SHARE

Marsiglia, Francia- Un Mini 650 costruito con molti sacrifici, che naufraga alla sua prima vera navigazione. E la triste sorte toccata al velista spagnolo Pablo Torres Barragàn, che ha perso il suo proto “Bicho” mentre era diretto a Genova per prendere parte al GP d’Italia e inseguire la qualificazione alla prossima Transat 650. Questo l’emozionante racconto (nostra traduzione) dei fatti da parte del minista di Siviglia. Una lezione da cui apprendere.

Il relitto semi sommerso del Bicho, il proto Mini 650 di Pablo Torres
Il relitto semi sommerso del Bicho, il proto Mini 650 di Pablo Torres

“Sono distrutto fisicamente e sopratutto mentalmente, ma ecco qui:

Siamo partiti da La Grande Motte il 6 aprile alle ore 20, con Julio Ruiz. Vento leggero del NW, a favore e molto tranquilli. Si fa rapidamente notte, Julio al timone e io sistemando la barca. Alle 22 Julio fa dei panini enormi che ci divoriamo immediatamente… Primo errore… Le cose sono andate peggiorando, sono sceso sottocoperta, che odorava ancora di resina per la scassa nuova che avevo fatto a La Grande Motte per la stazza della regata di Genova. Sono uscito con la nausea… e ho vomitato sottovento e già ero un po’ stanco, fisicamente per il mal di mare e mentalmente per il mese di lavori che mi sono fatto tutto solo in Francia.

Dico a Julio che mi sdraio un attimo per vedere se mi passa… Inizia ad aumentare il vento e si fa dura… La cosa positiva era che il mare era di poppa, quella negativa era che non avevo avuto il tempo di montare tutte le manovre, cosa che pensavo fare metre Julio timonava la barca. Esco stanchissimo in coperta, e provo a passare le borose dei terzaroli per prendere una o due mani ma non ho forza, ammaino la randa e navighiamo con il solo genoa. Le cose si sistemano e la barca fila rapida.

Continuo a vomitare, così come Julio. Gli dico che torno a sdraiarmi un momento. Non riesco a chiudere occhio, esco dopo due ore con il vento che aumenta rapido da 15 a 30 e 35 nodi, con onde grandi, non so quanti metri ma c’era molto mare.

Gli dò il cambio, andiamo a 12 nodi di velocità solo con il fiocco piccolo, andiamo come una moto con il vento in poppa, e cosa migliore, i problemi che avevo ai timoni sembravano risolti. Il Bicho filava bene, soave, la differenza di 3 gradi d’inclinazione nell’asse verticale dei timoni era stata risolta nel cantiere francese… ottimo. La notte stellata, la barca volando e noi godendoci la navigazione.

Alle 4, all’altezza di Hyeres, si rompe l’attacco del timone di dritta, quello in alto, si rompe la laminazione… Julio!! Lui sale e si aggrappa alla barra, io mi metto ad ammainare come posso il fiocco perché ho paura che si rompa anche l’attacco in basso nello specchio di poppa con conseguente via d’acqua.

Siamo alla deriva, togliamo il timome e vediamo se il vento diminuisce all’alba per avvicinarci a qualche porto. Nel frattempo con il movimento delle onde, anche l’altro timone si incrina, nello stesso punto. Siamo fottuti e per di più con il mal di mare… Alle 8 del mattino continuiamo così, alla deriva, con ventone e mare grosso. Io sono distrutto, non posso quasi muovermi, Julio quasi ma riesce a resistere. Lanciamo la boa radio d’emergenza. Si avvicina un mercantile, lanciamo un razzo e un fuoco a mano perché ci veda. Li chiamiamo per Vhf e lui fa da intermediario con il salvataggio marittimo francese.

Ci dicono che abbiamo due opzioni: elicottero e ci salvano a tutti e due o una barca con rimorchio ma c’è molto mare… Io non voglio abbandonare la barca, così che aspettiamo dalle 8 fino alle 18, mentre il primo mercantile se ne va e ne appare un’altro che rimane con noi fino all’arrivo della lancia… in tutto questo vomito, vomito e vomito, io morto, Julio vivo e in controllo della situazione.

Arriva la lancia, i pompieri di Marsiglia, pare che abbiamo derivato per 30 miglia fino a Marsiglia… Si tuffano in due, uno sale a bordo, riusciamo a smontare una pala… ma alla fine dicono che non si può rimorchiare perché c’è troppo mare e se attacchiamo il cavo all’albero o a un winch o dove sia strappiamo via tutto, io non ho la forza di dirgli con cavolo…

Saliamo sulla lancia e abbandoniamo il Bicho nel mare grosso, entra acqua per la scassa di deriva rotta e per lo specchio di poppa, lì dove erano i perni dei timoni. Spingiamo fino a Marsiglia, a ragione dicevano che avrebbero strappato qualsiasi cosa, andiamo a 20 nodi… A terra, ci prendiamo un hotel, doccia, cena, pensiamo a cosa fare il giorno dopo e a riposare.

Alle 8 del mattino affittiamo una barca con 200 cavalli di motore, chiamiamo al centro di salvataggio perché ci dicano la posizione della barca tramite la boa radio che avevo lasciato accesa e attaccata allo scafo e usciamo di corsa verso la barca. A metà della traversata appare un aereo che ci aiuta a cercarlo, fa un movimento laterale, seguitemi… Lo troviamo a 45 miglia da Marsiglia, non scarroccia con il vento ma deriva con la corrente. E’ semi affondato, il bottazzo è sommerso, galleggia ancora per le riserve di galleggiamento che ha.

Indosso la muta e mi tuffo, il mare adesso è più calmo di ieri. Fissimao un cavo a prua per vedere se rimorchiandolo un po’ possiamo svuotarlo, nulla da fare. Lo rovesciamo e niente. Svuotarlo è impossibile, dovremmo svuotare il Mediterraneo. Soluzione, palloni d’aria. Ma logicamente non li abbiamo con noi. Torniamo a Marsiglia, appena giusti di benzina, tre ore di mare.

Ecco dove sono ora e lo dò per perso, ma gli amici più cari mi dicono che si può trovare una soluzione. Sono sfinito”. Pablo Torres

http://www.pablotorres.es/

3 COMMENTS

  1. Un vecchiodetto recita:il buon marinaio è colui che se la cava nelle situazioni difficili l’ottimo marinaio è colui che in quelle situazioni non ci va.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here