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Weymouth, UK- L’Olimpiade prigioniera. Questa è la prima sensazione che abbiamo avuto visitando i siti della vela olimpica a Weymouth. Più di tutto balza agli occhi l’enorme dispiegamento di forze di sicurezza presente in loco, ben di più di quanto avevamo visto a Sydney, Atene e persino Qingdao. Fa un certo effetto vedere poliziotti dalla stazza di un finnista armati con fuciloni mitragliatori stile Rambo intorno, dentro e fuori la base nautica della vela olimpica. Legioni di volontari controllano tutto fino alla noia, tanto da rendere un po’ asettica questa Olimpiade velica. Siamo in Inghilterra e l’ordine regna sovrano, ma forse si è un tantino esagerato.

Tom Slingsby in regata ieri nei Laser. Foto Borlenghi

Weymouth, d’altra parte, ci mette il massimo impegno. La cittadina del Dorset è invasa di persone e tifosi. Le scogliere del Campo Nothe, a pagamento, sono ogni giorno invase da migliaia di spettatori. L’Esplanade, il lungomare di Weymouth, è un’enorme isola pedonale percorsa da centinaia di persone festanti che si dirigono all’ora delle regate, da mezzogiorno in poi, verso i maxischermi allestiti dall’organizzazione. La distanza fisica da Portland, però, dove fisicamente si trovano la base nautica e il villaggio olimpico, è di circa sette chilometri e non aiuta la fusione tra velisti e spettatori. Passeggiando fuori dal Villaggio abbiamo incrociato Tom Slingsby in cerca di relax, Vasilij Zbogar in bicicletta. Abbiamo condiviso il viaggio con Paola ed Eleonora Sensini, le sorelle maggiori di Alessandra, condividendone le speranze. I ragazzi del team italiano li vedremo nei prossimi giorni. L’Olimpiade, del resto, dopo Monaco 1972 è questo: separati in casa con, nelle ultime edizioni, le televisioni a farla da padrone.

In proposito, la vela ha fatto tutti gli sforzi richiesti dal CIO (e dalle TV) per rendersi appetibile, e lo è diventata. L’intensità e lo spettacolo di queste regate olimpiche, il formato più rapido, le regate vicino a costa, le griffe davvero belle e moderne delle barche, i velisti e le veliste muscolari, giovani e belli… tutto è perfetto, dinamico e spettacolare, molto spettacolare, solo che la BBC e la produzione troppo spesso di dimentica di riprendere la vela. Non parlaimo poi della gestione dei diritti web, che fanno parte del pacchetto acquistato dalle televisioni, ma che di fatto impedisce il live streaming in molti paesi (tra cui l’Italia). Siamo nel 2012, il mondo viaggia e comunica a velocità pazzesca sul web e come si risolve la questione dei diritti web? Semplice, impedendo di trasmettervi uno streaming. Anacronismo? Beh, giudicate voi…

Luna piena sulla base nautica della vela olimpica di Portland. Foto Tognozzi

Il più grande spettacolo sportivo del mondo però, anche in forma velica, è davvero tale e il livello delle regate in acqua è arrivato a un livello forse mai visto in precedenza. Tutta l’Inghilterra è in ansia per il suo eroe Ben Ainslie, che se la deve vedere con il forte danese Jonas Hoegh-Christensen, al momento più veloce (Barca Devoti e albero Concept/Marchesini/Devoti). Tom Slingsby, il fenomenale australiano dei Laser, ha davanti un ragazzo cipriota, roba da non credere. Alessandra Sensini spinge al massimo ma deve ancora trovare la giusta cattiveria agonistica e oggi avrà, con regate 5 e 6, un appuntamento forse decisivo. Nei Star il duello tra Iain Percy e Robert Scheidt sta raggiungendo vette degne dell’Himalaya, così come nei 49er la rincorsa di Angilella e Sibello per raggiungere almeno la Medal Race è ammirevole.

Questa la gallery di ieri da parte di Carlo Borlenghi:

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