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San Francisco, USA- Un relitto oscuro sfila nella baia durante la notte di San Francisco. E’ quello dell’AC72 di Oracle Racing, ma potrebbe anche essere quello dell’intera new America’s Cup voluta da Russell Coutts e finanziata da Larry Ellison. La simbologia appare tremenda: il grande catamarano scuffia e in un solo istante l’ala da 8 milioni di dollari va in frantumi. Una scuffia da 8 milioni… E poi la corrente di marea, che avvolge il relitto dove alcuni dei migliori velisti del globo, con le risorse di uno degli uomini più ricchi del pianeta, si stanno affannando per non trasformare la scuffia in catastrofe. Il fiume d’acqua è impetuoso, come sempre a quell’ora all’uscita della Baia di San Francisco, e trasporta quello strano animale di carbonio rovesciato fino sotto il Golden Gate e poi in oceano aperto, fino a 3 e più miglia dalla costa. Lì, in poche decine di minuti, le onde del Pacifico completano l’opera dell’impatto distruggendo completamente l’ala, con gli uomini guidati da Jimmy Spithill che si dannano nell’impotenza di chi aveva voluto sfidare le leggi della fisica.

L’arrivo del relitto dell’AC72 di Oracle alla base del Pier 80 di San Francisco. Foto Grenier/Oracle Racing

Solo a notte fonda, quando in Italia è metà mattinata, il relitto viene finalmente riportato alla base oracliana nel Pier 80, dopo un lungo e complesso traino. Dell’ala non resta assolutamente nulla, dispersa tra le onde dell’oceano. La piattaforma arriva rovesciata e anche lì i danni sembrano ingenti. Il primo AC72 del defender scuffia e spacca tutto. C’erano 25 nodi e l’incidente è occorso nella classica manovra di puggiata, la più pericolosa per i catamarani, specialmente se di grandi dimensioni e volanti sui foil. I soldi di Ellison sono senza limiti (già, ma fino a quando alla voce Coppa…?) e il defender avrà un secondo AC72 in costruzione. Questo incidente, però, priva Oracle di un programma di sviluppo che già nella più importante delle voci (leggi Foil) sembrava aver subito qualche battuta d’arresto rispetto alle intuizioni dei kiwi e (lo scopriremo presto) di Luna Rossa. E, soprattutto, rende evidente quanto già gli addetti ai lavori avevano ipotizzato: questi AC72 sono estremamente affascinanti, ipertecologici, velosissimi e fisici. Piacciono al pubblico generalista e ai giovani velisti (non ne abbiamo ancora incontrato uno che non ne resti ammirato), ma hanno un enorme difetto chiamato affidabilità. Una scuffia, nelle dimensioni di un AC72, ha conseguenze catastrofiche. Se non per l’equipaggio (nessuno dei 14 uomini a bordo di US17 si è fatto male, per fortuna), per le attrezzature. In una scuffia si sono volatilizzati almeno 8 milioni di dollari… Chi può permettersi tale costo, a parte Larry Ellison, che comunque non è un ingenuo e sa vedere i risultati dei suoi investimenti? Nessuno. E non solo, che ne sarà dell’evento se, azzardiamo, nell’estate 2013 anche uno solo dei 4 AC72 in regata (di cui tre nella Louis Vuitton Cup e uno, Oracle stesso, in attesa dello sfidante) subirà una sorte simile? Un grande cat di 72 piedi di spacca. Quante ali di riserva ci vorranno, visto che il protocollo ne consente un numero massimo? A San Francisco in estate ci sono spesso 25 nodi, c’è corrente, onda corta. Condizioni in tutto simili a quelle della scuffia di ieri pomeriggio nella Baia. Può l’America’s Cup, il più antico trofeo sportivo del mondo, permettersi tutto questo? Può sopravvivvere alla visionaria realizzazione di Coutts e dei luogotenenti ellisoniani? Diciamolo, così come si è realizzata (dopo le promesse mancate di numero di iscritti e villaggi aperti nell’SF riverfront) l’AC34 è ad alto rischio.

Certo, se Oracle voleva la visibilità mediatica, l’ha ottenuta, con la NBC che in prime time dedicava ieri sera un servizio con tanto d’inviato dalla Baia. A suon di scuffie, siano quelle rimediabili degli AC45 o quelle catastrofiche dei 72, su Internet si vola, i click fioccano. Ma a chi serve? Non si trattava di una regata dove “non c’era secondo”, la Coppa non era quell’evento dove si spendevano fortune e non si facevano prigionieri? Qui, ci sia consentito, si tratterà probabilmente di spendere una valanga di denari per cercare di arrivare interi all’arrivo. Solo uno ce la farà e sarà costui che, con la vecchia brocca in mano, potrà finalmente riportare questo magico evento nei limiti della realtà.

Come sempre accade, a riportare la presunzione degli uomini nei giusti limiti ci ha pensato la natura, sotto forma di una raffica di vento e di una corrente di marea che sanno tanto di nemesi per Oracle Racing, defender della 34America’s Cup, in programma (si spera) nel settembre 2013 nella Baia di San Francisco.

Lo skipper di Oracle Racing James Spithill decisamente preoccupato dopo l’incidente. Foto Grenier
Jimmy Spithill al lavoro sul relitto. Foto Grenier

Jimmy Spithill, skipper di Oracle Racing e al timone al momento della scuffia, è nero in volto. Non può sottrarsi alle dichiarazioni di rito sullo spirito del team, sulla volontà, sulla difesa vincente della Coppa. Ma tra la sua lentiggine da bravo ragazzo aussie dai capelli rossi, traspare una seria preoccupazione per quanto è successo. “Abbiamo fatto qualcosa che speravamo che non avremmo fai fatto, ovvero scuffiare un AC72. la cosa più importante è che tutto l’equipaggio sia sano e salvo, nessuno si è ferito. Un grande grazie al nostro shore team, al nostro equipaggio di spupporto e alla US Coast Guard che ci ha sostenuto”: E ancora… “Non c’è dubbio che questa sia una battuta d’arresto. Sarà un gran test per questo team. Ma, ho visto questo team in situazioni simili nel corso dell’ultima campagna, prima che noi vincessimo l’America’s Cup. Un team forte si riprenderà e questo non ci impedirà di vincere l’America’s Cup. Ovviamente, noi abbiamo fatto molto lavoro e dobbiamo guardare i nostri piani adesso. Sono ancora fiducioso nel team che abbiamo e possiamo andare là fuori e vincere di nuovo”.
www.oracleteamusa.com

 La foto gallery dell’incidente e del recupero del relitto by Christian Grenier/Oracle Racing

 

14 COMMENTS

  1. Grande articolo! Articolato, documentato, fotografa la situazione attuale nella sua terribile realtà.
    Complimenti Michele. Max

  2. Possibile che nessuno, Russel Cutts in testa, aveva previsti questa possibilità? Ora, per la prima volta nella storia della Coppa d’America, si corre il fondato rischio del suo fallimento.

  3. Ma smettetevi di parlare di ” America’s Cup” quando parlate di questa barzoletta. L’america’s cup fu enterrato nel 2007. Lasciamolo stare in pace. Gia con il passagio dei 12m ai ACC ha perso suo fantastico fascino unico. Addesso serve solo piu a fare riddere la gente.

  4. Ottimo resoconto!! ci voleva tanto per capire che certe regate con i mostri alari sono una follia??? Ed è andata bene che non ci sono state conseguenze per gli uomini!!!!!!! come si fa a pensare di fare regate (oltretutto anche di flotta in alcuni casi) con un ala al posto della vela, che non è ammainabile se non con rimorchiatori e 40 uomini di servizio. Basta un incidente od un piccolo errore di manovra ed ecco il risultato. In altri post si è parlato di questa edizione dell’AC dove gli appassionati si dividono in favorevoli o contrari (come è giusto che sia). L’accaduto in oggetto è la dimostrazione che i contrari forse hanno ragione!!

  5. La Coppa America è fatta da sempre da Miliardari pronti a spendere l’impossibile per portarsi a casa la Brocca, dov’è il problema di veder spesi, oggi nel 2012 i miliardi. Con 8 milioni di dollari nel calcio ti puoi permettere appena un medio difensore centrale…..(Bonucci costerebbe di più) e se si rompe un ginocchio non ti trovi niente….
    Se Alonso sbaglia e sfascia la macchina alla seconda curva, i soldi che si perdono possono essere anche ben più di 8 milioni di dollari.
    Questo è sport ad altissimo livello in tutto, è la Formula 1 del mare. Non capisco perchè criticare ancora questa formula. E’ come criticare la’esistenza della formula 1, della moto Gp o anche del campionato di calcio di serie A, perchè si spendono troppi soldi e dove una squadra media costa mille volte di più di una campagna di coppa.
    Perchè continuate a chiedere di correre con le auto di serie. Sei in Champions e devi giocare con una squadra che non vale niente?
    Chiunque di noi avrebbe potuto timonare un vecchio Ac, pochi pochissimi possono mettersi alla barra di questi giocattoli e comunque devono avere una grande preparazione, così come pochi possono mettersi alla guida di una Ferrari, di una motoGp o di un caccia.
    Allora!?
    Venite a vedere una regata di classe A o di formula18 e forse incomincerete a capire che le regate coi cat sono regate normali, ma solo a velocità doppia e dove il timone devi toccarlo appena e non ti è permesso zappare come sugli ims, dove tra una bolina e un’altra puoi mangiarti pizza e birra.

    • Ciao Vincenzo,

      nessuno sta criticando i catamarani che vanno benissimo, stiamo osservando che questi cat (gli AC72) sono talmente estremi che si rischia di non avere nessun concorrente dopo un paio di giorni di regata. Se Alonso rompe, per usare il tuo esempio, vi sono altre 20 vetture in pista. Qui stiamo parlando di tre sfidanti e un challenger, e basta. Il rischio di rottura catastrofica è elevatissimo.

      Lo sport estremo va bene e la Coppa America è destinata all’estremo, ci mancherebbe. Questi cat sono fisici, ipertecnologici e splendidi per le riprese ma nell’affidabilità hanno un problema enorme. Se un Classe A e un F18 scuffiano li si rialza in poco tempo e si prosegue, se scuffi con un AC45 per quello che si è visto con un gommone si rimedia, ma se scuffi con un AC72 il problema è che probabilmente spacchi tutto.

      Per favore, basta con l’eterna polemica tra monoscafisti e multiscafisti. Sono entrambe bellissime forme di vela, ognuna con le sue caratteristiche. Tirare su un TP52 o un 90 piedi o un Volvo 70 è estremo come farlo su un cat e viceversa. Questa, almenro, è la nostra opinione.

      Un saluto

    • Ciao Vincenzo, scusa ma non sono d’accordo con te. Certo, classe A o formula 18 sono barche splendide e spettacolari, ma le conseguenze di una scuffia non sono così devastanti. Qui mi sembra che il punto sia che lo scarso margine di errore unito alle elevate velocità e alle dimensioni gigantesche rendano improponibili per questi mezzi delle regate che prevedono molte virate/strambate e manovre anche tattiche per spingere alla penalità l’avversario. Penso che mezzi del genere possono andare bene per regate lunghe, oceaniche magari, ma non pre ” giocare nello stretto” per usare la tua metafora calcistica.
      Rimango dell’idea che sarebbe stato meglio impostare la Coppa con barche velocissime e spettacolari come i VOR 70 o i nuovi 65, che a 25-30 nodi ci vanno lo stesso, non scuffiano e se proprio non disalberi arrivi. Speriamo che l’abbiano capita…
      Ti saluto e buon vento
      Luca Arnuzzo

  6. In tutte le scuole di vela, nelle prime lezioni, gli istruttori spiegano agli allievi come gestire la scuffia, ricordando che la scuffia non è un naufragio, ma solo un piccolo “contrattempo”, a volte non evitabile neanche dall’equipaggio più esperto. Insomma niente di tragico, nessuna onta, solo una seccatura, Ovviamente parliamo di derive. Ora la domanda è: ma queste barche, vi sembrano dei catamarani d’altura? A me, francamente, no. Ed il fatto che, essendo sostanzialmente delle derive, comunichino il messaggio scuffia=naufragio, mi sembra un grosso passo indietro per l’immagine della vela, ad opera di un evento che invece avrebbe dovuto rappresentare una grossa opportunità. Mi sembra che si sia presa una rotta sbagliata.

  7. A questo punto la conseguenza di questa scuffia è facilmente prevedibile: col vento sopra i 15 nodi gli AC72 resteranno all’ormeggio, magari quando gli optimist si divertono in regata…

    • Eih, ricordiamoci che i vecchi Ac avevano, comunque, un range di vento molto basso per regatare.
      Secondo il vostro discorso allora i vecchi 12 metri erano il massimo per regatare… e forse era proprio così.(Fremantle 87 la ricordiamo tutti, anche i pischelli come me, che l’hanno vista molti anni dopo.)
      Questa coppa da un lato è molto più viva, perchè con i 45 ce la fanno pregustare già da due anni, a noi, ma soprattutto a tutto il pubblico, normalmente solo calciofilo, dall’altro, è come se si tornasse ad inizio secolo con i veri ricchi che costruiscono i J class, che all’epoca saranno apparsi così come oggi vediamo i 72.

      • Ciao Vince, lo sò quanto sei bravo e da dove provieni. Concordo con te per il discorso dei J Class e del fascino dei grandi Cat per il pubblico generalista e i giovani (indubbio). Il problema qui è un altro: è che sono solo 3 challenger e se una scuffia finisce come quella di Oracle si rischia di non avere nessun evento se uno o due dei tre dovessero avere rotture maggiori. Se disalberavi in una notte ti cambiavano l’albero e la mattina dopo regatavi, adesso rischi di avere danni enormi. La loro gestione è difficilissima e il tasso di rischio è elevatissimo. Tutto qui. Che poi il progresso non vada fermato sono il primo a dirlo ed è normale che alle prime uscite vi siano tali danni, ma chi potrà gestire tali costi? Ciao

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