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Valencia, Spagna- Nemo propheta in patria… massima latina spesso verificatasi nel nostro Paese. E’ forse il caso di Luca Devoti, argento olimpico nei Finn a Sydney 2000 e titolare del cantiere Devoti Sailing, che ha scelto dopo la Coppa America del 2007, nella quale fu skipper di +39, di restare a vivere a Valencia. Proprio nella calda e accogliente città del Levante spagnolo, Devoti ha appena aperto la sua Dinghy Academy, struttura destinata alla preparazione di alto rendimento dei velisti di punta delle classi olimpiche e delle derive in genere. Una struttura che, ci auguriamo, diventi frequentata anche dai velisti italiani, viste le ideali condizioni climatiche e la facilità di allenamento. Questa la dichiarazione programmatica di Luca Devoti, che riceviamo e pubblichiamo come nostro opinionista su FareVela.

L’uruguayano Alejandro Foglia, ottavo a Weymouth nei Laser, con onda e vento forte durante il primo allenamento in Finn nella neonata Dinghy Academy di Luca Devoti ieri a Valencia. Foto Paulina Soukopova

“Già i latini dicevano nemo propheta in patria… La mia esperienza come allenatore della squadra italiana ha sì portato i finnisti azzurri a fare i migliori risultati delle loro carriere, ma a livello olimpico si è conclusa con un fallimento, sic transit gloria mundi…
Bisogna prenderne atto e avere il coraggio di guardare avanti. Sono assolutamente convinto che il metodo nuovo di allenamento sperimentato a Valencia  sia vincente, e quindi ho deciso di iniziare una nuova avventura: un centro internazionale di allenamento per le derive e specialmente (ma non solo) il Finn e il D-One chiamato Dinghy Academy. Lo faccio assieme a Michele Marchesini, Roman Teply, Vasilji Zbogar e Agustin Zabalua. Abbiamo iniziato il 13 novembre sempre a Valencia, e faremo sul serio. La squadra olimpica inglese ha fatto scuola: solo un grupo coordinato e motivato di atleti di alto livello può portare a vincere, ma paesi come l’Italia non hanno una base sufficientemente grande per fare lo stesso. In realtà, nessun altro paese a parte l’Inghilterra ha una base di questo tipo. Quindi solo mettendo insieme e facendo allenare insieme in maniera coordinata un gruppo ben assortito di campioni di vari paesi, si può sperare di fare bene. Già l’esperienza del gruppo di laseristi a Spalato, che ha portato a vincere l’argento a Pavlos Kontides, il ragazzo di Cipro, ci mostra chiaramente che questa è la via vincente.

L’argentino Agustin Zabalua, vincitore della prima edizione della D-One Gold Cup, in pompaggio libero sul Finn ieri a Valencia. Foto Paulina Soukopova

Il finn è un gioco molto più complesso e Ben Ainslie e il team inglese, grazie a risorse illimitate e profondità di talento, hanno fatto storia. Le barche sono tutte simili, tutte dello stesso cantiere ma gli alberi davano a Ben un enorme vantaggio. Ci siamo messi di buzzo buono, Michele Marchesini, il padre dell albero Concept e io, e a Weymouth il più veloce non era Ben ma Joans Hoegh Christensen con un nostro albero Concept… Il vantaggio che Ben aveva sulle vele si è ridotto ma rimane, ho già messo in cantiere qui a Valencia delle vele nuove, e il prossimo anno ci dirà se siamo sulla strada giusta.

Io credo fermamente di sì… gli amici e i campioni che verrano a Valencia ad allenarsi da me mi daranno i primi responsi, e quelli che vogliono vedere come si allenano dei campioni allenati e guidati da un ex campione, un po’ appensantito… come me, possono seguirci. E’ già operativo il sito della mia accademia (www.dinghyacademy.com), avremo una fotografa con noi e faremo video e tutorial. Perché per vincere è fondamentale allenarsi bene e con costanza, ma bisogna anche sapere come fare. Bella la vela… come diceva il buon Bontempelli. Quella fatta in mare dove il giudice ultimo è la regata e poi ci si beve una birra alla salute di chi ha vinto, e si impara da ogni regata a conoscersi e a migliorarsi”.

Luca Devoti

www.dinghyacademy.com

Da sinistra: Alejandro Foglia, Luca Devoti, Agustin Zabalua, Gabriele Uboldi (dinghy academy logistic manager) e Juanlu Granados

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