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Marsiglia, Francia- Il futuro della vela va in scena oggi pomeriggio nel mare di Marsiglia. E lo vediamo dalla rete del trampolino di Musandam Oman Sail, il MOD 70 su cui siamo a bordo mentre il log segna 24 nodi con 14 di vento reale e le nostre prue fanno la spola tra il Castello d’If di dumasiana memoria e lo snello faro dell’Ile de Planier. Lo skipper Sydney Gavignet e il watch leader Brian Thompson, due che ai trimarani oceanici danno da anni del tu, ci invitano a prendere il timone. La prima sensazione è quella classica dei multiscafi. Vento apparente e velocità come imperativi categorici, pochissimi gradi per accelerare e poi risalire al vento facendo volare lo scafo centrale, quel tanto che basta per far crescere la velocità ben sopra i 20 nodi. Chiediamo di stringere un po’ e ci ritroviamo a 45° dal vento reale a 14 nodi. Quando puggiamo l’accelerazione porta a piantare ben saldi i piedi sul trampolino, a meno che non si sia seduti comodamente su uno dei due seggiolini del timoniere. La sensazione di vento in faccia è continua anche alle portanti, chiaro… l’apparente investe continuamente gli scafi tanto che, come si spiega Thompson, le protezioni in plexigas davanti alle timonerie servono più per riparare dal tornado perenne che ti arriva in faccia che dallo spray d’acqua sparato dallo scafo centrale.

A bordo di Musandam Oman Sail oggi a Marsiglia. Foto Tognozzi

Con acqua piatta qui a Marsiglia è una goduria. Certo, in virata ci fermiamo un po’ ma la sensazione è comunque di grande agilità. Sottocoperta ci sembra di essere nello scafo di un U-Boot, tanto è poco lo spazio a disposizione limitato dal baglio ridotto dello scafo centrale. L’albero si inclina fino a 8° su ciascun lato per portare il centro velico sopravvento e contribuire all’efficienza dell’armo. Nell’angolo cucina sei tazze ben ordinate con i nomi dell’equipaggio. Ben visibile la proceduta più temuta, quella del Man Over Board, il MOB che a queste velocità non è certo uno scherzo.

“Con mare grosso nel Souther Ocean”, ci spiega Thompson, “è più dura e la sicurezza è sempre il primo obiettivo. Bisogna considerare però che questi trimarani oceanici sono sicuri soprattutto grazie alla loro velocità e al fatto che riescono quasi sempre, con la moderna modellistica meteo, a precedere un fronte per un’intero oceano. Anche il fatto di avere un numero ridotto di vele da gestire rispetto a un monoscafo aiuta. Certo, occorre stare molto attenti alle ingavonate delle prue, perché possono essere catastrofiche. Dobbiamo, in sintesi, sempre essere un passo avanti agli eventuali rischi”.

Il nostro video onboard su Oman Sail

Il programma di Oman Sail, team sportivo promosso dal Ministero del turismo omanita, è decisamente interessante, soprattutto per la promozione della vela attraverso le nuove generazioni di quel paese, uno dei più “giovani” al mondo. A bordo vi sono tre ragazzi omaniti, Fahad Al Hasni, Mohsin Al Busaidi e Khamis Al Anbouri, “già con buona esperienza e giusta attitudine, imparano in fretta”, ci dice Thompson”.

Due dei tre velisti omaniti a bordo di Musandam ai grinder. Foto Tognozzi

Mentre Musandam corre nella rada di Marsiglia, vediamo incrociare Foncia, Gitana, Race for Water e gli altri MOD 70 di questo primo circuito dei trimarani monotipo da 70 piedi. Macchine da corsa oceanica eredi dei vecchi Orma 60, che domani avremo l’opportunità di seguire da bordo in una vera regata, sempre grazie all’ospitalità di Oman Sail. Stay Tuned.

Musandam al lasco, sempre sopra i 23 nodi con 14 di vento. Foto Tognozzi
Sidney Gavignet al timone. Dietro di lui Adam Minoprio, reduce dalla Volvo OR con Camper ed ex campione del mondo di match race. Foto Tognozzi

Nostra intervista a Brian Thompson (Oman Sail):

 

L’interno di Musandam MOD70. Foto Tognozzi

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