SHARE

Genova- La tragedia del Jolly Nero nel Porto di Genova, legata a una manovra di teorica routine per un porto delle dimensioni dello scalo ligure, avrà bisogna di una celere indagine per determinare le cause dell’incidente. Il nostro Mauro Giuffré ha provato a ricostruire la rotta e la velocità della nave nel suo movimento all’interno del porto di Genova.

(Mauro Giuffré)- Si cerca di fare chiarezza a Genova sulle dinamiche dell’incidente della Jolly Nero, che ha urtato la torre di controllo del porto provocandone il crollo: il bilancio delle vittime resta fermo a sette, ma si cercano gli ultimi due dispersi dopo una notte che non ha portato risultati.

Siamo riusciti a recuperare lo storico della rotta della nave dall’ormeggio fino al punto dell’incidente per riuscire ad avere qualche informazione in più circa la sua velocità. Lasciato il suo ormeggio la Jolly Nero si è diretta a marcia indietro verso l’imboccatura di Levante, a una velocità che non ha mai superato i 3.8 nodi. Nell’immagine da MarineTrafic che vi proponiamo alle ore 22.59 italiane la Jolly Nero procedeva ancora a 3 nodi, decisamente veloce rispetto alla distanza dal molo. L’impatto tra la poppa e la Torre è avvenuto tra le 23 e le 23.04, ora in cui la nave si muoveva a 0.6 con prua 185°, allontanandosi quindi dal Molo Giano nel corso della manovra per “girarsi” all’interno dell’Avamporto per uscire poi dalla Bocca di levante. Si presuppone quindi che lo schianto sia avvenuto a una velocità di poco inferiore ai 3 nodi, dati i tentativi di intervento dell’equipaggio per frenare la nave. L’impressione, e tale rimane, è che la manovra del cargo di 240 metri, svoltasi in uno specchio d’acqua abbastanza ristretto, sia partita da una velocità, 3 nodi, piuttosto alta. Difficile potere dire se alle 22.59 la possibile avaria ai motori fosse già in corso e quindi la velocità di 3 nodi fosse indipendente dalle intenzioni del pilota e del comandante.

Jolly Nero ore 22.59 copia
La posizione alle 22.59 CET

Nel frattempo arrivano le dichiarazioni di chi era a bordo della nave nelle fasi di manovra. A parlare è il pilota Antonio Anfossi, in sala manovre al momento dell’incidente: “L’ho detto al comandante. Ci stavamo accostando troppo al molo Giano. Poi, all’improvviso, la nave non rispondeva più ai comandi, era fuori controllo. Abbiamo provato a fermarci, ma è stato tutto inutile. La Jolly Nero stava procedendo a macchine indietro. Velocità 3 nodi. Abbiamo iniziato la manovra per virare, quindi motori spenti e andatura lenta, pronti ad azionare i propulsori per contrastare l’abbrivio. La nave non rispondeva ai comandi, i motori non ripartivano. Abbiamo provato una volta, poi un’altra, quindi abbiamo comunicato il guasto: “Avaria, avaria”. Bisognava fermare la Jolly Nero, così abbiamo tentato di calare le ancore». Antonio Anfossi è al momento tra gli indagati, insieme al Comandante Fabio Casarini, dell’inchiesta aperta dalla Procura di Genova per omicidio colposo plurimo.

Jolly Nero 23.04 copia
La posizione alle 23:04 CET

La ricostruzione di Anfossi confermerebbe così l’ipotesi di un guasto tecnico che ha impedito l’avviamento in avanti dei motori: la nave con il suo abbrivio è finita contro la torre di controllo, i suoi 240 metri e le 40 mila tonnellate di stazza hanno reso vani i tentativi dell’equipaggio di calare le ancore e quelli dei rimorchiatori di fermare la corsa della Jolly Nero. Uno dei cavi di traino dei rimorchiatori è stato trovato tranciato, ma non è ancora chiaro se la causa della rottura sia stata la grande trazione o lo schianto contro la torre di controllo.

1 COMMENT

  1. Comincia ad emergere, se non altro dal pubblico più attento, se non dalla stampa con poche eccezioni ciarliera ed incompetente, la considerazione che più che ad una fatalità, questa tragedia si deve alla notevole sottovalutazione del rischio, da parte dei progettisti della torre, di costruire una struttura come quella sul ciglio del molo in un porto trafficato ed angusto come quello.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here