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Londra, UK- Ben Ainslie ha annunciato il 27 novembre il suo ritiro dalla vela olimpica per concentrarsi sull’America’s Cup, che sogna di riportare da vincitore all’Isola di Wight. Con i suoi quattro ori e un argento conquistati tra Laser e Finn, oltre agli otto titoli mondiali, ai nove europei e al numero uno di match race, Big Bang Ben è il più grande di sempre nella vela olimpica. Dopo l’epica regata di Weymouth, in cui ha vinto il suo quarto oro consecutivo dopo una rimonta strepitosa sul danese Hoegh Christensen e sul mito di Paul Elvstrom, Ainslie ha deciso di appendere “gli steccati” al chiodo. Il ritiro arriva a poco meno di 35 anni, quando avrebbe almeno un’altra chance di arricchire tale bottino. “Una decisione non facile da prendere”, ha detto il fuoriclasse inglese di Macclesfield, “e ho voluto prendermi un po’ di tempo dopo Londra per rifletterci e pensare al futuro e a quali avrebbero potuto essere le prossime sfide. Ho avuto un’incredibile carriera olimpica e mi piacerebbe prendere quest’occasione per ringraziare le molte persone che mi hanno aiutato nella mia carriera sin’ora”.

Ben Ainslie festeggia il quarto oro olimpico a Weymouth

Ben Ainslie, che non ha mai nascosto di considerare l’America’s Cup come uno dei suoi obiettivi, è ora completamente dedicato a costruire un credibile team inglese in vista della Coppa numero 35. Nel frattempo, come noto, è una delle icone principali dello sport inglese, coperto di sponsor (JP Morgan, Henry Lloyd) e sta partecipando al circuito delle AC World Series con il suo Ben Ainslie Racing Team ed è con Oracle nella campagna per la difesa della Coppa numero 34 la prossima estate a San Francisco. Sarà probabilmente lui il timoniere di uno dei due AC72 del defender e sarà da vedere se SuperBen alla fine non toglierà anche la barra a James Spithill nella sfida finale contro il vincitore della Louis Vuitton Cup. ”

“L’America’s Cup è sempre stata un obiettivo per me”, ha detto Ainslie, “Con il nuovo formato delle America’s Cup World Seriese l’aumentata commercializzazione dell’evento, sono fiducioso sul fatto che possiamo continuare a costruire un team commercialmente appetibile, con l’obiettivo ultimo di lanciare una sfida per la 35th America’s Cup”.

Ben Ainslie sul Finn alla Gold Cup 2012. Foto Lloyd Images

 

Olympic medals
2012 – GOLD Olympics Finn class, London
2008 – GOLD Olympics Finn class, Beijing
2004 – GOLD Olympics Finn class, Athens
2000 – GOLD Olympics Laser class, Sydney
1996 – SILVER Olympics Laser class, Atlanta

Ben Ainslie in una delle più belle foto di Carlo Borlenghi. Nella Medal Race a Qingdao 2008 con Monsone a 25 nodi. Foto Carlo Borlenghi

World Titles
2012 – GOLD Finn World Championships
2008 – GOLD Finn World Championships
2005 – GOLD Finn World Championships
2004 – GOLD Finn World Championships
2003 – GOLD Finn World Championships
2002 – GOLD Finn World Championships
1999 – GOLD Laser World Championships
1998 – GOLD Laser World Championships
1995 – GOLD ISAF Youth World Championships (Laser class)
1993 – GOLD Laser Radial World Championships

European Titles
2008 – GOLD Finn European Championships

2006 – GOLD Finn European Championships
2005 – GOLD Finn European Championships
2003 – GOLD Finn European Championships
2002 – GOLD Finn European Championships
2000 – GOLD Laser European Championships
1999 – GOLD Laser European Championships
1998 – GOLD Laser European Championships
1996 – GOLD Laser European Championships
1993 – GOLD Laser Radial European Championships

Ainslie sul podio olimpico di Londra 2012. Foto onEdition

Ben Ainslie, il migliore

Lo vedemmo per la prima volta quando non aveva neanche vent’anni. A Hyeres, una quindicina d’anni fa. Alle nove del mattino già in muta, steccati e stick sottobraccio, per vedere se c’erano novità nell’albo di regata. Questo è forte davvero… pensammo. Lo sguardo caparbio, che guardava lontano, così come quel suo deambulare un po’ dinoccolato a terra faceva immaginare immediatamente quel suo essere un tutt’uno di lì a poco con la deriva che lo attendeva in acqua. Prima il Laser, con cui dette vita ai due più bei duelli che la vela olimpica ricordi, quelli con l’amico-rivale Robert Scheidt a Savannah (vinse Robert) e a Sydney (vinse lui). Poi con il Finn, la barca dei campioni con cui è stato imbattibile per oltre un quadriennio ottenendo il record di Gold Cup (sei, di cui quattro consecutive) e di ori olimpici.

A terra Ben è educato, affabile quando parla con i media. In acqua si trasforma in quella perfetta macchina da vittoria che non conosce avversari. Guai a mettervi sulla sua rotta, se mai riuscirete ad attraversarla. Lui vi punterà procedendo senza remore fino alla completa annichilazione del rivale sportivo. Il tutto senza perdere di vista l’assetto, i salti di vento, le onde, la potenza necessaria per reggere fisicamente contro avversari più giovani. Sempre così. Spietato e determinato, ma anche sublime per movenze e intuito. Un manuale in movimento della vela. La sintesi perfetta del velista olimpico. Così a Sydney, e ad Atene, e a Qingdao, dove vince con aria leggera, con il Monsone, con acqua piatta, con onda. Fino a Weymouth dove deve rimontare la leggenda e la reincarnazione di Paul Elvstrom, il danese Hoegh Christensen che, grazie a un’ottima preparazione e a un albero Concept migliore, in bolina va più di lui. E allora, Ben si mette a testa bassa. Il Ben furioso, si ferma nel vento per ritardare l’avversario, esplode in laschi sovrumani per potenza fisica. Insegue con il suo celebre ghigno l’avversario che cade vittima della pressione. Lui è il più grande e ha lavorato duro per esserlo, coltivando un talento smisurato sin dalla gioventù velica in Cornovaglia. C’è chi lo considera un “autistico” della vela, tanta è la sua dedizione alla causa. Piuttosto a noi pare il migliore, senza se e senza ma. Regata come in trance, è lui stesso ad ammetterlo, per i carichi di allenamento a cui si sottopone. E la vicenda di Perth 2011, quando il celebre “assalto” al gommone media gli costò la settima Finn Gold Cup, con scuse successive e perdono della sua federazione, fu emblematica. Lo ricordiamo alla Marina di Scarlino, nell’Europeo 2006, annichilire il francese Guillaume Florent nel preparatenza con un match race da squalo che insegue la preda senza scampo. A cerchi concentrici. Fino al morso fatale.

Ma non solo classi olimpiche, perchè Ainslie si è misurato anche con la grande altura (dal Fastnet alla Hobart), con il match race (di cui è stato campione del mondo due anni fa) e con l’America’s Cup. Già la Coppa… questo è il suo prossimo obiettivo. Un goal diverso, in cui il talento non basta. Ci vogliono anche i danari, e tanti. Occorre la capacità di organizzarli. Ma questo Ainslie lo sa bene e, con l’aiuto al momento di Oracle Racing sta cercando di costruire quel team inglese che, secondo la sua visione finale, dovrebbe lottare per riportare la vecchia Coppa lì dove è nata, nel Solent. Dopo una fase di ambientamento, Ben ha già fatto vedere quanto vale sugli AC45, impressionando nelle ultime World Series. Sarà interessante vederlo all’opera sull’AC72 del defender in una lunga sfida per chi timonerà contro James Spithill (e, perché no, anche quell’altro fuoriclasse che è Tom Slinsgby). La gavetta in Coppa, Ainslie l’ha già affrontata, prima con OneWorld e poi con Team New Zealand, di cui fu il secondo timonere a Valencia 2007. C’è stato anche un contatto con Patrizio Bertelli per un suo ingresso in Luna Rossa, ma non nacque la “scintilla”, fino all’accasamento attuale con Oracle. Ora lui sogna di stringere la Coppa al cielo. Non sappiamo se ci riuscirà. Certo è che, migliaia di ragazzini in tutto il mondo, dagli Optimist al Laser, cresceranno ora dicendo che “Voglio diventare come lui, come Ben Ainslie”.

Ainslie al timone dell’AC45 di BAR racing. Foto Nash/JP Morgan

www.benainslieracing.com

 

Weymouth, UK- Passate le vacanze è giunto il momento di tornare alla recente Olimpiade della vela per un’analisi più completa. Adesso che siamo più o meno tutti davanti ai computer, possiamo condividere insieme alcune considerazioni, traendo spunto da ciò che abbiamo osservato nella nostra trasferta a Weymouth e Portland. Divideremo questa analisi in due parti: la prima dedicata alla vela olimpica in generale e ai suoi splendidi campioni, la seconda con un focus sulla prestazione negativa della squadra azzurra, che è tornata a casa senza medaglie (non accadeva da Barcellona 1992). Ciò per cercare di individuare le probabili cause di tale risultato. Cosa hanno in più di noi quelli che vincono? Questa è la domanda a cui proveremo a rispondere basandoci su quanto abbiamo visto nelle acque del Dorset. Il contribuito di tutti è ovviamente gradito, per cui inviateci le vostre idee e i vostri commenti.

Ben Ainslie a un giro di boa. Foto Borlenghi

Parte 1: una grande Olimpiade

Che spettacolo la vela olimpica…
I muscoli dei finnisti impegnati allo spasimo nelle regate con 25 nodi. La Medal Race dei Laser Radial con dieci ragazze che girano una boa nello spazio di pochissimi secondi, con sorpassi, controsorpassi, planate, manovre al limite ma sempre in assoluto controllo. La sfida a tre nelle Star con Percy che controlla Scheidt lasciando troppo spazio a Freddy Loof che alla fine ne approfitta. L’epopea di Ben Ainslie che ha toni epici e quasi rischia di perdere il suo posto nella leggenda, ma poi fa felici tutte le isole britanniche in una serie con momenti di eccelsa intensità. Il volto ora sereno di Alessandra Sensini che questa volta dice “scusatemi se non ce l’ho fatta, ma il tempo passa”. L’intensità delle medal race finale dei 470, dove Gabrio Zandonà e Pietro Zucchetti potevano arrivare sul podio ma alla fine si fermano al quarto posto, quella “medaglia di legno” che fa perdere il sonno a chi la raggiunge. La rincorsa vincente di Giuseppe Angilella e Gianfranco Sibello alla Medal Race dei 49er. Il pubblico, straripante di entusiasmo, bandiere e colori nazionali, al Campo Nothe. Quelle splendide visioni per chi ama la vela che sono Tom Slingsby mentre gioca al gatto con il topo con un ragazzo cipriota, comunque arrivato alla prima medaglia olimpica per il suo paese, Nathan Outteridge che domina i 49er, Ben Ainslie che si ferma nel mezzo di una bolina per infastidire il suo avversario vichingo Jonas Hoegh-Christensen, la spietata determinazione delle ragazze spagnole del match race che arrivano a vincere un oro olimpico uscendo quasi dal nulla grazie a una preparazione mentale strabiliante curata da una psicologa sportiva specialista. E poi ancora… Il duello infinito di dieci prove tra Belcher-Page e Patience-Bithell nei 470, la rincorsa di Giulia Conti e Giovanna Micol a un podio che sembra vicino ma che poi sfugge nel momento decisivo, una ragazzina irlandese che straccia tutte nelle prime prove con vento forte ma poi finisce addirittura fuori dal podio, con una sfinge cinese fredda come l’acciaio che alla fine la scruta dal gradino più alto.

E’ il giorno della Medal Race dei 470 al campo Nothe, in primo piano i tifosi argentini arrivati per sostenere Calabrese-De la Fuente, che toglieranno il bronzo ai nostri Zandonà e Zucchetti. Foto Borlenghi

Le facce dei vincenti e quelle degli sconfitti
Questa è la vela olimpica, unica nella sua onesta autenticità. Uno spettacolo. Un vanto per lo sport e, credeteci, una dimostrazione assoluta di bellezza, soprattutto nelle molte giornate con il Sud Ovest che dall’Atlantico spazzava la Manica e i campi della baia. Uno sport in grado di far impallidire molte altre discipline olimpiche, che pure la vecchia televisione si ostina a preferire, accampando scuse come “la vela è complicata” o “la capiscono in pochi”. Lo splendore, perché di questo si tratta, delle regate di Weymouth e dei ragazzi che ne sono stati protagonisti è la massima pubblicità per tutto un movimento velico internazionale che solo qui presenta quella “meglio gioventù” che sarà destinata a entrare dalla Porta Grande nella vela professionale che conta davvero, dall’America’s Cup alla Volvo Ocean Race e alla grande Altura… Linee di partenza dove si sputa sangue per un centimetro, con tutte le barche che scattano allo sparo come un gruppo di delfini si tuffa su un branco di sardine. Un’intera flotta che vira all’unisono per uno scarso di 5 gradi. Volate in poppa con pompaggio libero al limite del possibile, con la barca che corre impetuosa, scossa, rivoltata in quell’orgasmo totale che è una deriva unita al suo equipaggio. Giri di boa dove si passa, in assoluto controllo, dove non entrerebbe neanche uno spillo…

Freddy Loof e Max Salminen ricevono l’oro nella classe Star. Dietro di loro i brasiliani Robert Scheidt e Bruno Prada, bronzo. Foto Borlenghi

E poi i volti, autentici e intensi. Tutti. Chi nella certezza della vittoria, chi nei dubbi che porteranno alla sconfitta. Si capisce subito quali saranno i vincenti, chi non tremerà nel momento che conta, perché ancora una volta è stato dimostrato come per vincere qui occorra una forza mentale salda come le scogliere del Dorset, capaci di resistere alle turbolenze mentali e ai timori subdoli, quelli che possono rivoltare i velisti come la corrente di marea contraria al vento scuote e solleva le onde nel turbinio d’umori d’acqua spumosa appena fuori il faro di Portland Bill.

Il ghigno invasato di Ben Ainslie mentre lascia indietro di 100 metri in un solo lasco PJ Potsma nella regata decisiva, quella che bisogna assolutamente vincere. La fierezza di Freddy Loof mentre sale finalmente in alto su quel podio che già aveva conosciuto in altre due occasioni. La bellezza dell’abbraccio tra Tom Slingsby e la sua fidanzata Flavia Tartaglini dopo la conquista dell’oro da parte del fuoriclasse aussie. La pacata delusione di Iker Martinez e Xabi Fernandez che dopo aver perso una Volvo Ocean Race che sembrava già vinta si ritrovano fuori anche dalla Medal Race dei 49er. L’incredulità di un ragazzo di Cipro diventato eroe nazionale. La serie fantastica di van Rijsselberge nei windsurf maschili. La gioia sfrenata di Marina Alabau, portata in trionfo dai compagni. Gli occhi malinconici di chi è rimasto indietro e la piccola smorfia di Gabrio Zandonà, arrivato-a-un-tanto-così da una medaglia storica alla fine di un’Olimpiade magnificamente condotta. Sono queste le emozioni che fanno grande questa vela ed è da qui che bisogna partire per capire cosa per noi non è andato.

Immagini affascinanti ma…
Dicevamo che la vela olimpica è stata magnificamente ripresa dalle televisioni: elicotteri, telecamere a terra tra i tifosi festanti, camere onboard che riprendono ogni gesto, quel continuo movimento che rende così dinamica questa disciplina. Il Finn addirittura brutale nei lati di poppa con il pompaggio libero. I 470 che schizzano da tutte le parti come cavallette impazzite. I 49er e i windsurf che sfrecciano in fluida apnea. Le Star, griffate splendidamente dagli organizzatori, che sembrano Laser nelle mani dei nuovi e possenti equipaggi olimpici. Gli stessi Laser che dimostrano una volta di più di essere l’attrezzo velico per eccellenza. Non una barca, ma un prolungamento di un atleta che lotta tra gli elementi. Si è notato, complice anche l’enorme attesa nei media britannici per le imprese dei suoi eroi, un aumento d’interesse per la vela olimpica. Personaggi, belle immagini e storie da vendere, ovvero ciò che rende mediaticamente appetibile uno sport e ciò che il Comitato Olimpico Internazionale e l’ISAF ormai ricercano senza fraintendimenti.
In tutto questo, quindi, una nota di demerito va alla RAI e a SKY, che non si sono accorti della risorsa spettacolare che avevano per le mani. Per chi non lo sapesse, i diritti televisivi (che in Italia aveva appunto SKY con la RAI in seconda posizione) comprendono anche quelli sul web. Ebbene, mentre la BBC, Eurosport e svariate reti a livello mondiale, rimbalzavano in streaming su Internet le strabilianti immagini della vela olimpica, da noi la questione è stata risolta non trasmettendo nulla e impedendo agli altri di farlo. Scelta incomprensibile in un 2012 in cui le notizie si rincorrono per il mondo a livelli vertiginosi.

Finn in regata al campo Nothe. Foto Borlenghi

La vela ha un suo pubblico
Girovagare per le stradine vittoriane di Weymouth era uno spasso. Nella fin troppo blindata Portland (già, ma come noto, esattamente 40 anni fa a Monaco di Baviera in questi giorni finiva l’età dell’innocenza dell’Olimpiade) si vedevano solo seri atleti alle prese con le loro routine, ma a Weymouth era in atto il trionfo della vela. Tra yacht club, di quelli inglesi tutta sostanza e poca finzione, pub, concerti e tifosi arrivati un po’ da tutte le parti con i propri colori c’era da divertirsi. Il Campo Nothe, destinato alle Medal Race finali e alle regate mediaticamente più attese, era un vero stadio della vela, con una tribuna naturale che ogni giorno si riempiva di diverse migliaia di spettatori. Una parte a pagamento (un po’ troppo cara in verità) e un’altra libera. Le regate erano godibilissime, sin negli incroci più tirati. Certo, il vento era un po’ ballerino ma era uguale per tutti e alla fine tutti avevano la loro chance… E poi chi pensa che il vento lo ha tradito parte già con un piede nel baratro della sconfitta.

La strada scelta dall’ISAF – spettacolarizzare la vela – ha quindi avuto successo e non si fa fatica a immaginare che la rivoluzione dei formati, con regate più brevi, vicine a terra e godibili, prosegua senza incertezze. Così come la scelta delle classi. Girava voce che il kite Racing, che della spettacolarità fa il suo credo, potrebbe entrare solo come classe maschile lasciando il windsurf RS:X ancora per le donne a Rio 2016. La stessa Star proverà a ottenere uno status di evento speciale per Rio 2016, come undicesima medaglia. Il nuovo skiff doppio femminile, in cui pare sia già pronto un equipaggio Giulia Conti-Francesca Clapcich, e il cat misto Nacra 17, a cui ci dicono pensi anche Lorenzo Bressani e a cui punta anche Flavia Tartaglini, sono i logici sviluppi pratici di questa tendenza. La divisione generazionale si percepisce: noi legati alla cara vecchia vela di una virata dipinta in 3° di scarso, che fa impazzire di gioia i velisti ma che resta invisibile da terra, e i giovani che sognano e praticano adrenalina e velocità alla stessa velocità a cui aggiornano la loro pagina Facebook.

I campioni
La Gran Bretagna doveva fare sfracelli ma alla fine ha vinto “solo” un oro e 4 argenti, un po’ poco rispetto alle attese. Il successo di Ben Ainslie, che diventa con un argento e quattro ori consecutivi il più titolato di sempre nella storia della vela, è stato celebrato come la vittoria di Nelson a Trafalgar. Come l’ammiraglio, però, anche Ben ha rischiato di perdere il suo posto nella leggenda e solo il suo killer instinct, la sua proverbiale cattiveria agonistica e la splendida capacità di dare il meglio quando conta, lo hanno salvato da un argento che, agli occhi del mondo (oltre che ai suoi) sarebbe stato visto come una sconfitta. Memorabile l’immagine di lui fermo nel mezzo della bolina, da primissimo nella decima prova, in attesa che Jonas Hoegh Christensen si facesse sotto per cercare di ritardarlo e agevolare quel recupero di PJ Potsma che poteva dargli un punto in più e la possibilità di una Medal Race da match race. E che dire di PJ, che a metà della poppa finale è oro e all’arrivo non è nulla, ovvero quarto, a causa degli dei che gli offuscano i riflessi mentre l’inglese schiaccia Jonas senza accorgersi del rischio che sta correndo.

Tom Slingsby sul podio dei Laser. Foto Borlenghi

La nazione di gran lunga migliore della vela olimpica è questa volta l’Australia, che vince ben tre ori e un argento. Lo fa con tre fuoriclasse assoluti: lo splendido Tom Slingsby, Nathan Outteridge e Mathew Belcher. Segue la Spagna con due ori, quello della Alabau e quello di tre ragazze galiziane che nessuno accreditava di chance appena un anno fa. Questo successo è degno di nota, soprattutto per il lavoro mentale che ha consentito loro di concentrare la forza sul momento agonistico superando situazioni di notevole stress.
Oltre all’Italia restano senza medaglie gli Stati Uniti, e la cosa desta particolare scalpore, e la Germania. Bene fanno l’Olanda, la Nuova Zelanda, Svezia, Finlandia e Danimarca. Arriva anche il primo storico oro per la Cina in una disciplina che non sia il windsurf. 15 le nazioni che hanno vinto almeno una medaglia nella vela.

Chi vince e chi perde
La vela moderna è professionismo, anche e a maggior ragione in queste classi, che tecnicamente rappresentano il meglio di una selezione spietata. “Si allena il fisico, si allenano i materiali, si studia la meteorologia, si affina la tattica e la strategia, ci si deve circondare degli allenatori migliori, possibilmente con un carisma derivato da passati successi. Degli specialisti migliori in tutti i vari aspetti, da quello medico, alla meteo, alla fisioterapia e al nutrizionista. Tra i vari aspetti su cui lavorare, si deve ormai allenare anche la mente, con specialisti in psicologia sportiva”, ci spiega Delfina Vicente Santiago, la psicologa sportiva che ha reso solidissima la mente di Tamara Echegoyen, oro nel match race donne, e compagne. In effetti, abbiamo osservato che in tutte le classi a vincere, nel momento decisivo, era sempre l’equipaggio più preparato a farlo, mentalmente parlando. Quello capace di concentrare tutta la carica agonistica nella regata, estraniandosi dal contesto e mantenendo la tranquillità dei forti. Non eccitazione, che è il contrario della concentrazione, ma lucida consapevolezza che ogni energia deve essere rivolta al successo, sin dall’attivazione del mattino e alla routine successiva. Come Tom Slingsby che gioca a ping pong, con la mano sinistra “tanto per stimolare anche l’altra parte di sé”, a poche ore dalla medal race decisiva.

L’equipaggio spagnolo durante la finale del match race donne. Foto Borlenghi

Cadere nella trappola della pressione è il difetto storico dei velisti italiani all’Olimpiade. Inutile far finta che non sia così: all’Olimpiade non si porta un numero velico ma la bandiera del proprio paese sulla randa, si rappresenta tutto un movimento da soli, si ha a che fare con i media, di una vittoria si ricorderanno tutti, anche la celebre casalinga di Voghera mentre un mondiale è risultato destinato ai soli addetti ai lavori.
Chi sceglie la rotta della mediocrità non vincerà mai. Chi non ha una visione d’insieme, di squadra, di team che lotta per una stessa direzione, farà fatica. Chi vede il compagno di squadra come un rivale invece che come una risorsa con cui crescere insieme all’Olimpiade magari non ci arriverà neanche. Questo non è il caso di Ben Ainslie, Tom Slingsby, Freddy Loof, Iain Percy, Robert Scheidt, Nathan Outteridge, Mathew Belcher, dei forti, dei campioni, di tutti gli altri che a Weymouth sono stati capaci di vincere e di entrare appunto negli annali dello sport dalla Puerta Grande. A loro va tutta la nostra ammirazione. Vi seguiremo per cercare di migliorare un po’ anche noi italiani, di cui parleremo nella seconda puntata di questa analisi.

 

Parte 2: e a noi italiani? E’ andata male, cerchiamo di capire perché

Cos’è che non è andato per la squadra olimpica italiana a Weymouth? Proseguiamo la nostra analisi (e attendiamo i vostri commenti), iniziata con una visione generale dell’evento, soffermandoci ora su quanto abbiano notato ai Giochi Olimpici e nei mesi di preparazione in seno al team azzurro. Non è andata bene, dicevamo, anzi è andata proprio male. Inutile far finta che non sia così. Non abbiamo vinto nessuna medaglia, cosa che non accadeva da Pusan 1988 e Barcelona 1992, e siamo arrivati in Medal Race in sole 4 classi sulle 8 in cui eravamo presenti. La media dei piazzamenti è stata un malinconico 17,12. Il miglior risultato è stato il quarto posto, decisamente brillante, di Gabrio Zandonà e Pietro Zucchetti, che hanno mancato una storica medaglia per pochissimi dettagli. A loro va riconosciuto il giusto merito. Poi viene il quinto posto di Giulia Conti e Giovanna Micol, che ripete il piazzamento di Qingdao, e il nono posto di Alessandra Sensini, a cui deve andare comunque tutta la gratitudine della vela italiana per una carriera inimitabile. C’è poi l’ottimo nono posto di Giuseppe Angilella e Gianfranco Sibello nei 49er, dopo una Medal Race conquistata con merito e determinazione.

Alessandra Sensini, la vela italiana la ringrazie per la sua splendida carriera ed esempio di professionalità sportiva. Foto Borlenghi

Per il resto delusioni, in parte annunciate e in parte scontate, anche se, a ben vedere, viene il sospetto che i reali piazzamenti in quelle classi rispecchino pienamente il valore di chi li ha ottenuti. Ma andiamo con ordine, ribadendo un principio fondamentale: l’Olimpiade, secondo quanto dicono tutti coloro che la vivono, è un evento diverso da tutti gli altri, dove la pressione psicologica è enorme e che premia solo e unicamente i migliori della flotta. Del resto, proprio questo sono le classi olimpiche, una lunga e inesorabile selezione per formare i più bravi, che poi vinceranno riuscendo a dare il massimo nel momento decisivo. Che poi questi stessi vincenti siano destinati a brillare anche nella vela dell’America’s Cup, nei giri del mondo o nella grande altura è verità scontata e mille volte provata, con buona pace di chi ancora storce il naso abbagliato da superyacht e classi owner-driver e non riserva visibilità alla più bella vela che si conosca, disciplina che dopo i fasti di Weymouth ha davvero pochi rivali in termini di autenticità.

Cosa, quindi non è andato? Non tutti possono vincere un’Olimpiade, sennò che selezione sarebbe. Occorrono talento, forza interiore, determinazione, preparazione fisica, solidità mentale, capacità di concentrazione astraendosi dal contesto, istinto del killer quando serve senza però perdere una visione strategica globale. I grandi, Ben Ainslie, Tom Slingsby, Nathan Outteridge e Mathew Belcher con i rispettivi prodieri, Freddy Loof, Iain Percy e Robert Scheidt, sono una sintesi di tutto questo: umiltà d’imparare a terra, capacità di lavorare in team, bramosia di migliorare e spietata determinazione in acqua. Badate bene che, a ben vedere, sono proprio tutti così.

Perché noi non ci riusciamo, pur avendo un movimento velico non proprio trascurabile? La sensazione è che anche la vela italiana sia una metafora dei mali storici del nostro Paese: incapacità di lavorare in squadra, tendenza a circondarsi della mediocrità per paura dell’innovazione, penalizzazione dei giovani capaci per paura “di perdere il posto”. Osservando la squadra italiana si aveva spesso la sensazione di un perenne “tutti contro tutti”. Si noti, le risorse ci sono state e gli atleti hanno avuto quasi tutto ciò che chiedevano. Ma alla fine c’è sempre una scusa, la mastra di un albero, la vela che non va, un allenatore che non soddisfa, un salto di vento… Raramente si fa davvero autocritica. Guardate l’approccio mentale di chi ha saputo vincere davvero, Alessandra Sensini, che alla fine della sua sesta Olimpiade dice “meno male che è finita, mi mancava quella scossa dentro indispensabile a questi livelli”. Invece, cosa accade? La subdola paura di se stessa per la tecnicamente eccelsa Giulia Conti, l’incapacità di estraniarsi da un contesto ansioso, e quindi pericoloso per l’Olimpiade di un’atleta, che ha colpito un Filippo Baldassari che pure appena un mese prima dei Giochi era velocissimo, l’incostanza di una Francesca Clapcich peraltro capace di buoni spunti, il passaggio olimpico che non sarà ricordato, se non da loro stessi, di Federico Esposito e Michele Regolo… Tutto ciò ha portato la nostra spedizione nel Dorset a uno dei peggiori risultati medi di sempre, appunto 17,12.

Giulia Conti e Giovanna Micol in 470, per loro un altro quinto posto dopo quello di Qingdao 2008. Foto Borlenghi

Bisogna distinguere, però, e per farlo occorre discuterne per punti. Iniziamo con il sistema di selezione voluto dal DT Luca De Pedrini.

La selezione

Scopo dei trial olimpici è quello di portare ai Giochi i migliori atleti in ogni classe. E’ successo? In almeno 2-3 casi su 8 no. L’idea della selezione a punti su tre eventi nel 2011 non era male, ma aveva due insidie nascoste: la prima il sistema di punteggio scelto, che assegnava troppa importanta alla Medal Race rispetto al resto, per cui un nono a Hyeres assumeva importantza decisiva rispetto a un 11esimo quando tale differenza in acqua è relativa. E’ successo così (Finn) che Filippo Baldassari (intendiamoci, il merito va a lui che ha saputo inserirsi nella lotta tra Michele Paoletti e Giorgio Poggi) ha vinto la selezione pur essendo stato battuto per circa l’80 per cento delle volte dai due nel computo delle singole prove. Così nei Laser dove Miche Regolo ha saputo approfittare di una rara configurazione di punteggio prevalendo su Bottoli e Gallo che spesso l’avevano battuto, sia prima sia dopo la selezione. La seconda variabile è di aver lasciato solo il selezionato per lunghi mesi. Cosa fatale, per esempio, a Diego Negri, anche se l’atleta ligure in realtà ha dovuto più che altro lottare contro se stesso. Certo è che se Negri avesse avuto accanto un, citiamo a caso, Santoni, Benamati, D’Alì al Mondiale decisivo di Hyeres forse il risultato avrebbe potuto essere diverso.

Gabrio Zandonà e Pietro Zucchetti sono stati i migliori degli azzurri, con un quarto posto che è andato molto ma molto vicino a uno storico bronzo. Bravissimi. Foto Borlenghi

Spirito di squadra

Vogliamo dire che uno dei mali storici della vela italiana è l’incapacità di fare team, troppo spesso il compagno di squadra viene visto come un rivale e non come un’opportunità per crescere insieme, si ha paura e quindi si preferisce non condividere tecniche ed esperienze. Senza saperlo si finisce per indebolirsi, non sfruttando la possibilità di avere un amico-rivale preparato e poi… che vinca il più bravo. Vedere i finnisti inglesi (tutta gente in grado di vincere singolarmente una medaglia olimpica) far da sparring partner a Ben Ainslie, i team di staristi che si allenano insieme sul Garda, i laseristi che fanno squadra pur sapendo di ritrovarsi uno conto l’altro in acqua ci lascia davvero molta amarezza.

In Italia per troppi quadrienni si è coltivato solo l’equipaggio olimpico, creando un baratro con gli equipaggi numero 2, 3 e 4… che alla fine, per mancanza di risorse e stimoli smettevano e finivano per accasarsi tra gli effimeri luccichii dell’altura rinunciando a sogni ben più consistenti. A volte, e qui scatta “l’assistenzialismo” altra malattia italiana, “mamma FIV” viene vista come l’unica, insieme ai Gruppi Sportivi, in grado di finanziare una campagna olimpica. Salvo poi criticarla a ogni occasione. Insomma, non sempre il materiale tecnico a disposizione è di prim’ordine e se non si può garantire un piazzamento almeno tra i primi venti, forse è meglio restare a casa. Non è che gli australiani, dominatori a suon di talenti eccelsi di quest’Olimpiade, finanzino tutti. Lo fanno solo con i migliori, quelli che arrivano a un certo livello internazionale dimostrando di avere le qualità. Se poi il campione in questione si chiama Tom Slingsby va da sé che l’oro è assicurato…

Michele Regolo, ha regatato con molta determinazione non riuscendo però a far meglio di un 35esimo posto. Foto Borlenghi

I quadri tecnici

Luca De Pedrini, direttore tecnico della squadra olimpica della FIV, ha dimostrato di essere un ottimo coach – e le parole di Gabrio Zandonà, che lo ha pubblicamente ringraziato alla fine dell’Olimpiade, lo testimoniano – ma non ha ottenuto il massimo come equilibrato direttore tecnico. Osservando la squadra si notavano una serie di correnti, di gruppi, di giochi di relazione che sembravano avere più lo scopo di mantenere un ruolo di potere che di sviluppare un gruppo, delegando ai capaci posizioni e ruoli. I giri di valzer dei tecnici FIV negli ultimi due anni, decisivi per la preparazione olimpica, sono stati davvero troppi. Gli atleti meno maturi si sono poi prestati, inconsciamente, a tali giochi, finendo per alimentare un clima da continua “notte dei lunghi coltelli”. Chi per ascesa, chi per bisogno, chi per seguire i capricci di un equipaggio, chi per paura del nuovo e di sistemi di lavoro diversi, ma alla fine ci faceva davvero più piacere vedere il vecchio e saggio Valentin Mankin, uno che le sue medaglie le ha vinte, estraniarsi da tale impercorribile labirinto per andare a fare la sua passeggiata serale, con una mela in mano, sulle scogliere di Portland.

Per vincere, insomma, bisogna circondarsi dei migliori, dei più preparati in ogni campo. La politica dei mediocri, degli yesman che contribuiscono alla difesa del proprio posto di lavoro, è inversamente proporzionale al successo. Chi ha paura di misurarsi, del nuovo, è destinato alla sconfitta. Chiaro e semplice. Così come non ha chance chi trova sempre una scusa alle proprie debolezze.

Il cambio generazionale

La FIV di Carlo Croce sta ottenendo risultati spettacolari del settore under 21 ma si è trovata a gestire vecchie dinamiche nella squadra olimpica. Bisogna cambiare mentalità, non c’è altra soluzione. Occorre una vera e propria rivoluzione “culturale”, mantenendo magari quei due-tre equipaggi (pensiamo a Gabrio Zandonà e a una Giulia Conti destinata pare allo skiff doppio con Francesca Clapcich) veterani con coach personale, e qui De Pedrini potrebbe essere utilissimo per esperienza, e rinnovando in tutte le altre classi, lasciando spazio ai molti nomi nuovi che stanno emergendo coordinati, per esempio, da un Paolo Ghione: ai Francesco Marrai, ai Giovanni Coccoluto, alle ragazze del 420 e se Marrai si trova bene con il suo storico allenatore del CN Livorno Gianni Galli che continui a far dell’ottima vela con lui. Chi è nei Gruppi Sportivi Militari ha già un buon supporto, per cui la FIV potrebbe seguire altri e aumentare gli “osservati”. Ogni classe dovrebbe avere un gruppo che lavori e cresca insieme. C’è un vantaggio: questi ragazzi sono completamente vergini, ancora sfuggono alle dinamiche burocratiche federali, ai giochetti di potere che tarpano le ali. Sono un patrimonio in vista di Rio 2016 proprio perché possono essere plasmati secondo una nuova mentalità, prendendo esempio dai grandi campioni che citavamo prima.

Ci vorrà coraggio, certo, ma crediamo sia l’unica strada possibile. Rinnovare per non scivolare nell’oblio e nella mediocrità, che è poi ciò che sta accadendo, con le dovute proporzioni, al nostro Paese. Così ci auguriamo di non vedere più legioni di dirigenti CONI nelle prime file della sfilata inaugurale, togliendo spazio agli atleti (meno male che c’era la Sensini). Di non vedere più i superSUV della Fiv (auto che molte altre federazioni si sognano) far la spola tra un tecnico e l’altro. Di assistere a guerre più o meno aperte per occupare un posto di potere nutrendo una burocrazia che non fa altro che autoalimentarsi senza pensare all’obbiettivo per il quale esiste.

Il 49er di Angilella-Sibello di fronte al pubbico del campo Nothe. Foto Borlenghi

I velisti

Ma è mai possibile che un ragazzo di Cipro e uno del Guatemala rispettivamente vincano l’argento olimpico e vadano vicino a salire sul podio nei Laser e che il nostro rappresentante, Michele Regolo, finisca 35esimo. E’ quello il nostro valore nella più matematica delle classi? Troppo viziati, a volte i nostri velisti hanno dimenticato come si sputano sangue e fatica, un bagno di umiltà con una struttura agile che li sostenga è quanto ci auguriamo. I bravi non nascono per caso, ma si formano, lavorano con chi è più forte, preparano fisico, barca, vele, studiano, allenano la mente, si curano in ogni aspetto, lasciando da parte le molte distrazioni. Lo sport olimpico moderno è professionale in tutti i settori. O si prova a far sul serio o è meglio lasciar perdere.

Se analiziamo i risultati della vela italiana dai due bronzi di Dodo Gorla e Alfio Peraboni nelle Star (1980 e 1984), scopriamo che abbiamo vinto medaglie con una fuoriclasse molto indipendente come Alessandra Sensini, con un genialoide come Luca Devoti che alla fine ha saputo gestirsi da solo e con un caparbio italo-argentino come Diego Romero. Mai, quindi, abbiamo vinto una medaglia con un atleta “costruito” dalla Federazione. Per Rio 2016 c’è un patrimonio giovanile importante, ci sono tre nuove classi dinamiche come il Nacra 17 misto che pare stia attirando molto interesse, il Mackay XX e il Kite (o windsurf), per cui un rinnovamento sarà naturale.

Ci pare evidente come questo stato di cose non possa più proseguire, anche in relazione ai soldi spesi in un difficile momento economico come questo. Per cui si presentano due rotte: rinnovare e cambiare mentalità oppure adagiarsi nelle dinamiche italiote cercando sempre di individuare le colpe negli altri e mai in noi stessi, privilegiando il proprio piccolo interesse al bene collettivo. Entrambe le strade sono percorribili. Ci auguriamo che il presidente Carlo Croce scelga la prima.

 

I risultati degli azzurri:

470 M Zandonà-Zucchetti 4°

470 F Conti-Micol 5°

RS:X F Sensini 9°

49er Angilella-Sibello 9°

Laser Radial Clapcich 19°

Finn Baldassari 22°

Laser Regolo 35°

RS:X M Esposito 34°

Medagliere finale della vela olimpica a Londra 2012

Australia           3  1  0

Spagna              2  0  0

Gran Bretagna 1  4  0

Olanda              1  1  1

NuovaZelanda 1  1  0

Svezia                1  0  1

Cina                   1  0  0

Danimarca       0  1  1

Finlandia          0  1  1

Cipro                 0  1  0

Polonia             0  0  2

Brasile               0  0  1

Belgio                0  0  1

Francia              0  0  1

Argentina         0  0  1

Classifica finale Star

1SWE(10)441534126242.032.0
2GBR(11)2321212411645.034.0
3BRA41(9)62135131449.040.0
4NOR7524(16)1184751079.063.0
5NZL(15)7113659889485.070.0
6GER698746(17)
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16CRO812(16)15141312151215132.0116.0

Classifica finale Finn (22.Filippo Baldassari)

1GBR226(12)4313611858.046.0
2DEN112712(8)4532054.046.0
3FRA9442675(10)37259.049.0
4NED51034(20)1322121072.052.0
5CRO337956374(10)865.055.0
6SLO865385(9)6261472.063.0
7NZL71116(17)116158144100.083.0
8ESP121212(23)741511346109.086.0
9SWE(17)514199101210812107.090.0
10FIN1113853124515(17)16109.092.0
11EST(14)91111111713111199.085.0
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OCS
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 Classifica finale Laser (35.Michele Regolo)

1AUS212692(14)1111857.043.0
2CYP941124(12)7742071.059.0
3SWE11545(25)104910212
DPI
97.072.0
4CRO56(20)4318136151697.077.0
5NZL12817(18)171315338105.087.0
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 Classifica finale Laser Radial (19.Francesca Clapcich)

1CHN58(11)3541412246.035.0
2NED(6)345614361443.037.0
3BEL323(8)158183648.040.0
4IRL11118(19)210371063.044.0
5GBR7102221168(42)
BFD
48102.060.0
6LTU2139103(14)117761496.082.0
7FIN4615419(21)3216520115.094.0
8USA85121749(21)209812125.0104.0
9CZE(23)476212176121218128.0105.0
10MEX12961913(33)135131016149.0116.0
11ESP1511149(24)2359213125.0101.0
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BFD
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16FRA2114191211(26)10192215169.0143.0
17CRO141222(25)172514131417173.0148.0
18SWE25175181424(29)29514180.0151.0
19ITA20162479(27)18252119186.0159.0
20NZL312321153531911(42)
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9227.0185.0
21ARG9281328103012
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22POL162625212016222415(27)212.0185.0
23NOR3024(32)11231523211730226.0194.0
24SIN(34)272913281226181925231.0197.0
25BRA111527312517(42)
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32GUA243634(39)38824332931296.0257.0
33GRE28293032(34)3415342332291.0257.0
34RUS373135353718313025(38)317.0279.0
35EST2739(41)3736636363136325.0284.0
36IOA3638382933371627(42)
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37LCA38372838(39)2937372623332.0293.0
38URU3934372632(40)38313333343.0303.0
39PER35303636303933(41)3239351.0310.0
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41COK(41)403940402839393440380.0339.0

Classifica finale RS:X F (9.Alessandra Sensini)

1ESP2111523(8)
DPI
63234.026.0
2FIN(8)734448251854.046.0
3POL52123119(21)44668.047.0
4UKR34(14)103313710462.048.0
5GER4525(9)549321260.051.0
6ISR13722(11)219111867.056.0
7GBR764(9)6875151068.059.0
8FRA91157106(12)1011614101.089.0
9ITA(12)91181196610916107.095.0
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11AUS1110(17)17712581313113.096.0
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13BRA13131612131716(19)28129.0110.0
14CHN1615814187101314(23)138.0115.0
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16GRE14122111191619(27)
OCS
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OCS
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18HUN1716131916141718(21)20171.0150.0
19NOR2117(24)21171821151215181.0157.0
20USA22181818202223(27)
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22BUL2322152023202016(24)21204.0180.0
23ARG201920242119(25)172525215.0190.0
24THA24242323252518(27)
DSQ
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25RUS(27)
RAF
2527
DNF
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DNC
27
DNC
27
DNC
27
DNC
27
DNC
27
DNC
27
DNC
27
DNC
27
DNC
27
DNC
270.0243.0

Classifica finale RS:X M (34.Federico Esposito)

1NED111312121(39)
DNF
254.015.0
2GBR5751(10)12392651.041.0
3POL2274(13)3741310873.060.0
4GER33492561(15)131879.064.0
5FRA(23)14255417586493.070.0
6GRE41162(16)15311491293.077.0
7NZL1543788126(17)1716113.096.0
8CAN612126417977(29)20129.0100.0
9BRA14982114(22)41051810135.0113.0
10SUI10(21)1415618208101214148.0127.0
11ARG1615151312195(20)147136.0116.0
12LTU9131389131117(27)27147.0120.0
13HKG1118(28)1215101391621153.0125.0
14POR2016911237(25)22203156.0131.0
15KOR8621172592113(31)19170.0139.0
16ESP222420(39)
OCS
1925825
DPI
25189.0150.0
17CYP1326102711(30)16121223180.0150.0
18CHN2123181932310(27)2214180.0153.0
19ISR1281710(39)
BFD
123534261194.0155.0
20RUS17519242761526(39)
DNF
28206.0167.0
21CRO241926202211141618(36)206.0170.0
22USA7101125(39)
BFD
2824331130218.0179.0
23UKR(36)35162817312314611217.0181.0
24NOR191731181820191825(32)217.0185.0
25HUN3433(39)
DNF
227211824325226.0187.0
26BUL293139
DNE
1620(35)2619198242.0207.0
27BLR2622231426162721(39)
DNF
33247.0208.0
28JPN252525292426(34)30214243.0209.0
29DEN18282423(29)2929152826249.0220.0
30EST27202232
DPI
31142228(39)
DNF
35270.0231.0
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32MEX322730(35)282728323020289.0254.0
33THA2832272621323123(39)
DNF
34293.0254.0
34ITA3130333132(36)33352915305.0269.0
35TPE333635363333(37)372422326.0289.0
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BFD
34363139
DNF
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37COL35343433(39)
BFD
37303639
DNF
24341.0302.0
38EGY3838363734383838(39)
DNF
37373.0334.0

Classifica finale 49er (9.Angilella.Sibello)

1AUS812421(10)69541113866.056.0
2NZL9717359117212(15)66495.080.0
3DEN24146(16)15571361644396130.0114.0
4AUT1015655164(19)4961711442137.0118.0
5GBR12123184211174(20)13317710144.0124.0
6FRA19912110121310(21)
OCS
251071412148.0127.0
7FIN(19)1841168221113111911220148.0129.0
8POR72109106135812910514(15)14149.0134.0
9ITA1411131011781215313(18)95116166.0148.0
10SWE53128174143168(19)618101118172.0153.0
11GER175(20)191597143110912138162.0142.0
12ESP1567314(18)315121481481512164.0146.0
13POL1114111383151051311127(18)13164.0146.0
14IRL4815212(19)119147157131616168.0149.0
15USA610161713(20)1821752017817177.0157.0
16CAN316517917168111678209(21)
DNF
183.0162.0
17CRO13178151314174(19)15173141219200.0181.0
18JPN16131714(18)111816181814156210206.0188.0
19BER(21)
DNF
191821
DNF
21
DNF
12621
DNF
610121921918225.0204.0
20GRE18(20)1916192019172019181616205262.0242.0

Classifica finale 470 M (4.Zandonà-Zucchetti)

1AUS3(9)21113511431.022.0
2GBR2142341(6)32836.030.0
3ARG5(24)391782256687.063.0
4ITA6(26)18613841131298.072.0
5NZL(28)
DSQ
35416379131214114.086.0
6CRO(28)
DSQ
13910851512222115.087.0
7FRA910116102(19)1141116109.090.0
8POR12216511717310(28)
OCS
10121.093.0
9AUT14719416(24)10141418131.0107.0
10SWE4681413914(24)221320147.0123.0
11ESP7812(27)2461013159131.0104.0
12NED8519721(24)92268129.0105.0
13GER13(17)13169101114910122.0105.0
14USA1522103(23)2361874131.0108.0
15ISR17111711214512(28)
OCS
23140.0112.0
16SUI111618221412127(23)7142.0119.0
17RUS211814135204(25)1817155.0130.0
18JPN1912(25)1271121171715156.0131.0
19GRE147201518(28)
DSQ
2719820176.0148.0
20CHN2015626(27)1722261216187.0160.0
21FIN221922171215(26)212118193.0167.0
22KOR2314152420(25)2082421194.0169.0
23IRL16252425152225(27)165200.0173.0
24TUR1023(26)18222123161926204.0178.0
25CAN2420212119191620(26)19205.0179.0
26RSA18(27)2720262613152524221.0194.0
27CHI(25)212323251818232025221.0196.0

Classifica finale 470 F (5.Conti-Micol)

1NZL2625104112(18)253.035.0
2GBR61461652(8)21859.051.0
3NED186421843(20)61284.064.0
4FRA10(17)1812376351082.065.0
5ITA810(18)231161667491.073.0
6BRA115(14)1610109541489.075.0
7AUS1473(21)
DSQ
979134116104.083.0
8GER(19)27131556514116103.084.0
9USA735719(20)3817920118.098.0
10ESP15148(16)1381147138117.0101.0
11CHN18189128(19)217112116.097.0
12POL1313(20)17721871110118.098.0
13ARG16(19)1935121411153117.098.0
14JPN94171911913(21)
DSQ
138124.0103.0
15ISR3(21)
DSQ
101841412151217126.0105.0
16DEN512(16)1014161510915122.0106.0
17CRO4161311(20)118191914135.0115.0
18SLO1291214(17)1717141616144.0127.0
19SWE17111191615191218(20)148.0128.0
20AUT(20)151515181320181019163.0143.0

Match Race Femminile

FinalAfter FlightScore
Final – AUS v ESP52-3

 

Petit FinalAfter FlightScore
Petit Final – RUS v FIN41-3

 

Semi FinalAfter FlightScore
Semi Final 1 – AUS v FIN32-1
Semi Final 2 – ESP v RUS32-1

 

Quarter FinalAfter FlightScore
Quarter Final 1 – NED v AUS41-3
Quarter Final 2 – FIN v USA43-1
Quarter Final 3 – FRA v ESP30-3
Quarter Final 4 – GBR v RUS52-3

Grande giornata per Giulia Conti e Giovanna Micol, terze in race 5 e prime in race 6, una regata praticamente dominata dall’inizio alla fine: gran partenza, bordeggio dipinto da parte di Giulia e Giovanna, ottime strambate e solidità psicologica nel resistere agli attacchi di POL e FRA. Risultato importantissimo per loro che ora scalano la classifica generale e sono quarte a 6 punti dall’oro e a 3 dal bronzo.

Ben Ainslie ha vinto l’oro nei Finn dopo una regata mozzafiato, in cui a 100 metri dall’arrivo l’olandese Potsma stava per beffare Ben e Jonas.

Nelle Star sopresa incredibile con lo svedese Freddy Loof che vince l’oro, perso da Iain Percy nell’ultima poppa. Bronzo a Scheidt.

5 agosto Oggi è il gran giorno dello scontro dei titani velici. Le Medal race delle Star (ore 14 italiane) e dei Finn (ore 15), vivranno sulle battaglie tra Iain Percy e Robert Scheidt per le Stelle e tra Ben Ainslie e Jonas Hoegh-Christensen per i Finn. Saranno trasmesse in diretta anche da SKY.

Nostro commento live sui nostri canali Facebook e twitter

3 agosto Buongiorno da Weymouth, cielo sereno con un po’ di nuvole che corrono veloci oggi sui campi di regata. Previsto ancora vento da SW sui 14 nodi con raffiche fino a 22 nodi.

Alle 13 italiane si inizia con i Finn (duello Ainslie/Christensen, per noi Baldassari) che disputano race 9 e 10 sul Sud Course, dieci minuti dopo sarà la volta delle Star (race 9 e 10).

Sul campo Nothe dalle 13 in regata i Laser (Regolo) e i Laser Radial (Clapcich). A seguire il Nothe ospiterà i 49er (Angilella-Sibello) per regate 9, 10 e 11.

Sul Campo West in regata per le prime due prove i 470 donne (esordio per Giulia Conti e Giovanna Micol) e i 470 uomini (Zandonà-Zucchetti).

Star race 10 Iain Percy vince su POL, Scheidt riesce a recuperare ed è terzo. Nella Medal Race Percy inizierà con 8 punti di vantaggio su Scheidt. Loof terzo. Primi tre irraggiungibili.

Finn race 10 Incredibile a Porland: Ben Ainslie vince race 10 di 170 metri e riesce a mettere PJ Potsma davanti a Jonas. Come? Nella seconda bolina, visto che Jonas era secondo Ben che aveva 150 metri di vantaggio ha letteralmente fermato la sua Rita facendosi avvicinare dal danese per dargli i suoi rifiuti. La cosa è riuscita e Jonas è stato superato da PJ Potsma al secondo posto. Quindi all’arrivo NED secondo e DEN terzo. Amazing…. questo significa che dopodomani Jonas avrà due soli punti di vantaggio su Big Ben nella Medal Race che vale doppio. Ciò comporta che chi dei due arriverà davanti sarà oro olimpico. Match race annunciato per l’oro forse più importante nella storia della vela, quello che potrebbe significare per Ainslie battere il record di Paul Elvstrom. Impossibile mancare. Beh, Ben, se questo non è killer Instinct… come dormirà Jonas stasera e domani sapendo che c’è uno squalo bianco ad aspettarlo dopodomani nelle acque del Nothe a Weymouth?

Filippo Baldassari finisce con un 13, suo miglior parziale nell’Olimpiade, concludendo al 22esimo posto. Dopo i primi due giorni pessimi, Baldassari ha dimostrato che avrebbe potuto valere una posizione intorno al 15 in questa flotta, con po’ di maturità agonistica in più, visto che il giovane marchigiano ha comunque mezzi fisici notevoli e ha una barca molto veloce preparata per lui da Luca Devoti. I suoi parziali: 20-22-24-21-14-21-17-18-18-13

470 M race 3 Ci voleva proprio, Zandonà e Zucchetti hanno vinto per 3 secondi su Belcher-Page AUS, poi ARG e GBR. Tutta la prova in testa per gli azzurri, che confermano l’ottima velocità dimostrata ieri (26″ di vantaggio in prima bolina, molti per una regata di questo livello). Stamani lo abbiamo visto determinato e tranquillo, forza Gabrio, la velocità ce l’hai, tutti a tifare ora.

Finn race 9 1.Potsma, NED: 2.Zbogar, SLO; 3.Lobert, FRA; 5.Jonas; 6.Ainslie (ora +4 per DEN); 18.Baldassari

470 F race 1 Giulia Conti e Giovanna Micol iniziano con un ottavo dopo che avevano girato 4 la prima bolina, 1.NED; 2.NZL; 3.ISR

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2 agosto Buongiorno da Weymouth, oggi vento forte e piovaschi alternati a un po’ di sole, insomma tipica Inghilterra, per la quinta giornata della Regata Olimpica. Esordiscono i 470 uomini con Gabrio Zandonà e Pietro Zucchetti (li abbiamo incrociati questa mattina e ci sono sembrati assai concentrati). Grande attesa per la sfida tra Jonas Hoegh Christensen e Ben Ainslie nei Finn (campo Sud, dalle 13 italiane, per race 7 e 8 in cui l’inglese dovrà assolutamente recuperare punti al danese). Nelle Star prosegue (anche qui race 7 e 8) il duello tra Percy-Simpson e Scheidt-Prada. Gli RS:X donne e Alessandra Sensini disputano race 5 e 6 sul Campo Portland interno alle dighe. Per lei giornata decisiva per risalire in classifica. I 49er disputano race 7 e 8 sul campo Portland a partire dalle 12 locali, le 13 in Italia (a seguire gli RS:X). Oggi riposano Laser e Laser Radial.

470 race 2 Sfortuna per Gabrio Zandonà che a centro linea sarebbe partito benissimo ma vede la X e torna indietro pensando di essere fuori. Invece si scopre che l’unico fuori era il turco al pin. Stessa sorte per l’australiano Belcher. Zandonà, però dimostra ottima velocità e risale fino al 14 poi al 12. Nell’ultima poppa, purtroppo, un problema (errore in manovra in una strambata) che lo porta al 26esimo all’arrivo. Gabrio sembra esserci. 1.Patience-Bithell, GBR; 2.Marinho-Nunes, POR; 3.Hansen-Saunders, NZL; 26.Zandonà-Zucchetti

Finn race 2 Vince Rafa Trujillo su PJ Potsma, Ben Ainslie che aveva dovuto are anche un 360 per aver toccato una boa, pompa come un’indemoniato nella poppa finale e riesce a infilare da interno in boa Jonas all’ultima occasione, Ainslie terzo e DEN quarto. Hoeg Christensen ha ora 3 punti di vantaggio. Adrenalina pura. Baldassari conclude 18 ed è sempre 23esimo in classifica.

Finn race 1 Ben Ainslie parte al pin e conduce tutta la regata, seguito da Trujillo e Potsma. Jonas recupera fino al quarto ma scuffia nella prima poppa!!!. Gli inglesi esultano ed è un puro spettacolo vedere i finnisti pompare in diretta nei lati di poppa. La vela olimpica con questo vento (18-25 nodi oggi sui vari campi) è uno spettacolo senza uguali. All’arrivo Ainslie precede NED, CRO, Jonas è ottavo, Baldassari 17esimo. Ora Ainlsie è 4 punti dietro a Jonas. Tensione al massimo.

470 race 1 Grande regata di Gabrio Zandonà e Pietro Zucchetti, partono un po’ imbottigliati quarti al pin, devono virare subito e girano 12 ma poi prova tutta in recupero, 10, poi 8 e infine 6 passando ESP e NZL nella poppa finale. Stamattina Gabrio c’era sembrato davvero molto attento e concentrato. Vince AUT, poi GBR e i favoriti Belcher-Page (AUS)

49er race 1 Bene Angilella-Sibello, ottavi, 1.Morrison-Rhodes, GBR; 2.Lehtinen-Bask, FIN, 3.Martinez-Fernandez Ora gli azzurri sono 13esimi a 11 punti dalla zona medal race.

Si inizia alle 13 italiane con 470 M (campo Nothe), Finn (campo Sud) e 49er (campo Nothe). Sta soffiando di brutto e ci sono almeno 25 nodi sul campo dei Finn in raffica.

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1 agosto In sintesi, oggi una giornata ancora difficile per noi: Alessandra Sensini fa 11-8 ed è undicesima in classifica, abbiamo assistito a race 4 e la campionessa toscana ha dato tutto regatando anche bene in poppa con buone strambate, con cui ha superato l’inglese Shaw, nelle raffiche da terra del campo all’interno della Portland Harbour. La sensazione è che Marina Alabau, almeno in queste condizioni, vada di più. Tutto qui. Ma Alessandra lotterà fino alla fine, vedrete.

Alessandra Sensini lotta al massimo oggi a Weymouth. Foto Borlenghi

Nelle altre classi, Angilella-Sibello fanno un buon 11-7 e sono 15esimi a 11 punti dalla zona medal race. Ce la possono fare. Francesca Clapcich continua nella sua caratteristica principale, l’alternanza dei risultati e ottiene un ottimo 9 (dopo il 7 di ieri) a cui fa seguire un 27 per un 15esimo nella generale dopo 6 prove. Nei Laser Michele Regolo fa un 21-32 per un 29esimo in classifica: il marchigiano ce la mette tutta e si impegna al massimo ma il Laser olimpico è spietato e quella posizione è più o meno quanto dicono le classifiche degli ultimi due anni. Nell’RS:X uomini Federico Esposito continua intorno al trentesimo: 33-31 per un 33esimo in classifica. Anche qui siamo al livello che ci si attendeva, visti irisultati dell’ultima stagione.

La sintesi della giornata da parte della FIV

Il programma di domani 1 agosto, day 4 della Regata Olimpica.Segui gli aggiornamenti sui nostri canali Twitter e Facebook.
Per le classifiche vedi la news del giorno dedicata.

Nothe Course (ora italiana)
13:00 RSX M race 3
14:00 RSX M race 4

15:00 Elliott Round Robin flight 13
approx 15:00 Elliott Round Robin flight 14
approx 16:00 Elliott Round Robin flight 15
approx 17:00 Elliott Round Robin flight 16

Portland Harbour
13:00 49er race 5
approx 13:50 49er race 6

approx 15:30 RSX W race 3
approx 16:20 RSX W race 4

Weymouth Bay West
13:00 Radial race 5
approx 13:10 Laser race 5
not before 14:30 Radial race 6
approx 15:40 Laser race 6

Weymouth Bay South
13:00 470 M practice

Alessandra Sensini conclude al dodicesimo posto la prima prova, vinta dall’israeliana Lee Korzits, e al nono la seconda vinta dalla spagnola Alabau.

Martedì 31 luglio Segui gli aggiornamenti sulle nostre pagine Facebook e twitter

Programma di domani 1 agosto alle ore 13:00 RS:XM, 49er, Radial e Laser. Poi dalle 15 RS:X F e Match Race donne. Regata di prova per i 470. Star e Finn riposano.

Da domani saremo presenti direttamente a Weymouth per raccontarvi le emozioni della regata olimpica.

Laser Race 6 1.Kontides, CYP; 2.Goodison, GBR; 3.Grotelueschen, GER

Laser Race 5 1.Kontides, CYP; 2.Slingsby, AUS; 3.Rammo, EST

Star Race 6 1.Scheidt-Prada, BRA; 2.Percy-Simpson, GBR, 3.Loof-Salminen, SWE

RS:X F race 2 1.Alabau, ESP; 2.Klepacka Noceti, POL; 3.Kotzits, ISR; 9.Sensini

Laser Radial race 4 1.Murphy, IRL; 2.Young, GBR; 3.Xu, CHN; 7.Clapcich Ottimo risultato dell’atleta triestina, che risale in classifica fino a ridosso della quota medal race

Finn race 6 1.Karpak, EST; 2.Hoegh-Christensen, DEN; 3.Ainslie; 22.Baldassari

RS:X F race 1 1.Korzits, ISR; 2.Alabau, ESP; 3.Maslivets, UKR; 12.Sensini

RS:X M race 2 1.Van Rijsselberge, NED; 2.Mjarczinski, POL; 3.Whilhelm, GER; 30.Esposito

Star race 5 1.Percy-Simpson, GBR; 2.Scheidt-Prada, BRA; 3.Kusznierewicz-Zycki, POL

Finn race 5, 1.Hoegh-Christensen, DEN; 2.Railey, USA; 3.Nirkko, FIN; 4.Ainslie, GBR; Superben ancora a secco di vittorie dopo 5 prove, che farà adesso? 14.Baldassari, alla sua miglior prova sin’ora

49er race 4 1.Stork-Moore, USA; 2.Seaton-McGovern, IRL; 3.Martinez-Fernandez, ESP; 10.Angilella-Sibello

Laser Radial race 3, ancora un primo per la Murphy (IRL), 2.Young, GBR; 3.van Acker, BEL. La Clapcich recupera un po’ ed è 24esima

RS:X M race 1 1.Van Rijsselberge, NED; 2.Mjarczinski, POL; 3.Whilhelm, GER; 31.Esposito

49er race 3 1.Burlink-Tuke, NZL, 2.Outteridge-Jensen, AUS, 3.Morrison-Rhodes, GBR, 6.Martinez-Fernandez, ESP, 13.Angilella-Sibello

13:00 Partiti. I 49er, i Laser Radial e gli RS:X uomini stanno disputando già la prima prova del giorno.

Alessandra Sensini sarà impegnata dalle 13 (ora italiana) nelle sue prime due prove nel campo West, vento previsto SW 14-16 nodi con raffiche a 19-22 nodi.

I 49er saranno nel campo di Portland interno alle dighe.

I Laser Radial (ripresi in TV) sul campo Nothe per race 3, per poi spostarsi alle 15.10 sul campo Portland per race 4, dove saranno raggiunti dai laser maschili, mentre i Finn e le Star inizieranno alle 13 italiane nel Campo South.

Alessandra Sensini, da oggi in regata. Foto Borlenghi

Il programma del 31 luglio prevede, a partire dalle 13 italiane:

Finn race 5 e 6

Laser race 3 e 4

Star race 5 e 6

49er race 3 e 4

Laser Radial race 3 e 4

RS:X F race 1 e 2

RS:X M race 1 e 2

Match Race donne day 3

Le dichiarazioni di Alessandra Sensini, che ci sembra particolarmente serena per come la conosciamo, a SailRev:

Lunedì 30 luglio

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Star day 2 Iain Percy e Andrew “Bart” Simpson ottengono un 3-2 che potrebbe rivelarsi decisivo in una giornata dove quasi tutti i rivali fanno alti e bassi. Gli inglesi, oro a Qingdao, sono ora in testa con 11-1-3-2, davanti ai norvegesi Melleby-Pedersen (7-5-2-4), agli svedesi Loof-Salminen (10-4-4-1) e ai brasiliani Scheidt-Prada (4-2-9-6). Quattro equipaggi in soli 4 punti…

Finn day 2 Se ne vedono di tutti i colori in race 4. Il finlandese Nirkko conduce per metà regata ma poi scuffia al cancello di poppa. Rafa Trujillo perde il timone e precipita da terzo a ultimo. Ainslie controlla Hoegh-Christensen che però alla fine passa e allunga in classifica, facendo tremare di paura tutto il Regno Unito che non crede al suo eroe SuperBen “solo” terzo dopo 4 prove. Ainslie ha un 2-2-6-12 contro l’1-1-2-7 di Jonas Hoegh-Christensen. Curioso il fatto che a contrastare Ainslie verso il record assoluto di medaglie detenuto da Paul Elvstrom sia proprio un ragazzone danese (che da parte sua comunque due Finn Gold Cup le ha già vinte, anche se è a digiuno di medaglie).

Secondo è il francese Jonathan Lobert (9-4-4-2), mentre si fa sotto anche lo sloveno Vasilj Zbogar, sempre costante (8-6-5-3). Domani altre due prove. Purtroppo Filippo Baldassari non sembra reggere la pressione di un evento del genere e si perde già in prima bolina, oggi fa un 24-21 che segue il 20-22 di ieri. Per lui, al momento, è ultima posizione. Forza Filippo, perché la velocità ce l’hai.

49er day 1 Giuseppe Angilella e Gianfranco Sibello iniziano l’Olimpiade con un 14 a cui segue un 11, che li colloca al momento in 14esima posizione. La Medal Race appare per loro un obiettivo possibile e non resta che sostenerli, come sta facendo anche Pietro Sibello, il primo dei loro tifosi. In testa sono i danesi Norregaard-Lang (ricordiamo che la Danimarca è la campione uscente dopo l’incredibile giornata di Qingdao, 4 anni fa) con 2-4. 2.von Gejier-During (SWE), 5-3; 3.Outteridge-Jensen (AUS), 8-1. Il favorito Nathan Outteridge si riscatta subito dopo l’ottavo della prima prova. Iker Martinez e Xabi Fernandez, attesi con curiosità visto che sole tre settimane fa concludevano la Volvo Ocean Race, iniziano con un 15 a cui fanno seguire un 6, ora sono decimi.

Laser day 1 Dopo due prove il fuoriclasse aussie Tom Slingsby mette subito distanza sugli avversari, è in testa alla generale con un 2-1, 2.Maegli (GUA), 1-10; 3.Stipanovic (CRO), 5-6. Il campione uscente Paul Goodison è solo 17esimo (10-23). Michele Regolo è 34esimo (31-35), purtroppo ai suoi standard dell’ultima stagione.

Laser Radial day 1 Doppietta della giovane irlandese Annalise Murphy, velocissima con vento forte. Estremo, come da previsione, l’equilibrio nella classe, con almeno 6-7 timoniere in lotta per le medaglie. Francesca Clapcich è 16esima (20-16), un risultato tutto sommato incoraggiante. Peccato per la seconda prova in cui ha pagato una brutta seconda bolina in cui è passata dal quinto al 17esimo posto. Classifica: 1.Murphy (IRL), 1-1; 2.van Acker (BEL), 3-2; 3.Bouwmeester (NED), 6-3; 16.Clapcich, 20-16

Finn, Race 4 1.Birgmark (SWE); 2.Lobert (FRA); 3.Zbogar (SLO); 6.Hoegh Christensen; 12.AInslie; 21.Baldassari. Se ne vedono di tutti i colori. Il finlandese Nirkko conduce per metà regata ma poi scuffia al cancello di poppa. Rafa Trujillo perde il timone e precipita da terzo a ultimo. Ainslie controlla Hoegh-Christensen che però alla fine passa e allunga in classifica, facendo tremare di paura tutto il Regno Unito che non crede al suo eroe SuperBen “solo” terzo dopo 4 prove.

Star, Race 3 1.Pepper-Turner (NZL); 2.Melleby-Pedersen (NOR); 3.Percy-Simpson; 9.Scheidt-Prada (BRA)

Finn, Race 3 1.Slater (NZL); 2.Hoegh Christensen (DEN); 3.Potsma (NED); 6.Ainslie; 24.Baldassari, il giovane marchigiano purtroppo non riesce a inserirsi al livello dello scontro in atto a Weymouth pagando le sue incertezze in partenza. Il danese ha un 1-1-2 che fa paura a Ben Ainslie (2-2-6).

Laser Radial, Race 2 1.Murphy (IRL); 2.van Acker (BEL); 3.Bouwmeester (NED); 17.Clapcich (dopo che aveva girato al quarto posto la prima bolina)

Laser, Race 2 1.Slingby (AUS); 2.Fontes (BRA); 3.Foglia (URU); 23.Goodison (in crisi oggi); 35.Regolo

49er, Race 2 1.Outteridge-Jensen (AUS), 2.POR, 3.SWE, 6.Martinez-Fernandez, 11.Angilella-Sibello

Laser Radial, Race 1 1.Murphy (IRL), 2.Scheidt (LTU), 3.Van Acker (BEL); 20.Clapcich

Laser, Race 1 1.Maegli (GUA), 2.Slingsby (AUS), 3.Bernaz (FRA), 10.Goodison (GBR); 31.Regolo – Vento 13 nodi da SW

49er, Race 1 1.FRA, 2.DEN, 3.CAN; 14.Angilella-Sibello; 15.Martinez-Fernandez

Seconda giornata di regate a Weymouth. Si inizia alle ore 12 locali, le 13 in Italia, con i 49er nel percorso Nothe vicino alla costa (due prove in programma, Angilella-Sibello). Questi gli altri orari di oggi (ora italiana):

13:00 Laser Campo Sud race 1 e 2 – Michele Regolo

13:00 Laser Radial Campo Sud race 1 e 2 – Francesca Clapcich

14:00 Star Campo Ovest race 3 e 4 –

14:00 Finn Campo Ovest race 3 e 4 – Filippo Baldassari

Vento previsto tra i 15 e i 20 nodi da Sud Ovest, cielo variabile

Domenica 29 luglio

La classe Finn ha disputato le prime due prove, entrambe vinte dal danese Jonas Hoeg Christensen. Due secondi posti per il favoritissimo Ben Ainslie, che nella prima prova ha rimontato dopo aver girato al decimo posto la prima bolina. Terzo posto per il croato Ivan Gaspic (3-3).
Dura prima giornata per l’azzurro Filippo Baldassari, che non e’ andato oltre un 20-22 nelle due prove ed e’ 23esimo in classifica su 24 partenti.
Si e’ regatato con vento da SW sui 15-16 nodi nella prima prova e di 11-12 nella seconda. Pompaggio libero.

La prima prova delle Star è stata vinta dal francese Xavier Rohart davanti all’irlandese O’Leary e al greco Papathanasiou. Quarto posto per Robert Scheidt-Bruno Prada. Solo undicesimo l’altro favorito Iain Percy.
Pronto riscatto di Percy-Simpson in Race 2, vincitori per pochi centimetri su Scheidt-Prada dopo una regata entusiasmante. Terzo il polacco Kusznierewicz. In classifica Scheidt-Prada (4-2) conducono sugli irlandesi O’Leary-Burrows (2-6) e su Percy-Simpson (11-1). Vento sui 16 nodi.

Nel Match Race Femminile dove non vi è un equipaggio italiano, dopo le prime regate  ci sono tre team con due vittorie: Olivia Price (AUS), Tamara Echegoyen (ESP) e Silja Lehtinen (FIN), ma a strada è ancora lunga. Domani scenderanno in acqua al termine delle regate dei 49er.

Domani in regata Michele Regolo tra i Laser Standard, Giuseppe Angilella e Gianfranco Sibello nel 49er e Francesca Clapcich nel Laser Radial. Il 31 sarà la volta di Alessandra Sensini nell’RS:X femminile e Federico Esposito tra gli uomini. Il 2 agosto entreranno in scena Gabrio Zandonà e Pietro Zucchetti nel 470 maschile, mentre il giorno successivo, il 3, inizierà la competizione anche per Giulia Conti e Giovanna Micol nel 470 femminile.

Classifica Finn dopo 2 prove

1DEN1121
2GBR2242
3CRO3363
4FRA94134
5SLO86146
6NED510155
7NZL711187
8RUS138218
9SWE175225
10EST149239
11FIN11132411
12ESP12122412
13GRE421254
14AUT619256
15USA10152510
16AUS25
DNF
7327
17TUR18143214
18BRA15203515
19CZE19183718
20CAN16233916
21POL25
DNF
164116
22CHN25
OCS
174217
23ITA20224220
24UKR25
DNF
25
DNC
5025

Classifica Star dopo 2 prove

1BRA4151
2IRL2682
3POL93123
4NOR75125
5GBR112132
6FRA113141
7SWE104144
8GER69156
9GRE316193
10USA514195
11CRO812208
12SUI138218
13NZL157227
14DEN12112311
15CAN16102610
16POR14152914

Farevelanet sarà presente a Weymouth dal primo agosto. Seguiremo le regate olimpiche con contenuti speciali, analisi, interviste, foto e approfondimenti, in questo blog, sui nostri canali twitter e Facebook.

Iniziamo questo spazio con il nostro omaggio agli azzurri e a tutti i velisti olimpici per la più dura e ambiziosa delle sfide.

Clicca qui per tutte le video interviste e le schede degli 11 azzurri della vela.

Non c’è nulla nello sport che possa essere paragonato all’emozione che stanno per vivere questi undici ragazzi italiani. Un brivido esclusivo, quello di rappresentare il proprio paese nella più importante delle
prove, l’Olimpiade. Quell’evento che tutti sognano ma solo in pochi conquistano, al prezzo di fatica e anni di allenamento, dopo aver affrontato una selezione spietata, senza sconti nè scorciatoie.
Contano solo talento, spirito di sacrificio, capacità di adattamento, le mille variabili della disciplina velica, ambizione, testa e tanta forza interiore. Sarà quella, infatti, che nell’impeto del momento decisivo separerà coloro che saranno premiati dagli dei con la vittoria da quelli che sul podio più desiderato che si conosca non riusciranno mai a salire. Intensità… questa la parola chiave. Nulla è così vero e intenso come la Regata Olimpica. Non ci sono compromessi: bisogna dare il meglio nell’unico momento che conta davvero. Tra migliaia di regate e classi, sarà questa a essere ricordata, così come l’America’s Cup, la Volvo Ocean Race e davvero poco altro. Mondialei, europei, campionati italiani spariranno presto nell’oblio e si confonderanno tra tante classi e risultati, ma l’Olimpiade no. Nel bene o nel male, segna la vita degli atleti che la raggiungono. I migliori sono qui e, dopo aver vinto qui, andranno a far trionfare anche i team e gli armatori che li ingaggeranno. Conta solo il merito, come ben sa Alessandra Sensini, la nostra capitana, che di medaglie olimpiche ne ha già vinte quattro e va a Weymouth a caccia della quinta in sei partecipazioni.
Dovrà essere lei a guidare una squadra che arriva ai Giochi con qualche timore di troppo ma anche con del buon talento in serbo, quello di Giulia Conti e Giovanna Micol, di Gabrio Zandonà e Pietro Zucchetti, di Angilella e Sibello, degli altri più giovani ed esordienti.

Liberate la mente ragazzi, non pensate a nulla se non a regatare al meglio delle vostre possibilità. Divertitevi, assaporate ogni singolo istante del privilegio che vi siete conquistati. Non abbiate paura. Perché è lì, in una vecchia base militare inglese sulla Manica, che si misurerà la forza. Quel minuscolo seme che penetra dentro ogni sportivo, cresce, si ingrandisce e infine partorisce la vittoria o la sconfitta. Assisteremo al trionfo dei migliori, dei Ben Ainslie, dei Robert Scheidt, dei Tom Slingsby e sarà comunque magnifico… Ci piacerebbe tanto, però, che quel podio si tingesse anche d’azzurro, proprio come il colore del mare che tutti amiamo.

Una medaglia (Santa Sensini) è realistica. Due (Conti-Micol) sono possibili e sarebbe un risultato enorme in questo momento della nostra vela. Ci crediamo? Non lo sappiamo, in tutta onestà. Avvertiamo, però, una sensazione in qualche modo piacevole. Mai in passato la spedizione azzurra era stata seguita con così tanta passione e interesse. Sarà merito dei social network e di Internet che fa rimbalzare ogni piccolo cinguettio nella rete. Arrivare in Medal Race in almeno 4 classi su 8 deve essere l’obiettivo minimo. Non sarà facile, tanto più se analiziamo i risultati degli ultimi due anni. Alessandra Sensini è rinchiusa in se stessa e fa bene così. Lei sa dove trovare la forza. Giulia Conti e Giovanna Micol dovranno prima di tutto guardarsi dalle loro paure visto che per talento lassù in alto loro possono arrivare davvero. Gabrio Zandonà e Pietro Zucchetti partono da outsider e potrebbero sorprendere tutti. Giuseppe Angilella e Gianfranco Sibello (ma su quella barca, idealmente, c’è anche Pietro, che solo la miopia del CONI ha privato del diritto alla rivincita) sono già da adesso da applausi. Filippo Baldassari è forte e giovane ma non dovrà aver paura dei mostri sacri che ha accanto. Francesca Clapcich e Michele Regolo lotteranno centimetro dopo centimetro in una classe spietata come il Laser. Federico Esposito vive l’avventura della vita e ce la metterà tutta.

Tempo di pronostici. Li facciamo classe per classe, senza dare percentuali ma solo provando a intuire il momento tecnico e umano di quei ragazzi. Nostro compito è di sostenerli tutti, perché è lì che sono arrivati ed è lì che loro vivranno le emozioni più intense della loro vita.

Clicca qui per lo zoom sulla classe Finn e Filippo Baldassari

Clicca qui per lo zoom sulla classe Star

Clicca qui per lo zoom sulla classe RS:X e Alessandra Sensini

Le altre classi seguiranno man mano che inizieranno le loro regate:

Ben Ainslie accende il braciere olimpico oggi a Weymouth. Foto British Sailing Team

Il medagliere della vela olimpica

L’Italia ha ottenuto tre ori (8M S.I. Italia nel 1936, Star Straulino-Rode nel 1952, windsurf Alessandra Sensini nel 2000, tre argenti e otto bronzi)

CountryGoldSilverBronzeTotal
Great Britain25141150
USA19231759
Norway1711331
Denmark128626
France1191131
Spain115117
Sweden9121233
Australia74819
New Zealand74516
Brazil63716
Netherlands47617
USSR45312
Austria3407
Italy33814
Greece3227
Germany24410
Belgium2428
Federal Republic of Germany (1950)2237
German Democratic Republic (1955)2226
Finland2169
Ukraine1225
China, Pr1214
EQUIPE UNIFIÉE ALLEMANDE1113
Switzerland1113
Israel1023
Bahamas1012
Poland1012
Hong Kong1001
Argentina0448
Canada0369
Portugal0224
Japan0112
Russia0112
Slovenia0112
Cuba0101
Czech Republic0101
Ireland0101
Lithuania0101
Netherlands Antilles0101
US Virgin Islands0101
Estonia0022
Hungary0011

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