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Long Island, USA-Per il magazine americano Sail l’armatore Gary W. Cassidy ha raccontato la propria esperienza a bordo di Windchaser, uno sloop S2 di 30 piedi a pozzetto centrale, quando l’uragano Sandy si è abbattuto lo scorso ottobre sui Caraibi e sulla East Coast degli Stati Uniti, provocando la morte di oltre 100 persone.

Di seguito vi riportiamo alcuni passaggi dell’articolo pubblicato sul sito della rivista lo scorso 3 dicembre, invitandovi per una lettura integrale a cliccare sul seguente link:
www.sailmagazine.com/cruising-news/i-stayed-board-during-sandy

 

La fotografia, scattata dall'armatore Cassidy in persona, mostra il marina di Smithtown allagato durante l'uragano di Cat.1 Sandy, il più potente registrato fin ad oggi in Atlantico
La fotografia, scattata dall’armatore Cassidy in persona, mostra il marina di Smithtown allagato durante l’uragano di Cat.1 Sandy, il più potente registrato fino a oggi in Atlantico. Credits: Gary Cassidy

 

Sandy era stato definito dai meteorologi “la tempesta perfetta”: oltre ad aver fatto registrare la più bassa pressione barometrica di sempre, l’uragano aveva accresciuto la sua potenza scontrandosi con un’altra perturbazione  proveniente da ovest: Nor’easter. A differenza degli uragani di categoria 1 con venti da 64 a 82 nodi  e con un’estensione di  74-80 miglia, Sandy è stato il più grande uragano atlantico mai registrato nella storia con un diametro, fotografato dai satelliti, di oltre 500 miglia e venti che hanno toccato i 95 nodi.

 

Durante il giorno i venti hanno toccato i 70 nodi, strappando via bimini e stralli dalle barche che non si erano adeguatamente preparate ad affrontare la furia dell'uragano. Credits:
Durante il giorno i venti hanno toccato i 70 nodi, strappando via bimini e stralli dalle barche che non si erano adeguatamente preparate ad affrontare la furia dell’uragano. Credits: Gary W. Cassidy

 

Così l’armatore americano descrive l’arrivo dell’uragano al periodico americano Sail: “Dall’alto della duna ho visto l’acqua ribollire e spumeggiare, il vento aumentare fino a 30 nodi per poi toccare punte di 50. Intanto le barche all’imboccatura del porto venivano strapazzate come fossero giocattoli nelle mani di un bambino. In lontananza ho visto una petroliera, vulnerabile, flagellata dalla pioggia e dagli spruzzi d’acqua. Allora ho deciso di muovermi: dopo aver attraversato Little Africa Park, ho notato che lungo la strada che mi avrebbe condotto al molo c’erano almeno 3 piedi d’acqua. Ovviamente, nel frattempo, tutte le passerelle erano volate via”.

Al sorgere del sole, il capitano Cassidy, guardandosi intorno, si era lasciato andare a una riflessione: “Quanto è sorprendente Madre Natura quando sceglie le sue vittime. Dall’altra parte del marina al 40 piedi Irwin, impreparato ad affrontare la tempesta, era stato strappato via lo strallo del fiocco, riportando danni ingenti in coperta. Altre barche avevano perso i bimini. Accanto al mio sloop era ormeggiata una barca a motore con fly bridge: nella notte aveva sbattuto continuamente la murata di dritta, senza però riportare danni eccessivi”.

www.sailmagazine.com/cruising-news/i-stayed-board-during-sandy

 

 

 

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