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Maiorca, Spagna- Andrea Mura adora il mare. “Anche quando è una lavatrice come ieri, che ci ha sballottato ben bene, magari non vedi l’ora di arrivare a terra, poi quando ci sei non vedi l’ora di ripartire”. Così è stato, con la nostra tappa nel grazioso porto-fiordo di Ciutadella, nella costa ovest di Minorca, per riposarci dopo una dura bolina con tre mani e trinchetta contro 28 nodi di WSW e onde contorte che trasformavano il Mediterraneo occidentale in acqua che ribolle in una pentola. L’obiettivo del 49enne velista e velaio cagliaritano è per quest’anno la Ostar, la mitica regata in solitario che attraversa l’Atlantico del Nord da Plymouth a Newport in una delle rotte più dure che si conoscano. “Sembra proprio di essere lassù”, ci ha detto Andrea mentre lottavamo contro il mare incrociato tra Grecale passato e Libeccio presente, “è sempre tutto grigio, gli unici colori che vedi sono quelli della barca, poi solo sfumature di grigio, acqua fredda e aria gelida per non parlare delle nebbie nei Banchi di Terranova. Magari mi serve per abituarmi in fretta a quel clima e a ciò che attende Vento di Sardegna, certo che il Mediterraneo in primavera dovrebbe essere diverso”. E oggi infatti lo è.

Andrea Mura ci mostra il quadro elettrico di Vento di Sardegna. Foto Tognozzi
Andrea Mura ci mostra il quadro elettrico di Vento di Sardegna. Foto Tognozzi

Dopo il “pit stop” a Ciutadella, con Vento di Sardegna ammirato dagli ospitali uomini del Salvamento Maritimo spagnolo (che piacere è sempre arrivare nella gentile qualità nautica delle Baleari, nota di chi scrive), navighiamo adesso verso Cabo Formentor, l’imponente punta nord di Maiorca, con 10 nodi di brezza da nord al traverso. Con randa e reacher ne filiamo nove e mezzo, il che ci porterà, speriamo, a Valencia in circa 24 ore. E’ lì che Andrea Mura ha appuntamento con Future Fibers per una revisione completa del sartiame in carbonio ad alto modulo incapsulato, prima di partire per il trasferimento finale verso Plymouth, da dove il 27 maggio inizierà appunto la Ostar.

Vento di Sardegna verso Cabo Formentor. Foto Tognozzi
Vento di Sardegna verso Cabo Formentor. Foto Tognozzi

Una regata di grandissima tradizione, forse ingiustamente un po’ snobbata negli ultimi anni dai grandi della course au large di Francia, che prevede una rotta durissima e un albo d’oro da storia della vela da Sir Francis Chichester a Eric Tabarly e via così, fino anche a Giovanni Soldini e Ciccio Manzoli. “L’obiettivo è di vincerla in reale e provare a migliorare il record di Soldini di 15 giorni e 18 ore con il 50 piedi Telecom”, dice Mura, “Non sarà facile perché quello è un buon tempo e bisognerà camminare molto”. Questi due giorni con Andrea Mura, dalla partenza da Cagliari alle planate a 20 nodi fuori Carloforte e all’estenuante bolina verso le Baleari con un mare che scuoteva il nostro solitario e il vostro cronista come uno straccio in una tinozza da bucato, sono stati assai interessanti. Per capire cosa spinge un solitario, un regatante. “Sono un agonista e se parliamo di regata, mi piace spingere al massimo, l’innovazione, studiare le soluzioni migliori per far andare di più la barca, se poi mi chiedi se preferisco regatare o far crociera, beh confesso che Vento di Sardegna l’ho usato anche come facevo con il mio precedente Sciomachen 36 Re Baghera, per starmene alla fonda a Teulada e far grigliate di gamberi con gli amici e pesca subacquea…”. In effetti, Vento di Sardegna, l’Open 50 progettato da Umberto Felci è molto cambiato dai tempi del Vendee Gobe di Pasquale De Gregorio. Ora ha una Canting Keel e un canard hi tech, vele nuove più leggere del 50 per cento (e dopo aver issato la randa tre volte tra dai mani e togli mani vi assicuriamo che capiamo l’innovazione…), ballast, bulbo nuovo di zecca più leggero, molta elettronica Raymarine nuova ed è di 600 chilogrammi meno pesante rispetto a quella che vinse di classe il Rhum e in assoluto la Twostar.

Andrea Mura al timone con tempo duro in bolina. Foto Tognozzi
Andrea Mura al timone con tempo duro in bolina. Foto Tognozzi

Andrea Mura sogna il Vendee Globe e, come del resto Pietro D’Alì, Marco Nannini, Susanne Beyer e altri italiani che si stanno impegnando seriamente nelle regate oceaniche o di grande altura in solitario, sarebbe una garanzia di ritorno per gli sponsor che volessero crederci, ma il momento è duro ed è inutile illudersi troppo. “Mi piacerebbe davvero, ma il momento è davvero difficile. La Regione Sardegna, che pure mi appoggia, ha al momento altre priorità sociali per cui continuerò a provarci insistendo con il programma con il 50 piedi e nel 2014 voglio tornare alla Rotta del Rhum… che regata quella, sai che vai verso il caldo e appena esci dalla Biscaglia il sorriso ti si dipinge in faccia, se penso a delle nottate subtropicali, con un cielo che sembrava di toccare con un dito, beh… un po’ il contrario della Ostar che già mi fa venire i brividi”. Un velista completo, dagli inizi in FD e 470 poi al Moro in Coppa America, all’altura e all’esperienza di velaio, che dura tutt’ora con la sua veleria Andrea Mura, e ora alla regata oceanica.

Vento di Sardegna oggi verso Cala Figuera (Maiorca). Foto Tognozzi
Vento di Sardegna oggi verso Cala Figuera (Maiorca). Foto Tognozzi

Mentre Cabo Formentor si avvicina e il mare azzurro è coperto di quelle piccole meduse navigatrici dette Velellae, Mura lavora senza sosta alla barca. Smessa la cerata, oggi saltella in coperta a piedi nudi con pinze in mano per stringere tutte le viti. Ieri un paio di goccioline si sono infiltrate dagli oblò della tughetta e il nostro skipper non ha certo fatto attendere l’intervento risolutore. Ci mostra orgoglioso le sue innovazioni tecniche, dalle stecche per la randa in carbonio rastremato ai circuito elettrici di bordo… “Che ho fatto da solo e se penso che fino a qualche anno fa non distinguevo un positivo da un negativo… in questo la crociera mi ha insegnato molto, il dover avere a che fare con gli impianti di bordo”. Maiorca sfila veloce sottovento a dieci nodi e Vento di Sardegna va verso nuovi mari. Il volto abbronzato del marinaio sardo si rilassa dopo le frustate degli ultimi due giorni. Il piede marino inizia ad arrivare, la nausea dei molti mesi a terra e delle prime ore in mare scompare, i ritmi della barca aumentano e Andrea Mura sorride, felice, mentre il sole di Maiorca ci scalda le ossa.

4 COMMENTS

    • Grazie comandante, davvero una splendida esperienza, con molte cose apprese che sarà un piacere provare a trasmettere ai nostri lettori nei prossimi articoli.

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