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Roma- A chiarimento di molte richieste di nostri lettori, specifichiamo che l’abolizione (10-14 metri) e il dimezzamento (14-24 metri) della tassa di possesso per le imbarcazioni entrerà in vigore dal 2014. Quindi tale tassa, il cui termine di pagamento è già scaduto il 31 maggio 2013, va pagata per il corrente anno 2013 (periodo 1 giugno 2013 – 31 maggio 2014).

Il provvedimento a favore della nautica da diporto è, come noto, contenuto nel Decreto Legge “FARE” emanato da Governo venerdì 14 giugno 2013.

Tassa-di-stazionamento-sulle-barche

Su questo argomento riceviamo un interessante contributo del lettore Erminio D’Alessandro, commercialista e velista socio del Circolo Velico La Scuffia e vice presidente di Assonautica Pescara. Lo riceviamo e pubblichiamo, invitando i lettori a dire la propria opinione.

“Il decreto non è retroattivo e pertanto la tassa di possesso così come concepita nel Decreto SALVA ITALIA del novembre 2011 dal Governo Monti, resta in vigore per il corrente anno 2013 (periodo 1° giugno 2013 – 31 maggio 2014) il cui termine di pagamento era appena scaduto il 31 maggio 2013, pertanto il provvedimento in favore della nautica è di fatto di là da venire e sino al 31 maggio 2014 di acqua sotto i ponti e forse di Governi ne passeranno tanti.

La tassa di possesso introdotta dal Governo Monti si era rivelata un flop come gettito, per due motivi:
1° le imbarcazioni sotto i dieci metri esenti erano oltre il 70% delle imbarcazioni allora esistenti in Italia e forse oltre il 90% di quelle che sono restate in Italia dopo l’introduzione della tassa di possesso;
2° il gettito della tassa di possesso è risultato di gran lunga inferiore al mancato gettito per l’IVA sulle nuove imbarcazioni che non si sono vendute per l’introduzione della tassa di possesso, per la crisi economica e per la colpevolizzazione attuata dall’Agenzia delle Entrate, dalla Guardia di Finanza e ripresa ed amplificata da buona parte dei media generalisti con l’equazione possessore di barca uguale potenziale evasore fiscale.

La modifica introdotta ora:
porta a 14,00 m di lunghezza (dato desunto dal libretto di navigazione) l’esenzione e una riduzione del 50% sull’importo annuo dai 14,00 m in avanti.
I nuovi importi annuali, salvo modifiche che interverranno da qui al 31 maggio 2014, sono i seguenti:
da 14,01 a 17,00 mt. €uro 870,00
da 17,01 a 20,00 mt. €uro 1.300,00
da 20,01 a 24,00 mt. €uro 4.400,00
tralascio le misure superiori che non hanno interesse per i diportisti.
restano le riduzioni per imbarcazioni a vela (meno 50%) e per la vetustà (meno 15% dopo 5 anni, meno 30% dopo 10 anni e 45% dopo 15 anni).

La cosiddetta crisi della nautica da diporto e la flessione delle vendite di nuove barche con il ritorno ai numeri degli Anni Novanta ha radici molto più profonde di un’improduttiva tassa di possesso che, presa a sé e distribuita su tutte le imbarcazioni senza alcun limite di lunghezza, purché munite di un motore propulsore, finalizzata a investimenti sui porti e in generale sul settore… ben venga.
In realtà la crisi ha colpito e quasi disintegrato principalmente il mercato delle imbarcazioni da diporto a motore dagli 8 ai 15 m, segmento in cui l’offerta di modelli era eccessiva sul mercato e quindi i pezzi prodotti, in special modo dalla cantieristica italiana, erano talmente ridotti per ogni modello da non consentire nessuna economia di scala produttiva, conseguentemente i prezzi di listino delle imbarcazioni erano eccessivi.
La deprecabile corsa a motorizzazioni sempre più potenti e sofisticate, del trascorso decennio, tendenti a sostenere sull’acqua velocità di punta e di crociera anacronistiche con conseguenti consumi e inquinamento esagerati, era rivolta sostanzialmente a neofiti della nautica, spesso senza esperienza né cultura marinaresca, che però non resistevano a ostentarli come un bolide in banchina da usare poche volte l’anno, e solo in estate, per sfrecciare senza molte cognizioni. Tale corsa è prossima alla fine.
Questo settore è forse praticamente estinto.
A chi di voi non è passato in fianco uno di questi bolidi a pochissimi metri e a 30 nodi per schizzarvi l’acqua e farvi sballottare su un mare praticamente piatto…?

Le ragioni della crisi del settore sono da ricercare nella crisi generale dell’economia che non poteva non colpire beni altamente voluttuari quali sono le barche da diporto, dai costi incontrollati e mostruosi della manutenzione e della portualità, ove l’aumento delle Tasse di Concessione Governativa, la Tarsu e ora la Tares, hanno fatto ulteriormente lievitare sia i costi di ormeggio sia quelli condominiali a livelli spesso poco sostenibili.  Nella nautica da diporto si sono accentuati una serie di fattori negativi che hanno indotto tanti, pur senza successo, a mettere l’avviso “VENDESI” su decine e decine di imbarcazioni ormeggiate nei marina.  Infine, la criminalizzazione dei possessori di imbarcazioni e la loro equiparazione a “evasori fiscali”, reiterata da molti media un po’ grossolanamente a commento sull’evasione fiscale ha fatto il resto. Chi di Voi non ha visto un servizio sull’evasione fiscale il cui sfondo non fosse una miriade di alberi di barche a vela?” (Erminio D’Alessandro)

12 COMMENTS

  1. In effetti mi sembra che il pagamento della tassa per il 2013 copra il periodo dell’intero anno, ovvero dal 1° gennaio al 31 dicembre 2013. Non è così?

  2. Gent.mo Dott. Erminio D’Alessandro se, come afferma, il provvedimento in favore della nautica è di fatto di là da venire, questo vale anche per le nuove disposizioni circa il noleggio occasionale? Ringraziandola per un chiarimento,
    Giuseppe Accardi

  3. Una precisazione al vostro articolo che riguarda i Clienti di Società Armatrici.

    ————

    Circolare ai Soci di ISYBA del 24 giugno 2013.

    Oggetto: modifica alla “tassa di possesso sulle unità da diporto”.

    Buongiorno,

    con riferimento a quanto in oggetto, Vi informo che a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (serie generale n. 144, supplemento ordinario n. 50/L, del 21 giugno 2013) del Decreto Legge n. 69/2013 (detto “del Fare”), dal 22 giugno 2013 entrano in vigore le modifiche alla “tassa di possesso sulle unità da diporto” apportate dall’art. 23, 2° comma.

    In breve le novità:

    a) è stato innalzato fino a 14,00 metri il limite di lunghezza relativo all’esenzione dal pagamento;

    b) è stato diminuito ad Euro 870 l’importo della tassa per le unità da diporto di lunghezza compresa tra 14,01 e 17,00 metri;

    c) è stato diminuito ad Euro 1.300 l’importo della tassa per le unità da diporto di lunghezza compresa tra 17,01 e 20,00 metri.

    Nulla invece è stato modificato circa le modalità di pagamento e quant’altro.

    Nello specifico è opportuno sottolineare che:

    1) tale modifica si applica con decorrenza dal 22 giugno 2013.

    2) i Clienti di unità da diporto impiegate commercialmente mediante contratti di locazione e di noleggio non dovranno più corrispondere tale tassa “pro-quota” laddove la lunghezza dell’unità da diporto non superi 14,00 metri.

    Gli interessati troveranno il testo aggiornato della legge che ha istituito la “tassa di possesso” collegandosi al seguente link:

    Le istruzioni sulle modalità di versamento le potrete scaricare dal seguente link:

    La Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 16/E (30 maggio 2012) la potrete scaricare dal seguente link:

    Cordiali saluti.

    Massimo Revello
    (Presidente ISYBA)

  4. Complimenti. L’abbattimento del fatturato delle società di charter parla chiaro. Nel nostro settore l’evasione era al minimo sia per i pagamenti quasi sempre elettronici, sia per la Circolare dell’Agenzia delle Entrate del 07/06/2002 n. 49/E, che riduceva al 50% dell’imponibile la somma soggetta ad IVA.
    Ora barche delle società di charter sono quasi tutte in Grecia, (ed anche le mie amate bambine ormai svendute) o comunque ove l’erario italiano non percepisce alcuna tassazione ne diretta ne indiretta. Noi ex società di charter stavamo svolgendo un buon lavoro, ma il tutto è stato smantellato, distrutto. Siamo tutti talmente disgustati che non scriviamo neanche. Non protestiamo neanche. Brava l’UCINA che crede di incentivare le costruzioni di barche con la liberalizzazione ai privati del Charter Nautico. Noi italiani abbiamo il retaggio di persone di buona intelligenza. Invece siamo dei polli con l’intelligenza di un pollo. Mi meraviglio del silenzio di Burlando, che in passato ha fatto cose egregie per la nautica. Addio cari mari italiani.

    • Caro Giuseppe, la crisi nel settore del charter va ben oltre la riduzione dell’ IVA, va ricercata nella incapacità dei nostri governanti di fare politica. Appena finita la guerra nell’ex-Jugoslavia il neonato stato Croato intuendo la grandissima potenzialità turistica della loro costa ha incentivato, con finanziamenti a fondo perduto e tassazione al 15% (per incoming turistico), la nascita di società di charter locali. Nello stesso periodo lo stato ITALIANO tassava il nostro lavoro di Skipper-Armatori e le nostre barche come “bene di lusso”. Negli anni seguenti, nonostante l’immensa differenza di prezzo, noi Italiani siamo riusciti ad andare avanti grazie alla nostra serietà e professionalità ( i Croati davano il prezzo buono ma noi Italiani davamo un servizio migliore), poi i Croati “scocciati” della nostra presenza in Croazia hanno inserito la legge dei tre cambi di equipaggio massimi per stagione, questo ci costringeva ogni volta a fare la traversata per il rientro in Italia, di tutta risposta i nostri amati politici decidono di regolamentare il charter inserendo il mitico titolo di “ufficiale di coperta del diporto nautico”… risultato… i Croati stanno ancora a ridere e noi italiani abbiamo venduto le nostre barche o le abbiamo spostate in Grecia e sottostiamo ai loro capricci… Questo per l’Adriatico, per il Tirreno tutto si riduceva a dei costi massacranti per i posti barca, gestione, alaggi e manutenzione varia, che spesso non lasciava margini adeguati al rischio di impresa.
      Per il discorso “tassa” non dimentichiamoci che la vecchia tassa di stazionamento l’abbiamo sempre pagata ed il mercato era florido si vendeva e si lavorava. Però devo aggiungere un particolare: nel 1997 quando ho creato la mia società di charter i costi di manutenzione erano accettabili, alaggio varo ant.veg. vari tagliandi al motore e generatore per un 18mt costavano circa 3 milioni delle vecchie lire…. oggi non bastano 7 mila euro (pari a circa 14 milioni del vecchio conio) La vita non è aumentata così tanto nel nostro paese….. è che come al solito nessuno controlla… e poi scoppiano i casini e le corse a trovare il rimedio…. BASTEREBBE UN PO DI BUON SENSO….
      Ciao

  5. Gentile Dott.D’Alessandro,avendo pagato la tassa in data 10 giugno,ho dovuto pagare la penale del 30% più interessi.adesso leggo che si poteva pagare fino al 30 giugno senza interessi.o ho capito male? ma se ho ragione come faccio per riavere i soldi? circa 300 euro.grazie per la risposta.

  6. Salve, ho acquistato un’imbarcazione a vela di 10,8 metri con atto del 30 maggio 2013. Sono obbligato a pagare la tassa per l’anno 2013? Non era gia inclusa nella tassa per il passaggio di proprieta’ ? in caso affermativo, in che misura sarei costretto a pagare? Grazie

  7. Buonasera, sono completamente con voi d’accordo su quanto lo Stato abbia perso demolendo l’acquisto
    d’imbarcazione nel ns.paese in termini di gettito d’iva
    e di quanto abbia perso l’indotto.
    Mi sapreste dire come posso fare a pagare la tassa di stazionamento e dove posso reperire il bollettino
    per l’anno 2014.? Grazie

  8. durante un controllo della Guardia di Finanza
    mi e’ stato chiesto la ricevuta di pagamento della tassa di stazionamento 2012/2013. Non la trovo .
    Sono certo di averla pagata, a chi mi posso rivolgere per verificare il pagamento. Grazie

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