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Isola del Giglio- “Ma hai visto cos’è successo al Giglio?”. La domanda rimbalzava rapidamente in tutto il mondo. La notizia ci colse ad Abu Dhabi, dove stavamo seguendo la tappa della Volvo Ocean Race. Anche laggiù, in sala stampa, non si parlava d’altro quella mattina del 14 gennaio 2012, giusto un anno fa. Al Giglio. Cosa? Una nave da crociera della Costa Crociere, pare si chiami Costa Concordia. Dicono abbia preso una secca. Come? Prima reazione… mah, al Giglio non ci sono secche che una nave di quelle dimensioni possa prendere, se non per grave avventatezza del suo comandante. Al Giglio abbiamo navigato decine di volte, ne conosciamo come migliaia di diportisti le coste e, lì, in quella bella isola nel mare di casa, una cosa del genere non può accadere. Ma di cosa si sta parlando?

Il relitto di Costa Concordia Photo: Carlo Borlenghi
Il relitto di Costa Concordia Photo: Carlo Borlenghi

Come spesso accade, invece, la realtà superava di gran lunga le congetture e, quella nottata del 13 gennaio, davvero, una nave da crociera lunga 290 metri, larga 35, con 8 metri di pescaggio, con 4.229 persone a bordo, aveva preso in pieno la Secca delle Scole, a un tiro di sasso dalla costa, e ora giaceva coricata sul suo fianco di dritta a Punta Gabbianara, lì dove tante volte ci eravamo ridossati con le nostre barche a vela perché il porto del Giglio era strapieno.

Man mano che le notizie si diffondevano, aumentava anche l’incredulità che un fatto del genere potesse essere avvenuto. Nel 2012. Con regole che prescrivono la navigazione e buonsenso marinaresco che, in centinaia di anni, impedisce di pensare logicamente che, chi ne ha il comando, possa portare deliberatamente, per un errore di sciatteria e disattenzione, una nave di quelle dimensioni letteralmente a costeggiare un’isola del Mediterraneo, nota a tutti, con fondali ben segnalati dalle carte ufficiali dell’Istituto Idrografico della Marina e senza alcuna avaria a bordo. Inchino poi lo hanno chiamato… E anche lì dovemmo capire bene, visto che nella vera tradizione marinaresca quella parola è sconosciuta. Cercammo di ricostruire l’accaduto, queste sono le secche esistenti tra l’Argentario e il Giglio, questa è l’unica possibile e si trova alle Scole, scogli che anche il più piccolo dei tender allarga quando dall’ancoraggio delle Cannelle va a fare la spesa al Porto. Furono 0,02 le miglia, ovvero trentasei i metri, pari alla larghezza della nave, che separarono il punto probabile d’impatto dallo scoglio noto più esterno delle Scole. E allora immaginammo come potesse essere stato possibile che una nave di 290 metri potesse trovarsi lì, fino a sbattere su quella secca che migliaia di sub hanno visitato negli anni.

Poi la ricostruzione dell’incidente, che diventa prima notizia per giorni e giorni in tutto il mondo. Le successive manovre casuali con la propulsione subito persa dove il fato sotto forma di Grecalino, anche quello facilmente verificato dalle statistiche meteo toscane, sospinse la Costa Concordia di nuovo verso la costa, fino a farla adagiare, prima ferita e poi morta, su un fondale di venti metri. Sarebbe bastato un po’ di Scirocco o un Maestrale appena accennato per causare una tragedia dalle proporzioni ancora più immani di quella che tutti seguimmo increduli.

32 persone, partite per una lieta crociera invernale in Mediterraneo, non ce la fecero. Il resto è noto. Schettino, colui che comandava quella nave non dette buona prova, riuscì solo a diventare un neologismo negativo. La magistratura con i tempi che le competono ha fatto il suo procedimento e la giustizia sta procedendo, con una perizia tecnica che pesa come quel pezzo di scoglio che la nave ha strappato al fondale e che, nell’anniversario dell’incidente, i gigliesi ricollocheranno domenica prossima su quegli scogli offesi. Un macigno, che dovrà arrivare a bloccare nel tempo le responsabilità di chi le ebbe. Senza sconti, perchè il più assurdo naufragio della storia della navigazione italiana dovrà avere i suoi colpevoli.

I lavori di recupero attorno a Costa Concordia. Foto Protezione Civile
I lavori di recupero attorno a Costa Concordia. Foto Protezione Civile

La situazione del recupero, che slitta a settembre 2013

La magistratura sta procedendo e nuove responsabilità emergono, coinvolgendo in parte anche la società proprietaria di Costa Crociere, l’americana Carnival. Un anno dopo, comunque, Costa Concordia è ancora lì e, secondo gli ultimi aggiornamenti, ci resterà almeno fino a settembre 2013, come confermato anche dal governatore della Toscana Enrico Rossi. Al Giglio, il sindaco Ortelli e la popolazione sono sempre più preoccupati, nonostante il piano di recupero e sollevamento sia iniziato e i lavori procedano. L’opera, però, è quanto mai complessa, mai tentata prima in queste dimensioni su una nave così grande. Il consorzio Titan-Micoperi che si è aggiudicato l’appalto sta procedendo ma ha dovuto affrontare ulteriori difficoltà, legate alle particolarità ambientali riscontrate nei fondali.

Per lo smaltimento del relitto, ormai la soluzione più logica sembra essere quella di Piombino. “Abbiamo poi fatto una serie di considerazioni affinchè la nave sia poi portata nel porto più vicino, ovvero Piombino”, spiega il governatore Rossi, “dove occorrono una serie di lavori”. Il porto toscano è il più vicino al Giglio, 38 miglia, tra quelli possibili, ma occorrerà escavare una parte dei fondali di accesso a 20 metri, allestire una banchina e creare aree apposite. Una commessa enorme dal punto di vista occupazionale, che la città dell’acciaio di fronte all’Elba non vuole lasciarsi sfuggire. Costa Crociere prova a tirare il freno, visto che gran parte di quelle opere ricadrebbero a sua carico, e la preoccupazione sull’isola e a Firenze inizia a salire. Addirittura, un po’ per esercizio accademico, è stato effettuato un concorso di idee per la modifica e fruibilità del relitto lasciato in loco. La nave, lo ripetono tutti, andrà portata via da lì. I lavori proseguono, le piattaforme necessarie per il sollevamento sono state aumentate, quasi tutti i pali sono in opera nei fondali, la nave è assicurata alla scogliera. Le sovrastrutture vengono eliminate per alleggerire lo scafo. Sul fronte giudiziario Schettino prova a contestare il suo licenziamento. Il timoniere indonesiano scomparso è stato rintracciato a Giakarta. Nuove responsabilità emergono.

Nel migliore dei casi, quindi, la nave abbandonerà il Giglio a settembre, dopo essere stata raddrizzata quando, con un pescaggio tra i 12 e i 18 metri, dovrebbe essere rimorchiata fino a Piombino.

Per seguire la vicenda in tutti i particolari, segnaliamo l’ottimo speciale ormai da un anno sul sito del quotidiano Il Tirreno e il piccolo ma sempre aggiornatissimo Giglionews.

2 COMMENTS

  1. Ci ha reso famosi in tutto il mondo: le vacanza di Natale le ho fatte alle Hawaii e sull’Isola Grande, al momento di imarcarsi su un motoscafo per andare a fare un’immersione, il comandante, illustrando le dotazioni di bordo,ha detto dove erano i salvagente, e che quelli erano riservati al pubblico, e non agli ufficiali, come nella marineria italiana. Tutti hanno riso
    Naturalmente glie l’ho fatto notare, ma comunque anche là era diventato il pretesto per una battuta di spirito.
    Ciao, Vieri

  2. L’incredibile è l’atteggiamento di Schettino, freddo, sicuro di se, distaccato dall’incidente come se la colpa fosse di qualche altro, impugna il licenziamento perché forse pensa che non c’è la giusta causa. Nessun rimorso per le vittime, nessun senso di colpa per la perdita della nave. Per un comandante che è tale veramente ( a parte che in questo caso difficilmente avrebbe fatto quello che ha fatto Schettino) sarebbe stato un dolore immenso, in primis per le vittime e poi per la perdita di un pezzo del suo corpo e della sua anima: la nave!
    Viceversa cerca addirittura di accreditarsi il merito di una manovra “professionale” che ha portato la nave a spiaggiarsi davanti il porto del Giglio. E i suoi avvocati sguazzano in queste bugie come se fosse possibile sconfessare il fatto che subito dopo l’impatto con lo scoglio, la nave ha perso la propulsione e il timone, rimasto quest’ultimo per l’accostata a destra. L’inerzia l’ha poi portata a fare un ampio lento giro a destra per poi essere sospinta dal vento di E-NE che fortunatamente soffiava quel giorno, sugli scogli del Giglio. A quel punto Schettino, a nave ferma, ha dato fondo alle ancore. Lo dimostra il fatto che la catena è accavallata sopra le ancore.
    Se Eolo avesse mandato un altro vento la nave si sarebbe capovolta nel canale dell’Argentario su un fondale di 80-90 metri e saremmo a piangere la scomparla di 3000-4000 persone!

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