SHARE

Aggiornamento ore 01:30 CET- Luna Rossa Challenge 2013 conferma che non parteciperà alla regata in calendario domenica 7 luglio contro Emirates Team New Zealand. Come già anticipato informalmente nei giorni precedenti, Luna Rossa è in attesa del verdetto della Giuria Internazionale in merito alla sua protesta contro le misure introdotte dal Direttore di Regata il 29 Giugno 2013

San Francisco, USA- A questo punto della vicenda America’s Cup è Patrizio Bertelli a dover parlare. Il team leader di Luna Rossa Prada è sempre diretto e sa che ciò che dice viene ascoltato, anche in quel mondo “dove non si fanno prigionieri” che è la Coppa. Lo ha fatto ieri, a poche ore dalla sua venuta in California, rilasciando un’intervista a Gianluca Pasini della Gazzetta dello Sport, che la rosea pubblica oggi e che lo stesso Pasini ci ha autorizzato a rilanciare.

Patrizio Bertelli, team principal di Luna Rossa Challenge. Foto Borlenghi
Patrizio Bertelli, team principal di Luna Rossa Challenge. Foto Borlenghi

Patrizio Bertelli che costa sta succedendo? «Non dovete chiederlo a noi, ma a chi comanda lì, nella Coppa America».

Scusi, ma è vero che domani (domenica) non scenderete in acqua nella prima regata della Vuitton Cup, contro Team New Zealand? «Sì, non si fa in acqua».

Perchè? «Avevamo chiesto alla Giuria di esprimersi prima della regata inaugurale. Non lo ha fatto. E noi abbiamo deciso di non gareggiare. Se alla Giuria ci vorrà un mese per decidere. Staremo un mese senza andare in regata».

Nel frattempo continuate a sviluppare il vostro catamarano?«Potremmo svilupparlo anche nelle prossime settimane e anche gareggiando. Il problema qui è totalmente un altro: abbiamo avuto l’impressione che loro volessero farci scendere in acqua prina della decisione della Giuria per dire che accettavamo le loro regole. Invece non è così. Per noi è una questione di principio».

Magari dall’Italia chi non sa di vela potrebbe non capire. Una questione complessa. «La cosa è molto molto semplice: stanno cercando di cambiare una regola a una settimana dalle regate. Una cosa che non si è mai vista in alcuno sport, una cosa assurda. E farci passare poi per anti-sportivi è ridicolo. La cosa è molto semplice: quando gli americani si sono accorti che noi facevamo foiling (per i terraioli volare sull’acqua, ndr), hanno cercato di trovare una soluzione alternativa, per andare più veloci. La sicurezza non c’entra nulla».

Ma Ian Murray – il direttore di regata – l’altro giorno ha dichiarato che aveva avuto un’approvazione generica di tutti i team quando aveva presentato l’elenco delle 37 raccomandazioni per migliorare la sicuerezza in regata dopo l’incidente di Artemis? «Dico solo a Murray che porti un documento, uno solo in cui si dice che Luna Rossa ha accettato quella regola dei timoni e quella del peso della barca. Che lo producano. Non c’è. Se dicono questo sono in malafede. Dirò di più: dopo la conferenza stampa che ha fatto li a San Francisco ha scritto una lettera a Max Sirena e a Grant Dalton (il capo di Team New Zealand) per scusarsi di quello che aveva detto. C’è una mail che lo prova».

Voi non siete andati neppure alla festa di Vuitton (nella notte italiana) perchè? «Questa si chiama Vuitton Cup è una regata di selezione degli sfidanti, avevamo chiesto a loro una dichiarazione di sostegno, visto che due team sui tre presenti non sono d’accordo. Non è venuta. Non sappiamo il perché. Quindi abbiamo deciso di non andare».

Non è l’unica cosa che non le va. Anche con gli svedesi è piuttosto arrabbiato. Che cosa è successo? «Io non capisco Cayard (il capo del sindacato di Artemis, ndr). Ci hanno avanzato una richiesta per gareggiare con timoni non a norma. Ma come proprio lui che quando era skipper del Moro di Venezia, nel 1992, fece un attacco a New Zealand per la questione del bompresso (il naso della barca, all’epoca il sindacato di Gardini attaccò i kiwi per l’uso “illegale”, ndr). E ora ci dicono che se dovessero usare timoni tradizionali non farebbero in tempo ad andare in mare… E’ assurdo. Ci sono regole. Vanno rispettate».

Torniamo alla Giuria lunedì c’è la riunione e compatibilmente con i tempi, anche una decisione. Se vi danno torto ve ne andate. «Non so. Dobbiamo vedere quello che decidono e perché. Non lo so, c’è il rispetto dei ragazzi che hanno lavorato duro per due anni, c’è la gente da casa. Ma va detto che questo cambio di regola è una cosa assurda. Nel passato ci sono stati esempi anche in Formula 1 in cui un progettista, sfruttando un buco del regolamento, ha tratto vantaggio. Bravo lui. Qui la cosa è totalmente diversa. Qui si cambiano le regole per averne un vantaggio. Punto».

4 COMMENTS

  1. In questi articoli si punta il dito contro l’organizzazione della Coppa, Murray, ora anche contro la Vuitton e sono d’accordo. Non capisco però perché non si giudichi anche scorretto l’atteggiamento dei neozelandesi che hanno detto che domani andranno regolarmente a regatare. Se Bertelli non si sente sostenuto dalla Vuitton Cup, credo che dovrebbe dire lo stesso dei neozelandesi, anche loro hanno protestato ma vanno in acqua. Una critica ai neozelandesi l’ho letta solo da un’altra parte (che qui non cito per rispetto a voi che ospitate il mio commento) ma mi trova d’accordo. Grazie per la lunga risposta di ieri.

    • Gentile Roberto, grazie per i tuoi commenti. Da quello che si percepisce qui ETNZL ha scelto una linea diversa, basata sulla sostanza dei fatti (leggi protesta) ma non sulla strada della comunicazione. In più, bisogna considerare che i kiwi non vogliono pregiudicare i apporti con Louis Vuitton nel caso di una loro vittoria della Coppa. Una LVC ad Auckland 2017 farebbe ovviamente comodo, anche se le voci dicono che Louis Vuitton dopo questa edizione dovrebbe lasciare la Coppa. Ciò che conta, comunque, è la protesta, che probabilmente potrebbe essere discussa persino oggi. Da quella potrebbe dipendere addirittura il vincitore della Coppa 34. I kiwi, con il loro full foiling programme riuscito, sono la vera causa del tentativo di Oracle di rimediare tecnicamente a un ritardo che, secondo le regole di stazza approvate, stava diventando importante. Da qui le modifiche ai timoni. Non sapremo mai cosa sarebbe successo senza l’incidente ad Artemis, ma certamente a breve sapremo come finità questa protesta.
      Un saluto

      • e infatti, i neozelandesi tanto amici di Luna Rossa alla fine sono schiavi del sistema e per i loro interessi di comodo non appoggiano Luna Rossa. Peccato. Non so proprio perché alla gente questi neozelandesi piacciano così tanto, alla fine sono solo dei grandi opportunisti senza ideali e principi.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here