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Port Yasmin, Hammamet, Tunisia- (Dal nostro inviato Mauro Giuffré) Il programma della Carthago 2012, per gli equipaggi e i giornalisti che sono qui ad Hammamet per il progetto di collaborazione con l’Ente del Turismo Tunisino, prosegue in questi giorni con una serie di itinerari turistici lungo la costa e nell’entroterra tunisino. Il nostro gruppo si è spostato tra Tunisi, Cartagine Sidi Bou Said e i dintorni di Monastir, dove abbiamo avuto modo di assaporare l’atmosfera che si respira in questo momento in Tunisia e valutare il livello di alcune delle strutture portuali del paese.

Port Yasmine ad Hammamet, Foto Giuffré

Partiamo da una considerazione preliminare: il turismo non ha ancora ripreso fiato, anche se non esistono reali motivi per non visitare il paese in questo momento. La Tunisia si trova in una situazione di relativa stabilità politica e non c’è alcun rischio per i viaggiatori provenienti da altri paesi. Abbiamo viaggiato lungo le coste in compagnia di due guide, una messa a disposizione dall’Ente del Turismo Tunisino e l’altra contattata dal Circolo Velico Ventotene. Parlando con loro sono emersi chiaramente due punti di vista differenti: la prima, più inserita nell’establishment ministeriale, alle nostre domande sulla situazione socio-economica, ha spiegato che le difficoltà che il paese continua a soffrire, soprattutto sotto l’aspetto del turismo, sono dovute più che altro al momento storico post rivoluzione. E’ vero che la Tunisia si trova in una fase di transizione fisiologica che, unita a una certa diffidenza che i turisti occidentali continuano a nutrire nei confronti di questo paese dopo i fatti dell’anno scorso, non permette ancora una piena ripresa del terziario. A nostro avviso c’è però qualcosa in più.

Abbiamo parlato con l’altra nostra guida che, pur confermandoci la lenta fase di ripresa del paese, ci ha fatto notare come da un punto di vista politico permangono delle tensioni interne, dovute anche ad alcune posizioni assunte dal Partito Islamico al governo, che per garantirsi stabilità ha reintegrato parte dei funzionari del decaduto regime. A Sidi Bou Said abbiamo incontrato Patrizia, romana, in Tunisia da oltre vent’anni, che ci ha raccontato l’evoluzione delle ultime stagioni e ci ha aiutato a capire meglio lo stato attuale del paese. Il timore degli operatori turistici è quello di una deriva islamica che vada ad opprimere in particolar modo i costumi, causando contraccolpi sul riavvicinamento del turismo occidentale.

Le potenzialità turistiche della Tunisia restano comunque intatte e di assoluto valore: esistono strutture portuali di qualità che non hanno nulla da invidiare a quelle italiane. Port Yasmin ad Hammamet è un approdo all’avanguardia, quasi interamente nuovo, capace di ospitare barche fino a cento piedi mettendo a disposizioni strutture per l’alaggio e il varo di prim’ordine. I prezzi sono competitivi e non sono poche le barche provenienti dai paesi occidentali che in questo momento ormeggiano in questo porto per l’intera stagione turistica e rimangono anche in quella invernale. Abbiamo visitato poi il porticciolo turistico di Sidi Bou Said, uno dei più antichi della Tunisia che, pur presentandosi come un approdo sicuro, necessita al momento di alcuni lavori di manutenzione. I servizi in banchina sono efficienti e le barche in transito non sono poche, ma il problema che persiste riguarda la parte sottostante al molo di sopraflutto, che andrebbe dragata per consentire anche a barche sopra i dodici metri un ormeggio confortevole. L’indicazione per l’ingresso in porto è quella di mantenersi sulla parte sinistra dell’imboccatura, evitando quella insabbiata adiacente la testa del molo.

Da Sidi Bou Said consigliamo una passeggiata fino ai vicini porti punici dell’antica Cartagine, veri gioielli dell’antichità: due approdi circolari dall’imboccatura strettissima, difficilissimi da attaccare, che nell’originale configurazione avevano al loro interno delle strutture, anch’esse circolari, in grado di ospitare al coperto le navi da guerra cartaginesi, pronte a scendere in acqua dagli scivoli in caso di emergenza.

Una feluca nei pressi di Monastir. Foto Giuffré

Se vi resta ancora del tempo a disposizione vi diamo un’ultima indicazione: recatevi a Fadhiln, non lontano da Monastir; troverete in una spiaggia protetta da un piccolo porticciolo una comunità di pescatori che naviga ancora con le antiche feluche, lance di legno a vela, un patrimonio storico e culturale della marineria tunisina. Grazie agli organizzatori del Circolo Velico Ventotene abbiamo trascorso una splendida giornata su queste barche, marine solide e anche veloci, veleggiando con i pescatori del posto tra i bassi fondali di sabbia della zona, sempre sferzati da una termica robusta. I proprietari delle feluche non accompagnano di norma i turisti in queste escursioni, ma con un po’ di buona comunicazione la loro naturale tendenza all’accoglienza verrà fuori e, caricati a bordo pane arabo e fichi d’india, vi porteranno a fare un bagno indimenticabile in una deserta spiaggia dorata, dove gli unici mezzi che possono arrivare a causa dei bassi fondali sono appunto le feluche. Esperienza assolutamente da fare.

Il programma della regata riprenderà con la Tunisie Sailing Week, prima prova in programma il 4 agosto: per l’occasione saremo ospiti per un servizio on board su una delle barche che partecipano alla regata, grazie alla quale potremmo raccontarvi le splendide condizioni della termica estiva tunisina, che tutti i giorni soffia con regolarità tra i 15 e i 20 nodi senza alzare onda, vero paradiso dei velisti.

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