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Auckland, Nuova Zelanda- E’ una Luna Rossa del tutto diversa quella che ci ospita questa mattina alla base di Auckland, mentre in Italia è notte fonda. L’atmosfera è rilassata e di massima apertura verso i media, tanto che pare quasi di non riconoscere i protagonisti di questa lunga storia iniziata nel 1997, quando Patrizio Bertelli decise di misurarsi con l’America’s Cup. Altri uomini e altro spirito della barca con i colori Prada, la più desiderata dagli italiani. “Siamo tornati ad avere un team con competenze ai vari posti giusti e non con livelli di potere”, dice Patrizio Bertelli con non celata soddisfazione, “L’esperienza di nostri uomini nati qui a Luna Rossa, e andati poi a fare altre esperienze in altri team, è importante e ci apporta molto. L’atmosfera in questa Luna Rossa è molto buona”. Merito degli uomini e dello skipper Max Sirena, che sta dimostrando di sapersi circondare dei migliori nei vari campi, che è poi uno dei segreti del successo. La nuova Luna Rossa, che ci accoglie alle dieci del mattino in un capannone nella base di Auckland, è grigio argento luccicante. Splendida. “Il colore l’ha scelto mio figlio Lorenzo, pensando a quello dei modellini degli aerei. Mi è piaciuto e l’ho girato a Max, che l’ha poi adattato. Questa vernice pesa leggermente di più, ma tanto la barca è destinata a volare e a non toccare quasi mai l’acqua”, spiega Bertelli.

L’ala di Luna Rossa AC72. Foto Tognozzi
Luna Rossa AC72, vista della struttura centrale. Foto Tognozzi

La struttura portante è del tutto simile all’AC72 di Emirates Team New Zealand, che oggi è uscito ad allenarsi nel Golfo di Hauraki. Lo abbiamo visto sfrecciare dall’alto della Sky Tower e ci è sembrato che questa partita tra due mondi, quello oracliano-cayardesco di base a San Francisco, e questo kiwi-Prada con culla ad Auckland, sia molto più aperta di quanto si possa pensare. “Qui dicono che siamo il secondo team kiwi e la cosa un po’ ci fa piacere, tutti qua si danno molto da fare per aiutarci e ci hanno accolto benissimo. Ripenso a quello che successe nell’ultimo periodo a Punta Ala, quando c’era chi faceva di tutto per metterci i bastoni tra le ruote”, dice Bertelli togliendosi uno dei suoi classici sassolini dalle scarpe. Un altro riferimento tagliente come un rasoio arriva alla domanda di farevelanet… Ma insomma a oggi che ne pensa di questa Coppa? “Non è una questione di multiscafi o monoscafi, i multi vanno benissimo e sono affascinanti, piacciono a un pubblico giovane. Il problema è di farli in dimensioni che siano accessibili alla maggior parte dei team. Questi di 72 piedi sono assurdi e hanno costi proibitivi. D’altra parte queste sono le regole volute dal defender che le ha realizzate con l’apporto decisivo dell’ex challenger of record”, ogni riferimeno al non citato Mascalzone Latino e alla sua accondiscendenza ai voleri del defender appare scontato. Per Bertelli, chiunque vinca questa sarà l’ultima edizione disputata con questo tipo di cat, “troppo complessi, delle nostre 80 persone nel team ben 40 servono per issare l’ala e mettere la barca in acqua, è assurdo. Un AC72 è un manufatto industriale hi-tech che naviga sul mare, non è una barca nel senso tradizionale”.

Max Sirena e Patrizio Bertelli alla conferenza stampa di questa mattina ad Auckland. Foto Tognozzi

Ecco il video con le risposte principali di Patrizio Bertelli e Max Sirena durante la conferenza stampa:

Il patròn Prada appare in gran forma e alla domanda decisiva di Bob Fisher, decano dei giornalisti velici, “Ma secondo lei il catamarano che abbiamo visto oggi è in grado di vincere l’America’s Cup?” si sbilancia con un “Con questa barca abbiamo un 50 per cento di possibilità”, aggiungendo poi che “L’obiettivo minimo è quello di disputare la finale della Louis Vuitton Cup contro Emirates Team New Zealand”. E ancora: “Noi rappresentiamo anche l’Italia nel mondo”, dice, “e questo per noi, adesso, sta diventando anche un dovere, ovvero quello di far sognare gli italiani condividendo con loro un progetto. Specialmente in una fase economica come questa. Per noi rappresentare il meglio dell’Italia è un dovere”.

Vista dall’alto del trampolino tra i due scafi. Foto Tognozzi

Il cat, su cui camminiamo rimbalzando sulla rete del trampolino come astronauti sulla Luna, appare del tutto simile all’Alinghi 5 della Coppa del 2010. Viene da pensare che se Ernesto Bertarelli si fosse deciso a costruire l’ala che gli veniva consigliata avrebbe sconfitto a mani basse il trimarano di Oracle. La struttura bompresso-tiranti-trampolino che dà rigidità al sistema scafi-traverse è infatti simile a quella del cat alinghiano. L’ala appare semplice, composta da sue sezioni longitudinali e quattro flap nella parte poppiera. Sull’ala spicca l’immagine del Piranha ripresa dall’AC45. “Abbiamo scelto il Piranha un po’ perché ci piaceva di più rispetto allo Swordfish ma soprattutto perchè entrava meglio nello spazio a lui destinato”, afferma lo skipper Max Sirena. Incrociamo anche i nuovi arrivati Iker Martinez, Xabi Fernandez, Simone de Mari e Franck Cammas, il vincitore della Volvo Ocean Race che ha un contratto con Luna Rossa fino alla fine dell’anno (“Poi ne parleremo”, dice Sirena): “Lo abbiamo chiamato perché è uno dei massimi esperti mondiali in questi multiscafi e perché è una grande persona, l’altro giorno era lì con noi a cartare la barca, con la massima umiltà”. In effetti l’aria che si respira nella base lunarossiana è positiva, lontana da quella dei gruppetti in cui incappò l’ultimo de Angelis. La collaborazione con i kiwi, nel rispetto del Protocollo, è ottima. “Non possiamo nè vogliamo fare gli speed test ma organizzeremo delle regate di allenamento con ETNZL, verso metà novembre inizieremo. Poi da febbraio inizierà il tarsferimento a San Francisco”, spiega lo skipper romagnolo, coccolato con lo sguardo da Patrizio Bertelli che annuisce, convinto delle qualità di questa sua scelta così inattesa. In effetti, Sirena sta guadagnandosi sul campo una stima condivisa, proprio per delle scelte improntate alla qualità, senza altri scopi che non siano “Il successo di tutto il team, perché se vinciamo sarà conveniente per tutti. Il successo in America’s Cup non è mai frutto di un singolo ma di un enorme insieme di fattori che portano alla vittoria di un’intera squadra”.

Il video dell’ala e del catamarano:

“Il motivo dell’incidente di Oracle probabilmente è che hanno dovuto adattare una barca non pensata per i foil alle appendici che consentono il sollevamento, come hanno fatto invece da subito i kiwi e come stiamo facendo noi”, dice Sirena, “ma loro sono un grande team e certo sapranno risollevarsi da questa situazione”. E a proposito di incidenti, arriva il punto centrale, ma chi vincerà su questi affari fantascientifici? “Vi assicuro che andare a 40 nodi quando ve ne sono 18 reali sull’acqua non è affatto uno scherzo. “La paura è un punto importante in queste barche. Il fattore psicologico e umano potrebbe essere decisivo, chi avrà meno paura alla fine potrebbe vincere, senza rompere nulla ovviamente, visto che questa è la vera incognita. E anche la reazione psicologica creatasi in Oracle, che voleva reagire alle uscite da 42 nodi di ETNZL qui ad Auckland, ha fatto sì che rischiassero troppo in una giornata difficile a San Francisco, con il risultato che abbiamo visto”. In dotazione agli equipaggi c’è ormai anche la bomboletta d’aria con boccaglio, tipo quelle che usano i piloti militari nelle loro tute. Cadere in acqua a 25 nodi, magari finendo sotto una piattaforma larga 14 metri, non è infatti affatto uno scherzo. Sull’ospite, per l’appunto, Sirena si dice scettico: “Io personalmente non ci vorrei andare, poi decideranno gli organizzatori. Sarebbe come fare una corsa di MotoGP sul sellino dietro a Valentino Rossi o una corsa di Formula Uno sedunto dietro ad Alonso. Meglio di no…”.

Domani sono in programma prove di carico. Mercoledì prossimo una prima uscita con test di traino e per giovedì e venerdì della prossima settimana avremo probabilmente la prima uscita di Luna Rossa AC72. Torneremo più avanti con le foto e la documentazione del varo, intanto ecco la vista di Auckland dall’alto della Sky Tower:

www.lunarossachallenge.com

La nostra Gallery dell’AC72:

 

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