SHARE

Proseguono i contributi di Marco Nannini, opinionista oceanico di FareVela. In questo articolo l’analisi tecnica della risalita dell’Atlantico che attende i solitari del Vendee Globe, e in particolare i duellanti Gabart/Le Cleac’h, dal passaggio di Capo Horn all’arrivo a Les Sables d’Olonne.

Capo Horn
Capo Horn

La longitudine di Capo Horn segna ufficialmente il ritorno nell’Oceano Atlantico. Forse non tutti sanno che Capo Horn non è affatto l’estremità sud del continente sudamericano bensì nulla più che una piccola isola cilena, ultima di una serie a sud (l’arcipelago delle Wollanston, Ndr) della Tierra del Fuego, a sua volta un’isola separata dalla terra ferma dallo Stretto di Magellano che consente di navigare dal Pacifico all’Atlantico senza doppiare il temutissimo capo. Per I concorrenti del Vendee Globe il passaggio di quello che viene spesso definito l’Everest della vela è però obbligatorio. Per capire cosa rende queste acque così pericolose dobbiamo dare uno sguardo sotto la superficie dell’acqua e osservare la conformazione del fondale che passa pressoché verticalmente da oltre 4000 metri di profondità a meno di poche centinaia in corrispondenza della piattaforma continentale.

La piattaforma continentale del Sud America e gli abissi del Passaggio di Drake
La piattaforma continentale del Sud America e gli abissi del Passaggio di Drake

Oltre Capo Horn Con meteo avverso tutta la forza delle lunghe onde dell’Oceano Pacifico viene disturbata da questo muro verticale portando le onde a divenire più ripide e frangersi pericolosamente, proprio secondo la stessa logica per cui un’onda si frange arrivando in spiaggia al decrescere del fondale. La situazione è esasperata dal fatto che il moto ondoso in perenne e indisturbata azione nel grande Oceano del Sud incontra in corrispondenza di Capo Horn una strettoia, un vero collo di bottiglia, il Passaggio di Drake dove con brutto tempo le onde superano frequentemente i dieci metri.

E’ facile intuire che in condizioni meteo avverse è preferibile fare rotta a sud dell’estremità della piattaforma continentale. Fu questa la situazione per noi l’anno scorso alla Global Ocean Race dove il brutto tempo ci costrinse a stare ben alla larga da Capo Horn che abbiamo doppiato ma senza poter fare alcuna foto ricordo. Ci sono altri due luoghi che sono ugualmente temuti per ragioni simili: i banchi di Terranova al largo del Canada, che si affrontano durante una OSTAR e resi famosi dal film “La Tempesta perfetta”, e il Golfo di Guascogna di cui parleremo tra poco, dove faranno rientro i concorrenti del Vendee Globe per arrivare a Les Sables D’Olonne.

Le previsioni meteo attuali sono piuttosto favorevoli per i leader della regata, Armel Le Cleac’h su Banque Populaire e Francois Gabart su Macif, che dovrebbero trovare onde fra i tre e i quattro metri e venti relativamente moderati e potranno navigare a vista di Capo Horn ma per gli altri le condizioni potrebbero essere completamente diverse.

Le due opzioni di rotta dopo aver doppiato l'Horn
Le due opzioni di rotta dopo aver doppiato l’Horn

Doppiata l’isola si aprono due opzioni, navigare verso lo stretto di Le Maire, il passaggio fra la Tierra del Fuego e la Isla de los Estados, o passare a est di quest’ultima. Lo stretto di Le Maire è piuttosto ampio, oltre 10 miglia e con fondali profondi che consentono solitamente un facile passaggio ma le acque sono soggette a forti correnti di marea che si alternano ogni sei ore prima verso sud poi verso nord e in caso di vento forte arrivando su un picco di corrente contraria al vento si possono incontrare condizioni di mare davvero impegnative. Alla GOR arrivammo con vento leggero e trovammo fortunatamente corrente durante il flusso favorevole che raggiunse circa 5 nodi ma proprio per l’intensità di queste correnti solitamente si evita questo passaggio sempre e comunque in caso di venti contrari.

Nonostante nell’emisfero australe da pochi giorni sia ufficilamente iniziata l’estate le tempearature nella zona della Tierra del Fuego sono molto rigide, è interessante fare il confronto con le stesse latitudini nel nostro emisfero, Capo Horn è alla stessa latitudine dell’Irlanda del Nord ma, non godendo dell’influenza delle acque calde della Corrente del Golfo, ha un clima dalle temperature medie molto più basse. Per i concorrenti che decideranno di passare attraverso lo stretto di Le Maire è garantito lo spettacolo mozzafiato delle cime innevate della Tierra del Fuego e della Isla de Los Estados.

La terra del fuoco vista dal Class 40 di Marco Nannini durante l'ultima Global Ocean Race. Foto Nannini
La terra del fuoco vista dal Class 40 di Marco Nannini durante l’ultima Global Ocean Race. Foto Nannini

Superate queste terre i concorrenti sentiranno un’enorme senso di sollievo, psicologicamente girare quest’angolo simboleggia il ritorno a casa e nonostante ci siano ancora molte sfide da affrontare fino all’arrivo a Les Sables D’Olonne, sapere di essersi finalmente lasciati i mari del Sud alle spalle solleverà enormemente gli spiriti di ogni concorrente. Gli skipper avranno subito un’altra decisione da prendere e potranno passare a Est o a Ovest delle isole Falklands. La scelta sarà solo ed esclusivamente dettata dalla situazione meteorologica che ogni concorrente incontrerà e il cui timing rispetto alla formazione, sviluppo e dislocazione delle depressioni che si originano in Patagonia è di volta in volta diverso.

La rotta tra l'Horn e le Falklands

Con un centro depressivo vicino al continente (caso qui sopra) I concorrenti passeranno sicuramente a ovest delle Falklands per sfruttare I venti portanti lungo tutta la costa argentina e fino all’Uruguay ma via via che la depressione si sposta naturalmente verso Est in direzione del Sud Africa e fino alla formazione di una nuova depressione dalle coste della Patagonia solitamente si stabilizza una zona di alta pressione in corrispondenza di Buenos Aires rendendo la rotta più breve poco interessante,  sia per la presenza di venti contrari a ovest delle Falklands sia per i venti leggeri lungo la costa argentina. Arrivando a doppiare Capo Horn con questa configurazione dei principali sistemi meteorologici i concorrenti favoriranno sicuramente la rotta a Est delle Falklands, nelle situazioni intermedie la decisione da prendere sarà meno evidente. Per I leader del Vendee le previsioni al momento della stesura di questo articolo indicano un passaggio certo a est delle Falklands.

La situazione meteo prevista per il 3 gennaio 2013
La situazione meteo prevista per il 3 gennaio 2013, ore 3UTC, indica un passaggio a est delle Falklands

Passare troppo vicino alle Falklands presenta un rischio aggiuntivo notevole e concreto, quello di incappare in una “zattera” di kelp, alghe molto lunghe che crescono verticalmente e hanno l’aspetto di liane sottosopra in fondali di circa 20-25 metri che vengono però spesso strappate dalle mareggiate e si trovano in abbondanza alla deriva intorno a queste isole. Il kelp è un’alga il cui tronco raggiunge vari centimetri di diametro ed è molto resistente, una barca che si trovasse a raccogliere dei rami di kelp intorno alla chiglia sarebbe sicuramente costretta a faticosi tentativi di manovra a vela per liberare il bulbo a barca pressoché ferma e spesso l’unica soluzione è quella di immergersi con muta e bombole armati di coltello per tagliare il tutto, un’esperienza che ogni skipper vorrebbe evitare, ma non sarebbe certo la prima volta per una barca da regata che passi vicino a queste isole.

10-Falkland Kelp
Il kelp, tipico dei mari attorno a Capo Horn

 

Dopo le Falklands Superata la latitudine delle Falklands per ogni miglio fatto verso nord gli skipper potranno finalmente apprezzare il rapido aumentare della temperatura e nel giro di soli uno o due giorni potranno eliminare man mano gli strati di abbigliamento da grandi oceani del sud e al primo sole avranno l’opportunità di asciugare tutto quanto a bordo. Questa fase della regata è forse una delle più delicate dal punto di vista strategico, la fase di transizione dai Quaranta Ruggenti all’Aliseo di Sud-Est richiede un laborioso e difficile districarsi da questa zona di venti prevalentemente contrari, specie all’altezza di Rio de Janeiro dove l’Aliseo solitamente curva in senso antiorario. Qui è davvero facile incassare grandi guadagni o subire grandi perdite di miglia nel confronto degli avversari e sicuramente Jean Pierre Dick su Virbac Paprec 3 in terza posizione avrà qui la sua ultima vera opportunità di rientrare in giorco con i due leader Armel Le Cleac’h e Francois Gabart, che altrimenti potrebbero continuare indisturbati fino al traguardo. Non è da escludere che in questa zona uno dei due in testa decida di tentare di spaiare rispetto all’avversario cercando di anticipare il giorno del giudizio, perché una volta agganciato l’Aliseo le scelte strategiche saranno infinitamente ridotte con solo un’ultima chance nella tratta finale fra le Azzorre e Les Sables.

La risalita
La risalita della Patagonia fino all’Aliseo di SE

Ma procediamo con ordine: nelle latitudini tra i Quaranta Ruggenti e i venti gradi sud, dove le vele dovrebbero trovare i venti stabili dell’Aliseo, abbiamo dunque fase molto delicata dove le carte in tavola saranno determinate dal timing del treno di depressioni fra l’Argentina e il Sud Africa e il collocamento di un’altro sistema chiave dell’Atlantico del Sud, l’Anticiclone di Sant’Elena che determinerà la collocazione esatta della latitudine di inizio della banda di Aliseo da Sud Est.

La posizione dei dolldrum
La posizione della Zona di Convergenza Intertropicale, i doldrums o pot au noir

La navigazione verso Nord una volta agganciato l’Aliseo sarà rapida e facile ma gli skipper dovranno scegliere con cautela dove attraversare la zona di convergenza intertropicale, il famoso dolldrum inglese o pot au noir francese. Guardando i campi di vento verrebbe da dire che la scelta ottimale sia di navigare di bolina larga e guadagnare quanto più terreno possibile verso est prima di attraversare la zona di venti instabili in modo da agganciare l’Aliseo dell’Emisfero Nord con angolo migliore, questa tattica però ha una controindicazione, il pot au noir è più esteso quanto più si va verso est e i venti tendono a essere più leggeri per una fascia più ampia. La scelta di attraversare invece più a ovest ha dunque il suo appeal, innanzitutto consente di navigare con angolo più largo e rapido durante la risalita verso nord e dovrebbe garantire di uscire dal pot au noir senza subire rallentamenti eccessivi, questo però a scapito di un angolo peggiore, più stretto e lento, all’ingresso nella banda di Aliseo nell’Emisfero Nord.

E una volta passati i doldrums? Da qui l’occhio di ogni skipper dovrà essere saldamente puntato sulla carta sinottica. La rotta per Les Sables è guidata da due principali fenomeni meteorologici, le depressioni che si formano negli Stati Uniti e attaversano il Nord Atlantico e la posizione dell’Anticiclone delle Azzorre, che replicano specularmente in questo emisfero le depressioni della Patagonia e l’Anticiclone di Sant’Elena di cui abbiamo già parlato.

La risalita del Nord Atlantico fino a Les Sables
La risalita del Nord Atlantico fino a Les Sables, caso tipico

In caso di anticiclone in posizione tipica, con centro sull’arcipelago delle Azzorre, gli skipper dovranno fare rotta verso nord e passare alla sua sinistra per poi “agganciare” I flussi portanti verso Est del continuo treno di depressioni nord Atlantiche…

Il caso dell'Anticiclone
Il caso dell’Anticiclone sulla Biscaglia

Lo scenario peggiore per i concorrenti è quello di arrivare alle Azzorre trovando il centro dell’Anticiclone dislocato verso la Bretagna costringendoli a un delicato bordeggiare verso Les Sables che rappresenterebbe l’ultima opportunità per ogni inseguitore di tentare un’ultima mossa tattica per tentare di superare un avversario. Se prendiamo, però, in considerazione il tempo totale di percorrenza e la prospettiva che il vincitore riesca a rompere la barriera degli 80 giorni, allora l’ideale sarebbe uno scenario di una forte depressione sul Golfo di Guascogna che consentirebbe di fare rotta più diretta su Les Sables.

17-GolfodiGuascogna

In questo caso, però, vale la stessa considerazione già fatta per Capo Horn: con mare molto formato la fase di transizione dai profondi fondali dell’Altantico ai fondali relativamente bassi della piattaforma continentale può generare mare molto, molto violento e pericoloso dove un eventuale duello in corso all’ultimo colpo fra Gabart e Le Cleac’h potrebbe portare a spingere le barche stanche e affaticate dopo 26.000 miglia di oceani a una rottura proprio in fase finale.

Schermata AIS del traffico nel Golfo di Guascogna
Schermata AIS del traffico nel Golfo di Guascogna

Ultimo ma non in ordine di importanza, visti gli incidenti notabili di inizio regata, è il rischio di collisioni con traffico commerciale e soprattutto di barche da pesca nell’ultima mezza giornata di navigazione. Proprio quando tutto sembra finito, si attraversa infatti una delle zone più densamente trafficate dell’intera regata, dove gli skipper stanchi e provati dovranno riuscire a mantenere alta l’attenzione prima di poter gioire del loro incredibile risultato. (Marco Nannini)

3 COMMENTS

  1. Un grazie a Marco Nannini per la sua chiara e completa analisi delle difficoltà che si apprestano ad affrontare i solitari della Vendee Globe nella risalita dell’Atlantico.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here