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Isole Auckland, Nuova Zelanda- (Mauro Giuffré) Brutte notizie da Cheminées Poujoulat: lo skipper elvetico Bernard Stamm si è fermato nel desolato arcipelago delle Isole Auckland per riparare dei gravi problemi agli idrogeneratori. Stamm ha preso la decisione di questo pit stop non sentendosi sicuro di affrontare la discesa nel Pacifico australe, il più lungo e meno raggiungibile degli oceani attraversati dal Vendée, con il rischio di restare completamente senza energia elettrica. Con le riserve di gasolio che iniziavano a diminuire per lo svizzero era l’unica soluzione possibile, per poi riprendere in sicurezza la sua regata. L’arcipelago delle Auckland, sette isole in totale, si estende per circa 510 km quadri 250 miglia a sud della Nuova Zelanda, ed è totalmente disabitato dagli umani ma frequentatissimo da pinguini, leoni marini e foche: un Natale molto particolare per Stamm.

Tramonto oceanico su Macif. Foto Gabart
Tramonto oceanico su Macif. Foto Gabart

Grande incertezza nel frattempo per la lotta al vertice: dopo vari cambiamenti nelle ultime 24h, Gabart ha di nuovo messo il turbo e al rilevamento delle 20 UTC si è ripreso la leadership con 7,5 miglia di vantaggio, posizionandosi più a sud in attesa della rotazione del vento, con rinforzo, a sudovest. La separazione laterale tra Macif e Banque Populaire è di circa 20 miglia: una distanza che giustifica il nodo in più di Gabart, 21.7 contro 20.6? Oppure Macif ha a riva la sua arma segreta, il famoso Blast Reacher? Le condizioni potrebbero essere favorevoli al momento: circa 25 nodi al lasco, il range indicato da Maxime Paul, progettista delle vele di Macif.

L’analisi di Guillaume Verdier Sulle performance di Macif e Banque Populaire abbiamo sentito Guillaume Verdier, progettista con lo studio VPLP (Marc Van Peteghem e Vincent Lauriot Prévost) di sei delle venti barche partite per questo Vendée, incluse quelle di Gabart e Le Cleac’h. Verdier sta anche collaborando con Team New Zealand per lo sviluppo progettuale degli AC72 dei kiwi. Con lui abbiamo parlato delle differenze tecniche tra Macif e Banque Populaire per capire in quali condizioni e con quale piano velico i due IMOCA 60 sviluppano tutta la loro potenza. Questa la risposta di Verdier:
“Queste due barche sono molto simili ma tuttavia esistono alcune differenze. Il piano velico è diverso, così come la struttura di distribuzione dei carichi e la disposizione dei ballast, più a poppa per Banque Populaire. L’altra differenza importante è nell’angolo delle derive, e per finire Banque Populaire ha una chiglia in carbonio mentre quella di Macif è tutta in acciaio. L’angolo reale migliore al vento per sviluppare velocità è di 130° con un’intensità di 25 nodi – con un apparente quindi prossimo al traverso -. In generale il miglior piano velico è il più tollerante per navigare in sicurezza con l’autopilota”.

Questo perché i solitari per ovvi motivi lasciano timonare per la maggior parte del tempo il pilota automatico, e di conseguenza per la scelta di un piano velico sicuro ed equilibrato non conta solo l’intensità del vento ma anche l’onda, l’angolo al vento e le raffiche. Su un particolare delle dichiarazione di Verdier occorre fare molta attenzione: l’architetto ci spiega che l’angolo reale migliore per produrre velocità è di 130 gradi con 25 nodi, per entrambe le barche. Questo non implica però che le velocità in queste condizioni siano le medesime: il piano velico, differente, diventa una variabile determinante.
Su quest’aspetto è interessante analizzare un particolare: con gli ice gate posizionati piuttosto a nord, i solitari dopo le scorribande nel sud a caccia delle depressioni sono sempre costretti a risalire a nord per i cancelli. In un regime medio di vento che oscilla, negli oceani del Sud, da sudovest a nordovest, le andature al traverso-lasco possono essere più frequenti rispetto al lasco-poppa. Almeno sulla carta Macif, con performance di rilievo al traverso, potrebbe essere avvantaggiata. I quasi 100 mq in più di Banque Populaire alle portanti sarebbero quindi inefficaci? Difficile poterlo affermare con sicurezza e altrettanto complesso capire dove finisce il potenziale della barca e inizia quello dello skipper.

Una riflessione che potremmo applicare in parte anche ad Alessandro Di Benedetto e Tanguy De Lamotte, tredicesimo e dodicesimo in classifica. Team Plastique e Initiative Coeur sono barche della stessa generazione, simili in molte cose ma con una differenza non da poco: Team Plastique non ha la chiglia basculante. Basta questo gap tecnico per giustificare le quasi 900 miglia di vantaggio del francese su Di Benedetto? Anche in questo caso, dove finisce il potenziale della barca e inizia quello dello skipper?

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