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Les Sables d’Olonne, Francia- Il meritato successo del giovin campione François Gabart al Vendee Globe ha avuto ampia risonanza sui media velici internazionali. Giusto così, vista la difficoltà dell’impresa e l’estrema concretezza e solidità di questo ragazzo di 29 anni che rappresenta la sintesi del moderno velista professionista della course au large. Preparazione capillare dell’uomo e del mezzo, un mentore come Michel Desjoyeaux, che lo ha scoperto e portato con sé, e un risultato che poco sorprende vista la qualità del biondino dagli occhi azzurri.

François Gabart, fresco come se avesse fatto il giro della Corsica... invece ha appena vinto il Vendee Globe. Foto Liot
François Gabart, fresco come se avesse fatto il giro della Corsica… invece ha appena vinto il Vendee Globe. Foto Liot

Il Vendee Globe che si sta concludendo, a un’analisi attenta, segna uno spartiacque nella storia della regata oceanica. Vi sono diversi aspetti da considerare. Abbiamo chiesto al nostro opinionista oceanico Marco Nannini di analizzare il Vendee Globe e di trarre spunti di analisi, anche alla luce della sua esperienza di regatante intorno al mondo alla Global Ocean Race con il suo Class 40 Financial Crisis. Come sono cambiate le barche e gli uomini che la affrontano. Come la fase romantica della regata faccia ormai parte del passato, per lasciare spazio a una sfida tecnologica e tecnica di prim’ordine. Ecco le sue lucide osservazioni:

 

Come è cambiato il Vendee Globe

Osservo la compilazione di foto sul sito della Vendee Globe. Dopo averla seguita così assiduamente per tre mesi anche questa edizione pian piano sta giungendo alla fine, Francois Gabart e Armel Le Cleac’h devono far fronte all’assalto dei media. I concorrenti in mare devono concentrarsi sulle ultime miglia, sento quasi un po’ di malinconia e mi chiedo se un giorno, magari fra 4, 8 o 12 anni ci potrò essere anch’io. Anche in questa edizione non sono certo mancati I colpi di scena, dalle piccole rotture e avarie a bordo, con i video di Alex Thomson nei panni di McGuyver, alle collisioni con oggetti non identificati a problemi ben più seri come disalberamenti o la perdita della chiglia di Jean Pierre Dick su Virbac Paprec 3. Preoccupazioni di salute come la costola rotta di Alessandro di Benedetto, che fra uno sforzo e un sorriso è impegnato a riportare se stesso e la barca fino a Les Sables con tanti problemi a bordo e spesso solo la sua tenacia a fargli compagnia.

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Gabart, a 29 anni vincitore del Vendee Globe

Il menù a tendina del sito del Vendee Globe mi permette di filtrare le foto secondo il nome dello skipper. Non ci vuole molto prima di rendersi conto in tutti i set di fotografie della differenza fra i volti sconvolti e gli occhi iniettati di sangue dei concorrenti più indietro in classifica rispetto ai volti quasi rilassati dei leader in pieno controllo fino all’ultimo giorno di regata. Sicuramente velisti professionisti come Francois Gabart e Armel Le Cleac’h sono ben preparati, allenati, sanno gestire bene le proprie risorse fisiche e mentali e tutto sommato hanno avuto problemi a bordo di minor entità rispetto ad altri concorrenti ma credo questa spiegazione non basti. Scorrendo la classifica troviamo sulle altre barche fior fiore di velisti, molti dei quali hanno migliaia e migliaia di miglia di esperienza in più rispetto al giovane Francois Gabart che appena ventinove anni si è aggiudicato questo Vendee con apparente calma e serenità. Viene quasi spontaneo chiedersi se i leader abbiano fatto una regata diversa dagli altri e cosa l’abbia reso possibile.

Dai 110 giorni di Gautier ai 78 di Gabart in soli 20 anni

La prima edizione inaugurale si disputò nell’89, nel ’92-’93 Alain Gautier impiegò 110 giorni, nel ’96-’97 Christophe Auguin portò il tempo a 105 giorni poi il grande salto nel 2001-2002 con l’epico duello fra Michel Desjoyeaux ed Ellen MacArtur e un nuovo tempo di riferimento di 93 giorni, ridotto poi a 87 giorni da Vincent Riou nel 2004-2005 infine ritoccato dallo stesso Michel Desjoyeaux a 84 giorni nel 2009.

In quest’edizione Gabart ha infranto la soglia del mitico giro del mondo in 80 giorni con un tempo totale di 78 giorni e 2 ore alla media di 14.1, quasi il 50 per cento più veloce delle prime edizioni. Alcuni degli skipper hanno vissuto quest’evoluzione sulla loro pelle e non pare un caso che il vincitore sia un pupillo di Michel Desjoyeaux. Le barche sono molto più veloci, questo è fuori dubbio, dunque per vincere servono due fattori chiave, uno skipper all’altezza del mezzo e un mezzo all’altezza dei mari, senza dimenticare un pizzico di fortuna: la differenza fra un progetto vincente e un progetto che si ritira a volte è davvero in un dettaglio, pensiamo solo a tutti i drammi intorno alla vicenda Bernard Stamm legata a problemi con l’attacco degli idrogeneratori.

Confrontando le velocità medie delle barche è interessante notare che il rapporto fra lunghezza barca e velocità è pressoché lineare fra Open 60 e i Class 40, il tipo di barca con cui ho partecipato alla Global Ocean Race. Questo dimostra che lo sviluppo del design delle barche ha impatti sulle barche di tutte le classi. Parlando di barche recenti, un Open 60 è 50 per cento più lungo di un Class40 e va circa il 50 per cento più veloce.

Macif di Gabart, ha stabilito il nuovo record sulle 24 ore per un monoscafo in solitario. Foto Liot
Macif di Gabart, ha stabilito il nuovo record sulle 24 ore per un monoscafo in solitario. Foto Liot

A proposito di sviluppo del design, anche le differenze fra gli ultimi Open 60 e quelli di 4 anni fa sono coerenti con le differenza fra Class 40 a distanza di circa 4 anni di design, che sembra attestarsi sulle stesse percentuali. Per fare degli esempi concreti, basti osservare la differenza fra Hugo Boss, la barca di Alex Thomson, vecchia di 4 anni, e quella di Francois Gabart su Macif di ultima generazione. Le stesse differenze le ho ritrovate alla Global Ocean Race quando il mio scafo del 2007, un Akilaria RC1 non riusciva più a competere ad armi pari con il modello successivo della stessa barca, l’Akilaria RC2 che ha vinto l’evento.

Lo sviluppo tecnologico è inesorabile, nel design e nella costruzione di tutte le barche da regata, e negli anni osserviamo anche un continuo svilupparsi della capacità di sfruttare queste barche al meglio, con preparazione degli atleti e strategia meteo sempre più sofisticate. Dunque, a parità di anno di design la velocitàdi una barca è lineare rispetto alla sua lunghezza. Quando iniziamo a incrociare barche di epoche diverse i discorsi diventano molto più complicati. Per esempio quello che salta subito al mio occhio di velista di una classe minore come la Class40 è che un moderno 40 piedi raggiunge grosso modo le performance di un vecchissimo Open 60 e compete ad armi quasi pari con un Open 50 di inizio millennio. Volendo azzardare una formula, si potrebbe dire che la performance di una barca aumenta ogni dieci anni al punto che può fare le stesse medie che dieci anni prima erano possibili solo da una barca dieci piedi più lunga. Spero mi abbiate seguito…

 Class 40, 50 e 60… un’evoluzione continua

Proviamo a fare qualche esempio, Andrea Mura, velista italiano impegnato in molte regate oceaniche e che corre sul 50 piedi che già fu di Pasquale De Gregorio alla Vendee 2000-2001, ha concluso regate come la TWOSTAR e la Quebec-St- Malo appena una manciata di ore prima del primo dei moderni Class 40 ma in altre occasioni, come nella Route du Rhum 2010 concluse dietro al primo Class40, quindi possiamo dire che negli ultimi 10 anni I moderni Class40 sono arrivati a performare più o meno come un 50 di un decennio fa.

Allo stesso modo se prendessimo un 60 piedi di 15 anni fa e lo confrontassimo con 70 piedi più recente di dieci anni dovremmo trovare una differenza abissale, non a caso Maserati sta distruggendo il record del 1998 di Aquitaine Innovationes sulla rotta New York – San Francisco, sarebbe strano se non fosse così. Con un doppio vantaggio, dieci anni e dieci piedi è come confrontare i 78 giorni di Francois Gabart in questa Vendee Globe con i 110 giorni di Alan Gautier nella Vendee di vent’anni prima (e la percentuale di differenza è incredibilmente simile).

Ovviamente la mia formula è molto approssimativa, ma ha la sua logica. Probabilmente il migliorare delle performance non è lineare negli anni, ma piuttosto segue una curva che rende ogni progresso successivo tecnicamente sempre più difficile da raggiungere e in futuro sarà sempre più  difficile abbattere i tempi di percorrenza. Ma, se diamo per assodato che a parità di anno di design barche più lunghe vanno più veloci e che a paritàdi lunghezza le barche pù moderne vanno più veloci di quelle più vecchie, proviamo a capire come queste differenze nel design delle barche a distanza di anni si traducano in maggiori prestazioni e che impatto ha lo sviluppo sulla vita dello skipper che le conduce.

Maggior velocità = maggior sicurezza

Innanzitutto possiamo fare una considerazione, una barca più moderna è sempre più facile da condurre di una barca più vecchia. non solo per via della migliore ergonomia dell’attrezzatura della barca più moderna ma anche per il fatto che le attrezzature stesse sono più leggere e facili da gestire per il velista. Una barca più leggera e performante richiede anche meno vela a parità di vento e richiede proporzionalmente meno sforzo fisico e meno sforzo per i materiali. Per quelli che sono in fondo alla flotta con barche vecchie, questo si traduce rapidamente in facce stanche e affaticate, costretti infatti a dare molto di più fisicamente potendo però sperare solo in performance inferiori… purtroppo questo è un fattore che il pubblico raramente tiene in conto e nell’ammirare i grandi campioni che vincono le regate dovrebbe imparare a lodare anche il progresso tecnologico e di design che ha reso possibile, per esempio, la vittoria di Francois Gabart in 78 giorni.

Il vantaggio di una barca più veloce si ripercuote a catena durante tutta la regata, risentendo molto di meno in caso di vento leggero, e potendo dunque attraversare le zone di transizione fra un sistema meteorologico e un’altro molto più in fretta di una barca meno performante. Questo non solo permette di soffrire di meno durante passaggi critici come i doldrums (il pot-au-noir) ma anche in tutte le altre fasi, specie al passaggio dei fronti dove spesso si è costretti alla prudenza rimanendo meno invelati per evitare sorprese: la barca più leggera terrà complessivamente medie molto più alte anche con velatura ridotta potendo accellerare a ogni raffica. Lo skipper della barca più performante sarà dunque meno affaticato dalle manovre, avendo dovuto proporzionalmente issare meno tela e il tutto, sempre relativamente parlando, in condizioni più moderate rendendo la manovra stessa più facile e potendosi permettere di perdere meno tempo in eventuali fasi in cui le condizioni dettano prudenza, correndo dunque anche meno rischi: il ciclo è virtuoso, correndo meno rischi ci saranno meno rotture e una performance finale superiore rispetto a tutti coloro che pur avendo faticato per tenere il passo avranno rotto vele e attrezzature.

Gabart saluta dal pozzetto di Macif
Gabart saluta dal pozzetto di Macif

 

Vediamo come tutti questi ragionamenti siano applicabili alla Vendee Globe 2012-2013

La differenze di performance fra le barche moderne e quelle di due o tre Vendee fa sono talmente macroscopiche che non credo valga la pena analizzarle.  Per barche con pochi anni di differenza, invecem il confronto si fa molto più interessante e per capirle dobbiamo analizzarle nel contesto dei sistemi meteorologici in cui i concorrenti stanno navigando. Le differenze fra le barche non si traducono infatti in un lento e continuo perder miglia, lineare rispetto alla differenza di performance, ma portano a situazioni dove all’improvviso un inseguitore non riesce a rimanere agganciato allo stesso sistema meteorologico e finisce per “scadere” di un sistema intero nel continuo treno di depressioni dei grandi mari del sud. Un piccolo ritardo, che sembra quasi contenibile e addirittura superabile con abile strategia, a un certo punto si traduce in una differenza enorme. L’unica metafora che mi viene in mente per spiegare il fenomeno è quello di una gara di ciclisti dove un ciclista un po’ più debole riesce a rimanere nella scia dei più forti per buona parte della gara poi è come se all’improvviso forasse o cadesse con enorme perdita di tempo.

Figura 1
Figura 1: barca nera Thomson, barca gialla Stamm

Uno esempio su tutti, che merita considerazione, è l’ottima regata di Alex Thomson che per il primo terzo della regata è rimasto con il gruppetto di testa formato da Francois Gabart, Armel Le Cleac’h seguiti da Jean Pierre Dick e Bernard Stamm. Quando mancavano ancora 15.000 miglia all’arrivo ed eravamo in pieno Oceano Indiano, Alex Thomson era a  sole 159 dal leader, e a sole 7 da Stamm. Se vogliamo fare i matematici, Alex era stato solo 1.3 per cento più lento fino a quel punto. La sua era stata una prova eccezionale mascherando in parte la differenza di performance della sua barca con scelte tattiche superiori a quelle dei suoi avversari.

Figura 2
Figura 2

Ventiquattro ore dopo Thomson si separa completamente (Figura 2) dalla rotta del gruppo di testa e così facendo fa due cose. La prima, è quella di dimostrare ancora una volta le sue grandi doti di navigatore, la seconda è quella di fornirci un esempio perfetto di cosa significa non riuscire a rimanere agganciati a un sistema meteorologico e scadere a quello successivo. In questa seconda imagine possiamo vedere che alle spalle del gruppo di testa c’è una zona di alta pressione con venti leggeri che minaccia di inghiottire il gruppo. I leader continuano a navigare in rotta, avendo calcolato che riusciranno a rimanerci davanti. Thomson, che è un po’ più dietro sa che non riuscirà a rimanere davanti alla bolla e con largo anticipo cambia rotta per evitare di rimanerne inglobato. Bernard Stamm (barca gialla in quarta posizione) non si accorge di nulla e continua a inseguire il gruppo di testa.

Figura 3
Figura 3

Andando avanti di ulteriori ventiquattro ore (Figura 3) vediamo le carte spiegarsi in tavola. La dorsale di alta pressione si sta facendo strada sulla flotta. I due in testa, Francois Gabart e Armel Le Cleac’h sono ancora in un buon flusso d’aria, Jean Pierre Dick in terza posizione continua a fatica ad inseguirli ed è comunque ancora davanti alla dorsale. Alex Thomson (barca nera) è oramai in un mondo diverso, non è piu’ nell’infulenza del sistema meteorologico che spinge il gruppo di testa ma dietro alla dorsale di alta pressione che divide due depressioni. Questo esempio è reso ancor più interessante dalla presenza di Bernard Stamm (barca gialla) che, resosi conto dell’errore tattico, prova a rimediare cambiando rotta dopo essersi trovato la strada sbarrata dalla dorsale che Thomson ha saputo tanto abilmente anticipare. Qui Thomson ci fa vedere come si può superare anche una barca più nuova, ma solo con l’aiuto di un errore di rotta dell’avversario.

Figura 4
Figura 4

Passate ulteriori ventiquattro ore (Figura 4) Thomson torna in rotta, separato dai leader da una dorsale di alta pressione e soprattutto avendo perso 380 miglia in soli 3 giorni, più del doppio di quante ne aveva perse nelle prime 12.000 miglia di regata. Thomson non avrebbe potuto fare meglio, quella separazione è stata sufficiente per fargli perdere il treno della depressione su cui viaggiava con i leader. Lo stesso è valso per Berndard Stamm, ma nel suo caso è evidente che è complice anche qualche errore di rotta da parte sua, presente e passata.

Figura 5
Figura 5

Col passare di altri due giorni (Figura 5) notiamo come i leader siano sempre rimasti nell’influenza dello stesso sistema meteorologico, ma Thomson ora si trova dietro di 883 miglia, di cui 724 perse nello spazio di pochi giorni. Il suo ritardo in percentuale è passato da 1.3 a 5.7 per cento e l’unica consolazione è quella di aver superato Bernard Stamm grazie ad una migliore strategia.

Non tutte le situazioni sono così chiare ed evidenti come in questo esempio ma è chiaro che facendo un ragionamento relativo, un Open 60 più moderno riesce a stare nell’influenza di una stessa depressione molto più a lungo di uno più vecchio e in ultima analisi dovrà fare meno strambate, meno cambi vela e meno fatica complessiva.

Il caso della mia Global Ocean Race

Cito un’altro esempio di come una piccola differenza fra due barche in termini di miglia e in termini di performance possa portarle a scelte completamente diverse. Nell’esempio di prima, abbiamo visto Thomson costretto a spaiare e fare una rotta diversa per evitare venti leggeri.

Financial Crisis segue Cessna Citation prima di Capo Horn
Financial Crisis segue Cessna Citation prima di Capo Horn (previsione vento a +42h). Cessna riuscì a scappare davnti al fronte freddo, Nannini si mise alla cappa e lo lasciò passare

In questo grafico una situazione simile capitata durante la mia Global Ocean Race. Le due barche in figura questa volta sono Cessna Citation, un Akilaria RC2 varato nel 2011 (barca verde) e la mia Financial Crisis (barca blu) un Akilaria RC1 varato nel 2007. Cessna Citation era a circa 400 miglia da Capo Horn, noi a circa 450. Il file meteo che si vede sovrapposto non è quello al momento della navigazione, ma la previsione a 42 ore rispetto al punto in cui ci troviamo. Cessna Citation, pestando a fondo sull’accelleratore avrebbe dovuto doppiare il capo in 33-36 ore, con 9 ore di anticipo circa rispeto al passaggio del fronte freddo in figura tracciato in blu.

Per noi, invece, proprio per quelle pochissime miglia di svantaggio e una barca di pochi punti percentuali più lenta saremmo arrivati a Capo Horn esattamente in coincidenza del passaggio del fronte freddo, che ogni navigatore sa è il momento più critico del ciclo di vita di ogni depressione, dove il vento è piu’ rafficato e il mare più pericoloso perché incrociato, la situazione peggiore possibile per il passaggio di Capo Horn. L’esempio che ho scelto non è così diverso dalla situzione di Thomson, invece di evitare venti leggeri però noi ci trovammo a decidere di evitare quelli eccessivamente forti di quella depressione e la possibilità di mare pericoloso in prossimità di Capo Horn. Cessna Citation con un po’ di vantaggio di tempo su di noi tirò dritta e riuscì a doppiare il Capo e mettersi al riparo dell’Isla de Los Estados prima del passaggio del fronte freddo, noi invece sapendo di non farcela ci mettemmo alla cappa, fermando la barca e facendo passare 12 ore in modo da evitare il peggio di quella depressione. Quel distacco si tradusse poi in ben 3 giorni e mezzo di distacco all’arrivo, perché una volta spaiati ci trovammo in un mondo meteorologico a parte.

Morale della favola: i grandi skipper gestiscono al meglio le proprie risorse, hanno una barca affidabile e fanno le migliori scelte di rotta, ma a parità di eccellenza è pur sempre meglio avere la barca più veloce… (Marco Nannini)

 

In riferimento alle nuove potenzialità velocistiche degli Imoca 60, quindi, si osserva come la loro velocità media sia ormai garanzia di evitare grosse situazioni di pericolo, come trovarsi in tempeste oltre i 40 nodi. I più veloci riescono a posizionarsi quasi sempre dove vogliono tra i vari fronti, mantenendo velocità che gli consetono di “fuggire” e nello stesso tempo regatare. Quindi il Vendee Globe ci pare ormai, oltre che dannatamente più veloce, anche più “sicuro”. La preparazone globale poi, come nota giustamente Nannini osservando le “espressioni” dei vari skipper fa la differenza: tecnica, strategia, meteo, psicologia sportiva al massimo livello, gestione del sonno… Tutto al massimo livello per dei velisti professionisti  al cento per cento.

A questa nostra sollecitazione, Marco Nannini rispondeva così: “Una barca più veloce è sempre più sicura di una più lenta, e in ogni caso una barca più grande è più sicura di una barca più piccola, quindi sono tanti i motivi per cui in un Vendee il rischio di “subire” il meteo è abbastanza ridotto e uno skipper ha sempre l’opzione di togliersi dalle situazioni di vento più forte… in questa edizione sono stati piuttosto fortunati, specie i leader, che hanno trovato condizioni abbastanza buone lungo la rotta più breve. Interessante soprattutto il fatto che non abbiano mai fatto bolina dalla partenza fino alla risalita dell’Atlantico… A noi non era andata affatto così bene e più volte nel GOR abbiamo buscato anche 50-55 nodi di bolina che nessuno al Vendee ha dovuto affrontare.

L’unico a buscare un po’ è stato Alessandro Di Benedetto nella zona del Capo di Buona Speranza, comunque con vento portante e comunque per suoi errori di navigazione… I leader hanno navigato evitando i venti leggeri piuttosto che evitando i venti forti e sono sempre stati vento in poppa o quasi. L’imposizione di così tanti cancelli di sicurezza sia al Vendee sia alla GOR limita tantissimo le scelte strategiche e la regata è sempre di più una processione lungo la rotta più breve di cancello in cancello, come fossero tante brevi regate. Questo avvantaggia sempre di più le barche più veloci, perché limitando la possibilità di fare errori ed esporsi agli attacchi degli inseguitori “basta” fare affidamento sulla velocità barca per vincere… Ci vuole, però, anche fortuna per non trovare condizioni avverse lungo il limitato corridoio di navigazione e questo Vendee “ha lasciato passare”.

Les Sables d’Olonne, Francia, 27 gennaio- François Gabart ha vinto il Vendee Globe a soli 29 anni. Macif ha tagliato la linea d’arrivo a Les Sables d’Olonne intorno alle 15:20 di oggi concludendo il suo giro del mondo dopo 78 giorni 2 ore 16 minuti e 40 secondi, tempo che migliora di 6 giorni il precedente primato di Desjoyeaux nell’ultima edizione.

Macif taglia la linea d'arrivo vincendo il Vendee Globe
Macif taglia la linea d’arrivo vincendo il Vendee Globe

Una vittoria che testimonia anche come il Vendee Globe sia profondamente cambiato nel corso degli anni. Gabart è il frutto di una profonda preparazione, di una multidisciplinarietà che va dall’Optimist alle classi olimpiche al Figarò e alla course au large. Il Vendee è ormai soprattutto una regata, che si affronta e vince con professionalità in tutti i settori.

Gabart attorniato dai media appena arrivato in banchina
Gabart attorniato dai media appena arrivato in banchina

Gabart, prototipo del nuovo professionista della couse au large

Les Sables d’Olonne- (Mauro Giuffré) François Gabart è nato 29 anni fa a Saint Michel d’Entraygues in Charente e vive a La Foret Fouesnant, Finistère. La passione per il mare arriva dalla famiglia, con la quale a 7 anni compie alcune crociere in Oceano, tra le Antille, Capo Verde, le Canarie e gli Stati Uniti, un’esperienza che lo rapisce definitivamente verso il mondo della vela. La sua formazione scolastica lo aiuta a completare il suo profilo di velista professionista: nel 2007 François diventa infatti ingegnere presso l’INSA di Lyon, ma durante tutti i suoi studi non ha mai abbandonato  l’attività agonistica: dagli Optimist, di cui è stato Campione di Francia nel 1997, ai Tornado, Junior World Champion nel 2004.

Prime interviste per Gabart, freschissimo all'arrivo, come se fosse partito ieri e non 78 giorni fa
Prime interviste per Gabart, freschissimo all’arrivo, come se fosse partito ieri e non 78 giorni fa

Dopo essere diventato ingegnere in Gabart esplode la passione della course au large: nel 2008 vince la selezione Espoir Region Bretagne e si conquista un posto per due stagioni sui Figaro che lo consacreranno definitivamente. Alla Solitaire del 2008 vince la classifica degli esordienti e nello stesso anno si classifica terzo alla Cap Istanbul. Nel 2009 è terzo alla Transat BPE e per la prima volta naviga su un’IMOCA 60: Kito de Pavant ha notato il giovane e lo prende sotto la sua ala per la Transat Jacques Vabre che terminano in seconda posizione. Nell’ottobre del 2009 vince la selezione come skipper di Macif ed è pronto alla scalata: nel 2010 chiude secondo la Solitaire proprio dietro Armel Le Cleac’h, vince la Cap Istanbul e si laurea Champion de France de Course au Large.

2008
Vince la selezione Region Bretagne
3th Cap Instanbul
1st Esordienti Solitaire du Figaro

2009
3th Transat BPE
3th Campionato Francese di Course au Large in solitario
2nd Transat Jacques Vabre con Kito de Pavant
Vince la selezione come skipper di Macif

2010
2nd Solitaire du Figaro
Vince la Cap Istanbul
Campione di Francia di Course au Large in solitario

2011
E’ il secondo di Desjoyeaux su Foncia alla BWR
4TH Transat Jacques Vabre con S. Col
Vincitore Transat B to B

2012
2nd Europa Warm’Up
Vincitore del Vendée Globe 2012-2013

L’idea del Vendée Globe fa parte ormai dei programmi di Gabart, e sarà il professore Michel Desjoyeaux a lanciarlo definitivamente, scegliendolo come secondo su Foncia alla Barcelona World Race del 2011. In barca con il “professore”: il Vendèe Globe di Gabart è iniziato già allora con questa esperienza, che sfortunatamente terminò poco dopo Buona Speranza con il disalberamento di Foncia durante il duello epico con Virbac Paprec.

Michel Desjoyeaux significa Mer Agitée, ovvero il top delle scuole di course au large in Francia, una fabbrica di skipper che si allenano con metodi scientifici per diventare professionisti di altissimo livello. Mer Agitée significa Cantieri CDK, dei fratelli Desjoyeaux: gli skipper crescono a scuola, e da CDK arrivano i migliori mezzi per competere con un solo obbiettivo, vincere. Con questa organizzazione nel 2010 parte la costruzione di Macif, una barca studiata per vincere il Vendée Globe, di cui Gabart segue ogni fase di progettazione e realizzazione. Il nuovo IMOCA vede l’acqua nel 2011: quarto all’esordio della Jacques Vabre, primo alla Transat BtoB e secondo all’Europa Warm’ Up 2012. François è ormai maturo per tentare la scalata al Globe, co un solo obbiettivo: stupire e vincere.

Quando Desjoyeaux lo annunciò come secondo alla Barcelona World Race qualcuno si stupì per la giovane età e la poca esperienza di Gabart, ma il “professore” aveva intravisto il talento del ragazzo:
“Perché François Gabart? Perché no? Credo che sa come andare a vela. Credo sappia usare la testa. Sa anche esprimersi davanti ai microfoni se occorre. Penso che abbia tutte le qualità che servono. Certo ha meno esperienza di me ma ha uno spirito differente, una cultura differente. Viene d’altri orizzonti, non ha fatto soltanto la course au large. Ha fatto il multi. E’ già stato su un 60 piedi perché con Kito de Pavant hanno fatto una bellissima Transat Jacques Vabre finendo secondi in condizioni che non erano facili. Certo non è mai stato nei Mari del Sud ma non è obbligatorio. François, l’abbiamo visto arrivare da La forêt  per le selezioni « Région Bretagne ». Presto era tra quelli che mi piacevano. Non soltanto per le sue competenze ma anche per lo spirito, per la mentalità. Penso che per stare tre mesi sulla stessa barca senza romperci  bisogna avere delle cose in comune. Abbiamo delle cose in comune pero abbiamo anche delle cose da dirci”.

In quest’intervista che abbiamo pescato dal web, fa sorridere il modo in cui François guarda il suo maestro, come se avesse accanto il Dio della vela. La felicità traspare dalle sue parole: “Ne parliamo da un po’ quindi sapevo che poteva accadere ma con il tempo mi facevo l’idea che poteva anche non accadere. Ecco perché quando l’ho saputo è stata la felicità. Cosa posso portare ? E’ difficile… Posso portare un approccio differente dal suo. Non ho le stesse esperienze, non ho lo stesso vissuto. Vengo con la mia ingenuità pero ho la volontà di imparare e provare di fare il meglio in questa corsa. Su alcune cose penso di portare degli aspetti che lo faranno interrogare. Penso che stia cercando questo. Ha sempre voglia di imparare. Almeno è cosi che la penso”.

Ultime miglia per Macif attorniato dalla flotta media
Ultime miglia per Macif attorniato dalla flotta media

La Regata

Les Sables d’Olonne- (Mauro Giuffré) Il Vendée Globe 2012-2013 verrà ricordato per il duello entusiasmante tra François Gabart e Armel Le Cleac’h, che per buona parte dell’Indiano e per tutto il Pacifico hanno navigato con distacchi ridottissimi, a vista in diverse circostanze. Mai il Vendée aveva visto un duello così ravvicinato per un periodo così lungo: una sfida che è servita a entrambi gli skipper per migliorarsi ancora e per tenere sempre viva l’attenzione. Fino alla porta Amsterdam il gruppo di testa è rimasto composto da cinque barche, con Jean Pierre Dick, Alex Thomson e Bernard Stamm attaccati al treno dei primi due. Un leggero vantaggio al gate Amsterdam ha consentito a Gabart e Le Cleac’h di staccare gli inseguitori rimasti intrappolati nell’aria leggera poco più indietro, imprimendo la svolta decisiva per la lotta al primo posto con un gap di miglia che non è più stato recuperato.

Le 1220 miglia di Oceano Indiano comprese tra la Porta Crozet e quella Amsterdam sono state il teatro dell’incredibile record di François Gabart, che il 10 dicembre ha fatto segnare 545.3 di percorrenza in 24h alla media fantascientifica di 22.7 nodi. Al lasco stretto con 25-30 nodi di vento Macif ha dimostrato nettamente una marcia in più anche per l’ormai famoso Blast Reacher, una vela appositamente studiata per quest’andatura nei mari del sud.

I momenti cruciali della regata per la lotta al primo posto sono stati poco prima e poco dopo il passaggio a Capo Horn. A circa 500 miglia dal mitico Capo, Macif e Banque Populaire navigavano incollate, fino a quando Gabart ha deciso di puggiare posizionandosi leggermente più a sud in una zona con più aria, conquistando la testa della regata già prima dell’Horn. Da quel momento in poi François è stato perfetto: si è posizionato più a est di Armel risalendo il sud Atlantico con un piccolo vantaggio, una mossa che si è rivelata decisiva non appena è iniziata la rotazione a destra del vento, preludio dell’ingresso nell’Aliseo di sudest. Da quella fase in poi Macif è scappata e il suo skipper ha coperto l’avversario in puro stile match race.

Il Vendée Globe 2012-2013 verrà ricordato anche come uno delle edizioni metereologicamente più clementi della mitica regata. Tranne in alcune fasi particolarmente intense, sia l’Indiano che il Pacifico hanno “lasciato passare” senza strapazzarla troppo l’intera flotta. Non è un caso che i primi abbiano navigato in condizioni particolarmente favorevoli, con il vento che ha raramente superato i 35-40 nodi: gli IMOCA 60 di ultima generazione sono in grado di tenere medie di velocità che gli consentono un posizionamento sempre ottimale nei sistemi meteo, senza dovere mai subire le basse pressioni se non in situazioni inevitabili. Macif, Banque Populaire, Virbac Paprec ma anche Cheminées Poujoulat e Hugo Boss (barca del 2007), sono riusciti a navigare sempre sui margini delle pertubazioni, anticipando con la loro velocità l’arrivo dei fronti. Il passsaggio a sud dell’Australia è stata la fase della regata in cui Gabart e Le Cleac’h hanno avuto il meteo più severo, 35-40 nodi costanti per alcuni giorni.

Discorso opposto per le barche più lente come Team Plastique di Alessandro Di Benedetto o Initiative Coeur di Tanguy De Lamotte, che non avendo le stesse performance dei primi hanno subito molto di più il meteo e sono state quelle che hanno navigato, soprattutto lungo l’Indiano, per più tempo con vento tra i 40 e i 50 nodi. Tirando le somme possiamo dire che tra gli otto ritirati, solo Samantha Davies è stata vittima, almeno in parte, del maltempo: il disalberamento di Saveol è avvenuto durante un colpo di vento nel nord Atlantico, anche se non sono da escludere anche delle ragioni di natura tecnica circa il cedimento del suo albero. Per il resto, Burton e Kito de Pavant si sono scontrati con i pescherecci, Riou con una boa alla deriva, Beyou ha rotto la chiglia, il polacco Gutkowski si è arreso per le anomalie ai piloti, Guillemot ha perso la chiglia poco dopo la partenza e Stamm ha avuto problemi di energia: nessuno di questi ritiri è direttamente collegato al maltempo.

Appare ormai sempre più chiaro che quando si parla di Southern Ocean la velocità del mezzo diventa uno dei requisiti fondamentali per la sicurezza degli skipper. Insomma più si va veloci e più si è sicuri. Gli IMOCA 60 di ultima generazione in questo senso sono una certezza, avendo ampiamente dimostrato di essere delle barche molto performanti ma al tempo stesso sicure. Il Vendée è diventata una regata ai massimi livelli, perdendo lo spirito di avventura degli inizi ma guadagnando tantissimo sotto il profilo tecnico. Gabart e Le Cleac’h sono il simbolo del Vendée moderno: grandi professionisti ai quali non interessa l’avventura ma soltanto la sfida, la velocità, il controllo totale della barca e, perché no, la vittoria. La storia è scritta, lunga vita al Vendée Globe.

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L’arrivo di Gabart è atteso per le 14:00 CET, poco più di 78 giorni di regata, 6 in meno di quanto impiegò Desjoyeaux nel 2008-2009.

Les Sables d’OLonne, Francia, 27 gennaio- La domenica del trionfo per François Gabart. Macif è atteso per le 10 di domani mattina in una Les Sables d’Olonne che non vede l’ora di abbracciare il suo campione. Del resto vincere a 29 anni il Vendee Globe è un sogno assoluto, che gli occhi azzurri del giovane biondino dello Charente adesso dovranno per forza credere. La sua faccia pulita, di quello che pare stia facendo una cosa normale, è quindi attesa nel porto della Vandea per succedere, nell’albo d’oro del giro del mondo in solitario e senza scalo, al suo mentore, Michel Desjoyeaux. E l’arrivo avverrà con condizioni tra le più dure dell’intero Vendee, con venti sui 30 nodi e raffiche a 40 con onda di tre metri.

L’arrivo sarà trasmesso live streaming su www.vendeeglobe.org

Gabart, domenica mattina il suo trionfo

Gabart, domenica mattina il suo trionfo

Armel Le Cleac’h su Banque Populaire, al rilevamento delle 20, seguiva a 107 miglia quando a Gabart ne mancavano ormai solo 285 per l’arrivo. Macif sta filando 19-20 nodi in queste ultime ore.

Estremamente bella la storia di Alex Thomson su Hugo Boss che ieri ha deviato la sua rotta per restare vicino a Jean Pierre Dick che naviga come noto senza chiglia da alcuni giorni. L’obiettivo del terzo posto è passato in second’ordine rispetto alla sicurezza, visto che le condizioni in approccio alle Azzorre erano dure. Al momento tra i due ci sono solo 8 miglia e alla fine Hugo Boss dovrebbe conquistare il podio, ma la prova marinaresca di Dick è davvero degna di nota, vista la difficoltà di navigare senza chiglia (Virbac Paprec 3 usa i ballast per bilanciare l’Imoca 60).

Les Sables d’Olonne, Francia, 22 gennaio- (MG) Sono ore difficili per Jean Pierre Dick, impegnato a fare l’equilibrista sulla sua Virbac Paprec 3 dopo avere perso la chiglia la scorsa notte. Lo skipper francese, terzo in classifica, ha precisato di essere ancora in regata e sta facendo rotta verso le Azzorre, sempre a vela, per studiare la situazione e prendere una decisione. Virbac naviga con i ballast pieni a tela ridotta e per fortuna le condizioni meteo sono buone e la barca è in sicurezza come conferma Dick nel suo resoconto: “Ieri sera intorno alle 11 ho sentito un rumore enorme. Era la testa della chiglia che si è rotta. Ho ammainato subito le vele perché le condizioni erano difficili e dovevo impedire alla barca di rovesciarsi. Sono ancora in gara le mie vele sono qui. Ho sentito Marc Guillemot al telefono che mi ha dato alcuni consigli. Ho i ballast pieni d’acqua, la barca avanza, direzione nord verso le Azzorre. Per il momento la barca è ok perché il meteo è buono”. Sarà comunque una navigazione molto complessa quella di Dick, che non può navigare più stretto del lasco-traverso per il concreto rischio di scuffiare.

Jean Pierre Dick su Virbac Paprec 3
Jean Pierre Dick su Virbac Paprec 3

Sull’avaria di Dick è intervenuto Vincent Lauriot Prévost del team progettuale di Virbac: “La chiglia di Jean Pierre è classica, realizzata con materiale speciale come le altre, ma ha già viaggiato più di 80 mila miglia. Tutte le verifiche sono state fatte prima della partenza del Vendée. Tutti gli studi sono stati fatti e nulla faceva pensare a un problema. Ma come potete vedere non è stato sufficiente, ha navigato troppo”.

Nel frattempo François Gabart alla classifica delle 20 è a 1595.1 miglia dal traguardo di Les Sables e il suo vantaggio su Armel Le Cleac’h è di 96.7 miglia. In questo momento se Gabart riuscisse a tenere una media di 319 miglia al giorno a 13.29 nodi, domenica sera sarebbe a Les Sables. Entrambi gli skipper stanno aggirando l’Anticiclone delle Azzorre da ovest e navigano a 11.9 e 11.4 nodi. Macif tra circa 6-12h aggancerà per primo il rinforzo da sudovest intorno ai 25 nodi, che lo farà decollare sulla rotta diretta per Les Sables per almeno 36h. Il meteo potrebbe presentare poi delle variabilità nella zona di Finisterre, ma è ancora presto per fare previsioni attendibili. Le chance di Banque Populaire continuano ad assottigliarsi ora dopo ora ma, come ha dimostrato l’incidente di Virbac Paprec, il Vendée è una gara dura anche per i materiali e in questa fase gli skipper dovranno fare massima attenzione alla gestione delle barche dopo 74 giorni di regata agli estremi.

L’ETA di Gabart a Les Sables, al momento, è stimato nella serata di sabato prossimo, con le Cleac’h subito dietro.

Alessandro Di Benedetto ha ripreso la regata regolarmente con buona rotta e velocità, 16.2 nodi all’ultimo rilevamento, ma la costola rotta lo costringe a lavorare lentamente e con grande fatica. L’incidente è avvenuto dopo le due scalate sull’albero, a causa di una strambata involontaria della barca provocata da un’onda: Team Plastique aveva già strapuggiato e Alessandro stava infatti riposizionando in acqua il timone quando un frangente ha investito la barca facendola strambare.

Di Benedetto in testa d'albero su Team Plastique
Di Benedetto in testa d’albero su Team Plastique

Di Benedetto è stato colpito al viso dalla scotta della randa che lo ha sbattuto in coperta causando la rottura della costola oltre che un piccolo taglio sotto il naso. Questo il commento dello skipper di Team Plastique: “Pochi minuti dopo la manovra, sono stato in grado di issare tutta la randa- molto lentamente e con diverse interruzioni – perché il dolore alle costole era forte. L’ho fatto per mantenere la barca stabile, perché le onde erano forti. Non credo che sarebbe una buona idea issare il gennaker piccolo perché richiede velocità, sforzo e movimento, in un modo che non sarebbe ragionevole. Penso che avrò bisogno di molto riposo. Eccomi di nuovo con una rotta decente e velocità. Le cose vanno meglio a bordo”.
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Les Sables d’Olonne, Francia, 21 gennaio- (MG) Inizia l’ultima settimana del Vendee Globe e sul palcoscenico c’è ancora  François Gabart. E’ ancora presto per sentire aria di casa, ma il pensiero di Gabart vola sempre più spesso fino a Les Sables: “Essere a Les Sables il prossimo fine settimana sarebbe fantastico, la gente non va a lavoro e in molti potrebbero venire a trovarci. Sto andando sicuramente veloce, ma questo perché la barca è stata perfettamente preparata ed è al top del suo potenziale. Lo stesso è per la barca di Armel. C’è sempre più traffico in zona e molte cose alla deriva in acqua e occorre stare molto attenti”.

Gabart, a una settimana dall'arrivo a Les Sables
Gabart, a una settimana dall’arrivo a Les Sables

Al rilevamento delle 20 Macif navigava a 13 nodi contro i 14 di Le Cleac’h, per via dell’avvicinamento al settore inferiore dell’Anticiclone delle Azzorre: il vantaggio di Ganbrt resta comunque di 141.8 miglia. All’arrivo mancano 1930 miglia, che in una settimana sarebbero 275.71 al giorno a una media di 11.48 nodi, una percorrenza assolutamente alla portata di un IMOCA 60. Possibile l’arrivo del primo per domenica prossima in serata? L’ipotesi sembra più che concreta.

Il giovane Gabart ci crede, l’idea della vittoria si fa largo nella sua testa ma da grande professionista quale sta dimostrando di essere è ben conscio dei pericoli sulla sua rotta: oltre a marcare stretto Le Cleac’h, dovrà preoccuparsi del traffico marittimo, dei pescatori e del rischio di oggetti alla deriva, tutti pericoli che si sono dimostrati drammaticamente concreti per alcuni concorrenti di questo Vendée.

Certo, il vantaggio di Macif è consistente e la sua posizione al momento è di assoluto controllo sull’avversario. Sulla sua rotta il leader dovrà ben presto fare i conti con una vasta zona di alta pressione con venti debolissimi, situazione che potrebbe migliorare tra 24-30h con il ritorno di un buon nordest intorno ai 15 nodi. Una situazione di attacco per Le Cleac’h? Potenzialmente si, dato che Armel essendo indietro arriverà sulla zona quando il vento tornerà a crescere d’intensità mentre Gabart sarà costretto in qualche modo a gestire la calma. La situazione per Banque Populaire si fa comunque sempre più difficile per un recupero effettivo: facendo un rapido calcolo sulle miglia che mancano al traguardo Armel dovrebbe riuscire a tenere una velocità superiore di oltre un nodo rispetto al leader, un’impresa per nulla semplice.

La situazione alle 20 con la meteo a 12 ore
La situazione alle 20 con la meteo a 12 ore

Le Cleac’h potrebbe optare per una scelta estrema: alla prima rotazione a nord del vento con un lungo bordo verso est aprirebbe una sufficiente separazione laterale per navigare in un meteo diverso dal leader. Il rischio grosso di una scelta del genere è quello di restare impantanato nelle ariette lungo la costa del Portogallo, a conti fatti quasi un salto nel buio.

Dietro il duo di testa Dick sembra controllare senza particolari affanni gli attacchi di Alex Thomson, mentre la lotta per il quinto posto tra Le Cam e Golding resta più accesa che mai, così come quella tra Wavre, nuovamente avanti, e Sanso per il settimo posto.

Per Alessandro Di Benedetto sono ore estremamente complicate: dopo essere salito in testa d’albero per passare una nuova drizza per il gennaker grande e avere fatto un check generale all’attrezzatura sembrava essere tornata la normalità su Team Plastique ma una nuova avaria ha colpito lo skipper italo-francese: lo spi di testa è andato in pezzi e una parte della vela è rimata impigliata con la sua calza in testa d’albero. Un altro pezzo di vela è finito in acqua, incastrandosi nel timone che già aveva dato problemi tecnici. Obbligatoria una nuova passeggiata sull’albero. Per Alessandro sono arrivate da parole di grande rispetto da Michel Desjoyeaux in un’intervista realizzata per www.lequipe.fr : “I suoi interventi durante la corsa dimostrano generosità e entusiasmo comunicativo… e sotto il suo aspetto di eterno vacanziere del Vendée ha fatto una progressione onorevole, non molto lontano dal tempo del primo skipper di questa barca al Vendèe, nel 2000-2001, Thomas Coville con Sodebo che finì in 105 giorni. Chiudere la flotta non è una cosa da poco, farlo in buona maniera è più che rispettabile”. Complimento non da poco, vista la provenienza e certamente meritato vista la buona seconda parte di regata dello skipper siciliano-bolognese-francese.

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Capo Verde, 18 gennaio- (MG) Con il passaggio di Alessandro Di Benedetto a Capo Horn, avvenuto ieri alle 17:31 UTC, tutti i dodici skipper del Vendèe Globe rimasti in gara sono rientrati in Atlantico. Team Plastique ha doppiato il mitico Capo in 68 giorni, 5 ore e 29 minuti, quasi 17 giorni dopo il leader François Gabart ma con un tempo praticamente identico al passaggio di Boissières nel 2009 con la stessa barca, anche se il francese allora rimase bloccato quasi 48 ore per una tempesta.

Alessandro Di Benedetto a Capo Horn
Alessandro Di Benedetto a Capo Horn

Di Benedetto ha fatto un ottimo lavoro per tutto il Pacifico Australe, con medie di velocità simili ai primi della flotta. Lo skipper italo-francese è in dodicesima posizione: nel 2009 quando Desjoyeaux tagliava il traguardo di Les Sables l’ultimo e il penultimo in classifica non avevano ancora raggiunto l’Horn. Segnale evidente di un miglioramento nel livello tecnico medio della flotta, ma anche dell’impegno di Di Benedetto, che è cresciuto durante la regata sotto il profilo della conduzione del mezzo, spingendo sempre un po’ di più Team Plastique.

Il suo profilo non è quello del regatante ma ha la determinazione e la tenacia necessarie a uno skipper del Vendée Globe. Quando l’abbiamo incontrato a Les Sables la sera prima della partenza lo aveva detto: “La mia barca è la più lenta, lo so, ma quando potrò spingere lo farò. Non sono abituato alle regate, ma il Vendée per me è diverso”. Per Di Benedetto è il secondo Horn, dopo quello del giro del mondo sul Mini 6.50, l’impresa che lo portò alla ribalta internazionale. Team Plastique adesso si trova a 4.347 miglia dal leader e 718 da Lamotte.

Un passaggio entusiasticamente commentato dallo stesso Di Benedetto in questo video non privo di emozioni:

 

Gabart in controllo di Le Cleac’h nell’Aliseo

Nel frattempo, a sudovest dell’arcipelago di Capo Verde, la sfida al vertice continua. François Gabart naviga in un nordest tra i 15 e i 20 nodi e al momento è in totale copertura di Armel Le Cleac’h. Banque Populaire, leggermente sottovento e con la rotazione in arrivo a destra, non ha grandi opzioni d’attacco dopo avere recuperato miglia nei doldrums. Il suo ritardo alle 20 di oggi sale a 119.6 miglia.

Le Cleac’h ha dichiarato di avere un Code particolarmente studiato per l’aria leggera, che lo aiuterebbe anche nella risalita dell’Aliseo di nordest. Difficile capire dove finisce la realtà e inizi la tattica psicologica. Il Code è una vela che si presta a varie soluzioni tecniche, per range ristretti di intensità e angolo: non è da escludere comunque che Le Cleac’h ne abbia a disposizione uno per le arie leggere dei doldrums e per eventuali calme nel Nord Atlantico. Troverà le condizioni adatte per usarlo?

Gabart da parte sua resta concentrato ma oggi, per la prima volta, si è lasciato scappare un pensiero alla possibile vittoria: “Ho fatto una bella gara fino ad ora e nessuno si aspettava questo. Se vinco, sarà la ciliegina sulla torta. Ma so che la regata sarà dura fino alla fine e Armel non è lontano. Sono veramente concentrato e non è sempre facile parlare con l’esterno. Sono tranquillo adesso, soprattutto guardando le previsioni meteo: i modelli adesso dicono tutti la stessa cosa, ottimo, e spero di non avere cattive notizie. I miei due passaggi nei doldrums, andata e ritorno, non sono stati facili. Negli ultimi giorni ho perso molte miglia non ero felice ma sono rimasto concentrato”.

Gabart in pieno Atlantico
Gabart in pieno Atlantico

Impressionante la tranquillità di questo 29enne delfino di Desjoyeaux. Pare quasi che abbia iniziato ieri la sua regata intorno al mondo. Segno evidente, però, anche di quanto anche il Vendee sia diventato professionismo a tutti gli effetti. Preparazione, allenamenti, vele giuste, velocità medie notevolissime che consentono di posizionarsi al meglio tra i fronti. L’ultimo ETA sembrerebbe dare un arrivo a les Sables d’Olonne tra nove giorni, il che porterebbe a un giro in 78 giorni, 6 in meno di quanto impiegò lo stesso Michel Desjoyeaux nel 2008-2009.

meteo 24h

Alle loro spalle chi sta perdendo poco nel passaggio dei Doldrums è il caparbio Alex Thomson che, approcciando le zone di calma da ovest, ha sofferto meno il vento instabile e contiene a 221 miglia il distacco da Dick. Più indietro resta avvincente la sfida all’ingresso dell’Aliseo di sudest tra Le Cam e Golding per il quinto posto, e quella per il settimo tra Sanso e Wavre con Boissières a fare da incomodo.

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Fernando de Noronha, Brasile, 16 gennaio- (MG) Dopo avere doppiato l’Equatore con oltre 5 giorni di anticipo sul time reference di Michel Desjoyeaux e avere avuto un vantaggio massimo di 274 miglia su Armel Le Cleac’h, François Gabart da 24 ore lotta con il vento leggero e instabile dei doldrums. Tantissime le miglia perse su Banque Populaire, 130 in un giorno, con l’Aliseo che ha accompagnato Le Cleac’h anche oltre l’Equatore, diversamente da quello che era accaduto a Macif. Alle 20 il margine è ormai ridotto a sole 61.9 miglia, anche se la velocità dell’inseguitore è crollata a 6.3 contro i 7.4 nodi di Gabart. La sfida al vertice è momentaneamente riaperta, anche se il leader, che dovrebbe essere il primo a liberarsi delle calme equatoriali, potrebbe per l’effetto elastico ricominciare a guadagnare miglia tra circa 24 ore, quanto entrerà nell’Aliseo di ENE.

Tipiche condizioni da doldrums per Macif. Foto Gabart
Tipiche condizioni da doldrums per Macif. Foto Gabart

Il recupero di Banque Populaire è dovuto anche a una scelta di attraversare il Pot au Noir a una longitudine più orientale rispetto a quanto fatto da Macif. Le Cleac’h è deciso a non mollare e al collegamento odierno è apparso determinato al massimo: “Abbiamo attraversato l’Equatore e ora siamo nell’emisfero settentrionale, è bello avere la lettera N nuovamente il GPS dopo un mese e mezzo di S. Sto combattendo al 100 per cento, sempre cercando di avere la migliore configurazione delle vele e la rotta migliore. Fa molto caldo in cabina una volta che il sole è alto quindi è difficile rimanere fresco e pulito. I file meteo non sono sempre affidabili in questo settore complicato, quindi dobbiamo anche utilizzare le immagini satellitari”.

La sensazione è che anche con l’effetto elastico il vantaggio di Gabart potrebbe non tornare rassicurante come prima dell’avvicinamento all’Equatore. Macif è più vicina all’ortodromica ma la situazione meteo nel settore a sudovest di Capo Verde, anche dopo avere oltrepassato le calme, è alquanto complessa: per le prossime 36h è previsto un vento da nordest inferiore ai 10 nodi la cui interpretazione tattica potrebbe essere decisiva. Banque Populaire in una situazione così variabile ha la possibilità di potere tornare all’attacco dopo i giorni di impotenza nell’Aliseo.

Nella lotta al terzo posto Jean Pierre Dick sembra avere riguadagnato un vantaggio consistente su Alex Thomson a 302 miglia: lo skipper di Hugo Boss ha scommesso sul passaggio a ovest sotto le coste del Brasile, ma dopo il recupero iniziale al largo dell’Argentina Virbac Paprec ha allungato nell’Aliseo sfruttando un’andatura al vento più larga e favorevole rispetto all’avversario diretto.

Se il quinto e il sesto posto sono un affare a due tra Le Cam e Golding, per il settimo la battaglia è sempre aperta: Javier Sanso ha superato Wavre e Boissières ma i tre skipper sono racchiusi in poco più di 100 miglia con l’Aliseo ancora lontano. Seguono molto staccati De Broc e Lamotte.

Le posizioni alle 20 di oggi, con la meteo a 24h
Le posizioni alle 20 di oggi, con la meteo a 24h

Alessandro Di Benedetto si trova a circa 350 miglia da Capo Horn e anche se naviga in condizioni meteo buone con un ovest sui 25 nodi non può sfruttare al massimo la velocità della sua Team Plastique a causa della rottura di una drizza e di due gennaker, inconvenienti che lo penalizzano molto alle portanti in attesa di una soluzione. A ciò va aggiunto il problema al timone non ancora del tutto risolto e le difficoltà con i piloti automatici. Il ritardo da Lamotte resta stabile intorno alle 800 miglia, quello dal leader è di 4457.

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Fernando de Noronha, Brasile, 14 gennaio- (Mauro Giuffré) “Ciao a tutti, le cose vanno bene a bordo, gli Alisei ci stanno spingendo. Non mi lamento, le condizioni sono ottime e stabili. Stiamo progredendo rapidamente, è bello. In questo momento tutto sta andando bene per me. Sto riposando molto ultimamente, in modo da passare dei giorni abbastanza veloci. Ho bisogno di riposare, perché alla fine della gara sarà decisivo, ho bisogno di essere pronto. E ‘sempre bello parlare con la gente durante le interviste quando si è soli in barca. A volte, il tempo non è troppo buono perché sei nel bel mezzo di una manovra, ma in giornate come oggi, è un vero piacere. E ‘bello vedere quante persone ci stanno seguendo. MACIF è attualmente in una posizione molto favorevole, perché ho ​​preso il vento buono per primo, quindi è stato fantastico per un paio di giorni. Ma Banque Populaire tornerà. Dovrei attraversare l’equatore domani”.

Autoritratto per Gabart
Autoritratto per Gabart

E’ un Gabart che parla da leader quello sentito oggi al collegamento: Macif per giorni ha navigato nella posizione migliore lungo l’Aliseo, in totale controllo di Banque Populaire che al rilevamento delle 20 accusa un ritardo di 269.1 miglia. Il leader sta iniziando a sentire in queste ore il calo del vento nell’avvicinamento all’Equatore: per lui 13.7 nodi contro i 15.2 del rivale. Plausibile che Banque Populaire recuperi miglia nell’immediato, prima di entrare anche lei nel meteo instabile delle zone di convergenza equatoriale.

Armel Le Cleac’h non ha certo deposto l’ascia di guerra e sa bene che il Vendee è una regata imprevedibile che può riservare sorprese fino alle ultime miglia: “Sto facendo del mio meglio per chiudere la distanza con François, ma tutto dipenderà dalle condizioni. Vediamo che tipo di condizioni avremo nel prossimo futuro, informazioni importanti per noi. Attaccherò fino alla fine, dando tutto quello che ho, questo è il mio obiettivo. La barca è del tutto pronta per questo, ho controllato tutto a bordo e va tutto bene, lei può dare il 100 per cento del suo potenziale. 4 anni fa, alla fine del Vendée Globe era stato molto difficile a causa del maltempo e dei venti difficili, quindi sappiamo che può succedere di tutto fino alla fine. Abbiamo tutti bisogno di stare attenti”.

Il meteo per le prossime 18-24h potrebbe però non essere così complesso per il leader: un corridoio di aria da est intorno ai 10-12 nodi consentirebbe a Macif, pur rallentando, di superare la zona critica senza perdere troppo. L’Equatore per Gabart dista ormai sole 240 miglia. La contesa resta aperta anche se pare plausibile che Le Cleac’h recuperi per un fisiologico effetto elastico più che per un guadagno effettivo di miglia. La zona con poco vento è obbligatoria per tutti e due, mentre per Banque Populaire le occasioni più concrete di attacco potrebbero arrivare nei sistemi meteo del nord Atlantico.

In terza posizione Jean Pierre Dick, a 706 miglia dal leader, ha allungato bene su Alex Thomson lontano adesso 176 miglia e posizionato non ottimamente nell’Aliseo. In queste ore sta doppiando Capo Horn Bertrand De Broc e entro le prossime 12 lo farà anche Tanguy De Lamotte. In coda ancora una fase molto complessa per Alessandro Di Benedetto: mentre combatte contemporaneamente con i problemi ai piloti e con l’avaria al timone, Team Plastique ha esploso la drizza di uno dei gennaker che è finito in acqua. Lavoro straordinario e fatica enorme per Alessandro, costretto a recuperare la grande vela che aveva anche avvolto il timone danneggiato. Di Benedetto non ha più il gennaker leggero, troppo danneggiato, e la drizza per i gennaker da vento è quella esplosa: al momento la barca non può issare molta tela alle portanti e un rallentamento sarà fisiologico. Il leader è a 4533 miglia, Lamotte a 784.

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Recife, Brasile, 13 gennaio- Allunga ancora l’eccezionale François Gabart, impressionante per sicurezza e gestione della regata nonostante i suoi soli 29 anni. Il delfino di Desjoyeaux, alle 20 di domenica sera, ha portato a ben 263 le miglia di vantaggio su Armel Le Cleac’h in queat fase finale del Vendee Globe. Con 3.803 miglia ancora da percorrere è questa la fuga decisiva? Fino all’Equatore non sembrano esserci chance per Banque Populaire che si trova a inseguire sulla sua stessa rotta Macif in pieno Aliseo di ESE, ovvero un cammino obbligato in cui il leader riesce a sviluppare percorrenze superiori alle 400 miglia al giorno. Unica possibilità per l’inseguitore, a questo punto, sembrerebbero essere i doldrums e l’approccio alle Azzorre, ma Gabart non lascia intravedere alcun segno di cedimento. Una conferma di quanto il Vendee Globe sia cambiato, con velisti iper preparati su barche velocissime.

Macif nell'Aliseo. Foto Gabart
Macif nella risalita dell’Atlantico. Foto Gabart

Appassionante anche il duello per la terza piazza tra JP Dick e Alex Thomson. Il francese si è riportato avanti, approfittando nella transizione in bolina affrontata dall’inglese lungo le coste del Brasile, ma finalmente anche Hugo Boss ha agganciato l’Aliseo e conserva un piccolo vantaggio in latitudine. La separazione tra i due è notevole, e Thomson è più vicino all’ortodromica, anche se avrà un angolo leggermente sfavorevole nella risalita sotto Aliseo.

Alessandro Di Benedetto ha passato l’ultimo cancello del Pacifico ed è a 1.240 miglia da Capo Horn, con 700 miglia di ritardo su Lamotte e 4.473 su Gabart.

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Isola Trinidade, Brasile, 12 gennaio- (MG) Gabart ha 224.8 miglia di vantaggio, rilevamento delle 20, nella risalita dell’Atlantico. In quanti lo avrebbero detto alla vigilia? Il biondo François, 29 anni da La Foret, non aveva certo il palmares degli altri favoriti, vedi Armel Le Cleac’h, alla partenza da Les Sables: il secondo più giovane in gara il Southern Ocean l’aveva visto solo il tempo di un disalberamento a bordo di Foncia, alla Barcelona World Race. Il Vendee Globe non si fa però con i palmares ma con le rotte perfette sui margini delle basse pressioni, evitando con traiettorie impeccabili gli anticicloni. Quello che sta facendo François sulla sua Macif, Gabart l’esordiente, il biondo outsider che da prima di Capo Horn ha preso la testa della regata e sta rendendo la vita difficilissima al più esperto e titolato Armel Le Cleac’h. E’ nata una stella, ma lo si era intuito già, da quando il “professore” Michel Desjoyeaux l’aveva preso sotto la sua ala intravedendo nella determinazione di questo giovane skipper la ferocia e la lucidità per portare avanti un Vendee Globe al vertice.

Gabart sorride, il suo Macif va alla grande
Gabart sorride, il suo Macif va alla grande

Come facilmente immaginabile Macif sta guadagnando nell’Aliseo a ogni grado di rotazione verso sudest del vento, e all’ultimo rilevamento naviga a 17.7 nodi contro i 12.8 dell’inseguitore. Banque Populaire ha preferito virare sottovento per provare a restare a contatto con il leader, ma da quella posizione la rotazione dell’aria per Le Cleac’h è penalizzante e non gli concede opzioni di attacco. Questa situazione rimarrà stabile fino ai doldrums, quando Le Cleac’h potrà studiare il passaggio di Gabart e agire di conseguenza, probabilmente tentando un’opzione più occidentale. Attenzione però  a considerare questo duello come chiuso. Un vantaggio di 224 miglia è un margine ancora recuperabile se la situazione meteo nel nord Atlantico fosse perturbata e instabile.

Al collegamento telefonico con la direzione Gabart conferma il suo buon momento: “Sto bene, non mi lamento, vado abbastanza veloce da qualche ora. Il vento è molto più stabile rispetto a ieri, le temperatura crescono, sudo a ogni manovra. Ogni giorno, otteniamo file meteo provenienti dai servizi meteorologici ufficiali di diversi paesi. A volte, non sono precisi quindi dobbiamo adattarci e guardarci intorno per capire cosa sta veramente succedendo in termini di meteo. Questo fa parte del nostro lavoro. La sensazione che ho è che non ho cambiato il mio approccio dall’inizio della gara, sto cercando di scegliere la via più diretta e più veloce per Les Sables. Le grandi scelte sono state fatte un paio di giorni fa, ora è più questione di velocità di ogni altra cosa. Sto controllando costantemente le cose a bordo, ogni volta che ne ho la possibilità. Scrivo un elenco di punti in cui ho notato che qualcosa era consumato in modo da poter stare attento e prendermi cura di ciò quando le condizioni sono calme. Ma ho fiducia nella mia barca, davvero. Ho cercato di navigare al mio ritmo fin dal principio, e penso che sia stato così per tutta la gara. Non sto rallentando o accelerando di proposito, io sono proprio come un maratoneta, cerco di mantenere un ritmo regolare. Quando siamo alla fine della corsa, si può cambiare, però”.

Questa invece l’analisi di Le Cleac’h: “Il tempo è bello e caldo negli Alisei brasiliani. Ieri sera non era fantastico, c’era pochissimo vento, quindi spero che diventi più forte nelle prossime ore, che è ciò che la previsione sta dicendo. François è sempre nel vento forte prima di me, è per questo che il divario tra di noi si sta allargando. Non preoccupatevi, non sono rilassato e a pesca, sto lavorando molto a bordo! Realmente non ho guardato la tattica del Nord Atlantico, ho ancora un paio di giorni prima di attraversare l’Equatore così ci penserò più avanti, quando sarà il momento”.

Le posizioni alle 20 di oggi, nessuna opzione d'attacco per il momento per Le Cleac'h
Le posizioni alle 20 di oggi, nessuna opzione d’attacco per il momento per Le Cleac’h

Nel frattempo la Giuria Internazionale si è pronunciata sul riesame dei fatti di Auckland Island riguardanti Bernard Stamm: il verdetto, come possiamo leggere nella news dedicata, è stato la riconferma della squalifica per l’elvetico. Pura formalità data la situazione di Stamm, ma chiaro precetto per il futuro del Vendee: la regola 3.2 sull’aiuto esterno è considerata un punto fermo di questa regata, anche nel caso in cui uno skipper agisca secondo le buone norme marinaresche come ha fatto Stamm. La testimonianza di Rodney Rush della Pofesseur Khromov, portata da Stamm come prova a suo favore, è stata anzi considerata come ulteriore elemento a conferma dell’infrazione dello skipper. Chiarito il ritardo sul verdetto: la Giuria per pronunciarsi aveva bisogno di comunicare con Stamm che, essendo in modalità risparmio energetico, non ha potuto rispondere prima del rifornimento di gasolio.

Dal resto della flotta si segnala l’entusiasmante duello tra Alex Thomson e Jean Pierre Dick: dopo l’allungo di Hugo Boss dalla sua posizione occidentale, Virbac si è riportato avanti di 18 miglia dopo essere entrato nell’Aliseo. Thomson ha virato e naviga mure a sinistra per chiudere la separazione laterale, limitare i danni e posizionarsi bene, ma sarà costretto a subire la rotazione del vento e a perdere altre miglia. Battaglia anche per il settimo posto, con Sanso, Boissières e Wavre racchiusi in 9 miglia.
Buone le medie di Alessandro Di Benedetto che, complice l’avaria alla randa di Lamotte, mantiene appena sotto le 800 miglia il distacco dall’avversario diretto, 4.403 dal leader.

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Rio de Janeiro, Brasile, 10 gennaio- (MG) François Gabart è ormai prossimo all’ingresso dell’Aliseo di sudest: Macif, 29°40’ S, ha già virato posizionandosi mure a destra con il vento in rotazione a est, cosa che gli farà macinare molte miglia nei prossimi quattro giorni. Tra alcune ore cambio di mura anche per Armel Le Cleac’h, che al rilevamento delle 20 vede salire a 92.6 miglia il suo distacco dal leader, con poche opzioni tattiche da inventare in questa fase. Sarà interessante vedere quanto Banque Populaire ritarderà la virata per guadagnare in separazione laterale sull’avversario.

Alex Thomson a prua di Hugo Boss
Alex Thomson a prua di Hugo Boss

Avvincente il duello per il terzo posto con due opzioni tattiche opposte che si confrontano: a est Jean Pierre Dick, a ovest Alex Thomson. Per l’inglese sulle tracce di Virbac ottimo lavoro strategico: ha deciso di portarsi molto sotto l’Argentina per navigare in un flusso da sud-sudovest mentre il suo avversario diretto ha navigato di bolina con mare formato. Complice anche l’avaria di Dick allo strallo, il recupero di Hugo Boss è stato rapido, grazie a velocità in media superiori anche più di 3 nodi. Hugo Boss si è prepotentemente portato al terzo posto e aumenterà certamente nelle prossime ore il vantaggio su Dick , almeno prima di iniziare la fase di bolina. Alle 20, Thomson era a 330 miglia da Macif e aveva già 25,5 miglia di margine su Jean Pierre Dick, che così commenta: “Il vento è sempre più agevole ora, dopo una notte intensa. Alex sta prendendo una grande opzione e tutto deve essere riconsiderato. La mia strategia era buona, ma, a causa del mio piccolo problema, non ho i tempi giusti. Ma è interessante, sarà una grande lotta”.

Come ha sottolineato Marco Nannini nella sua analisi delle difficoltà dopo Capo Horn, il passaggio vicino alle coste del Brasile per Thomson sarà delicato: il rischio è che l’Aliseo in quella zona ruoti a nordest costringendo Thomson a bolinare mentre Dick vola al traverso.

La situazione alle 20 di oggi. Si nota che ormai Macif è prossimo all'Aliseo che prenderà domani già mure a dritta. Lungo la costa del Brasile, la posizione di Hugo Boss che sta ancora usufruendo di un flusso da sud
La situazione alle 20 di oggi con il vento previsto a 12h. Si nota che ormai Macif è prossimo all’Aliseo che prenderà domani già mure a dritta. Lungo la costa del Brasile, la posizione di Hugo Boss che sta ancora usufruendo di un flusso da sud est

Tra i tanti spunti offerti dal Vendee nelle ultime 48h focalizziamo l’attenzione anche sul passaggio di Javier Sanso all’Horn in nona posizione: Acciona 100% Eco Powered è il primo IMOCA 60 a avere doppiato il mitico capo sfruttando solo energia sostenibile. A bordo di Acciona infatti non c’è traccia di gasolio, e l’alimentazione della barca funziona grazie ai pannelli solari, all batterie a litio, agli idrogeneratori e ai due motori elettrici. Sanso ha dichiarato di avere messo in acqua gli idro appena due volte, riuscendo quindi a evitare un utilizzo massiccio di questa tecnologia che, come dimostrato in questo Vendee, ancora non è del tutto affidabile per navigazioni così impegnative. Mentre diversi concorrenti della flotta hanno avuto gravi problemi di energia a bordo, in ultimo Stamm costretto al ritiro, nessuna difficolta per il maiorchino Sanso: il suo modello può essere un punto di riferimento per il futuro?

Javier Sansò felice sul suo Acciona mentre doppia Capo Horn
Javier Sansò felice sul suo Acciona mentre doppia Capo Horn

E’ grande la delusione di Bernard Stamm, uno degli skipper che, a ragione, prima della partenza era considerato come potenziale vincitore: non è bastata la barca nuova e l’esperienza dello skipper elvetico per sconfiggere i problemi tecnici a bordo. Questo il commento di Stamm dopo il rifornimento di gasolio: “Al momento, non sono al 100% delle mie possibilità. Le condizioni sono molto instabili e ho dovuto fare molta attenzione a causa del ghiaccio. Era difficile muoversi nel vento, ho potuto riposare solo poche ore fa. Ora cercherò di ritornare a Les Sables d’Olonne e andare avanti con le mie vele. Cercherò di godere del momento anche se sono deluso. Non si può vincere questa gara con i problemi che ho avuto”.

In dodicesima posizione continuano i problemi tecnici per Alessandro Di Benedetto: dopo i piloti automatici e le difficoltà all’avviamento del motore, problemi a uno dei timoni in queste ore per lo skipper di Team Plastique, che ha operato una riparazione di fortuna e aspetta condizioni più tranquille per un intervento definitivo. Ancora buone le medie dell’italo francese nonostante le avarie: tra i più veloci della flotta, è a 4420 miglia da Gabart e 827 da Lamotte.

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Capo Horn, Cile, 9 gennaio- Bernard Stamm ha completato l’operazione di rifornimento di gasolio in mare del suo Cheminees Poujolat e nella serata di mercoledì, alle 18:11, ha comunicato alla direzione del Vendee Globe il suo abbandono dalla regata in seguito all’inevitabile squalifica per aiuto esterno. Stamm, dopo aver doppiato Capo Horn alle 12:49UTC di oggi, si è diretto in un ancoraggio ridossato dell’arcipelago delle Wollaston, di cui Capo Horn è appunto l’estrema punta meridionale, dove si è ancorato. Lì si trovava già il velista basco Iñaki Basurko con il suo Imoca 60 Pakea Bizcaïa che, con l’aiuto di un tender, ha rifornito il velista svizzero di 30 litri di gasolio che gli permetteranno di riutilizzare al meglio le sue batterie dopo i problemi agli idrogeneratori che ne hanno compromesso la regata.

Cheminees Poujolat si dirge verso il tender di Iñaki Basurko
Cheminees Poujolat si dirge verso il tender di Iñaki Basurko

Stamm ha poi ripreso il mare con la volontà di concludere comunque il suo Vendee Globe a Les sables d’Olonne, anche se fuor classifica. La prima azione, una volta ricaricate le batterie di bordo, sarà proprio quella di comunicare alla direzione di corsa il suo abbandono dalla regata in seguito all’aiuto esterno.

Ciò non toglie, comunque, che resta pendente l’udienza sulla protesta di Auckland Island, in cui la Giuria Internazionale aveva inizialmente squalificato Stamm per aiuto esterno ma che poi ha riaperto l’udienza dopo che lo skipper elvetico aveva portato il nuovo elemento della testimonianza del comandante russo. A prescindere dalla squalifica ovvia per aiuto esterno, dopo il rifornimento di carburante, ci pare utile avere comunque un pronunciamento della Giuria visto che il caso di un aiuto esterno non richiesto, e che ha salvaguardato la sicurezza dell’imbarcazione con un normale e corretto atto marinaresco, costituisce un precedente fondamentale da chiarire per le prossime edizioni del Vendee Globe.

http://poujoulat.bernard-stamm.com/fr/news/514/operation-de-ravitaillement-reussie.html

 

Mar del Plata, Argentina, 7 gennaio- (MG) Gabart e Le Cleac’h continuano a duellare in bolina, anche se Macif alle 20 aveva un vantaggio di 57.2 miglia e mezzo nodo in più di velocità su Le Cleac’h. A preoccupare gli appassionati, però, è la situazione di Bernard Stamm. Lo skipper elvetico, dopo la collisione con l’oggetto sommerso che l’ha lasciato senza idrogeneratori, sta vivendo delle ore molto difficili nel suo avvicinamento a Capo Horn, distante ormai 500 miglia: l’energia elettrica residua è impiegata per alimentare i piloti, mentre tutto il resto della strumentazione elettrica di Cheminées Poujoulat è stata spenta, quindi niente radar, niente AIS, niente meteo e nessuna comunicazione nell’immediato con la sua equipe a terra. In particolare l’assenza del radar, con la fitta presenza di iceberg nelle vicinanze di Capo Horn, desta preoccupazione, dato che per Stamm l’unico modo per evitare il ghiaccio alla deriva sarà la veglia in coperta. Sull’elvetico pende ancora la squalifica per i fatti di Auckland Island: la Giuria continua a prendere tempo e non si pronuncia sul riesame chiesto da Stamm.

Autoritratto di Gabart da bordo di Macif
Autoritratto di Gabart da bordo di Macif

L’equipe tecnica di Cheminées Poujoulat sta studiano il modo e il luogo per rifornire di gasolio lo skipper, azione che ovviamente porterebbe alla definitiva squalifica ma consentirebbe a Stamm di rientrare a vela a Les Sables e completare comunque il giro del mondo fuori classifica. Probabile un pit-stop dopo Capo Horn, in una zona ancora non nota o un rifornimento in mare. La sfortuna ha coplito lo svizzero, che in questi giorni aveva navigato forte per recuperare miglia e posizioni. Una situazione che offre però spunti a progettisti e skipper per studiare nuove soluzioni per il futuro, dato che Stamm non è l’unico ad avere avuto problemi di energia: il modello potrebbe essere Acciona 100% Eco Powered di Javier Sanso, che con un sistema custom di energia solare e idroelettrica sta riuscendo a alimentare senza grossi problemi la barca.

Il duo di testa nel frattempo naviga quasi all’altezza di Buenos Aires: Banque Populaire più a ovest tra poco farà i conti con una zona di vento più debole, mentre Macif ha virato più a est riportandosi in un regime di vento da nordovest sui 20-25 nodi. Magistrale il routing di Gabart in questi giorni, con traiettorie perfette a lambire le alte pressioni ma senza mai restarci dentro. La separazione laterale tra i due è di circa 80 miglia. Le condizioni meteo delle ultime 48h sono state difficili con vento intenso da nord e mare formato di bolina.

Questo il commento di Armel sulla situazione: “Sto bene dopo una notte difficile. Ho navigato di bolina con un mare caotico, mi sentivo su un ottovolante. Le condizioni meteo non sono quelle che mi aspettavo, non capisco. Sto aspettando per capire l’evoluzione. La notte scorsa non ho dormito per niente, perché ho dovuto cambiare le mie vele molte volte. Ho dormito solo un po’questa mattina e lo farò ancora un po’ quando la barca sarà verso la giusta direzione”.

Questo invece il commento dal diario di bordo di Gabart: “Abbiamo lasciato Les Sables più di cinquanta giorni fa, abbiamo navigato per oltre 15 mila miglia, ma questa è stata la prima volta di bolina con vento forte. E’ dura ma molto appassionante. Le strade con Armel convergono, come una coppia di anziani. Speriamo di non farci del male al cervello con queste distacchi fino alla fine. Saremo di bolina per alcuni giorni. Siate pazienti e scoprirete chi sarà il più veloce. Buonanotte o buongiorno, dipende dalla longitudine”.

La situazione meteo resta difficile da decifrare: Alex Thomson nelle sue celebri analisi meteo-tattiche direbbe “It’s a tricky situation”. Gabart nelle prossime 10-12h dovrebbe allungare un po’ in una zona con più aria. Macif fra 24h, al rinforzo da nord, potrebbe quindi avere miglia da amministrare per chiudere e andare in copertura. Chi la spunterà? L’Aliseo dista ancora oltre mille miglia e la leadership del Vendee rimane incerta.

Dal resto della flotta si segnalano problemi tecnici per Jean Pierre Dick che da alcune ore è impegnato in una riparazione in coperta, dopo aver messo il suo Virbac alle portanti dopo aver rotto l’attacco dello strallo per potere riarmare il suo solent, operazione alla fine riuscita. Lavoro di bricolage anche per Tanguy De Lamotte. Problemi di energia per Mike Golding che ha addirittura rischiato un incendio a bordo per un problema al sistema di conversione degli idrogeneratori. Il prossimo akipper a doppiare Capo Horn, questa notte, sarà Jean Le Cam. Buon lavoro per Alessandro Di Benedetto in avvicinamento al gate del Pacifico West: il suo ritardo dal leader è sceso a 4764 miglia, 864 da Lamotte.

Mar del Plata, Argentina, 6 gennaio- Ancora guai per Bernard Stamm. Il navigatore svizzero ha comunicato questa mattina che il suo Cheminees Poujolat ha urtato un oggetto galleggiante non identificato che ha posto fuori uso l’idrogeneratore di sinistra. Dato che neanche quello di destra funziona più, la situazione energetica dell’Imoca 60 di Stamm si è fatta decisamente seria, date anche le ridotte riserve di gasolio ormai a bordo. Per questo motivo Stamm ha comunicato al suo team e alla direzione di corsa che ridurrà al massimo le comunicazioni e dovrà disattivare molti dei sistemi di bordo, per mantenere delle riserve di energia indispensabili almeno al funzionamento del pilota automatico.

Alle 20 di domenica sera, Stamm si trovava a 830 miglia da Capo Horn, dove dovrebbe quindi giungere tra due giorni alle attuali medie.

Dal team Cheminees Poujolat fanno sapere che “La meteo è pessima e c’è ghiaccio nell’area, è una situazione molto complicata. Stiamo lavorando su diverse possibilità per trovare un ridosso (unici possibili nell’arcipelago delle Wollaston, poco a nord di Capo Horn, Ndr) o rifornire in mare di gasolio la barca. Stiamo verificando il tempo ed è stressante perché sappiamo che Bernard non ha modo ora di ricevere i dati meteo. La sicurezza della barca e di Bernard sono chiaramente prioritarie”.

Chiaramente un rifornimento di gasolio in mare porterebbe alla squalifica di Cheminees Poujolat, attualmente risalito in ottava posizione a 2.155 miglia da Gabart, per aiuto esterno, a prescindere dall’esito della riapertura dell’udienza per il fatto di Auckland Island. Stamm è comunque determinato a concludere il suo Vendee Globe a Les Sables d’Olonne.

Bernard Stamm su Cheminees Poujolat, problemi seri di energia per il navigatore svizzero
Bernard Stamm su Cheminees Poujolat, problemi seri di energia per il navigatore svizzero

In testa prosegue il duello tra Gabart e Le Cleac’h, alle prese ore in queste ore con una dura bolina contro 25-30 nodi di vento da nord. La bolina pare destinata a durare ancora per qualche giorno, visto che il flusso da nord continuerà almeno fino alla latitudine di Porto Alegre, in Brasile, ovvero quasi 600 miglia di fetch. Una situazione complessa, capace di mettere a dura prova gli Imoca 60 che certo non amano questo tipo di andatura.

Alle 20, Macif aveva 41,5 miglia di vantaggio teorico su Banque Populaire, posizionato più interno verso la costa dell’Argentina con una separazione laterale che può aprire ampi scenari strategici. Il terzo incomodo, JP Dick, sta guadagnando ed è ora a 238 miglia di ritardo. Hugo Boss è a 615 miglia, con Alex Thomson che dovrebbe guadagnare bene nelle prossime 36 ore evitando forse parte della bolina a cui sono costretti i primi tre.

In coda alla flotta, Alessandro Di Benedetto ha navigato bene nelle ultime 48 ore e si è riportato sotto le 5.000 miglia di distacco. Alle 20 era a 4.873 miglia dal leader e a 900 miglia da Lamotte.

 

 

Isole Falkland/Malvinas, 5 gennaio- (Mauro Giuffré) Con 53,5 miglia di vantaggio (alle 20 CET di sabato) non si può ancora parlare di fuga, ma sicuramente François Gabart in queste ultime 24h ha lavorato bene per cercare di staccare Armel Le Cleac’h. La sua rotta più a est ha permesso a Macif di navigare in venti meno leggeri e al rilevamento delle 20, ancora in regime di brezze da nord, Gabart incrementa, anche se di poco, il suo vantaggio.
Banque Populaire ha virato e si dirige mure a destra verso una piccola depressione in via di formazione al largo dell’Argentina. Gabart ha dimostrato di essere sempre molto attento alla copertura dell’avversario non appena prende la testa della regata, e anche in questo caso sarà interessante vedere la risposta di Macif all’opzione tattica di Banque Populaire. In questo caso, va detto, la separazione tra i due è notevole, ben 190 miglia, e uno dei due necessariamente uscirà vincitore dalle diverse scelte.

Macif. Foto Gabart
Macif. Foto Gabart

Le prossime 24-36h si annunciano complesse: la depressione al largo dell’Argentina porterà venti da nord intorno ai 30-35 nodi, costringendo gli IMOCA 60 a bolinare con mare formato, in assoluto l’andatura meno adatta a queste barche. A est della depressione, all’altezza di Tristan da Cunha, il vento previsto è variabile e leggero, stesso discorso a nord della bassa pressione. La partita tattica resta quanto mai incerta fino all’Aliseo di sudest, che i solitari non incontreranno prima del Brasile.

In questa situazione non si può dare torto a Jean Pierre Dick in terza posizione, che afferma: “Avanzo bene sui leader che sono momentaneamente bloccati dall’anticilone. La gara diventerà aperta in avvicinamento all’equatore, tutto è possibile”. Con 250 miglia di ritardo da Macif, Virbac Paprec 3 non è ancora fuori dai giochi e un suo ritorno a ridosso dei primi, anche se difficile, non è da escludere in maniera assoluta.
Le Cleac’h, al collegamento con la Direzione, conferma la situazione difficile: “Questa parte dell’Atlantico tra Capo Horn e il Brasile non è delle più facili come strategia. Le informazioni meteo cambiano in continuazione e la situazione non è facile. Sono soddisfatto della mia posizione, l’ho cercata, la mia regata è indipendente da quello che fa François. Questa volta è diverso da 4 anni fa, c’è una lotta serrata che speriamo duri fino a Les Sables. Ci stiamo avvicinando a casa e, si spera, saremo li alla fine del mese”.

Il prossimo skipper a doppiare l’Horn sarà Jean Le Cam, ancora a circa 800 miglia, mentre alle sue spalle è bagarre tra Golding, Wavre, Stamm, Sanso e Boissières, tutti all’altezza della porta del Pacifico Est. Bernard Stamm, in attesa di ricevere il parere definitivo della Giuria sulla sua squalifica, ha già recuperato due posizioni in classifica e adesso è ottavo.

Alessandro Di Benedetto, che oggi compie 42 anni, si sta regalando ore di velocità pura sulla sua Team Plastique che naviga al traverso-lasco a oltre 19 nodi: “Ho appena aperto i miei regali e mangiato foie gras per festeggiare il mio compleanno. Ho appena passato il cancello della Nuova Zelanda, le raffiche sono forti, 40 nodi, e a bordo si balla molto. Ho qualche problema al motore ma non so ancora cosa perché in questo momento non posso occuparmene”. Di Benedetto è riuscito a tornare sotto le 5.000 miglia di ritardo, più precisamente 4.974 miglia da Macif, e davanti a lui ha quasi tutto il Pacifico.

Il caso Stamm, la Giuria riapre l’udienza dopo la testimonianza del comandante russo

Importanti novità per la squalifica di Bernard Stamm, che ha fatto dibattere molto la comunità velica internazionale. L’intera flotta del Vendee Globe ha sottoscritto una petizione a favore di Stamm, chiedendo alla Giuria Internazionale di rivedere la sua decisione. Stamm ha chiesto una riapertura dell’udienza, portando un nuovo fatto nella preziosa testimonianza del capitano della Professor Khoromov. La Giuria presieduta dal francese Bernard Bonneau ha esaminato la testimonianza e ha deciso di riaprire il caso, come da regolamento di regata.

La Professor Khoromov
La Professor Khoromov

Bernard Bonneau ha dichiarato: “Dopo aver ricevuto la testimonianza scritta del Professor marine Khoromov, la Giuria ha deciso di riaprire l’investigazione sul caso numero 4 in base alle regola di regata numero 66. Questa significa che la Giuria può riaprire un’udienza quando ci sia stato un errore significativo o quando nuovi fatti significativi diventino disponibili. La Giuria non ritiene di aver fatto un errore, ma crede che questa testimonianza offra un nuovo fatto significativo”.

Si va quindi verso un’assoluzione o una penalizzazione? Il nuovo fatto, indispensabile per la rapertura di un’udienza di una protesta, è quindi la testimonianza del comandante russo su come si sono svolti effettivamente i fatti nell’ancoraggio scelto da Stamm all’isola di Auckland e dove anche la nave scientifica russa aveva ancorato (dopo che lo aveva fatto il navigatore svizzero). Il concetto di “aiuto esterno” di cui parla il bando di regata del Vendee Globe apre ampie interpretazioni, se in senso restrittivo, come fatto dalla Giuria nella prima decisione di squalifica, oppure in senso più ampio come richiede quasi tutta la comunità velica e la marineria internazionale che ha seguito il caso. Un aiuto esterno presuppone un vantaggio per chi lo riceve? Può un’azione marinaresca, ovvero aiutare, senza che Stamm lo abbia richiesto, un navigatore solitario con l’ancora che ara in un’isola sperduta del Southern Ocean per evitare che la situazione possa diventare pericolosa, essere considerato un aiuto meritorio di squalifica? O, piuttosto, è una legittima azione marinaresca, tra l’altro prescritta dalle norme degli abbordi in mare, dal Regolamento di Regata, dalle norme del buon senso e dell’aiuto tra naviganti. Il presidente della Federazione Francese della Vela ha appoggiato la decisione di squalifica, rispettando un integralismo normativo del Vendee Globe. La gran parte del mondo velico ha ritenuto tale decisione esagerata. La Giuria forse riuscirà a uscire dal problema in cui si è trovata proprio grazie alla testimonianza del comandante russo. Ci auguriamo che lo faccia, visto che non ci pare che una corretta azione marinaresca debba diventare motivo di squalifica.

Il caso è ben più rilevante della semplice squalifica o meno. Investe il concetto stesso di regata e di norme basilari di aiuto in mare, regole di navigazione dal cui rispetto non può esimersi neanche il Vendee Globe, nato come sfida estrema della vela ma diventato negli anni una grande regata oceanica assai meno romantica e sempre più professionale. Almeno così ci pare. (Michele Tognozzi)

 

Isole Falkland/Malvinas, 3 gennaio- (MG) Dopo François Gabart, Armel Le Cleac’h e Jean Pierre Dick, tocca a Alex Thomson questa notte doppiare Capo Horn. Lo skipper britannico di Hugo Boss, autore fino a questo momento di una grande regata, ha oltre mille miglia di vantaggio sul quinto, Jean Le Cam, e potrebbe ancora cercare di insidiare Dick al terzo posto, distante 280 miglia.

Mentre Bernard Stamm ha ottenuto la riapertura del suo caso da parte della Giuria Internazionale, ricevendo il sostegno da tutta la flotta del Vendee, Macif e Banque Populaire battagliano ancora vicini, dopo avere deciso entrambi di lasciare a sinistra le Isole Malvinas-Falkland: Gabart si è posizionato con attenzione in copertura di Le Ceac’h facendo rotta a est. Al rilevamento delle 20UTC Macif controlla con 35.5 miglia di vantaggio e oltre un nodo in più di velocità, 13.2 contro 11.6. I due skipper stanno navigando sotto un nord di circa 15-20 nodi.

Gabart al timone di Macif
Gabart al timone di Macif

I due leader tra meno di 12h saranno raggiunti dalla depressione cercata con la scelta di lasciare a sinistra le Malvinas, fronte che porterà una rotazione del vento a sudovest con un rinforzo fino i 30-35 nodi: un sistema meteo che si sposterà verso est con un intensificazione del vento fino a oltre 40 nodi. Per Gabart e Le Cleac’h, quindi, tornano le condizioni buone per fare velocità sotto un ovest-sudovest sui 20 nodi. Da evitare la zona di alta pressione che tra 30-36h si troverà intorno ai 44°10’S 45°21’O, piuttosto estesa e distante circa 550 miglia dall’attuale posizione dei leader. Navigando sul margine est del sistema, Gabart e Le Cleac’h potrebbero mantenersi in un regime di vento da sudovest anche fino a 25 nodi, condizioni quindi ideali a patto di posizionarsi bene a est.

Il commento odierno di Gabart si allontana momentaneamente dalla lotta al vertice per portare un pensiero a Bernard Stamm: “Lo appoggio pienamente, è difficile per lui. Qualunque sarà la decisione della Giuria credo che farà di tutto per tornare a Les Sables a vela su per il canale dove sono sicuro che tantissime persone lo aspetteranno. Spero di essere arrivato perché lui può stare certo che ci sarò al suo ingresso”.
Armel Le Cleac’h, anche lui solidale con la causa di Stamm, si concentra sull’inseguimento di François: “Ci troviamo appena prima di una depressione con 25 nodi di vento. Fuori è grigio, le condizioni climatiche sono molto cambiate e penso che sarà così per due giorni. La situazione è aperta e penso di avere una carta da giocare, le condizioni meteo non saranno facili. Potremo fare un primo bilancio a largo del Brasile”.

La posizione alle 20CET con la meteo a +12h. Si nota come la coppia di testa stia per essere raggiunta dal nuovo sistema, con rotazione del vento da SW
La posizione alle 20CET con la meteo a +12h. Si nota come la coppia di testa stia per essere raggiunta dal nuovo sistema, con rotazione del vento da SW

Il gruppo più folto della flotta, composto da Le Cam, Golding, Wavre, Sanso, Boissiéres e Stamm, tutti all’altezza del gate del Pacifico est, si trovano in condizioni dure ma buone per fare velocità con vento superiore ai 30 nodi da sudovest. In coda Tanguy De Lamotte e Alessandro Di Benedetto sono separati da circa 900 miglia. Per Team Plastique a sud della Nuova Zelanda con un distacco di 5.000 miglia dal leader sono giornate movimentate: dopo l’avaria ai piloti che sembra essere rientrata, ma ha causato la rottura di un gennaker, Di Benedetto ha raccontato di una riparazione al circuito di uno dei timoni.
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Les Sables d’Olonne, Francia, 2 gennaio- La Giuria Internazionale del Vendee Globe ha squalificato lo skipper svizzero Bernard Stamm e Cheminees Poujolat in seguito alla protesta del Comitato di Regata per i fatti del 23 dicembre scorso all’Isola di Auckland, 250 a sud della Nuova Zelanda.

Stamm è stato squalificato per aver infranto la regola 3.2 del Bando di Regata del Vendee, che vieta aiuto esterno, nello specifico con la presenza di altra persona a bordo e con un ormeggio temporaneo ad altra imbarcazione.

Bernard Stamm, qua la mano...
Bernard Stamm, qua la mano…

La prima reazione di Bernard Stamm è affidata a un twitter: “Penso di aver agito da buon marinaio, chiederò la riapertura del caso”. Stamm richiede quindi, come suo diritto, la riapertura dell’udienza. vedremo quali nuovi elementi porterà.

Qui sotto il contenuto della protesta diffuso dal Vendee Globe:

Bernard Stamm su Cheminees Poujolat
Bernard Stamm su Cheminees Poujolat

Facts found

 

On 22 12, Bernard Stamm decides to change course toward the Auckland Islands in order to repair the hydro generators.

Until 23 12 at 04h00, Bernard Stamm sails by his own means to Sandy Bay, prepared to anchor.

At 04h53, Bernard Stamm anchors in the bay after having unsealed the engine and the heavy anchor.

At 20h00, Bernard Stamm notices the presence of a Russian scientific ship Professeur Khoromov moored close to his position.  Then, within half an hour, Bernard Stamm notices his boat is drifting.

Seeing the boat is drifting toward the ship, Bernard Stamm calls her by VHF. During the chat with the crew, they propose to moor his boat to the ship. Considering this is an emergency situation, Bernard Stamm decides to use the ship as a mooring and informs the crew of his decision by VHF.

Then Bernard Stamm prepares the boat to move, sets the sails and  turns on all devices .

Coming back in the cockpit, Bernard Stamm notices that a person from the ship is on board his boat and has begun to recover the anchor.

Bernard Stamm starts the engine and turns on the auto helm, then goes to the bow to recover the anchor.

Bernard Stamm decides not to ask this person to leave the boat “when I saw him on board I did not find any reason that could justify to send him back from the board”.

Bernard Stamm comes back to the engine controls and at the helm and the person at the bow throws the line on the Russian boat to make it fast.

Immediately afterwards, the person leaves Cheminées Poujoulat and returns to his RIB.

Once the boat has been correctly moored behind the Professeur Khoromov, Bernard Stamm goes to say hello to the two people in the RIB, and then they offer help. At this time, Bernard Stamm explains clearly the situation, that he is racing, that he is not entitled to any help.

Bernard Stamm considers that this was a case of absolute necessity for which it was needed to act in order to secure the boat and to prevent creating a problem for the ship moored nearby.

 

Conclusion

Mooring to another boat is a breach of the first sentence of NOR 3.2.

By not asking the person on his boat to leave when he discovered him, Bernard Stamm broke the second sentence of NOR 3.2.

The mooring of Cheminées Poujoulat to the Professeur Khoromov was made with the help of the person on board and the crew of the Professeur Khoromov. This is a breach to the second sentence of NOR 3.2.

Even though not requested, the assistance received from the crew member by Cheminées Poujoulat to secure the Cheminées Poujoulat and to prevent creating problem for the Professeur Khoromov constitutes a breach to NOR 3.2, and the material contact with another boat by mooring to her constitutes a breach to NOR 3.2 and to the principle of NOR 3.

Decision

Cheminées Poujoulat is DSQ from the Vendée Globe under NOR 3.2, fourth sentence and SI 11.2

Date 01 01 2013 at 18h00

The International Jury

Bernard Bonneau (FRA); Ana Sanchez (ESP); Trevor Lewis (GBR); Jack Lloyd (NZL); Georges Priol (FRA)

http://www.vendeeglobe.org/en/news/article/8629/cheminees-poujoulat-disqualified.html

Questo quanto recita il punto 3.2 del NOR del Vendee Globe:

NOR al 3.2:

During the event, a competitor cannot have any material contact with any other ship or aircraft. A competitor cannot be provided with any supplies in any way possible.
A competitor can put into port, mooring or anchoring by his/her own means but cannot receive any outside assistance, except for medical assistance strictly limited to the terms of the article 3.3 below. The competitor cannot dock or come alongside another boat.

Questo il NOR del VG in riferimento alle norme applicate:

2.1 Rules
The following race rules will apply:
a) The rules as per their definition in the book “Les Règles de Course à la Voile 2009-2012” (RCV) (“the Rules of Offshore Sailing 2009-2012” – French Racing Rules of Sailing).
b) The national prescriptions apply to the non-French skippers, as stated in Appendix 3 “Prescriptions”
c) The International Regulations to prevent collisions at sea (COLREGS)
d) The Special Offshore Regulations Category 0 (O.S.R.) currently in force
e) The IMOCA class rules in force
f) This Notice of Race, its appendices and any possible amendment
g) The notices regarding organisation, safety, boats’ inspection, attendance of the competitors at race briefings and various events will be issued and signed by the race direction. These will be the only documents for the competitors to refer to for reference.
h) The official language of the race is the French language. The organiser will provide an English version of each document relating to the sporting and organisational elements of the race
In the case of a dispute in regard to the translation of this notice of race, the French version will prevail.

Le dichiarazioni di Bernard Stamm:

“Posso chiedere la riapertura del caso. Penso di aver agito sempre nello spirito della regata e per la sicurezza. Penso che la Giuria non abbia tenuto conto del contesto. Ho visto la nave scientifica all’alba, c’era poca visibilità. Abbastanza rapidamente la mia ancora ha arato. La nave era sottovento a me e c’era un rischio di poter entrare in collisione. Tutto è avvenuto molto velocemente e ho subito ciò che è successo. Da parte mia, ho visto la barca russa come un corpo morto, un ancoraggio solido, i fondali sono ricoperti di kelp (la lunga e robusta alga tipica delle latitudini australi, Ndr). C’era un rischio di collisione e potevo ripartire ma non potevo farlo senza autonomia elettrica.

Credo che il Vendee Globe e l’Imoca abbiano bisogno di barche che ritornino, non che finiscano sulle rocce. Chiederò la riapertura del dossier. Cercherò di far comprendere alla Giuria il contesto.

Li ho avverito via Vhf che rischiavo di andargli addosso, mi hanno risposto di ormeggiarmi a loro. Sono poi corso sottocoperta per riavviare gli strumenti elettronici e quando sono uscito di nuovo, c’era una persona a bordo che sta cercando di recuperare la mia ancora. Se mi fossi messo a parlare con lui, avrei rischiato di andare addosso alla nave scientifica… Non ho avuto il tempo di spiegargli le regole del Vendee Globe. Evidentemente non mi fermo qui. Sono già nel bel mezzo del Pacifico e non c’è nessun luogo possibile dove fermarmi e quindi vado avanti e va bene così.

D’altra parte, dal punto di vista sportivo, non ho dovuto attendere la Giuria per abbattere il mio progetto (arresto=podio compromesso).
Avevo come progetto di fare il giro del mondo, e conluderò il mio giro del mondo. E avevamo anche un progetto scientifico, di fare delle misurazioni attorno al mondo e nulla ci impedisce di portare a termine questo progetto”.
Un caso che sta facendo discutere

La comunità velica internazionale, sul sito del Vendee Globe, e su altri specializzati, sta dibattento in modo acceso questo caso. Voi che ne pensate?

Un caso decisamente complesso, dalle molteplici interpretazioni. La nostra opinione è che la Giuria Internazionale, indipendente dall’organizzazione e dal Comitato di Regata, si sia trovata a dover decidere su delle regole, scritte nel Bando di Regata al punto 3.2, a prima vista chiare ma anche di difficile interpretazione se si prendono in esame i concetti di sicurezza in mare, azioni marinaresche e regolamento internazionale degli abbordi in mare. Le reazioni immediate sono, dando un’occhiata ai commenti sul sito del Vendee Globe, per la maggior parte favorevoli a Stamm. Voci autorevoli sono quelle di Alex Thomson di Hugo Boss e di Mike Golding di Gamesa, che nei loro commenti di oggi dichiarano di comprendere la decisione della Giuria dal punto di vista normativo ma di non condividerla a un’analisi più approfondita e se si prende in esame la situazione di Stamm nel suo complesso. Vediamola, dunque.

Bernard Stamm ha bisogno di riparare gli idrogeneratori del suo Imoca 60, indispensabili per la traversata del Pacifico australe, e per farlo deve trovare un ridosso. Per farlo, l’unica isola possibile sulla rotta logica che sta seguendo nel Pacifico Australe è quella di Auckland, un’isola principale circondata da altre minori posta a 50° 40′ Sud, a 250 miglia a sud dell’isola meridionale della Nuova Zelanda. L’isola è completamente disabitata. Stamm decide di ancorare nell’estremità nord orientale dell’isola, in una baia identificata come Sandy Bay ridossata dai venti dell’ovest dal profilo di Enderby Island. Non c’è nulla a parte leoni marini, orche, balene e albatros. Come possiamo notare dalla cartina qui sotto, l’ancoraggio di Sandy Bay ha un diametro utile di circa un miglio ed è circondato da isolotti e secche, oltre che essere aperto ai venti del primo quadrante.

La posizione dell'ancoraggio di Stamm a Sandy Bay di Auckland Island. Cartina Google Earth Pro
La posizione dell’ancoraggio di Stamm a Sandy Bay di Auckland Island. Cartina Google Earth Pro

Nella Baia si trova, per assoluto caso, una nave scientifica russa, la Professeur Khoromov, che evidentemente non sa nulla delle regole del Vendee Globe ma che invece è a conoscenza di quelle regole internazionali degli abbordi in mare che prescrivono attenzione alla sicurezza, all’aiuto reciproco in mare e alla prevenzione appunto degli abbordi. Non sappiamo se la nave fosse già in quell’ancoraggio o se vi fosse arrivata dopo Stamm. Stamm dopo alcune ore nota che la sua ancora sta arando e comunica via Vhf con la nave russa, secondo quanto da lui stesso dichiarato, senza richiedere assistenza e senza specificare nulla sulle regole del Vendee Globe. Dalla nave russa inviano un gommone in suo aiuto tenendo fede ai principi della marineria internazionale. Da qui in poi la ricostruzione della Giuria Internazionale, basata sulle dichiarazioni spontanee dello stesso Stamm e che potete leggere nella versione originale inglese che riportiamo sopra, e la successiva squalifica per aiuto esterno identificato in:

1 Aver ormeggiato la propria barca a un altro battello

2 Aver avuto a bordo una persona

A noi pare che, seppur a una lettura formale della norma 3.2, la decisione della Giuria sia comprensibile, difetti di un’interpretazione della situazione specifica e, soprattutto, di un’analisi di ciò che significhi comportamento marinaresco o sicurezza in mare. Stamm non ha tratto alcun vantaggio da quelle azioni. Ha salvato la sua barca, e la nave a lei vicina, da eventuali incidenti (si ricorderà come Stamm perse la sua barca alle Kerguelen nella precedente edizione proprio per un’ancora che arò). Ha poi dovuto dirigere, in modo autonomo, verso Dunedin, in Nuova Zelanda, dove, sempre in modo assolutamente autonomo, ha cambiato due ancoraggi per riuscire finalmente a completare la riparazione. Ha proseguito la regata nonostante un lungo ritardo. Si trova a regatare, sotto squalifica, al momento in una posizione ai 50° Sud che lo colloca a 1.900 miglia dalla Nuova Zelanda e a 2.480 da Capo Horn. In più non ha rischiesto nessun aiuto e gli uomini della Professeur Khoromov lo hanno fatto di loro iniziativa adempiendo a leggi e comportamenti ovvi e riconosciuti della marineria internazionale.

Forse una penalizzazione sul tempo sarebbe stata più consona e meno draconiana. Vi è anche un precedente, quello di Mike Plant nel 1988-89, dove una semplice coma portò alla squalifica. In questo senso la norma 3.2 del Vendee Globe ci pare, se ci possiamo permettere senza urtare la suscettibilità di nessuno, un po’ anacronistica, soprattutto se letta secondo i tempi attuali. Cosa significa marinaresco? Come deve comportarsi uno skipper-regatante in una situazione di emergenza? Perché il Vendee Globe che, ricordiamo, già gode dell’eccezione di non poter assicurare una guardia 24h a bordo, non prende in esame lo specifico di un comportamento marinaresco che non porta alcun vantaggio ma solo la salvaguardia dell’imbarcazione? Come si concilia il punto 3.2 con quanto riportato nel 2.1 del Bando di Regata (confronte sopra), dove si specifica che sono applicate le norme del Regolamento Internazionale di Regata e anche quelle degli Abbordi in Mare? Il RRS, alla regola 1.1 prescrive proprio la sicurezza e l’aiuto di chi è in pericolo come principio fondamentale. Il concetto di aiuto esterno deve essere collegato alla ricerca di un vantaggio o al verificarsi di un concreto vantaggio o deve arrivare a comprendere un aiuto in una situazione di rischio? Un caso assai complesso, dove però si nota anche una punta di integralismo “da Vendee”, su una norma pensata forse negli anni romantici dei primi Vendee Globe ma che, letta nel 2012 con barche che sono parte di team professionali, con skipper professionisti che si allenano professionalmente, forse cambia di senso. A non cambiare di significato, secondo la nostra opinione, è l’azione marinaresca intrapresa da Stamm che, secondo la legge del mare, ci pare si sia comportato in modo consono e degno di uno skipper.

Stamm ha annunciato la sua intenzione di appellarsi. Secondo il regolamento di regata dovrà portare nuovi elementi. Seguiremo l’evolversi del caso.

Come sempre, ci sembra interessante conoscere le vostre opinioni al riguardo.

Cheminees Poujolat spiaggiato alle Kerguelen nel 2008 dopo che l'ancora aveva arato
Cheminees Poujolat spiaggiato alle Kerguelen nel 2008 dopo che l’ancora aveva arato

 

 

Capo Horn, Cile, 1 gennaio- Il più giovane in regata al Vendee Globe è anche il primo a doppiare il mitico Capo Horn. François Gabart con Macif, in testa al giro del mondo il solitario, ha lasciato a sinistra la bruna e aguzza roccia dell’Horn intonro alle 19:20 di oggi, con un vantaggio di circa due ore su Armel Le Cleac’h. Gabart ha allungato nelle ultime 36 ore, grazie alla consueta velocità superiore al lasco stretto e poi ha gestito il vantaggio nel bordeggio di poppa, che ha portato la coppia di testa prima mure a sinistra verso gli intricati e umidi canali della Patagonia cilena poi mure a dritta verso lo Stretto di Drake con l’Horn sulla sinistra. Gabart ha impiegato 52g 6h e 18m per arrivare a Capo Horn da Les Sables, tempo che migliora il precedente primato di Desjoyeaux.

Gabart su Macif
Gabart su Macif

Purtroppo per le condizioni meteo difficili non è riuscito il collegamento in diretta inizialmente previsto dall’organizzazione con Gabart. A commentare il passaggio è stato comunque il due volte vincitore del Vendee Globe e “maestro” di Gabart, Michel Desjoyeaux. Una prestazione eccezionale per il 29enne velista francese, che doppia per la prima volta l’Horn addirittura in testa al Vendee Globe.

Capo Horn. Foto Le Cleac'h
Capo Horn. Foto Le Cleac’h

Il vantaggio di Macif alle 16CET su Banque Populaire era di 35 miglia, circa due ore alle attuali velocità.

Capo Horn, Cile, 31 dicembre- (MG) E’ una fine d’anno ad alta tensione per François Gabart e Armel Le Cleac’h, impegnati nell’avvicinamento a Capo Horn. Il grande Horn dista alle 12CET di oggi 516 miglia tra velocità, cambi di vele, sorpassi e iceberg. I due leader indiscussi del Vendee Globe si apprestano a doppiare nel primo giorno del nuovo anno il Capo nei 56° Sud, lasciandosi così alle spalle un Pacifico che è stato a dire il vero molto clemente con i due skipper di testa. Al rilevamento delle 12 UTC Gabart dopo il sorpasso allunga con 15.6 miglia di vantaggio, frutto della velocità di Macif al momento superiore: 20.6 contro 19.9. Un vantaggio che pare notevole dopo il fianco a fianco delle ultime settimane, ma che potrebbe essere annullato in breve tempo. Il duello nelle ultime 24 ore è stato ancora spettacolare, con le due barche che hanno navigato a vista dando agli skipper addirittura la possibilità di filmarsi.

Da Macif Gabart riprende Banque Populaire... i due Imoca 60 hanno navigato spesso a vista negli ultimi giorni. Foto Gabart
Da Macif Gabart riprende Banque Populaire… i due Imoca 60 hanno navigato spesso a vista negli ultimi giorni. Foto Gabart

Le previsioni meteo per le prossime 24h garantiranno un passaggio tranquillo ai due leader, con vento da ovest-nordovest intorno ai 25 nodi dopo una zona di calma in avvicinamento all’Horn. Gabart è leggermente più a sud, circa 15 miglia, probabilmente per non portarsi troppo vicino alla zona con poco vento. Le Cleac’h è più a nord e dovrà fare una strada più breve ma passando più vicino al vento variabile, l’incertezza resta quindi alta.

La distanza ridotta non fa altro che aumentare le motivazioni dei due candidati alla vittoria finale, come ha sottolineato Gabart: “Avere Armel così vicino è da un lato una pressione ma dall’altro è rassicurante. In realtà non lo guardo e non lo controllo in continuazione, così da non farne risentire il mio sonno. Io dormo quando sono stanco e lavoro alla barca quando sto bene, indipendentemente da Armel. Però mi dà delle motivazioni in più. Non vedo l’ora di avere informazioni aggiuntive sugli iceberg a Capo Horn, perché dovremo avere a che farci non c’è la possibilità di aggiungere un ice gate. La buona notizia è che la luce del giorno ci aiuterà a vedere il ghiaccio. Ho parlato con Armel sul VHF, è stato divertente, credo che siamo entrambi felici di essere dove siamo, sempre più vicino a Capo Horn. Sono contento che sta arrivando alla fine, siamo entrambi d’accordo su questo, siamo costantemente bagnati e la barca sbatte molto. Penso che se mi trovassi in un letto vero e proprio senza movimento e rumore non sono sicuro che sarei in grado di dormire, avrò bisogno di tempo per riadattarmi”.

Meteo passaggio Capo Horn

A tenere banco in queste ore oltre al duello al vertice è la protesta del Comitato di Regata contro Bernard Stamm per la violazione del punto 3.2 delle regole di regata. Lo skipper elvetico si è detto sereno in attesa della decisione della Giuria Internazionale ma si rammarica per la sua situazione: “Ho mandato il mio rapporto alla Giuria e dobbiamo lasciare che adesso lavorino. Non ho chiesto assistenza ma quello che ho fatto era per assicurare la barca. Ora aspetto la decisione, è complicato ma sono fiducioso. Non vedo l’ora di potermi concentrare nella navigazione piuttosto che riparare cose rotte (Stamm ha un problema anche alla colonna del coffee grinder), preferisco avere una tempesta dura nel sud che questo”.

Ci auguriamo che la Giuria del Vendee si pronunci con saggezza, visto che l’azione di Stamm è stata dovuta all’evidente intento di salvare la sua barca, fatto certamente marinaresco.

L'iceberg avvistato all'altezza delle isole Diego Ramirex. 50 miglia a sud di Capo Horn. Alto 100 metri...
L’iceberg avvistato all’altezza delle isole Diego Ramirex. 50 miglia a sud di Capo Horn. Alto 100 metri…

Alessandro Di Benedetto naviga senza problemi anche se il suo ritardo è cresciuto dopo un rallentamento nelle ultime 48 ore: ormai sono 5.080 miglia dal leader e circa 1.000 da De Lamotte.

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Capo Horn, Cile, 29 dicembre- (MG) Due uomini, due barche, l’Oceano del Sud e Capo Horn: François Gabart e Armel Le Cleac’h sono ormai a circa 1.100  miglia dall’ultimo dei passaggi cruciali della loro regata e stanno navigando a vista e sulla stessa rotta. Doppiare l’Horn significa per loro lasciarsi alle spalle la parte più difficile del Vendée Globe e fare rotta verso casa, verso l’arrivo di Les Sables e la definitiva consacrazione nella storia della vela mondiale. Al rilevamento delle 20 UTC Armel torna in testa, ma ormai i sorpassi tra i due sono praticamente all’ordine del giorno e il vantaggio di Banque Populaire, appena 1.9 miglia, può bruciarsi in pochi minuti.

Banque Populaire. Foto Liot
Banque Populaire. Foto Liot

Fra l’altro mentre scriviamo Gabart vola a 21.2 nodi contro i 18.3 di Le Cleac’h e gli sarà addosso a breve. Blast Reacher a riva per Macif? Non possiamo saperlo, ma li immaginiamo nel Grande Sud, lanciati verso l’Horn, con gli albatros a fare da spettatori privilegiati di questa battaglia senza fine.
La Direzione della corsa ha diffuso un aggiornamento sulla situazione iceberg a Capo Horn: il passaggio sarà molto delicato data la presenza, anche molto vicino alla costa, di ghiaccio alla deriva. Mancava solo lo slalom tra gli iceberg in questa sfida.

Gli iceberg segnalati nella zona di Capo Horn e dello Stretto di Drake
Gli iceberg segnalati nella zona di Capo Horn e dello Stretto di Drake

Si fa quasi fatica a trovare nuovi aggettivi per descrivere il duello tra i due skipper: straordinario? Esaltante? Stratosferico? Ripeterli ancora sembrerebbe quasi banale perché Gabart e Le Cleac’h stanno facendo vedere qualcosa che va veramente oltre qualsiasi analisi. Se qualcuno prima della partenza avesse previsto che i due sarebbero arrivati quasi ingaggiati a Capo Horn probabilmente non sarebbe stato creduto: quello che sta succedendo era inimmaginabile.
Michel Desjoyeaux all’ultima edizione doppiò l’Horn in 56 giorni, 15 ore e 8 minuti: se l’ETA prevista dovesse essere rispettata Macif e Banque Populaire rientreranno in Atlantico dopo 53 giorni. Foncia nel 2009 completò il giro in 84 giorni: i due leader hanno già circa 3 giorni di vantaggio, il giro del mondo in 80 giorni potrebbe diventare quindi realtà ma è ancora presto per fare calcoli attendibili, le variabili sono troppe.

Le Cleac’h con la prestazione in questo suo secondo Vendée Globe, alle spalle di Desjoyeaux nel 2008-2009, si conferma definitivamente come un campione straordinario, un navigatore e, soprattutto, un regatante in grado di pennellare traiettorie perfette nei sistemi meteo, sempre sulla strada più breve, rasentando praticamente la perfezione tattica. Gabart è una sorpresa ma solo in parte. “Il Professore” non l’ha scelto per caso come suo secondo alla Barcelona World Race ma ha intravisto il talento immenso di questo ragazzo che, nonostante la sua giovane età e la poca esperienza, è ormai da oltre un mese candidato con Armel alla vittoria finale.

Indipendentemente da come andrà a finire, questi due skipper saranno ricordati come gli artefici di uno dei duelli più incredibili della storia della vela. Non bisogna dimenticare però che il Vendée è e resterà sempre una regata e uomini come Gabart e Le Cleac’h pensano solo a vincerla: per loro sarebbe una consolazione davvero magra arrivare secondi e sentirsi dire “però hai scritto la storia della vela”. Per questo motivo crediamo che le prossime settimane potrebbero essere ancora più esaltanti: immaginiamo una risalita dell’Atlantico fianco a fianco, un ingresso nei doldrum ravvicinato e, perché no, un arrivo a Les Sables al cardiopalma. Non parliamo di fanta-vela, ma di qualcosa che potrebbe concretamente accadere, praticamente l’apoteosi finale.

Gabart e Le Cleac’h stanno in parte oscurando con le loro performance il resto della flotta, ma non bisogna dimenticare che tutti gli skipper in gara stanno dando il massimo, spingendo quasi tutti molto forte. Non possiamo per esempio non sottolineare quanto bene sta facendo Alex Thomson in quarta posizione, con una barca di vecchia generazione: le sue 900 miglia di ritardo sono in parte dovute ai guai agli idrogeneratori che l’hanno impegnato in continue riparazioni, mentre poteva concentrarsi sulla conduzione della barca. Jean Pierre Dick, uno dei favoriti prima della partenza, con 374 miglia di ritardo è al momento fuori dalla bagarre per la leadership ma in una regata imprevedibile come il Vendée potrebbe clamorosamente rientrare in corsa.

Bernard Stamm, in attesa che la Giuria Internazionale decida sulla sua possibile penalizzazione, è scivolato in decima posizione dopo la riparazione agli idrogeneratori. L’elvetico ha ricevuto una cima da una nave durante la tempesta nell’arcipelago delle Isole Auckland dove era ancorato, riuscendo così a salvare la barca. Il rischio è addirittura la squalifica dalla competizione in quanto il regolamento al punto 3.2 vieta esplicitamente ogni aiuto esterno. C’è da dire che Stamm poteva perdere la barca e sarà interessante vedere come la Giuria si pronuncerà su questo caso.

Alessandro Di Benedetto naviga sempre in tredicesima posizione a 4850 miglia dal leader, con un distacco da Tanguy De Lamotte sulle 900 miglia.

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Capo Horn, Cile, 28 dicembre- (Michele Tognozzi) A questo punto è ufficiale. Il duello tra Armel Le Cleac’h e François Gabart per la testa del Vendee Globe entra di diritto negli annali della storia della vela, non solo di quella oceanica. Al rilevamento delle 20 CET di oggi i due erano appena a 0,3 miglia di distanza, con tre misere miglia di separazione laterale l’uno dall’altro, il che significa navigare a vista nel mezzo del nulla del Southern Ocean dopo 48 giorni e 8 ore di regata. Quarantottogiornieottoore, lo ripetiamo per capire quanto questa regata sia equilibrata e come i due maggiori protagonisti stiano tirando per conquistarla, al di là del romanticismo. Regata in cui ogni momento può essere quello decisivo. Banque Populaire, l’Imoca 60 di Le Cleac’h, e Macif, quello di Gabart, hanno ormai quasi concluso la traversata del Pacifico Australe (Capo Horn è a 1.470 miglia, ETA prevista per Capodanno) restando sempre a contatto, con distacchi tra le zero e le dieci miglia. Uno spettacolo di cui, al momento, possono però godere solo gli Albatross ma che, con un po’ d’immaginazione, possiamo anche noi ricostruire visivamente. Due Imoca 60 pressoché appaiati, entrambi al momento al traverso mure a sinistra nel vento leggero di questa fase di transizione, con i due skipper che cercano di spremere il massimo dalle loro macchine volanti, ambedue progetto VPLP/Verdier (del 2010 Banque Populaire, del 2011 Macif). Gabart è appena sottovento, ma un’occhiata bastava oggi per capire le rispettive velocità.

Gabart si riposa dentro Macif durante il duello con le Cleac'h
Gabart si riposa dentro Macif durante il duello con le Cleac’h

Nei giorni scorsi, con vento sopra i 20 nodi ai laschi stretti, era Gabart ad andare più veloce fino a frantumare il record sulle 24h in solitario con un folle 545,3 miglia, ma quando c’era da scegliere strategie vincenti era Le Cam a rifarsi sempre sotto, senza sprecare neanche un’onda o un giro di vento. Ormai non si contano più i sorpassi tra i due, dopo che dal 7 dicembre scorso Bernard Stamm aveva preso per poche ore la testa della regata. Da quel giorno, appena le Cam ha recuperato in poche ore ciò che aveva perso, è stata solo battaglia a due. E che sfida, signori, con gli Imoca 60 che macinano miglia ormai in tutte le condizioni. Anche nelle ultime 24 ore, nei venti leggeri di questa fase di transizione tra due sistemi meteo, i due solitari sono stati comunque capaci di filare circa 300 miglia.

“La barca sta andando più piano adesso rispetto agli ultimi giorni, ma non è male”, racconta oggi il giovane Gabart, che tra poco doppierà per la prima volta Capo Horn da protagonista del Vendee Globe, “Abbiamo avuto condizioni più facili per la barca e per me, lo skipper, è possibile vivere un po’ meglio e controllare la barca e mangiar bene. Senza grandi onde è sempre un po’ più facile… Non sono sicuro che ci sia dello stress o se è solo la tensione della competizione. Ci siamo allenati per questo. Siamo abituati a navigare come adesso, con barche molto vicine. Forse è anche più facile per noi avere una barca così vicina, forse se non ci fosse sarebbe addirittura più stressante. Non lo so… Per essere onesto se potessi essere davanti ad Armel a Capo Horn sarebbe ovviamente meglio e ne sarei felice. Ma è più importante per me avere la barca in queste buone condizioni ed essere in grande forma. Naturalmente voglio arrivarci per primo e farò tutto ciò che posso per essere sicuro di arrivarci in ottima forma… I prossimi giorni non sembrano troppo difficili e credo che nell’Atlantico sarà molto interessante e ho bisogno di farmi trovare pronto lassù”.

In effetti, la traversata del Southern Ocean è stata sin’ora benigna con i due leader che, grazie alla loro velocità, sono sempre riusciti ad anticipare i fronti posizionandosi, grazie a un’attento studio meteo, nei quadranti migliori dei sistemi in arrivo da ovest a est. La velocità degli Imoca 60 di ultima generazione è ormai sinonimo di sicurezza e immaginarli a medie di 20-22 nodi alle portanti con venti sui 25 nodi è ormai prassi.

Le posizioni alle 20 di oggi, Si nota la rotta a V di BP e Macif rispetto alla linea retta di Virbac Paprec 3
Le posizioni alle 20 di oggi, Si nota la rotta a V di BP e Macif rispetto alla linea retta di Virbac Paprec 3

Di quest fase di transizione ha approfittato JP Dick che, con Virbac Paprec 3, ha recuperato ben 300 miglia nelle ultime 48 ore ed è destinato a recuperarne ancora per le prossime 12, grazie ad almeno 4 nodi di vlocità media in più. Dick ha potuto navigare in linea retta verso est sui 50° Sud, mentre Le Cleac’h e Gabart hanno dovuto spingersi fino ai 54°50’S per trovare un po’ di vento ed evitare la zona peggiore della transizione per poi, come stanno facendo in queste ore, dirigere verso ENE per tagliare l’ultimo gate anti-iceberg del Pacifico, distante per loro ancora 210 miglia. Alle 20 Virbac era a 370 miglia dai leader. Dick ha dichiarato oggi di ritenersi soddisfatto se arriverà a Capo Horn con una distacco inferiore alle 300 miglia, fatto che pare al momento verosimile.

In recupero anche Hugo Boss di Alex Thomson, distante 830 miglia. Bernard Stamm è finalmente ripartito, dichiarandosi soddisfatto della riparazione agli idrogeneratori del suo Cheminees Poujolat, dal suo ancoraggio di Dunedin, Nuova Zelanda. Alessandro Di Benedetto ha passato ieri la longitudine di Capo Leeuwin e chiude la flotta con 4.720 miglia di distacco.

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Capo Horn, Cile, 27 dicembre- (Mauro Giuffré) Un Armel Le Cleac’h di buon umore ha commentato così la sua leadership al collegamento con la Direzione del Vendee Globe, non dimenticando un pensiero per il suo avversario diretto, François Gabart: “Il sole sta sorgendo, è stata la notte più corta dall’inizio della gara. Sembra proprio che François e io non riusciamo a stare lontano l’uno dall’altro, le distanze sono brevi, abbiamo avuto una rotta molto simile fino ad ora. Una grande lotta dall’inizio della gara, anche perché non ci sono state opzioni tattiche diverse a causa del meteo. Abbiamo avuto poca possibilità di fare scelte diverse. E’ stato bello vedere François, avere un contatto visivo, ed è un interessante punto di confronto per la velocità, questo perché le nostre barche sono molto simili”.

Banque Populaire nei Cinquanta urlanti. Foto Le Cleac'h

Banque Populaire nei Cinquanta urlanti. Foto Le Cleac’h

Al rilevamento delle 20 UTC Le Cleac’h fa segnare uno dei massimi vantaggi delle ultime settimane con 21,2 miglia di distacco su Gabart, adesso peraltro più veloce. I due leader si stanno confrontando con una bolla senza vento posizionata sulla rotta diretta verso il gate del Pacifico est, cercando di aggirare da sud la zona con poca aria. Armel sembra mediamente un po’ più veloce in queste condizioni, o comunque la sua esperienza gioca a suo favore nei momenti dove il vento leggero mette a dura prova i nervi degli skipper. Gabart si è posizionato leggermente più a sud, ma in generale la tattica dei due rivali in questo momento sembra molto simile. Con il gate distante quasi 400 miglia e con la zona di poco vento che dovrebbe rimanere stabile per le prossime 36 ore, l’incertezza resta alta e le 21 miglia di vantaggio di Le Cleac’h non sono una sicurezza. E’ possibile che i due skipper ritarderanno la risalita verso il gate per portarsi il più possibile a est evitando la zona peggiore della bolla. Il mitico Capo Horn, nei 56° sud, è distante ancora 1.700 miglia, e il passaggio di Banque Populaire e Macif è previsto intorno al 1 gennaio.

Dietro il duo di testa spinge forte Jean Pierre Dick, che ha l’opportunità di navigare davanti a una depressione, con venti da nordovest tra i 35 e i 40 nodi, ma il suo di stacco al momento rimane di 508 miglia anche se nelle prossime 36 ore Dick è destinato ad avvicinarsi molto ai due leader. Alex Thomson, che continua la sua regata in isolamento per risparmiare energia elettrica, ha lavorato bene negli ultimi giorni e, a poco più di 400 miglia da Virbac Paprec, resta comunque un inseguitore pericoloso per Dick. Il resto della flotta è stato strapazzato da condizioni dure, con venti intorno ai 40 nodi per la maggior parte degli skipper. Javier Sanso ha fatto una nuova passeggiata in testa d’albero per riparare ancora la rotaia della randa.

Da segnalare che Bernard Stamm è stato protestato dal Comitato di Regata per una sospetta infrazione alle istruzioni di regata che vietano ogni aiuto esterno ai regatanti del Vendee Globe. Il casus si riferisce al fatto che Cheminees Poujolat avrebbe dato una cima d’ormeggio alla nave scientifica russa che aveva sostato nello stesso ancoraggio dell’Isola Auckland, prima che Stamm fosse costretto a lasciare tale ridosso e dirigere verso Dunedin (dove peraltro ha già cambiato due ancoraggi). Stamm dovrebbe ripartire questa sera dall’ancoraggio di Dunedin.

Cheminees Poujolat all'ancora in una baia poco a sud di Dunedin, isola del sud della Nuova Zelanda

Cheminees Poujolat all’ancora in una baia poco a sud di Dunedin, isola del sud della Nuova Zelanda. Foto 3 News

Alessandro Di Benedetto è stato tra i più veloci della flotta in questi giorni: Team Plastique ha rosicchiato circa 200 miglia a Tanguy De Lamotte, distante comunque ancora 800 miglia, e ha da poco superato la longitudine di Cape Leeuwin con 4.699 miglia di distacco dai primi.

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Southern Pacific Ocean, 25 dicembre- Il tira e molla tra Gabart e Le Cleac’h non si interrompe neanche nel giorno di Natale, con Banque Populaire che riconquista la testa su Macif per 3,9 miglia al rilevamento delle 20 del 25 dicembre. Ormai si è perso il conto dei sorpassi e controsorpassi tra i due splendidi leader del Vendee Globe e, dando uno sguardo alla situazione meteo fino a Capo Horn pare proprio che il duello fianco a fianco sia destinato a continuare. L’Horn è a 2.400 miglia dalla posizione dei due e, questa volta, la posizione di Armel Le Cleac’h pare solida, con il suo Banque Populaire che si trova 35 miglia più a sud del Macif di François Gabart, a sua volta leggermente più avanti in longitudine. Le prossime 36 ore vedranno i due prima accompagnati dall’attuale sistema meteo poi alle prese con una fase di transizione prima della porta Pacific East, posizionata ai 52° Sud.

Banque Populaire nei Cinquanta Urlanti. Foto Le Cleac'h
Banque Populaire nei Cinquanta Urlanti. Foto Le Cleac’h

Le ultime proiezioni sull’ETA d’arrivo a Les Sables d’Olonne potrebbero addirittura far immaginare un tempo inferiore agli 80 giorni per completare la regata, anche se è ancora troppo presto per una previsione verosimile.

Bernard Stamm è quasi arrivato al porto neozelandese di Dunedin, dove effettuerà la riparazione all’idrogeneratore. JP Dick è terzo a 487 miglia menter Hugo Boss di Thomson è quarto a 998 miglia.

Alessandro Di Benedetto è a 4.712 miglia dai leader e a poco più di 800 dal penutimo, Tanguy De Lamotte. Per il velista italo-francese alcune buone percorrernze nelle ultime 72 ore per una traversata dell’Oceano Indiano ormai prossima a concludersi.

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Isole Auckland, Nuova Zelanda, 23 dicembre- (Mauro Giuffré) Brutte notizie da Cheminées Poujoulat: lo skipper elvetico Bernard Stamm si è fermato nel desolato arcipelago delle Isole Auckland per riparare dei gravi problemi agli idrogeneratori. Stamm ha preso la decisione di questo pit stop non sentendosi sicuro di affrontare la discesa nel Pacifico australe, il più lungo e meno raggiungibile degli oceani attraversati dal Vendée, con il rischio di restare completamente senza energia elettrica. Con le riserve di gasolio che iniziavano a diminuire per lo svizzero era l’unica soluzione possibile, per poi riprendere in sicurezza la sua regata. L’arcipelago delle Auckland, sette isole in totale, si estende per circa 510 km quadri 250 miglia a sud della Nuova Zelanda, ed è totalmente disabitato dagli umani ma frequentatissimo da pinguini, leoni marini e foche: un Natale molto particolare per Stamm.

Tramonto oceanico su Macif. Foto Gabart
Tramonto oceanico su Macif. Foto Gabart

Grande incertezza nel frattempo per la lotta al vertice: dopo vari cambiamenti nelle ultime 24h, Gabart ha di nuovo messo il turbo e al rilevamento delle 20 UTC si è ripreso la leadership con 7,5 miglia di vantaggio, posizionandosi più a sud in attesa della rotazione del vento, con rinforzo, a sudovest. La separazione laterale tra Macif e Banque Populaire è di circa 20 miglia: una distanza che giustifica il nodo in più di Gabart, 21.7 contro 20.6? Oppure Macif ha a riva la sua arma segreta, il famoso Blast Reacher? Le condizioni potrebbero essere favorevoli al momento: circa 25 nodi al lasco, il range indicato da Maxime Paul, progettista delle vele di Macif.

L’analisi di Guillaume Verdier Sulle performance di Macif e Banque Populaire abbiamo sentito Guillaume Verdier, progettista con lo studio VPLP (Marc Van Peteghem e Vincent Lauriot Prévost) di sei delle venti barche partite per questo Vendée, incluse quelle di Gabart e Le Cleac’h. Verdier sta anche collaborando con Team New Zealand per lo sviluppo progettuale degli AC72 dei kiwi. Con lui abbiamo parlato delle differenze tecniche tra Macif e Banque Populaire per capire in quali condizioni e con quale piano velico i due IMOCA 60 sviluppano tutta la loro potenza. Questa la risposta di Verdier:
“Queste due barche sono molto simili ma tuttavia esistono alcune differenze. Il piano velico è diverso, così come la struttura di distribuzione dei carichi e la disposizione dei ballast, più a poppa per Banque Populaire. L’altra differenza importante è nell’angolo delle derive, e per finire Banque Populaire ha una chiglia in carbonio mentre quella di Macif è tutta in acciaio. L’angolo reale migliore al vento per sviluppare velocità è di 130° con un’intensità di 25 nodi – con un apparente quindi prossimo al traverso -. In generale il miglior piano velico è il più tollerante per navigare in sicurezza con l’autopilota”.

Questo perché i solitari per ovvi motivi lasciano timonare per la maggior parte del tempo il pilota automatico, e di conseguenza per la scelta di un piano velico sicuro ed equilibrato non conta solo l’intensità del vento ma anche l’onda, l’angolo al vento e le raffiche. Su un particolare delle dichiarazione di Verdier occorre fare molta attenzione: l’architetto ci spiega che l’angolo reale migliore per produrre velocità è di 130 gradi con 25 nodi, per entrambe le barche. Questo non implica però che le velocità in queste condizioni siano le medesime: il piano velico, differente, diventa una variabile determinante.
Su quest’aspetto è interessante analizzare un particolare: con gli ice gate posizionati piuttosto a nord, i solitari dopo le scorribande nel sud a caccia delle depressioni sono sempre costretti a risalire a nord per i cancelli. In un regime medio di vento che oscilla, negli oceani del Sud, da sudovest a nordovest, le andature al traverso-lasco possono essere più frequenti rispetto al lasco-poppa. Almeno sulla carta Macif, con performance di rilievo al traverso, potrebbe essere avvantaggiata. I quasi 100 mq in più di Banque Populaire alle portanti sarebbero quindi inefficaci? Difficile poterlo affermare con sicurezza e altrettanto complesso capire dove finisce il potenziale della barca e inizia quello dello skipper.

Una riflessione che potremmo applicare in parte anche ad Alessandro Di Benedetto e Tanguy De Lamotte, tredicesimo e dodicesimo in classifica. Team Plastique e Initiative Coeur sono barche della stessa generazione, simili in molte cose ma con una differenza non da poco: Team Plastique non ha la chiglia basculante. Basta questo gap tecnico per giustificare le quasi 900 miglia di vantaggio del francese su Di Benedetto? Anche in questo caso, dove finisce il potenziale della barca e inizia quello dello skipper?

Isola Auckland, Nuova Zelanda, 20 dicembre- Il mondo velico assiste con passione e stupore al duello oceanico tra François Gabart e Armel le Cleac’h, lanciati fianco a fianco nei Cinquanta Urlanti verso Capo Horn. Alle 20 di mercoledì sera, pensate, Macif precede di appena 3,4 miglia Banque Populaire. La separazione laterale tra i due Imoca 60 è di 6 miglia, un’inezia nell’immensità del Southern Ocean dopo 39 giorni di mare. Identica la velocità nell’ultima ora, 19,1 nodi. Simile la percorrenza nelle ultime 24h, 421 miglia per BP e 427 per Macif.

I due solitari francesi sono praticamente fianco a fianco ed è probabile che riescano anche a navigare a vista per qualche tratto. Di fronte a loro solo una desolata isola australe, la neozelandese Isola di Auckland, che i due passeranno in nottata, poi più nulla fino all’Horn, distante 3.900 miglia, 10-11 giorni di mare. Solo il freddo Southern Ocean, con tre gate da rispettare prima della discesa ai 56° Sud del Grande Capo.

Non si ricorda al Vendee Globe un duello così prolungato. Gabart allunga non appena il vento portante supera i 25 nodi. Le Cleac’h non sbaglia una mossa tattica e si rifà sotto a ogni passaggio chiave. Grandi marinai e grande regata.

François Gabart e Armel Le Cleac'h: gli splendidi duellanti del Vendee Globe
François Gabart e Armel Le Cleac’h: gli splendidi duellanti del Vendee Globe

Sulle prestazioni superiori di Macif con vento forte, dovute forse all’omai celebre vela misteriosa…, abbiamo chiesto un parere tecnico al nostro opinionista oceanico Marco Nannini.

“Per il discorso vele di Gabart”, ci ha detto il velista torinese, “Credo che la grande “innovazione” sia in verità una vela che viene dal passato, ovvero un Jib-top. Ne avevamo tanto parlato anche col mio velaio proprio per la Global Ocean Race, ovvero una vela tipo la trinchetta per venti forti ma tagliata più grassa e con la testa più grande, appunto un jib top… Il bello degli Open 60 è che le barche non sono identiche e una magari va leggermente meglio di un’altra su una certa andatura, ma poi l’altra recupera su un’altra, come è successo in questi giorni, Gabart scappa poi viene riacciuffato… La barca viene disegnata studiando i venti “medi” attesi, ma poi ogni regata è leggermente diversa e soprattutto la presenza dei cancelli così alti cambia notevolmente la regata. Forse la barca di Armel va un po’ meglio in poppa, ma i cancelli spostano il vento leggermente a prua (come media complessiva) quindi Gabart portandosi una vela più adatta a un traverso col ventone in quella condizione specifica può avere un vantaggio minimo ma importante se sono quelle le condizioni che trovano…
Per fare quelle velocità ci vogliono una serie di circostanze, se pensi che alla GOR davanti a un fronte con sola randa e solent Cessna era riuscita a trovare le condizioni ideali e fare 359 miglia in 24 ore, che per un 40 piedi non sono affatto poche”.

L’analisi della giornata

(Mauro Giuffré) – Gabart contro Le Cleac’h, Macif contro Banque Populaire, i due cavalli usciti dal cantiere CDK dei fratelli Desjoyeaux: progettate entrambe dallo studio VPLP, le barche sono probabilmente simili in alcune soluzioni progettuali. Un duello a armi pari quindi, il cui esito finale sarà deciso quasi esclusivamente dalla capacità degli skipper. Chi la spunterà? Il trentacinquenne Le Cleac’h o il ventinovenne Gabart? L’esperienza del primo o la sfrontatezza del biondo? La rotta è ancora molto lunga, ma da oggi i due skipper hanno superato la metà del percorso e iniziano ad avvicinarsi verso casa. Al rilevamento delle 20 UTC l’equilibrio resta massimo: Gabart è tornato in testa dopo avere agganciato in anticipo il flusso da nordovest, ma il suo vantaggio è di appena 3.4 miglia, con una distanza laterale intorno alle 6. La velocità tra le due barche è identica: 19.1 per entrambi e stessa cifra per il VMG, con il gate della Nuova Zelanda distante circa 690 miglia. Un match race in piena regola, intorno al mondo, in pieno Oceano Pacifico.

Dietro faticano tutti a tenere il passo, il più vicino è Jean Pierre Dick a 518.6 miglia. A proposito dello skipper di Virbac Paprec 3: per lui gita obbligata sull’albero, per risolvere un problema che gli impediva di issare alcune delle vele da andature portanti. Inconveniente risolto con alcune ore di duro lavoro.

Gabart al collegamento telefonico odierno analizza la situazione: “Sto facendo bene, tra i 22 e i 24 nodi, c’è molto rumore. Sono molto contento che Armel non è scappato dopo il cancello, sono riuscito a prendere un po’ di vento forte prima di lui. Ora devo stare molto attento, prendermi cura di me stesso, assicurarmi che non sto spingendo troppo. A volte quando si è stanchi ci si innervosisce velocemente e quando succede bisogna fare un bel respiro e fare un pisolino. Sono contento di essere a metà strada sulla via del ritorno, è una sensazione piacevole. Cercherò di fare ancora bene, anche meglio in questa seconda metà. Non sono stato molto sorpreso di quello che ho visto fino ad ora nel Sud, io e Armel siamo stati risparmiati da venti superiori ai 45 nodi”.

L’umore del rivale Le Cleac’h resta alto: “Stiamo navigando velocemente verso la Nuova Zelanda, con 35 nodi di vento e raffiche più forti. Fisicamente parlando sto bene. Non si può dormire al meglio e nelle ultime 36h ho riposato poco perché ho avuto molti cambi di vele, quindi sono un po’ stanco. Ma in fondo sono a posto, anche mentalmente. Sono caduto schiantandomi contro le pareti un paio di volte, qualche livido ma niente di serio”.
Per le prossime ore si prevede una sfida di velocità pura, con il vento che resterà tra i 30 e i 40 nodi da nordovest, per diminuire intorno ai 25-30 tra 24h e ruotare leggermente a ovest. Difficile potere prevedere le mosse tattiche degli skipper in un sistema meteo piuttosto omogeneo, ma immaginiamo che Gabart cercherà di marcare Le Cleac’h con molta attenzione come ha sempre fatto quando si è trovato in testa.

La posizione dei due leader a sud della Nuova Zelanda
La posizione dei due leader a sud della Nuova Zelanda con la meteo prevista a 24h

Per il resto della flotta condizioni piò o meno dure, con vento dai 30 ai 40-45 nodi, ma non si segnalano particolari difficoltà a parte una strambata involontaria di Hugo Boss, causa disfunzione a un pilota, che per fortuna non ha lasciato conseguenze alla barca di Alex Thomson.

Alessandro Di Benedetto soffre a velocità ridotta nell’anticiclone, che purtroppo non lo lascerà prima di 24-48h: Tanguy De Lamotte è a circa 800 miglia, il leader a 4.122.

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Isola Auckland, Nuova Zelanda, 18 dicembre- (Mauro Giuffré) François Gabart e Armel Le Cleac’h: questo duello al vertice è destinato a restare nella storia delle regate oceaniche e del Vendee Globe. Mai il giro del mondo in solitario aveva visto due concorrenti così vicini per tutto l’Indiano, e ora anche in questo inizio di Oceano Pacifico. Armel Le Cleac’h, 48°43’ Sud, ha ripreso la testa della regata dopo avere recuperato 40 miglia di ritardo, ma al rilevamento delle 20 UTC il suo vantaggio su François Gabart è di appena due miglia con appena sedici di distanza laterale, mentre la velocità è praticamente identica: 13.3 contro 13.5. Macif è posizionata più a nord, in attesa del rinforzo da nordovest, intorno ai 35-40 nodi, in arrivo nelle prossime 12-18h. Alle loro spalle Dick a 391.2 miglia, Thomson a 809.5 e Stamm a 827.1.

Non sono poche le novità che si segnalano dalla flotta nelle ultime 48 ore, a cominciare proprio dal duo di testa. Macif ha fatto registrare performance al di sotto del suo standard, almeno un nodo sotto le velocità di Banque Populaire in condizioni meteo molto simili. Nelle andature dal traverso lasco con vento sostenuto Gabart aveva invece dimostrato di averne sempre di più, anche grazie alla probabile vela misteriosa. Cosa è successo? Ipotizzabile un problema tecnico a bordo, che il team di Macif e lo skipper stesso sta tenendo in gran segreto. Torna in mente ancora una volta il “professore” Desjoyeaux quando si parla di Gabart: il team di Foncia nell’edizione 2008-2009 tenne nascosta una grave avaria ai timoni che per poco non costò la regata a Desjoyeaux. Non è da escludere che un eventuale problema a bordo anche in questo caso possa essere celato per non dare agli avversari un’arma psicologica in più. Gabart nonostante la sua giovane età è uno skipper di gran valore e fino ad ora ha dimostrato estrema lucidità in ogni situazione: Ingegnere dell’INSA (Institut National des Sciences Appliquées), François ha avuto un ruolo attivo nella costruzione di Macif e ha i mezzi per riuscire a risolvere un eventuale problema tecnico.

Initiatives-coeur di Tanguy Delamotte nel Sud Indiano
Initiatives-coeur di Tanguy Delamotte nel Sud Indiano

Al collegamento con la Direzione della corsa non lascia trapelare nulla ma parla solo delle condizioni meteo variabili che lo tengono sotto pressione: “Le condizioni continuano a cambiare ci sono tra i 18 e i 40 nodi di vento. Tengo d’occhio Armel, siamo più o meno alla stessa velocità. Sono in stand-by, pronto a intervenire e reagire nel caso in cui succeda qualcosa. Cambiare il gennaker con 20 nodi non è la stessa cosa che farlo con 40. Che bello, un altro oceano per me. E’ perfetto, rotta per Capo Horn adesso”. Le sue performance all’ultimo rilevamento sembrano rientrate nella norma.

Le Cleac’h è apparso ottimista sulla situazione: “Sto facendo bene, sono il leader ora ma il gap è molto piccolo. Molto interessante per il proseguo della gara. Penso di avere azzeccato le scelte nei cambi di vela e questo può avere fatto la differenza. Ho anche fatto una strambata chiave. Bello essere di nuovo con François, ma abbiamo davanti una gara lunga. Credo che saremo a Capo Horn per la vigilia di capodanno”.

Il resto della flotta tra la porta Amsterdam e il west Australia, sta affrontando condizioni impegnative con vento tra i 35 e i 45 nodi. Così Tanguy De Lamotte: “Siamo solo sui 40° sud, abbiamo sei metri di onda. Si sbatte molto e fa un po’ paura. Ieri sera sono caduto senza riuscire ad aggrapparmi a nulla, bisogna fare molta attenzione”. U po’ più avanti di De Lamotte grande progressione di Javier Sanso che ha ormai agganciato il treno di Golding e Le Cam e potrebbe in queste ore superare Dominique Wavre.

 

La posizione di Gabart, più a nord, e di Le Cleac'h, più a sud, nell'approccio al Pacifico Australe. Macif dovrebbe prendere per primo il nuovo flusso di vento da NW in arrivo per domani mattina
La posizione di Gabart, più a nord, e di Le Cleac’h, più a sud, nell’approccio al Pacifico Australe. Macif dovrebbe prendere per primo il nuovo flusso di vento da NW in arrivo per domani mattina

Alessandro Di Benedetto è stato raggiunto da un anticiclone e naviga molto lentamente: un inconveniente inevitabile che potrebbe costare a Team Plastique almeno uno o due giorni di rallentamento, mentre le miglia dal leader sono ormai salite a 3.959 e quelle da De Lamotte quasi 800.

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Hobart, Australia, 16 dicembre- (Mauro Giuffré) François Gabart, Armel Le Cleac’h e Jean Pierre Dick sono i primi skipper del Vendée Globe 2012-2013 a essere entrati nei 50 Urlanti e, nonostante la loro latitudine, sono quelli che stanno affrontando in queste ore le condizioni più miti.
Al rilevamento delle 20 UTC di domenica sera Macif, 53°3’ Sud, conserva 41 miglia su Banque Populaire, ma Armel Le Cleac’h naviga a 18.5 nodi contro i 14.9 di Gabart. I due leader si trovano a circa 200 miglia dal gate dell’Australia Est e presto dovranno strambare per risalire a tagliarlo. Attenta la tattica di Gabart, che ha coperto con puntualità ogni variazione di rotta dell’inseguitore, limitandone di fatto i tentativi di recupero. Alle loro spalle, ma staccato di 459 miglia, Jean Pierre Dick; seguono Thomson e Stamm a 778.3 e 823.7 miglia. Il britannico e l’elvetico hanno optato per una rotta molto più settentrionale, intorno ai 41° Sud.

Le ultime 24h per gli skipper che si trovano a cavallo della porta Amsterdam sono state piuttosto movimentate, con due depressioni distinte ma ravvicinate che si muovono da ovest verso est rendendo la vita piuttosto difficile ai solitari. Ne sa qualcosa Mike Golding su Gamesa che ha vissuto un brutto momento durante un colpo di vento.

Lo skipper britannico che, ironia della sorte, si trovava nella stessa zona dove quattro anni fa ha disalberato, era impegnato a riavvolgere il suo Code Zero quando una raffica particolarmente forte ha causato la rottura della cima dell’avvolgitore. Con la barca ingavonata e la vela che sbatteva furiosamente, Golding ha azionato la chiglia di Gamesa per diminuire lo sbandamento e poi è riuscito a domare il Code ammainandolo, ma riportando molti danni sulla vela. Questo il commento dello skipper: “C’è stato sicuramente un punto in cui ho pensato: ci risiamo, per favore, non un altro Natale a Perth. Ma sono abbastanza calmo ora, non ho intenzione di impazzire. Non bisogna lasciarsi prendere dalla spirale dei brutti pensieri quando le cose cattive cominciano ad accadere”.

Acciona con mare grosso

Acciona di Sanso con mare grosso

Lo spagnolo Javier Sanso, che con un ottimo lavoro di rotta e velocità è riuscito a avvicinare il gruppo di Golding, Wavre e Le Cam, ha sofferto condizioni impegnative con vento anche oltre i 50 nodi che lo ha costretto al lavoro straordinario: “Le ultime 24h ore sono state sfiancanti, molti cambi di vele e 5 strambate con 50 nodi di vento. Sono molto stanco e ho bisogno di dormire e mangiare”.

In testa alla corsa, con un regime di sudovest tra i 20 e i 30 nodi, Gabart e Le Cleac’h sono giunti praticamente a metà percorso sfruttando condizioni meteo sempre favorevoli anche se con temperature molto rigide. Così Gabart sulla situazione: “Stamattina abbiamo anche un po’ di piccoli fiocchi di neve ma non nevica sempre. Devo indossare un paio di guanti. Sembra incredibile ma qui è estate, immagino che non lontano, in Australia, saranno tutti al mare”.
Armel Le Cleac’h è contento delle condizioni meteo che gli consentono una vita tranquilla a bordo e gli permettono di ricaricare le energie: “ Siamo appena entrati nel profondo Sud. E’ bello avere condizioni meno intense, la mia vita a bordo è buona. Posso riposare, pulire la barca e fare tutto il resto. Sarà così fino al prossimo gate, poi arriverà un’altra depressione”.

Per le prossime 24h infatti resta stabile per i leader il sudovest intorno ai 25 nodi che dovrebbe consentirgli un ulteriore allungo sugli inseguitori, che invece continuano a incontrare condizioni più instabili. Per il resto della flotta ancora vento da ovest sudovest anche oltre i 40 nodi.

meteo 24h

Le posizioni alle 20CET di domenica con i venti previsti a 24h

Alessandro Di Benedetto, doppiata la porta Crozet, ha fatto segnare un discreto parziale d 389 miglia nelle 24h. Sostanzialmente invariato il distacco da Tanguy De Lamotte mentre quello dal leader sale a ben 3.864 miglia.
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