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Roma- Il mondo della navigazione si incontra con la Storia. Quattro storie avvincenti, ripercorse con gli occhi dei loro protagonisti. Quattro vicende esemplari, ricostruite grazie a un accurato lavoro di ricerca, per raccontare il mondo della navigazione da un punto di vista inconsueto: quello di barche, a volte recuperate dal disfacimento e dall’abbandono, che in qualche modo sono diventate protagoniste della storia in senso più ampio della semplice vela o della navigazione.

Si chiama “Papago” il nuovo libro scritto da Andrea Cappai, esperto di storia dello yachting. Il nome prende spunto dalla vicenda più importante raccontata tra le 96 pagine edite da Nutrimenti. La traversata del Papago dall’Italia al Libano, il più grande trasporto clandestino di armi mai avvenuto in Mediterraneo, con un equipaggio formato da quattro militanti delle Brigate Rosse guidati da Mario Moretti: quasi un mese di crociera fuorilegge raccontato per la prima volta dallo skipper Massimo Gidoni in ogni dettaglio sulla vita di bordo.

Il destino di un vecchio peschereccio divenuto suo malgrado, con il nome di Rainbow Warrior, la bandiera di Greenpeace, e per questo squarciato da una bomba dei servizi segreti francesi nel porto di Auckland, in Nuova Zelanda.

L’eroico ruolo giocato dai renaioli nell’alluvione di Firenze, con le loro barchette riesumate dall’oblio a cui sembravano condannate. Ultima storia riguarda le riflessioni di un grande intellettuale italiano, Giulio Bollati, bloccato l’8 settembre 1943 a bordo di un piccolo Dinghy alla deriva nel lago di Como.

È lo stesso Cappai a spiegare il motivo che lo ha spinto a riaccendere i fari su episodi che, seppur differenti, hanno rappresentato delle tracce indelebili nella storia dello yachting: “L’equipaggio brigatista ha involontariamente compiuto una difficile impresa marinaresca e quel vecchio secchio arrugginito della Sir William Hardy deve parte del suo trionfo agli sgherri che lo affondarono. Fin qui il caso. Ma nelle teste di Bollati, di Gidoni, dei barcaioli fiorentini e delle avverse fazioni di Auckland non c’era l’acqua che stava davanti, dietro o sotto di loro. C’era la tensione di chi partecipa alla storia e, indipendentemente dal fronte su cui si trova, ne è così coinvolto da non accorgersene nemmeno”.

www.nutrimenti.net

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