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Malta- Per questa rivista e per migliaia di velisti del Mediterraneo e di tutto il mondo, la Rolex Middle Sea Race è la più bella e impegnativa regata che si possa fare nel Mare Nostrum. Una prova di alta qualità e con un percorso seducente come pochi altri, che ogni anno attira sempre più yacht. Quest’anno la flotta italiana è stata, non a caso, ancora più consistente delle già notevoli tradizioni.

L’edizione 2012 è stata caratterizzata dal vento leggerissimo, contrariamente a quanto vorrebbero le statistiche che, come per esempio nel 2007, vuole questa regata, o parte di essa, contraddistinta da condizioni dure. Il fascino della prova resta comunque irrinunciabile ed è per questo che dedichiamo volentieri spazio a Roberto Perrone Capano, velista napoletano di lunga esperienza in vari settori, dall’olimpico Soling all’altura e ai monotipi, che l’ha affrontata a bordo dell’X-41 Le Coq Hardi  ITA 4149 armato dai fratelli Maurizio e Gianpaolo Pavesi e con skipper Stefano Mango, 31esimo classificato. Ma questo poco importa visto che la Rolex Middle Sea Race è una di quelle regate dove chiunque partecipi torna a casa con mille nuove emozioni ed esperienze. Questo il suo racconto:

Un momento della partenza dalla Grand Harbour. Foto Arrigo/Rolex

La mia Middle Sea Race

Mare vivo, non è uno slogan ma la sensazione che si prova al rientro dalle oltre 600 miglia della Rolex Middle Sea Race, in sigla RMSR . Cornice da favola quella del “Grand Harbour”, porto grande naturale di Malta, già base navale della flotta inglese. Così come la nuova sede del Royal Malta Yacht Club, con la cornice vivente formata dalla grande e spontanea partecipazione del pubblico. 90 barche iscritte, 83 partenti al via suddivisi in 6 classi per circa 1.000 velisti d 15 nazioni, con un’organizzazione collaudata ed efficiente giunta alla sua 33^ edizione. Tutto ciò rende questa grande classica dell’altura una vera regina del mediterraneo, di certo meno celebre e datata della Fastnet Race o e della Sidney Hobart, ma ineguagliabile per la bellezza del percorso. Si solcano 3 mari, lo Ionio il Tirreno ed il  canale di Sicilia. Poi lo stretto con le sue insidie tecniche, a seguire lo Stromboli sempre vibrante, poi capo Gallo e capo San Vito seguiti da Erice, Trapani e  dalle Egadi. Infine le isole di Pantelleria e le Pelagie, quelle di Linosa e Lampedusa. Boe naturali del percorso che ci lasciano il solo rammarico di non poterle doppiare sempre e solo di giorno, per goderne tutta la loro bellezza.

Nell’edizione 2012, la mezza luna crescente e la durata della navigazione, caratterizzata da arie leggerissime, spesso inesistenti, ne hanno mostrato le linee di costa con altre magiche luminosità e silenzi, tipici della bonaccia. Le isole, di notte, sembrano giganti addormentati, sempre che la forza del mare non ne cambi il palcoscenico, trasformandole in pericoli da cui tenersi alla larga.  Il clima tropicale delle ultime stagioni autunnali presenta infatti nuovi fattori di rischio meteorologico per lo scontro fra le arie fredde in arrivo dal nord Europa, con quelle calde post estive ancora dominanti nel mediterraneo meridionale. La Tunisia è a circa 60 miglia da Lampedusa, ed i tempi meteo si son rotti solo fra venerdì 27 e sabato 28 ottobre. Una volta il “cambio” avveniva a ferragosto, con la classica buriana estiva!

In classifica alla fine vincerà Davide contro Golia, ovvero Hi Fidelity, un 46 piedi adatto a tutte le arie, nato dietro commissione di Neil Pryde, suo primo armatore ed icona del mondo delle tavole a vela: uno che di mare se n’intende.

L’X-41 Le Coq Hardy. Foto Taylor

Procedo imponendomi un minimo d’ordine, e dal pre partenza. Che, sulla scorta delle precedenti edizioni, ha visto rafforzate le dotazioni di sicurezza standard previste per le regate  d’altura di categoria 2 isaf, quale la RMSR è. Sono le regate di durata estesa, non distanti dalle linee costiere, per le quali è richiesto un alto grado di auto sufficienza agli yachts iscritti). Con alcuni obblighi aggiuntivi, quali:  l’installazione dell’AIS che non significa associazione italiana sommeliers, bensì Automatic Identification System. Un mix fra radar e Gps che lavora sulle frequenze VHF; poi un sistema di timoneria alternativa d’emergenza rispetto alla pala del timone, non limitato al suo sistema di comando e rotazione; e la coperta ignifuga, frutto di un recente incidente senza vittime durante la Palermo-Montecarlo.  A bordo di Le Coq hardì abbiamo aggiunto un filo del nostro con la procedura scritta di recupero uomo a mare, affissa sul carteggio e discussa al nostro interno nel giorno del pre partenza. Confrontata con l’appendice D delle Isaf offshore, che riporto perché sia letta da chi va per mare, scaricabile anche dal sito ufficiale www.rolexmiddlesearace.com.
Infine l’ampia disponibilità di spazi a mare ed a terra, che permette agli organizzatori del RMYC di mettere a disposizione della flotta numerosi container in cui riporre attrezzature e bagagli “civili”; un’ esempio da emulare!

Giungiamo così al sabato 20 ottobre, la data del via, previsto dalle h. 11 alle 11,30, scandito dalle cannonate dell’esercito che rombano dall’alto della fortezza, nel fiordo principale della Grand Harbour. Quello la cui punta nord est è stata letteralmente divorata dall’edilizia. Partenza a dir poco affascinante, dove la parte vecchia del centro abitato e delle fortificazioni difensive del porto dominano su tutto, cemento incluso.

Le terrazze della fortezza militare a nord della baia colme di pubblico fanno percepire ai velisti tutta l’intensità della storia marinara di quest’isola, legata al mare a doppio filo. Sensazioni nuove per chi pratica questo sport nel mediterraneo.  Partono prima le small boat, ed in coda i giganti a vela: il 100 piedi Esimit Europa 2 (ex Alfa Romeo) nei panni di Golìa, sfila con la testa d’albero all’altezza della rocca di La Valletta, il lato  Sud del fiordo grande. Seguono due Baltic 72 piedi, Stig e Ran, nei panni di vice-Golìa. Le loro linee d’acqua sono più vicine alle auto di formula 1, il carbonio dello scafo è tanto elegante quanto cupo, con il risultato di lasciare posto a bordo ai soli professionisti del mare, armatore a parte!

Ci raccontano, da bordo delle formula 1 del mare, di soli cibi liofilizzati, e di una borsa da 10 lt di capienza a testa per il vestiario tecnico tutto, cerate escluse. Noi siamo almeno al doppio se non oltre, e ci sentiamo stretti. Imbarchiamo lenze, pasta asciutta, ingredienti per la pasta al forno alla pugliese e per l’eventuale cucina del pescato: zenzero, pinoli, uva passa, e spezie varie, senza però rinunciare alla tensione agonistica. Il contraddittorio interno del pre partenza sacrificherà le sole lenze leggere. Un mix di tecnica aggiornata (spectra e carbonio dell’albero su tutti) con la vita di bordo che appaga noi, e che ci è stato tramandato dalle nostre famiglie, naturali o veliche. Ci sentiamo un po’ guardati come specie in via d’estinzione. Ma per la festa della RMSR partono anche barche di grandissima serie accanto alle F1, c’è di tutto, perfino una small boat  con la struttura per il bimini ed i pannelli solari al posto della tenda. Osceni è poco, il commento unanime di bordo.

Per curriculum e dimensioni, presiede la sfilata Jochen Schumann, pluri olimpionico per l’ex DDR nella classe Soling, pluri medagliato, e team leader di Alinghi: un mito della vela. Avrà 50 anni come molti di noi a bordo, ma timona Esimit gagliardo e lapidario come un ragazzino. Sembra essere costruito con l’inox 316 prima che in carbonio, perché baltico nei colori e  nei tratti, avvolti dall’abbigliamento tecnico in microfibra. Cotone? Roba da Cristoforo Colombo, bestemmie. La differenza e’ che oggi Jochen saluta tutti sornione, cercando di tenere il comando del suo 100 piedi di Esimit al sicuro dagli incroci. Dovrà anche lui prestare attenzione al suo armatore, al suo prestigio, ed è giusto che sia così. Sul Soling negli anni ‘80 raramente riuscivamo a navigare vicino a lui, ma ricordo come guardasse in cagnesco noi velisti mortali, alla pari del suo  equipaggio composto da soli atleti di stato, che a noi parevano essere sempre muti. Un principe della vela tecnica e tradizionale, quella oggi messa in discussione dai multi scafi. Lo precede al colpo di cannone capitan de Angelis alla ruota di Stig con Lorenzo Bressani skipper. Ma vincerà la classifica overall Hi Fidelity, progetto australiano battente bandiera Sud Africana con due ragazzi di Gaeta a bordo, fra cui l’ex starista Luca Simeone, che ne cura la gestione tecnica a terra. Molto bella ed elegante la polena disegnata sulla fiancate all’estrema prua, con volto a metà fra Diana e Venere. Chiome sciolte, seducenti e mosse dal vento, che prendono poi forma delle onde.

Torniamo alla vela: il vento da est sui 20 nodi  di sabato 20 ottobre mattina spinge la flotta di bolina rapidamente fuori dal ventre del fiordo. Si rischiano le “sverniciate” bordo a bordo, qualcuno confonde i colori delle bandiere che identificano i gruppi, sembra esserci un anticipo di 10 minuti sui tempi della nostra bandiera di flotta, quella blu, con dubbio presto sciolto dal guidone issato sulle scogliere della fortezza militare. Solo Esimit Europa 2 nei panni del gigante, prima lascia il passo ai ragazzini, poi lasca le scotte e sfila tutti sottovento: l’altezza del suo piano velico lo rende indenne dai rifiuti. Si procede poi per 3 miglia sotto spi verso nord ovest fino alla 2^ boa di disimpegno a 9 nodi di velocità, e poi di bolina fino al tramonto vs. capo Passero, angolo sud est della Sicilia.

Il fascino del passaggio dallo Stromboli durante la Middle Sea è indimenticabile. Foto Arrigo Rolex

Lentamente le bonacce avvolgeranno la flotta e serviranno ben oltre 36 ore alla flotta delle small boats da 40 piedi per doppiare lo Stromboli, in bonaccia totale. Mezzo nodo, poco meno e poco più, il display del log (velocità) che resta ore ed ore  sotto il nodo. L’unico soffio lo regala l’elicottero dei fotografi RMSR; lo invitiamo a gesti a restare vicino a noi, ma vola via come un’ape in cerca di altri fiori. E pensare che queste barche prodigio con soli 4 nodi di vento procedono a 5 nodi ed oltre, sfruttando l’apparente. La pazienza torna a galla quale dote principale dei marinai, ed il windex si chiede dove sia finito il suo padrone, ovvero il vento. A bordo confrontiamo sog e log che non sono giochi di parole ma gli effetti della corrente. Che indicano grazie all’elichetta immersa del log dati maggiorati rispetto a quelli del satellite (sog, speed on ground).  Il timoniere inveisce ed il turno di riposo equivale ad ossigeno per lo sportivo, alla superficie del mare  per il sub che riemerge.

Siamo suddivisi in tre turni di 3 persone, con 2 ore di lavoro ciascuno, due ore di stand by, e 2 di riposo. Il risveglio non sempre è facile ma sempre dolce quando si è in mare con passione e senza rischi.

Il buco di vento in cui caschiamo dopo la terza alba, insieme alla porzione della flotta che naviga più a nord nel tratto fra Stromboli e Trapani, confidando nel nw, lasciano spazio al silenzio e ad altri spettacoli. Lo Stromboli tuona vibrando, e dalla sciara si levano di giorno ora nuvole di gas, ora piccole valanghe di pietre. Di notte, lava e fuoco. L’occhio stanco confonde il bagliore delle stelle riflesse sull’ acqua piatta con la fluorescenza del plancton e di un branco abominevole di meduse. Cadere in acqua sarebbe doloroso perchè i loro filamenti sono lunghissime criniere, altro che disegno ameno di Hi Fidelity. All’alba il mare eoliano piatto lascia spazio alla danza dei tonni, che rompe la noia della bonaccia insieme alla simpatia ed all’ amicizia lunghissima fra molti membri dell’ eauipaggio: siamo in 6 “zii” che navigano insieme dagli anni ‘80 e 3 ragazzi, agonisticamente maturi, provenienti dalla scuola delle derive del circolo Italia di Napoli per cui regatiamo da sempre: sono i Gennarino boys, dal nome del loro Capitano.

Poi c’è Albatros, che è anche un nome di battesimo, ben noto nell’ambiente: lascia a casa un figlio operato con preavviso minimo e Monica, che non potrà che essere una donna con la “D” maiuscola. Albatros è un bell’esempio di marineria, ed a differenza delle sirene pare avere sembianze di pesce, ma con l’armamento velico. Capelli color lava e cuore siciliano, con noi s’intende al volo e tollera qualche lenza al traino, superato il primo stupore. Al ritorno a Malta saranno 5 i tonni tirati a bordo e finiti  marinati, crudi con zenzero e cipolla, o fra gli spaghetti con pachino, pinoli ed uva passa.  Tutto grazie ai ritocchi di Gianpaolo alla cambusa di bordo. È lui l’addetto alle spezie ed alla musica, se libero dal suo ruolo di prima mano alla scotta dello spi. La radio in questo mare spazia dai ritmi del magrebh a quelli del miglior jazz. Sotto lo Stromboli i tonni da 1-2 kg saltano dall’acqua a ritmo impressionante, ininterrotto. Cose mai viste nel mare di citta’, e miracoli autunnali. Poi alici, aguglie, delfini, pesce spada che taglia l’ acqua con la lama tenuta fori dall’acqua in posizione da periscopio.

Doppiato lo scoglio di Strombolicchio, ecco la panna sulla meringa, e scuserete l’omaggio alla pasticceria napoletana: una tartaruga marina davvero “caretta” che dorme e scappa via dopo metà scafo, colta in tempo dall’occhio di Maurizio. La ciliegia sulla torta arriva al mattino successivo, quando lasciata alle spalle Alicudi, e dopo circa 72 ore di navigazione, al nostro X41 mancheranno quasi 40 miglia per Palermo. La rotta alta ci ha lasciato in panne nonostante il vento sia girato, e come previsto,da NW. Sarà stata la costa calda ad aspirare maggiormente il vento debole? Ala fine pagherà la rotta bassa, e così facendo perdiamo il 44 piedi xp act, vincitore in classe IRC3 ed ORC3. Oltre al catanese Zenhea T., tenuto a vista, purtroppo senza frutti, dal nostro Albatros. Sarà  questa la 3^ notte di bonaccia, ed all’alba e’ Aurelio ad avvistare un pigrissimo capodoglio a 100 mt. dalla prua. Sbuffa acqua e sembra  volerci far capire che ancora dorme, “please do not disturb”. Ci avverte in netta rotta di collisione pur senza avere l’AIS e scompare mostrando la classica coda, senza muovere l’acqua. Ricomparirà più lontano quando per l’obiettivo dell’ I phone sarà solo un punto nero.

Bonaccia a Strombolicchio. Foto Arrigo/Rolex

Capo San Vito ci riporta indietro nel tempo perché segnerà con il passaggio fra le  Egadi la 4^ notte caratterizzata da sole bave di vento. La quinta arriverà con Pantelleria, che regala alla ns. flotta anche un groppo da 40 nodi. La tormentina prende il posto del fiocco leggero, code 1 in gergo veleria, giusto in tempo di salvarlo e  di lasciar passare il nero lava che riempie tutto il cielo. Le sirene delle navi urlano, è nebbia fitta per il muro d’acqua, e solo la distanza da cui avvertiamo quel suono sordo e lungo ci lascia tranquilli. Una tromba d’aria passata a prua in pomeriggio e l’esperienza della RMSR del 2007 sul Cookson 50 Cippa Lippa, splendido secondo in classifica overall ORC dietro il solito Hi Fidelity, ci hanno insegnato ad usare la tormentina in modo molto rapido, già armata di scotte e gibbs. Il groppo lascia entrare vento da nord, e si procede in linea con il tempo massimo previsto per questa regata. Pantelleria scorre a babordo (sx) con la lentezza dei fotogrammi di una moviola, sarà la 5^ notte con pochissimo vento. Francesco de Angelis ci saluta via sms, lui è già sul continente, Stig avrà tagliato il traguardo in poco meno di 4 giorni, un’eternità per un 72 piedi high tech. Il record resta quello di Rambler nell’edizione 2007, skipper Ken Read: 650 miglia in 47 ore, media di 14 nodi, bolina compresa. Ma già compaiono all’orizzonte velico i monoscafi scafi con i foils, leggi le ali: aliscafi a vela da 50 nodi, vedremo forse belle immagini, ma anche tanti rischi.

Lampedusa regala un mare brulicante di pesce e le tende della protezione civile molto bene in vista sul capo est, quasi a rischio d’inondazione in caso di libeccio. Lo sapranno, ci chiediamo scherzando, ma nemmeno troppo?

La 6^ ed ultima notte ci vede in duello con un J 111 bordo a bordo, fra calme e soffi di vento che gonfiano le vele senza lasciar tracce sul mare. Eolo e Nettuno sembrano voler essere distanti fra loro, avranno forse litigato. I bagliori di Malta e l’intensità di petagni (le boette segnalatrici dei pescatori) ci tengono ben svegli. Alle 4 del mattino siamo a 2 miglia dal canale che divide Malta da Gozo, lo socglio è quello di Comino, a circa 12 miglia dall’arrivo. Ci serviranno 6 ore circa per tagliare il traguardo, questa volta nel fiordo piccolo di Marsamxett, quello più a nord. Chi lo ha a bordo come dotazione nel set di vele, sfodera il wind seeker, una carta velina fragrante per il suo tessuto leggerissimo. Entriamo in flotta dopo oltre 600 miglia, bordo a bordo con la maltese Elusive 2, il J 111, la tedesca Rebel, e qualche altra barca.

I mostri di cemento sul fiordo di arrivo ed il vecchio ponte in ferro del Grand Harbour ci permettono di non usare il GPS. Il pubblico da terra e dagli scogli applaude ogni barca, ed è molto bello, ci si sente un po’ maratoneti a N.Y.: c’è l’ho fatta! Alla fine saremo 5^ in classe 3, e  ci porteremo dietro a lungo le bellissime emozioni della partecipazione: De Coubertain calza in pieno con la RMSR,  vissuta in veste di dilettanti professionali!

Nessuno di noi ricordava un’edizione così lenta, sentenzia sorridente in banchina John Ripard sotto braccio con il suo amico Carlo Rolandi, Presidente onorario Fiv. Due  ragazzi con la polo RMSR e molti anni trascorsi a vela. John  ha il sorriso e gli occhi dal colore del mare di Sicilia e dell’isola di Malta, è membro della giuria  internazionale e primo nome nell’albo  d’oro della MSR con il Josian, mitico Swan 36 firmato Sparkman & Stephens, poi venduto ad un’armatore napoletano, e quindi un po’ anche “barca di casa”. E l’albo d’oro in legno e pennellato a mano è un pezzo da museo, se passate al RMYC non perdetevelo.

Il software del mio palmare  insiste nel voler scrivere Saab invece che Swan, provate per credere. Il mondo va così, ma non cedo al correttore dopo 150 ore di bonaccia, sarebbe blasfemo per ogni marinaio, e per poco non ci scappa il classico “vaffa”. Scrivo in volo sopra la Sicilia perché a caldo colgo meglio e con piacere le freschissime emozioni. Poi voliamo sopra le coste siciliane, pronti a tornare al lavoro abituale; oggi forse un lusso, al pari della vela? Chissà che mondo lasceremo ai ragazzi di bordo, ed ai nostri figli. Ma la RMSR mette ottimismo e questi 3 mari ci lasciano un senso di pace interiore, di vita nel mare ancora vivo, e non è poco.

Grazie ai lettori ed all’editore. Poi ad Aurelio, primo timoniere e maestro d’arte della vela nel poco vento fin dai tempi del Minaldo o del Soling contro Mr.Schumann. Ad Albatros, per la cucitura a bordo del code zero e la sua marineria davvero verace. A Michele, per il suo contributo, con mani e piedi. A Simone, socio nel turni di 2 ore, nel pieno splendore della sua età. A Stefano, lo skipper ed unico signore di bordo delle lenze, figlio della scuola positanese, costiera amalfitana dei tempi d’oro. A Vittorio, appena tornato dal suo master a Southampton, promettente neo ingegnere navale. A Gianpaolo e Maurizio, splendidi armatori e registi <<IdeAli>> della RMSR 2012 targata Le Coq Hardi, una small boat per la media altura autunnale nonostante il suo n. 41, sempre in senso di piedi. Infine a Sara del RMYC, per il sorriso dell’ accoglienza una volta a terra, la riconsegna delle chiavi del container n.8, ed il check out fino al minibus per il volo di rientro.

Solo in cielo troveremo aria mossa, il maltempo imperversa sopra Fiumicino ed i molti velisti imbarcati sono oggi fuori turno, lo skipper naviga con altre modalità . Il volo è pieno, l’overbooking del week end rende difficile ogni cambiamento. Che John ed il RMYC possano giustificare l’assenza del nostro equipaggio in occasione dell’ammaina bandiera e premiazione: speriamo di rivederci tutti e presto a Malta”.

Roberto Perrone Capano, da bordo di “Le Coq Hardi”  ITA 4149

 

3 COMMENTS

  1. Un avvincente e delizioso racconto. Grazie a Roberto Perrone Capano per averlo scritto e a Farevela per averlo pubblicato… Buon Vento a tutti (anche quando non c’e’…..)

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