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Valencia, Spagna- Come si fa a vincere una medaglia olimpica nella vela? Valentin Mankin, che ne ha vinte quattro di cui tre d’oro, risponderebbe con lavoro, lavoro e poi ancora lavoro e nelle pause studio su come lavorare. Ben Ainslie, che ne ha vinte cinque di cui quattro d’oro, dice con il talento coltivato dal lavoro di team di persone competenti nei vari settori. Osservando i migliori alle recenti Olimpiadi di Weymouth si sono notati dei valori comuni a tutti i vincenti: dedizione completa, capacità di lavorare in team, confronto costruttivo, mentalità positiva, umiltà, serietà e approccio professionale a tutti i settori indispensabili per l’atleta velico. Era davvero interessante notare come tutti, ma proprio tutti gli olimpionici, alla fine, avessero le stesse caratteristiche.

In poppa con vento forte. Foto Pavlina Soukupovà
In poppa con vento forte. Foto Pavlina Soukupovà
L'argentino Agustin Zabalua in bolina con vento forte a Valencia. Foto Pavlina Soukoupova
L’argentino Agustin Zabalua in bolina con vento forte a Valencia. Foto Pavlina Soukupovà

Tra questi aspetti ce n’è uno, quello del confronto e del lavoro di gruppo, che sta prendendo sempre più piede, nella consapevolezza che dal confronto e dai migliori c’è solo da imparare. Ed è proprio questo aspetto che ci è sembrato assai interessante, tra molti altri, alla Dinghy Academy di Valencia, la struttura ideata da Luca Devoti che in pochi mesi ha già attirato decine di atleti dai Paesi più diversi. Si lavora insieme per migliorare tutti: venerdì scorso, quando abbiamo realizzato il video che trovate qui sotto, abbiamo contato ben 12 Finn in acqua, da sette nazioni diverse. La settimana prima erano in 16.

La Dinghy Academy sta crescendo in fretta, attirando anche velisti del circuito Master e tra poco anche laseristi, ed è dei giorni scorsi la notizia di un accordo con la International Finn Association per delle borse di studio ad atleti di paesi emergenti proprio per poter frequentare la Dinghy Academy valenciana. Se ne inizia a parlare molto a livello internazionale, tanto che oggi anche Sailing Anarchy, il più letto sito velico al mondo, dedica un articolo alla creatura di Luca Devoti.

Lo sloveno Vasilij Zbogar, un argento e un bronzo nei Laser e sesto a Weymouth 2012 nei Finn, in allenamento a Valencia. Foto Pavlina Soukupovà
Lo sloveno Vasilij Zbogar, un argento e un bronzo nei Laser e sesto a Weymouth 2012 nei Finn, in allenamento a Valencia. Foto Pavlina Soukupovà

La scorsa settimana siamo tornati a Valencia, dove abbiamo passato un’intera giornata alla Dinghy Academy. Abbiamo parlato con gli atleti e con Luca Devoti, visto l’intensità e la qualità delle ore passate in acqua (tre ore e mezzo venerdì con 25 nodi di Poniente), la cura dei materiali e dei debriefing video. A impressionarci è stata la serietà e il metodo condiviso. Tutti insieme per crescere e alla fine che vinca il migliore, come sempre e come è giusto che sia in uno sport olimpico. Senza se, senza ma e senza scuse.

Ci pare, da quanto abbiamo constatato, che questa struttura potrebbe in futuro essere anche una risorsa per la vela italiana. Dispiacerebbe dover annotare che, mentre lo stanno facendo praticamente tutti (abbiamo visto tedeschi, russi, turchi, polacchi, austriaci, ungheresi, svedesi, argentini, spagnoli, uruguagi, sloveni) fosse proprio la nostra vela a non approfittare di una tale opportunità per le classi a singolo, ovviamente compatibilmente con i programmi e i centri tecnici in Italia che la federvela sta predisponendo per il quadriennio verso Rio 2016. Come noto, nemo propheta in patria, ma soprattutto il metodo e la vicinanza con i migliori potrebbero originare un “contagio” benefico per guarire alcuni dei difetti storici del nostro approccio alla vela olimpica. La corsa a Rio 2016 è già iniziata a pieno regime e chi ci crede davvero è già al lavoro, come dimostrerà l’ormai prossima e attesa prova dell’ISAF World Cup al Trofeo Sofia di Palma di Maiorca.

Il nostro video dell’uscita di allenamento realizzato venerdì scorso alla Dinghy Academy di Valencia:

 

Luca Devoti dirige un allenamento alla Dinghy Academy a Valencia
Luca Devoti dirige un allenamento alla Dinghy Academy a Valencia

Nell’occasione abbiamo intervistato Luca Devoti, argento olimpico nei Finn a Sydney 2000 ed Head Coach della Dinghy Academy, sui metodi di allenamento in atto a Valencia. Queste le sue interessanti risposte:

Farevelanet La classe Finn Internazionale IFA ha appena annunciato un accordo con la Dinghy Academy di Valencia. In cosa consiste?

Luca Devoti L’IFA ci aiuta con un contributo economico che va a integrare quanto già Dinghy Academy fa e quanto io e Roman Teply facciamo per la promozione internazionale del Finn. Ciò permette ad atleti e Paesi con scarse risorse di avvicinarsi a questo sport. Stiamo già aiutando Alejandro Foglia, l’uruguagio (ottavo a Weymouth nei Laser, Ndr), e Agustìn Zabalua, l’argentino (vincitore della D-One Gold Cup 2010, Ndr), e poi ne sono venuti e ne verranno altri che arriveranno qui a provare, devono solo prendere la loro borsa, la loro muta, e saltare su un aereo e venir qui a Valencia, dove troveranno tutto ciò che serve, atleti fortissimi con cui confrontarsi per poter crescere in fretta e appassionarsi a questa barca, che è la sfida estrema della vela olimpica.

FVN Alla Dinghy Academy impressiona l’ambiente cosmopolita, ragazzi di differenti culture che si allenano insieme. Questo fa migliorare anche nella vela?

LD Certamente. La Dinghy Academy è uno strumento moderno che si applica a tempi di risorse economiche limitate. La condivisione e lo sharing di strutture e di allenatori sui gommoni, favorisce l’integrazione di persone con culture diverse, di lingue differenti, e la crescita dell’atleta come persona in modo globale. Stiamo lavorando anche a un accordo con l’Università di Valencia, per permettere agli atleti di frequentare alla sera i corsi di educazione fisica, con dei corsi in inglese, e completare la loro crescita. Ma non basta solo un buon allenatore ci vuole un preparatore atletico, un servizio di fisioterapia etc tutto questo oggi quasi improponibile per i costi, bisogna aprirsi e condividere per ottimizzare e apprendere. Queste sono considerazioni serie, che andrebbero fatte ponderatamente, quello che facciamo noi qui lo offriamo alle federazioni ed è una bolla di serenità nell’ambito dei valori sportivi promossi dal CIO.

FVN Le prime regate della stagione sembrano essere andate bene.

LD Sia Palamos sia Cannes sono state vinte da atleti che si allenano qui e ci auguriamo che la cosa continui anche a Palma, dove ci scontreremo con lo squadrone inglese. Ci sono un paio di atleti in grande forma e vedremo cosa succede.

FVN Come è impostato il lavoro?

LD La cosa più importante è la continuità e la disciplina. Da novembre facciamo una media di 25 giorni in mare al mese. I ragazzi poi vanno in palestra, a seconda dei programmi personalizzati e dell’età, delle loro esigenze fisiche. Vi sono poi momenti in cui facciamo attività cardiovascolare insieme, andiamo in bicicletta, nuotiamo o facciamo vogatore. C’è poi la crescita personale, con debriefing tecnici guardando i video realizzati con le videocamere GoPro che mettiamo a bordo. Nella nostra sala audiovisivi, li confrontiamo con i video dell’Olimpiade. E poi, è molto bello vedere come gli atleti condividano dei momenti comuni, anche con il capitano del nostro team che è lo sloveno Vasilij Zbogar. La correttezza è una parte fondante della costruzione di un’atleta di alto livello e quindi è bello vedere rispetto, vedere disciplina, vedere gente onesta che affronta il mare e il Finn come è sempre stato e come speriamo sempre sarà.
Non solo Finn comunque, il 18 marzo iniziamo con dei clinic Laser, coinvolgendo Vasilij Zbogar, uno dei soli tre atleti capaci di vincere due medaglie olimpiche in Laser, uno è Ben Ainslie, l’altro è Robert Scheidt e poi c’è proprio Zbogar, un ragazzo che si è fatto da solo in Slovenia, senza allenatore senza niente, quindi assolutamente meritevole. Anch’io darò una mano. Faremo anche dei clinic gratuiti per i ragazzi del Laser della Comunità Valenciana perché è la passione che ci muove e vogliamo diffondere le nostre conoscenze.

FVN Immaginiamo che il lavoro sui materiali sia al top.

LD Certamente nel Finn come scafi e alberi. Lavoriamo poi direttamente in sinergia con la North Sails Inghilterra, sono venuti già qui il disegnatore Rurick e Paul Hobson per mettere a punto le nuove vele adatte ai nuovi materiali. Un programma a 360 gradi per permettere a chi viene qui di presentarsi con le carte in regola per vincere.

FVN E la vela italiana potrebbe approfittare di questa struttura?

LD La vela italiana probabilmente approfitterà di questa struttura. Non sono ancora chiari i modi e le forme. Ci sono delle difficoltà legate al budget, sarebbe una buona occasione per riprendere il cammino interrottosi dopo l’Europeo 2012 dove due atleti italiani fecero quarto e quinto per puntare ora veramente in alto. Ci sono in Italia dei giovani particolarmente bravi, che potrebbero approfittare della vicinanza con dei campioni veri e del lavoro organizzato, educato e strutturato, che è la conditio sine qua non per poter far pare del nostro gruppo.

FVN Quanto stare accanto a “quelli bravi” fa migliorare?

LD C’è una ricerca che dice che il talento equivale a 10.000 ore di allenamento e che bisogna farle in un certo modo. Bisogna capire come farle queste 10.000 ore, capire come ci si comporta con gli altri, come gestire una campagna e solo l’esempio permette veramente di crescere in maniera più rapida. Capire tutto sulla propria pelle fa impiegare molto più tempo, un po’ quello che è successo a me che ci ho messo vent’anni per arrivare ai vertici. Un processo affascinante ma anche molto costoso, in termini di conoscenza personale che ha richiesto moltissimo tempo e un impegno assolutamente improponibile per molti. Riuscire a ridurre i tempi di apprendimento, attraverso l’esempio e i metodi dei vincenti, è fondamentale e non vi è altro modo. Io conosco molti campioni internazionali, avendo la fortuna di parlare sei lingue, li conosco personalmente, vedo come si allenano, li ascolto nella loro lingua. In carriera mi sono allenato in Danimarca, con atleti che erano campioni del mondo, mi sono allenato in Francia, in Inghilterra, con atleti tedeschi, austriaci, greci, croati, ma alla fine il metodo è uno solo: il lavoro fatto con intelligenza, col sorriso e con onestà che paga, evitando chiacchiere inutili.

FVN Beh, vista da fuori a volte la vela italiana sembrerebbe vittima di alcune di tali dinamiche. La nostra vela, secondo lei, ha voglia di fare il passo definitivo per crescere?

LD Non sta a me giudicare. Io sono stato un allenatore della FIV, ho fatto un’esperienza interessante. Non lo sono più. Una tale scelta si inserisce in un contesto di riduzione delle risorse e tutte le politiche che hanno tali tagli sono per loro natura difficili da applicare. Siamo di fronte a un bivio nella scelta del modo di lavorare, nel modo di operare e speriamo che la nascita dei centri federali in Italia, quello di Campione del Garda e poi ce ne sarà credo un’altro a Formia, sia l’inizio di una nuova esperienza, anche se la chiusura all’interno di un solo Paese rende le cose molto più difficili, perché mors tua vita mea e per la difficoltà italica di fare squadra, non si approfitta al meglio delle conoscenze. E poi perché manca la base da cui attingere. E’ importante che ci si apra all’internazionalizzazione per aumentare il livello e per trasferire una ventata d’entusiasmo ai giovani e far sì che la base si amplii. Mi pare che questa sia la strada che stanno cercando di prendere e spero che facciano le scelte giuste.

FVN Gli atleti vanno allenati da degli allenatori. Quanto è difficile allenare?

LD Molto difficile , un buon allenatore è una persona a tutto tondo, una persona che capisce di sport ma che capisce anche di psicologia, di alimentazione, che sa leggere l’atleta, che sa motivarlo, che sa essere una figura di riferimento sempre presente. Un lavoro impegnativo, un lavoro difficile. Per allenare gli atleti la qualità è fondamentale e vi sono allenatori che lasciano il segno, come per esempio l’ucraino Kovalenko per i 470 con l’Australia, un maestro assoluto. A suo modo anche Valentin Mankin, pur con tutte le difficoltà dell’agire in Italia, è stato un maestro ed è ai suoi insegnamenti che io mi rifaccio quasi integralmente nella costruzione dei programmi d’allenamento, anche se poi sono mediati in una versione più adatta alla nostra cultura. Il sistema di lavoro russo era molto ma molto duro, prevedeva dei carichi di lavoro quasi inumani. Si inseriva anche in un contesto storico diverso, dove gli atleti non avevano altra occupazione che l’allenamento. Qui bisogna essere un po’ più delicati, perché gli atleti hanno un altro background culturale e quindi devono avere anche altri spazi, devono essere presi un po’ con le buone, non come numeri. Però tale scuola russo-ucraina per la vela olimpica ha lasciato, comunque, un grande segno. Ricordo quasi con emozione e affetto le grandi ore passate a Livorno all’allora CPO a far pesi, ad allenarsi con Andrea Madaffari, e quando uscivamo in mare per ore, ore e ore per sognare di arrivare in cima alla piramide. Ricordo Chieffi campione del mondo, ricordo tanti compagni di quel tipo di lavoro che hanno poi fatto la storia della vela in Italia. Quel lavoro è l’unico modo. Non c’è nessun’altro sistema che quello, le famose 10.000 ore fatte con un certo spirito. E quindi una versione rivista di questo metodo che, pur con alcuni difetti come li ho io e come li abbiamo tutti, che è frutto di una personalità straordinaria, quella di Valentin Mankin, di una persona che ha vinto tre medaglie d’oro ed è a lui che va il mio ringraziamento per tutto ciò che ha fatto per me e per la vela italiana.

www.dinghyacademy.com

Photo Gallery di Pavlina Soukupovà:

4 COMMENTS

  1. Non sarà valencia, ma Anzio, non ci sarà Devoti, ma un buon organizzatore e studioso come Matteo Nicolucci.
    Ma anche in Italia si sta creando un buon centro di allenamento e condivisione dei nacra ed in generale dei catamarani con qualche nome altisonante come Zandonà e Bressani a partecipare attivamente all’attività. Anche in Italia si possono trovare 20 nodi e tre metri d’onda ed allenarsi con metodo.
    Speriamo che i grandi capi se ne accorgano e sostengano le buone – piccole- grandi iniziative

    • Ciao Vincenzo, speriamo davvero perché iniziative come quella di Nicolucci sono meritevoli e importantissime. La condivisione è essenziale per migliorare. Ed è proprio questo il punto fondamentale che spesso si respira all’estero e troppo spesso in passato è mancato in Italia. Per cui bravo al gruppo di Nicolucci ad Anzio e continuate così. Ciao

      • Grazie Michele, chiaramente al nostro rientro da Palma sei invitato a stare ospite da noi ad Anzio per vedere con i tuoi occhi cosa stiamo tentando di fare con tante difficoltà ma anche con grande competenza ed entusiasmo, condividendo molteplici esperienze tra giovani specialisti e veterani delle classi olimpiche….a presto e buon lavoro a te

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