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Weymouth, UK- C’era tutta la gioia del mondo negli occhi verdi di Alessandra Sensini quel giorno a Sydney. Uno sguardo e un abbraccio, pochi secondi dopo la conquista del primo oro olimpico della vela italiana 48 anni dopo le imprese del comandante Agostino Straulino. Vai Ale, ce l’hai fatta. “Oh”, come diciamo noi in Maremma senza tanti fronzoli, “ce l’ho fatta”, disse lei con un sorriso meraviglioso. Quello che proviene dalla consapevolezza che, in quell’istante preciso scolpito nel tempo, tu, Alessandra Sensini da Grosseto, sei la campionessa olimpica, la migliore. C’era tutta la Baia ad applaudirla dodici anni fa in Australia, dopo che aveva duellato con una piccola tedesca nella regata finale. In testa, poi dietro, persino caduta, poi rialzatasi e infine scappata via travolgendo le onde corte e il vento dispettoso di Sydney. Il primo abbraccio per il suo coach di allora Luca De Pedrini, il secondo per chi scrive. E chi se lo dimentica… perchè nulla come la matematica semplicità dello sport olimpico riesce a far scatenare i brividi riservati all’omaggio ai migliori. Vince il più bravo. Punto e basta.

Alessandra Sensini durante l'Olimpiade di Weymouth. Foto Carlo Borlenghi/FIV

C’era il Monsone pesante e cattivo quel giorno di quattro anni fa a Qingdao, nel Mar  Giallo Cinese. Alessandra si giocava una delle prove decisive contro una sfinge cinese e quella stessa dispettosa spagnola che oggi a Portland è stata portata in trionfo dai suoi connazionali alla Base Velica. Non si vedeva quasi nulla, poche decine di metri di visibilità con spruzzi di schiuma che ci bagnavano completamente. Machissenefrega se c’è da aspettarla. Ed eccola che sbuca dalla nebbia, volando a oltre venti nodi lanciata in testa alla flotta. Un solo istante, come quando vedi passare il leader del Giro sul Mortirolo o Alonso su una macchina rossa a una curva. Ti penetra fino al midollo, l’emozione, e non puoi bloccarla, mentre gli occhi si fanno piccolissimi per seguirla ancora, prima che sparisca di nuovo nella nebbia. E poi corri all’arrivo per scoprire, due giorni dopo alla Medal Race, che ha ancora travolto le avversarie e arriva esausta sul traguardo dove abbraccia il suo allenatore Paolo Ghione. Ed è ancora quello sguardo che ti dice, “Michele, ho dato tutto, scusatemi se non ce l’ho fatta”. Ma cosa dici, Alessandra, scusaci tu se non siamo stati abbastanza forti nel sostenerti. Tu hai vinto l’argento olimpico, e sono quattro, “Era la medaglia che mi mancava”, dirai. E in alto sulle tribune, ci sono Goffredo, “babbo”, Eleonora e Alfio Giomi. “Vado?”, Ma sì, vai, arrampicati fin lassù nei gradoni della diga frangiflutti. Sali e fatti abbracciare da chi ti vuole bene, mentre i fotografi impazziscono per riprendere quella ragazza di 38 anni che è uscita dalle acque come la dea dello sport scesa sulla terra per manifestarsi agli umani festanti. Ed è di nuovo gioia, con le tue rivali che ti omaggiano ancora una volta.

La sensini con Carlo Croce. Foto Borlenghi

Non c’era il vento degli dei quell’afoso giorno d’agosto ad Atene, nel 2004. Il Meltemi che ti avrebbe fatto volare ancora verso il tuo secondo oro, come era stato scritto ma poi disdetto da Eolo, era rimasto prigioniero dell’Egeo e nel Golfo Saronico. Sul campo di Ayios Kosmas si materializzarono solo ariette inaffidabili e subdole. Allora ti arrabbiasti molto e i tuoi occhi dissero quella sera che il bronzo che portavi al collo, la tua terza medaglia, in realtà l’avresti buttata volentieri verso Egina pur di avere un’altra possibilità con un vento appena decente. L’oro lo vinse allora una francese e la tua pupilla verde meno brillante del solito diceva chiaramente che non sarebbe finita così, che volevi lottare ancora, che lo avresti fatto, e infatti arrivò un’altra medaglia.

Avevi 26 anni nel caldo afoso di Savannah, la tua seconda Olimpiade, quella della prima medaglia, arrivata quando quasi non te l’aspettavi più. Ne avevi appena 22 a Barcellona quando quasi facesti il colpo dell’esordiente nelle acque catalane. Poi alcuni anni a fare windsurf  in giro per il mondo, per vincere una Coppa del Mondo professionisti. Poi tanti titoli mondiali, tra cui alcuni epici a oltre 35 anni. Ma l’Olimpiade è la calamita naturale che ti ha attirato. Lì è il tuo posto. Negli anni sono cambiate le avversarie, ma la costante sei stata tu. La Lee, la Lux, la Merret, sono state effimere. Tu, in un cassetto della tua casetta in Via Pietro Micca a Grosseto, hai quattro medaglie olimpiche. Nessuna donna velista al mondo, a parte te, c’è mai riuscita. Solo tu, tra tutti gli italiani, sei stata eletta come miglior donna nel mondo dello yachting nel 2008. “Per uno sportivo non c’è nulla che valga più di questo, dell’Olimpiade”, dici oggi aggiungendo che “meno male che è finita”. Sarà anche finita e va bene così.

Le tue sorelle, i tuoi nipoti e i tuoi amici oggi hanno urlato per sostenerti. Lo hanno fatto fino a sgolarsi. Sono arrivati sullo scoglio più vicino al campo di regata, tra quelli lasciati liberi dalla marea del primo pomeriggio nel Nothe a Weymouth, e lo hanno ricoperto di tricolori e di urla. “Ale, Ale, Ale” fino a che la tua tavola navigava loro erano lì, anche ora che il tempo è passato e magari qualche piccolo meccanismo non è scattato. Le avversarie sono giovani, forti ma anche fragili. Un fastidio fisico poche settimane fa ha scombussolato una preparazione così sottile da poter cambiare per un piccolo dettaglio. Così, fino a che la tua vela sarà issata, tutti i velisti italiani saranno in prima fila per sostenerti, perché solo tu ci sei riuscita, tra tante parole inutili di chi non sa stare in silenzio hai trovato la sostanza dell’unico vero risultato che conta. Solo tu hai passato migliaia di ore tra la spuma delle onde dove ti gettò da bambina babbo Goffredo e da lì hai scalato il tetto del mondo velico.

C’era una bella brezza di Maestrale, laggiù tra Castiglione e Marina di Grosseto, la prima volta che ti vedemmo sfrecciare tra le onde con il tuo windsurf. Eri da sola, come spesso ti piace stare, per trovare in quel mare ciò che magari ti mancava a terra. Avanti e indietro, avanti e indietro, fino a che il sole calava dietro l’Elba e alla fine, dopo molte ore passate per mare, ti dirigevi verso casa. Eri stanca ma felice per tutto ciò che onde e vento ti avevano regalato. Ed è esattamente lì che sappiamo che tornerai presto, dopo qualche settimana di riposo. Sarà in quel preciso istante, quando una raffica di Maestrale ti scompiglierà i capelli dorati cotti dal sole, che capirai che sei stata e sei la più grande di tutte.

Grazie, Alessandra, per tutte le emozioni che ci hai dato.

 

Nostra intervista a Weymouth ad Alessandra Sensini:

 

9 COMMENTS

    • complimenti Michele! complimenti a te per lo splendido pezzo che hai saputo tirar fuori dal tuo cuore piuttosto che dalla penna ma non poteva esser diverso: la Nostra Alessandra si merita questo e ben altro! Complimneti Alessandra e grazie anche da parte mia per tutte le emozioni che ci hai regalato con tanta gioia ed umiltà straordinaria!!!!!
      Pier

  1. Uela’! Proprio nienteda dire. Grandi imprese, ma stavolta gran bel pezzo!!! Scrivere cosi’ non e’ da tutti. Come fossimo stati li’. Superb! Paolo Maccione – direttore di Barche d’epoca e classiche

  2. Complimenti per quello che hai scritto. Quel giorno a Sydney, se il secondo abbraccio fu per te, il terzo fu quasi certamente per me sullo scivolo di Rushcutterbay. E così ad Atene, nell’amarezza di un oro sfuggito come sabbia fra le dita, e così a Qingdao, sui nebbiosi gradoni del molo. Condividendo ogni tua parola ho rivissuto i momenti più belli della mia vita velica. All’Atleta il giusto posto nella storia, alla Donna l’augurio per un futuro felice. Grazie Alessandra!
    Gianfranco

  3. Mi associo con entusiasmo al coro di applausi, Michele, per lo splendido e meritatissimo omaggio alla più forte velista italiana, che ebbi l’onore di conoscere durante la cerimonia del simbolico passaggio di consegne dal mitico Ammiraglio Straulino per aver riconquistato l’oro olimpico nella vela dopo 48 anni!

  4. Ciao Michele, ho lascitao passare un po’ di giorni, ma ti confesso che più volte ho letto il tuo pezzo. Solo tu potevi farmi rivivere ogni mia olimpiade, tra le gioie e le sofferenze. Grazie per essermi vicino e soprattutto grazie per la tua costante attenzione nei miei confronti.
    Alessandra

    • Ciao Ale, starti vicino sostenendoti nello sport e nella tua traiettoria umana ha significato vivere alcune delle più grandi emozioni della mia vita. Grazie ancora per quanto ci hai dato.
      un abbraccio e a presto, magari nel nostro mare che non ci tradisce mai e con i tuoi nuovi progetti

      Michele

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