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Stromness, Georgia Australe- Alle 22:45 UTC del 10 febbraio il capo spedizione Tim Jarvis e Barry Gray della Royal Marine, dopo aver scalato in tre giorni le cime innevate dell’impervia catena montuosa della Georgia Australe, hanno raggiunto la stazione baleniera di Stromness, la stessa da cui nel 1916 Sir Ernest Shackleton era riuscito ad allertare i soccorsi e salvare la vita al suo equipaggio.

Un momento della marcia fra i ghiacci della catena montuosa dell'isola della Georgia Australe, ultima tappa del progetto commemorativo Shackleton Epic
Un momento della marcia fra i ghiacci della catena montuosa dell’isola della Georgia Australe, ultima tappa del progetto commemorativo Shackleton Epic

Termina così, con successo, Shackleton Epic, il progetto commemorativo voluto da sei velisti (quattro inglesi e due australiani) che ha ripercorso in queste settimane l’epica impresa dell’esploratore inglese salpato nel 1914 per conquistare l’Antartide.

La stessa avventura è stata ripercorsa da Tim Jarvis e dai cinque velisti che sulla scialuppa Alexandra Shackleton, replica fedele di quella del 1916 e priva assolutamente dei moderni strumenti di navigazione,  hanno ripercorso la rotta di Sir Shackleton. Salpati il 23 gennaio, dopo 19 giorni di navigazione, sono approdati sulla spiaggia di Peggotty Bluff. Da qui Tim Jarvis e Barry Gray hanno iniziato la scalata delle montagne per raggiungere proprio la stazione di Stromness, supportati in ogni momento da Paul Larsen.

La replica Alexandra Shackleton con a bordo i sei membri dell'equipaggio (tra cui Paul Larsen) arriva in vista della Georgia Australe dopo 19 giorni di navigazione e 800 miglia percorse
La replica Alexandra Shackleton con a bordo i sei membri dell’equipaggio (tra cui Paul Larsen) arriva in vista della Georgia Australe dopo 19 giorni di navigazione e 800 miglia percorse

Visibilmente provato dalla fatica e con voce emozionata e soddisfatta, Tim Jarvis ha commentato la fine della sua avventura: “È stato un qualcosa di epico, di magico e siamo arrivati alla fine del nostro viaggio lottando contro ogni avversità. Scalare le pareti di ghiaccio dei Tridenti non è stato uno scherzo e certamente Shackleton non esagerò quando raccontò di pareti pendenti 50 gradi, dove bastava mettere un piede in fallo per precipitare in fondo al crepaccio. È accaduto che una volta una gamba di Paul si è incastrata in un crepaccio e abbiamo faticato per tirarla fuori”.

shackletonepic.com

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