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Roma- Arrivano i dati ufficiali del gettito collegato alla nuova tassa sul possesso delle imbarcazioni e non sono buone notizie per le casse dello Stato. Tali dati sono stati citati ieri pomeriggio anche durante un intervento del senatore Sergio Divina nel corso del dibattito pubblico al Senato sulla Riforma della legislazione portuale.

“Il Governo ha pensato”, cita Divina, “di incamerare, secondo le previsioni, 115 milioni di euro da questa imposta. Ahimè, è stata una delusione perché – ripeto – a fine stagione si tracciano i bilanci e abbiamo verificato che nelle casse dello Stato sono entrati meno di 23 milioni di euro”.

Un 34 piedi, soggetto alla tassa di possesso per pochi centimetri. Questo è il target che più ha risentito della nuova tassazione della nautica

Secondo i dati resi noti sarebbero ben 35.000 le imbarcazioni scappate dai nostri porti, le disdette dei posti barca stagionali hanno registrato un meno 40 per cento, 20.000 sono stati gli addetti del settore che hanno perso il posto di lavoro. Il dato regionalizzato della Liguria ci dice che gli ormeggi in transito rispetto all’anno precedente sono diminuiti del 75 per cento.

Così conclude la sua dichiarazione di voto il senatore Divina: “Ma veniamo alla cosa che forse rende più stupefatti. Mi riferisco alle dichiarazioni di ieri del presidente Monti il quale, magari in modo generale, ha detto: sapevamo di fare danni, ma dovevamo farli, perché erano necessari per procedere sul cammino della crescita. Un danno annunciato, un settore che viene messo in ginocchio al quale, per recuperare meno di 23 milioni di euro, nel prossimo futuro probabilmente occorreranno miliardi. Per rimettere in piedi la cantieristica ci vorranno miliardi, perché i 20.000 posti di lavoro che ho citato, signor Sottosegretario, si riferiscono ai dipendenti delle strutture cantieristiche. Non possiamo immaginare quanti siano i microartigiani, meccanici, elettricisti che operano nel settore della nautica, quante sono quelle microimprese, che non compaiono in nessuna statistica”.

 

6 COMMENTS

  1. Possiedo una barca a vela di dodici metri con bandiera francese, pago la tassa in Francia e mi è toccato pagarla anche qui. Se non ci inventassimo l’acqua calda per ogni legge, ma verificassimo come funziona dove funzionano da tempo, forse il gettito sarebbe superiore. Non mi risulta che dalla Francia siano scappate le barche per la tassa sulla nautica ed il gettito è garantito a costo zero. Poi da noi ci sono le furbate sulle misure, barche con certificati di metri 9,99 e lunghezze reali di 10,25 o superiori che non pagano perché dichiarate inferiori. In Francia la tassazione è molto più equa e coinvolge un numero molto più rilevante e poi, tassazione a parte non richiedono patente per le barche a vela perché ritengono che uno che si avventura con una barca a vela in mare ci sappia andare, mentre richiedono la patente per imbarcazioni a motore anche di potenze veramente ridicole, ma in questo modo evitano di dare in mano un oggetto pericoloso a persone non qualificate. Viva gli odiati cugini!!!

  2. quanto hai ragione.

    e quanto è triste constatare l’arrogante miopia degli incapaci, tutti, politici e cosiddetti tecnici (in prevalenza professori senza alcuna esperienza pratica che non saprebbero gestire una snc) che ci sgovernano …

    ti conviene tenere la barca in Francia dove un velista non è considerato un evasore per definizione

  3. E si che tutto ciò era ampiamente prevedibile, vista la passata esperienza di una dozzina di anni fa. Questa volta è andata anche peggio, sia per il settore della nautica che, soprattutto, per l’Italia. C’è da prendersela con i “tecnici” che queste cose le dovrebbero sapere bene: avrebbero dovuto aprire gli occhi ai politici invece di assecondarli nei loro misfatti.

  4. Basile ricorda bene l’analogo, o peggiore, flop della prima tassa,con i suoi demenziali modi di riscossione. Ed erano tempi di crescita, di ottimismo.
    Evidentemente la demagogia prevale sulla ragione e non si impara
    dagli errori passati. Soprattutto emerge la solita ignoranza delle cose nautiche, una volontà punitiva assolutamente indifferenziata, che naturalmente non danneggerà i “plutocrati” e gli evasori, ben camuffati sotto società e bandiere varie, ma i diportisti medi, i lavoratori e tutte le imprese che a vario titolo sono connesse al mondo nautico.
    Avrete letto che i marina più chic offrivano la tassa in omaggio per chi sottoscriveva un contratto di ormeggio, bel segnale di allarme! Infatti: cali di presenze a due cifre, sofferenza dei cantieri, un ciclo stagionale stravolto, broker semideserti, barche svendute. Perfino gli stranieri, già poco inclini a farsi
    taglieggiare nei nostri approdi, si sono dileguati in massa come
    i nostri. Balcani, Grecia e Turchia ringraziano.
    Intanto le eccellenze del madeinitaly si perdono a favore di paesi emergenti…

  5. Parlando di gente ” Divina” sarebbe stato sufficiente porre le stesse domande ad un altro “Divino” tale “Otelma” che pur essendo probabilmente estraneo al settore nautico conosceva già quanto infelicemente dichiarato al “di chissà chi?” Visto che il popolo Italiano non l’ha votato, Presidente del Consiglio.

  6. Da operatore del settore ….. Alla mia età ne ho viste di tutti i colori , tempo fa su una rivista concorrente ho osato …. incavolarmi e continuerò ad osare , perche un noto disonorevole responsabile !!!!!!!!ha pensato di dire la sua baggianata in merito , avendolo toccato nel profondo a pensato bene di mandarmi a cercare dalla d ….s !!!! Capite !!!! vorrei sapere se ha denunciato anche la testata in questione ……che penso lo abbia diffamato piu ‘ del sottoscritto , comunque fa niente io ho iniziato la mia guerra personale per difendere la categoria ….poi chi mi segue bene altrimenti ognuno per la sua strada . Di sicuro quando avrò fame andrò a mangiare a casa di Monti o del responsabile ….. Tanto pane nostro e’! E guerra sia. Saluti

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