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Londra, UK- Ben Ainslie ha annunciato oggi il suo ritiro dalla vela olimpica per concentrarsi sull’America’s Cup, che sogna di riportare da vincitore all’Isola di Wight. Con i suoi quattro ori e un argento conquistati tra Laser e Finn, oltre agli otto titoli mondiali, ai nove europei e al numero uno di match race, Big Bang Ben è il più grande di sempre nella vela olimpica. Dopo l’epica regata di Weymouth, in cui ha vinto il suo quarto oro consecutivo dopo una rimonta strepitosa sul danese Hoegh Christensen e sul mito di Paul Elvstrom, Ainslie ha deciso di appendere “gli steccati” al chiodo. Il ritiro arriva a poco meno di 35 anni, quando avrebbe almeno un’altra chance di arricchire tale bottino. “Una decisione non facile da prendere”, ha detto il fuoriclasse inglese di Macclesfield, “e ho voluto prendermi un po’ di tempo dopo Londra per rifletterci e pensare al futuro e a quali avrebbero potuto essere le prossime sfide. Ho avuto un’incredibile carriera olimpica e mi piacerebbe prendere quest’occasione per ringraziare le molte persone che mi hanno aiutato nella mia carriera sin’ora”.

Ben Ainslie festeggia il quarto oro olimpico a Weymouth

Ben Ainslie, che non ha mai nascosto di considerare l’America’s Cup come uno dei suoi obiettivi, è ora completamente dedicato a costruire un credibile team inglese in vista della Coppa numero 35. Nel frattempo, come noto, è una delle icone principali dello sport inglese, coperto di sponsor (JP Morgan, Henry Lloyd) e sta partecipando al circuito delle AC World Series con il suo Ben Ainslie Racing Team ed è con Oracle nella campagna per la difesa della Coppa numero 34 la prossima estate a San Francisco. Sarà probabilmente lui il timoniere di uno dei due AC72 del defender e sarà da vedere se SuperBen alla fine non toglierà anche la barra a James Spithill nella sfida finale contro il vincitore della Louis Vuitton Cup. ”

“L’America’s Cup è sempre stata un obiettivo per me”, ha detto Ainslie, “Con il nuovo formato delle America’s Cup World Seriese l’aumentata commercializzazione dell’evento, sono fiducioso sul fatto che possiamo continuare a costruire un team commercialmente appetibile, con l’obiettivo ultimo di lanciare una sfida per la 35th America’s Cup”.

Ben Ainslie sul Finn alla Gold Cup 2012. Foto Lloyd Images

 

Olympic medals
2012 – GOLD Olympics Finn class, London
2008 – GOLD Olympics Finn class, Beijing
2004 – GOLD Olympics Finn class, Athens
2000 – GOLD Olympics Laser class, Sydney
1996 – SILVER Olympics Laser class, Atlanta

Ben Ainslie in una delle più belle foto di Carlo Borlenghi. Nella Medal Race a Qingdao 2008 con Monsone a 25 nodi. Foto Carlo Borlenghi

World Titles
2012 – GOLD Finn World Championships
2008 – GOLD Finn World Championships
2005 – GOLD Finn World Championships
2004 – GOLD Finn World Championships
2003 – GOLD Finn World Championships
2002 – GOLD Finn World Championships
1999 – GOLD Laser World Championships
1998 – GOLD Laser World Championships
1995 – GOLD ISAF Youth World Championships (Laser class)
1993 – GOLD Laser Radial World Championships

European Titles
2008 – GOLD Finn European Championships

2006 – GOLD Finn European Championships
2005 – GOLD Finn European Championships
2003 – GOLD Finn European Championships
2002 – GOLD Finn European Championships
2000 – GOLD Laser European Championships
1999 – GOLD Laser European Championships
1998 – GOLD Laser European Championships
1996 – GOLD Laser European Championships
1993 – GOLD Laser Radial European Championships

Ainslie sul podio olimpico di Londra 2012. Foto onEdition

Ben Ainslie, il migliore

Lo vedemmo per la prima volta quando non aveva neanche vent’anni. A Hyeres, una quindicina d’anni fa. Alle nove del mattino già in muta, steccati e stick sottobraccio, per vedere se c’erano novità nell’albo di regata. Questo è forte davvero… pensammo. Lo sguardo caparbio, che guardava lontano, così come quel suo deambulare un po’ dinoccolato a terra faceva immaginare immediatamente quel suo essere un tutt’uno di lì a poco con la deriva che lo attendeva in acqua. Prima il Laser, con cui dette vita ai due più bei duelli che la vela olimpica ricordi, quelli con l’amico-rivale Robert Scheidt a Savannah (vinse Robert) e a Sydney (vinse lui). Poi con il Finn, la barca dei campioni con cui è stato imbattibile per oltre un quadriennio ottenendo il record di Gold Cup (sei, di cui quattro consecutive) e di ori olimpici.

A terra Ben è educato, affabile quando parla con i media. In acqua si trasforma in quella perfetta macchina da vittoria che non conosce avversari. Guai a mettervi sulla sua rotta, se mai riuscirete ad attraversarla. Lui vi punterà procedendo senza remore fino alla completa annichilazione del rivale sportivo. Il tutto senza perdere di vista l’assetto, i salti di vento, le onde, la potenza necessaria per reggere fisicamente contro avversari più giovani. Sempre così. Spietato e determinato, ma anche sublime per movenze e intuito. Un manuale in movimento della vela. La sintesi perfetta del velista olimpico. Così a Sydney, e ad Atene, e a Qingdao, dove vince con aria leggera, con il Monsone, con acqua piatta, con onda. Fino a Weymouth dove deve rimontare la leggenda e la reincarnazione di Paul Elvstrom, il danese Hoegh Christensen che, grazie a un’ottima preparazione e a un albero Concept migliore, in bolina va più di lui. E allora, Ben si mette a testa bassa. Il Ben furioso, si ferma nel vento per ritardare l’avversario, esplode in laschi sovrumani per potenza fisica. Insegue con il suo celebre ghigno l’avversario che cade vittima della pressione. Lui è il più grande e ha lavorato duro per esserlo, coltivando un talento smisurato sin dalla gioventù velica in Cornovaglia. C’è chi lo considera un “autistico” della vela, tanta è la sua dedizione alla causa. Piuttosto a noi pare il migliore, senza se e senza ma. Regata come in trance, è lui stesso ad ammetterlo, per i carichi di allenamento a cui si sottopone. E la vicenda di Perth 2011, quando il celebre “assalto” al gommone media gli costò la settima Finn Gold Cup, con scuse successive e perdono della sua federazione, fu emblematica. Lo ricordiamo alla Marina di Scarlino, nell’Europeo 2006, annichilire il francese Guillaume Florent nel preparatenza con un match race da squalo che insegue la preda senza scampo. A cerchi concentrici. Fino al morso fatale.

Ma non solo classi olimpiche, perchè Ainslie si è misurato anche con la grande altura (dal Fastnet alla Hobart), con il match race (di cui è stato campione del mondo due anni fa) e con l’America’s Cup. Già la Coppa… questo è il suo prossimo obiettivo. Un goal diverso, in cui il talento non basta. Ci vogliono anche i danari, e tanti. Occorre la capacità di organizzarli. Ma questo Ainslie lo sa bene e, con l’aiuto al momento di Oracle Racing sta cercando di costruire quel team inglese che, secondo la sua visione finale, dovrebbe lottare per riportare la vecchia Coppa lì dove è nata, nel Solent. Dopo una fase di ambientamento, Ben ha già fatto vedere quanto vale sugli AC45, impressionando nelle ultime World Series. Sarà interessante vederlo all’opera sull’AC72 del defender in una lunga sfida per chi timonerà contro James Spithill (e, perché no, anche quell’altro fuoriclasse che è Tom Slinsgby). La gavetta in Coppa, Ainslie l’ha già affrontata, prima con OneWorld e poi con Team New Zealand, di cui fu il secondo timonere a Valencia 2007. C’è stato anche un contatto con Patrizio Bertelli per un suo ingresso in Luna Rossa, ma non nacque la “scintilla”, fino all’accasamento attuale con Oracle. Ora lui sogna di stringere la Coppa al cielo. Non sappiamo se ci riuscirà. Certo è che, migliaia di ragazzini in tutto il mondo, dagli Optimist al Laser, cresceranno ora dicendo che “Voglio diventare come lui, come Ben Ainslie”.

Ainslie al timone dell’AC45 di BAR racing. Foto Nash/JP Morgan

www.benainslieracing.com

La sfida Ainslie/Scheidt del 2000 a Sydney:

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