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Auckland, Nuova Zelanda- Come abbiamo scritto due giorni fa, Luna Rossa lascerà Auckland il 26 marzo per iniziare il trasferimento a San Francisco. Ma qual’è il punto in cui si trova il sindacato di Patrizio Bertelli guidato dallo skipper Max Sirena, atteso con passione dai tifosi italiani già dalle ormai prossimi ACWS di Napoli e poi alla Louis Vuitton Cup di San Francisco? La sinergia con Emirates Team New Zealand, con la prima piattaforma pressoché identica per i due team, si è differenziata poi con le ali, la prima di Luna Rossa e la seconda di Team New Zealand appaiono infatti decisamente differenti, e soprattutto per le appendici, con un attento lavoro del team italiano sui daggerboard che, come ammesso dallo stesso Sirena, ha portato a soluzioni ben diverse dagli altri team, kiwi compresi. In questo senso pare abbia pagato molto il lavoro svolto la scorsa primavera a Teulada, in Sardegna, dove sono state provate sugli SL33 diverse configurazioni.

Nelle regate ad Auckland, ETNZL è apparsa più veloce sul dritto, anche se il foiling di Luna Rossa appare stabile in una gran varietà di condizioni. A San Francisco, d’altra parte, pare che Oracle Team USA stia recuperando in fretta il tempo perso dopo la scuffia e inizia a produrre un foiling efficiente, anche se le differenze con la coppia di Auckland, da quanto si è potuto vedere, non sono poche.

Max Sirena a bordo di Luna Rossa AC72. Foto Brendon O’ Hagan
Max Sirena a bordo di Luna Rossa AC72. Foto Brendon O’ Hagan

Il tutto, volare sull’acqua in foiling tra i 30 e i 40 nodi, andrà verificato poi sul percorso di regata obbligato da spazi ristretti e vento rafficato della Baia di San Francisco. Tra Alcatraz a nord, il waterfront di SF a sud e il Golden Gate a W lo spazio per quelle macchine da velocità che sono gli AC72 è davvero poco. Come hanno osservato Grant Dalton, Jimmy Spithill e lo stesso Sirena, un conto è produrre velocità oltre i 40 nodi sul dritto in acque aperte, un’altro è farlo in lati obbligati lunghi una manciata di minuti tra una virata o una strambata (in queste caso si parlerà addirittura di decine di secondi). Sarà lì che l’efficienza del foiling, la capacità di strambare restando fuori dall’acqua o di sollevarsi anche in bolina, insieme all’affidabilità, faranno la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Artemis, in questo senso, appare indietro, almeno fino a che non arriverà barca 2.

Francesco Bruni corre sulla piattaforma di Luna Rossa, con GoPro sul caschetto. Foto Brendon O’ Hagan
Francesco Bruni corre sulla piattaforma di Luna Rossa, con GoPro sul caschetto. Foto Brendon O’ Hagan

Su questi temi un’interessante intervista a Max Sirena è stata pubblicata da Sailing World. Lo skipper di Luna Rossa risponde alle domande di Michelle Slade, chiarendo alcuni concetti interessanti:

Sulla differenza tra Luna Rossa e Team New Zealand: “La nostra barca 1 è molto simile alla loro barca 1, ma rispetto alla loro barca 2 abbiamo dei cambiamenti: la nostra ala è differente e i foil sono completamente differenti. Persino i foil che noi avremo quando arriveremo a San Francisco in maggio saranno completamente diversi da quelli che loro hanno. Alla fine, ognuno mette a punto la propria barca come vuole. Al momento noi non siamo allo stesso livello di ETNZL perché abbiamo pianificato le nostre attività un po’ diversamente da loro. Saremo all’incirca all’80 per cento della loro velocità quando riprenderemo a navigare a San Francisco e avremo l’intero pacchetto a disposizione, ci sarà poi un altro 20 per cento di sviluppo durante la Coppa”.

Sulle difficoltà di manovra degli AC72: “Tutto è ovviamente riferito alla velocità del vento. Non appena si va in un range oltre i 18 nodi, tutto è più difficile da fare perché la barca ha carichi molto più pesanti ed è potente. Per esempio, è davvero difficile fare una doppia virata in poco tempo, o una doppia strambata. ma sin’ora siamo sorpresi dal fatto che alla fine riesci a fare quasi tutto, ma ripeto che dipende dalla velocità del vento”.

Sui timori di una scuffia: “Il problema con queste barche è che sono davvero potenti. Oltre i 22 nodi il modo di navigare è completamente differente e devi prestare attenzione e rispettarle. Quando diventa davvero ventoso, noi sempre ci diciamo “di farlo nel modo migliore”, che è il momento più critico quando navighi con ventone con questa barca visto che speri sempre di non mettere le prue sott’acqua. Abbiamo avuto un paio di ingavonate l’altro giorno e posso dirti che è abbastanza pauroso”.

Sul suo ruolo di skipper: “Come general manager non sono un grasso nome come Russell Coutts o Paul Cayard. Sono cresciuto nel mio ruolo dall’interno del team così per me si tratta sempre di un processo di apprendimento. Dico sempre al team “Ho bisogno di feedback da voi ragazzi e se c’è un commento su come posso migliorare il modo di lavorare, fatemelo sapere”. Non è un one man show, e penso che sin’ora sono abbastanza felice del lavoro che abbiamo fatto. Ma per poter giudicare davvero, dobbiamo aspettare fino alla fine della Coppa e farò la stessa domanda ai ragazzi”.

Non male, sembrano proprio parole da vero skipper…

www.lunarossachallenge.com

 

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