Ocean Race Knut Frostad, con quattro giri del mondo a vela nel suo curriculum, ha detto che l’equipaggio di PUMA ora affronta la sfida più dura: “E’ una delle cose più difficili con cui un team deve fare i conti in mare, mentalmente è durissima. Questi velisti arriveranno a Città del Capo affamati, depressi dopo un periodo psicologicamente arduo e dovranno ricominciare subito, salire a bordo e far rotta per Abu Dhabi. E’ dura ma anche la regata lo è, e sono sicuro che ce la faranno.”

Ecco altre foto dal Puma ferito:

Puma naviga con il suo armo di fortuna verso Tristan da Cunha. Foto Ross
Delusione palpabile sottocperta per gli uomini di Puma, impegnati ad analizzare la situazione. Foto Ross

Questo il racconto di Amory Ross, mediaman di Puma:

“Dicono che non è un’avventura almeno fino a che qualcosa non va storto… Ricordo il momento preciso: era appena sceso di sotto e mi ero tolto la cerata. Ero seduto vicino a Rome Kirby… Pochi minuti dopo ho sentito un rumore come mai avevo sentito prima. Avete presente il rumore di un albero che cade nel vostro giardino di casa? Prendetelo,  moltiplicatelo per due sia come frastuono sia come rapidità, e mettetevelo direttamente sulla testa. La barca ha rollato violentemente al vento e mi sono ritrovato schiena per terra e piedi per aria, con la ciotola del pranzo ancora in mano. Tutto è diventato scuro dabbasso e qualcuno ha urlato “abbiamo disalberato” attraverso il tambuccio. Ho guardato in su e tutto ciò che potevo vedere era la randa. Caso chiuso, albero giù…
Come stiamo? Emotivamente, direi abbastanza bene. Tutti sono sani e salvi e questa è la cosa più importante. Siamo tutti piuttosto depressi, ma siamo un team e dobbiamo trovare il modo di superare in fretta tutto questo e ottenere il massimo da questa situazione. Eravamo pronti e decisi a combattere con Telefonica fino alla fine, ma questa regata adesso ha preso un’aspetto differente per noi e stiamo facendo il massimo che possiamo per portare il prima possibile il Mar Mostro a Cape Town.

Personalmente, non vedevo l’ora di completare la mia prima tappa alla Volvo Ocean Race. Ero anche ansioso di arrivare a Cape own a vela e vedere per la prima volta la Table Mountain, l’esperienza di una vita di cui ho sentito parlare un milione di volte… Così siamo qui, a più di 2.000 miglia, facendo 5,9 nodi con armo di fortuna e un po’ di motore, vela e motorte verso quell’isola remota e ancora lontana chiamata Tristan da Cunha, lontana 650 miglia. C’è una buona possibilità che una nave lì vicino ci possa allungare 500 litri in più di gasolio per assicurarci una traversata sicura, ma poi saremo di nuovi da soli e per conto nostro. Non è una situazione ideale ma almeno ora è un’avventura…”

Hamish Hooper, MCM di CAMPER: “Questi giorni sono la prova della realtà di quello che stiamo facendo e di come possa essere difficile, le condizioni sono peggiorate e le velocità aumentate. A un certo punto c’è stata una chiamata al cambio vela quindi l’equipaggio era tutto in coperta, la barca è stata messa all’orza per un momento per rallentare e Mike (Pammenter) è stato colpito da un muro d’acqua che lo ha portato via e lo ha fatto sbattere violentemente sulle sartie, l’impatto maggiore sul viso. Me ne sono reso conto quando ho visto Mike venire sottocoperta in una scia di sangue.  Tony Rae e Stu Bannatyne, che sono gli infermieri di bordo, si sono attivati subito e in modo molto professionale, hanno seguito perfettamente la procedura, sono stati informati i dottori, le famiglie e lo staff della Volvo, e abbiamo spedito e ricevuto foto per consigli. Mike ha un dente davanti completamente rotto e le labbra tagliate, non è bello come al solito, poco ma sicuro. Meno male che aveva il casco, che non è una cosa tanto normale, perché la ferita avrebbe potuto essere peggio.  Proprio in quel momento abbiamo sentito Will (Oxley) urlare che aveva ricevuto la notizia di PUMA. Pensavo fosse uno scherzo di cattivo gusto, ma non c’è scherzo brutto così. In un’ora due eventi drammatici ci hanno fatto capire in pieno quanto pericolosa e tirata può essere questa regata.”

Diego Fructuoso MCM di Team Telefónica: “Vi scrivo da bordo di Telefónica con la terribile notizia che i nostri rivali di PUMA hanno disalberato. E’ una disgrazia per un team che ha lottanto tanto e che ci stava rendendo la vita difficile. Non si meritavano tanta sfortuna. Proprio prima che ci arrivasse la notizia, tutti e due stavamo camminando veloci, sopra i 23 nodi. Con il mare che c’è vuol dire andare molto veloci. Cape (il navigatore) mi ha detto che nelle ultime 24 ore abbiamo fatto 470 miglia, dà un’idea di come andiamo… ho chiesto a Neal (McDonald) e a Cape cosa stanno vivendo e loro mi hanno risposto che non si può spiegare. E loro lo hanno vissuto. A parte questo, vi posso dire che fa sempre più freddo, la temperatura dell’acqua è di 17 gradi e si abbassa. Si vede sulle facce di chi entra dopo il turno di guardia. Un saluto e un abbraccio ai nostri amici di Puma!”

Lo stampo maschio per la nuova sezione di scafo di Sanya in costruzione a Cape Town

Team Sanya, in costruzione la nuova prua

Intanto da Città del Capo arrivano buone notizie da Team Sanya: il gruppo di sei esperti costruttori del cantiere neozelandese Salthouse è al lavoro a pieno ritmo per la costruzione della parte prodiera dello scafo, sotto la guida attenta dello skipper Mike Sanderson. “Il modello in legno su cui costruiremo il nuovo pezzo è quasi finito, dobbiamo solo carteggiare e poi cominceremo con la struttura vera e propria.” Preoccupato che il vento forte tipico di Città del Capo potesse creare problemi, Sanderson ha pensato a una soluzione utilizzando i container che servono per spostare il race village nelle varie tappe. “In pratica useremo una gru per costruire un capannone temporaneo, con i container come partei e un tetto di tessuto.  Il nuovo pezzo di barca sarà qui dentro e una volta arrivata la barca la porteremo dentro e cominceremo a tagliare la parte danneggiata, poi potremo sostituirla con quella nuova” ha spiegato lo skipper kiwi.

 

Aggiornamento ore 1:00 Cosa succede agli alberi dei Volvo 70? Dopo quello di Abu Dhabi, rottosi con 30 nodi di vento in bolina e onde ripide di 3 metri contrarie, si rompe anche l’albero di Puma. Secondo il racconto di Ken Read, che leggete qui sotto, le condizioni erano non certo proibitive: 22-23 nodi al lasco con onde di tre metri. Eppure l’albero si è rotto. Vedremo nelle prossime ore la ricostruzione dei fatti da parte dello skipper. certo è che per Puma la logistica ora si fa davvero complessa. Non poteva esserci luogo peggiore per disalberare, a 2100 miglia da Cape Town, con la costa del Brasile o Punte del Este in Uruguay a 1500 miglia ma dalla parte sbagliata, un’unica isola, Tristan da Cunha, nota per essere la pià isolata del pianeta, a 600 miglia di distanza. In più i tempi corrono.

Ecco il video inviato in nottata da Puma:

Al momento sono quindi tre su sei i Volvo 70 fuori regata. Più che decimata, la flotta è dimezzata ma sono in corso enormi sforzi logistici per consentire a tutti di riprendere il mare a Cape Town. Del resto che questa sia la regata più dura mai concepita non è certo una novità. Sorprende certamente, però, che i due alberi si siano rotti senza condizioni particolararmente dure, situazione che peraltro si verificherà nei prossimi giorni per i tre ancora in regata. Immaginiamo come su Telefonica, Camper e Groupama si cercherà prudenza e si toccherà ampiamente ferro.

Delusione a bordo di Puma. Foto Ross

Puma ha annunciato di essersi ritirato dalla prima tappa intorno alla mezzanotte di lunedì e sta procedendo con armo di fortuna verso sud est, verso l’isola di Tristan da Cunha, dove però le possibilità di assistenza sono ridotte. Per gli uomini di Ken Read i tempi sono ridottissimi: con 2.000 miglia da percorrere e la prossima inshore race prevista per il 10 dicembre (l’11 la partenza della seconda tappa), più il tempo necessario per armate e testare il secondo albero, pare proprio che Puma dovrà navigare con questo armo ridotto come se fosse ancora in regata. Il ritiro consentirà anche di fare ore di motore per quanto possibile, soprattutto per attraversare l’Alta Pressione di Sant’Elena che si frappone tra gli americani e il porto d’arrivo.

Puma con l’armo di fortuna naviga verso sud est. Foto Ross

“Ci siamo appena ritirati dalla tappa”, ha detto in nottata lo skipper Ken Read, “Abbiamo messo in opera l’armo di fortuna e abbiamo circa 5 metri di albero ancora in piedi. Abbiamo issato il trysail e il fiocco da tempesta. Lo stiamo assistendo con alcune botte di motore giusto per fare dei progressi in avanti. Come potete immaginare, non ci sono molti sorrisi a bordo al momento,  ma andrebbe ancora peggio se dicessimo che non ci sono possibilità di prendere il via per la prossima tappa. Qui si tratta di conquistare punti. Crediamo che sacrificare punti nella prima tappa ci possa dare una chance di guadagnali nella prossima e nella regata In-Port, così che questo è il nostro obiettivo. Abbiamo il nostro fantastico shore team di Puma, il team BERG e naturalmente la Volvo Ocean Race, che ci stanno dando il massimo aiuto per fare in modo di raggiungere Cape Town per effettuare le riparazioni ed essere pronti per la prossima tappa”.

Infortunio a Mike Pammenter su Camper

Da segnalare anche che Camper ha comunicato che il prodiere Mike Pammenter si è infortunato abbastanza seriamente durante un cambio di vele a prua. E’ stato sbattuto violentemente contro il sartiame e ha riportato rottura di alcuni denti e diverse contusioni. La situazione comunque è sotto controllo e Camper, dopo gli interventi necessari, ha ripreso la piena modalità regata.

Tony Rae cura Mike Pammenter. Foto Hooper/Camper/VOR

Cape Town, Sud Africa, ore 17- PUMA Ocean Racing powered by BERG ha annunciato di aver disalberato nel corso della prima tappa della Volvo Ocean Race 2011-12, che ha preso il via 17 giorni fa da Alicante, Spain. Nessuno a bordo è ferito. L’incidente è avvenuto alle 15 GMT circa (le 16 ora italiana) nell’Atlantico meridionale, a circa 2.150 miglia da Città del Capo, Sudafrica.

L’albero rotto di Puma durante la fase di recupero. Foto Ross

Lo skipper Ken Read ha dichiarato: “Stavamo navigando mura a sinistra, al lasco con circa 22/23 nodi di vento da est-nordest, onde di circa 8/10 piedi (poco più di tre metri) quando l’albero si è rotto. Non avevamo avuto alcun segnale del problema. Non c’è stato panico a bordo, e tutti sono sani e salvi. Grazie alle doti marinaresche dell’equipaggio abbiamo recuperato tutti e tre i pezzi dell’albero e le vele. Non ci siamo ritirati e stiamo valutando le diverse opzioni. Non stiamo usando il motore, prendiamo tempo per valutare i prossimi passi da farsi. Potremmo dirigerci verso l’isola di Tristan da Cunha, che dista circa 700 miglia, ed è sulla rotta per Città del Capo. Potremmo arrivare in cinque giorni. In questo momento il mio obiettivo principale è la salvaguardia degli uomini e poi considereremo tutte le opzioni per tornare in regata.”

Il servizio di soccorso brasiliano è stato allertato ed è in stand-by, nel caso fosse necessaria assistenza. Il centro operativo della Volvo Ocean Race è in contatto costante con il team per stabilire l’esatta entità del danno e pergarantire che l’equipaggio riceva il massimo supporto per gestire la situazione.

Le cause del disalberamento non sono note al momento. Lo shore team di PUMA Ocean Racing è al lavoro per stilare un piano di recupero in modo che la barca possa riprendere la regata il prima possibile e lavorerà in collaborazione con gli organizzatori della Volvo Ocean Race per determinare la causa del disalberamento. Maggiori informazioni verranno fornite appena disponibili.

 

Aggiornamento opre 19:30 del 20 novembre- Si fa sempre più interessante questa parte finale della prima tappa della Volvo Ocean Race. Al rilevamento delle 17 di oggi, la velocità di Telefonica e Puma era ormai stabile sopra i 20 nodi. La tensione, man mano che si scende verso i grandi fronti del Sud Atlantico, sale così come aumenta la necessità di non mollare un metro, visto che chi per primo aggancerà quei venti forti spiccherà il volo verso Cape Town a medie sui 25 nodi. Per farlo, però, occorre che i Volvo 70 siano al massimo dell’affidabilità. Occorre quindi, come stanno facendo in queste ore gli equipaggi, controllare tutte le attrezzature, le vele, il rig, perché ogni avaria, a quelle velocità, comporta perdite enormi.

Al lavoro su Puma in attesa dei Quaranta Ruggenti. Foto Ross

Alle 17 Puma era riuscita a rosicchiare qualcosa a Telefonica e si trovava a 27,4 miglia di distacco, poco più di un’orea di mare considerando la velocità sui 20,5 nodi nelle ultime tre ore… Camper è a 142 miglia e Groupama a 419.

Il video della giornata:

Una volta aggirato l’anticiclone di Sant’Elena, la flotta potrà sperare in velocità sostenute per la corsa verso il traguardo, o almeno fino a 400 miglia dall’arrivo. Le temperature si abbasseranno, arriveranno gli albatros e gli strumenti di bordo potranno far registrare velocità da record potenziale. Per questo a bordo delle quattro barche, gli equipaggi stanno controllando materiali e attrezzature in vista del fronte freddo e delle arie più intense.

 

Si prepara il Code Zero su telefonica. Foto Fructuoso

Le prestazioni di Telefonica e Puma, entrambi progetti Juan Kouyoumdjian, sono assai simili. Come conferma anche il neozelandese Mike Sanderson, vincitore della regata nell’edizione 2005-06 e skipper dello sfortunato Team Sanya che ha dovuto ritirarsi da questa prima tappa. “Se dovessi puntare ora, avrei dei problemi, è difficile scegliere perché sia Telefónica che  PUMA sono portate molto bene. Ho sempre creduto fin dal primo giorno che PUMA ha tutto quello che serve, ma accidenti, sono impressionato dal modo in cui i ragazzi di Telefónica stanno navigando”.

L’equipaggio spagnolo è contento ma guardingo: “Siamo in testa in questa tappa, ma non dobbiamo abbassare la guardia” ha detto da bordo il Media Crew Member Diego Fructuoso. “Vicino a noi c’è una zona di vento molto debole, dobbiamo gestire bene la situazione per evitare di entrare nella bonaccia.”
Scenario che certo farebbe piacere al team americano di PUMA, da quando gli avversari iberici hanno preso la leadership i discorsi a bordo di Mar Mostro si sono fatti più seri. Entrambe le barche si stanno dirigendo verso condizioni di vento più leggero e gli americani dicono di voler “spremere il massimo dalla barca”. Sperano che il gap da Telefónica possa essere colmato e stanno cercando di agire senza impazienza o irrazionalità. “Cerchiamo di rimanere positivi e di stare vicini così che quando si aprirà la proverbiale porta, potremo entrare” sono state le parole dell’MCM Amory Ross.
In terza posizione, CAMPER with Emirates Team New Zealand con lo skipper australiano Chris Nicholson ha fatto registrare buone prestazioni nelle ultime 24 ore con velocità di punta oltre i 20 nodi. Il navigatore Will Oxley ha spiegato che: “Abbiamo ancora 1.200 miglia di rotta sud. Passeremo da dormire tanto a non dormire più.” Visto che l’equipaggio sarà concentrato al massimo per far camminare la barca il più possibile senza rompere, nella consapevolezza che anche con poche ore lente, tutto il lavoro di recupero potrebbe essere vanificato in un istante. “Quando entreremo nel vento forte, le velocità medie saranno intorno ai 25 nodi. Si spinge a fondo ed è possibile rompere. E, se tu ti devi fermare per riparare mentre gli altri fanno 25 nodi, è facile capire che 75 miglia si prendono o si recuperano abbastanza in fretta.”

 

Cape Town, Sud Africa, 20 novembre- Telefonica spinge al massimo nelle ultime 24 ore e mantiene una solida posizione di controllo su Puma. Al rilevamento delle 10 UTC di oggi, Iker Martinez aveva 35 miglia di margine su Ken Read, ma, cosa ancor più importante, era ben posizionato più a sud e più a est dell’inseguitore, che pure ha navigato nelle ultime tre ore a 18,2 nodi di media contro i 17 degli spagnoli. Proprio l’aumento delle velocità medie sarà uno dei motivi più interessanti delle prossime 72 ore. Man mano che i Volvo 70 scendono verso il Sud Atlantico, infatti, maggiore è la probabilità di agganciare uno dei sistemi meteo che, muovendosi da ovest a est, possono garantire il superamento dell’Anticiclone di Sant’Elena e percorrenze sulle 24 ore oltre le 500 miglia.

Pepe Ribes, uno degli uomini di punta di Telefonica. Foto Fructuoso/Telefonica/VOR

Fu proprio in questo tratto di oceano che Ericsson 4, guidato da Torben Grael, nell’autunno 2008 stabilì il record di percorrenza per un monoscafo sulle 24 ore: 596,6 miglia. Record che può essere alla portata di uno dei nuovi Volvo 70.

In terza posizione è Camper, a 159 miglia, mentre Groupama è ancora lontano, a 428.

I video che illustrano la meteo del Sud Atlantico e le potenzialità di battere il record:

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Sant’Elena, 18 novembre- Che Iker Martinez e Xabi Fernandez siano due fuoriclasse lo avevamo intuito da un po’. Non si vincono due medaglie olimpiche, dei Mondiali 49er e non si fa secondo alla Barcelona World Race quasi battendo una barca di due anni più nuova se non si hanno, come dicono in Spagna, “huevos”. La loro Telefonica, che alcuni giudicavano la meno veloce delle tre barche progettate da Juan Kouyoumdjian, sta dando spettacolo in questa prima tappa. E’ restata incollata a Puma di ken Read praticamente dalla partenza. I due Volvo 70 non si sono mai separati per più di una dozzina di miglia, prima avanti l’uno, poi avanti l’altro. Un duello spettacolare che riempie di contenuti tecnici questa prima tappa. Adesso, superata Fernando de Noronha, inizia la corsa a raggiungere il prima possibile i 35° Sud, agganciare un fronte e con esso volare fino a Cape Town. Chi ci arriva per primo probabilmente sarà destinato a vincere la tappa. Iker Martinez è riuscito a portare la sua Telefonica più alta a pari velocità di Puma, con il risultato di essere geograficamente più vicino a Cape Town e al limite del temibile Anticiclone di Sant’Elena, un’area vastissima di venti leggero che domina il Sud Atlantico orientale.

Un equipaggio tutto da seguire e siamo lieti di pubblicare un loro ritratto-intervista sul prossimo FareVela, tra l’altro resalizzato pochi giorni prima che i due ricevessero il Rolex World Sailor of the Year.

Al lavoro su Telefonica. Foto Fructuoso/VOR

A meno che non sia la fregata che porta Napoleone all’esilio di Sant’Elena, è impossibile attraversarla per una barca che voglia correre sui mari. Per cui il gioco è di scendere prima possibile verso sud.”Ora siamo nel Sud Atlantico ed è tutta un’altra storia”, spiega il navigatore di Telefonica Andrew Cape, “siamo riusciti a trovare la nostra rotta tra alcuni ostacoli. La previsione per noi al momento sembra buona e ci sono alcune buone oppoertunità per superare e staccare un po’ Puma. Questo è il gioco, questo è l’obiettivo, ciò che dobbiamo e che vogliamo fare”.

In effetti al rilevamento delle 17 di oggi, Telefonica è in testa a 2.920 miglia dall’arrivo, con 21,6 miglia di vantaggio su Puma, che si era sin da ieri posizionato più a ovest. La distanza laterale tra i due è di 45 miglia. Con andatura al traverso, canting keel al lavoro fino a 40°, i Volvo 70 danno il massimo e le medie sono ormai sui 15-17 nodi con 12 di vento… Un bel navigare.

Il video di oggi:

http://youtu.be/mmYDkRwQ1UA

L’incertezza e gli ostacoli dipendono da due cellule dell’anticiclone di Sant’Elena, che si è appunto diviso in due parti, a causa della presenza di un fronte freddo che si estende fino alla punta meridionale del Brasile, quella che gli esperti anglosassoni chiamano la Southern Atlantic Convergence Zone (SACZ). La cellula occidentale si va espandendo, mentre quella orientale si disperde e si può prevedere che, per domenica, le due siano fuse in una grande area di alta pressione. La transizione da uno scenario all’altro, tuttavia potrebbe durare anche tre giorni, con alisei deboli e una zona di vento molto leggero al centro.

La situazione meteo del Sud Atlantico. Si nota la Zona di venti instabili che i due leader dovranno attraversare

Se ora Telefónica e PUMA viaggiano con venti di aliseo orientale, fra qualche ora, potrebbero rallentare l’andatura in prossimità della SACZ, dovendo fare molta attenzione a non entrare nella zona di arie debolissime ad ovest dell’area di convergenza.
Inoltre, da nord a sud, il vento cambierà anche di direzione così che i due battistrada cercheranno di posizionarsi leggermente più a est per rimanere nelle brezze favorevoli il più a lungo possibile. Per le prossime ore, è prevedibile che continuino a procedere verso sud-sudest con velocità che potrebbero scendere anche sotto i 10 nodi. Navigando verso sud, potrebbero incappare nei venti leggeri e si tratta quindi di una strategia di compromesso fra il breve e il lungo termine, che potrebbe anche favorire un recupero di CAMPER e Groupama 4, con un riavvicinamento al duo di testa.

Iker Martinez, skipper di Telefónica: “Dobbiamo andare a sud ancora per una dozzina di ore, entrare meglio nel sistema e poi fare la nostra mossa. Siamo abbastanza vicini a PUMA, c’è davvero poco fra noi e loro. E’ fantastico essere così attaccati, rende bellissima la regata. Non è ancora chiaro cosa farà il vento e stiamo discutendo della strategia, decideremo presto.”

Chris Nicholson skipper di CAMPER: “E’ un vero duello quello fra PUMA e Telefónica. Quando arrivano le posizioni, noi perdiamo qualche miglio, ne guadagniamo qualcuno. Malgrado non siamo nella stessa zona, ora siamo nello stesso sistema meteo. Le barche hanno prestazioni molto simili. La nostra tattica d’ora in poi è di cercare un’opportunità ma e cercare di non forzare su qualcosa di poco chiaro.”

Brad Marsh, prodiere su Groupama 4: “Ciao a tutti, oggi abbiamo passato lo zero e siamo finalmente entrati nell’emisfero giusto… non è che ci fosse tipo una linea nell’acqua, o un muretto. Comunque, ho avuto il grande onore di incontrare re Nettuno e la sua deliziosa moglie, la cerimonia è andata come previsto: umiliazione pubblica di fronte al resto dell’equipaggio e punizioni per quello che ho fatto di male… Non posso rivelarvi proprio tutti i dettagli ma vi posso dire che mi hanno fatto indossare un Mankini (il costume reso famoso dal film Borat), poi ho dovuto andare a carponi fino a prua facendo il rumore di un treno. Dopo aver mangiato e bevuto una quantità di robe disgustose, il re ha deciso che avevo bisogno di un bel taglio di capelli prima di poter tornare al mondo reale, quindi adesso ho un taglio tipo ultimo dei mohicani al contrario! Meno male che poi il re ha deciso che aveva altri impegni… fortunatamente non abbiamo fatto male ad alcun animale e spero che la mia fidanzata Robin accetti la mia nuova acconciatura, prima che ricrescano i capelli.”

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Fernando de Noronha, Brasile, 18 novembre- Prosegue il duello miglio su miglio tra Puma e Telefonica. Al rilevamento delle 10 utc di oggi Puma conduceva di sole 3 miglia sugli spagnoli, a 3007 miglia dall’arrivo. I due navigano a circa 15/15,8 nodi di media con 12 nodi di vento da est. Camper è a 149 miglia mentre Groupama, che ha doppiato Noronha intorno alle 10 del mattino, è a 362 miglia.

Telefonica è riuscita a navigare più a est rispetto a Puma, il che comporta di essere più vicina alla rotta ortodromica teorica e al centro dell’Anticiclone di Sant’Elena. Iker Martinez e Xabi Fernandez stanno dimostrando quando di buono avevano già fatto vedere alla Barcelona World Race. Il loro Volvo 70 (progetto Kouyoumdjian come Puma e Groupama) sta dimostrando ottime doti di velocità, praticamente identica in queste condizioni a quella del Volvo 70 di Ken Read. Un duello oceanico tutto da seguire, se si pensa che dopo 3500 miglia di mare sono solo 3 le miglia che separano i due.

Tra circa 24-36 ore è atteso un passaggio meteo un po’ complicato per i due, in attesa di scendere verso le più ventose latitudini del Sud Atlantico.

Puma onboard. Foto Ross/Puma/VOR

Fernando de Noronha, Brasile, 17 novembre- Erano le 4 UTC di oggi (le 5 del mattino in Italia) quando Puma ha doppiato l’isola di Fernando de Noronha, in testa alla prima tappa della Volvo Ocean Race. Un’ora dopo è transitato Telefonica. I due lader continuano il duello che è iniziato sin dalla partenza di Alicante (mai più di 14 miglia di distacco tra i due, nulla in oceano aperto e con barche che navigano a 15-16 nodi di media) e in queste ore stanno navigando rapidamente verso sud per aggirare l’Anticiclone di Sant’Elena, ultimo ostacolo prima dell’arrivo a Cape Town.

Puma nel passaggio tra i groppi dei doldrum. Foto Ross/Puma/VOR

Al rilevamento delle 9 UTC di oggi, Puma era a 3300 miglia dall’arrivo e aveva 12,9 miglia di vantaggio su Telefonica. Vista la velocità al momento sui 15,5 nodi, si tratta di appena tre quarti d’ora, per cui occorre sempre spingere al massimo, senza pause. Nell’Emisfero Australe è entrato anche Camper, terzo a 140 miglia, mentre Groupama taglierà l’Equatore nel pomeriggio di oggi dopo un sofferto passaggio dai doldrum. Il distacco dei francesi era stamani di ben 435 miglia.

I tradizionali riti del passaggio dell’Equatore per i neofiti, che devono “pagare dazio” al dio Nettuno su Puma. Foto Read

La nave che ha caricato Azzam Abu Dhabi, intanto, è partita da Lisbona diretta per Cape Town. Mike Sanderson di Sanya, invece, è già nella città sudafricana per organizzare la riparazione della parte delaminata (5×3) sul suo Volvo 70 (anche lui in navigazione su un cargo).

Il video del passaggio dai doldrum, con le desiderate docce di acqua dolce per gli equipaggi:

Video da Telefonica:

 

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Fernando de Noronha, Brasile, 15 novembre- Non si era mai visto, almeno a memoria recente, un passaggio dalle calme equatoriali così rapido. Va bene che i Volvo 70 sono i monoscafi più potenti per la regata oceanica e che i team che li portano sono di assoluto livello, ma un corridoio come quello che (pare) hanno travato Puma e Telefonica è efficace per quanto stretto. C’entra anche la fortuna, certo, ma almeno sino alle 17 di oggi, i due leader non sono mai scesi sotto i 10 nodi di velocità. Puma guida con 5,7 miglia di vantaggio su Telefonica. I due sono separati lateralmente da appena 8 miglia, con gli uomini di Ken Read più a SE e, cosa più importante, già con i primi segni di Aliseo da Sud Est, quello dell’Emisfero Australe per capirci. Venti che li porteranno a Fernando de Noronha, l’isola brasiliana da lasciare a sinistra, probabilmente già tra 32-36 ore. Noronha è distante circa 430 miglia al momento, una distanza che i Volvo 70 nell’Aliseo possono coprire in un giorno e mezzo in scioltezza.

A bordo di Puma si naviga veloci anche oggi. Foto Ross/Puma/VOR

Alle 17 Puma si trovava a 206 miglia dall’Equatore, che sarà quindi passato (con i tradizionali riti scaramantici dedicati al dio Nettuno per i neofiti) nella giornata di domani. Camper è terzo a 128 miglia, mentre Groupama è risalito fino a 260 miglia. Anche per loro si prevede un passaggio relativamente agevole dalle calme.

Ecco il video di oggi, con tutti e 4 i Volvo 70 in approccio o in navigazione alle calme equatoriali (si fa per dire… viste le immagini):

Ma com’è la vita su un Volvo 70 nei Dolldrum? Ce lo racconta oggi Amory Ross, mediaman su Puma:

“le cose si stanno riscaldando da queste parti, sia letteralmente che in senso figurato. Siamo a circa 50 miglia dall’uscita dei Doldrums e non abbiamo visto nulla dei tormentati passaggi delle ultime regate. E’ stato bagnato, ventoso e il merito va a Tom Addis (il navigatore, Ndr) per essere stato paziente ed aver previsto tutto bene.

Dopo un paio di giorni di vela facile, eravamo un po’ impreparati per i venti forti che abbiamo dapprima incontrato ieri pomeriggio, e ciò ci ha fatto perdere un po’ rispetto ai nostri avversari. Quando siamo entrati in questa regione dei “giorni perduti” la notte scrosa, Telefonica ci era quasi addosso. Da allora abbiamo recuperato bene guadagnando la nostra posizione più a sud, ma i progressi non sono venuti senza drammi. Il tempo imprevedibile di queste parti ci ha tenuti un bel po’ occupati, e la scorsa notte è passata tutta tra rovesci di pioggia e cambi di vele. Tutti sono stanchissimi.

Sotto coperta sta tutto diventando molto caldo, il modo davvero poco confortevole. Puzziamo davvero un bel pò come deve essere, ma ora c’è anche il caldo equatoriale e l’umidità che peggiora le cose. L’abbigliamento non si asciuga, dormire è difficile e la vita è generalmente meno rilassata”.

telefonica naviga nei Dolldrum. Foto Muiña

Intanto,  lo scafo di Team Sanya, caricato su un cargo in partenza per il Sudafrica ha lasciato gli ormeggi questa mattina poco prima delle sei. Lo Skipper Mike Sanderson, è già a Città del Capo, insieme a altri componenti del team, per dare avvio ai lavori di produzione di una parte di scafo danneggiato durante le prime ore di regata, che verrà poi montata quando la barca arriverà via nave, ossia intorno al 28 novembre prossimo. Nelle prossime ore anche Azzam, lo scafo dell’Abu Dhabi Ocean Racing ritiratosi dalla prima tappa, sarà caricato a bordo del cargo che dal porto di Lisbona lo porterà in Sudafrica.

 

Aggiornamento ore 18:30

L’approccio alle calme equatoriali ha visto un nuovo sorpasso di Telefonica su Puma. Iker Martinez e il suo equipaggio non mollano un metro, navigando anche oggi tra i 17 e i 22 nodi di media. Gli spagnoli e gli americani sono protagonisti di uno splendido duello miglio su miglio, anzi metro su metro, visto che al rilevamento delle 17 di oggi Telefonica aveva un miglio di vantaggio (dopo più di 2.000 miglia di regata, tanto per far capire l’equilibrio trta queste barche) su Puma. Camper segue a 160 miglia mentre Groupama 4 è sceso a 340. La discesa verso i dolldrum impone un’attenta ricerca del miglior posizionamento per passare la fascia delle calme, dove i venti leggeri si alternano a frequenti piovaschi e temporali con il vendo che spesso precipita in vericale. Telefonica è più a ovest di circa 30 miglia rispetto a Puma, mentre la distanza laterale con i francesi arriva addirittura a 220 miglia. Sarà una lotteria, anche se, di solito, la regola dice che chi prima entra nelle calme è poi anche il primo a uscirne…

Ecco intanto un video sulla situazione logistica di Abu Dhabi e Sanya, pronti a imbarcarsi per Cape Town:

Voci dall’Atlantico

Diego Fructuoso, MCM su Team Telefonica: “E’ stato un altro bellissimo giorno per navigare, un po’ meno vento di ieri e onde più piccole, ma stiamo andando a sud veloci, e il tempo è migliorato. Quasi tutti hanno deciso di mettere via gli stivali e di usare le scarpe e, visto che c’è meno acqua in giro, abbiamo aperto per far passare l’aria. Mi sono anche cambiato la maglietta, per la prima volta da quando siamo partiti da Alicante. La termica è stata sostituita da una tshirt leggera. Però c’è un problema, ho cominciato ad avere delle irritazioni a causa del caldo. Nulla di serio, un po’ di crema e va tutto a posto e poi anche qualcun altro ha lo stesso problema, quindi deve essere una cosa normale. La lotta con Puma va avanti. Siamo davanti a Groupama, che ci aveva fatto preoccupare non poco qualche giorno fa. Fino a Fernando de Noronha dobbiamo cercare di navigare con cautela e passare per primi. Ci avviciniamo ai Doldrums, che saranno molto importanti. Ogni tre ore tutti controlliamo le posizioni e le informazioni…”

Yann  Riou, MCM su Groupama 4: “Sono le quattro GMT, dormo profondamente. Sento agitazione intorno a me e una frase “Preparatevi alla strambata!” dieci secondi per svegliarmi, e realizzare dove sono, chi sono e cosa ci faccio qui. Ah, sì, faccio la Volvo Ocean Race su Groupama 4, e io sono quello che fa le immagini… c’è un bel po’ di rumore e di movimento, segno che abbiamo di nuovo un po’ di vento. E allora strambiamo. Se non mi muovo in fretta mi prendo qualche decina di chili di roba in testa. Comincio a spostare il computer che avevo messo sulla cuccetta proprio sotto un’apertura dell’aerazione… dopo venti secondi, 3 o 4 litri d’acqua entrano dalla sudddetta apertura. Accidenti, è vero, bisogna chiuderle quando c’è acqua in coperta. Si vira, guardo fuori, ci sono una ventina di nodi. Capisco che stiamo accellerando vicino all’isola di Santo Atao, la più occidentale di Capo Verde. Movimento, umidità e velocità, era un po’ di tempo che non ne avevamo. Mica male per essere lunedì!

Ken Read, skipper di PUMA: “Passare l’equatore crea sempre un po’ di nervosismo. E’ un rischio, quando pensi di aver celto il punto giusto dove passare, può andare tutto storto, Tom Addis ha fatto bene il suo lavoro e penso abbiamo trovato una rotta buona. Credo che Telefonica abbia un angolo un po’ migliore, venendo da destra. Nei giorni scorsi ci hanno mangiato tutto il vantaggio e non mi sorprenderei se arrivassero primi ai Doldrums, sembra che cerchiamo tutti lo stesso passaggio. Sembra che i Doldrums non siano ampi come la scorsa volta, nell’altra regata siamo stati fermi per giorni, questa volta forse ne usciamo indenni. Ci sono storie pazzesche sui Doldrums, gente che impazzisce un po’, si butta in mare, mangia le razioni dei giorni seguenti. Si contano i giorni che mancano all’arrivo a Città del Capo, abbiamo benzina e cibo abbastanza, ma non di più. A bordo va tutto bene, fa caldo, e farà più caldo, ve lo dico io! Fernando de Norohna non è lontana  875.7 miglia e sembra ogni ora più vicina.”

Hamish Hooper, MCM su Camper: “Oggi la giornata è cominciata come tutte le altre, nulla da segnalare… sveglia alle 5, preparata colazione per il cambio turno delle 6, e poi al lavoro con le mie cose. Pulizia della cucina, asciugatura della sentina, fare acqua, tirare fuori il cibo di oggi, ecc. ecc. Il che mi fa venire in mente che oggi è la giornata internazionale della pulizia del frigorifero. Per noi non è molto importante visto che non ce l’abbiamo, un frigorifero! Ma voi ceh ne avete uno, per favore, pulitelo. Comunque, dopo una mattinata molto impegnata, mi sono accorto che qualcosa stava cambiando. Stavo sudando, ma non poco, tantissimo… allora ho cominciato a chiedermi se stavo bene, se avessi la febbre, ma niente di ciò, quindi mi son dato una pacca sulla spalla da solo per farmi i complimenti. Poi, col passare delle ore ho notato che anche gli altri sudavano, odori strani e pungenti si levavano da calze e magliette indossate per nove giorni. E’ perché stiamo andando verso l’equatore, e sembra che farà un caldo cane e umido…. La cosa bella è che siamo negli alisei, aria calda, acqua piatta e blu, filando più veloci del vento. Un bello spettacolo. E, malgrado siamo dietro ai leader, l’umore è piuttosto buono e poi ci sono ancora 4.600 miglia prima di Città del Capo.”

 

Capo Verde, 14 novembre- Puma e Telefonica continuano a duellare nell’approccio ai dolldrum. Al rilevamento delle 7 UTC di oggi, Ken Read aveva 7,3 miglia di vantaggio su Iker Martinez, posizionato più a ovest, con circa 360 miglia ancora da percorrere prima dell’ingresso nella fascia delle calme equatoriali, posizionata in questo periodo intorno ai 5° di latitudine Nord. Camper segue a 139 miglia, con un posizionamento più orientale rispetto ai due battistrada. Groupama, dopo aver visto fallire la sua opzione orientale e aver lasciato a sinistra l’Arcipelago di Capo Verde, ha strambato verso sud e si trova a 320 miglia ma finalmente con una buona velocità (19,8 nodi).


La strategia di passaggio delle calme equatoriali sarà decisiva per l’approccio a Fernando de Noronha e la volata conclusiva verso Cape Town, distante a questo punto 4.300 miglia.

A Lisbona, intanto, Abu Dhabi ha quasi completato le operazioni per l’imbarco di Azzam sul cargo che lo porterà a Cape Town.

 

Aggiornamento ore 23, 12 novembre

Al rilevamento delle 23 il sorpasso annunciato è avvenuto, con Puma (18,6 nodi di media nelle ultime tre ore) dato davanti a Groupama (10,3 nodi) di 0,3 miglia. Telefonica segue a 3,6 miglia e Camper è a 100. Groupama sembra detinato a perdere ancora almeno fino a Capo Verde, poi dovrebbe riuscire a riprendere una buona pressione man mano che si sposterà a occidente.

Video onboard da Telefonica lanciata a 20 nodi nell’Aliseo:

Capo Verde, 12 novembre- Quando uno fa 22 nodi e l’altro 9, un vantaggio di 230 miglia può svanire in pochissime ore, diciamo una ventina. Immaginate una barca che se ne sta all’Elba e un’altra a Capri, tanto per avere un’idea della distanza. Una naviga al traverso a 20-22 nodi con 16-18 d’aria, l’altra in poppa a 9 nodi con 6-7 nodi di vento. In meno di una giornata la prima raggiungerebbe l’altra. Solo che non siamo nel Tirreno e tra le barche in questione ci sono ben 540 miglia laterali di distanza, quanto tra Genova e Malta. Davanti ci sono le calme equatoriali da attraversare, un’isola sperduta (Fernando de Noronha) da girare e un porto d’arrivo distante ancora quasi 5.000 miglia. E il bello è che, dopo scelte tattiche radicalmente diverse, Alisei che ci sono e non ci sono, sistemi che arrivano da ovest, alla fine, tra tre-quattro giorni, la nostra flotta potrebbe essere ancora tutta lì insieme, nel raggio di poche miglia. Fascino inimitabile della Volvo Ocean Race.

Dopo sei giorni di navigazione di bolina, quindi, il terzetto che si era tenuto più a ovest ha finalmente ”agganciato” il sistema meteo che andava cercando, aumentando le velocità e riducendo notevolmente il distacco dai leader provvisori, i francesi di Groupama 4, che al rilevamento delle 20 di oggi avevano ormai solo 29 miglia di vantaggio su Puma rispetto alle 230 di ieri. 
Telefonica segue a 39 miglia. Camper è a 130.

Ecco il video di oggi, con le prime immagini “toste” che hanno reso celebre la VOR. Si nota la differenza di condizioni tra il terzetto a ovest e Groupama…

Un altro video da Camper, con un assaggio di condizioni “dure”:

Groupama sta disperatamente cercando di guadagnare acqua verso ovest, per evitare di impantanarsi nella zona più profonda dei dolldrum, le calme equatoriali che a sud di Capo Verde sono praticamete impossibili da attraversare per una barca da regata. Occorre, quindi, spostarsi il più a ovest possibile, per poi attraversare la Zona di Convergenza Intertropicale (i dolldrum appunto) nel loro punto più stretto, di solito posizionato appunto decisamente a ponente se si immagina di guardare l’Atlantico da sinistra a destra intorno ai 5-8° di latitudine Nord. Puma, Telefonica e Camper stanno scendendo al massimo della velocità, 20-22 nodi con 18 nodi di Aliseo di Nord Est in andatura al lasco stretto intorno ai 30° di longitudine Ovest. Groupama naviga ancora in poppa, deve quindi strambare spesso per mantenere un Vmg decente,  e ha solo 6-8 nodi di vento. Per Cammas la situazione dovrebbe migliorare dal pomeriggio di domani con un rinforso dell’Aliseo appena passato l’arcipelago di Capo Verde. Per quel momento, però, gli altri tre potrebbero essere già sfilati sulla sua prua. Potrebbe anche verificarsi la situazione di ritrovare i quattro tutti insieme allegramente al passaggio delle calme.

Puma naviga a 20 nodi nell’Aliseo. Foto Ross/Puma/VOR

Il tanto atteso cambio di vento ha comportato molto lavoro per gli equipaggi, con i cambi di vele e lo spostamento di tutto il materiale sopravento, tuttavia i loro sforzi sono stati ripagati da una rotta molto più diretta e veloce verso il passaggio obbligato di percorso dell’isola di Fernando de Noronha e dalla possibilità di colmare più rapidamente il disavanzo sui leader provvisori di Groupama.
“E’ il premio per un’intera settimana di elucubrazioni e strategia. Finalmente basta bolina!” ha detto Ken Read che con il suo PUMA Mar Mostro occupa attualmente la seconda posizione. Della stessa opinione anche il navigatore di CAMPER: “Queste sono le condizioni per cui queste barche sono state create.”

Pablo Arrarte, timoniere Team Telefónica: 

“Vento al traverso, finalmente! C’è abbastanza aria, andatura larga, siamo bagnati ma andiamo veloci, molto veloci, verso sud e l’equatore.”

Amory Ross, MCM di PUMA Ocean Racing powered by BERG: 
“In cuccetta il rumore, le sensazioni, sembra di stare dentro una di quelle cose, un suono assordante. Accidenti stiamo volando. Immaginatevi di essere in una macchina di Formula 1 ma con gli occhi bendati. Che differenza fa? Nessuna. E’ come andare a 5.500 giri, la testa incollata al sedile. Per muoversi dentro la barca bisogna tenersi bene, perché l’accellerazione è fortissima, e anche le decellerazioni. E, vi giuro, fa un sacco di rumore!”

Hamish Hooper, MCM di CAMPER with Emirates Team New Zealand: 
“Oggi ho pensato che stavo chiuso in un missile rosso di 70 piedi portato da dieci fanatici in mezzo all’oceano. Forse chiamarli fanatici è un po’ esagerato, ma adesso li vedo davvero lavorare al massimo, sono dei professionisti veri, che sanno quel che fanno, fra i migliori al mondo, è confortante… il log segna 28 nodi, e le loro facce cambiano espressione.”

Yann Riou, MCM di Groupama sailing team:

“Il vento è debole e più da destra di quanto avessimo previsto. L’ultimo bollettino meteo dice che dureà più di quanto avessimo previsto. Però continuamo a essere concentrati e ottimisti anche se vediamo con un senso di impotenza i nostri avversari che si avvicinano, ma la tappa è ancora lunga…”

www.volvooceanrace.org

 

Aggiornamento ore 8, 12 novembre

Groupama è arrivato alla zona di forte diminuzione dell’Aliseo e sta cercando di guadagnare acqua verso ovest e Capo Verde con una velocità ormai non superiore agli 8-9 nodi. A ovest Puma, Telefonica e Camper stanno finalmente navigando al lasco a velocità sui 20-22 nodi. Il gap si sta riducendo rapidamente e alle 8 di oggi il vantaggio dei francesi era di 165 miglia su Puma e 168 su Telefonica. Le ultime previsioni danno la flotta di nuovo molto vicina al passaggio dei dolldrum e poi da Fernando di Noronha.

 

Aggiornamento ore 12, 11 novembre

Abu Dhabi ha annunciato oggi alle 10:16 il suo ritiro dalla prima tappa della Volvo Ocean Race. Lo fa dopo aver navigato per oltre 24 ore dopo essere ripartita in seguito alla messa in opera del nuovo albero, ma i venti leggeri del Mediterraneo e la prudenza hanno consigliato una strategia diversa. Azzam proseguirà ora a vela fino a Lisbona, arrivo previsto per sabato, dove sarà imbarcata su una nave destinazione Cape Town. Azzam dovrebbe essere in Sud Africa per il 28 novembre, con ampi margini, quindi, per testare al meglio il nuovo albero e provvedere alla necessaria messa a punto.

Un portavoce di Abu Dhabi Ocean Racing ha dichiarato: “Malgrado gli enormi sforzi fatti dallo shore team per rimontare l’albero rotto la scorsa settimana in condizioni di forte vento e mare molto mosso, il team ritiene che la data di arrivo stimata a Città del Capo, sarebbe controproducente in vista della preparazione alla seconda tappa, soprattutto a causa dei venti molto deboli presenti ora in Mediterraneo. L’albero e l’attrezzatura di Azzam non hanno avuto problemi, e la decisione dipende puramente dalla tempistica”.

Azzam Abu Dhabi, si è dovuto ritirare dalla prima tappa

Lo skipper Ian Walker ha spiegato che: “Dal disalberamento poco dopo la partenza della tappa sabato il nostro team e (il produttore dell’albero, Ndr) Future Fibers hanno lavorato senza sosta per montare l’albero di scorta e capire le cause della rottura dell’armo originale. Abbiamo bisogno di tempo per apportare delle modifiche al sartiame a Città del Capo e l’unico modo per arrivare velocemente è via nave. Questa è stata una delle decisioni più difficili da prendere della mia vita, ma devo considerare non solo la sicurezza dell’equipaggio ma anche il progetto a lungo termine”.

Ecco il video sul ritiro di Abu Dhabi, con le dichiarazioni di Walker:

 

Non è certo allegra l’atmosfera a bordo di Azzam dopo il ritiro. Foto Dana/ADOR/VOR

L’olimpionico britannico ha proseguito dicendo: “Questa è solo la prima tappa di una regata molto lunga e con questa decisione, e molto duro lavoro, potremo essere pronti per la seconda. Sono particolarmente triste perché questa è la mia tappa favorita e tutto il team non vedeva l’ora di prendervi parte. Auguro a tutti gli altri equipaggi buon vento, li aspetteremo a Città del Capo per accoglierli“.

Dalle parole di Ian Walker pare trasparire, comunque, che qualcosa nel sartiame debba essere modificato. Il ritardo di Azzam era stimato in circa 4 giorni a oggi, per cui i margini per arrivare in tempo a Cape Town sembravano esserci ma la prudenza, il fatto di non avere più alberi a disposizione e la consapevolezza di dover essere competitivi al 100 per cento per la seconda tappa (che arriva proprio ad Abu Dhabi) ha fatto scegliere questa soluzione. Azzam deve rinunciare ad almeno 10 punti in classifica, ovvero quelli spettanti al quinto classificato.

 

L’altro ritirato, Team Sanya, ha pressoché ultimato a Motril l’allestimento per il trasferimento via camion a Gibilterra, da dove il Volvo 70 danneggiato sarà spedito a Cape Town.

Per quanto riguarda i 4 in regata, oggi dovrebbe essere la giornata decisiva per capire se Groupama 4 riuscirà a mantenere la sua leadership costruita con la scelta di navigare lungo le coste del Sahara o se piuttosto Telefonica, Puma e Camper riusciranno, dopo aver agganciato il fronte a sud delle Azzorre, a scendere con esso verso gli Alisei. Groupama 4, anche a detta del suo mediaman Yann Riou che ha previsto “un discreto rimescolamento della classifica nei prossimi due giorni”, oggi avrà a che fare con un indebolimento dell’Aliseo, proprio a causa dell’arrivo del fronte freddo da NW e ha l’imperativo di iniziare al più presto a dirigere verso ovest per evitare la longitudine peggiore (quella orientale) al prossimo passaggio dei dolldrum. Certo, il vantaggio costruito da Groupama è notevole, ben 237 miglia alle 14 di oggi, per cui l’incertezza è massima.

A questo proposito è assai interessante questo studio meteo delle prossime 48 ore, fatto da Aksel Magdahl, il navigatore di Team Sanya in questi giorni a riposo causa barca danneggiata. Aksel è celebre per la fortunata e ardita mossa che nella tappa Qingdao-Rio portò Ericsson 3 a lasciare la flotta e la rotta diretta per Capo Horn fino ad agganciare un sistema meteo che si rivelò vincente.

Ecco il modello da lui elaborato, con le rotte degli “occidentali” e quella di Groupama 4 fino a Capo Verde.

 


Aggiornamento ore 18, 10 novembre

Groupama 4 continua a navigare a 14-15 nodi lungo le coste del Sahara, ormai oltre le Canarie. Gli altri tre, a 500 miglia di distanza, continuano a dirigere a ovest e, tanto per gradire, Telefonica e Puma si stanno marcando in un bordeggio di bolina, in attesa (la mossa pare prevista per domani) di poter scendere verso la boa… (chiamata Fernando de Noronha, distante circa 2.000 miglia…). Al rilevamento delle 17 di oggi Cammas aveva 175 miglia su Telefonica e 191 su Puma. Camper quarto a 251. Abu Dhabi sta dirigendo con venti leggeri verso Gibilterra ed è a 873 miglia.

Il video della giornata:

 

A proposito dell’appeal mediatico della Volvo Ocean Race, segnaliamo che la pagina Facebook dell’evento ha avuto nell’ultimo mese la bellezza di 12.279.421 contatti con ben 4 milioni e mezzo solo nell’ultima settimana. Il video del disalberamento di Abu Dhabi, postato su YouTube domenica pomeriggio è già arrivato a 111.000 visualizzazioni in 4 giorni.

Lanzarote, Canarie, 10 novembre- Situazione surreale per la flotta della Volvo Ocean Race, giunta al sesto giorno di navigazione. Mentre Groupama 4 pare al momento aver vinto la sua scommessa “marocchina” e aumenta a ogni ora il suo vantaggio sul resto della flotta, gli altri tre Volvo 70 continuano a puntare verso ovest, ben lontano quindi dalla rotta ortodromica verso l’Equatore e Fernando de Noronha. L’assurdo è che, dopo aver lasciato a sinistra Madeira, Telefonica, Puma e Camper sono ora quasi arrivati alla longitudine orientale delle Azzorre. La separazione laterale con Groupama è ormai superiore alle 400 miglia, ma ciò che più conta è che Franck Cammas e il suo equipaggio sembrano aver agganciato i primi soffi di Aliseo, con un vento che infatti proviene da 24 ore da NE. Groupama 4 ha superato le Canarie transitando nel canale tra queste e il Marocco-Sahara Spagnolo, procedendo a suon di strambate in poppa con rotta SSW a pochissime miglia dalla costa sahariana.

Notte idilliaca a bordo di Groupama 4
Foto Riou/Groupama/VOR

“Una notte magica”, ha scritto il mediaman francese Yann Riou, ” con caldo, vento sui 15 nodi e una navigazione idilliaca alle portanti”. Il vantaggio, al rilevamento delle 14:00 di oggi, è salito a 140 miglia su Telefonica, 146,6 su Puma e 235 su Camper. Il problema per i tre è che sono costretti a mantenere un angolo produttivo con il vento e non cadere in una zona anticiclonica a ponente delle Canarie. Per loro, però, l’imperativo inizia a essere quello di guadagnare un po’ d’acqua verso sud e gli Alisei… almeno prima di arrivare nelle Americhe… Il detto di West is Best, ovvero più a ovest si riesce a navigare meglio è nella traversata dell’Atlantico, avrà una risposta nelle prossime 36 ore, quando a ovest dovrebbe arrivare un nuovo sistema capace di dare la giusta propulsione e rotta al trio Telefonica-Puma-Camper.

La velocità di Goupama 4 è ormai fissa da 24 ore sui 14 nodi, almeno due in media in più di quella dei rivali.

“Non pensavamo certo di andarcene da soli, credevamo che anche gli altri avrebbero scelto una rotta orientale”, ha detto Cammas oggi in un collegamento radio, “Naturalmente gli anglosassoni diranno che la barca francese se ne è andata da sola e per conto suo ma davvero questa non è stata la nostra opzione. certamente vi sono momenti di nervosismo ma preferisco tenerli per me e parlare piuttosto delle mie speranze. Sin’ora abbiamo fatto tutto ciò che volevamo fare”. La Volvo è anche battaglia psicologica e va da sé che la sfida è anche tra l’orgoglio marinaresco francese e quello anglosassone. Lo testimoniano i twitter che già sostengono l’una o l’altra scelta.

Da segnalare lo strenuo duello, quasi un match race oceanico, tra Telefonica e Puma, con gli spagnoli che hanno sempre mantenuto un piccolo vantaggio sugli americani sin dall’uscita da Gibilterra. “Abbiamo navigato sempre a vista sin dall’uscita dal Mediterraneo. Siamo sempre sotto pressione, ma le prime sensazioni sulla velocità della barca sono davvero positive”, dicono su Telefonica.

Foto Fructuoso/Telefonica/VOR

In Mediterraneo Abu Dhabi è già giunto nel Mare di Alboràn, doppiando il Cabo de Gata ed è atteso a Gibilterra per la nottata tra oggi e domani. Sanya è stata alata dall’acqua ed è quasi pronta per la spedizione a Cape Town.

 

Ecco il video della nuova “ripartenza” di Abu Dhabi:

 

Foto Volvo Ocean Race

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