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Busan, Corea- Tamara Echegoyen, la timoniera spagnola campionessa olimpica, ha vinto la settimana scorsa il Mondiale ISAF di match race femminile disputato a Busan, in Corea. Lo ha fatto, insieme al suo equipaggio (Sofia Toro, Eva Gonzalez, Mariana Lobato e Lara Cacabelos), dominando il round robin con un mai visto prima 16-0 e vincendo quarti di finale e semifinale per 3 a 0. Nella finale, però, disputata contro il team della danese Camilla Ulrikkeholm, la timoniera di Vigo era andata sotto per 0 a 2 riuscendo però poi a rimontare e a vincere il titolo mondiale per 3 a 2, dopo tre match disputati con 25 nodi di vento.

L'equipaggio di tamara Echegoyen dopo la vittoria del mondiale match race a Busan
L’equipaggio di tamara Echegoyen dopo la vittoria del mondiale match race a Busan

“Credo che Camilla avesse più velocità di noi ed è stato molto difficile starle davanti. Dovevo pensare per me stessa che tutto fosse ancora possibile, che noi dovevamo concentrarci in ogni regata, rilassarci e cercare di navigare al meglio che potevamo. Se avevamo potuto vincere per tutta la settimana, allora sicuramente potevamo farlo di nuovo”, ha commentato Tamara Echegoyen.

La Echegoyen, passata in questo quadriennio alla classe 49er FX, ha mostrato quindi ancora una volta quella forza mentale e determinazione nel momento decisivo che già l’avevano contraddistinta nei match race olimpici di Weymouth disputati lo scorso agosto. Luca Babini, uno degli umpire italiani presenti all’evento (insieme ad Alfredo Ricci), ci ha confermato che “quella ragazza è incredibilmente preparata da un punto di vista psicologico”. Ciò conferma quanto al massimo livello sportivo, la capacità mentale sia decisiva a parità di capacità tecniche. Non è un caso che alla fine a vincere siano sempre i più preparati a farlo, anche da un punto di vista mentale.

Un argomento affascinante, sempre più indispensabile nello sport moderno. Per saperne di più ne abbiamo parlato proprio con chi, Tamara Echegoyen e il suo equipaggio, aveva preparato dal punto di vista mentale nei 18 mesi precedenti la conquista dell’oro olimpico, ovvero la psicologa sportiva di alto rendimento Delfina Vicente Santiago, anche lei galiziana, dell’Università di Vigo, e specialista del settore. (al final traducciòn al castellano)

 

Farevelanet In sintesi, ci può riassumere che lavoro mentale è stato fatto nel periodo precedente l’Olimpiade con il team di Tamara Echegoyen?

Delfina Vicente Santiago Una preparazione psicologica, tanto di sportivo quanto di team, implica un approccio multidisciplinare, con l’allenamento di diversi aspetti, sia come esecuzione sportiva sia come abitudini di vita. Quando un atleta esegue un allenamento psicologico, la prima cosa da fare è analizzare le variabili che quella persona dispone per affrontare e potenziare quelle capacità che già possiede o sviluppare quelle doti che, per mancanza di conoscenze specifiche o per mancanza di allenamento, non sono ancora state portate alla luce. Se abbiamo a che fare con sportivi di alto rendimento, il cui percorso sportivo di almeno dieci anni li ha già portati ad avere conoscenze specifiche e un livello adeguato di raggiungimento di obiettivi, il compito è più agevole perché lo sportivo è maggiormente implicato nel miglioramento delle sue capacità sportive, incluse quelle mentali. Come avere a che fare con uno studioso di una tesi dottorale e non di un corso di laurea. Nel caso di Tamara Echegoyen e del suo team il lavoro si basò nel potenziamento di capacità e miglioramento di abilità, per poter fare una buona esecuzione sportiva tanto nello svolgimento di routine quanto nella strategia di alto livello di stress per poter affrontare decisioni sportive, che è poi ciò che porta all’ottenimento di un successo.
L’allenamento si basò appunto sullo sviluppo di tali capacità e abilità insieme alla gestione dello stress, la capacità di prendere decisioni, un miglioramento della strategia di autocontrollo. Si ordinò, di fatto, la mente delle atlete per metterle in grado di dare il meglio di se stesse in ogni situazione.

La psicologa Delfina Vicente Santiago con Tamara Echegoyen (a destra), e le prodiere Sofia Toro e Angela Pumariega con l'oro olimpico in match race conquistato a Weymouth 2012
La psicologa Delfina Vicente Santiago con Tamara Echegoyen (a destra), e le prodiere Sofia Toro e Angela Pumariega con l’oro olimpico in match race conquistato a Weymouth 2012

FVN Quindi, se abbiamo capito bene, tra i vari allenamenti necessari a un velista di alto livello, tipo quello atletico, tattico, alimentare… c’è anche l’allenamento della mente?

DVS Certo, forma parte di quello che si chiama allenamento delle elite sportive, tanto a livello professionale quanto a livello di federazioni dei vari Paesi. Fanno parte di ciò che, ad alto livello, uno sportivo sa che deve allenare. Noi tutti specialisti di alto rendimento sportivo, formiamo parte di equipe multidisciplinari, in cui si studiano tutti gli elementi che servono. Prendiamo lo studio del regolamento di regata. Se, per esempio, si conosce perfettamente il regolamento e le implicazioni che esso comporta, allora vorrà dire che in un dato momento sapremo anche come reagire immediatamente a una decisione di un giudice che possa essere sfavorevole. Non si perde tempo. O, anche, sai come contrattaccare quando un rivale esegue una strategia migliore e di nuovo, non perdi tempo, vai direttamente a ciò che si deve fare. E ciò che va fatto arriva sempre a essere un’esecuzione di massimo livello dove si dà priorità all’agilità e alla capacità di prendere decisioni con un criterio di minimo rischio e massimo risultato. Se si è allenati in questo aspetto di presa di decisioni, puoi cogliere la differenza che ti dà quel secondo, quel lasso di tempo di vantaggio, perché agilmente a livello celebrale lo sai fare, sai decidere.

FVN E a livello di team? Abbiamo notato spesso che una delle caratteristiche che maggiormente differenziano i team professionali da quelli di amatori e la capacità di comunicare bene. Come si raggiunge tale risultato?

DVS Bisogna differenziare la routine di comunicazione dalla routine di presa di decisioni.  Bisogna fare in modo che ogni membro di un equipaggio, se parliamo di vela, sia in grado di differenziare i propri compiti in relazione a un determinato momento sportivo. Occorre poi differenziare ancora tra equipaggi con pochi membri o con molti membri, dove a ognuno è assegnato un compito specifico. Se la routine è ben radicata, allora si saprà anche chi deve prendere una decisione urgente nel caso che la persona incaricata non la prenda. Un equipaggio vincente è quello che nel momento decisivo vede tutti i membri che sanno esattamente cosa fare e lo fanno, e questo si ottiene proprio perché è stata allenata quella routine di comunicazione anche in situazioni di stress. E se si è allenato tale aspetto tutto diventa più semplice.

FVN La capacità di prendere le giuste decisioni in pochissimi istanti, in situazioni potenziali di enorme stress, fu uno degli aspetti che ci sorprese molto della Echegoyen a Weymouth, considerando che le spagnole non venivano considerate tra le favorite della vigilia. Come lo psicologo sportivo di alto rendimento collabora a ottenere tale risultato?

DVS Senza svelare i segreti del mestiere… ovviamente ci sono dei briefing. Come in ogni lavoro, si pianificano alcuni compiti e le modalità per svolgerli. Si portano avanti e poi si analizza come lo si è fatto per farlo ancora meglio la volta dopo. Come posso migliorare ciò che ho fatto ogni volta che lo faccio, questa è la critica costruttiva che è alla base di ogni crescita sportiva e non solo. Un debriefing dove ogni membro del team osserva, analizza, valuta, valorizza e, soprattutto, migliora. A forza di ripetere e migliorare una routine, ogni sportivo raggiunge quel livello di eccellenza che è alla base dell’etile dello sport. Quando parliamo di situazioni critiche, occorre sapere come si analizza e si valuta, come si mantiene forte e centrato l’obiettivo, quando indipendentemente dalla situazione in cui sei, tu sai perfettamente ciò che devi fare. Se togliamo quel momento trascendente, e semplicemente è una volta di più di ciò che hai fatto tante volte, allora puoi progredire e migliorare, perché non è una critica negativa, non “ciò che avrei dovuto fare e non ho fatto” ma “come posso migliorare ciò che ho fatto per metterlo in pratica la prossima volta”. A partire da questo ottengo una crescita sportiva, una crescita professionale e quella stabilità che deve avere uno sportivo di alto rendimento. La prima cosa che un atleta deve saper fare è una buona critica a se stesso, basata in un lavoro professionale di alto rendimento. Se il professionista che lo assiste sa come valutare e consigliare allora sarà lo sportivo stesso a chiederne l’intervento perché gli sta di fatto insegnando a come farlo bene, a come migliorare. E lui sarà alla fine più motivato, più contento e più felice.

FVN C’è ancora un certo “timore” di ricorrere a uno psicologo sportivo? O finalmente si è capito quanto sia importante anche questo settore dell’allenamento?

DVS Diciamo che nel nostro settore siamo ormai consolidati come professionisti. Siamo il “segreto meglio protetto” dello sport di alto livello. Quando lavoriamo in alto rendimento ci capita ancora di sentire qualcuno che dice “io non ho problemi” e a volte succede che non si capisca del tutto che la psicologia dello sport esiste per ottimizzare il risultato e allenare gli atleti a migliorare le loro abilità, in modo che tutto funzioni. Così come è importante avere un corpo allenato alla prevenzione di lesioni, così è fondamentale avere una mente allenata a eseguire azioni ad alto ritmo sportivo e a elevato stress. Gli atleti di alto livello sono abituati a ripetere Olimpiadi, ma chi ci arriva per la prima volta non si è mai trovato in quella situazione. Non sto dicendo che sia obbligatorio, ma certo è meglio avere uno specialista di tutti i settori che ti saranno richiesti da un alto livello che non averlo. La psicologia dello sport al massimo livello sportivo è al giorno d’oggi imprescindibile.

FVN La vela è uno sport particolare, che può causare situazioni di stress anomale, come troppo vento o poco vento o lunghi periodi d’attesa.

DVS Certo, la climatologia è un fattore condizionante, ma ciò che i velisti devono pensare è che gli altri navigheranno nelle stesse loro condizioni. Una volta sarà l’altro a prendere un salto di vento ma la volta dopo sarai tu e ciò che il velista deve ottenere è di poter competere nel modo migliore in tutte le condizioni, lasciando perdere le autogiustificazioni o le proteste come forma di difesa del proprio orgoglio, un modo per far sì che il proprio orgoglio no sia ferito dall’errore commesso. Il campione non cerca scuse, riesce ad andare avanti in ogni situazione e da ogni situazione impara, arrivando a ottenere il meglio possibile da qualsiasi imprevisto. Ogni classe e disciplina ha poi le sue caratteristiche e ognuna deve essere preparata secondo le sue modalità, in modo che da ogni situazione si finisca sempre per migliorare, ricordando che anche i nostri avversari sono sulle stesso identico campo di regata.

FVN In effetti questo delle scuse… le vele non andavano, c’era onda, poco vento, troppo vento… è un aspetto che storicamente si sente un po’ spesso nella vela italiana. Quindi è importante allenarsi in 3 come in 25 nodi?

DVS Naturalmente, come non possiamo dare la colpa al fatto che il mio materiale sia peggiore di quello del mio compagno o che non ho il danaro sufficiente per avere l’ultimo dell’ultimo modello. Come aneddoto posso dire che la prima cosa che feci fare al team di Tamara fu quella di tuffarsi in acqua, di buttarsi dalla barca, “dato che non vi è mai capitato di cadere dalla barca ora lo fate e lo fate perché ve lo ordino, in modo che se dovesse capitarvi durante una regata lo avrete già fatto e non lasciamo nessuna variabile al caso”. In modo che non ci sia neanche la scusa perfetta del “Oh no, sono caduta in acqua…”. Alleniamo tutto e in tutte le condizioni, in modo che se si rompe una scotta, se si impiglia uno spinnaker, sappiamo come risolvere la situazione in poco tempo senza avere cadute di concentrazione. Sia ciò che sia, in ogni situazione, cosa devo fare? Ciò che tocca fare è una routine sportiva. Se sono allenato, se ho un’attivazione e un’attenzione adeguata sono in grado di controllare ogni momento della regata e posso reagire con ciò che tocca fare in ogni caso specifico.

FVN E in pratica cos’è questo “A lo que toca”, ovvero cosa si deve fare?

DVS E’ molto importante sapere che occorre allenarsi così come si regata, così come si regata come ci si allena. Le ore di allenamento devono essere sempre concentrate, un paio, ma dando il massimo, con una buona attivazione. Alla fine c’è quella che in psicologia sportiva si chiama la “capacità dei grandi momenti”, allenare l’ansia da competizione che riesce a far prendere decisioni in momenti critici di alto livello di stress, e questo è quello che ti dà la forza mentale per decidere con efficienza ed efficacia. Qualità mentale che alla fine fa la differenza negli sportivi d’elite. Chi non è attivato finisce con il perdere la prima parte dell’allenamento o quella finale. Gli obiettivi di esecuzione sono importantissimi, per apprendere come si migliora e si esegue una progressione nel rendimento, fino ad arrivare agli obiettivi di risultato, per essere davvero degli sportivi di elite e non delle stelle fugaci di un giorno.

FVN Sentiamo ripetere spesso questa parola, attivazione, cosa significa precisamente?

DVS Attivazione, insieme all’attenzione, è il giusto stato mentale psicologico per poter competere nelle migliori condizioni possibili. Una persona può essere troppo rilassata e non darsi conto a livello di attenzione dei segnali che la stanno informando del fatto che deve prendere una decisione nel secondo 22 e la prende invece nel secondo 27. La persona che la prende nel secondo 22 avrà quindi un margine di 5 secondi per trarne un vantaggio. Bene, in regata non si pensa, si fa, perché già quella situazione è stata allenata. E’ tanto automatico che non ti fermi a pensare ma agisci.
D’altra parte la persona troppo attivata è stressata. Lo stress competitivo è importante, ma occorre imparare a sentirlo in modo positivo. L’atleta iperattivato non sarà nelle condizioni di riposare. Ci sono persone che non dormono la notte prima della regata e ciò le porta a essere ipereccitati da non poter avere la necessaria lucidità. E fisicamente non saranno in grado di competere. Quali sono le condizioni di regata? 8 nodi? 15 nodi? Da quanto regati, 3 ore? La fatica fisica non ti consente di restare concentrato solo se ciò non è stato allenato bene in precedenza, altrimenti il livello di fatica sarà normale e perfettamente gestibile. Certo, dopo 5 giorni di regata sarai stanco, ma lo sarai normalmente e questo a livello psicologico lo si interpreta come un dato positivo, che sei allenato e questo insegna a leggere le situazioni e a dare sempre il meglio, visto che alla fine diventa la normalità.

FVN Il confronto è importante?

DVS Ogni sportivo avrà la sua attivazione specifica, che dipende da moltissime variabili, dal fatto se è il primo giorno o l’ultimo, dal tipo di personalità, dall’età… Non importa quale tipo di regata sia, né di quanti giorni sia, ogni volta è una situazione in più in cui devo portare avanti il mio massimo rendimento, confrontandomi con rivali che sono anche loro al mio stesso livello. Quanto più forte sia il rivale con cui regato, meglio sarà perché sarà lui a “regalarmi” il suo tipo di allenamento. Impariamo sempre dai nostri avversari. Quanto migliore sia il mio rivale, tanto più imparo perché mi misuro con chi realmente sa, non con un mediocre. Per questo sempre bisogna cercare di allenarsi con gente di livello, perché si migliorerà in modo progressivo e costante e alla fine miglioreremo noi stessi.

FVN E venendo a un livello di amatori, cosa consiglierebbe a un regatante che un sabato mattina va a fare una regata della sua classe preferita?

DVS Bisogna differenziare sport di alto rendimento da sport di ricreazione. I parametri sono completamente diversi. Consiglierei all’amatore di sentirsi pieno d’energia, sentire che ciò che vai a fare ti piace, che fai ciò che di meglio puoi fare in ogni momento e che qualsiasi cosa farai la vivrai al meglio, con soddisfazione. Stiamo parlando di sport ricreativo, la cosa importante è che ciò che fai ti renda felice e che tu possa dire che ciò che hai fatto è stato il meglio che potevi fare in quel momento. E’ importante, per esempio, che a un ragazzo che fa le prime regate si chieda “come sei stato, ti sei divertito?”, invece di “come sei arrivato?”, ovvero fissarsi su come è stato, come lo ha fatto piuttosto che sul risultato. Come lo ha fatto è la base per il suo miglioramento futuro.

FVN Non c’è l’allenatore in barca, il velista è spesso da solo. Cosa si deve ricordare dell’allenamento?

DVS L’allenatore migliore è quello che ti insegna a gestirti in regata. Esistono anche corsi per allenare gli “allenatori ad allenare”. Se il velista avrà appreso a migliorarsi sempre, con un’attitudine positiva, allora saprà anche in che momento eseguire una strambata o in che secondo togliere il tangone o ammainare una vela, proprio perché lo ha allenato. Se non ha studiato abbastanza il regolamento potrebbe sbagliarsi nel giudicare una situazione per mancanza di conoscenza adeguata e ricevere una penalità.  Se avrà, invece, imparato a gestire tutti gli aspetti della regata allora sarà anche capace di sentirsi in grado di prendere decisioni e di far meglio la prossima volta. Se si arriverà a ciò, allora, saremo anche in grado di migliorarci sempre e di concentraci ogni volta su ciò che si deve fare e farlo davvero e subito. Ovvero, … A lo que toca.

Chi volesse saperne di più sull’argomento, può scrivere a Delfina.vicente@gmail.com

 

Versiòn en español:

Busan, Corea del Sur- Tamara Echegoyen, la regatista española campeona olímpica de Match Race, ganó la semana pasada el Mundial ISAF de Match Race disputado en Busan. Lo consiguió, con su tripulación (Sofia Toro, Eva Gonzalez, Mariana Lobato e Lara Cacabelos) dominando el round robin con un nunca visto antes 16-0 en el round robin, y ganando cuartos de final y semifinal por 3 a 0. En la final, sin embargo, en la que se enfrentó a la dinamarquesa Camilla Ulrikkeholm, la timonel de Vigo se había quedado con uno 0-2 después las primeras dos regatas, consiguiendo al final remontar hasta conseguir el titulo Mundial con un 3-2, después de tres match disputados con 25 nudos de viento.

“Creo que Camilla tenía más velocidad y ha sido muy difícil quedar adelante. Tenía que pensar para mi misma que todavía todo era posible, que nosotras teníamos que concentrarnos en cada regata, relajarnos e intentar navegar lo mejor que se podía. Si habíamos podido ganar toda la semana, ahora seguramente podíamos seguir haciéndolo de nuevo”, comentó Tamara Echegoyen

La Echegoyen, que en este cuadrienio compite en la clase 49er FX, ha demostrado una vez más aquella fuerza mental y determinación en el momento decisivo que ya se observó en los Match Race olímpicos en Weymouth el pasado agosto. Luca Babini, uno de los jueces italianos presentes en el evento que estuvo de arbitro en Busan, nos ha dicho que “Aquella chica está increíblemente preparada desde un punto de vista psicológico”. Esto confirma que en el deporte al máximo nivel, la capacidad mental es determinante en caso de igualdad técnica. No es casualidad que, al final ganen siempre los más preparados, también desde el punto de vista psicológico

Un argumento muy interesante, siempre fascinante y cada vez más imprescindible en el deporte moderno. Para saber más hemos hablado del tema con quien preparó psicológicamente a Tamara Echegoyen y su tripulación en los 18 meses anteriores a la conquista del oro olímpico, la psicóloga deportiva de alto rendimiento Delfina Vicente Santiago, también gallega, de la Universidad de Vigo y especialista del sector.

 

FVN Nos puede sintetizar el trabajo mental que se hizo con el equipo de  la Echegoyen antes de la Olimpiada?

DVS Una preparación psicológica, tanto de deportistas como de equipo, implica a nivel multidisciplinar el entrenamiento de todo tipo de tareas, tanto de ejecución deportiva como de hábitos de vida, un buen nivel de compromiso y de objetivos deportivos. Cuando uno hace un entrenamiento psicológico con lo primero que se tiene que contar son las variables que la propia persona dispone para poder mejorar aquellas habilidades o para potenciar aquellas capacidades que por falta de práctica o falta de un buen entrenamiento o una ausencia de conocimientos para su mejora, todavía no ha sabido quitarle el máximo rendimiento. Si contamos con deportistas cuya trayectoria deportiva, como mínimo de diez años de ejecución deportiva, ya tiene un nivel adecuado de compromiso y de planteamiento de objetivos es mucho más sencillo, como tener que actuar con una tesis doctoral y no con un estudiante de carrera. En el caso de Tamara Echegoyen y de su equipo el entrenamiento se basó en esa potenciación de capacidades  y mejora de habilidades para poder hacer un buen desempeño deportivo tanto en la ejecución de rutinas deportivas como en las estrategias de alto nivel de estrés para afrontamiento de decisiones deportivas que es lo que luego conlleva un logro de éxito deportivo. El entrenamiento se basó en esas habilidades y capacidades con una mejora de las rutinas y estrategias del control.

FVN Si, entonces, lo tenemos entendido correctamente, entre los varios entrenamientos necesarios para un regatista de elite, además del físico, del técnico, táctico, nutricionismo… hay también el entreno de la mente?

DVS Claro, forma parte de los entrenamientos cuando se habla de rendimiento deportivo en las élites deportivas, tanto a nivel profesional como a nivel de las Federaciones de los países. El entrenamiento deportivo, desde un punto de vista psicológico forma parte de ese entrenamiento. No es que sea más fácil, sencillamente es que los objetivos son profesionalizantes y forman parte de las rutinas que ese deportista sabe que tiene que entrenar.

Los especialistas de alto rendimiento deportivo formamos parte de equipos multidisciplinares donde se entiende que hay que trabajar todos los aspectos. Tomamos el ejemplo del reglamento, trabajar las reglas, algo que tampoco antes se entendía, la mejor forma de integración de las reglas del juego, la asunción de las reglas del juego hace que si en un determinado momento tienes claro el reglamento, psicológicamente sabes cómo tienes que reaccionar ante la orden de un juez que te viene en contra, entonces no pierdes el tiempo, también sabes como contraatacar en un momento determinado cuando un rival sabe hacer una estrategia mejor, no pierdes el tiempo, te pones “a lo que toca”. Entonces “a lo que toca” es siempre una ejecución de máximo nivel donde priorizas la agilidad en la toma de decisiones con un criterio de mínimo riesgo y máximo resultado.

Si estás entrenado en este tipo de toma de decisiones, puedes coger la diferencia que te da ese segundo, ese tiempo de ventaja porque ágilmente a nivel cerebral lo sabes decidir.

Una de las cosas mas importante en  alto rendimiento es la toma de decisiones, pero para eso hay que tener control. Control en la toma de decisiones y control del nivel de estrés, por ejemplo.

FVN Y como equipo, nos dimos cuenta de que una de las características que diferencian a los equipos más profesionales de los aficionados es la capacidad de comunicarse bien. ¿Cómo se desarrollan esas técnicas? Porque se nota que hay mucha diferencia entre profesionales del deporte y no profesionales, ¿Como obtener este resultado?

DVS dentro de las distintas estrategias mas que la toma de decisiones habrá que diferenciar las rutinas de comunicación de un equipo y las rutinas de toma de decisiones. Porque hay que saber estructurar diferentes técnicas para que cada deportista, sea un equipo de vela, o cualquier otro equipo, pueda hacer diferenciaciones en función del tipo de exigencia de ese evento y momento deportivo. Si hablamos de comunicación, en comunicación podremos diferenciar tripulaciones con pocos miembros o con muchos miembros, en los cuales cada uno tiene asignada una determinada tarea, o esta pre-determinada que tareas tiene cada miembro que realizar.

Si nosotros tenemos eso en cuenta, sabemos que, en el caso de que haya una urgencia o una necesidad, quién tiene que tomar la decisión en caso de que la persona que tiene que hacerlo en primer lugar no lo hace. Si esa rutina esta implantada y se ha entrenado es mucho mas fácil que en un momento decisivo una tripulación sepa lo que tiene que hacer porque esta entrenado en la rutina de comunicación, y eso se entrena también.

Eso desde un punto de vista profesional de rendimiento deportivo forma parte de las rutinas. No es que sea algo concreto como toma de decisión, sino que la propia habilidad de comunicación es algo a entrenar, y dentro de la habilidad de comunicación está incluir esa toma de decisiones en momentos decisivos, en momentos de alto nivel de estrés. Y como lo tienes entrenado, es mucho más fácil y sencillo hacerlo.

FVN Esa capacidad de tomar decisiones acertadas en pocos instantes, en situaciones potenciales de enorme estrés, fue un aspecto que nos sorprendió mucho de la Echegoyen en Weymouth, teniendo en cuenta que las españolas no destacaban entre las favoritas. Como colabora a ese logro el psicólogo deportivo?

DVS Sin desvelar los secretos de la profesión… vamos a ver, por supuesto que hay briefing y hay una reunión previa y posterior. Como en todo trabajo, uno plantea unos determinados tipos de pautas para llevar a cabo de una determinada manera, se llevan a cabo y después se revisa como se ha hecho para ajustar mejor. Toda tarea se adapta a cada equipo deportivo y a cada deportista, donde cada uno observa, analiza, evalúa, valora y, sobre todo, busca la mejora. Porque a lo que te ayuda esa critica constructiva es a analizar la ejecución deportiva para saber aprender como puedo mejorar lo que hice cada vez que lo hago, y queda como base de crecimiento deportivo, de tal forma que a base de repetir mejor una rutina consigues optimizar y automatizar su ejecución y poder alcanzar aquel nivel de excelencia que es la base de la élite del deporte.

Cuando hablamos de situaciones críticas, de momentos decisivos, hay que saber cómo analizar y evaluar, cómo mantener centrado el objetivo, para que independientemente de la situación en la que te encuentras, sepas perfectamente qué hacer y cómo hay que hacerlo. Si la transcendencia del momento se maneja sencillamente en como hacer una vez más lo que ya has hecho muchas veces, y lo haces, entonces puedes mejorar, porque el análisis no es una crítica negativa, no es “lo que habría tenido que hacer y no hice”, sino “como puedo mejorar lo que he hecho para ponerlo en práctica la próxima vez”.

Lo primero que tiene que aprender un deportista de élite es hacerse una crítica constructiva. A partir de esto consigues un crecimiento deportivo, un crecimiento profesional y esa consolidación y estabilización de esa fortaleza mental que tiene que tener un deportista de alto rendimiento. Si el profesional que te asesora, evalúa, corrige y te enseña a mejorar, sabe hacer las cosas de tal manera que veas cómo progresar, el deportista es el que va a demandar esa critica constructiva porque esta aprendiendo como hacerlo bien, como progresar, al final estará más motivado y más contento de poder llegar al máximo nivel de lo que pudiera llegar a alcanzar. Una persona que trabaja en mejorarse y percibe su progresión trabaja feliz.

FVN Hay todavía un cierto miedo en pedir apoyo a un psicólogo deportivo? O por fin se entendió la importancia de este sector del entrenamiento?

DVS Digamos que como psicología del deporte de alto rendimiento estamos consolidados como profesionales. Hay que decir que cuando nosotros trabajamos en alto rendimiento muchas veces nos encontramos con el planteamiento de que “yo no tengo problemas” y todavía no se entiende que la psicología del deporte es para optimizar el resultado y entrenar a los deportistas en la mejora de sus habilidades, como la parte que hace que todo funcione, teniendo en cuenta que formamos parte de un equipo multidisciplinar. Tan importante es tener el cuerpo entrenado y la prevención de lesiones, como es importante tener la mente entrenada para actuaciones de máxima exigencia en alto nivel deportivo. Los deportistas de alto nivel están acostumbrados a repetir olimpiadas, pero quien va por primera vez nunca se ha encontrado con esa situación. No estoy diciendo que sea obligatorio, pero es siempre mejor tener entrenadores de las distintas exigencias que te van a pedir al máximo nivel que no tenerlos. La psicología del deporte te entrena para optimizar la excelencia de habilidades mentales al máximo nivel en el área deportiva, y es imprescindible a día de hoy.

FVN La vela es un deporte particular, que puede causar situaciones de estrés, como demasiado viento, poco viento o largos periodos de espera… ¿cuales son las características de la vela desde su punto de vista?

DVS Claro, la climatología es un factor condicionante, pero como en tantos deportes, el deportista lo que tiene que pensar es que también los demás van a navegar en las mismas condiciones. Evidentemente tu puedes coger un role en un determinado momento y otro barco no, pero también otro barco puede coger un role y tu no, Teniendo en cuenta de que todos estamos igual en las mismas condiciones esa no es una variable a tener en cuenta como discriminativa, sino todo lo contrario, saber entrenar la mente de tal forma que independientemente de las condiciones en las que tengas que competir yo lo voy a hacer al máximo nivel todo el rato. Si no, vamos a utilizar la excusa, o la justificación o la protesta, esa disculpa que es necesaria para que mi orgullo no se vea herido, o para que mi prestigio no se vea influido por esa situación, para que no me afecte. No necesito tener parches psicológicos, cuando estamos entrenados  mentalmente sacamos adelante cualquier situación y de todas aprendemos, obteniendo lo mejor de cualquier imprevisto. Y en vela esas condiciones nos hacen todavía mejores deportistas por la dureza y la inclemencia de soportar situaciones negativas. En todos los deportes hay modalidades y podemos sacar adelante cualquier situación porque mi rival va a estar en la misma situación que yo. Esto nos permite salir adelante en cada situación con el máximo nivel con el que somos capaces en cada momento.

FVN Esto de las excusas… las velas no iban bien, había ola, poco viento, demasiado viento… es un aspecto que siempre se ha notado en vela italiana… Así que es importante entrenar en 3 como en 25 nudos?

DVS Por supuesto, tampoco vamos a echar la culpa al hecho que mi material sea peor que el de mi compañero, o que no tengo el dinero suficiente para el último modelo. Como anécdota puedo decir que entre las primeras cosas que le hice hacer al team de Tamara fue tirarse al agua, caerse del barco, “como que nunca os habéis caído ahora os vais a caer y os caéis porque os voy a mandar”, en que sentido lo digo, pues que no vamos a dejar ninguna variable al azar. Te caes al agua y te vamos a pescar come se dice, y después vamos a seguir compitiendo, de modo que ni la excusa perfecta de que “Oh dios mío, como me caí al agua….”. No vamos a dejar nada al azar. Lo entrenamos todo y en todas las condiciones, de modo que si se rompe una escota, si se me enreda un spinnaker, sabremos como resolver la situación en poco tiempo y sin caídas de concentración. Pase lo que pase, en cada situación, que tengo que hacer? A lo que toca en tu rutina deportiva. El máximo aprovechamiento de cada momento deportivo. Si estoy entrenado, si estoy concentrado, si tengo una atención y activación adecuada estoy en condiciones de controlar cada momento de la regata y puedo reaccionar “a lo que toca” en cada situación.

FVN Y en práctica que es esto “A lo que toca”?

DVS Es muy importante saber que hay que entrenar así como se compite, porque se compite como se entrena. Las horas de entreno tienen que estar siempre concentrados, dando el máximo, con una buena activación. Al final hay lo que en psicología del deporte se llama “la capacidad de los grandes momentos”, entrenar la ansiedad de competición para tomar decisiones en momentos de alto nivel de estrés, y esto es lo que nos da la fuerza mental para tomar decisiones  con efectividad, eficiencia y eficacia. Calidad mental que al final hace la diferencia en los deportistas de elite. Quien no está atento y activado acaba perdiendo la primera parte del entreno o la final. Los objetivos de ejecución son muy importantes, para aprender como se mejora y si lleva adelante una progresión en el rendimiento, hasta llegar a los objetivos de resultado, para llegar a ser de verdad deportistas de elite y no estrellas fugaces de un día.

FVN Que significa exactamente la palabra activación?

DVS Activación, junto a la atención, es el estado mental psicológico adecuado para poder competir en las mejores condiciones posibles. Una persona puede estar demasiado relajada y no darse cuenta de las señales que la informan que debe tomar una decisión en el segundo 22 la toma en el segundo 27. la persona que la toma en el segundo 22 tendrá entonces ese margen de 5 segundos para sacar una ventaja. Bien, en regata no se piensa, se hace, porque aquella situación ya ha sido entrenada. Es todo tan automático que no te paras a pensar sino actúas.

De otra parte la persona demasiado activada tiene ansiedad y se precipita, El estrés competitivo es muy importante y hay que sentirlo de modo positivo. El atleta hiperactivado no estará en condiciones de descansar. Hay personas que no duermen la noche antes de la regata y físicamente no están en condiciones para competir porque físicamente llegan más agotados que el resto. Cual son las condiciones de regata optimas? 8 nudos? 15 nudos? Puedes estar compitiendo desde 3 horas y a lo mejor para tu nivel de atención, para tu entrenamiento la fatiga será lo normal, no será excesiva, siguiendo dando el máximo de ti mismo en un nivel normal. Después de estar compitiendo 5 días seguidos evidente vas a estar cansado, pero cansado lo normal y esto a nivel psicológico se interpreta de manera adecuada, porque? Porque estás entrenado a prepararte de manera adecuada, a descansar de manera adecuada, así como tus rivales de máximo nivel que saben como entrenar esas situaciones porque es lo normal.

FVN Y en competición es importante?

DVS cada deportista tendrá su activación especifica, que depende de muchísimas variables, si es el primer día o el último, del tipo de personalidad, desde la edad… No importa qué tipo de regata sea, de cuántos días, cada vez tenemos una situación más en la que tengo que llevar adelante mi máximo rendimiento, con rivales que están al mismo nivel. Cuanto más fuerte sea el rival con quien compito, mejor porque va a “regalarme” su tipo de entrenamiento. Aprendemos siempre de nuestros rivales. Cuanto mejor sea el rival, más aprendo porqué me contrasto con quien realmente sabe, no con un mediocre. Por esto siempre hay que intentar entrenarse con gente de nivel, porque se mejorará de modo progresivo y constante y al final mejoraremos nosotros mismos.

FVN Y hablando de nivel recreativo, que aconsejaría a un rematista que un sábado por la mañana va a hacer una regata en su clase preferida?

DVS Hay que diferenciar deporte de alto rendimiento desde el deporte de recreación. Los parámetros son completamente diferentes. Aconsejaría al aficionado el sentirse lleno de energía, sentir que lo vas a hacer te gusta, que lo haces lo mejor que puedes hacerlo en cada momento, y que cualquier cosa que hagas la vas a vivir como lo mejor, con satisfacción. Estamos hablando de deporte recreativo, lo importante es que lo que se haga nos haga felices, y que se pueda decir que lo que has hecho ha sido lo mejor que se podía hacer en aquel momento. Es importante, por ejemplo, que a un chaval que hace las primeras regatas, se les diga “Como te has sentido? Te has divertido? Has disfrutado?” y no “Como has quedado?”, a decir, fijarse en su estado, en cómo lo hizo y no en el resultado. Como lo hizo es la base para su progresión y mejora futura.

FVN No hay entrenador en el barco, el rematista a menudo se encuentra solito. Que hay que acordarse del entreno?

DVS El entrenador mejor es aquel que te enseña a gestionarte en regata. También damos cursos para “entrenar los entrenadores a entrenar”. Si el regatista ha aprendido a mejorarse siempre, con una actitud positiva, entonces sabrá también en que momento seguir una trasluchada o en que segundo quitar el tangón o arriar una vela, exactamente porque ha sido entrenado. Si no ha estudiado bastante el reglamento se podría equivocar en juzgar una situación por falta de conocimientos adecuados y recibir una penalización. Si ha aprendido a gestionar todos los aspectos de la regata, entonces también será capaz de tomar decisiones y de hacerlo mejor la próxima vez. Cuando el entrenador te ha enseñado a gestionarte, será el mejor entrenamiento, porque hace que tu seas el responsable de tu mejora y cuando acabe esa ejecución, ya sabrás como lo has hecho para la próxima vez, priorizando la ejecución y no el resultado, y al final podremos concentrarnos en lo que hay que hacer y hacerlo de verdad y enseguida, siendo capaces de mejorar mas y mejor… así que ya sabéis…. “A lo que toca”.

Quien quisiera saber más sobre este tema, puede escribir a:

delfina.vicente@gmail.com

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