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Les Sables d’Olonne, Francia- (Mauro Giuffré) Jean Pierre Dick alle ore 15:05 di oggi ha tagliato il traguardo di Les Sables d’Olonne in quarta posizione, dopo una navigazione di 2650 miglia sulla sua Virbac Paprec senza chiglia. Un’impresa quella dello skipper di Nizza, che si va a inserire nella carriera di un grande professionista e alla fine di un Vendée Globe corso al vertice. Dick chiude la sua regata in 86 giorni, 3 ore, 3 minuti e 40 secondi, circa 8 giorni dopo l’arrivo di François Gabart.

Fino all’Australia JPD era rimasto vicino a Le Cleac’h e Gabart, perdendo poi i due leader ma restando sempre intorno alle 500 miglia di ritardo. Nella discesa verso Buona Speranza da ricordare la performance di Virbac nelle 24h il 10 dicembre, 517.23 miglia a 21.6 nodi di media. Entusiasmanti i momenti che hanno regalato lui e Alex Thomson nella risalita dell’Atlantico prima con una guerra di strategia, poi con l’aiuto offerto da Hugo Boss alla barca rivale ferita a sud delle Azzorre. Da quel momento è iniziata la rischiosa navigazione senza chiglia, la sosta a San Ciprian, in Galizia, e l’attraversamento del Golfo di Biscaglia fino al traguardo: mai nessuno aveva coperto una distanza del genere con la barca in condizioni così difficili. Il precedente è di Marc Guillemot al Vendée 2008-2009, ma la distanza percorsa da Safran era nettamente minore.

Jean Pierre Dick a Les Sables. Per lui ben 2000 miglia senza chiglia
Jean Pierre Dick a Les Sables. Per lui ben 2650 miglia senza chiglia

Il racconto di Javier Sanso
Lo skipper spagnolo Javier Sanso ha ripercorso con un comunicato ufficiale i particolari della scuffia di ACCIONA 100% Eco Powered, incidente conclusosi per fortuna senza nessuna conseguenza. Appare ormai certo, anche per le immagini delle operazioni di salvataggio dall’elicottero, che la causa del ribaltamento della barca è stata la perdita della chiglia. Si tratta della quarta grave avaria di una chiglia in questo Vendée, dopo quelle di Safran, Maitre Coq e Virbac Papec 3. Un dato che lascia qualche perplessità sulla tecnologia estrema usata nelle chiglie.
Un altro particolare che fa pensare è il fatto che Javier Sanso non era legato al momento dell’incidente, ed è stato balzato in acqua, come dichiarato nella sua ricostruzione dei fatti:

 

Lo scafo rovesciato di Acciona
Lo scafo rovesciato di Acciona

“E ‘successo tutto così in fretta. Verso mezzogiorno ieri stavo navigando di bolina con circa 20 nodi di vento da NE e aveva appena inviato un rapporto alla Direzione della Corsa dando la mia posizione. Improvvisamente, quando mi trovavo in coperta a manovrare per la mano di terzaroli, c’è stato un boato improvviso che ha fatto oscillare la barca sbandandola e buttandomi in acqua prima che potessi reagire. Dall’acqua ho visto come la barca ha continuato a sbandare fino a capovolgersi. Sono stato in grado di nuotare fino a poppa e attivare la zattera di salvataggio. Sono rimasto nella zattera tutto il pomeriggio e anche la sera. Ho trascorso la maggior parte delle ore di luce cercando di asciugare i miei vestiti. A causa del moto ondoso forte, non sono riuscito a legarmi alla barca e mi sono allontanato da lei.

Alle 18.00 ho visto un aereo di soccorso e ho fatto un segnale con un razzo. L’avvistamento del velivolo mi ha rassicurato e mi ha dato fiducia sapendo che tutto era in moto per l’emergenza. Alle 23.55 ho sentito di nuovo il rumore dei motori e ho visto l’elicottero vicino alla barca, lontano dalla mia posizione circa due miglia. La notte era buia e per un momento ho dubitato che mi avessero avvistato. Dopo aver acceso il mio ultimo razzo l’elicottero si è diretto verso di me, un nuotatore di salvataggio si è gettato in acqua e mi ha messo un’ imbracatura per sollevarmi. In elicottero un medico mi ha visitato e ha constatato che ero in buone condizioni fisiche. Ora sono alla base Lajes Air a Terceira, che devo ringraziare per la loro ospitalità. Mi preme sottolineare, grazie di cuore per la cura e l’ospitalità della squadra di soccorso portoghese e il trattamento che sto ricevendo qui alla base. D’ora in poi, e dopo una pausa necessaria, occorrerà preparare l’operazione di recupero della barca con la mia squadra per poi essere in grado di valutare con precisione quello che è successo. In primo luogo vorrei ringraziare Acciona, la mia squadra, e l’organizzazione della regata per la rapidità con cui hanno gestito l’emergenza, e in particolare il Servizio di Salvataggio Marittimo per l’operazione perfetta. E, naturalmente, grazie mille a tutti coloro che mi hanno seguito e si sono preoccupati per me ieri sera”.

Il video del recupero:

Le sauvetage de Javier Sanso di VendeeGlobeTV

2 COMMENTS

  1. Allora… tutti e due molto fortunati, Dick a non scuffiare e un mito a portare la barca all’arrivo, Sanso ad essere vivo…per sua fortuna la barca si è rovesciata subito e non c’era corrente contraria e vento contro e lui non battuto la testa il torace un braccio o una gamba…ma come gli viene in mente a uno che naviga da solo in mezzo al mare di non legarsi? e come le costruiscono le chiglie? ma come è possibile?

  2. Per fortuna Javier Sanso se l’é cavata, cosa di cui siamo tutti contentissimi. Non so come sarebbe finita se il fatto fosse accaduto in mzzo al Pacifico, a 50° di latitudine Sud… C’è da sperare che le 4 chiglie perse in questa Vendee Globe servano a far si che nel futuro restino tutte attaccate alle barche, e non solo per 20.000 miglia!

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