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San Francisco, USA- Clamorosa scuffia di Oracle AC72 ieri pomeriggio a San Francisco nell’ottavo giorno di test dal varo. L’AC72 di Oracle Racing, con James Spithill alla barra, si è rovesciato, secondo le prime ricostruzioni, durante una puggiata a bassa velocità da bolina a lasco. La barca scuffiata ha riportato gravi danni all’ala ma nessun membro dell’equipaggio è rimasto ferito. Il vento era sui 25 nodi con raffiche di 30.

Il relitto di Oracle US17. Foto Grenier

La marea ha portato la barca scuffiata per 3 miglia, fuori dal Golden Gate, dove il team ha cercato di rimorchiarlo verso la base del Pier 80, ma senza esito tanto che al tramonto la piattaforma era ancora rovesciata fuori dalla Baia, in uno stato del mare confuso che ha finito per distruggere completamente l’ala. Il relitto della piattaforma è arrivato alla base del Pier 80 solo verso l’una di notte locali (le 10 del mattino in Italia) di oggi mercoledì 17 ottobre, dopo un lungo ed estenuante rimorchio contro una corrente impetuosa.

L’AC72 di Oracle Racing scuffiato nella Baia di San Francisco. Foto Chris Ray

Così il tattico Tom Slingsby ha raccontato la scuffia: “Abbiamo chiamato una puggiata durante la nostra uscita di allenamento. Il vento era sui 25 nodi, e c’era una notevole corrente in quel momento. Abbiamo iniziato a puggiare ma la barca ha accelerato fino a ingavonarsi. Non sappiamo cosa accadrà esattamente con la nuova barca. Quando il naso è andato giù, l’ala ha colpito l’acqua e alcuni dei ragazzi sono finiti fuori bordo. Non eravamo sicuri che l’ala avrebbe retto per cui siamo tutti scesi dalla barca. Per fortuna nessuno si è fatto male e non ci sono state ferite. L’ala è danneggiata davvero seriamente e stiamo lavorando per mettere la barca in codnizioni di ritornare al Pier 80”.

Il frame con l’attimo della scuffia

Un incidente che non fa che confermare i preoccupanti scenari della gestione degli AC72 nel vento di San Francisco. Oggi è capitato al defender, che ha danneggiato seriamente un’ala dal valore di diversi milioni di dollari in una sola scuffia. La 34AC del prossimo anno si avvia, pare, a essere una regata a eliminazione… vincerà chi resterà intero?

www.americascup.com

Il video della scuffia:

 

Il video del entato recupero:

Il servizio della NBC Bay Area:

Il video 2:

View more videos at: http://nbcbayarea.com.

 

 

11 COMMENTS

  1. Una barca che si comporta così sacrifica alla velocità tutte le altre caratteristiche da sempre ritenute essenziali. Mi pare che non possano esserci dubbi, non è una barca marina.

  2. Estremamente interessanti i video. Non è una classica scuffia in poggiata! Normalmente la prua che si immerge è quella sottovento che ingavona sotto il carico alare. In questo caso invece è stato lo scafo sopravento a trascinare tutta il cat nose down. Il foil sottovento ha funzionato e la relativa prua era ben fuori dall’acqua. Il foil sopravento invece, leggermente sollevato, non ha dato la giusta portanza. Il risultato è evidente. Magari in fase di poggiata, prima che si stabilizzi l’assetto, i foil vanno tenuti entrambi immersi. La dinamica della scuffia sembra accentuata dall’ormai nota poca rigidità torsionale della struttura: è evidente come lo scafo sottovento sia pronto a decollare mentre quello sopra è ancora in acqua. Probabilmente anche la forma dei foil a L e non ad S come quelli di New Zealand ha dato minor stabilità al sistema. Il regolamento consente l’utilizzo di flap sugli elementi a T dei timoni? Potrebbero regolare l’assetto longitudinale sollevando le prue come sugli Int14. Se questo sistema è presente le cose sono due: o non ha funzionato o non è stato usato a dovere. Impressionante poi vedere come i foil, una volta che le prue si sono immerse rendendo l’angolo di incidenza dell’elemento orizzontale negativo, hanno lavorato al contrario portando sempre più in basso il cat. Tutti salvi, quindi si può dire: divertente.. istruttivo.. tanto pagano loro!

  3. Che splendide regate che si potrebbero fare con una flotta di 12mS.I. realizzati con una formula appena aggiornata e materiali moderni !

    • Parole sante, da incorniciare, e per non rovinare questa verità non aggiungo nulla, se non la mia noia mortale per assistere a questi tentativi di eccitare la folla che passeggia lungo il mare. Purtroppo la nuova AC mi costringe a cambiare canale…

  4. Analisi corretta Michele. Il regolamento non consente di avere parti mobili sui T-rudder, e l’asse di rotazione deve essere unico. Giusto invece che avrebbero potuto tenere giù tutte e due le derive, è consentito per 30″ prima e dopo una virata/strambata. Tra l’altro, in regata i bordi al lasco dureranno circa 90″, quindi la cosa è da esplorare in ogni caso.

    • E’ un piacere confrontarsi su queste pagine. Rivedendo il video la catena cinetica sembra chiara: il foil sottovento solleva lo scafo e la relativa prua, la wing scarica con la sartia e le volanti la forza sullo scafo sopravento creando una coppia che torce la struttura in senso opposto e abbassa la prua sopravento, a questo punto il foil sopravento con angolo di incidenza negativo crea deportanza affondando lo scafo e mandando in instabilità idro-elastica tutta la struttura che probabilmente avrebbe collassato se il cat non avesse scuffiato, infine, complici anche i pochissimi volumi, vincono le forze che portano ad abbassare le prue che vanno giù e ancora giù neanche fosse un sottomarino in immersione rapida!
      P.S.
      12mSI.. quelle sì che sono barche… non come i vecchi IACC che con 20 nodi stavano in porto altrimenti rischiavano di affondare (vedasi Australia II o Young America)!!! E intanto un gruppo di folli, con un attrezzo con foil ed un orrendo volante, tenta di stabilire record di velocità, non su basi misurate in qualche pozza desertica, ma nel bel mezzo dell’Atlantico… chapeau!

  5. Per fortuna nessuno si è fatto male. Certo che lo spettacolo è terribile. Il problema vero sono le condizioni meteo specifiche della Baia di San Francisco, in cui la corrente è spesso contraria al vento. Se l’incidente è capitato a Jimmy, preparato e attentissimo, vuol dire che regatare lì con un 72 è davvero difficile. Comunque, la barca è nata male: già ha il numero 17 e poi al varo la bottiglia non si è rotta. Cosa che a mio avviso dimostra una certa superficialità ad affrontare il problema (della rottura della bottiglia). Vedi l’attenzione sul tema dimostrata dai neozelandesi, che hanno reinventato la catapulta. Ida

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